»Odi qual suon di fazïose grida
»Empie la valle e il monte? Ah! fan pur fede,
»Che da chi disdegnò virtude a guida
»La pace anco del cor ritorce il piede.»Burns.
Dopo che Morton ebbe abbandonate le ultime stazioni del campo reale, e giunto a quelle de' Presbiteriani, lo colpì fortemente la diversità immensa di disciplina che fra un esercito e l'altro scorgeasi; laonde mal augurò della pugna che già era imminente. La discordia impadronitasi dianzi, come vedemmo, de' consigli presbiteriani, s'era propagata successivamente fra i semplici soldati, nè v'era drappello d'essi, o corpo di guardia anco il men ragguardevole, ove lo studio di disputare spietatamente le controversie che teneano disgiunti quegli animi non prevalesse alla cura di vigilare sulle fazioni dell'inimico: e sì! sel vedeano vicinissimo, e ne udivano le trombe e i tamburi.
Era stato posto un grosso presidio alla testa del ponte di Bothwel, sopra il quale, e ciò pur dicemmo, doveano passare indispensabilmente i Reali, ma ciascuno di questa guardia, diverso d'opinione dal suo compagno e scoraggiato, credeasi offerto vittima ad una morte sicura, e divisava ritrarsi al centro dell'esercito; condotta che avrebbe anticipato il generale disastro, poichè ogni speranza di buon successo si stava nell'impedire quel varco. Forzato quello, il nemico diveniva padrone di una grande pianura, frastagliata sol lievemente dalle boscaglie, e sulla quale un esercito regolare avea l'assoluto vantaggio sopra bande mal disciplinate, povere di cavalleria, sfornite affatto d'artiglieria.
Pertanto le prime considerazioni di Morton si portarono su questo sito, che gli parve atto a farvi buona difesa sol che venissero occupate alcune case giacenti a sinistra del fiume ed alcune macchie che ne proteggeano la riva. E a questo appunto intesero i primi comandi venuti da lui, oltre al far rompere lo stesso ponte dalla parte dell'inimico, e chiudere una porta situata sull'arco di mezzo giusta una costumanza antica scozzese. Raccomandò sino al suplicarlo al capo di quelle scolte non abbandonasse un tal luogo, importante sì che la salvezza dell'esercito ne dependea, promettendo di inviarvi sollecitamente poderosi rinforzi. L'intrepidezza, l'intelligenza, lo zelo di Morton ristorarono gli abbattuti animi di quella gente che riprese coraggio, eseguì appuntino gli avuti suggerimenti, e accompagnò con reiterati applausi la partenza del duce, che corse di grande galoppo al quartier generale.
Ma qual ne fu la sorpresa e la costernazione in veggendo il disordine e la compiuta confusione che regnavano per ogni dove! In vece di por mente ai cenni de' proprj ufiziali e d'ordinarsi in file regolari, quei soldati uniti in confusa turba, rassembravano piuttosto ad una massa agitata a guisa di flutto in tempesta. Mille voci parlavano, o a dir meglio, gridavano in una volta; nessuno ascoltava. Lasciamo che Morton pensi a scoprire le cagioni d'un tanto scompiglio, e a trovar modi a correggerlo, intantochè faremo consapevoli i nostri leggitori delle cose che accaddero mentre questi era assente.
Si ricordano essi, non v'ha dubbio, come all'atto della partenza di Morton, fu risoluto che Poundtext e Kettledrumle reciterebbero un sermone, ciascuno a lor volta, nè v'era chi solamente sognasse la possibilità che per un giorno o due il nemico attaccasse battaglia. Ad uso degli spettabili predicatori venne collocata una fila d'assi congiunte su i lor cavalletti, e il reverendo Poundtext si avanzava a passi gravi e lenti per salir quel pergamo, allorquando il prevenne Abacucco Mucklewrath che con violenta precipitazione occupò quella sede. D'indi fu la prima origine del tumulto. Chi volea che costui cedesse luogo a Poundtext, altri, ed erano questi i più energumeni fra i Puritani, si sfiatavan gridando: »È inspirato! è inspirato! conviene ascoltarlo» il qual partito prevalendo, Abacucco restò padrone delle assi converse in pulpito.
Nè i nostri leggitori avranno tampoco dimenticato quanto furibonda fosse l'indole d'Abacucco, il più violento fra i puritani predicatori. I moderati, nè a torto, lo avevano per un matto; ma in tanto più alta venerazione il tenevano gli ultra-puritani, persuasissimi che le stravaganze d'una immaginazione in delirio fossero inspirazioni del cielo.
Pervenuto a far fare silenzio Abacucco, prese per testo del suo discorso il seguente passo del Deuteronomio: »Più d'un figliuolo di Belial è uscito di mezzo a voi e ha condotti seco i proprj concittadini dicendo loro: andiamo a servire altri Dei che non avete mai conosciuti.»
Poi girando attorno a guisa di furioso gli occhi stravolti, incominciò con istile enfatico e sconnesso un discorso che riferivasi per intero a quanto era stato argomento di controversia e di discordie fra le persone dell'esercito. Promulgò eretici i moderati, sollecitando i fedeli Puritani a far causa separata da essi e a non contaminarsi col combattere seco loro nelle medesime file. Indi applicò individualmente a Morton le parole del testo, conchiudendo sulla necessità di lapidarlo siccome empio, e d'arderne il corpo, e di sperderne al vento le ceneri.
Una simile invettiva, volta così all'impensata contra uno de' principali capi dell'esercito, fu seguita da tumulto sì violento ch'è per sin difficile il farsene giusta idea. I Puritani proruppero con quel detto lor favorito. Chi non è con noi è contra noi; non valer meglio un uom tepido d'un partigian de' Reali; doversi tosto procedere ad una nuova elezione di ufiziali, nè conferire un tal grado se non se a quelli che non volevano co' malvagi nè pace nè tregua. Parimente non si stavano i moderati dall'accusare i loro nemici di nuocere al buon successo della causa generale con uno zelo fuor di misura e con ridicole pretensioni, rampognandoli come i soli che seminavano zizzania in mezzo all'esercito. Ben s'adoperavano Poundtext e alcuni altri a calmare gli animi e a tor di mezzo una discordia tanto funesta; e per vero dire in quel momento lo stesso Burley fece prova di sua prevalenza a ritornare l'ordine e la tranquillità. Ma tutto fu indarno; che lo spirito d'Abacucco pareva avesse invasato la massima parte di quella genia, la quale pensando unicamente alle intestine dissensioni parea dimentica della formidabile oste che stava per assalirla. Già i più prudenti, ovvero sia i più pusillanimi della congrega si ritiravano abbandonando una causa che non offeriva più speranza di buon successo. Gli altri passando alla nomina d'altri ufiziali, scacciavano quelli, cui fino allora avean obbedito, chiamandoli figli delle tenebre e della perdizione. In somma il tumulto, l'insubordinazione, il disordine non poteano giugnere più in là.
In tal momento arrivò Morton, nè tale venuta contribuì di poco ad accrescere il baccano che costoro facevano; applausi da una parte, imprecazioni dall'altra.
Burley stanco per gli sforzi inutilmente operati a ricondurre nel campo il buon ordine, e disperato in veggendo che la confusione ad ogn'istante crescea, erasi adagiato sopra un tamburo col capo appoggiato sulla propria sciabola. Gli si volse Morton che in tale atteggiamento lo scorse.
»E che vuol dire questo disordine in tale momento?»
»Vuol dire, rispose Burley, che Dio ha risoluto abbandonarci fra le mani de' nostri nemici.»
»No: non è Dio quegli che ne abbandona, si fece allora a dir Morton. Siamo noi che abbandoniamo Dio, e disonoriamo noi stessi col tradire la causa della libertà e della religione.»
Lanciatosi allora sul palco, già stato pulpito ad Abacucco esclamò: »Amici miei, di grazia ascoltatemi.» Tornò il silenzio per un istante. »Il nemico vi offre la pace; ma pretende che mettiate giù l'armi; amate meglio difendervi? Potete tuttavia opporre una onorevole resistenza. Ma il tempo strigne; v'è d'uopo risolvere sull'istante. Non si dica mai che diecimila Scozzesi non seppero avere nè il coraggio di combattere, nè il senno di far la pace, nè quella prudenza che han persino i codardi, d'assicurarsi almeno una qualche via di ritirata.» Nuovo tumulto d'applausi e d'imprecazioni prevalsero in tal momento alla sua voce. Intanto egli scôrse le schiere de' nemici che a grandi passi si avvicinavano al Clyde. »Fate silenzio! esclamò, fate silenzio! Ecco il nemico. Dal conservare il ponte dipende la nostra vita o la nostra morte. Chiunque ama la patria mi segua.»
Voltesi le turbe ver la parte d'onde l'arrivo del nemico doveva temersi, videro, e quella ben ordinata fanteria, e la formidabile cavalleria che la fiancheggiava, e persino gli artiglieri che già collocavano una batteria di cannoni per fulminare il campo presbiteriano. Un cupo silenzio succedè d'improvviso al clamoroso strepito di pochi istanti prima. Tutti furono compresi da tale sbigottimento, come se l'assalto al qual s'accigneano i Reali fosse avvenimento da non essersi potuto prevedere. I soldati si guardavan l'un l'altro in volto, ed in uno volgeano occhiate su i loro capi che ricordavano la spossatezza d'un infermo al cessare dell'impeto d'ardente febbre.
In questo mezzo, Morton seguito da un centinaio di giovani che in singolar guisa gli erano affezionati, correa verso il ponte di gran galoppo.
»Efraim, sì disse Burley a Macbriar, la Provvidenza ha voluto prevalersi della saggezza mondana di questo giovane per additarci la sola strada di salvezza che ne rimane. – Seguitemi amici! Presto! avviamoci verso il ponte.»
»Fermati, esclamò Macbriar. Non è il soccorso d'un Enrico Morton o quello dei pari suoi che possano salvare il tempio di Gerusalemme; temo d'un tradimento. Tu non devi seguire colui; tu il lione di Giuda! tu il forte d'Israello! rimanti con noi.»
»Taci, gli rispose guardandolo con volto d'indignazione Burley; egli ha detto la verità. Ogni cosa è perduta se il nemico si impadronisce del ponte. Non trattenermi. Corri le file, fa d'inviarmi munizioni e rinforzi; schiera i soldati sotto gli stendardi de' loro capi.»
Detto ciò, prese il cammino del ponte, accompagnato soltanto da dugento circa dei più zelanti fra' suoi partigiani.
Dopo la partenza di Morton e di Burley un totale scoraggiamento s'impossessò dell'esercito, nè più alcuno parlò di dispareri o disputazioni teologiche; del qual istante s'approfittarono i capi per ricondurre qualche ordine tra le file: i soldati non opposero veruna resistenza e ne seguirono i comandi a guisa d'armenti docili alla verga del pastore; ma l'entusiasmo loro, l'ardore, il coraggio dileguati s'erano affatto.
Ciò nulla ostante pervennero a dare un aspetto tuttavia rispettabile all'esercito, e per far prova di rialzarne gli spiriti, Macbriar, Poundtext e Kettledrumle intonarono di concerto un salmo, ma non vi fu chi accompagnasse quel canto; onde si ebbe dai più fanatici superstiziosi per un sinistro presagio l'osservare, che quella cantilena imitava la salmodia penitenziale che si recita sul palco del colpevole dannato a morte anzichè gli inni di gioia, onde risonarono i poggi di Loudon-Hill innanzi a quella memorabil vittoria, di cui rimaneva or soltanto la rimembranza. Nè guari andò che la tetra melodia ebbe un accompagnamento ancor più lugubre dal fragor de' cannoni che veniano sparati dalla riva opposta del Clyde, e da quello degli archibusi, sole armi onde ai Reali rispondevano i Puritani. Finalmente una densa nube di polve nascose i combattenti agli sguardi d'ognuno.
Pria nerricci, i caledonii
Gioghi van di sangue or tinti.
Ah! dai lor petti il versarono
Della Scozia i figli estinti.
Li mietero i truci ferri
De nemici d'Israel.
Così mentre abeti e cerri
Al furor cedon de' venti
Improvvisa su gli armenti
Piomba grandine dal ciel.Antica ballata.
Prima che Morton fosse giunto al sito che gli rilevava difendere, il nemico ne avea incominciato l'assalto, e i marraiuoli reali davano opera a rifare col ministerio di travi la parte del varco interrotta dall'atterramento di mezzo il ponte. Gli assicurava in tale impresa il continuo fuoco di due reggimenti di fanteria, fuoco però cui altrettanto ne contrapponean con coraggio, benchè inferiori di numero, i Puritani, e facean con questo più danno ai nemici di quello che ne ritraessero; perchè protetti dalle case che aveano occupate e dalle macchie che guernivano quella riva di Clyde, intanto che i Reali non aveano a pro loro alcuno di sì fatti vantaggi. L'arrivo di Morton e il rinforzo che lo seguiva fece ai Presbiteriani abilità di sostenersi anche meglio, e il buon successo si manifestava affatto per essi quando s'aggiunse Burley; talchè i due reggimenti di Reali dopo perduti molti de' loro, e averne uccisi ben pochi della parte contraria, incominciavano a piegare.
Monmouth, del quale primo scopo era sempre il far risparmio di sangue, avea comandato si traesse sul più grosso corpo de' Puritani a fine di sgomentirli, e così indurli a disciogliersi. Ma accortosi della troppo seria e inaspettata resistenza che la testa di ponte contraria opponeagli, fece addirizzare il cannone contra quelli che il difendevano, e pervenne a snidiarli dalle case ove fino allora si tennero riparati, e che ridotte in mucchi di rottami pur servirono lor di trincee.
Ma intanto riaperta la comunicazione del ponte, Dalzell postosi a capo dei montanari Scozzesi ne imprese il passaggio. Per loro sciagura i sollevati incominciavano a difettare di munizioni, e divenendo più lento il lor trarre, s'accorsero di ciò i Reali che altrettanto raddoppiarono di sforzi per impadronirsi dell'intero ponte. S'affaticava indarno Burley spedendo messaggi sopra messaggi al campo affinchè gli s'inviassero rinforzi e soprattutto polvere e piombo. Nessuna di tali cose ottenea, e sarebbesi detto che colà non fossero più persone capaci nè di obbedire nè di comandare.
Posto il piede una volta sul ponte le truppe reali, incominciarono a vincere gli ostacoli che si paravano alla loro impresa. La porta collocata sull'arco di mezzo fu fracassata, e rotti del pari i palizzati eretti sulla seconda parte di ponte, ne gettarono i frantumi nell'acqua. In somma Dalzell e i suoi montanari pervennero a sbucar fuori della sinistra riva del Clyde.
Il qual successo però non riportarono prima d'aver vinto una resistenza tremenda; perchè Burley e Morton, primi innanzi alle file de' lor soldati e incoraggiandoli collo esempio e coi detti contendevano ogni palmo di terreno al nemico. Per qualche tempo non ebbero a tener fronte che a Dalzell e ai suoi montanari, perchè essendo per così dire altrettanto stretto quanto lungo il passaggio, non ci capivano in una volta se non se pochi soldati che si succedevano l'uno all'altro. Ma poichè Monmouth a capo di tutto il suo reggimento di guardie ebbe valicato il fiume, i due duci presbiteriani previdero, che breve omai poteva essere la resistenza. I più valorosi fra' lor soldati cadean mietuti dalle sciabole de' Reali, e una parte di quelli dell'ultime file se ne stoglievano a quando a quando per raggiugnere il centro dell'esercito.
»Pure, tale fu l'osservazione che Burley fece con Morton, se la nostra cavalleria potesse piombar loro addosso prima che avessero tempo d'ordinarsi in battaglia, non sarebbe tanto difficile il rispignerli, e riguadagnare anche il ponte. – Andatele a portar l'ordine di marciare, ed io mi assumo di resistere finchè torniate.»
Comprese Morton la saggezza di questo avviso e senza perdere istante spinse come di volo il suo corridore verso l'ala sinistra della cavalleria, siccome a lui più vicina. Ma essendo questa composta de' più infanatichiti fra i Puritani costoro lo salutarono con grida d'improperio.
»Egli fugge! sclamarono. Egli fugge! il codardo, il fellone, fugge a guisa di lepre al cospetto del cacciatore, ed ha abbandonato il prode Burley in mezzo alla strage!»
»Non fuggo, no, gridò Morton; vengo anzi per condurvi dinanzi al nemico. Questo è l'istante di assalirlo con vantaggio. Seguitemi.»
»Non lo seguite, non lo seguite! si urlava per tutte le file. Costui vi ha venduti alle spade dei vostri oppressori.»
Ma intantochè Morton usava indarno le preci, la persuasione e le rimostranze per condur costoro nel proprio avviso, il tempo di fare un'utile diversione trascorrea. Burley col piccolo numero d'uomini rimastigli era stato respinto, e costretto ad unirsi egli pure al corpo principal dell'esercito, il quale certamente in contemplando tale ritratta non riacquistò quel coraggio che lo aveva già abbandonato.
In questo mezzo, l'esercito dei Reali passava il ponte senza contrasto e schieravasi in ordine di pugna. Claverhouse comandando la cavalleria fece impeto sul bel mezzo del più grosso corpo de' sollevati, la cui prima fila operò appena una scarica d'archibusi; d'indi in poi il campo di battaglia non offerse più che una scena d'orrore e di confusione. I Presbiteriani, rotti da ogni banda, non pensavano neanco alla difesa, e la maggior parte di essi gettava l'armi per essere più lesta alla fuga. Udiasi Claverhouse gridare a' suoi con una voce di tuono: »Uccidete, uccidete! Non si dia quartiere a nessuno! Ricordatevi di Riccardo Graham!» Eccittamento a vendetta del quale non abbisognavano quei dragoni, già memori assai della disfatta che sofferta avevano a Loudon-Hill; tanto più che non rimanea loro altra fatica se non se d'uccidere uomini i quali non sapeano più qual cosa fosse il difendersi; laonde ben presto fu coperta di cadaveri l'intera pianura.
Un corpo di mille dugento sollevati che trovavasi all'ala sinistra buttando via l'armi all'appressarsi del duca di Monmouth gli si rendè a discrezione. Ma questo generale, umanissimo quanto prode, concedè ad essi quartiere, ed accorgendosi che il potea con sicurezza, trascorse in lungo ed in largo il campo di battaglia per far cessare la strage. Giunto alla parte dell'ala destra di quegli infelici vi trovò il generale Dalzell, che esortava i suoi montanari a dar prove di zelo per la causa del re, cogli eccidj, e collo spegnere, così dicea, il fuoco della ribellione entro il sangue di chi avea ribellato.
»Generale, sclamò il duca, fate sonare a ritratta. Si è versato sangue a bastanza. È ora d'usar indulgenza ai sudditi traviati di una maestà.»
»Obbedisco ai vostri comandi, rispose Dalzell rimettendo in quell'istante la spada nel fodero: ma vi avverto che non abbiamo ancora intimoriti assai questi malvagi. Ignorate forse che Basilio Olifant ha levato una grossa banda d'uomini ed è già in cammino per unirsi a costoro?»
»Basilio Olifant! Chi è questo Basilio Olifant?»
»Un ricchissimo feudatario; l'ultimo erede maschio del defunto conte di Torwood. Egli armava dritti sull'eredità del padre di lady Margherita Bellenden, ed è mal contento del governo che ne ha invece posta in possesso la figlia. Spera, non v'ha dubbio all'ombra delle civiche turbolenze ottener dalla forza quanto la giustizia non gli ha conceduto.»
»Sieno quali si vogliono i motivi che guidano costui, non è più da temersi. Questo esercito è troppo sconfitto perchè altri possa adesso riordinarlo. Vel ripeto adunque; fate cessare ogni strage, ogni persecuzione.»
»Vostra altezza ha il diritto di dar comandi; riprese a dire Dalzell, e le conseguenze d'avergli eseguiti torneranno sopra di lei.» Nel tempo stesso dando i segni d'una manifestissima ripugnanza, fe' quanto doveasi per arrestare il furor de' soldati.
Ma Claverhouse, implacabile nelle concette idee di vendetta, trovavasi a troppa distanza per poter intendere il segnale della ritratta; laonde a capo del suo reggimento, inseguiva accanitamente i fuggitivi, e trucidava e faceva trucidare quanti ne raggiugnea.
Morton e Burley combattettero sino alla ultima estremità; nè risparmiarono sforzi per proteggere la ritratta del loro esercito, sintantochè non si videro abbandonati fin da que' pochi rimasti più costanti alle loro bandiere. In quel momento una palla colse il braccio destro e lo infranse a Burley.
»Non sono più in istato di battermi, diss'egli a Morton. Poi a che giova omai il resistere? Or non pensate che a serbare ad un miglior uopo la vostra vita. Addio. Udrete ancora parlare di me.»
Detto ciò, volse la briglia del suo cavallo, e si perdè in mezzo alla folla de' fuggitivi.
S'avvide allora Morton dell'inutilità di ogni sforzo ch'ei potesse tentar tuttavia, e spiacendogli del pari il sacrificarsi indarno per una causa vuota già di speranza e il cader prigioniero, s'appigliò al partito di abbandonare la battaglia, seguendolo nella ritratta il suo fedele Cuddy. Forti entrambi di buona cavalcatura si trovarono ben presto fuor del pericolo d'essere ulteriormente inseguiti.
Dalla prima eminenza che venne lor fatto d'aggiungnere diedero un'occhiata ai campi posti all'intorno, e videro da un lato l'esercito de' Reali che in ottimo ordine prendea campo di riposo in sulle sponde del Clyde, dall'altro, ma in lontananza, i fuggiaschi che correano per tutti i versi inseguiti dai dragoni di Claverhouse, le cui sciabole non la perdonavano alla minor celerità di quegli sfortunati pedoni.
»Questa giornata non somiglia a quella di Loudon-Hill, disse sospirando Cuddy. Oh qual terribil cosa è la guerra! Stimo bravo chi mi vi trappola un'altra volta. – Ma per amor di Dio sig. Enrico! non istiamo a fermarci e prendiamo ancora un po' più di largo.»
»Vedo anch'io. È impossibile il tornarli ad unire» soggiunse Morton, che fe' galoppare il suo cavallo, e prese la dirittura delle montagne colla speranza di trovare colà qualche avanzo dell'esercito disperso, e di potere con questo opporre tuttavia alcuna resistenza ai vincitori, od ottenerne almeno patti più vantaggiosi.
»Qual chi ottener dal ciel co' voti spera
»Un'alma pura, un mansueto core,
»Costor ne imploran d'orrida pantera,
»O di lion famelico, il furore.»Fletcher.
Già sopraggiunta la notte, erano trascorse due ore senza che nè Enrico nè il suo fido scudiere vedessero alcuno dei loro infelici fratelli d'armi. S'internavano allora in una valle paludosa posta fra mezzo a due montagne, e alle radici d'una collina scôrsero una grande casa, che parea disgiunta da ogn'altra abitazione.
»I nostri cavalli, disse Morton, stanchi e affamati non ci possono condurre più in là. Vediamo se ci volessero ricevere in questa casa.»
E s'accostò alla medesima, che parea, giusta ogn'indizio, abitata. Densissimo fumo uscia dal cammino, e vedeansi sul terreno orme recenti di zampe di cavallo. Tutte le finestre erano munite d'imposte esterne, state chiuse con grande accuratezza non men che la porta. Morton avvicinandosi udì molte voci che venivano dal pian terreno, picchiò, ma nessuno venne ad aprirgli o rispose. Fattosi con Cuddy a girare all'intorno di quell'abitazione per accertarsi se vi fosse più d'un ingresso, trovarono una scuderia, entro cui stavano dodici Cavalli. Dalla spossatezza, dal disordine delle selle, dalle ferite tuttavia grondanti d'alcuni di essi, giudicarono che dovessero appartener ad alcuni infelici fuggiaschi venuti al pari di Morton e di Cuddy a cercarsi ivi un ricovero.
Dopo avere posti i propri cavalli in quel luogo, ove trovavasi copia di paglia e di avena, ritornarono alla porta della ridetta casa, alla quale picchiando una seconda volta, si diedero a conoscere per individui dell'esercito presbiteriano.
»Chiunque siate, lor rispose una lugubre voce, non disturbate alcuni fedeli che si stanno piagnendo la desolazione e la cattività del popolo d'Israello, e indagando il perchè Dio gli abbia abbandonati a fine poi di far ricadere su quei che l'offesero la collera dell'Eterno.»
»Ah: sono Puritani di que' più indiavolati, disse Cuddy, li conosco al loro gergo. Faremmo pur bene a tirar diritto, sig. Enrico!»
Ma in questo intervallo Morton avea fatto forza ad un'imposta, e aprendo la finestra saltò entro la sala d'onde provenia quella voce. Cuddy gli tenne dietro, e rammentando che lo scalar le finestre non gli portava fortuna borbottò tra i denti: »Purchè anche qui una pentola di minestra bollente non sia al fuoco! »
Allora si trovarono in mezzo ad una brigata di dodici uomini armati, e seduti tutti attorno ad un grande fuoco, ove stava cocendosi la carne preparata per la loro cena.
Benchè niun lume di candela rischiarasse allor quella stanza, la luce che venia del camino aiutò pur troppo Morton a ravvisare ne' sinistri lineamenti de' compagni in cui s'era incappato molti di que' fanatici, mostratisi nimici a morte d'ogni moderato temperamento; e fra costoro Efraim Macbriar e l'energumeno Abacucco Mucklewrath.
Questi parimente riconobbero Enrico, ma nessun di loro gli tendea la mano, nessun volgeagli la parola; e il solo segno che davano d'essersi accorti di lui stava nel lanciar sovr'esso a quando a quando occhiate di mal augurio. Macbriar continuava la sua prece al cielo implorando una pioggia di fuoco e zolfo su le teste dei persecutori della sua congrega e de' falsi fratelli che l'aveano tradita.
Vedutosi da Morton che la brigata, in mezzo alla quale s'era introdotto, assai fuor di proposito per vero dire, non dava a divedere propensioni molto amichevoli verso di lui, incominciava a pensare alla ritirata, ma l'osservar tosto che due uomini vennero non a caso collocati come di guardia alla finestra d'onde fece il suo ingresso, gli fece comprendere di non esser più in tempo, e come il partito meno insalubre, se pur ve n'erano in tal frangente, fosse quello di non lasciare scorgere nè timore nè diffidenza.
Una di queste scolte del mal presagio, avvicinatasi a Cuddy, gli disse sotto voce: »Figlio della rispettabile Mausa, tu corri al tuo precipizio, se rimani più lungo tempo con un reprobo di Babilonia, i cui giorni son numerati. – Scostati prontamente; o temi che la punizione dovuta al colpevole non ricada sovra il tuo capo.»
E ciò dicendo additavagli la finestra; del qual salutare avviso profittando Cuddy uscì della stanza per quella strada, ma con maggiore prestezza che non la fece in entrandovi.
»L'ho detto che le finestre mi portan malanno;» sclamò egli appena trovatosi all'aria aperta. Ma la successiva considerazione del contadino al suo signore fu volta. »Que' cialtroni lo ammazzeranno. Oh, non v'è punto di dubbio! l'ammazzeranno, e poi anche si daran merito d'aver fatta una buon'opera! – Si corra tosto dalla parte di Hamilton. Chi sa? Posso trovarvi qualcuno de' nostri che venga meco e mi aiuti a soccorrerlo. Solo non basto.» Pensar ciò, correre nella scuderia, impadronirsi del cavallo miglior che vi fosse, furono un tempo stesso per lui; e prese galoppando la strada di Hamilton.
Macbriar intanto avea terminata la sua preghiera, e Morton che vedea continuare il silenzio circa quanto a lui riferivasi, mentre gli sguardi d'ognuno stavano fissi sovr'esso, deliberò indagare per la via più corta le costoro intenzioni.
»Signori miei, lor diss'egli, voi accogliete in una guisa assai strana un vostro fratello d'armi. Ignoro il come io mi sia meritato un tale ricevimento.»
»Meschino te! gridò Abacucco. Meschino te! Tu se' il capro espiatore, che devi col tuo sangue riscattare il sangue dei figli di Abramo. La spada che tu volevi infrangere è serbata dal cielo a trafiggerti il fianco. A voi amici! Prendetelo, legatelo, immolate la vittima.»
Molti di que' circostanti sursero per secondare questo furibondo, e Morton sentiva tatto il rincrescimento d'essersi con tanta imprudenza avventurato in mezzo a tal razza di gente. Sola arme eragli la sua sciabola, avendo lasciate le pistole attaccate alla sella del cavallo; e di due pistole intanto vedea armato ciascun Puritano; tal che non gli rimaneva nè manco la speranza di sottrarsi, a furia di resistere, dalle loro mani.
Gli fu soccorrevole per un istante, chi 'l crederebbe? la mediazione di Macbriar.
»Un momento, o miei fratelli! un momento! esclamò. Non v'affrettate di troppo nello sguainare le vostre sciabole. Dice il Signore Iddio: Guardate che non ricada su i vostri capi il sangue dell'innocente. Convien prima verificare che costui non lo è. – Accostati, e rispondimi o Morton. Noi vogliamo far teco i conti pria di vendicare la causa che tu hai tradita. Non è egli vero, che resistesti con fronte di bronzo alla parola della verità, quando ti fu pronunziata nelle assemblee del consiglio?»
»Sì, sì» gridavano tutte le voci di quei giudici carnefici in una volta.
»Volea consiliarne a far pace co' reprobi» sclamava un d'essi.
»Ha predicato l'indulgenza e la tolleranza» un altro allor soggiugnea.
»Ha venduto l'esercito a Monmouth, rincalzava un terzo. Fu il primo a lasciar nelle peste il valoroso Burley che resistea tuttavia. Io lo vidi fuggendo per la pianura assai tempo prima che la battaglia al ponte fosse finita.»
»Signori, si fe' intendere Morton quando il potè; se avete decretata la mia condanna innanzi ascoltarmi, forse la mia vita è in vostro potere, ma renderete conto a Dio e agli uomini…»
Nuove grida gl'impedirono il continuare.
»Lasciate ch'ei parli; imperò Macbriar. Lo sa il cielo se le nostre viscere si erano commosse a favor di costui. Noi volevamo far brillare ai suoi sguardi la luce del cielo. – Chiuse gli occhi per non vederla! Insegnargli la verità. – Si turò le orecchie per non ascoltarla! – Parla, o giovane. Che puoi tu addurre per tua discolpa?»
Dopo avere finalmente ottenuto che essi tacessero, Morton enumerò i motivi che lo aveano condotto al campo del duca di Monmouth, rendè conto del parlamento avuto con questo generalissimo, giustificò la condotta che ei tenne durante l'azione »e se ognuno, ei conchiuse, avesse voluto seguirmi alla pugna, l'esercito presbiteriano anzichè trovarsi in uno stato di sconfitta e di dispersione, sarebbe or trionfante, o per lo meno in essere di negoziare per favorevoli condizioni di pace.»
»Lo udite? sclamò Abacucco; non parla che di vie umane; egli ha per nulla il soccorso che viene dall'alto. Ch'ei muoia di morte!»
»Silenzio! tornò in campo Macbriar. Non ho per anche finito d'interrogarlo. – Non fu, o Morton, il tuo aiuto che sottrasse il reprobo Evandale alla prigione ed alla morte? Negherai che salvasti dal fendente delle nostre sciabole Miles Bellenden e quella sua guernigione di rompicolli?»
»Se non avete altri delitti da rampognarmi, questi mi glorio di confessarli.»
»Avete udito? riprese a dir Macbriar. – Rispondimi ancora. Non è egli vero che tradisti la causa d'Israello per una femmina madianita, per amore di Editta Bellenden?»
»Voi non siete gente fatta per dar giusto prezzo ai sensi; che questa giovane abbia potuto inspirarmi; rispose Enrico rafforzando il tuon della voce. Ma quand'anche ella non fosse mai stata su questa terra, mi sarei comportato nel modo medesimo.»
»Già tu sei un ribelle indurato contro la verità. – Però dinne. Quando salvasti la vecchia Margherita Bellenden e quella sua pronipote, non ti prefigesti di far andare a male i savi divisamenti di Burley, inteso con Basilio Olifant, con quel Basilio Olifant che avea promesso di unirsi a noi, e insieme a lui tutto il nerbo de' suoi vassalli, se gli venivano assicurati i beni posseduti da queste due femmine?»
»Non ho mai avuta notizia d'un tal patto infamissimo. Dunque la vostra religione vi permette l'adoperare vie così atroci, così abbominevoli…»
»Zitto là! Non tocca a te il dare lezioni a chi t'è maestro. – In somma, o Morton, voi avete confessato tanti misfatti e tanti tradimenti quanti basterebbero ad attirare la collera del Signore sopra tutto un esercito, fosse anche numeroso come i grani di arena che coprono le spiagge del mare. – Noi dicevamo con Giosuè: ond'è che Israello è fuggito al cospetto de' suoi nemici? E pronunziavamo appunto tai detti allorchè ci siete apparso dinanzi. Ella è la Provvidenza che vi ha posto nelle nostre mani per assoggettarvi al castigo troppo meritato da chi fece piovere l'ira di Dio sul suo popolo. Noi medesimi ci renderemmo rei col lasciarvi la vita. Dunque ascoltatemi attentamente. Siamo tuttavia in sabbato, nè profaneremo un tal giorno con ispargimento di sangue. Ma appena quell'orologio segnerà mezza notte, verrete cancellato dal novero de' viventi. Profittate pertanto de' brevi istanti che vi rimangono, e preparatevi al viaggio dell'eternità. – Fratelli, assicuratevi del prigioniero e impadronitevi delle sue armi.»
Quelli del conciliabolo trovatisi più vicini a Morton posero tanta prestezza nell'eseguire un tal ordine, che la vittima fu disarmata prima di poter pensare a difendersi. Seguì per parte d'ognuno un silenzio cupo e feroce. Allora que' fanatici si assisero attorno ad una tavola, e fecero sedere anche Morton collocandolo in modo da avere innanzi agli occhi l'orologio che contrassegnava i minuti di vita, su' quali tuttavia poteva far conti. Portate che furono le vivande sopra la mensa, ne venne offerta la sua parte anche a Morton; ma ciascuno certamente s'immagina che in tale stato dell'animo suo il bisogno di soddisfar l'appetito non era gran che lo scopo de' suoi pensieri. – Lo sguardo di que' commensali feroci volgeasi a quando a quando sull'aguglia dell'orologio, nè di rado accadea che in essa ancor si fissassero quelli di Morton.
Terminata era la cena; e d'improvviso il farnetico Abacucco balzò in piedi esclamando in tuon di persona che si crede ispirata. »Il sole altra volta arrestò alla voce di Giosuè il proprio corso per operare la distruzione de' nemici d'Israello; la mia mano affretterà il corso dell'ore per far più certa la punizione dell'empio.»
Indi mosso da furor di energumeno, saltò sopra una sedia, e stese la mano, e stava per porre l'aguglia sull'ora fatale, allorchè gli fu sopra un compagno.
»Fermati Abacucco! Odo uno strepito.»
»Di vento che soffia tra le boscaglie» un altro soggiunse.
»No, del fiumicello che abbiamo vicino» un terzo congetturava.
»Questa è, non v'ha dubbio, cavalleria, dicea Morton fra se medesimo. Voglia Dio che venga per liberarmi!»
Lo strepito divenia più distinto a proporzione dell'avvicinarsi.
»È scalpitar di cavalli! sclamò Macbriar Verificate che possa essere questo.»
»Il nemico!» gridò uno della congrega che aperse subito una finestra.
Allora lo strepito degli uomini e dei cavalli si fece udire chiarissimamente intorno alla casa. Ognuno si mise in fazione chi per brandir l'armi, chi per darsi alla fuga. Ma in quell'istante medesimo vennero forzate porte e finestre, e la stanza fu piena di dragoni del reggimento guardie.
»Fuoco sopra i ribelli! (sclamò la voce del colonnello Claverhouse ch'era a Morton ben conosciuta). Che non vi sfugga un sol di costoro! Ricordatevi di Graham.»
Molte pistole vennero sparate ad un tempo. Alla prima scarica un Puritano che trovavasi vicino ad Enrico, venne ferito mortalmente, e cadendo sopra di lui seco a terra lo trascinò, il quale avvenimento fu probabilmente la salvezza di Morton, che avrebbe corso gravissimo rischio in quel notturno combattimento rischiarato dal fuoco sol del cammino; combattimento che durato fra i quattro e i cinque minuti diede luogo a molto menar di sciabole e a molto trar di pistole.
Non appena i dragoni si furono impadroniti del campo della battaglia la prima inchiesta di Claverhouse fu la seguente: »È salvo il prigioniero che dovea essere vittima di questi sgraziati? Alcuno ne vada in traccia subitamente; e spacciate questi cialtroni. Sono stanco d'udire i loro gemiti.»
Vennero eseguiti entrambi gli ordini, e mentre fu dato il colpo di grazia ad uno di que' feriti che tuttavia respirava, Morton sgravato dal cadavere che gli soprastava, fu aiutato a rizzarsi in piedi dal fedele Cuddy, che atterrì da prima in veggendolo coperto di sangue, ma non potè indi moderare la gioia accorgendosi che da altre vene quel sangue istesso era uscito. Si affrettò poscia a narrargli con sommessa voce la cagione dell'arrivo di questo distaccamento, così a proposito giunto.
»Tosto lasciatovi andai in traccia di qualcuno de' nostri che venissero a toglierci dalle mani di tale canaglia; mi sono invece incontrato in quei di Claverhouse. Vedendomi fra due fossi, mi gettai nel meno profondo. Dovetti raccontare quanto v'era accaduto allo stesso Claverhouse che mi disse di condurlo qua. Ubbidii senza esitare, perchè già di peggio non vi poteva succedere; Claverhouse dovrebbe essere stanco della beccheria che ha fatto tutta la notte; poi sa che lord Evandale vi è debitore della vita. Soprappiù, i dragoni m'hanno assicurato che dà quartiere a chiunque il domandi. Dunque non rimane che farsi coraggio e spero che il tutto termini in bene.»
»Fausto squillo di tromba guerriera
»Renda omaggio alla gloria, al valor.
»Presta, è ver, giugne ai forti lor sera,
»Ma che è vita, se priva d'onor?D'un Anonimo.
Dopo che Claverhouse ebbe fatto sbarazzare quella stanza da quanti morti ivi giacevano, annunziò ai suoi soldati, che in quella casa si passerebbe la notte, e gli eccitò a star pronti per la partenza della domane. Pensò indi a Morton, al quale parlò in modi che eccedeano quelli di una ordinaria cortesia.
»Voi vi sareste risparmiati i pericoli che correste da ambe le parti, sig. Morton, se aveste voluto prestare un po' più d'attenzione ai suggerimenti che vi diedi ieri mattina. – Però non ne parliamo più; rispetto i motivi che vi guidarono. – Voi siete prigioniero di guerra, e la vostra sorte dipende dal re e dal consiglio, ma è mia intenzione che vi si usi ogni riguardo possibile. Vi chiedo unicamente parola di onore, che non farete alcun tentativo di fuga.»
Morton diede tosto questa promessa. Claverhouse l'accolse chinando il capo cortesemente; indi voltosi altrove chiamò un sergente.
»Quanti prigionieri, Holliday? Quanti uccisi?»
»Tre uccisi in questa casa, o generale (tal grado era stato allora conferite a Claverhouse) due nel cortile, uno in giardino, e quattro prigionieri.»
»Armati o senz'armi?»
»Tre armati fino ai denti. L'altro senz'armi. A fisonomia dev'essere un predicatore.»
»Intendo – una fra le trombe dell'esercito. – Gli parlerò domani. Quanto ai tre altri conduceteli nel cortile, e un fuoco di fila – Non dimenticate di notare nel libro degli ordini tre ribelli presi coll'armi alla mano e moschettati, con data di giorno e di luogo. Credo che siamo a… Drumshinnel. – Tenete sotto buona guardia il predicatore. Preso senz'armi! Lo sottometteremo ad un piccolo interrogatorio. Ma a ciò penseremo domani, e lo manderò forse al consiglio. Sono stanco di questa faccenda sgradevole. – Si abbiano i massimi riguardi pel signor Morton. – Eh! vegliate che si prendano cura anche del suo cavallo. – Ah! bisogna far lavare la schiena al mio con un bagno d'aceto; la sella deve avergli fatto un poco di scorticatura.»
Ordini che erano dati con aria d'indifferenza e tutti sul medesimo tuono; quasi quegli da cui venivano li giudicasse indistintamente della stessa importanza.
Uscito appena Holliday, Claverhouse si fece portar qualche cibo, che li venne in fretta apprestato, ed invitò Morton a mettersi seco lui a mensa, aggiugnendo: »Un tal giorno ci è stato giorno di fatica per tutti due.» Ma fu impossibile cosa a Morton il prendere alcun nudrimento. Le sensazioni varie e violente alle quali fu in preda gli aveano tolto l'appetito del tutto; solamente lo crucciava un'ardentissima sete, ed esternò a Claverhouse la necessità di sbramarla.
»Nulla di più facile! rispose l'altro. Ecco un fiasco di birra, che quegli sgraziati si erano preparato. Dev'esser buona, perchè que' mariuoli di Puritani sanno bene i luoghi ove si trova migliore. – Alla vostra salute, signor Morton» diss'egli empiendone un bicchiere per sè e presentandone un altro al suo convitato.
Morton accostava al labbro il bicchiere allorquando una scarica d'archibusi annunziò terminata la vita di tre prigionieri. Abbrividì Morton e rimise il bicchier sulla tavola.
»Siete giovane, sig. Morton (disse Claverhouse, votando il proprio tranquillamente) nè quindi avvezzo ancora a simili scene. Questa prova di sentimento delicato non vi toglie nulla della mia stima; ma il dovere e la necessità ne accostumano finalmente a non ci scomporre per tali avvenimenti.»
»Spero che nè dovere nè necessità produrranno mai in me quest'effetto.»
»Così anch'io ho creduto una volta. Voi penerete forse a persuadervene; ma sull'incominciare di mia carriera io fremeva al sol vedere un ferito; parea che il suo sangue sgorgasse dalle mie vene medesime. Siamo però giusti, sig. Morton! perchè la morte che ne attornia da tutte le parti deve poi atterrirci cotanto? Udiamo noi sonar ora che non sia l'ultima per qualcuno fra' nostri simili? Perchè darci tanto affanno per prolungare la nostra o l'esistenza degli altri? È un vero lotto. La mezzanotte scorsa doveva essere estrema per voi; voi vivete, ed invece i malvagi che divisavano assassinarvi non sono più. Qual cosa è il dolore che si prova all'atto del morire? Non merita l'incomodo di pensarci sopra, tanto più che è un destino al quale o più presto o più tardi, o in un modo o nell'altro, convien soggiacere. Se penso alla morte, sig. Morton, egli è colla speranza di trovarla un giorno sul campo di battaglia, dopo avere combattuto da valoroso, in mezzo alle grida della vittoria.»
Claverhouse aveva appena terminate queste parole che di guerriero entusiasmo gli faceano scintillar le pupille, allorquando un tale, che avea piuttosto forma di spettro insanguinato, apparve in un angolo di quella stanza, e lasciò vedere a Morton, sfigurati dal molto sangue perduto e dalla vicinanza della morte, i lineamenti dell'energumeno Abacucco, il quale stendendo le braccia verso Claverhouse sì disse: »Tu ti confidi nella tua forza; ma Dio è il protettore dei deboli. Il sangue degl'innocenti che tu spargesti dal tuo sangue vuol esser lavato. Ricordati che sta scritto; chi ferisce di coltello perirà di coltello.»
Ricadde in pronunziando queste parole, e morì nel medesimo istante.
Il quale spettacolo acrebbe la commozione di Morton, colpito in oltre dal modo onde gli ultimi detti di questo farnetico vennero quasi al proposito de' sensi esternati da Claverhouse.
Due dragoni che trovavansi in quella stanza, comunque avessero i cuori indurati dall'uso di versar sangue, non poterono contemplare quell'apparizione, e udire la specie di profezia che l'accompagnò, senza sentirsi addiacciar per orrore. Rimasero pallidi, immobili, cogli occhi fissi al fantasma e in uno stato che colla stupidità confinava.
Claverhouse solo non diede il menomo segno di commozione. Fin dal momento che Abacucco erasi alzato da terra, aveva afferrate le pistole e solamente quando s'accorse che costui era moribondo le rimise sulla tavola, ascoltando con somma calma le predizioni minaccevoli, che furono l'ultimo atto fra i vivi di un tale fanatico.
»Come ha fatto a trovarsi là questo sgraziato? (disse Claverhouse appena che Abacucco, pronunziate l'ultime parole, ricadde a terra.) Ebbene! (volgendosi ai dragoni che gli erano vicini) non mi risponderete una volta? Che significa questa faccenda? Vi ho da credere sì poltroni da aver paura d'un morto?»
Un d'essi balbutendo rispose che forse i lor colleghi non s'erano accorti di costui quando portarono via i tre altri cadaveri: ed a scusare meglio siffatta omissione gli fecero osservare che il luogo ove questi cadde era quel angolo della stanza opposto al cammino, scelto dai Presbiteriani per collocarvi in mucchio i proprj mantelli.
»In somma trasportatelo via adesso invece di star lì spalancando gli occhi e incrocicchiando le braccia; o temete forse ch'egli vi morda? – Vedete sig. Morton che i morti tornano a risuscitare per venirne ad affrontare con minaccie! – Conviene ch'io faccia arrotare le sciabole di questi furfanti; compiranno più speditamente gli ufizj loro. – Ma abbiamo avuta una terribile giornata, che ha stancate le braccia a costoro, e credo anzi che, nè a voi, signor Morton, nè a me, faranno male alcune ore di riposo.»
Dette le quali cose incominciò a sbadigliare, si stirò le braccia, e prendendo un lume, diede a Morton la buona notte, e passò nella stanza che intanto aveano allestita per lui.
Allora Morton fu condotto nella stanza in disparte assegnatagli, ove rimase solo e libero interamente. Le finestre metteano su la campagna, nè guernendole alcuna ferriata, niuna cosa sarebbe stata più agevole per lui del fuggire. Ma avea obbligata la sua parola a Claverhouse, onde nè manco gli passò per mente l'idea di violarla, benchè non avesse alcun genere di certezza sulla sorte che il consiglio di guerra gli apparecchiava. Offerse alla Provvidenza umili rendimenti di grazie perchè a liberarlo dal ferro degli assassini si era giovata del ministero di quei medesimi che egli, Morton, riguardava come suoi proprj nemici, e supplicandola d'inspirargli il contegno da tenere in un tempo sì fertile di errori e pericoli, mise nelle braccia di essa la cura del suo futuro destino.
»Gli avvocati son già lesti.
»Il reo sta sullo sgabello
»Con tal viso che il diresti
»Or uscito dell'avello.
»Contra lui stanno seduti
»I suoi giudici barbuti,
»Nè le cere lor fan fede
»Al meschino di mercede.»Il Mendicante. Opera in musica.
All'agitazione sofferta da Morton in tutta quella giornata succedè un sonno tanto profondo che seppe appena ove si ritrovasse allor quando il destarono di repente lo scalpitar dei cavalli, il gridar de' soldati e lo squillar delle trombe. Aveva appena avuto il tempo di levarsi dal letto allorchè il sergente Holliday venne ad avvertirlo in rispettosissima guisa, che il generale sperava averlo compagno nel cammino da farsi.
Si danno tai punti nella nostra vita che gl'inviti sono comandi, e pensò Morton, nè mal pensò, trovarsi in uno di simili casi, laonde non perdè istante nel trasferirsi presso Claverhouse. Sellato era già il cavallo di Enrico, e Cuddy pronto a seguirlo. A vedere il modo onde venivano trattati e l'uno e l'altro, sarebbersi detti non prigionieri ma individui dell'esercito de' Reali, eccetto l'armi che ad essi erano state tolte. Ma Claverhouse restituì colle proprie mani a Morton la sciabola, arme che a quei tempi avevasi per distintivo delle persone più ragguardevoli. Postisi in viaggio sel chiamò vicino e parea dilettarsi assai di favellare con lui. Ma più Morton ne udiva i propositi, men facile gli diveniva il formare una massima sulla vera indole di cotest'uomo. Una urbanità, una cortesia di modi, tai sentimenti tutti nobili e cavallereschi, che si univano alla devozione verso la causa reale da lui difesa, un criterio finissimo che il soccorreva a leggere, come in un libro aperto, per mezzo ai penetrali i più reconditi del cuore umano, costrignevano l'approvazione di tutti quelli che conversavan con esso e li facevano di lui ammirati; ma per altra parte l'indifferenza ch'ei mostrava per la vita dei propri simili, le violenze e le crudeltà che ai soldati suoi permetteva; e talvolta pur comandava, lo sprezzo nel quale teneva ogn'uomo di classe inferiore alla sua, opponeano tal contraria tinta alle prerogative dianzi encomiate da alienare gli animi, che queste medesime prerogative avrebbero soggiogati. Morton non potè starsi dal paragonarlo in suo cuore a Burley, e tale idea s'impadronì sì fattamente di lui che lasciò sfuggire alcuni accenti atti a lasciarla trapelare1.
»Voi avete ragione, disse sorridendo Claverhouse, interamente ragione! Siam due fanatici e l'uno e l'altro; ma v'è qualche differenza tra il fanatismo inspirato dallo onore, e quello derivato da una feroce e cupa superstizione.»
»Non perciò vi state gli uni e gli altri dal versare il sangue umano senza riguardi o pietà» soggiunse Morton incapace di palliare il proprio sentimento.
»Egli è vero, rispose con massima calma Claverhouse; ma vi è, credo una bella distanza tra versare il sangue di valorosi soldati, di leali gentiluomini, di virtuosi prelati, e versare il sangue se sangue può dirsi quel che sgorga dalle vene di rozzi villani, d'oscuri demagoghi, d'abbietti salmeggiatori di cantici. Non fate voi distinzione alcuna tra un fiaschetto di sciampagna, e una tazza colma di cattiva birra?»
»Tal distinzione è troppo fina per me. Dio ha data in dono la vita al contadino siccome al principe; e chi distrugge l'opera di Dio, o non mosso da un ben poderoso motivo, o a grado del proprio capriccio, glie ne renderà in entrambi i casi strettissimo conto… Per esempio, ho io più dritto alla protezione del generale Claverhouse quest'oggi di quanto io ne avea il primo giorno che il vidi?..»
»E che vedeste sì da vicino la morte, volete dire? Ebbene vi risponderò francamente. Allora io non sapea scorgere in voi che il figlio d'un antico capitan di ribelli; il nipote d'un avaro vecchio presbiteriano; ora vi conosco meglio; vi trovo fornito di uno di que' caratteri che onoro ne' miei nemici, siccome l'amo ne' miei amici. Ho prese dopo la prima volta che c'incontrammo, molte contezze sopra di voi, e spero vediate che non vi furono sfavorevoli.»
»Pure io mi mostro lo stesso…»
»Oggi, che allora non ve lo nego. Ma gli è sol da quel tempo che ho incominciato ad esaminarvi, a valutarvi più da vicino. Per altro la resistenza da me opposta a quelli che intercedeano per voi dovrebbe provarvi che fin da quel tempo io avea concepito altissima opinione del vostro ingegno.»
»Credete, generale, ch'io vi sia debitore di molta gratitudine per una tal prova di stima?»
»In somma siete ben difficile da contentare! Ma tornando al nostro proposito, non posso sentirmi molto commosso per qualche abbietto contadino che venga cancellato dal novero de' viventi.»
»Nondimeno, o generale, avete fra' vostri prigionieri un contadino, e ad onta del disprezzo da voi ostentato presentemente verso una professione che parecchi filosofi riguardarono più utile nè men decorosa di quella del soldato, mi farò lecito sollecitare ardentemente la vostra protezione a favore di questo individuo.»
»Voi parlate ora del vostro servo. Lo conosco; Holliday me ne ha ricordato il nome, ma le signore del castello mi aveano già detto qualche cosa a suo vantaggio. Dee sposar credo la lor cameriera. Oh! non temete nulla per lui; si toglierà bene d'impaccio semprechè però non faccia l'impertinente o il testardo, in somma semprechè non voglia per suo bel diletto sostenere la parte di vittima.»
»Ciò non dovrebb'essere. Non credo che egli abbia l'ambizione di essere martire.»
»Tanto meglio per lui! Poi, avesse anche fatto peggio di quel che avrà fatto, lo proteggerò in grazia del felice errore che lo trasse nelle nostre file la scorsa notte quando vi cercava soccorritori per ogni dove. Ha mostrata confidenza in me. È questa una ragione di più perchè io non lo abbandoni. Ma, a parlarvi sinceramente, è lungo tempo che ho gli occhi aperti sopra di lui per vigilarne la condotta. – Holliday, datemi il libro nero.»
Il sergente dopo avere aperta la sua valigia, ne trasse un registro che conteneva per ordine alfabetico i nomi di tutte le persone avute in sospetto di intenzioni nimichevoli contra il governo. Claverhouse lo prese e lo scartabellò continuando il suo viaggio.
»Gumbleton, ministro approvato, furbo, ipocrita, non è questi, – Heathercat predicatore refrattario, zelante Puritano. Nemmeno! – Ah! ci sono. Cutberto Headrigg, per soprannome Cuddy. Sua madre ha la testa infanatichita. Quanto a lui, e un ragazzo piuttosto semplice, d'ingegno che si alza pochissimo, buon tiratore, e migliore per cose di mano che per cose di testa. Si potrebbe guadagnarlo alla buona causa, se non fosse troppo affezionato…»
Qui Claverhouse diede un'occhiata a Morton e chiuse il suo libro.
»La sincerità d'un'affezione, la fedeltà, sig. Morton, son pregi che non vanno perduti ai miei occhi. Voi potete far conto sulla vita di questo giovane.»
»Ma un'anima di tempera, come la vostra, o generale, non prova ribrezzo contra un sistema che richiede inquisizioni tanto minute sopra individui affatto oscuri?»
»Voi vi date forse a credere, signor Morton, rispose con un po' d'alterezza Claverhouse, che questa briga ce la prendiamo noi? I ministri di ciascuna parrocchia hanno l'incarico di trasmetterci tutte queste particolarità; e le loro nozioni locali agevolano ad essi un sì fatto lavoro. – Son tre anni che ho il vostro ritratto.»
»Oh! sclamò Morton. Ardirei pregarvi per vederlo.»
»Volentieri, rispose Claverhouse. Non trovo inconveniente a ciò.»
Aprendo allora una seconda volta il registro, lesse quanto segue:
»Enrico, Morton, figlio di Silas Morton colonnello di cavalleria pel parlamento di Scozia, nipote di Morton di Milnwood. – Educazione imperfetta, ma coraggio e ingegno al di sopra della sua età. – Idee pericolose su la libertà e l'indipendenza. – Propenso al culto presbiteriano, ma senza fanatismo. – Molto amato da tutti i giovani de' dintorni. – D'indole dolce, modesta e tranquilla, ma nondimeno anima ardente, testa di fuoco… Voi vedete, sig. Morton, continuò il generale, che dopo queste parole vengono due croci rosse, vogliono dire doppiamente pericoloso. Capite se eravate un uomo rilevante per vegghiarvi addosso. – Ma questo messo che chiede?»
In quell'istante medesimo gli si avvicinò un uomo a cavallo apportatore d'una lettera ad esso diretta. Claverhouse l'aperse e trascorrendola sorridea disdegnoso. Dopo averla letta per intero si volse in aria di sprezzante non curanza al messo: »Dite al vostro padrone che mandi i suoi prigionieri a Edimburgo. Non ho altra risposta da dargli.»
Movendo indi la parola al giovane di Milnwood.
»È un vostro confederato, gli disse, o per parlare più giusto un confederato del vostro amico Burley, che abbandona le vostre parti. Udite come scrive.»
Mio caro signore.
»Non so a che s'appoggi questo suo tuono a intrinsichezza.»
Supplico vostra eccellenza ad aggradire le mie umili congratulazioni per la vittoria or riportata dall'esercito di sua maestà. Ho l'onore d'avvertirla che ho messi in arme i miei vassalli per correre dietro ai fuggiaschi. Ho già fatti prigionieri parecchi di essi.
S. Basilio Olifant.
»Non dee giugnervi nuovo il nome di questo furfante.»
»Non sarebbe già un parente di lady Margherita Bellenden?»
»In lontananza però; l'ultimo che in linea mascolina riconoscesse un ceppo medesimo col padre della ridetta dama. Amava l'avvenente Editta, della quale gli fu ricusata la mano, perchè assolutamente erane indegno; e più di Editta ei vagheggiava il dominio di Tillietudlem e le sue pertinenze.»
»Prendea una cattiva strada per affezionarsi questa famiglia, soggiunse Morton se facea lega colla nostra sventurata confederazione.»
»Oh! il prudente Basilio Olifant è uomo da sostenere tre parti al giorno. Egli era malcontento del governo, il quale non volle a favor d'esso annullare il testamento del conte di Torwood che avea lasciata erede la figlia; nemico di questa che non volle dargli in isposa la giovane Bellenden, e finalmente nemico dell'ultima, perch'ella detestava il contegno simulato, unito in costui ad una figura sgraziatissima. Egli pertanto si mise in corrispondenza con Burley e fece una leva d'uomini coll'intenzione di soccorrerlo… mi spiego, di soccorrerlo nel caso che non avesse avuto d'uopo di soccorso, nel caso che ieri noi avessimo avuto la peggio. – Oggi che ci vede vincitori, il briccone cambia registro, e pretende essere stato per servigio del re quanto ha fatto. Credo nondimeno che il consiglio accetterà per buona moneta le sue proteste, e vedrete morire giustiziata una dozzina di poveri fanatici che fuggivano, intantochè questo cialtrone avvolto nel manto della sua ipocrisia godrà gli onori dovuti alla lealtà solamente.»
Così conversando sopra diversi argomenti, il duce e il ragguardevol prigioniero ingannavano la noia di quel cammino. Claverhouse parlò sempre a Morton colla massima franchezza, e riguardandolo come amico e compagno, anzichè prigioniero. Ognun vede come Enrico dovesse trovarsi tuttavia incerto sul suo futuro destino: pur le ore che trascorse favellando con cotest'uomo straordinario fornito di immaginazione fertile e brillante oltre ogni credere, gli parvero le più brevi di quante ne erano passate per lui dacchè s'aggirava nel vortice de' pubblici affari. Potea in tale occasione paragonarsi ad un cavaliere, che dopo avere allentate le redini del suo corridore, s'abbandona ad esso, e la molestia di regolarne il corso almen si risparmia.
In cotal guisa giunsero ad Edimburgo, aumentandosi continuamente il lor seguito de' diversi distaccamenti di cavalleria che li raggiugneano e che tutti, chi più chi meno, traevano con sè prigionieri.
Stavano sul punto di entrare nella città, quando Claverhouse volse questi detti a Morton. »So che il consiglio privato per dar maggiore solennità alla propria gioia, ed io aggiungo, alla sofferta paura, ha provvedute le cose in modo che l'ingresso del nostro corpo a Edimburgo sia qual si spetta ad esercito trionfante, e che ci seguano i nostri prigionieri, come usavasi ne' trionfi de' Romani. Quanto a me, poco m'importa di presentarmi in tale apparato, e m'importa assai risparmiarvi il dispiacere di corredar lo spettacolo colla vostra persona.»