Il trionfo: Dramma in quattro atti Roberto Bracco Roberto Bracco Il trionfo: Dramma in quattro atti Dramma in quattro atti Questo dramma fu rappresentato per la prima volta in Italia, al teatro Alfieri di Torino, la sera del 10 gennaio 1895, dalla compagnia drammatica Zacconi-Pilotto. PERSONAGGI: Lucio Saffi Nora Don Paolo Giovanni Ziegler Felsani Rosa Giustino Un Contadino ANNOTAZIONI PER GLI ARTISTI Lucio Saffi – 28 anni: viso espressivo, mobilissimo, segnato dall'intensa sensibilità spirituale. Nora – maestra di pianoforte: 24 anni; natura debole, impressionabile. Giovanni – un bel giovane gagliardo, sulla trentina, pittore. Ziegler – violinista: poco più di 30 anni; piuttosto brutto, capelli castani un po' a zazzera, disordinato negli abiti e nei gesti. Felsani – medico celebre: 74 anni; spalle curve, barba fluente e capelli bianchissimi, modi assai signorili; incesso grave; voce monotona, sottile, insinuante; parla lentamente, sillabando le parole, con pacatezza eccessiva e aristocratica. Don Paolo – prete molto disinvolto, spregiudicato e giovialissimo; faccia bonaria e ridanciana: 56 anni. Rosa – giovanetta bella, fresca, piena di salute: 21 anni, vesti e maniere tra di contadina e di provincialotta ricca. Giustino – benestante campagnuolo, giovanissimo, sano, arzillo, e, a modo suo, elegante. ATTO PRIMO Un salotto semplice, modesto, adibito provvisoriamente a camera da letto. Il letto, difatti, situato verso il lato sinistro, ha il capezzale un po' discosto dalla parete, quasi avanti a una porta chiusa. Alla parete opposta, una finestra. In fondo, la porta comune, dalla quale si vede un'altra piccola stanza. Presso il letto, una larga poltrona. Pendono ai muri alcuni quadri anatomici. Nell'angolo più lontano dal letto, un'ampia tavola, su cui sono, confusamente, fiale e scatole di medicinali, qualche bottiglia, qualche piatto, qualche asciugamano, qualche bicchiere, delle arance, una candela di cera, un paralume. Qua e là, nella camera, altre suppellettili, in disordine. – È sera. – La candela è accesa, diffondendo poca luce. – L'ambiente è concentrato e triste. SCENA I. LUCIO, GIOVANNI, FELSANI Lucio (è adagiato sul basso letto tutto bianco, ma dalla cintola in su è quasi ritto, con le spalle e il capo sorretti da una catasta di guanciali. Ha gli occhi infossati, lo sguardo debole e vagante, il volto pallidissimo e smunto, la barbettina incolta. Ha un braccio serrato al petto, tenendo sotto l'ascella un piccolo termometro.) Felsani (è seduto sulla poltrona.) Giovanni (in piedi, presso la candela, ha in mano una lettera.) Lucio (parlerà con voce fioca; ma quando, a poco a poco, o ad un tratto, egli si animerà, il suo accento avrà vibrazioni affannosamente vivaci.) Giovanni (guardando la lettera) Qui c'è una cancellatura. Si vede che gli era sfuggita qualche parola eccessivamente efficace… Lucio Dottore, sono passati i dieci minuti? Giovanni (consultando il suo orologio) Non ancora. Lucio Questi termometri! Che noia! (A Giovanni:) Continua, Giovanni. Vedi che bel tipo! Giovanni Lei permette, dottore? Tanto per ammazzare il tempo… Felsani Ammazzi pure. Lucio (a Giovanni:) Ma grida un po'… Giovanni Non l'avevi letta? Lucio Me l'aveva appena leggiucchiata la signorina Nora. Giovanni (leggendo:)… «Sicchè, Sua Eminenza, che, standomi ad ascoltare, s'era grattata, con rispetto parlando, un poco dappertutto – segno evidente che non avevo saputo grattarla io – , all'ultimo, alquanto impacciata, così mi parlò: «Voi don Paolo, non ne dubito, di qui a cento anni sarete anche beatificato, visto che nel villaggio tutti dicono, ed io lo credo, che siete un curato esemplare e miracoloso; ma io sostengo che lassù sarete un santo come non ve ne sono stati mai». E il giorno dopo, nipote mio, Sua Eminenza se n'è partita, salutata, acclamata da tutto il paese, ma giurando in cuor suo, – te lo dico io – di non metterci mai più il piede.» (A Lucio:) Egli però non se ne mostra troppo afflitto. (Legge:) «Insomma, non le piacqui. Anzi, la infastidii, specie con le mie risate. Santa pazienza!.. Come si fa a fingere sempre? E poi, mascherare la faccia forse è possibile, ma la voce come si maschera? È quella che è. La mia ride; e a Sua Eminenza piacciono le voci che piangono. De gustibus, caro nipote! La vaccherella neonata sta come un pesce. Rosina fa all'amore con un giovinetto lavoratore e ricco. La semina del grano è terminata. E io me la godo. – Sperando di ricevere finalmente tue nuove, ti abbraccia e benedice il tuo affezionatissimo zio Paolo.»… Bel tipo davvero! (A Lucio:) Non sa che sei malato? Lucio Non sa?.. Che cosa? Giovanni (alzando la voce) Dico: tuo zio non lo sa che sei malato? Lucio No, no. – Dottore, sono passati i dieci minuti? Felsani (dopo aver consultato il suo orologio) Ora sì. (Si alza lentamente, prende il termometro, si avvicina alla candela.) Lucio Per conto mio, abolirei i termometri. Felsani Benissimo, collega. In qualità di medico, lei può abolire anche la medicina. Ma in qualità di ammalato, non deve che subirla. Giovanni (a Lucio:) Hai capito? Lucio (a Felsani, che osserva il termometro:) Quanti gradi, dottore? Felsani Ah?.. Non così abolizionista come dice di essere! Trentanove meno qualche decimo. Giovanni Siamo in porto, perbacco! Felsani E anche senza questa importante diminuzione non ci sarebbe più niente da temere. Il superare la crisi dell'altra notte, fu vittoria decisiva. Sono quarantotto ore che Lucio Saffi ha concluso e sottoscritto il suo trattato di pace con la Vita. Questa volta (si avvicina a Lucio) possiamo congratularci con la scienza. Lucio Con la scienza? (Tentenna un poco il capo.) Felsani (parlandogli assai dappresso) Con la nostra Scienza, collega. Lucio Nostra, no. Io non saprei che farmene. Felsani Ottimamente. Nondimeno, veda, lei è un medico come me. Lucio Ho una laurea come lei. Felsani Ottenuta, io lo ricordo, con esami onorevoli. Lucio Ma non sono medico, e non potrò esserlo mai. Oh!.. La scienza!.. Io l'ho studiata con passione, anzi con avidità… Me ne sono abbeverato avidamente, come… come un viaggiatore del deserto si abbevera alla prima sorgente che trova; ma poi!.. Ma poi!.. Felsani Ma poi… io la prego di parlare poco e di pensare meno. Mi fa questa grazia? Lucio (continuando senza badargli)… Più bevevo, e più avevo sete. Sicuro! Quando mi si disse: «ohè, ohè, sei dottore!», io ebbi la coscienza di essere un ignorante… Felsani Mi fa la grazia di chetarsi? Lucio (animandosi) …E tutte le ricerche febbrili tendenti a scoprire il segreto dell'esistenza, non lasciarono in me che un gran disprezzo per l'inanità della scienza, dei cui simboli grotteschi – guardi dottore, guardi – ho voluto ornare i muri in segno di scherno, e un gran desiderio, anche, mi rimase, un gran bisogno di cercare… di cercare… di cercare altrove! (Si abbatte.) Felsani (dopo una lunga pausa, si accosta a Lucio) Ecco, lo vede? È stanco. Avrà tanto tempo – glielo prometto io – per dire alla scienza ed agli scienziati tutto il male che ne pensa; ma per ora, signor Lucio, (con severità paterna) io non la prego più, bensì le ordino di fare a modo mio. (Pausa. Poi, andando verso Giovanni e abbassando la voce) Senta. Sino alle due della notte, desidero che lo si lasci tranquillo. Alle due, o un po' più tardi, l'infermo ricomincerà a prendere la cartina consueta. E durante la notte, se avrà sete, potrà bere abbondantemente la sua aranciata. Ha niente da obiettare il signor pittore? Giovanni Si figuri! Niente. Lucio Non mi riesce di udire nemmeno una parola. Le sue droghe, dottore, mi hanno fatto diventar sordo. Felsani Benissimo! Potremo così sparlare di lei senza domandargliene il permesso. Giovanni (a Felsani:) Appunto, dottore, volevo dirle… Lucio (socchiude gli occhi in una specie di dormiveglia.) Felsani (a Giovanni:) Dica. Giovanni Egli si lamenta della residenza precaria in questa stanza, e non sogna che di ritornarsene lì, nella sua cameruccia abituale. Felsani Quella cameruccia sembra una tomba, e noi gliene vieteremo l'ingresso, perchè, suo malgrado, lo vogliamo vivo. Qui, caro signor Giovanni, c'è un poco più di luce. Giovanni Ed egli odia la luce. Felsani Una stravaganza che nasconde Dio sa quale dei suoi attorcigliamenti d'idee. Giovanni Lo so, ma, purtroppo!.. guai a contraddirlo. Felsani Contraddirlo no; secondarlo sempre, neppure. È necessario distoglierlo, distrarlo dai suoi sofismi, dai suoi cavilli, da quel ragionare eccessivo in cui il suo pensiero si contorce. Ahimè! Ragionar troppo significa correre il pericolo di non ragionar più. Con la febbre a quarantuno, delirava. Questo era naturalissimo. Ma il male è che, passato delirio, egli ricorda la visione e i fantasmi del delirio e qualche volta ne parla come d'un fatto veramente accaduto, come di una persona veramente vista. Proclive a crearsi un altro mondo, determina, in sè stesso, una specie di sovrapposizione. Da che cosa è prodotto tutto questo? Io credo da una sproporzione, da uno squilibrio. Egli consuma, cioè, del suo cervello più di quanto possa consumare. Non ha notato lei che dopo uno dei suoi sforzi riflessivi egli, accasciato, si assopisce nel riposo? La natura medesima, dunque, gli chiede un risarcimento. Ed ecco perchè bisogna evitargli l'eccesso della riflessione. È del mio parere il signor pittore? Giovanni Ma… naturale!.. Felsani E sarà utile che del mio parere siano gli altri amici che assistono l'infermo. Giovanni Avvertirò Ziegler. Felsani Avverta, prima d'ogni altro, la signorina Nora… Lucio (a questo nome si desta.) Felsani Quella donna, se non vado errato, ha un certo ascendente su lui… Giovanni In verità, non lo conosce che da quando è venuta ad abitare qui accanto; ma, senza dubbio, per lui, è una vicina eccellente. Felsani Una vicina eccellente! Ben detto! Ben detto! Ed è ciò che si può desiderare di meglio. Lucio Giovanni, è illuminata la sua finestra? Felsani Ah! Lei ascoltava? Cosicchè l'effetto delle mie malefiche droghe non è completo? Lucio M'è parso dì udir pronunziare il nome di Nora. Mi sono, forse, ingannato? Felsani Ingannato? Punto. E solamente questo nome ha udito?.. Lucio Questo nome, dottore. Felsani Benissimo… Benissimo… Lucio È illuminata la sua finestra, Giovanni? Giovanni (guardando la finestra) No. Ella non deve essere ancora tornata dal concerto. Già, sarebbe venuta direttamente qui. Ma non potrà tardare. I pezzi che doveva suonare con Ziegler erano segnati al principio della seconda parte del programma. Felsani (a Lucio, fissandogli addosso gli occhietti scrutatori:)È una pianista valorosa? Lucio È una incomparabile infermiera. Felsani Simpatica, anche… Lucio Assai mite. Felsani Quasi bella… Lucio (breve pausa) Peccato! Felsani (ha un lieve moto di stupore. Indi, rivolgendosi pianissimo a Giovanni:) Che ne dice lei, signor pittore, di tutto ciò? Giovanni Non è un innamorato. Felsani Molto ben detto. Senonchè, io non sono della sua opinione. Lucio (chiamando:) Giovanni! Giovanni! Va, ti prego, va ad aprire la porta. La signorina Nora è su per le scale. Non ne hai udita la risatina? Giovanni Io, no; ma non monta… (Esce dalla comune.) Felsani (accostandosi a Lucio) Non le pare d'aver udita quella risatina più col pensiero che con gli orecchi? Lucio (dilatando istantaneamente le pupille) Perchè lo vuol sapere? SCENA II. LUCIO, GIOVANNI, FELSANI, ZIEGLER, NORA Nora (porta in mano un mazzo di fiori. Ha un'elegante e semplicissima veste bianca dallo strascico molto lungo. La ciarpa che le covre i capelli, e un po' il viso, e il mantello in cui si avvolge, mettono nell'ambiente caldo l'impressione dell'aria fredda della strada.) Ziegler (indossa, sbottonato e col bavero alzato, un largo e vecchio paltò svolazzante, sotto il quale il frak inelegante e il nitido cravattone bianco completano il carattere della figura alquanto bizzarra. Ha in mano il violino chiuso nella cassetta e alcune carte di musica avvoltolate.) Nora (entrando) Buone notizie, nevvero? Felsani Sempre buone quando un medico tiene a darle egli stesso. Nora (a Felsani:) Lei qui a quest'ora? Giù, non avevo riconosciuta la sua carrozza. Ziegler (andando premuroso verso Lucio) Si va bene, eh? (Mette in un angolo la cassetta, il cappello, le carte.) Felsani (a Nora) Io qui a quest'ora. Ma non tema, signorina, non usurpo il suo posto d'infermiera. Glielo abbandono tutto intero il nostro ex ammalato. (Prende di su una seggiola la sua pelliccia. – Giovanni lo aiuta a indossarla.) Nora Oh, garbata questa infermiera che entra munita di fiori nella camera dell'infermo! Ziegler, abbiate pazienza, buttateli via. (Glieli dà.) Ziegler Lusinghiero pel Comitato che ve li ha offerti. Piuttosto ve li porto in casa. Volete? Nora No, no: buttateli via. Tanto, domani saranno secchi. Lucio I fiori!.. Colore… profumo… niente altro! Felsani (a Giovanni:) Grazie. (A Ziegler:) Dia a me, se non le dispiace, dia a me… Ziegler (consegnandogli il mazzo di fiori) Volentieri. Felsani Sino a domani li serberò io. Nora Così poetico, dottore? (Si toglie la ciarpa, il mantello, i guanti.) Felsani Poetico, precisamente, no. Ma mi permetto di fare osservare alla signorina Nora che è una crudeltà il buttar via dei fiori freschi solo perchè domani saranno secchi. Secondo lei, signorina, invece di curare un uomo, noi dovremmo ucciderlo, cioè… buttarlo via, solo perchè, tanto, un giorno o l'altro dovrà morire. Poetico, no. Un po' umanitario, ecco. E l'umanità comincia dove si vuole. Per alcuni comincia dalla scimmia… Benissimo! Per me comincia… dai fiori. «Vivere! Vegetare forse?» si domanderebbe un Amleto a rovescio… E lei, signorina, che ne dice?.. Qual è la sua opinione?.. Nora Non ne ho, dottore. Sono una ignorante, io. Felsani (sorpreso di sentire la stessa dichiarazione fatta poco prima da Lucio) Ah?.. Anche lei? Nora Perchè «anche»? Felsani Nulla… Non ci badi. (A Lucio:) A rivederci, collega. E si ricordi che la vittoria è nostra. Lucio (sorride.) Felsani (salutando) Signorina… Signor Ziegler… Signor Giovanni… Nora, Giovanni e Ziegler (cortesemente, lo accompagnano.) Felsani (uscendo lentissimamente) Chi vedesse uscire a quest'ora da una casa un vecchio medico con un mazzo di fiori in mano, farebbe le più varie e fantasiose supposizioni, ma di certo non sospetterebbe che il vecchio medico abbia voluto salvare il mazzo di fiori… dalla crudeltà d'una infermiera gentile… (Ancora salutando) Signori… (Via.) Nora (resta sulla soglia.) Giovanni e Ziegler (escono con lui e poi ritornano.) SCENA III. LUCIO, NORA, GIOVANNI e ZIEGLER Ziegler (rientra, imitando lievemente l'andatura e l'accento del dottor Felsani) «E così il benefico Comitato ha finito coll'offrire dei fiori al dottor Felsani. Benissimo!.. (a Nora:) E lei, signorina, che ne dice?» Nora Oh! Io dico, sul serio, di non averli meritati. Ziegler Non le prestar fede, Lucio. Ha suonato divinamente. E anch'io mi sono piaciuto. La sonata di Grieg l'abbiamo – come dire? – … l'abbiamo sviscerata. E al secondo tempo, Nora, a suo marcio dispetto, è stata grande… Nora (ridendo e declamando:) «Come nessun fu mai!» Giovanni (pazientemente si sdraia sulla poltrona, ascoltando.) Ziegler (a Nora:) Date retta a me. In quell'andante appassionato… (a Giovanni:) Bada, era il secondo tempo della seconda sonata di Grieg; e lì dentro, sai, c'è tutta la Norvegia coi suoi fiordi e con le sue aurore boreali… (Continuando a rivolgere la parola a Nora e alzando il tono affinchè Lucio non resti estraneo alla conversazione:) Sì, perdinci, in quell'andante appassionato avete messo tanta profondità d'intenzioni e tanta intensità di dolcezza sentita… quasi direi, di dolcezza vissuta… che quel Kaps, non so, pareva avesse un cuore, pareva vivere come voi, come me… (entusiasmandosi) e le corde del mio violino sconquassato cantavano, non perchè io le grattavo con l'archetto, no, ma perchè vivevano esse pure… Proprio così!.. Vivevano, intendete?, vivevano per una suggestione. Già, io non so esattamente che diamine significhi la parola suggestione, che tutti diciamo cento volte al giorno…; ma questa volta devo averla detta a proposito. Suggestione, incantesimo, malìa, magìa, miracolo!.. Una di queste cose, insomma, ovvero… tutte quante insieme! Nora (ridendo) Addirittura?! Ziegler Addirittura! (Sempre più entusiasmandosi) Vi garantisco io che, dato un accompagnamento come il vostro, un violino suona da sè. E quando voi sedete al piano, Norina, parola d'onore, o che suoni io o che suoni Tartini redivivo, è precisamente lo stesso!.. Nora e Giovanni (lo guardano comicamente.) Ziegler Cioè… credo di avere un poco esagerato. Ritiro la parola d'onore. Lucio (sorride.) Giovanni (levandosi) Hai finito, chiacchierone? Ziegler (mortificato) Vi vedevo attenti: supponevo di farvi piacere, parlando. Giovanni Be', se hai finito, (stendendogli la mano) buona notte. Ziegler (stringendogliela) Te ne vai? Giovanni No! Sei tu che te ne vai. Ziegler Ma che! Io ho da restare. Stanotte siamo di guardia Norina ed io. Giovanni Se ci sei stato la notte scorsa con lei! Stanotte spetta a me. Ziegler E tu non c'eri stato già due notti di fila? Spetta a me, caro mio. Giovanni E io sostengo che spetta a me. Nora Bisticciatevi per questo, adesso! Ziegler Decidete voi, Nora. Giovanni Andiamo, decidete voi. Nora Non spetta a nessuno dei due. Il signor Lucio sta meglio, e quindi non c'è' bisogno di una duplice sentinella. Stanotte, ci resto io sola. Ecco la mia decisione. Ziegler E basta così. Giovanni Non parlo più. Nora (dando a Giovanni il pastrano e il cappello) A voi… (e a Ziegler il cappello, le carte e la custodia del violino) A voi… E dritti a casa, da bravi ragazzi. (A Giovanni:) La consegna? Giovanni La consegna è questa. Sino alle due, possibilmente, riposo. A cominciare dalle due, le solite cartine, e se ha sete, la solita bibita. (Indi, parlando pianissimo, ma con disinvoltura, affinchè Lucio non sospetti:) D'un discorso molto serio fattomi dal dottore, parleremo poi a lungo domani. Nora Va bene. Giovanni (rialzando il tono e guardandola tutta) Intanto sarete a disagio in questo abito di fantasma. Nora Andrò a svestirmi quando il signor Lucio si sarà addormentato. Giovanni E se non si addormenterà, i vostri piedini staranno ad agghiacciarsi nelle calze di ragnatela e in questi petali di magnolia che chiamate scarpine. Nora Vi proibisco d'essere tanto bene informato della mia calzatura! Del resto, all'alba, Ziegler verrà a sostituirmi. Ziegler Beninteso! Giovanni E perchè non io? Nora (vivamente) Perchè voi, no! Ziegler E basta così. Nora Che tiranna, eh? Giovanni Tiranna?.. Non lo so. Nora È vero, signor Lucio, che sono un pochino tiranna? Lucio È la tirannia della Saggezza. Nora Ah, sì? Giovanni (piano a Ziegler:) Ti secca di non restar qui con lei? Ziegler (piano a Giovanni:) Per carità, Giovanni, non dirlo neanche per ischerzo. Giovanni (a Lucio:) Noi ce ne andiamo, Lucio. (Indicando Nora) È lei che lo esige… A domani, dunque. Ziegler (a Lucio:) Domani, senza febbre e con gli occhioni luminosi e irrequieti come due fari. Mi sono spiegato? Lucio (sorridendo dice di sì col capo.) Ziegler (a Nora.) Buona veglia, Norina! (E via.) Giovanni (stringendole la mano) A rivederci… Nora Ahi! Ahi! Mi fate male… Giovanni Eh!.. Troppo fragile per essere una tiranna, troppo sensibile per essere un fantasma! Nora (quasi fra sè, con rancore) Cattivo! Giovanni (esce.) SCENA IV. LUCIO e NORA Nora (si accinge a mettere in ordine gli oggetti che sono sulla tavola.) (Un lungo silenzio.) Lucio Fa freddo, fuori? Nora Un poco. Voi avete freddo? Lucio Sento che fa un poco di freddo, ma io non ho freddo. Nora Invece, io credo che abbiate freddo. Volete uno scialle? Lucio No. Nora Lo volete? Lucio Siete voi che volete darmelo. Ebbene, io lo voglio. Nora (stende sul letto uno scialle bianco, e ritorna a rassettare gli oggetti sulla tavola.) (Un silenzio breve.) Lucio Nora… Nora Signor Lucio? Lucio Perchè odo la vostra voce meglio di quella degli altri? Nora (con lieve celia gentile) Perchè le medicine che momentaneamente potevano indebolirvi l'udito ve le ho somministrate io. È giusto che esse abbiano fatta una eccezione per me. Lucio (sorride) Ah?.. Ho inteso. (Pausa) E adesso che fate?.. Sedete, adesso… Raccontate. Nora Un momento… C'era una gran confusione quassù… Tutta colpa del signor Giovanni! (Seguendo il zig-zag del suo pensiero) Un po' matto, ma vi vuole molto bene anche lui. Lucio Sì. Giovanni e Ziegler sono due amici eccezionali. Nora Ed io? (Poggia il paralume verde davanti alla candela. Si volta, e ascolta.) Lucio Voi, no. Nora No?! Lucio Voi, non siete… un'amica. Nora E che sono, io? Lucio Ecco. Pocanzi il dottor Felsani diceva che la scienza mi ha ridata la vita… Nora È vero! Lucio Io sono convinto che me l'avete ridata voi. Nora Oh Dio! In che modo? (Ascoltandolo, muoverà impercettibilmente verso di lui, e si fermerà un po' discosta dal letto.) (Sono tutti e due in un'atmosfera di sogno.) Lucio In che modo?.. La vita è la vita. Si sa come si scompone il corpo d'un uomo; non si sa… o, meglio, io non so di che si componga la sua vita. Quel che io so è di averla riavuta a guisa d'un dono… di averne sentita la trasfusione. (Pausa.) Ricordate?.. (Pausa.) Agonizzavo… Cominciavo a morire… La mia anima, liberandosi a poco a poco dalle sue spoglie, già si affacciava al mondo dì là… Vedeva!… Vedeva!… Comprendete? Nora Sì. Lucio Poi… un alito dolce, in cui era una segreta intercessione, un segreto richiamo, la trattenne, la fece retrocedere, me la ricondusse… e la congiunse, di nuovo, completamente, a questo misero corpo… restituendogli la vita, che – demeritata – gli si era dispersa. (Come in una ispirazione) Chi aveva richiamata l'anima mia? Nora Chi? Lucio Voi. E, difatti, mentre essa mi ritornava dentro, mentre io… rinascevo, voi mi stavate vicina, vigilando… aspettandomi… Mi stavate vicina… Nora (intenta, si accosta ancora un poco e, a piè del letto, resta fissa, dinanzi a lui, suggendone ogni parola.) (Il biancore del suo abito, il cui strascico si distende, e quello del letto compongono, nell'ombra, tutta una vaga forma bianca.) Lucio … Così… Così… come state ora: secura, diritta, solenne, grande, eppure umile… Assai umile… assai umile… Nora (assorta) Lucio… Lucio (spalancando gli occhi che diventano d'una luminosità soave) E così, con questa voce, con una voce che è soltanto vostra, mi dicevate: Lucio… Lucio… (Muti, immobili, si guardano. – Il silenzio incombe.) (Sipario.) ATTO SECONDO La medesima stanza. Ma l'ambiente è divenuto quasi gaio. Non c'è più il letto. Dove erano le fiale e i medicinali, si vedono, ora, piatti, bottiglie di vino, un fornello con su una caffettiera, una zuccheriera e parecchie tazze. Nel mezzo della stanza, una mensa. Son le prime ore del pomeriggio. SCENA I. LUCIO, DON PAOLO, NORA, GIOVANNI e ZIEGLER (Essi stanno seduti intorno alla mensa. Don Paolo ha a destra Nora, a sinistra Ziegler. Lucio è alla destra di Nora. Giovanni è fra Lucio e Ziegler. Si è alla fine del pranzo. Si mangia la frutta. Si chiacchiera. Si beve. – Il fornello del caffè è acceso.) Nora (sbuccia una mela e ne offre una fetta a Don Paolo.) Un'altra fettina di mela, Don Paolo? Don Paolo (condiscendente) Un'altra fettina di mela. (La prende e la mangia.) Ziegler Ancora?! Don Paolo Lasciate fare! (Ride) Ah ah ah! Sono i piccoli vantaggi dell'innocuità. Giovanni Se c'è l'innocuità, non ci sono i vantaggi. Don Paolo Dal vostro punto di vista è vero. Ma dal mio, (ridendo) ah ah ah!, è un altro paio di maniche. Ziegler Voi le avete larghe le maniche… Don Paolo E me ne tengo! Sono misericordioso, io. Giovanni La misericordia è stoffa a buon mercato. Si dice che anche il Signore Iddio se ne sia fatto un manto assai largo. Ziegler Che ne pensate voi, Don Paolo? Don Paolo Io penso… (beve con voluttà un ultimo bicchiere di vino) penso che con queste cose è meglio di non scherzare. Nora (a Giovanni e a Ziegler:) Se voialtri non la finite con le vostre eresie!.. Giovanni Non andate in collera, Nora, chè in fondo poi, convenitene, sono un buon credente. Nora Sì, quando vi accomoda. Don Paolo (per scansare quei discorsi) Un sigaro chi me lo dà? Ziegler Io. Giovanni Io. Don Paolo Vediamo. (Guarda e stringe tra le punte delle dita i due sigari.) Scelgo questo e fumo quest'altro. (Ridendo, se ne mette uno in tasca e uno in bocca) Ah ah ah! (Tutti si alzano, eccetto Lucio.) Don Paolo (col viso alquanto acceso e le gambe alquanto dinoccolate)Santa pazienza! Mi avete fatto mangiare e bere un po' troppo! Nora Ed ora vi do una tazza del mio caffè. Don Paolo Purchè non mi facciate perdere il treno come ieri. Ziegler (cavando dalla saccoccia una scatoletta di fiammiferi)State tranquillo: terrò io d'occhio l'orologio. Ziegler, Giovanni, Don Paolo (accendono i loro sigari.) Nora (smorzando la fiamma del fornello) Lo brustolai io stessa, ieri sera… Don Paolo Lo sappiamo, perchè la vostra finestra era aperta e il fumo aromatico giungeva fin qui. Nora Moca e Portorico… Sentirete. Lucio (tuttora seduto, è assorto, co' pugni uniti sulla tavola e il mento sui pugni.) Don Paolo (lo guarda, gli si avvicina e gli sfiora il viso col gesto con cui si scacciano le mosche) Ohè!.. Lucio (sussultando) Scusate, zio… Don Paolo Ma che hai? Che hai? Lucio Ecco:… riflettevo che… Nora (interrompendo di proposito) Don Paolo, dolce o amaro? Don Paolo Come il vostro cuore vi detta. Ziegler Allora dolcissimo. Nora (offrendo la tazza ricolma a Don Paolo) A voi. Don Paolo (saggiando subito col cucchiaino) Perfetto! Lucio Me la date anche a me una tazza di caffè? Nora (mescendolo agli altri) È assai forte, Lucio. Coi vostri nervi!.. Lucio Un sorso, almeno. Mi solleverà. Nora Un sorso, ve lo cedo io. (Gli porge la propria tazza.) Lucio (se l'avvicina alle labbra, delicatamente.) Ziegler (pianissimo, confabulando con Don Paolo.) Insistete nella proposta di stamane. Fate che egli venga con voi in campagna. Il dottor Felsani dice che ciò è indispensabile… Don Paolo E dice bene. Ziegler Lucio, credetemi, non è completamente guarito. Don Paolo (sospirando) Lo so. Lo vedo. (Restano pensosi, sorseggiando l'uno di fronte all'altro.) Nora (a Lucio, che beve troppo caffè:) Ma così compromettete il solito sonnellino del dopo pranzo. Lucio Non importa. Nora (con severità gentile) Basta, ora! (E riprende la tazza.) Lucio Che avara! Конец ознакомительного фрагмента. Текст предоставлен ООО «ЛитРес». Прочитайте эту книгу целиком, купив полную легальную версию (https://www.litres.ru/bracco-roberto/il-trionfo-dramma-in-quattro-atti/) на ЛитРес. 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