Viaggio pel lago di Como
Giambatista Giovio




Giambattista Giovio

Viaggio pel lago di Como





PREFAZIONE



Al forastiero, che dottamente curioso viene a visitare l'inclita Como per indi intraprendere il delizioso viaggio del massimo Lario, non può per nostro avviso riescir discaro, che prima di porgergli la descrizione del Lario del conte Giambattista Giovio, gli si offra qualche rapido cenno sull'antica storia di questa gloriosa Città, ed alcuna notizia eziandio dei molti insigni cui ella diede i natali, e di quanto infine v'ha in essa che si meriti considerazione. Però noi stimiamo prezzo dell'opera il farci a brevemente fornirgli siffatte cognizioni, che principalmente dall'opere del mentovato Conte andrem desumendo; al che siamo spinti ancora dal por mente, che ove per avventura il lago burrascoso gli interdica la navigazione, avrà così di che ben impiegar l'ore di sua dimora in Como.




§. I


L'origine della Città di Como perdesi, al pari di quella di quasi tutte le altre Città d'Italia, fralle tenebre della più rimota antichità. Cajo Plinio Seniore ne conservò bensì l'opinion di Catone, che attribuì la fondazion di Como agli Orobj; ma lo stesso Catone confessava poi d'ignorare onninamente qual si fosse questo popolo, nè di gran momento è la sentenza di Cornelio Alessandro, il quale stimò gli Orobj derivati dai Greci anche per l'interpretazione del nome, che in greca favella suona abitatori dei monti. Altri celebri eruditi studiaronsi di trovare onde le genti Orobie discendessero; ma troppo mal fermo fu il risultamento delle loro investigazioni: per la qual cosa noi ci accontenteremo di ritenere tanto più antica, quanto più imperscrutabile l'origine di Como.

Insiem cogli Orobj vennero in seguito, come ne attesta Livio, ad occupar le terre del Lario gli Etrusci o Toscani; i quali poi nell'anno 600 avanti l'Era volgare sconfitti da Belloveso, nipote di Ambigato che reggeva la Gallia Celtica ai tempi di Tarquinio Prisco, dovettero ritirarsi fra quelle contrade, che guardano l'oriente dell'alpi e volgonsi al mezzogiorno: e di tal modo nella region Comasca si stabilirono i Galli Bellovesiani che già Insubri erano denominati, conservandosi però Como per più secoli un popolo distinto ed indipendente nel governo di se stesso.

Ma nell'anno di Roma 557 Marco Claudio Marcello trionfando degli Insubri e de' Comaschi rese Como soggetta al dominio di Roma. Como sotto i Romani salì in grande dignità acquistando da prima in parte, poi in tutto i diritti e le prerogative della Romana cittadinanza sino a sollevarsi dalla condizione di suddita a quella di partecipe della sovranità. E qui è bello il ricordare i nomi di Pompeo Strabone, padre del gran Pompeo, di C. Scipione, e di Giulio Cesare; perocchè tutti a gara la favorirono e l'onorarono. Notisi altronde contro l'asserzion dell'Enciclopedia all'articolo Como, che i Romani chiamarono questa città Novum Comum per ciò solo, ch'essi vi dedussero nuove colonie, onde ristorarla dai danni, che i Reti vi avevano cagionati.

Como istette con Roma; finchè venuta l'Italia in poter de' barbari, colla caduta dell'impero Romano nell'occidente, dovette anch'essa, partecipando alle comuni sciagure, passar prima sotto il dominio de' Goti, poi sotto quello dei Longobardi, indi sotto i Franchi, e finalmente sotto la clemente signoria dei Germani.

È a questo punto, che noi possiamo ravvisare nella Città di Como i destini d'una novella Troja; perciocchè intorno all'anno 1117 a cagione della sanguinosa irruzion de' Comaschi fatta sopra Landolfo Carcano vescovo intruso scese per consiglio del milanese arcivescovo Giordan da Clivio tutta Insubria contro la sola Como, ed appena dopo dieci anni e col soccorso di venti popoli pervenne a domarla. Però ai 27 d'agosto del 1127 i vincitori Milanesi mal serbando la data fede ai resisi Comaschi abbatterono sin dalle fondamenta tutta quanta la misera Città di Como[1 - La guerra de' Milanesi e de' Comaschi fu rozzamente descritta in un poema latino dal contemporaneo Anonimo Cumano, che vuolsi dell'illustre casa Raimondi; e l'eccidio di Como fu nobilmente cantato dal Conte Carlo Castone della Torre di Rezzonico in un poemetto italiano stampato nel tom. II, p. 135 delle di lui opere.]. In questo disastro perirono ancora i preziosi monumenti, che a' Comaschi restavano della Romana grandezza; il che è a dire come un'arena ed un teatro che a Giulio Cesare sono attribuiti, non che le celebri loggie di L. Calpurnio Fabato: e quindi Como si giacque più anni depressa sino ai giorni di Federico Barbarossa.

I Milanesi, secondochè narra l'abate Uspergese, l'anno 1156 rinnovarono le rovine di Como; ma i Comaschi fecero poi le loro vendette, quando nel 1162 insiem co' Cesariani e cogli Alleati intervennero alla distruzion di Milano, comandata da Federico.

Umiliato poscia l'Imperadore alla famosa battaglia di Legnano, i Comaschi si accostarono alla lega, ed ebbero indi parte alla memorabil pace segnata in Costanza ai 25 di giugno dell'anno 1183.

Il primo avanzo dell'antichità de' secoli barbarici, che al forastiero, il quale muova verso Como, s'appresenti, si è la torre di Baradello, posta sopra una collina che da mezzodì soprasta la città. Questa rocca celebre nelle storie fu edificata da Luitprando Re de' Longobardi l'anno dell'era volgare 724; e venne poi smantellata dal famoso Antonio de Leva generale di Carlo V. nell'anno 1527 non rimanendone che la superba torre, e qualch'altro sfasciume[2 - Nella fortezza di Baradello morì miseramente nell'anno 1278 Napo Torriani, fattovi rinchiudere da Otton Visconti in una gabbia di travi. La morte di Napo somministrò l'argomento d'una tragedia al sig. Giovanni Battista Nasi attual R. I. Direttore delle Poste in Como, Pastor Arcade, e Socio di varie accademie. Al sig. Nasi non si può negare facil vena in poesia.].




§. II


Ma bastino questi brevi tratti sull'antica storia di Como, e passiamo a riconoscere questa terra altrice d'onoratissimi ingegni, non toccandone però che i sommi.

Egli è ben dritto che per noi si cominci dall'amico di Vespasiano e di Tito, da quegli che conservò la memoria degli antichi miracoli delle belle arti, dal più sapiente indagatore della natura, da Cajo Plinio Secondo[3 - I Veronesi sforzansi di contrastare a' Comaschi la pertinenza di Plinio Seniore; ma iscorge affatto vani i loro sforzi chiunque voglia appena consultare le Pliniane disquisizioni del Conte Anton Gioseffo Rezzonico. La pubblica opinione però rese giustizia a Como, e questo Plinio leggesi Comasco nelle tavole cronologiche inserite nel Compendio di Geografia Universale del Guthrie.]. Nacque egli in Como intorno all'anno XXII. dell'Era volgare; fu per senno e per dottrina la meraviglia de' contemporanei e de' posteri; e il suo genio osservatore lo condusse a morire alle falde del Vesuvio nella ancor giovane età d'anni 56[4 - Vedesi la morte di Plinio dipinta sul sipario del nuovo Teatro di Como. Per altro Plinio su d'un sipario, ed un sipario rappresentante una morte le sono cose, che a molti non sanno troppo quadrare.]. Rimangono di lui trentasette libri della Storia Naturale, opera avuta costantemente da tutti in grandissimo pregio.

Nipote e figlio adottivo del memorato è Cajo Plinio Cecilio Secondo. Egli era carissimo a Trajano, di cui scrisse sì alto le lodi; ei fu l'amico di tutti i dotti del suo tempo; e pel suo merito fu decorato delle più cospicue cariche dell'impero sino alla dignità Consolare. Hannosi di lui coltissime lettere, il celebre panegirico di Trajano, ed altre opere stimatissime.

D'amendue i ricordati Plinj scorgonsi le statue con apposite iscrizioni sulla facciata della superba Cattedrale di Como, onorevoli monumenti consacrati alla memoria di que' sommi dai grati loro concittadini l'anno 1498.

Nativo di Como è pur Cecilio, poeta dell'aureo secolo, e al cui onore basterebbe il rammentare l'amicizia e la stima, che professavagli Catullo. Da un faleucio indirizzatogli dall'amico Catullo si raccoglie che il poeta comasco avesse incominciato un poema sopra Cibele; e Benedetto Giovio, seguito dal conte Giovanni Battista, è d'opinione, che il poemetto che leggesi nelle poesie di Catullo sopra Ati, sia opera del Comasco Cecilio.

Ma trapassando Cassio, Cornelio Nipote, Severo, Attilio, Floro, Rutilio, Pomponio e qualch'altro antico, che dal conte Giovanni Battista Giovio s'argomentano Comaschi, io vengo a' chiarissimi fratelli Benedetto e Paolo Giovio. Il primo nacque in Como nel 1471 il secondo nel 1484 da Luigi Giovio e Lisabetta Benzi. Benedetto era tenuto in sì alto pregio, che Andrea Alciato non dubitò d'attribuirgli il dignitoso nome di Varrone della Lombardia; e Carlo V. in Bologna lo dichiarò Conte Consigliere Aulico Cavaliere aurato insiem co' suoi figli, e col fratello Monsignor Paolo. Lasciò moltissime opere, fra le quali una colta Storia Patria. Morì nel 1544, e nelle pareti della Cattedrale di Como esiste tuttavia la nobile sua tomba. Di non minor valore di Benedetto fu pure il di lui fratello Paolo. Scrisse questi infinite opere, di cui le più rinomate sono una Storia generale in 45 libri, le Vite degli uomini illustri, gli Elogi dei grandi uomini, e le Vite dei XII Visconti Sovrani di Milano. È però qualificato celebre storico, che che ne dica in contrario il Dizionario di Bayle; e da Leon X. fu giudicato un Livio novello. Clemente VII. il creò Vescovo di Nocera. Il Duca di Milano, i Farnesi, gli Estensi, i Duchi d'Urbino, i Gonzaghi, e Cosimo de' Medici Duca di Firenze l'ebbero tutti caro, e lo distinsero a gara. Cessò di vivere nel 1552 in età d'anni settantanove.

Anco a Benedetto Odescalchi, poi Innocenzo XI., diede Como i natali. Ei nacque di Livio, e di Paola Castelli nel 1611; fu da Innocenzo X. eletto Cardinale nel 1645, ed acclamato Pontefice nel 1676. Uscì di vita nel 1689, e il solo suo nome basta a renderlo immortale. Da' Comaschi Rezzonici è altresì oriondo Clemente XIII.

Voglionsi ora ricordare due celebri Rezzonici. Il primo è il Conte Anton Gioseffo nato in Como nel 1709. Fu Cavaliere di San Jago, Maresciallo di Campo, Gentiluomo di Camera di S. A. R. l'Infante Duca di Parma, e Governatore di quella Città. Si distinse nella facoltà poetica e nell'oratoria; ma la maggiore fralle sue opere edite sono le eruditissime Pliniane Disquisizioni, che versano sulla patria, sulla vita, e sugli scritti di Plinio maggiore. Il secondo, figlio del nominato, è il Conte Carlo Castone nato in Como nel 1742. Fu questi Colonnello e Gentiluomo di Camera di di S. A. R. l'Infante di Parma, Segretario di quella R. Accademia, e Cavaliere Gerosolimitano. Insieme colle filosofiche discipline coltivò egli felicemente le lettere umane, e riuscì uno de' più colti scrittori de' suoi giorni. Il dotto professore Francesco Mocchetti va ora pubblicando la raccolta dell'opere di questo insigne Comasco, il di cui nome è caro alle lettere del pari e alle belle arti.

Nè è da passar con silenzio quello fra' poeti Comaschi, che fece della poesia il miglior uso, rivolgendola al suo più nobil fine: e parlasi di Francesco Rezzano. Venne Francesco alla luce nel 1731 agli 8 di marzo; diedesi alla via ecclesiastica, e fu canonico. Recò egli in dignitose ottave il libro di Giobbe; scrisse un poema in verso sciolto intitolato il Trionfo della Chiesa, e con sacri cantici latini ed italiani fece risuonare le sponde del Lario di Davidica armonia. Ai 27 maggio 1780 uscì di una vita per lui tribolatissima.

E gloriasi pur Como de' natali del Marchese Giuseppe Rovelli, natovi nel 1738. Dettò egli in patria con molta lode le istituzioni di Giustiniano; ed è autore della più bella Storia patria che s'abbiano i Comaschi. Riconoscenti i di lui concittadini gli consacrarono una onorevolissima lapide, che esiste in una delle sale della patria amministrazione Municipale. Morì nell'anno 1813.

Del più volte nominato Conte Giovanni Battista Giovio convien ora che facciamo la debita ricordanza. Nacque egli in Como alli 10 di dicembre del 1748 discendendo dalla nobile famiglia de' Giovj summentovati[5 - Sono già otto secoli che l'illustre Casato dei Giovj gode singolari diritti e distinzioni. Federico Barbarossa gli concesse di portar nello stemma l'Aquila Romana; Carlo Quinto Imperadore vi aggiunse le colonne d'Ercole; e Leon X. gli accordò d'inserirvi l'arme Medicee.]. Fu Cavaliere del sagro militar Ordine di Santo Stefano, e Ciambellano di S. M. I. R. A. Fe' dono al pubblico di molte opere pregiatissime; molte ancora lasciò inedite, e fu reputato un grandissimo erudito. In ispecial guisa poi è egli benemerito di sua patria, che illustrò con dottissimi scritti d'ogni maniera. Morì nell'anno 1814.

In gran fama salì ancora don Ignazio Martignoni, nato in Como nel 1754. Fu professore di Diritto nel patrio Liceo; pubblicò varie opere, e con esse acquistossi un nome distintissimo in letteratura ed in diritto. Nelle materie che il Martignoni imprese a trattare pochissimi gli possono stare a fronte, tanto egli scrisse maestrevolmente. Cessò di vivere nell'anno 1814[6 - A Martignoni fece l'elogio il sig. Luigi Catenazzi. Dalla maniera ond'è scritto quest'elogio, si riconosce agevolmente in Catenazzi il professore del bel dire.].

Fra celebri viventi Comaschi vuolsi primo nominare il degnissimo sacro Pastore, che ne regge la Diocesi, l'illustrissimo e reverendissimo Monsignor Vescovo Carlo Rovelli. È questi fratello del dianzi ricordato Marchese; conosce profondamente le lingue orientali; e a chiuder tutto in uno, è per dottrina e per santità di vita specchiatissimo.

Altro che fra' Comaschi merita particolar menzione si è il sig. Giuseppe Nessi, nato nel 1741. Stette egli molti anni professore d'Ostetricia sull'Università di Pavia, ed ora n'è Professore emerito. Mise in luce più opere, che gli procacciarono non volgar rinomanza.

È pure da memorare l'illustrissimo sig. don Antonio Della Porta, professore di filosofia razionale, morale e Pedagogia, chiaro nella repubblica letteraria per molte produzioni.

Il sig. dottor fisico Carlo Carloni professore di Storia naturale nel R. Liceo, è uomo prudentissimo nella medicina e in ogni ramo di scienze fisiche. Egli possiede una raccolta di minerali che merita di essere veduta.

Il dottor Francesco Mocchetti di cui poc'anzi avemmo menzione, versato in ogni maniera di bella erudizione possiede un'ammiranda collezione di libri del quattrocento.

Nè vuolsi passare sotto silenzio il sig. Giuseppe Malachisio chiaro per molte sue produzioni poetiche; chè egli ha pieno la lingua e il petto di quell'antico savere che cotanto onora l'uomo.

Il dottor fisico Onorato Solari uomo pur esso assai dotto possiede una collezione di Storia naturale molto doviziosa in conchiglie, fra le quali vedonsene molte di assai rare e peregrine.

Presso il medesimo si trova una serie assai numerosa di medaglie antiche d'ogni metallo sì greche che latine ecc. Trovansi pure bronzi, urne, lucerne, vasi di diverse forme e materia, idoli sì Egiziani che Romani, bassi rilievi, pagodi, avorj, dittici, e molti altri commendevoli storici monumenti ecc. Come pure possiede molti oggetti di curiosità e molte tavole dei migliori pennelli massime Fiamminghi. Vi si vedono per esempio i Caracci, gli Holbein, i Poussin, i Vandik, i Vander-Werf, i Morales ecc.

Ed eccoci a chi sovra ogni altro illustra Como co' suoi natali, al massimo rigeneratore delle fisiche discipline, ad Alessandro Volta. Nacque egli in Como da Filippo uomo patrizio, e da Maddalena de' Conti Inzaghi nel 1745. Innanzi a lui tutta s'inchina la filosofica famiglia; del suo nome si fa bella Italia; di sua fama è piena tutta Europa; e a noi basterà ripetere il detto dell'oracolo: Tanto homini nullum par elogium.

Sono questi per comune avviso i primi illustri Comaschi; e Como argomentando sull'odierna sua gioventù può nudrir ferma speranza di crescerne il numero fra non guari.




§. III


Quanto alle cose, che possono in Como trattenere l'erudita curiosità del forastiero, deesi prima collocare la superba Cattedrale posta sulla piazza maggiore. Cominciossi nel 1396; fu l'opera di più secoli; e fu unicamente eseguita colle devote beneficenze de' splendidi cittadini. Il forastiero vi potrà ammirare l'ampiezza e gli ornamenti d'ogni sorta; e dopo aver tutto esaminato dovrà conchiudere, che questa magnifica mole tutta marmorea non conosce superiori, tranne S. Pietro di Roma, S. Paolo di Londra e il Duomo di Milano.

Dietro il Duomo sorge un'altra dignitosa fabbrica dedicata al colto ed onesto divertimento de' cittadini. È questo il nuovo Teatro, eretto da pochi anni con particolare splendidezza; e il forastiero dopo averne trovata graziosa l'arena, bellissimi i ridotti, maestoso tutto il fabbricato, sarà pur forza che ne confessi leggiadrissimo il Teatro.

In vicinanza di Porta Milano, fatta nell'ampia torre stata costrutta nel 1182, da cui dassi anche altro nome alla Porta, scorgesi la recente suntuosa fabbrica del Liceo, che già volge al suo compimento, e la cui facciata è sostenuta da otto rare colonne fra l'altre, che da Benedetto Giovio e dagl'intendenti voglionsi di marmo greco[7 - Alcuni portano opinione che le dette colonne non sieno altrimenti di marmo greco, ma bensì di marmo delle montagne del Lario.]. Il Liceo è fornito d'una buona biblioteca, che la munificenza del Governo va continuamente arricchendo; d'un gabinetto fisico ben provvisto di fisiche suppellettili; d'una serra e d'un giardin botanico. È poi specialmente distinto per ottimi professori.

Prima però di uscir di città amiamo di annunciare all'amator delle belle arti gli angelici freschi, che adornano l'altar della Vergine nella Chiesa di S. Fedele, e che ritengonsi di Camillo Porcaccino; il Museo Gioviano posseduto in parte dal Conte Paolo Giovio, e in parte dagli illustrissimi fratelli Giovj Conte Cavaliere don Francesco e Cavaliere don Paolo, presso i quali esiste ancora una sceltissima biblioteca; infine varj quadri e dipinti di pregevoli pennelli, che trovansi presso l'illustrissimo sig. don Benigno Natta, l'illustrissimo sig. Conte Mugiasca, attuale I. R. Consigliere di Governo, e l'illustrissimo sig. Ciceri don Camillo.

Fuori della Città, all'amena spiaggia dell'Olmo in capo al Borgo Vico, degnissimo è d'essere ammirato il grandioso edifizio dell'illustrissimo sig. Marchese Innocenzo Odescalco. La sala maggiore di questo palazzo, splendida per marmi e per molt'oro, non sa punto invidiare le aule reali.

Quella parte del Vico che giace in riva al lago è resa signorile e deliziosa dai molti nobilissimi suburbani che vi torreggiano.

Il Collegio Gallio vicino a Porta Sala ossia Svizzera è meritevole della considerazione del forastiero. Fu questo Collegio fondato dal Cardinal Tolomeo Gallio nel 1583 ed affidato ai Padri Somaschi che vi entrarono nel 1589. È il Collegio presentemente in fiore, e a tutta ragione, poichè ottima è l'educazione che dagli attuali Padri vi si presta. Rettore del Gallio n'è l'esimio sig. don Carlo Locatelli, e n'è grande ornamento l'ellenista sig. abate don Giuseppe Pagani professor di rettorica.

Non guari lunge dal Gallio è posto il celeberrimo Santuario del Crocifisso. Il Simulacro che vi si venera credesi lasciato in Como da una Francese compagnia di Bianchi intorno all'anno 1400, ed è rinomatissimo per molti insigni miracoli operati. In questo ricco Tempio avvi pure un organo di tanta eccellenza che fassi per uno de' primi d'Italia.

Dal Crocifisso è breve il passaggio allo Spedal Maggiore. Questa vasta fabbrica è osservabile per le ampie e ben ventilate crociere. Il Luogo Pio è saviamente regolato da una Congregazione di Gentiluomini, avente per capo l'I. R. Delegato Provinciale.

Al principio del Sobborgo di S. Rocco, e in capo a quello di S. Martino ritrovansi le due comasche fabbriche di pannilani. Si acquistarono esse molta riputazione per l'eccellenza de' panni che ne sortono. La prima spetta alla ragguardevole famiglia Luraschi; la seconda, più grandiosa ancor dell'altra, appartiene alla nobile Famiglia Guaita, che si meritò premii e distinzioni dal cessato Governo per avere condotto l'arte a rara perfezione: e l'amatore delle buone arti non tralasci di visitarle.

Como poi oltre le succennate cose vanta ancora un Seminario Vescovile; un Conservatorio, ed un monastero di Salesiane per l'educazione delle fanciulle.

La Comasca popolazione ascende a 14000 in 15000 abitanti[8 - È da notarsi l'enorme inesattezza del Nuovo Dizionario Geografico, stampato da Giovanni Bernardoni, Milano 1813, ove alla voce Como restringesi la popolazione di questa Città a 7278 abitanti.]. Il suo principal commercio è in seta, onde conta molte ottime fabbriche di seterie. Sul carattere infine de' Lariani recheremo, conchiudendo, la osservazione del celebre Bettinelli, trovarsi intorno al Lago di Como il più ingegnoso ed industrioso terreno forse d'Europa. Entus. pag. 362.




AVVISO



AL LETTORE BENIGNO

Il viaggio che qui ne diamo del Conte Giambattista Giovio fu scritto nel 1795. Essendo la prima edizione di tal viaggio divenuta rara, abbiamo creduto di fare cosa grata agli amatori del Lario il riprodurlo in luce co' nostri tipi accresciuto di note ove gli avvenuti cambiamenti le domandavano. E vivi felice.




Viaggio pel Lario e descrizione


Avviandoci al porto per intraprendere la navigazion nostra sul Lario, avvertiremo che quel seno e quel molo non sono cosa antica. Nel 1225 i[9 - Bened. Jovii. Hist. Patr. p. 206. = Portus, qui nunc habetur, haud ita non multo ante tam frequens erat, sed alius portus fuit, qui modo Episcopatus appellatur, anno Domini XXV. supra M. et CC. conditus, qui, quia aucto lacu semiobrutus esset, alium construxere. Ad hunc autem antiquiorem portum, illac, ubi nunc horti sunt Episcopi, recta procedebant, unde Divi Probini ædem incursu ripæ ædificatam legimus, quo tempore regio illa frequentissima erat. Sed postquam in civitatula ab Azone Vicecomite condita fuit clausa, paucos habuit incolas, et vero per tempora libertatis Mediolanensis destructa, frequentior fieri cœpit.] Comaschi ne aveano cavato uno presso alla piazza de' Liochi, che appellato venne del Vescovado. Altro pure assai ampio ed opportuno vi aveva all'altro fianco della città, il quale per lunga incuria interriossi, e venne in questi ultimi anni ceduto ai cittadini Nolfi, che in parte ad uso il convertirono di giardino. Nè di piccioli moli facea mestieri ai Comaschi avvolti sovente in guerre navali; or ci può bastar questo, ma non dovremmo ommettere di purgarlo nella stagion d'acque basse da quella fitta che il deturpa, e guasterallo un giorno.

Esciamone a manca e intraprendiamo lunghesso la sponda sinistra il viaggio. Tosto ci si presenta la spiaggia ampia del Pasquerio partita in due dal torrente Cosia che si sfoga ivi nel lago. Poco oltre a trent'anni fa avea egli le foci rivolte verso il sobborgo; ora col murato alveo fu costretto a piegarsi a dritta. Se le misure si osservino di quel pubblico pascolo rilevate da periti in sul principio del secolo, vedrassi che ne crebbe alquanto l'estensione; nè fia maraviglia per chi ponga mente alle sabbie che versa il Cosia in quelle vicinanze, ed ai venti che agitando le onde vanno collocandole lungo que' lidi. Saria pensier saggio che fosse vietato il cavarle per uso delle fabbriche, tranne il sol letto del torrente, mentre in tal guisa accrescerebbesi ai posteri una pianura tanto più pregevole fra spazio breve rinchiuso da' monti. Ottimo fu pure il pensamento che ne rialzò una parte in questi ultimi anni col dispendio di scudi sei mila: così più salubre si rese e men soggetta alle inondazioni. Potrebbe con ampie piantagioni quadrate rendersi agevolmente più ameno quel passeggio, nè gli si torrebbe il comodo di schierarvi, come pure si costuma, le truppe. Fannosi fra tigli ed olmi presso Strasburgo i militari esercizj, nè il diletto de' cittadini opponsi al porvi soldati in marcia in finte zuffe. Bello spettacolo sarà per chi navighi il volger gli occhi in giro, sì che le vette, che la città e il pian d'intorno coronano, esamini d'un colpo, e quinci il celebre Baradello or nido ai gufi, e quindi l'unica porta[10 - Questa fu testè demolita, essendosi aperta la nuova strada di Lecco. L'Editore.] d'antica munizione che tuttora resti sulla costa di s. Martino osservi, e in mezzo piramidar tante torri e campanili. Ma già presso il finir del Pasquerio comincia la parte più leggiadra del Vico. Primo di tutti ne si offre quel palazzetto che pur or costrusse Antonio Baldovino, e dietro quello sta l'ampio ed amenissimo ritiro de' Carmelitani[11 - Fralle inedite lettere del Borsieri avvene una a Lodovico Carretti, in cui vedesi che gli Scalzi faceano pratiche per aver sul nostro territorio una solitudine da fabbricarvi un chiostro. Il Borsieri proponeva la Valle d'Intelvi, ma soggiungeva pure = Chi sa che non cerchin da lunge per trovar d'appresso? = E così fu, divennero essi pochi anni dopo possessori del Giardino del Borsieri. In altra di lui lettera al conte Costanzo d'Adda se ne legge la descrizione. V'eran dentro pitture del vecchio Luino, di Calisto Lodigiano, di Carlo Cremasco, di Giacomo Bassano, di Giacomo Tintoretto, di Giacomo Palma, di Camillo Boccaccino, di Domenico ed Andrea Pellegrini, di Pier Francesco Morazzone. Non vi mancavano belle ajuole con fiori, ombrose selve, industri fonti, armadj con libri eletti. Aveva poi anche il Borsieri nelle case di città qualche raccolta di marmi antichi. Ma Como può ripetere quel verso del Petrarca = Ben fera stella fu sotto ch'io nacqui = tutte si dispersero più volte le cose belle radunate da qualche egregio suo cittadino. Il Vescovo Archinti pria, poscia l'altro suo Vescovo Lazzaro Carafino lo spogliarono di molte iscrizioni che arricchirono Milano e Cremona. – Questo ritiro è stato soppresso. L'Editore.] scalzi, entro cui al principio del secolo scorso era il Giardino celebre ricovero del dotto nostro Girolamo Borsieri. Spira a tutto questo lato dalla valle e dal rivo del Molinello una fresca aura consolatrice. Passata appena l'arcipretal chiesa di s. Giorgio, entro angusti confini sorge il casino del professore Bassian Carminati, ma il Soave architetto domò la difficoltà del luogo col ben partir la casa ed idearla. Segue la villa dei Barbò marchesi di Soresina; indi con ampio lusso il suburbano d'Eleonora marchesa Villani nata Doria Sforza. La culta dama, che signorilmente dimoravi, prese da' suoi viaggi il gusto di ammobigliarlo con eleganza; magnifica a stucchi lustri, piena d'aria e di sole è l'oval sala di mezzo. Parte del giardino locossi sovra quadrate muraglie che vedevansi sotto acqua a lago cheto, e servivan forse all'isoletta selvosa che Paolo Giovio[12 - Paolo Giovio in principio del volume = Elogia Virorum literis illustrium = nella descrizione del Museo ad Ottavio Farnese fa cenno dell'isoletta = Insula exsurgit firmissimo pariete circumsepta, jucundaque eminentibus pomiferis arboribus.] avea al fianco destro del Museo. Di tal amenissimo e celebre suburbano ragionano anco gli esteri, e il notano le geografiche carte. Marco Abate Gallio nipote di Tolommeo cardinale compratolo il distrusse barbaramente nel 1616. Sigismondo Boldoni[13 - Larius Sigismondi Boldoni = Neque ego quemquam esse tam barbarum putarim, qui, si illac transiens surgentem novarum ædium molem aspexerit, atque inde disturbatos sæva pietate muros, et jacentem tot eruditorum operum congeriem et obliteratas imagines contempletur, lacrymas tam insigni ruina manantes tenere possit.] deplora l'impresa del Gallio, il qual pur faceva di tutto perchè il nome si obbliasse del chiarissimo[14 - Fra le inedite lettere del Borsieri ve ne hanno al geografo Magini, ed allo stesso abate Marco Gallio, e da quelle scopresi il furore che avea quell'abate di cancellare la memoria di Paolo e de' Giovj, cui pur doveasi la sorte della di lui famiglia. Così operò pure per Balbiano e a forza d'oro fece che qualche tedesco desse il nome d'Alvito alla celebre Isola Comacina. Nella pubblica biblioteca Comense de' Dottor Collegiati avvi un Codice della Storia Patria di Benedetto Giovio, e in più luoghi nel margine del libro in cui de' templi si tratta e de' chiostri, viene malmenato il Gallio, e in un passo quasi a colmo di delitto si aggiunge = qui etiam Jovianum Museum funditus evertit.] fondatore. Ma se in quell'occasione perirono pitture a fresco piene d'anima, di cui anche fa menzione il Doni[15 - Nella lettera al Domenichi del 1543 ai 17 luglio, e nell'altra al conte Agostino Landi del 20 del detto mese ed anno.], se spezzaronsi marmi sculti con belle sentenze d'ingegno piene; almeno le tavole e le tele rappresentanti i volti degli uomini illustri e le medaglie e le rarità Indiane ed Americane[16 - Veggasi l'itinerario dello Scoto, e il Salmon, e più altri. Fra questi il conte Giambattista Giovio nell'elogio di Monsignor Paolo Giovio in tutta quella parte del testo che corrisponde alle note dall'ottantesima quinta alla centesima sesta.] trassero i Giovj nelle lor case di città; ed ivi sorse col nome di Gallia un novel palagio magnifico, che da trent'anni circa spetta a Don Pietro Fossani milanese patrizio. Degne son da vedersi le pitture dell'ampia sala, e qualche fregio del cavalier Isidoro. Ciò è quanto lasciovvi d'antico il novello signore, distrusse esso il restante. Il Museo e poi la Gallia si edificarono sugli annosi vestigj della villa di Caninio Rufo, il quale vi abitava a giorni di Traiano, la cui guerra in Dacia seppe degnamente cantare in greci eroici, e son note le pistole a lui del giovane Plinio. A due passi dalla Gallia il sunnominato possessore moderno di quella alzò in quegli anni ultimi una ridente abitazione, distruttivi alcuni meschini abituri. Contiguo a questa è l'alloggio del cavaliere Aurelio Rezzonico non dell'antica patria immemore, e il di lui orto si specchia nel lago. Più ampie e con giardini a tergo ed in faccia al prospetto del Lario stanno le case del conte Resta, che sullo spazio eressele appartenente a' Padri Minimi, e pria alla badia di Vico. Indietro giace quel vaghissimo ritiro appartenente al Conte Giovanni Salazar per retaggio della comense di lui moglie Marianna della Porta. Ivi nè vasto vi manca il passeggio, nè copia d'acque, nè l'ombra d'annosi tigli, nè la solitudine della prossima e facil montagna. Ma chiamane a se l'Olmo ove il marchese Innocenzo Odescalchi v'adopera ben ampie fortune, ed una mole si estolle che sfida i secoli. Il marmo, l'oro e gli stucchi lustri vi son profusi. Questo palagio chiude lungo il lago il sobborgo di Vico; avvi però di là strada atta alle carrozze che guida fino a Grumello.[17 - Qui ha principio la strada carrozzabile fatta costruire da S. A. R. la Principessa di Galles, e che termina alla di lei Villa d'Este dopo Cernobio. L'Editore.] Fu quella villa edificata da Tommaso d'Adda, cui nel 1578 dal Consiglio decurionale venne concesso l'irrevocabil diritto di raccogliere sulla costa di Monte Olimpino[18 - Veggasi il volume delle Ordinazioni Decurionali scorrente dal 1577 al 1581. Ivi sotto il 5 d'agosto del 1578 leggesi la concessione perchè quelle acque = Villæ Grumelli magnifice ædificatæ ad hilaritatem fere publicam, maximam sint allaturæ hilaritatem.] le acque onde alimentar la fontana. L'ebbe poscia a delizia il[19 - Borsieri Descrizione manoscritta del territorio Comasco = Ballarini, Croniche pag. 316 = Rusca Luigi ne' suoi Madrigali sul Lario = Lettere di Francesco Vicedomini in Como pel Turato 1623, sul fin del volume.] Vescovo di Modona Sisto Vicedomini, possedettela indi il cavalier Porta, da ultimo i fratelli Carlo e Benedetto Odescalchi, il qual secondo fu Papa col nome di Innocenzo XI. La acquistarono indi i vescovi sotto Monsignor Neuroni come amministratori del luogo pio de' Catecumeni, e v'abitarono. Il piacentino don Carlo Galli l'ebbe poscia. Ora appartiene al cavaliere conte Giambattista Giovio cui piacque di lodarne in una sua pistola al Conte Roberti[20 - Lettera dei conte Abate Giambattista Roberti al cavaliere conte Giambattista Giovio, e risposta del medesimo sopra Giacomo da Ponte pittore detto il Bassan Vecchio. Lugano 1777 alla pag. 58 e seguenti.] il prospetto amenissimo: ed in vero angol non v'ha di monte, non sen di lago che sfugga al guardo lusingato e pago. Di là a pochi passi s'interna nel curvo lido il caserino della Zuccotta[21 - Ora villa deliziosa del sig. Configliachi Professore nell'I. R. Università di Pavia. L'Editore.] erettovi dai Volpi a solingo diporto. Per l'economia delle celle anguste possiam d'isgradarne quasi il lavor geometrico d'un alveare. Ma giù per la valletta che stagli a tergo scende poi non molto dopo il meriggio un frettoloso ponentello che increspa le onde, e fideicomisso[22 - Una questa è delle espressioni care e ghiotte adoperate dal conte Magalotti nella lettera, in cui descrisse con istile sì bello, la sua villa di Lonchio.] nei mesi della state non manca mai.

Segue il Ceresajo, il quale a' giorni di Girolamo Borsieri era ancor colle alpestre, ed allor si ridusse a vigne ed a fertilità d'ottimi frutti, fra' quali hanno vanto i fichi. Poco oltre incontrasi Tavernola, che in questi ultimi anni fiorì per l'eleganza degli ospiti suoi, appigionata, com'ella fu, all'Intendente generale delle Finanze baron di Lottinger. Da una colonnetta ivi spuntante a fior d'acqua si determina da quel lato il confine della pescagione riservata al possessore di Grumello. È sul tappeto che il calle angusto dall'Olmo a Tavernola s'abbia da formare in agevole strada larga per braccia dieci[23 - Vedi la nota 1 (#cn_16) alla pag. 12. L'Editore.]. L'amenità allora di tutta quella piaggia crescerà a dismisura, e forse alle falde dell'Olimpino cresceranno più ville che si specchino nel Lario. Nè l'opera viene consigliata soltanto dall'amenità, perciocchè su quella via, non senza esempio di sventure, si traggono le farine alla città sulle schiene de' muli, le quali allora verrebbonvi sulle carra, come pure i fieni che si falciano moltissimi nel piano della Bregia, e debbono ora con lungo giro guidarsi intorno al giogo dell'Olimpino per guadagnare con fatica retrograda l'altra strada, che a Como mette ed agli Svizzeri.

Ma da Tavernola per ire a Cernobio la via Regina discostasi assai dai lidi del Lario, e per vigneti e campi e praterie inoltrasi in quella grande piaggiata, che forse ne' secoli scorsi formossi tutta colle inondazioni del fiumicello Bregia, il quale non di rado poi romoreggia strabocchevole torrente; e va crescendo ognora il lido con sassi e ghiaje al suo sbocco. Alle di lui foci nell'autunno si prendono nobili trote, le quali amano di guizzare a ritroso sui sassi per deporvi le uova. Una gran parte delle perenni acque della Bregia è divertita all'uso de' mulini. Giace al di là di quelle, dentro un seno lunato, Cernobio, cui forse venne il nome dal vocabol latino Cœnobium. Eravi infatti un tempo un munistero di Cluniacesi, e poi vi succedette un convento di religiose, che da Giuseppe II insieme con tante altre vennero soppresse. Ma quella terra già prima di Pretore ornata, e de' suoi particolari statuti, fu distrutta e saccheggiata da Vincenzo Vegio, speditovi da Filippo Visconti duca di Milano; perciocchè i di lei abitanti aveano liberati a forza in Bellagio i debitori della camera fiscale. Ora ella è il soggiorno di piloti celebri e di esperti pescatori, nè scarseggia d'ameni casini, fra' quali vuole ricordarsi quello del marchese Tiberio Crivelli, dei Sala, del fu chiaro e pio poeta canonico Rezzano, e dei Clerici notaj e conti palatini. Pretendono alcuni che l'acqua della Colletta spicciante nel prossimo colle sia molto salubre, ma finora v'è controversia sulla di lei analisi. Dietro a Cernobio sorge con altissima vetta il Bisbino, sulla cui cima sta un tempio a Maria Vergine che dal popolo divoto frequentasi. È incredibile l'orizzonte che da quel cucuzzol discopresi, e qualora gli si aggirino dintorno le nebbie, se ne trae presagio in Como di pioggia imminente, onde avvi il proverbio

		Vanne a prendere il mantello,
		Che il Bisbino ha il suo cappello.

Sulle falde di questa montagna ampia si veggon le terre di Piazza e Rovenna patria del celebre pittore Angiol Michele Colonna. Vi si raccoglie frumento di grani sì belli e grossi, che volontieri cuocesi in minestra alla foggia del farro e dell'orzo. A pochi passi da Rovenna avvi una caverna detta il Pertugio della Volpe, e malgrado il difficile ingresso vi si mise dentro il dottor fisico Onorato Solari. Trovolla estendersi per 900 piedi parigini, e n'estrasse lunghi pezzi d'alabastro assai bello.

All'escir primo da Cernobio s'incontra il torrente Garro, presso cui intorno al 1568 il Cardinal Tolomeo Gallio cominciò il nobil palagio, che appellasi Garrovo, e spetta ora al marchese Calderara[24 - Presentemente la Villa d'Este di S. A. R. la Principessa di Galles. L'Editore.]. Volontieri v'approderà il viaggiatore, nè ommetterà di scorrere il viale, che sale sul monte, ed ha quinci e quindi due rivoli, che per centinaia di conche fluiscono scarpellate nel granito.

Prossimo gli sta Pizzo villa dei conti Mugiasca, i cui maggiori forzarono il dorso del monte a prestar loro ameni giardini di sol pieni e d'agrumi; poi curvandosi in circolo le rupi e la via regina si scopre Moltrasio, ove il conte Andrea Passalacqua costrusse non ha guari abitazion vasta e giardini a gran piani scendenti al lago più magnifici ancora. Ivi presso il baron Durini conservasi un Museo d'uccelli vivi, singolarissima cosa, e vi s'ode lo stridor minaccioso dell'aquila e il pianto armonico dell'usignuolo.

Nel petroso fianco del monte si cavan ivi le tegole pei tetti, e le caverne praticatevi e l'esperienza maestra ne fecero edificare celle parecchie per conservare il vino eccellenti, onde senza le cure, che usavano tante i Romani, possiamo bervi annosi liquori e sfidarli quasi nel lusso di quelle cene, per cui spillavano botti che ricevute aveano le uve pigiate sotto Consol remoto.




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notes



1


La guerra de' Milanesi e de' Comaschi fu rozzamente descritta in un poema latino dal contemporaneo Anonimo Cumano, che vuolsi dell'illustre casa Raimondi; e l'eccidio di Como fu nobilmente cantato dal Conte Carlo Castone della Torre di Rezzonico in un poemetto italiano stampato nel tom. II, p. 135 delle di lui opere.




2


Nella fortezza di Baradello morì miseramente nell'anno 1278 Napo Torriani, fattovi rinchiudere da Otton Visconti in una gabbia di travi. La morte di Napo somministrò l'argomento d'una tragedia al sig. Giovanni Battista Nasi attual R. I. Direttore delle Poste in Como, Pastor Arcade, e Socio di varie accademie. Al sig. Nasi non si può negare facil vena in poesia.




3


I Veronesi sforzansi di contrastare a' Comaschi la pertinenza di Plinio Seniore; ma iscorge affatto vani i loro sforzi chiunque voglia appena consultare le Pliniane disquisizioni del Conte Anton Gioseffo Rezzonico. La pubblica opinione però rese giustizia a Como, e questo Plinio leggesi Comasco nelle tavole cronologiche inserite nel Compendio di Geografia Universale del Guthrie.




4


Vedesi la morte di Plinio dipinta sul sipario del nuovo Teatro di Como. Per altro Plinio su d'un sipario, ed un sipario rappresentante una morte le sono cose, che a molti non sanno troppo quadrare.




5


Sono già otto secoli che l'illustre Casato dei Giovj gode singolari diritti e distinzioni. Federico Barbarossa gli concesse di portar nello stemma l'Aquila Romana; Carlo Quinto Imperadore vi aggiunse le colonne d'Ercole; e Leon X. gli accordò d'inserirvi l'arme Medicee.




6


A Martignoni fece l'elogio il sig. Luigi Catenazzi. Dalla maniera ond'è scritto quest'elogio, si riconosce agevolmente in Catenazzi il professore del bel dire.




7


Alcuni portano opinione che le dette colonne non sieno altrimenti di marmo greco, ma bensì di marmo delle montagne del Lario.




8


È da notarsi l'enorme inesattezza del Nuovo Dizionario Geografico, stampato da Giovanni Bernardoni, Milano 1813, ove alla voce Como restringesi la popolazione di questa Città a 7278 abitanti.




9


Bened. Jovii. Hist. Patr. p. 206. = Portus, qui nunc habetur, haud ita non multo ante tam frequens erat, sed alius portus fuit, qui modo Episcopatus appellatur, anno Domini XXV. supra M. et CC. conditus, qui, quia aucto lacu semiobrutus esset, alium construxere. Ad hunc autem antiquiorem portum, illac, ubi nunc horti sunt Episcopi, recta procedebant, unde Divi Probini ædem incursu ripæ ædificatam legimus, quo tempore regio illa frequentissima erat. Sed postquam in civitatula ab Azone Vicecomite condita fuit clausa, paucos habuit incolas, et vero per tempora libertatis Mediolanensis destructa, frequentior fieri cœpit.




10


Questa fu testè demolita, essendosi aperta la nuova strada di Lecco. L'Editore.




11


Fralle inedite lettere del Borsieri avvene una a Lodovico Carretti, in cui vedesi che gli Scalzi faceano pratiche per aver sul nostro territorio una solitudine da fabbricarvi un chiostro. Il Borsieri proponeva la Valle d'Intelvi, ma soggiungeva pure = Chi sa che non cerchin da lunge per trovar d'appresso? = E così fu, divennero essi pochi anni dopo possessori del Giardino del Borsieri. In altra di lui lettera al conte Costanzo d'Adda se ne legge la descrizione. V'eran dentro pitture del vecchio Luino, di Calisto Lodigiano, di Carlo Cremasco, di Giacomo Bassano, di Giacomo Tintoretto, di Giacomo Palma, di Camillo Boccaccino, di Domenico ed Andrea Pellegrini, di Pier Francesco Morazzone. Non vi mancavano belle ajuole con fiori, ombrose selve, industri fonti, armadj con libri eletti. Aveva poi anche il Borsieri nelle case di città qualche raccolta di marmi antichi. Ma Como può ripetere quel verso del Petrarca = Ben fera stella fu sotto ch'io nacqui = tutte si dispersero più volte le cose belle radunate da qualche egregio suo cittadino. Il Vescovo Archinti pria, poscia l'altro suo Vescovo Lazzaro Carafino lo spogliarono di molte iscrizioni che arricchirono Milano e Cremona. – Questo ritiro è stato soppresso. L'Editore.




12


Paolo Giovio in principio del volume = Elogia Virorum literis illustrium = nella descrizione del Museo ad Ottavio Farnese fa cenno dell'isoletta = Insula exsurgit firmissimo pariete circumsepta, jucundaque eminentibus pomiferis arboribus.




13


Larius Sigismondi Boldoni = Neque ego quemquam esse tam barbarum putarim, qui, si illac transiens surgentem novarum ædium molem aspexerit, atque inde disturbatos sæva pietate muros, et jacentem tot eruditorum operum congeriem et obliteratas imagines contempletur, lacrymas tam insigni ruina manantes tenere possit.




14


Fra le inedite lettere del Borsieri ve ne hanno al geografo Magini, ed allo stesso abate Marco Gallio, e da quelle scopresi il furore che avea quell'abate di cancellare la memoria di Paolo e de' Giovj, cui pur doveasi la sorte della di lui famiglia. Così operò pure per Balbiano e a forza d'oro fece che qualche tedesco desse il nome d'Alvito alla celebre Isola Comacina. Nella pubblica biblioteca Comense de' Dottor Collegiati avvi un Codice della Storia Patria di Benedetto Giovio, e in più luoghi nel margine del libro in cui de' templi si tratta e de' chiostri, viene malmenato il Gallio, e in un passo quasi a colmo di delitto si aggiunge = qui etiam Jovianum Museum funditus evertit.




15


Nella lettera al Domenichi del 1543 ai 17 luglio, e nell'altra al conte Agostino Landi del 20 del detto mese ed anno.




16


Veggasi l'itinerario dello Scoto, e il Salmon, e più altri. Fra questi il conte Giambattista Giovio nell'elogio di Monsignor Paolo Giovio in tutta quella parte del testo che corrisponde alle note dall'ottantesima quinta alla centesima sesta.




17


Qui ha principio la strada carrozzabile fatta costruire da S. A. R. la Principessa di Galles, e che termina alla di lei Villa d'Este dopo Cernobio. L'Editore.




18


Veggasi il volume delle Ordinazioni Decurionali scorrente dal 1577 al 1581. Ivi sotto il 5 d'agosto del 1578 leggesi la concessione perchè quelle acque = Villæ Grumelli magnifice ædificatæ ad hilaritatem fere publicam, maximam sint allaturæ hilaritatem.




19


Borsieri Descrizione manoscritta del territorio Comasco = Ballarini, Croniche pag. 316 = Rusca Luigi ne' suoi Madrigali sul Lario = Lettere di Francesco Vicedomini in Como pel Turato 1623, sul fin del volume.




20


Lettera dei conte Abate Giambattista Roberti al cavaliere conte Giambattista Giovio, e risposta del medesimo sopra Giacomo da Ponte pittore detto il Bassan Vecchio. Lugano 1777 alla pag. 58 e seguenti.




21


Ora villa deliziosa del sig. Configliachi Professore nell'I. R. Università di Pavia. L'Editore.




22


Una questa è delle espressioni care e ghiotte adoperate dal conte Magalotti nella lettera, in cui descrisse con istile sì bello, la sua villa di Lonchio.




23


Vedi la nota 1 (#cn_16) alla pag. 12. L'Editore.




24


Presentemente la Villa d'Este di S. A. R. la Principessa di Galles. L'Editore.


