Kismet Bay Copyright © 2020 Dawn Brower
Pubblicato da Tektime
Dicembre a Kismet Bay
La neve fioccava leggera prima di cadere a terra. Ma si scioglieva presto, lasciando solo pozze di fango e acqua sulla strada. Agrifoglio Strana la fissò disgustata dalla finestra. Il Natale era il suo periodo dell’anno preferito, e il Cocoa Crawl l’unico evento che le piacesse davvero. Vi partecipavano tutte le aziende più importanti di Main Street.
Agrifoglio era la proprietaria di Serendipity Lane insieme a sua sorella Edera. Aveva anche un fratello gemello, Salvia, ma quello se n’era andato presto da Kismet Bay. Ogni cosa nel negozio era ben organizzata e tenuta con cura; lì lei e sua sorella davano lezioni di pittura e di scultura alla gente del posto. Ma da poco avevano anche organizzato un corso di giardinaggio; forse era un po’ bizzarro, in quel periodo freddo dell’anno, ma le due donne erano convinte che le persone avessero bisogno di avere un rapporto con la natura, nella vita. Le piante erano belle e coltivarle infondeva serenità. Era proprio quello lo scopo di Serendipity Lane: aiutare le persone a mantenere corpo, mente e anima in armonia.
Il Cocoa Crawl era l’evento che permetteva ai negozianti di mostrare ai residenti le loro ultime novità e attirava molti turisti. In genere era il giorno dell’anno in cui si registravano più vendite…se le condizioni atmosferiche lo permettevano.
Tra poco meno di un’ora si sarebbe svolta la Parata di Babbo Natale e poi, a conclusione, il Cocoa Crawl. Agrifoglio aveva preparato una ricetta davvero speciale, per la sua cioccolata; quell’anno la competizione era molto accanita. Tutti i clienti che avrebbero partecipato all’assaggio avrebbero dato un voto, e la cioccolata ritenuta migliore sarebbe stata eletta “Cioccolata di Babbo Natale” per quell’anno. Se avesse vinto, Agrifoglio aveva intenzione di espandere la sua attività di Serendipity lane.
“ Oh, e finiscila di guardare fuori come se potessi far smettere di nevicare!” esclamò Edera. Si trovava dietro al bancone e allestiva i dolcetti artigianali nella vetrinetta. Era dall’inizio settimana che li stava preparando, e ora erano abbastanza da poterli vendere. Da come li aveva sistemati, sembravano un’enorme torta di velluto rosso guarnita di crema al formaggio. Proprio in cima, Edera aveva aggiunto dei pasticcini minuscoli rossi, che sembravano le cosiddette ciliegine sulla torta! Tutta la costruzione era così appetitosa e articolata, che le sorelle dovevano stare attente a controllare i marmocchi che entravano nel negozio. Una volta, quando distrattamente aveva lasciato aperta la vetrinetta, un bambino era riuscito a infilarle un dolcino in bocca. Comunque, non avevano il sapore gradevole che Edera si aspettava…
Agrifoglio lanciò un’occhiataccia alla sorella, ma Edera era troppo impegnata per notarla. Agrifoglio sospirò. “Dev’essere tutto perfetto!” esclamò nervosamente. Poi, si rimise a guardare fuori dalla finestra. La Parata di Babbo Natale probabilmente era sul finire e di lì a poco sarebbe iniziato il Cocoa Crawl. Aguzzò lo sguardo verso il fondo della strada, fin dove potevano arrivare i suoi occhi. Sì, ecco la folla che si dirigeva verso i vari negozi. Una coppia si era fermata davanti all’azienda vinicola Flavours e stava ammirando la vetrina, di proprietà di altre cugine di Agrifoglio, le sorelle Lelia e Caprecia Strana. Quell’anno avevano messo in mostra sia vini importati che quelli prodotti dalla loro azienda.
Agrifoglio si rivolse di nuovo a Edera. “Pensi che verrà molta gente?”
Agrifoglio aveva ormai terminato la decorazione della sua torta di cupcake e si degnò di risponderle: “Non temere, come ogni anno e anche più. E smettila di preoccuparti!”
“Non posso – rispose Agrifoglio, sempre più nervosa – Lo sai che sono fatta così.”
La confusione fuori dal negozio attirò la sua attenzione: desiderava con tutto il suo cuore che le cose funzionassero a meraviglia! Stava cercando di dimostrare a Edera che non era una sprovveduta e che la sorella aveva fatto bene a chiamarla nella gestione di Serendipity Lane! Aveva addirittura rinunciato al college, per aiutare Edera ad aprire quell’attività. Era un’eredità comune della loro nonna, e quindi era stata la cosa giusta da fare.
Invece la sua gemella, Salvia, aveva lasciato da tempo Kismet Bay per aprire un’attività di progettazione di eventi e, fino a quel momento, la fortuna era stata dalla sua parte. Aveva già organizzato parecchi matrimoni di altissimo livello e una bella festa del cinquantesimo, sempre di lusso. Se gli affari avessero continuato a girare così bene, a breve avrebbe potuto espandere l’attività e assumere altro personale!
“Vado alla birreria Witch per un caffè – disse Agrifoglio, staccando il cappotto dal gancio – Vuoi che ti porti qualcosa?”
“Aspetta!” rispose Edera. Fece il giro del bancone e vi estrasse un pacchetto da sotto.
“Porta questo a Esmeralda. E’ il suo regalo per Tristan.”
Esmeralda e Tristan erano i proprietari del Witch’s Brew cafè. Anche Esmeralda era una lontana cugina: Kismet Bay era ormai invasa dalla famiglia Strana! Il loro bisnonno, Thomas Strana, era stato fondatore e primo Sindaco di Kismet Bay. Da allora, tutti i membri della schiatta avevano occupato posizioni di rilievo nella città. Il padre di Esmeralda era stato eletto da poco Sindaco mentre il suo gemello, Bowen, era Capo della Polizia locale. Poi c’era l’altro zio, Sebastian, il maggiore dei tre fratelli, che era Procuratore Distrettuale.
“Cos’è?” chiese Agrifoglio scrutando ben bene il pacco. Le dava sempre fastidio non essere al corrente dei fatti.
Edera alzò gli occhi al cielo. “Aspetta che Esmeralda lo apra e lo saprai. Ma che ti frega? Mica è per te!”
Agrifoglio s’infilò stizzita il pacchetto sotto il braccio. “Così, tanto per sapere. Allora, lo vuoi un caffè?”
“No, grazie – rispose Edera scuotendo il capo – Ma se non ti spiace, fermati al Blooms of Destiny, per favore, prima di tornare. Amadea e Ofelia hanno le stelle di Natale che ho ordinato. Ho deciso di metterle in vetrina.”
Agrifoglio arricciò il naso. Non capiva proprio la mania della sorella per i fiori. Tutta la loro famiglia era molto pratica di piante ed erbe, e ormai ne aveva una pancia così. Anche se sapeva che le piante potevano essere utili, a volte.
La gente del paese era convinta che i membri della famiglia Strana avessero un che di magico, ma Agrifoglio non ne era affatto convinta. Soprattutto in amore. Tutto il parentado era convinto di essere nato sotto una buona stella e che la fortuna fosse sempre lì, dietro l’angolo, e che bastava solo aspettare .
Fandonie! L’amore per lei non aveva mai girato l’angolo! Ormai Agrifoglio era fermamente convinta che si trattasse solo di bubbole!
“Io vado. Tornerò prima di quanto credi.” esclamò, aprendo la porta del negozio.
“Ne dubito.” ridacchiò Edera.
Agrifoglio si girò e le fece linguaccia, poi uscì in strada. Dopotutto, Edera aveva ragione. Se la sarebbe presa comoda, come al solito.
Kismet Bay era la piccola città per antonomasia, simile a un piccolo villaggio. Così zuccherosa, che quasi ti facevano male i denti a nominarla. Nicholas Bell preferiva di gran lunga l’aria di metropoli, e l’atteggiamento scostante e asettico dei veri cittadini. Gli abitanti di Kismet Bay, invece, si conoscevano tutti e probabilmente erano anche imparentati tra loro.
“Perché cavolo siamo qui? – chiese Nicholas, stizzito, al suo amico Gabriel Reed – E’ una vera noia!”
“Tranquillo – lo rassicurò, ridendo, Gabriel – ci tratterremo solo un paio di giorni, il tempo necessario per convincere i miei genitori che sto bene e che non morirò presto!” Diede una pacca sulla spalla a Nicholas. “Ti prometto che ti troverai con la pancia al sole su una bella spiaggia bianca molto prima che ti venga l’allergia a questo posto!”
Nicholas si trattenne dal ringhiare contro l’amico. Gabriel non era solo come un fratello per lui, ma era stato anche il migliore battitore degli Houston Runaways. Poi si era infortunato gravemente ad una partita di playoff e da allora era rimasto in panchina. La prognosi non era delle migliori e anche il suo fisioterapista non gli aveva dato molte speranze.
Probabilmente Gabriel avrebbe dovuto appendere la sua mazza al chiodo, ma lui non era tipo da arrendersi tanto facilmente. Aveva convinto Nicholas ad accompagnarlo dai suoi genitori e poi da uno specialista alle Bahamas. Che razza di medico poteva essere, uno che aveva studio lì? Nicholas dubitava che quello fosse più competente del valente primario di Medicina dello Sport della squadra, ma comunque aveva accontentato l’amico e gli sarebbe rimasto al fianco in quel lungo calvario…
“Ma… è un bar, questo? – esclamò Nicholas, fermandosi di botto davanti alla vetrina del negozio. Poi guardò la scritta in alto. “Witch’s Brew. La pozione della strega. Ma che razza di locale è ?”
Gabriel si strinse nelle spalle. “Non saprei. E’ parecchio che manco da Kismet Bay. Entriamo e diamo un’occhiata.”
Non fecero in tempo ad aprire la porta del negozio, che questa si spalancò e una bella bruna gli piombò addosso, facendo rovesciare il caffè bollente che aveva in mano sulla bella camicia blu di Nicholas. A quel contatto da ustione, l’uomo gridò per il dolore.
“Ma che cavolo fai?” gridò, in preda alla rabbia. Cominciava già a non sopportare quella stupida cittadina, e i suoi abitanti non sembravano meno stupidi di lei!
“Oh…sono mortificata!” esclamò la ragazza, mettendogli una mano sul petto per pulirlo. Non appena le sue dita gli sfiorarono la pelle, Nicholas si sentì invaso da strani brividi e alzò lo sguardo sugli occhi di lei. Erano azzurri come il mare a mezzogiorno. Aveva capelli bellissimi e di uno strano colore, come una tazza di cioccolato su cui si spandevano rossi raggi di sole. Era… stupenda! Ma la scostò subito: quella strana sensazione che lei gli aveva suscitato gli faceva quasi paura!