Giardino di Ricreatione
John Florio




John Florio

Giardino di Ricreatione





Al candido Lettore


Essendo io sempre stato desideroso di giouarti (amichevole Lettore) nella mia giouanezza composi gia alcuni domestici ragionamenti, accioche per lor mezzo ti fosse più ageuole lo apprendere a fauellare Italiano, & hauendo poscia conosciuto (dallo essersi venduta la prima stampa di essi) che quali eglino si furono non ti sono punto spiacciuti, determinai (essendone souuente fiate da molti stato richiesto) di ripigliargli in mano, & di limargli di molte scorrettioni, & altresi d'abbellirgli con numero molto maggiore di volgarissimi prouerbij, e belle sentenze, che da quel tempo in qua sono piu che con mediocre diligentia ito raccogliendo da' migliori scrittori della Italica fauella, come se ti degnerai di riguardargli in effetto gli trouerai. La onde hoggi come parto nouello, e vie piu (s'io nulla veggo) del primo bello, ampio, e piaceuole te lo appresento, & certo che non ti debba esser men caro & accetto che si sia stato l'altro. Prego hora il creatore d'ogni cosa che a te rechi quel giouamento maggiore che sapresti desiderare, & a me conserui sempre la gratia tua. Sta sano.



    Amico de gli amici
    Gio:


 Florio.




A


A mal mortale, ne medico ne medicina vale.

A cauallo donato, non guardar' in bocca.

A caualli magri, vanno le mosche.

A buon' intenditore, mezza parola basta.

A chi la riesce bene, è tenuto sauio.

A buona seconda, ogni santo aiuta.

A tutto è rimedio, eccetto alla morte.

A casa mia non entrerai, se teco non porterai.

Al disgratiato, il pan tempesta in forno.

A molti puzza l'ambro.

A gouernar pazzia, ci vuol senno.

A carne di lupo, dente di cane.

A gatto che lecca cenere, non fidar farina.

A fumo, acqua, e fuoco, presto si fa luoco.

Ad vno, ad vno, si fanno i fusi.

Aue morta, non fa miele.

Adorna la cimia d'oro, e sempre sarà cimia.

A ciascun passo, nasce un pensiere.

Amico certo, si conosce nel'incerto.

Al villano, non dar bachetta in mano.

Al medico, & auuocato, non tener' il ver celato.

Alle nozze & alla morte, si conoscon gl'amicj.

Assai ben balla, a chi Fortuna suona.

A buon' ispenditore, Iddio è tesoriere.

Anche la volpe, non voleua del'uva.

Aiutati, che t'aiuterò io, dice domene dio.

Asino punto, conuien che trotti.

A' morti i fossi, a' cani gl'ossi.

Ama, che sarai amato.

Acqua lontana, non ispegne fuoco vicino.

A cane mansueto, il lupo par feroce.

Al' ben s'appiglia, chi ben si consiglia.

A cader và, chi troppo alto sale.

A chi dici il tuo secreto, doni la tua libertà.

Arriua in un punto, quel che non fà in mille anni.

A cuor vile, forza non gioua.

Alta fortuna, alto trauaglio apporta.

A tempo e luoco, è il vile talhor' ardito.

Amico da stranuti, il più che n'hai è un Dio t'aiuti.

A buona derrata, pensaui sù.

Ad arbor che cade, ogni un crida taglia, taglia.

A' pazzi, si mostra la vergine Maria.

A' porci, cadono le buone pera in bocca.

Ancor' il bene, quando è souerchio spiace.

Ad altare scaruppato, non s'accende candela.

A scrigno sgangherato, non si scrolla sacco.

A gatto vecchio, sorgio tenerello.

A naso tagliato, non bisognan' occhiali.

A chi vuole, non è cosa difficile.

A cattiuo nodo, cattiuo cugno.

A buon vino, non accade hedera.

Andar' a pescar, con l'hamo d'argento.

Ama l'amico tuo, con il diffetto suo.

A duo signor, non si può seruire.

Arte non regge, ma caso e fortuna.

A' mondi, ogni cosa è monda.

Andar da cauallo ad asino.

Affatica, si pigliano le volpi col laccio.

Andarci, come la biscia al'incanto.

Assai importa metter cosa in pentola rotta.

Ad ogni tristo cane, piace la carne.

Accender' una candela al Diauolo.

Arbori grandi non fanno altro, che ombra.

A buon carrattiere, non accadono due sferze.

A tale santo, tale offerta.

Ad un popol pazzo, un prete spiritato.

Alla Bertuccia, pare il suo Bertuccio bello.

Asino bianco va al molino, e pure si lamenta.

Andar col piede di piombo.

Andar senza barca in Cornouaglia.

Altra cosa è lo scetro, altra lo pletro.

Andar calzato tra le spina.

Andar' a casa del lupo per carne.

Accennar coppe, e dar bastoni.

Al mare, si truoua il pesce.

A carnouale si conosce, chi ha gallina grassa.

Ad arca aperta, il giusto pecca.

A' Pittori, e Poeti, stà bene ogni bugia.

Assai comanda, chi ubidisce al saggio.

Al'ingiusto è ingiustitia hauer pietade.

Amaro è il dono, che tuol la libertà.

A fama non si vien, sotto le coltre.

Al gusto infermo, ogni buon cibo noia.

Amor può assai, ma più un sdegno.

Andar alla salciccia, esser vilipeso.

Ad ogni vccello, il suo nido è bello.

A tumulto presente, rigor pronto.

Alcun per se, non ha saper che basti.

Alla necessità, cede giustitia.

Accende più l'essempio, ch'il sermone.

Assai sà, chi sà, se tacer sà.

Ad un fino, un fino e mezzo.

A' cani ch'abbaiano, dobbiam gettar' il pane.

Applicar la luna a gambari.

Amor' occhio ben sano, spesso fa veder torto.

Amor vuol fede, e l'asino il bastone.

A Lucca ti viddi, a Pisa ti conobbj.

A seruar fede, si lodan tutti i modj.

A gran speranza, il misero non crede.

Al vero che può nuocer, silentio è buon rimedio.

A preghi ingiusti, la clementia è sorda.

Agro altrui contra l'util, è il consiglio.

Alla vecchiezza, ogni fatica è graue.

A maggior felicità minor fede.

Al seruo patientia, al padron prudentia.

A chi fa, & a chi consente, la pena sia pari.

Al pertinace, il buon ricordo è in darno.

A dono nuouo, non conuiene gratia vecchia.

A faccia iraconda, lingua ascosa.

Asconde il pigro la man nella scodella.

A parlar falso, il fatto ver risponda.

Al partir dalla fiera, si vedrà chi ha belli poledri.

Andar' in Emaus.

Andar' in Piccardia.

Andar' alla mazza.

Andar per la fame, o per la morte.

Andar' in Fruili.

Assai domanda, chi ben serue e tace.

Andar sù per le rime.

Andar sù per i gerondij.

Al misero mai riesce il disegno.

Assai felice è morte con honore.

Andar con rampegoni per casa.

Accordar col fornaio.

Arco di Suran, tira agl'amici, & a' nemicj.

Al mal viuer la morte è beneficio.

Aspettar come l'anime in purgatorio.

Ad ogni suono, non s'entra in ballo.

Al fatto aperto, in darno è la disputa.

Aspettar che la palma porti i datoli.

Ardire, & non rispetto, chiede amore.

Amor dee fare ogni dur cor gentile.

Amor' infanga i gioueni, & annega i vecchij.

Abbraciar l'ombra, e pigliar' il vento colle reti.

Ad amor felice, raro vien felice fine.

Amico sino al'altare.

Amore può il tutto, & il tutto amor mantiene.

Aggiunger sproni ad un destrier, che gia ne và veloce.

Al'inuiolabil fede, ogni altra virtù cede.

Al'entrar si vede il segno, a l'vscir denari, o pegno.

A chi non duole, ben scortica.

A chi non pesa, ben porta.

A chi te la fà, fagliela, o tientela a mente.

A l'officio del commun', o trist'o buon, ce ne vuol' un.

A buon hora in pescheria, & tardi in beccheria.

Al corniero, da Cornetto.

A Messina assai poluere, pulci, & puttane.

A l'alba de' Visconti, quando il sole è a mezza gamba.

Alla ciera, si conoscono gli huomini.

Al'amico cura il fico, al nemico il persico.

A Venetia, chi vi nasce, mal vi si pasce.

Al villano dà la zappa in mano.

Al mangiar & al lauorar, l'huomo si dee spacciar.

Al tempo che le sarde non eran pesce.

Al vin ci vengo.

Al mangiar godiamo, al pagar sospiriamo.

Al leuar de le stuore, si vedrà ciò che da la sala.

A le spese di chi manco può.

A le spose del crocifisso.

Alle giouani i buoni bocconi, alle vecchie i strangoglioni.

A l'insegne, si conoscono le hosterie.

Al huomo moglie, al putto verga.

Andar doue vanno i sauij & i matti.

Andar bestia, e tornar bestia.

Anche le bestie amano.

A proposito sì, un chiodo da carro.

A chi non ha, vien dato, da chi non ha, vien tolto.

Alla pruoua gli asini si scorticano.

Al bugiardo non si crede la verità.

Alza dauanti, e bassa da dietro.

Allegrezza di pan fresco.

Allegrezza di cuore, fa bella pelatura di viso.

Alla fine, chi la prende la rende.

Anche io sò menar l'oche a bere, quando pioue.

A ben far non dar' dimora, perchè presto passa l'hora.

A poco a poco, il lupo mangia il lupo.

A san Luca, la merenda va nella buca.

A san Luca, le nespole si speluca.

Anche Adamo, mangiò del pomo prohibito.

Agio, e disagio, fa la donna impudica.

Aria sottile, produce ingegno sottile.

Al infermo il ragionar' altri è medicina.

Al gusto dolce, alla salute rea.

Amico tardi mi si fà, chi mi promette & non mi dà.

A cuor vile, forza non gioua.

A doppio la pazzia, cresce le forze.

Accordarsi con la pace, & col caldo, come le pecore.

Andar tentando i Monacj.

A can che fugge, dagli, dagli.

Andar' a caccia di grilli.

Andar con li zoccoli per l'asciutto.

Attaccar l'uncino alla christianella di Dio.

A modo del villan matto, doppo il danno far' il patto.

Amor' vuol fede, e fede vuol fermezza.

Andar greue dinanzi.

Amor di donna, e riso di cane, non vaglion un grano.

Arso il mortale, al ciel n'andrà l'eterno.

Altro non habbiam l'inuerno, che quel che cogliam la state.

Aleluia, ogni male fuia.

Amor dispetto, rabbia, e gelosia, in ogni donna ha signoria.

Andar ramengo, come il sole e la luna.

Andar, per la via de gambelli.

Alle fiate è meglio infermare, ch'esser ben sano.

Accettar volontieri, come l'asino la soma.

Anche Martino sa arar co' buoi.

Auaritia, scuola d'ogni vitio.

Anzi corna, che croce.

Alla terza, Dio la benedica.

A me torta di grilli, eh?

A san Michele, il calor va nel cielo.

Al soldato, pan fresco, vin vecchio, e soldo.

Anche i berteggiati, mangiano del pane.

Al buon tempo si tagliaua il sorgo con le scale.

Al far' in mar, al tondo in porto.

A chi la tocca, san Pietro la benedica.

Asino che raggia, non mangia.

Aggiungere ferro alla cazza.

Attaccare il maio alla porta.

Ancor' io, sono stato in danza.

Ancor' io, sò doue il diauol tiene la coda.

Ancor' io, sò quante paia fanno tre buoi.

Adesso vien' il buono, diceua chi sputaua il cuore.

Asciugarsi il naso col braccio.

Amar' in guisa, ch'il bastone il matto.

A buon confortatore, il capo non duole.

A zara, mio resto, io son chiarito.

Andar col cembalo, in colombaia.

A chi rincresce, pongasi a sedere.

Andar presso alle crida.

Attaccarsi la mente al petto.

Asino del pignattaio.

A chi duole il dente, se lo caui.

A chi tocca, leuisi.

Amor regge suo regno, senza spada.

A buon cugno, non accade gran mazza.

Amore è il vero pretio, con che si compra amore.

Amami poco, ma continua.

A qual cosa non stringi i cuor mortali, oh empia fame d'oro.

Adulatione, e fittione sono la pincia de' grandi.

Alla fama si và, per varie strade.

Alle cose passate, non si truoua rimedio.

Asini che non portan basti.

Assai beato muore, chi esce di dolore.

Assai acqua passa per il molino, ch'il molinaio non vede.

Accarezza il vecchio matto, se vuoi ricca farti a un tratto.

Amore fà molto, ma l'oro sa più fare.

A dì tre d'Aprile, il cucco de' venire, se non vien' a otto, o è preso, o morto.

Andar doue ne Papa ne Imperatore, può mandar' Imbasciatore.

A me pare vna coglioneria, lasciar di se memoria a l'hosteria.

Arbor verde, da sè vien secco.

Arbor secco non diuien piu verde, così fa donna ch'il suo tempo perde.

Al'honor chi manca d'un momento, non ripara in anni cento.

Ad ogni cosa fuor ch'a la morte, truoua rimedio l'huomo forte.

Amor non si cela sotto manto, ne si copre sotto canto.

Aspetta tempo e luoco a far vendetta, che non si fece mai ben' in fretta.

Assai guadagna chi fortuna passa, ma molto più chi le donne lassa.

Ama Dio & non fallire, fa pur bene, & lascia dire.

Al nostro tempo sono radi, a chi altro ch'il guadagno agradi.

Armato come i scudi della camera di presentia, leggiermente.

Arbor spesso trapiantato, mai di frutti è caricato.

Alhora si poteua sputar in chiesa.

Andare in frega.

Andare su le ponta de' zoccoli.

Andar come le campane di Manfredo.

Anche il granchio, corre con la volpe.

A l'acqua cede il sasso.

A spettare, come il lauoratore la ricolta.

Altro ci bisogna, dice il vangelo in volgare.

Amar come la scimia le ceriese.

Appoggiar il luccio nel serbatoio.

Attaccar couelle.

Al mare conuien pescare.

A tristo scrittore, ogni pelo impedisce.

A cane scottato, l'acqua fredda pare calda.

Anche i cuochi auanzano i capi, i piedi, & l'entraglia degl'animali.

A voler fare vno valente, conuien fargli villania.

Andar dal buio al oscuro.

A Baccano, non si farebbono.

Amoreuole come un Giudeo, a chi non ha pegno.

Aspettar la imbeccata, come fanno i passerotti.

Alla mazza vanno le naui vecchie.

Altro che terza & benedicite, ci vuole per descinare.

Andar da Batante a Ferrante.

Anche il mare, ch'è sì grande, si pacifica.

Andar doue vanno le schiaue la festa.

Altro che guanto, e lettere in mano.

Anche il vino, che ha la muffa, s'impara a bere.

Auanzare i piedi fuori del letto.

Al verbo dello alquia, disse la Betta.

Andar su le lastre del tetto, senza pedale.

Astutia vince senno.

Anche i preti vogliono menar le calcole.

A Baldo, Bartolo.

Amore regge, senza legge.

Amor da per mercede, gelosin e rotta fede.

Amare, non è honorare.

Amore col suo strale, percote ogni mortale.

Alza il matto il fai salire, se non è matto fallo venire.

A sbaraglio va in cà, a sbaraglin da' dà.

Aggiongi un pan' in tauola.

A ventidue viene la Madalena.

Aue maria, questa cappa è mia, padre nostro, dammela tosto.

A proposito cala basso, dice lo Spagnolo.

Ambasso, fatti inanzi un passo.

A l'Agosto ti voglio.

Aprir la bocca, e soffiare.

Anche Diomisio insegnò l'A.B.C.

Ad ogni vno piace la chiacchera.

A nissun' è vero amico, chi a sè è nimico.

Assiduità, genera facilità.

A chi veglia, tutto si riuela.

A longa corda tira, chi morte altrui desira.

Abondanza, vicina è d'aroganza.

A gran mal' fare, picciol tempo basta.

Al canto l'uccello, & al parlar' il ceruello.

A buona volontà, non manca facultà.

A giouane soldato, vecchio cauallo.

A grassa cucina, pouertà è vicina.

A pazzo relatore, saggio ascoltatore.

A parole lorde, orecchie sorde.

A cattiuo cane, corto legame.

A tale piede, tale scarpa.

A dura incudine, martello di piuma.

A carne di lupo, salsa di cane.

A tela ordita, Dio manda il filo.

A orgoglio, non manca cordoglio.

A pan duro, dente acuto.

A la fin si conosce il buon, e 'l fin.

A le barbe de' pazzi, il barbier impara a radere.

Assai va al molino, chi ci manda il suo asino.

A ventre pieno, ogni cibo è amaro.

Ancora chi tien il piede, aiuta a scorticare.

Al pouero, un vuouo, vale un bene.

A pignatta rotta, non si può far danno.

Amico di ogni vno, amico di nissuno.

Acquista in giouanezza, per viuer in vecchiezza.

Auaritia, rompe il sacco.

A san Valentino, primavera è vicina.

A san Barnabà, il dì piu longo del'istà.

A sant'Vrbano, il formento ha fatto il grano.

Anno neuoso, anno fruttuoso.

Andar' alla volta del rifrescatoio.

Andate come la porcellana, se volete che io v'intenda.

Auuenire come i zuffoli di montagna.

Ad ogni modo, noi siamo per far duo fuochi.

A me non darai cotesta sazzacchera.

A me non appiccherai cotesta nespola.

Anche il Duca muraua.

Anaspare le parole a mente.

Al trebbiano vi voglio.

Al'altra, disse il cacciatore.

Amici da tre per paio, come i caponi di Seraualle.

A poco a poco, io darò in terra.

A fra Lorenzone, poca fatica è gran' sanità.

Anche le ranocchie morderebbono s'hauesser denti.

A chi tocca tocca, se nò, hauesti paura?

A calabroni, bisogna fuoco o acqua bollita.

A cose troppo alte, non si piglia mira.

Andar a Fuligno, cioè a fune e legno.

Andar' in domo Petri, in prigione.

A minuta gente, minuta moneta.

A cattiuo cuore, dottrina non vale.

A puttane le noci.

A pignatta rotta, brodo spanduto.

A barba di pazzo, rasoio ardito.

Al cattivo cane, tosto vien la coda.

A consiglio di matto, campana di legno.

A panno grosso, bella mostra dinanzi.

A gran pena, tosto e bene.

A vecchio conto, nouella taglia.

A padre cupido, figliuolo prodigo.

A tanto figlio, scienza, grado, o buon consiglio.

Amico del tuo vino, non habbi per vicino.

A pan d'una settimana; fame d'un mese.

Amico di bocca, non vale vna stoppa.

Al'auuentura, si mettono a couar gl'uuoui.

Asino carico d'oro, mangia cardoni, & ortiche.

A tauola tonda, non si contende del luoco.

Anche il letame, è buono a qualche cosa.

Al più pouero, la candela in mano.

A barba di folle, il rasoio è molle.

Amicitia di genero, sole d'inuerno.

Allo suogliato, amaro è il miele.

Andar e parlar si può, ma bere e masticare nò.

A san Barnabà, la falce al prà.

Anche il dritto, ha bisogno d'aiuto.

Andar dal fico al pero.

Anche la salciccia, le buone opre succia.

Altre feste non ci è questa settimana.

Affibbia quella, crack me that nut.

Anche il mosto, bolle senza fuoco.

A la corte del Rè, ogniun fucci per sè.

A tutte hore piscia il can', e piange la donna.

Al debil' il forte, souente fà torto.

Amare, non è senza amaro.

Al ventre, tutto entra.

Allo stendardo, tardi va il codardo.

Alla conocchia, il pazzo s'inginocchia.

Anno ghiandoso, anno cancroso.

Al maggiore, diasi l'honore.

Al'assente & al morto, non si dee far torto.

A tristo sordo, buono orecchia.

A la candela, la capra par donzella.

A dolor di dente, non aiuta stromento.

Al principio, & al fin, Marzo ha qualche venin.

Aperta ha la porta, chiunque apporta.

A buona terra, buono agricoltore.

A buona casa, buon ministratore.

A l'indegno il beneficio, vale per un maleficio.

A lesso & arosto, tutto, và nel sacco.

A gotta, a gotta, il mar si seccherebbe.

A rischia un vuou, per guadagnar' un bou.

Anche i cani, fuggon' il veneno.

A la barba l'huomo si conosce.

A tauola si và a scuola.

A testa bianca, spesso ceruello manca.

A granaro vuoto, formica non frequenta.

Al corriuo, mai non manca briga.

Assai basta, per chi non è ingordo.

Al'oscuro, ogni gatto è grigio.

A cattiua vacca Dio da corte corna.

Ad ogniuno come piace, diceua colui che basciaua la vacca.

A sacco vecchio, conuengono molte pezze.

Altri di me non sà, doue mi duol' la scarpa.

A' putti, si danno i primi.

A picciol' forno, poca legna basta.

A gatto che lecca il spiede, non fidar l'arosto.

A le mani, disse colui, che non ne haueua.

Accordar la corna musa.

Andar' al pino, o al cipresso.

Andar a veder, se i colombi son diuentati di gesso.

Ancor questa si può ligar' al dito.

Ariuar doue si vende il pane a buon mercato.

Andar' ad amazzar la gatta.

Andar legato, e stretto.

Ascoltar come un porcellin grattato.

Acciò san chimenti gli faccia la gratia.

Appuntar' i piedi al muro, e pur non far nulla.

Andarci di buone gambe.

A tutto ci è riparo, chi lo sà trouare.

Andar' a cacciar la chioccia dal pagliaro.

Apri la bocca, secondo i bocconi.

Anche la legna nodosa, fa buon fuoco.

Attinger' acqua col criuello.

A donare, e tenere, ingegno bisogna hauere.

A chi ti vuol' male, venga donna, processo, o vrinale.

Alle volte, più vale la feccia ch'il vino.

A popol sicuro, non bisogna muro.

A chi Dio dà farina, il diauol' tuole il sacco.

A fanciullo, vecchio, & a donna, non si dee far piacere.

Artegiano che non mente, non ha mestier tra la gente.

Amici son buoni in ogni piazza, chi non ne ha, se ne faccia.

A caual corrente, e giuocatore, poco tempo dura l'honore.

Ad ogni porcello, il suo San Martino.

Andar per la via del'horto.

Al villano, se dai il piede, lui piglia la mano.

Anche io conosco un bue tra cento persone.

Anche io ho pisciato sopra qualche neue.

Al finir del giuoco, si vede chi guadagna.

Aprile piouoso, Maggio ventoso, dinotan' anno fruttuoso.

A torto si lamenta del mare, chi due volte ci vuol tornare.

Ad ogniuno piace la robba del compagno.

Ala barba sua.

Andarsene alla reale.

Al piu potente ceda il piu prudente.

A fronte scoperta.

A nissuno puzza la sua coreggia.

Al miser' huomo non gioua andar l'ontano, che la fortuna sempre gli tien mano.

Amor di donna è come il vin di fiasco, la sera è buono, la mattina è guasto.

Amor di donna è come la castagna, di fuor' e bella, e dentro ha la magagna.

A donna non si fà maggior dispetto, che quando vecchia o brutta le vien detto.

Amore è fanciullo cieco e spietato, Fortuna è donna sorda & ostinata.

Ancor che la ghirlanda non costi un quatrino, non stà bene in capo a ogniuno.

Aspettare e non venire, star' in letto e non dormire, ben seruire e non gradire, son tre doglie da morire.

A vision d'infermi, e sogni vani, a cingani, mercanti, e cortegiani, si può più ch'a puttana prestar fede, tutta bugia da la cima al piede.

Altro non siamo che fumo, terra, e polue, e nostra spoglia in cener si risolue.

Al bugiardo gioua esser sagace, se vuol far credere il suo dir verace.

Amore nel principio dolcemente applaude, poi tesse di nascosto inganno e fraude.

A San Martino, bevi il buon vino, e lascia andar l'acqua al molino.

Al torre imprestito, sei cugin germano, ma al render figlio di puttana.

A coscientia clericorum, opinione doctorum, fide mercatorum, blanditio feminarum, recipe medicorum, & cetera notariorum, libera nos Domine.




B


Bandiera vecchia, honor di Capitano.

Barbier giouane, e medico vecchio.

Bella botta, non ammazza vccello.

Beata quella casa, che da vecchio sà.

Buon vino, fa buon' aceto.

Buon papero, e cattiua oca.

Buon cauallo e rio cauallo, vuol sperone.

Buona donna e ria donna, vuol bastone.

Bocca, braghe, e dado, il tuo fatto è spacciato.

Buon cane, non truoua buon' osso.

Beato, chi serue a' beati.

Bisogna viuer' a Roma, co' costumi di Roma.

Batter si deue, mentre è caldo il ferro.

Bisogna viuer' assai, per imparar' assai.

Biasmar Prencipi è pericolo & il lodargli è bugia.

Ballare, secondo il verso & il suono.

Ballare senza suono.

Bocca serrata, mosca non entra.

Buttar sardelle, per prender luccij.

Bisogno, fà buon fante.

Bere alla Greca.

Breue oratione, penetra.

Bisogna ligar l'asino, doue vuole il padrone.

Ben che la volpe corra, i polli hanno le ale.

Ben spesso erra, il giudicio humano.

Bisogna tener l'occhio al pennello.

Bisogna oppor' Orlando a Rinaldo.

Bene si conuiene, l'herba col fiore.

Buona fortuna, sapientia a chi la vuole.

Buon terreno da piantar carotte.

Bello fin fà, chi ben' amando muore.

Beui il vino, inanzi che diuenghi aceto.

Ben more, chi morendo esce di doglia.

Bellezza e nobiltà, dona ricchezza.

Bisogna macinare, mentre pioue.

Bassa fortuna, alto saper non toglie.

Buon giudicio, buona sententia.

Buon testimonio è Dio, de gl'atti giusti.

Bello è il disordine, che l'ordine produce.

Buon mezzo è il tempo, a dispareri & ire.

Bello è l'imparar, ancor che vecchio.

Breue demerto, un seruir lungo estingue.

Buon dritto e buona lingua, in lite vincono.

Bene morendo, honor s'acquista.

Breuissima risposta, è il fatto proprio.

Ben muore a chi nemica è la fortuna.

Bella donna, & veste tagliuzziata, sempre truoua qualche vncino.

Bononia docet.

Beato il corpo, che per l'anima lauora.

Beata quella casa, che non ha cierica rasa.

Buon principio, fà buon fine.

Bisogna far, come la formica.

Buona guardia, schifa ria fortuna.

Ben sostien' il toro, chi ha portato il vitello.

Buono con buono, rende bontà maggiore.

Bello è saper mutar proposito a caso.

Barbier' di Dionigi, parlò troppo.

Bisogno, non inserisce sempre necessità.

Bocca dolce, bocca di puttana.

Bologna la grassa, Padoua la passa.

Bruna oscura, tre di dura, se vien di trotto, ne dura piu di otto.

Bisogna distendersi, quant'è lungo il lenzuolo.

Baldezza di patron, capello da matto.

Bisogna ch'il sauio, porti il matto in spalla.

Bisogna un sauio & un matto, per tagliar' un formaggio.

Bisogna un matto, per cuocer le vuoua.

Buona opinione, non è lode.

Bisogna gustar il mele, con le ponta delle dita.

Bisogna tener' il becco lungi dal'herba.

Batti il cattiuo, lui peggiora, batti il buono, lui migliora.

Balti il cesto, riman' il manico.

Bel cauallo non morir, che l'herba fresca dee venir.

Bon di dalla corte.

Buon vino, cattiua testa.

Buon vino fauola lunga.

Buona incudine, non teme martello.

Bisogna venire col quibus, diceua il Gonnella.

Buona gallera, arriua e passa.

Buon barbiere, rade bene.

Balloccare ad ogni pelo che vola.

Bene gli stà, a chi ci si lascia corre.

Beato chi ha un'occhio, in terra di ciechi.

Ben venga maggio co suoi fiori.

Bolzone dispennato.

Bussarsi le banche dietro.

Buon foco e buon vino, scalda ogni camino.

Baie fanno dir baie.

Bone ragioni, male intese, sono come perle a porci tese.

Ben' ama chi non oblia, ben fà chi s'humilia.

Buon' è quel medico, che se stesso sana.

Bella donna, cattiua testa, buona mula, pessima bestia.

Buon paese, cattiuo camino.

Buon' auuocato, cattiuo vicino.

Bella promessa, liga il matto.

Bellezza è oggetto, da soggetti indegni.

Buon' e saper' mestier', per seruirsene se fà mestier.

Beni di fortuna, passan come la Luna.

Briglia & spron, fan' il cauallo buon.

Buona volontà, suplisce alla facultà.

Bellezza & follia, son souente in compagnia.

Bocca humida, piede secco.

Brina di mattina, harai giornata fina.

Ben dire vale assai, ma ben fare più.

Buon tempo, & buona vita, padre e madre fa scordar.

Buon vino, scalda il pelegrino.

Beui vin come Re, & acqua come toro.

Ben seruir' acquista amici, & il vero dir' nimici.

Barba rossa, crine negro, falsi di natura.

Belle parole, ma guarda la borsa.

Buon mercato, inganna chi va al mercato.

Beui sopra l'vuouo, quanto sopra un boue.

Buon soldato, esce dal prato.

Bisogna indurare, chi vuol durare.

Bisogna ch'il Prete viua del'altare.

Ben giuoca, chi vince.

Bella o brutta, tutto è vno al'oscuro.

Bianca è la neue, e pur ogni un la lascia.

Bisogna chiamar la gatta per il nome suo.

Bisogna altro che parole.

Bisogna aiutarsi con le mani, e co' piedi.

Bisogna valersi de' ferruzzi.

Bere sangue di drago, e pascersi di cameleonte.

Bisogna gittar' il ghiaccio tondo.

Bugia Marchiana.

Brina alla vigna, ma non al grano.

Buona amistà, è un altro parentà.

Beltà senza bontà, è come vino suentà.

Bene tardi venuto, per niente è tenuto.

Barba bagnata, è mezza rasa.

Boccone inghiottito, amici non catta.

Brutta è quella bestia, che non ha ne coda ne testa.

Bue sciolto, lecca per tutto.

Beuendo vien la sete.

Bello discorso, accorcia la giornata.

Brauare a credenza.

Brutta in culla, bella in sella.

Beccarsi i getti.

Bragia coperta.

Buon di e un bue.

Bisogna spogliarsi in giuppone per far questo.

Beui del negro che guadagnerai la tintura.

Ben spesso si piglian delle volpi.

Beuer de l'acqua di fonte Branda.

Borsa d'ogni denaro.

Beato colui, che sa beare altrui.

Buon soldato gia mai fia, chi per tempo lascia d'andar via.

Bisogna martellare a misura, quando sono più a vna incudine.

Barcaruolo da porto.

Becco fa becco.

Bel carro, & be' buò, bella moglie, a chi la vuò.

Ben può andar a piedi, chi ha buon cauallo in stalla.

Ben dire, & mal fare, non è che se con sua voce dannare.

Ben diremo, ben faremo, ma mal' và la barca senza remo.

Belle parole, e cattiui fatti, ingannano sauij, & matti.

Ben' è folle, chi può hauer piacer' e non lo tolle.

Ben' è frutta dura, che il tempo non matura.

Bascio di bocca, spesso cuor non tocca.

Bello parlare non scortica, ma sana.

Bisogna saluar la capra & i cauoli.

Beccarsela su in un sorso.

Bisogna vbidire, chi mangia il pan d'altrui.

Bello bolzacchino.

Beretta rossa.

Bello calcagno.

Ben s'ode ragionar, si vede il volto, ma dentro il petto mal' giudicar puossi.

Bocca basciata non perde ventura, anzi si rinuoua come fà la luna.

Basti al' nocchiero ragionar de' venti, & il pastore conti i suoi armenti.

Benche d'ostro, di gemme, e d'or ti cuopri, se villan sei, ancor villan ti scopri.

Basta al leone prostrar' i corpi a terra, quand'il nemico giace, ha fin la guerra.

Baiardo da tre, cauallo da Re, baiardo da quatro, caual' da matto, baiardo da vno, non lo dar' a niuno.

Ben si può giudicar che corisponde, a quello che appar di fuor, quel che s'asconde.

Ben si castra, ben si mugne, vecchio matto ch'amor pugne, tempo è alhor di menar l'ugne, e tagliargli giù le sugne.




C


Contra il cielo, non val diffesa humana.

Chi vuol vita, conuien che cangi vita.

Come il pesce al'hamo, è preso l'huomo al fine.

Chi solo cade nel fango, solo si leui.

Chi il tutto può sprezzar, possiede ogni cosa.

Co' regni, i regni, e' Re, co' Re, s'estinguono.

Corpo non è, che senza capo viua.

Chi dona al volgo, inimicitia compra.

Chi si marita, fa bene, e chi nò, fà meglio.

Chi semina malitia, obbrobrio miete.

Crudel per fraude, è peggio che per ira.

Cedan gl'odij priuati, al commun bene.

Chi è portato giù da l'acqua, s'attaca ad ogni spino.

Conuiensi ogni rimedio, ad un mal'estremo.

Cacco tiraua le vacche a riuerscio.

Chi diuide il mel con l'orso, n'ha la minor parte.

Chi guida imprese, persuada e faccia.

Chi ha a far con Tosco, non conuien' esser losco.

Chi falla in fretta, piange adagio.

Chi pone miele in vaso nuouo, pruoui se tien' acqua.

Con l'error d'altri, il proprio si conosce.

Caro è ciò, che si compra co' preghi.

Ciò che vuoi che si taccia, taci.

Cessando le cagioni, cessan gli effetti.

Chi è stolto ne la colpa, sia saggio nella pena.

Cercar miglior' pane, che di fromento.

Contar spesso, è amicitia longa.

Chi va piano, va sano.

Chi fà le pignatte, le può rompere.

Chi di paglia fuoco fà, molto fumo altro non hà.

Cosa fatta per forza, non vale vna scorza.

Cento carra di pensieri, non pagan' un'oncia di debito.

Chi fà quello che può, non è tenuto a far più.

Chi dona al'indegno, due volte perde.

Chi tosto dà, due volte dà.

Chi va al molino, è forza s'infarini.

Chi ha moglie, ha pena & doglie.

Chi fa la robba, non la gode.

Chi non ha cuore, o memoria, habbia gambe.

Chi ne castiga vno, cento ne minaccia.

Chi cerca, truoua.

Chi d'altri si ride, se stesso condanna.

Cosi tosto muore il capretto, come la capra.

Chi dorme, non piglia pesce.

Chi non sa scorticare, guasta la carne, e la pelle.

Compra il letto d'un gran debitore.

Color laudiamo, di cui il pan mangiamo.

Conosci prima che amar, se è dolce o amar.

Come canta il capellano, cosi risponde il sagrestano.

Carità onge, peccato ponge.

Chi è cascato, non può rileuar' il cascato.

Cuor contento, gran talento.

Carne di castrato e motton, è mangiar da ghiotton.

Cauallo di paglia, cauallo di battaglia.

Compare di Puglia, costa caro, e poi ti spoglia.

Cosa rara, è cara.

Competentia, s'auuicina a differentia.

Come l'acqua l'imonditie, la dottrina laua il vitio.

Corpo mal sano, fa ben bella vrina.

Cio che si vsa, non ha scusa.

Consiglio dopo il fatto, non vien' a buon effetto.

Cosa immoderata, non può esser di durata.

Carne, vino, e pane, fanno perder la fame.

Corruccio di fratelli, fa più che dui flagelli.

Consiglio in vin, non ha mai buon fin.

Compagno allegro per camino, ti serue per roncino.

Corda triplicata, è di gran durata.

Cio che è raso, non si può tondere.

Cauallo rognoso, non si cura d'esser strigliato.

Canta ad un folletto, ti farà un petto.

Conuersatione in giouanezza, fraternità in vecchiezza.

Col vento s'accende, e spegne il fuoco.

Cane vecchio, fa buona caccia.

Carne giouane, e pesce vecchio.

Chi vuol riposare, conuien trauagliare.

Chi vuol'esser discreto, celi il suo secreto.

Cattiua conuersatione, rende sospitione.

Col tamburro, non si piglian le lepri.

Credi al vantatore, come al mentitore.

Chi ha arte, ha beneficio, & officio.

Chi serue al comun, non ha salario d'alcun.

Chi fugge il giudicio, se stesso condanna.

Chi prende, si vende, & è villan se non rende.

Chi non ha esca al'hamo, s'affatica e pesca in vano.

Chi prega il villano, si trauaglia in vano.

Chi per altri prega, per se va tentando.

Chi sano lega, sano dislega.

Chi ha da esser' impiccato, non sia mai negato.

Credi a Roberto, che ne è esperto.

Chi schernisce il zoppo, dee esser dritto.

Carne vecchia, fa buon brodo.

Corui con corui, non si cauano mai gl'occhij.

Chi pecora si fà, il lupo la mangia.

Chi fa male, odia il lume.

Chi muta stato, muta conditione.

Cane vecchio, non baia in darno.

Corte Romana, non vuol pecora senza lana.

Chi vuol soprasapere, per bestia si fà tenere.

Come il sauio con ragione, cosi il matto col bastone.

Chi non ha seruito, non sa comandare.

Chi tardi arriua, male alloggia.

Chi di gatto nasce, o sorgij piglia, o graffia.

Chi ha bella moglie, non è tutta sua.

Chi non s'arischia, non guadagna.

Chi dorme d'Agosto, dorme a suo costo.

Chi dura le fatiche, i premij goda.

Chi chiama Dio, non è contento.

Chi chiama il Diauolo, è disperato.

Chi viue in speranza, magra fà la danza.

Chi ben serue e tace, è domandator verace.

Carne fà carne, pesce fa vesce.

Can baioso senza forza, vendine la scorza.

Cauallo corrente, sepoltura aperta.

Cauallo negro, od è orbo o pegro.

Chi ha fame, non truoua cattiuo pane.

Cercar brighe, col fuscelino.

Chi non può al'asino, dij al basto.

Chi trouò il consiglio, inuentò la salute.

Chi vuol ch'i caualli non sudino, tengagli magri.

Chi non sa adulare, non sa regnare.

Chi s'alliena il serpe in seno, è poi pagato di veleno.

Chi crede senza pegno, mostra non hauer' ingegno.

Cosa che piace, è mezza venduta.

Chi conosce se stesso, altrui non nuoce.

Chi non sà commandare, vbidir sappia.

Chi a piedi non pon mente, inciampar si vede souente.

Chieder la pace armato, è tristo giorno.

Chi vuol ben comandar', a far comincij.

Consiglio veloce, pentimento tardo.

Contra Dio, non è consiglio.

Con le chiaui d'oro, s'apre ogni porta.

Chi semina in lacrime, miete in essulatione.

Come i volti, cosi sono i pareri diuersi.

Consuetudine, è vna seconda natura.

Chi tocca pece s'imbratta le mani.

Chi va in letto senza cena, tutta notte si dimena.

Chi mal ti vuole, male ti sogna.

Chi ben dorme, non sente pulci.

Chi non guarda inanzi, riman di dietro.

Chi non può far pompa, faccia foggia.

Chi perde la robba, perde il consiglio.

Chi più sà, meno presume.

Chi solo si consiglia, solo si pente.

Col pane, tutti i guai son dolci.

Cuor forte, rompe cattiua sorte.

Casta è colei, che senza tema è casta.

Col dito parla il sciocco.

Chi vuol regnar con languida man, regni.

Comprar liti a contanti.

Chi gode vna volta, non stenta sempre.

Chi compra la scopa, può anche comprar' il manico.

Chi sà mentire, sa regnare, e chi nol sa, non ha.

Chi non vuol briga con alcuno, offenda ogniuno.

Chi può ragione oprar', non opri forte.

Chi può possedere, non speri.

Con l'amor proprio, è sempre l'ignorantia.

Chi vuol' molti amici, non ne ha nissun perfetto.

Col tempo ogni amor manca, ogni odio ha fine.

Chi ama, loda.

Chi si giustifica dalla legge, cade dalla gratia.

Chi va co' virtuosi, è un di quegli.

Callunnia torce il ver, col verisimile.

Chi viue in libertà, non tenti il fato.

Chi non vsò guistitia, non troui misericordia.

Clemenza, lode, asprezza, biasm', adduce.

Chi dal' mondo è lodato, del mondo è.

Chi troppo nel'honor presume, in vergogna muore.

Con occhio grato, il merto si discerna.

Chi ama me, ama il mio cane.

Chi vuol venir meco, porti seco.

Casa nuoua, chi non ci porta, non ci truoua.

Che colpa ne ha la gatta, se la massaia è matta?

Chi con occhio vede, con il cuor crede.

Chi ben viue, ben muore.

Chi tò moglier, tò pensier.

Chi ti vede di giorno, non ti cerca di notte.

Chi si marita in fretta, stenta adagio.

Chi vna volta è scottato, l'altra volta soffia sù.

Chi non si fida, non viene ingannato.

Chi ha mal vicino, ha mal mattino.

Chi seruigio fà, seruigio aspetta.

Chi tace, confessa.

Chi semina spini, non vadi scalzo.

Chi l'ha da natura, fino a la fossa dura.

Chi viue in corte, muore su 'l pagliaio.

Chi non va per mare, non conosce il timor di Dio.

Chi si lauda da se stesso, s'incorona d'infamia.

Chi non ha visaggio, non vadi in palagio.

Chi paga inanzi tratto, troua il lauor malfatto.

Chi pinge il fiore, non gli da l'odore.

Chi più spende, manco spende.

Chi fà conto senza l'hoste, due volte lo fà.

Chi pratica co' lupi, impara a hurlare.

Chi duo lepri caccia, vno perde, e l'altro lascia.

Chi tutto abbraccia, nulla stringe.

Chi si misura, molto dura.

Chi cucina pratica, sente da fumo.

Chi dorme co' cani, si leua co' pulici.

Chi non si misura, vien misurato.

Chi digiuna nel peccato, di nuoua pecca.

Chi il vero fin preuede, è vero saggio.

Chi del'arte sua si vergogna, sempre viue con vergogna.

Ceda il giudice in toga, al reo armato.

Chi teme il signore, crede, spera; & ama.

Camino incerto fa, la naue, l'huomo, l'uccello, & la biscia.

Chi patisce dal mondo, merita da Dio.

Chi più inuecchia, va più presto al fine.

Chi ha spirito di poesia, merita ogni compagnia.

Ciascun' si pente, de la sua fortuna.

Ciascuno al suo voler conforma il caso.

Chi manca ad un' sol'amico, molti ne perde.

Col tiranno s'usi più rigor, che gratia.

Col poter l'huom mal' regge, e peggio senza.

Commun seruitio, ingratitudin rende.

Chi si fida in bugia, col ver perisce.

Chi tosto s'adira, falla in stoltitia.

Chi cerca honor, schifar debbe il guadagno.

Chi ha cara la gloria, il corpo ha vile.

Chi viue nel vitio, muore nella vita.

Con la vita, ogni male troua rimedio.

Con la vita, ogni male ha certo fine.

Cio che fai di notte, appare di giorno.

Cosa perduta, cosa conosciuta.

Cosa comunicata, è più amata.

Cosa troppo vista, perde gratia e vista.

Cosa cara tenuta, è mezza venduta.

Ciò che vien di piglia piglia, tosto va di tira tira.

Ciò che gusta alla bocca, sgusta alla borsa.

Colui è mio zio, che vuol' il ben mio.

Compagnia d'vno, compagnia di niuno.

Compagnia di due, compagnia di Dio.

Compagnia di tre, compagnia di Re.

Compagnia di quatro compagnia di Diauolo.

Chi ne porta vno, sente d'amor.

Chi ne porta due, sente da più.

Chi ne porta tre o quatro, sente da matto.

Cane affamato, non teme il bastone.

Coniglio scappato, consiglio trouato.

Con la pelle del cane, si sana la morditura.

Che mi fa il mantello, quando che fa bello?

Cattiua è la guerra, chi ogni huomo atterra.

Come il cane d'Arlotto, fugge quand'è chiamato.

Chi non vuol rendere, fa male a prendere.

Chi fa il peccato, aspetti la penitentia.

Chi più arde, più splende.

Chi non ha amico o germano, non ha forza in braccio o in mano.

Chi ha colpa, sospetta ogniuno.

Chi non ha denari in borsa, habbia miel' in bocca.

Chi vuol'udir nouelle, a le barberie si dicon belle.

Chi accarezza il villano, offende nobiltà, e s'affatica in vano.

Costui non giuoca se non a farina.

Con la guerra, non sempre cessa l'odio.

Cercar la fama di Erastrato.

Cigno nero, e coruo bianco.

Chi molto pratica, molto impara.

Chi non vuole che gli sia dato, dia.

Che ogni un guardi il suo, è naturale.

Con mezzana occasione, buono è il partire.

Chi vuole esser temuto, conuien che tema.

Chi non ha libertà, non ha hilarità.

Chi da trenta non sà, e da quaranta non ha, vadasi a negare.

Chi viene vltimo, piange vltimo.

Chi viue senza conto, viue a biasimo & onta.

Chi sa la via, non si disuia.

Chi non sà l'arte, non apra la bottega.

Chi non si ricorda, spesso discorda.

Chi ben farà, lo trouerà.

Chi ama bene, castiga bene.

Chi aspettar puol', ha ciò che vuol.

Chi lauda san Pietro, non biasma san Paolo.

Chi semina buon gran, ha poi buon pan.

Chi è tenuto sauio di giorno, non è pazzo di notte.

Chi minaccia, vendetta caccia.

Chi serue al vitio, attenda suplitio.

Chi fa limosina, presta ad vsura, e non dona.

Chi viue carnalmente, non dura longamente.

Chi da Dio è amato, da lui è visitato.

Chi pensa al prossimo, al suo ben' aprossima.

Chi edifica, sua borsa purifica.

Chi non frena la bocca, sente di man tocca.

Chi non può come vuole, voglia come puole.

Chi vuol dar al cane, ageuolmente troua il bastone.

Chi fa in fretta, ha disdetta.

Chi troppo si vanta, nel sterco si pianta.

Chi dinanzi non guarda, sta nella retroguardia.

Chi spera, non dispera.

Chi a piati s'auicina, a miseria s'incamina.

Chi in mal modo cerca fama, se stesso diffama.

Chi si fida del vinto, da la gloria è spinto.

Chi femina ha, trauaglio ha.

Chi ha denari e sanità, è fornito per l'està.

Chi di nulla si cura, sempre viue alla ventura.

Chi non può il vitello, pigli la pelle.

Chi non cura sua magione, non è huomo di ragione.

Chi segue il prudente, mai se ne pente.

Chi trop' altro monta, con dolor dismonta.

Chi ha tristo colore, non è buon' medico ne dottore.

Chi compra, e mente, la sua borsa il sente.

Chi va a Bologna, catta febre o rogna.

Chi del suo dona, Dio gli ridona.

Chi vuol tener l'occhio sano, legasi la mano.

Chi pesca vna volta, di pescator ha nome.

Chi mangia l'arosto, roda l'osso.

Chi tutto dona, tutto abandona.

Chi indura, vale e dura.

Chi non merenda, a cena l'emenda.

Chiamar la gatta gatta.

Chi può ben morir, non cerchi indugio.

Con l'error d'altri, il proprio si conosce.

Chi perde la scrimia, mal si deffende.

Chi ben serra, ben apre.

Coloro c'hanno ducati, Signori son chiamati.

Chi ha tempo, non aspetti tempo.

Chi prima va al molino, prima macina.

Chi non è d'amor' soggetto, non conosce alcun diletto.

Chi ha paura d'ogni ortica, non pisci in herba.

Con arte, e con inganno, si viue mezzo l'anno.

Con inganno, e con arte, si viue l'altra parte.

Chi ha fiele in bocca, non può sputar miele.

Chi fà i fatti suoi, non s'imbratta le mani.

Chi laua la testa a l'asino, perd' il sapone e la liscia.

Chi ben siede, male pensa.

Con piombo, si taglia il diamante.

Cuore pieno, borsa vuota.

Col tempo e con la paglia, si maturano le nespole.

Chi è vergognoso, và da straccioso.

Con i gatti, si pigliano i sorgij.

Cattiuo è quel' vento, ch'a nissuno è prospero.

Chi non vuol', quando puol', quando vorrà, non potrà.

Chi troppo assottiglia, scauezza.

Chi lingua ha, a Roma và.

Cosa fatta, capo ha.

Cane morto, non morde.

Chi vuol l'incerto, vien dal certo a nulla.

Chi contender non può, spesso ha contesa.

Chi con fraude camina, con fraude intoppa.

Ceda chi manco vale, al più possente.

Chi l'empio essalta, è da lui posto al basso.

Chi facile perdona, ingiuria aspetti.

Chi mangia la torta del' commun, paga lo scotto in piazza.

Crudeltà priuata, apporta odio comune.

Contra il diuin' aiuto, human poter non vale.

Conoscentia d'error, fa patientia nel castigo.

Chi s'appoggia a canna rotta, cade in terra.

Chi è vnico, è difficile.

Chi è in guerra, & in seruitù, tenti ogni aiuto.

Chi non conosce il mal, non l'odia o cura.

Chi non sa cio chiede, a chieder' erra.

Chi chiama altrui crudel, debbe esser pio.

Chi vuol' regnar, conuien se stesso domini.

Chi ha del'olio assai, puo far grassa la insalata.

Chi ha le corna in seno, non se le metta in capo.

Chi soffia nella polue, se ne empie gl'occhij.

Comforto è al proprio, il maggior mal d'altrui.

Chi pensa al fine, raffrena ogni ria voglia.

Chi cucina frasche, menestra fumo.

Chi si mette fra la crusca, gl'asini lo mangiano.

Cercar carne, a casa del lupo.

Comprar la gatta, per la lepre.

Con zuccaro si cuoprono le medicine amare.

Chi non parla, Dio non l'ode.

Chi non ha vergogna, tutto il mondo è suo.

Chi più alto sale, fà maggior caduta.

Chi d'altrui parlar vorrà, riguardi a se, si tacerà.

Chi d'altrui prende, soggetto si rende.

Chi non sà tacere, non sa godere.

Crucciamenti d'amanti, sono la salsa d'amore.

Come il cane, ritornar' al vomito.

Cercar cinque piedi nel mottone.

Cercar' il pelo nel' vuouo.

Chi vuol' amazzar' il cane, gli mette su la rabbia.

Con vna fauilla, s'accende gran fuoco.

Capo grasso, ceruello magro.

Chi non vuol' ballare, non vadi al ballo.

Chi è cieco, mangia molte mosche.

Chi male semina, male coglie.

Chi s'impaccia con fanciulli, con fanciulli si ritroua.

Come fa il fumo del'incenso a' morti.

Conuien che nuoti, chi è tenuto su per il mento.

Chi male opra, male al fin' aspetti.

Cattiua è quella lana, che non si può tingere.

Campane che chiaman gl'altri, ma non entrano in chiesa.

Chi ha mangiate le noci, spazzi i gusci.

Chi biasima, vuol comprare.

Carne fa carne, vino fa sangue, pane mantiene.

Chi ad altri inganno tesse, poco ben per se ordisce.

Chi sul popolo si fonda, sul fango si fonda.

Con l'ombra della virtù, si dipinge il vitio.

Col fuoco, si truoua l'oro.

Chi non ha ventura, non vadi a pescare.

Chi muore in campo, muore in letto d'honore.

Cauarsi la maschera.

Cacciar' carote.

Cosa da sauio, è di mutar proposito.

Chi piange il morto, indarno si affatica.

Chi scriue a chi non risponde, od è matto, o ha bisogno.

Chi va a nozze e non è inuitato, se ne torna suergognato.

Contra fortuna auuersa, ogni buon carratiere versa.

Chi non sa (per mare vadi) che cosa sia i santi pregare.

Chi fa quello che non deue, gli auien quel che non crede.

Chi non sa fare i fatti suoi, peggio farà quelli d'altrui.

Chi è reo e non è tenuto, può far' il mal' e non è creduto.

Chi inganna l'ingannatore, non merita pena, ma honore.

Chi fa vna casa in piazza, o è trop' alta, o troppo bassa.

Chi troppo pensa perde la memoria, e chi non pensa perde la vittoria.

Chi vuol esser sublimato, per prudente sia accusato.

Chi vuol tener la casa monda, non tenga ne Prete ne colomba.

Chi ben dona chiaro vende, se villan non è chi prende.

Chi ben' e mal non può soffrir, a grand'honor non può venir.

Chi ha il lupo per compagno, porti il can sott'il mantello.

Cane scottato d'acqua calda, ha paura della fredda.

Chi meglio parla, peggio fà.

Come ti truouo, cosi ti dipingo.

Chi ha caual bianco e bella moglie, non è mai senza doglie.

Chi non fa quel che deue, quel ch'aspetta non riceue.

Chi è del'arte, può ragionar del'arte.

Chi è del'arte, è sospetto.

Cane che baia, non suol nuocer'.

Cresce il di, cresce il freddo, dice il pescatore.

Certo, sempre fù bugiardo.

Certo, fù appiciato per ladro.

Capra, becco, & can, fan buon cordouan.

Conscientia di ser Ciapelloto.

Calcio di giumenta, non nuoce al stallone.

Campo rotto, paga nuoua.

Crudeltà consum' amore, per grande che si sia.

Cera, tela, e fustagno, bella bottega, e poco guadagno.

Chi va e torna, fà buon' viaggio.

Cappello da villano, ombra da mosche.

Corpo pieno, anima consolata.

Chi non puo batter' il cauallo, batta la sella.

Chi pratica con il zoppo, se gli appicca.

Chi cosi vuole, cosi habbia.

Cosi va il mondo meschino, sabato Greco, mercore Latino.

Creder' in Dio, e mangiar carne di porco.

Ci son più case, che chiese.

Ci son sauij matti, e matti sauij.

Ci vuol'altro che bellin bellin.

Chi non vuol durar fatica, non nasca.

Chi tutto vuole, di rabbia muore.

Casa quanto vuoi, possessione quanto vedi.

Casa fatta, e possession disfatta.

Coda da piouano.

Chi vuol far robba in un'anno, si fa appiccar' in sei mesi.

Chi fà buon fuoco, ben si scalda.

Chi suo viso belletta, al suo cul' pensa.

Chi ben cena, ben dorme.

Chi non fà come fà l'oca, la sua vita è breue e poca.

Chi per altri stà, per altri paga.

Chi vuol dir mal d'altrui, prima pensi di lui.

Chi lascia andar' i matti a le persiche, ci vanno con le pertiche.

Chi mal'intende, peggio risponde.

Chi ha bevuto tutto il mar, può ber' ancor' un tratto.

Chi ha pan' e vino, sicuro va a dormire.

Chi lascia il cauallo, va per terra.

Chi va di notte, ha delle botte.

Chi ha buona lancia, la pruoui nel muro.

Chi è in diffetto, è in sospetto.

Chi viue a minuto, fa le spese a' suoi, & a gl'altrui figliuoli.

Chi mette al'asino la sella, la cinghia va per terra.

Chi la dura, la vince, o la perde amaramente.

Chi cuoce in fretta, mangia mal stagionate le viuande.

Chi non fà non falla, e chi non falla non s'amenda.

Chi sputa contra il vento, lo sputo gli torna a dosso.

Chi fà male, guadagna un carro di sale.

Chi fa bene, guadagna un carro di fien.

Chi compra a tempo, vende nuoue per altri, & vno per se.

Chi troppo ride, ha natura di matto.

Chi non ride, ha natura di gatto.

Chi mangia la semenza, caca la paglia.

Chi pesca a canna, perde più che non guadagna.

Chi pesca a togna, perde più che non bisogna.

Chi promette e non attende, la promessa non val' niente.

Chi mangia miele, si lecca le dita.

Chi affatica troppo i buffali, si mettono per terra.

Chi festeggia, carneggia.

Chi fa contra bando, guadagna non sa quando.

Chi non sà, scorticare, rompa la pelle.

Chi mal cena, peggio inghiottisce.

Chi ti predica, ti fa l'amore.

Chi ha denti non ha pane, chi ha pane non ha denti.

Chi non caualca per terra, non conoscere piacere.

Chi perde piacer per piacere, non perde nulla.

Chi ha un sol figlio, spesso se lo ricorda.

Chi ha un sol'occhio, spesso se lo netta.

Chi ha vna sol braca, spesso se la laua.

Chi ha un sol figlio, lo fa matto.

Chi ha un sol porco, lo fa grasso.

Chi più spende, manco spende.

Chi manco spende, più spende.

Chi è in mare, stenta, e nauica.

Chi è in terra, stenta, e pena.

Chi ha la prima, non ua senza.

Chi non può col troppo, facci col poco.

Chi ha buon capo, non gli mancan cappelli.

Chi fa mercantia e non la conosce, i suoi denari diuentan mosche.

Chi paga i suoi debiti, fa capitale.

Chi mette pegno e non sa come, par da matto, e perd'il suo.

Chi balla senza suono, può caualcar senza staffa.

Chi tutto mangia, tutto caca.

Chi mal tira, ben paga.

Chi fugge Maggio, non fugge calende.

Chi ha ben' un giorno, non ha male tutto l'anno.

Chi non può ad un forno, vadi ad un'altro.

Chi lo fà, l'aspetti.

Chi nasce matto, non guarisce mai.

Cadono i gigli, e perdono il candore.

Cieche talpe al nostro ben', Arghi al nostro male.

Chi mi vuol bene, mi fa inrossire.

Chi mi vuol male, mi fa imbianchire.

Chi non ha moglie, ben la veste.

Chi non ha figluoli, ben gli pasce.

Chi d'altri si veste, tosto n'esce.

Chi non deue hauer bene, non l'hauerà mai.

Chi mangia lepre, ride sette giorni.

Chi giuoca di piede, paga di borsa.

Chi diria, ch'il mosto imbriacasse?

Chi se ne calza, non se ne veste.

Chi non crede esser matto, è matto spacciato.

Chi non robba, non fa robba.

Chi piglia il lion' in assentia, teme le palpa in presentia.

Cuor contento, è manto su le spalle.

Castiga il cane, e castiga il lupo.

Chi non ama essendo amato, comette gran peccato.

Chi vuol'hauer ben' un di, facci un bon pasto.

Chi vna settimana, si laui la testa.

Chi un mese, pigli moglie, & Chi sempre, faccisi Prete.

Chi fà tutte le feste, pouero si veste.

Chi da e toglie, mette il capo tra le foglie.

Chi pratica co' buoni, guadagna e non perde.

Chi pesta acqua in mortaio, perde il tempo & la fatica.

Casa mia, donna mia, pan' et aglio è vita mia.

Chi molta parla, molto erra.

Chi donne pratica, giudicio perde.

Chi debbe, ha tutti i torti.

Chi volar pensa, indarno spiega l'ali.

Con vna bestia s'amazza l'altra.

Cauallo bianco, e donna bella, non è mai senza martello.

Chi due bocche bascia, vna gli pute.

Chi smarrita ha la strada, torni a dietro.

Chi di libertà è priuo, ha in odio d'esser viuo.

Chi bene ama, non mai oblia.

Chi stà in ceruello più d'un'hora, è matto.

Chi non ha denari, viue morto tra' viui.

Chi scampa d'un ponto, scampa da mille.

Chi si contenta, gode.

Chi molto sà, poco parla.

Chi pazzamente pecca, così va a cà del Diauolo.

Chi la dirà o la farà dire, di mala morte non potrà morire.

Chi visse rio, non ha, chi ben gli voglia.

Chi parla, semina, chi tace, raccoglie.

Contra bontà, ogni viltà è ardita.

Chi meno vale, più di parole abonda.

Chi non ha, non sà.

Co' morti, non combattono ch'i morti.

Chi ben scriue, non sarà mai ricco.

Ci sono più sparauieri, che quaglie.

Chi beue con l'orzuolo, beue quanto vuole.

Chi beue con il boccale, non fa ne ben ne male.

Castiga il cane & il lupo, non castigar l'huomo canuto.

Città città, chi vuol del bene, se lo facci in vita.

Capra mal castigata, mal castigato becco.

Chi veste un zoccarello, pare un forfantello.

Corna contra croce.

Chi fà ben fuoco, fà ben briga.

Cani da casa ferro, il di s'amazzano, la notte vanno a rubbare.

Chi ha zocchi, presto può far stelle.

Chi fila grosso, si vuol maritar tosto.

Chi fila sottile, si vuol maritar d'Aprile.

Chi ha il lupo in bocca, lo ha in su la coppa.

Chi ha denari, e cappari, è fornito per quaresima.

Come la testa è addormentata, il culo senta da podestà.

Che hanno da far' i pettini co' lauti?

Che stracciato sia il mantello, e grasso il piattello.

Che ha da far la luna co' gambari?

Chi stà si secca, chi va si lecca.

Chi dona e toglie, gli viene la biscia al cuore.

Chi ti predezza, t'amorezza.

Chi va in bordello e non s'inciampa, può sicur' andar in Francia.

Chi nauiga contra vento, conuien stij su le volte.

Con ogni un fà patto, con l'animo fanne quatro.

Chi promette e non attende, in inferno si distende.

Calcina rifatta, e vino senza acqua.

Chi porta vasi adosso, non è ne Medico, ne Dottore.

Chi balla senza suono, pare da babbione.

Chi mangia carpione, non è babbione.

Castron di Santa Maria, ceruello di gatta.

Chi non aggionge, non ha perdono.

Chi mangia vissiche, caca vento.

Cagna frettolosa, fa i cagnoli ciechi.

Commetti al sauio, e lascia fare a lui.

Chi non sa tacere, non sa godere.

Chi può guazzar l'acqua, non vadi al ponte.

Chi non spera il bene, non teme il male.

Chi pensa diuersi partiti, nissuno ne pensa.

Chi mangia cauiale, mangia merda, mosche, e sale.

Chi tardi vuole, non vuole.

Come l'arbor' è caduto, ogniun' vi corre con la scure.

Chi troppo si stima, cade souente al basso da la cima.

Chi in tempo tiene, col tempo s'attiene.

Chi dice matterie, o lui è matto, o quello a chi le dice.

Cercar Maria per Rauenna.

Chi male pensa, male dispensa.

Chi cerca briga, tosto la truoua.

Cadere del suo proprio asino.

Chi più ne ha, piu ne imbratta.

Chi tocca il culo alla cicala, la fa cantare.

Credi al zoppo, come a zingani, & al gobbo.

Chi non parla, Dio non l'ode.

Coglier' al boccone, come i ranocchij.

Chi hara mangiato il pesce, cacherà le lische.

Chi ha poca vergogna, tutto il mondo è suo.

Chi offende, non perdona mai.

Chi pone suo culo a consiglio, chi dice bianco, chi vermiglio.

Chi ha bocca, vuol mangiare.

Chi va al mercato, perde il lato.

Chi non torna di corto, si può dir d'esser morto.

Chi fà come può, non fà mai bene.

Chi non la fa, non la tema.

Chi meglio mi voleua, peggio mi faceua.

Chi ti da un'osso, non ti vorrebbe morto.

Chi ha da rodere, sopporti in pace.

Ci è da far per tutto, e per tutti.

Chi facilmente crede, spesso è ingannato.

Cauar' il prete, come ne esce.

Consumarsi nella cauezza.

Chi teme, sempre è in pene.

Chi vuol'hauer fuoco, se lo cerchi sotto l'vnghia.

Chi dice il motto, vende la vacca.

Chi ha mestier, non può perir.

Cercar' il caldo nel letto.

Con pochi denari, voler gallina grassa.

Contra duo non la potrebbe Orlando.

Chi vuol del pesce, s'immoli le brache.

Chi sa carezzar con piccol capitale, farà gran guadagno.

Chi più ha, più pensa, più richiede, e manco gode.

Chi vede un miracolo, facilmente ne crede un'altro.

Contra amor, non val forza ne ingegno.

Chi ha male al zuffo, si gratti.

Coprir' un'altare, per discoprirne un'altro.

Cercar vento da sciugar berette.

Correr sopra il tauolliero.

Cornacchia da campanile.

Ciuetta non caca su il suo campanile.

Chi fà temer' ogni huomo, teme ogni cosa.

Colui che è saggio, quietemente gode.

Chi più nuoce altrui, hoggi più in alto sale.

Chi semina nello spirito, vita coglie.

Cucire le orecchie d'asino.

Ceda il triomfo, al'ornato parlare.

Ciascuno ha il suo natural costume.

Che hanno a fare le delitie col suplicio?

Ciascuno ha i suoi costumi & opinioni.

Chi non dà spesa, non dà guadagno.

Cattiuo è quel suggetto, che non si può laudare.

Cosi auuiene a chi s'appiglia a' nerui.

Chi vuol entrar picchi a l'vscio.

Cedi al maggiore, persuadi al minore, e consenti a l'vguale.

Che per mal fare, al fin mal si guadagna.

Chi monta più alto che non deue, cade più basso che non crede.

Chi vuol quaresima corta, faccia debiti da pagar' a Pasqua.

Con le labbra parlauano i Greci, e con il petto i Romani.

Cambiar' il trotto, per l'ambiatura.

Corruttione d'vno, generatione de l'altro.

Chi dietro di me parla, col mio messere parla.

Ci vuol'altro, che finocchio.

Chi ben paga, bene impara.

Come può sonar' il pifaro non hauendo le labbra?

Chi non ha robba, è peggio che cortegiano senza gratia.

Chi gode vna volta, non stenta sempre.

Correre come il pesce al lombrico.

Cantar bene, e ruspar male.

Correre come le formiche a' semi.

Chi sempre beue, non ha mai troppo sete.

Chi piscia come l'altre, è come l'altre.

Chi vuol batter la moglie, le dij formaggio a grattare.

Cantar' inanzi la festa.

Con le cucche si quietano i bambini.

Chi la vuol lessa, e chi la vuol'arosto.

Crocifisso a Baccano.

Cauar' il grillo di qualcuno.

Commosso come l'Hermo di Camaldoli.

Cio che dice Pasquino de' Cardinali.

Conciar la coda al fagiano.

Chi non ha ceruello, a suo danno.

Chi tutto vuole, tutto perde.

Cosi va chi s'infregia a credenza.

Carne d'Esdraù, chi vna volta ne mangia, non ne vuol più.

Chi non sa fare, guasta l'arte.

Chi parla, semina, chi tace, raccoglie.

Caminare sopra le rasoia.

Chi sprezza il buon scetro, proui il flagello.

Con le leggi, si fa il torto alle leggi.

Con l'Euangelio, si diuenta heretico.

Che colpa n'han le stelle, e le cose belle.

Cio che vien di dono, non è di vsura.

Chi ride e canta, suo male spauenta.

Chi va bestia, torna bestia.

Chi s'adira in festa, è tenuto bestia.

Chi ha buona cappa, facilmente scappa.

Chi beue appo il pottaggio, procura il suo dannaggio.

Chi molto beue, non va dritto.

Chi mangia col fornaro, paga il scotto caro.

Chi del vino è amico, di se stesso è nimico.

Chi non da della sua pera, non n'harà se spera.

Chi fa la figlia vezzosa, la vede adulterosa.

Chi denari presta, duo volte perde.

Chi fa la legge, guardar la degge.

Chi comincia, ha mezzo fatto.

Chi non ha soldo, ne franco, il Re lo fa franco.

Chi di fuoco ha a fare, lo cerchi nel focolar'.

Chi vuol ben giudicar, partita dee ascoltar.

Chi ha suo agio, non cerchi disagio.

Chi ha arte, per tutto ha parte.

Chi va a donne & a' dà, more in pouertà.

Chi ama il mondo, non ha conscientia munda.

Città guadagnata, citta della desolata.

Citta affamata, tosto espugnata.

Chi altro vuoi della volpe, che la pelle?

Cattiuo e quel' palo, che non puo star un'anno in terra.

Conto errato, non è pagato.

Chi non s'è alzato, non è cascato.

Cane famelico, mette il dente in ogni cosa.

Ci vuol'altro, che duo paia di ginocchij.

Chi non ha sella, habbi basto.

Chi ha freddo, soffi il fuoco.

Chi è in inferno, non sa ciò che sia cielo.

Cattiuo è quel sacco, che non si può rapezzare.

Colui ama ben l'agnello, che ne mangia la lana.

Chi men mal pensa, è piu tosto affrontato.

Chi può tener cio che vuol'andare?

Chi è auisato, in buona parte è armato.

Chi è diffamato, è mezzo impiccato.

Chi percuote con la spada, sarà percosso col fodro.

Conuien ben che vadi, chi è cacciato dal Diauolo.

Col tempo il sorgio, può roder' vna fune.

Che val ben scriuer', e mal pensare?

Chi non vuol la madre, obedisca la matrigna.

Chi hauesse quel che non ha, farebbe quel che non fà.

Comprar' il porco, far nozze.

Ciascuno è figliuolo delle sue opere.

Chi non è inuitato, porti un scagno seco.

Chi non ha buon capo, sta fresco.

Chi l'hà per male, sciugasi.

Ciascuno ha il suo humor' in capo.

Che vi par di questa tacca, dice ella mille?

Cosa che pute di ceruello leggieri.

Cotesto non mi canta nel'orecchio.

Cose da far' a' sassi per i forni.

Ceruello da Republica in albagia.

Cosa stringata, a stringhe vecchie.

Chi vuol'infornar pane, inforni.

Cotesto è il chiodo che bisogna battere.

Cotesta non puzza, e non sa di buono.

Chi piu ci viue è l'ingannato.

Chi è stato alla fossa, sa che cosa è il morto.

Ciascuno ha bel dire sotto il tetto suo.

Carne tirante, fa buon fante.

Che mi fa che Hecuba fosse da manco che Helena?

Che san santi di stuoie, o pan pepati?

Compra casa e casa fatta, e guardati da debiti vecchij.

Chi l'inbrocca, e chi no.

Chi tosto viene, tosto se ne và.

Catene catene, che le funi non bastano.

Chi si loda s'imbroda.

Con l'arte, cresce la inuidia.

Cauar denti di serrature.

Chi non può pigliar' vccelli, mangi la ciuetta.

Comprar lucciole, per panegli.

Chi amazza gatti e cani, non fa mai bene.

Chi dice il vero, non s'affatica.

Con femina matta, nissuno s'impacci.

Cauaglier senza entrata è muro senza croce da tutti scompisciato.

Che hanno da far le muse con la guerra?

Chi non può hauer ricolta, vadi a spigolare.

Col tempo e col morso si doman' i caualli.

Che mi importa che sia o stuoia o tapeto.

Che mi fa ch'Vlisse habbi piu anni di Patroclo.

Chi non le fa in giouentù, le fa in vecchiezza.

Caualcar la capra inuerso il chino.

Conscienza di lupo.

Consiglio di disfatto.

Consiglio senza danno.

Chi tosto cresce, tosto manca.

Chi si taglia il naso, s'imbratta il volto.

Che? faresti mai fra Fario compar di Puglia?

Coppa da Piouano.

Chi da e promette un Ciefalo da rio, fa un capo rio.

Chi non ha lenzuola, mena il culo per la paglia.

Chi non va ad un forno, va al'altro.

Chi non compare, si perde.

Chi spesso è stato ferito, de la piaga è perito.

Chi è morto o assente, non ha amico o parente.

Chi da venti non è, & da trenta non sà, & da quaranta non hà, ne mai sarà, ne mai saperà, ne mai hauerà.

Chi porta il torchio ha sempre per costume, a se far' ombra & agli altri lume.

Chi comporta l'ingiuria vecchia, inuita altri a fargliene delle nuoue.

Chi fa sua vendetta, oltra ch'egli offende, chi offeso l'ha, da molti si diffende.

Corpo senz'alma, & fonte senz'humore, è quella donna che non sente amore.

Contegiana innamorata, e roffiana liberale, vanno tosto a l'hospitale.

Cortigiana che ti stringe, e le braccia al collo ti cinge, poco t'ama e molto finge, e nel fin t'abruscia o tinge.

Chi fece del seren troppo gran festa, haurà doglia maggior nella tempesta.

Chi non segue virtù in giouanezza, fuggir il vitio non saprà in vecchiezza.

Chi asino è & ceruo esser si crede, al saltar della fossa se n'auuede.

Chi offende scriue in polue con la paglia, & chi offeso è ne' marmi il sdegno intaglia.

Chi s'allieua il serpe in seno, gli auuien poi com'al' villano, lo pagò poi di veleno, come l'hebbe caldo & sano.

Come purpureo fior traspare in vetro, cosi vergogna in gentil cuor si mostra.

Chi vuol gir più in sù che gir non possa, sente poi nel cascar maggior percossa.

Chi vende a credenza, spaccia robba assai, perde gli amici, denari non ha mai.

Chi si diletta di far' frode, non si dee lamentar s'altri l'inganna.

Chi lascia la via vecchia per la nuoua, spesso ingannato si ritroua.

Chi cerca spesso ingannar' altrui, oppresso resta & ingannato lui.

Christo lasciò negli precetti suoi, non far' altrui quel che per tè non vuoi.

Chi stà nel'acqua fino alla gola, ben' è ostinato se merce non crida.

Chi ti fà meglio che non suole, ingannato ti ha o ingannar ti vuole.

Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde, & tempo perso non si racquista mai.

Chi vuol hauer fastidio mentre viue, o pigli moglie, o compri vna naue.

Chi è coperto quando pioue, è un matto se si muoue, se si muoue & si bagna, è un'asino se si lagna.

Chi semina virtù, raccoglie fama, & vera fama, supera la morte.

Chi va a Roma e porta buon borsotto, diuenta Abate, o vescouo di botto.

Chi migliora in scientia, & peggiora in costumi, più peggiora, che migliora.

Chi ci vuol fare un gran dispetto, ci cachi il cuore su l'uscio.

Chi non ha matti, poueri, o puttane nel suo parentado, è nato di lampo, o di tuono.

Chi compra caro e toglie a credenza, consuma il corpo, e perde la semenza.

Chi asini caccia, e puttane mena, sempre è in impaccio, e mai è fuor di pena.

Chi compra pan di scaffa, legne ligate, e vine a minuto, non fa le spese a se, ma ad altrui.

Chi accumula & altro ben non fà, sparagna il pane & a ca del diauol' và.

Chi non si gouerna ben' un'anno, viue senz'alegrezza poi cinque anni.

Chi non mangia lauorar non puole, e chi troppo mangia il ventre gli duole.

Credi agli effetti & non alle parole, che spesso il male il ben' ingannar suole.

Chi è semplice e saper piu si persuade, vergogna e danno ouunque va gli accade.

Cade spesso il cattiuo in dure pene, se il sagace schernir non si ritiene.




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