”Dolce Settembre”
Gabrielle Queen


Un amore travolgente che nasce dal conflitto tra i giovanissimi e ambiziosi Sandy e Justin....Che succede quando due colleghi si odiano da morire e cercano continuamente di mettersi i bastoni tra le ruote? Sandrine Martignon è allo stesso tempo una studentessa timida e grintosa che fa pratica alla Touchè Comunicazioni, la prestigiosa ditta del playboy Justin Bennett Clark, americano trasferitosi da anni a Milano. Sandy rivoluziona tutto con le sue originali idee mettendo Justin in cattiva luce quando svela le sue bollenti avventure in ufficio o quando rimane imprigionata con lui nell'ascensore, scandalizzando il CEO Gerardo Spiazzi. Nella ditta stanno per scorrere fiumi di sangue fino a quell'inaspettata visita del grande capo della Nestlè, che li vuole tutti dentro un progetto mega-importante e che, avvertendo la tensione tra Justin e Sandy, lancia loro una sfida: trascorrere due mesi da soli nella stessa casa, in un paese di mare. Ce la farà Sandy a condividere il sole della

Che succede quando due colleghi si odiano da morire e cercano continuamente di mettersi i bastoni tra le ruote? Sandrine Martignon è allo stesso tempo una studentessa timida e grintosa che fa pratica alla Touchè Comunicazioni, la prestigiosa ditta del playboy Justin Bennett Clark, americano trasferitosi da anni a Milano. Sandy rivoluziona tutto con le sue originali idee mettendo Justin in cattiva luce quando svela le sue bollenti avventure in ufficio o quando rimane imprigionata con lui nell'ascensore, scandalizzando il CEO Gerardo Spiazzi. Nella ditta stanno per scorrere fiumi di sangue fino a quell'inaspettata visita del grande capo della Nestlè, che li vuole tutti dentro un progetto mega-importante e che, avvertendo la tensione tra Justin e Sandy, lancia loro una sfida: trascorrere due mesi da soli nella stessa casa, in un paese di mare. Ce la farà' Sandy a condividere il sole della Liguria con quell'americano arrogante, sicuro di sè e dannatamente sexy, che con ogni giorno le lancia nuove sfide? Riuscirà' Justin a sopportare quella ragazza dannatamente bella che non demorde e sembra volerlo affrontare a tutti i costi? E sopratutto: come farà' a controllare la crescente passione che in segreto prova per lei e che aumenta ogni giorno? Una storia sexy, divertente e ricca di colpi di scena che vi lascerà' col fiato sospeso e che indaga sul modo in cui due persone che inizialmente non si sopportano finiscono per innamorarsi.







Gabrielle Queen



DOLCE SETTEMBRE



I parte



Editing: Lisa Masoni

Editore: Tektime











Sinossi


Che succede quando due colleghi si detestano e cercano continuamente di mettersi i bastoni tra le ruote?

Sandrine Martignon è allo stesso tempo una studentessa timida e grintosa che fa pratica alla Touchè Comunicazioni, la prestigiosa ditta del playboy Justin Bennett Clark, americano trasferitosi da anni a Milano. Sandy rivoluziona tutto con le sue originali idee mettendo Justin in cattiva luce quando svela le sue bollenti avventure in ufficio o quando rimane imprigionata con lui nell'ascensore, scandalizzando il CEO Gerardo Spiazzi.

Nella ditta stanno per scorrere fiumi di sangue fino a quell'inaspettata visita del grande capo della Nestlè, che li vuole tutti dentro un progetto mega-importante e che, avvertendo la tensione tra Justin e Sandy, lancia loro una sfida: trascorrere due mesi da soli nella stessa casa, in un paese di mare.

Ce la farà Sandy a condividere il sole della Liguria con quell'americano arrogante, sicuro di sé e dannatamente sexy, che con ogni giorno la lancia nuove sfide?

Riuscirà Justin a sopportare quella ragazza dannatamente bella che non demorde e sembra volerlo affrontare a tutti i costi? E sopratutto: come farà a controllare la crescente passione che in segreto prova per lei?

Una storia sexy, divertente e ricca di colpi di scena che vi lascerà col fiato sospeso e che indaga sul modo in cui due persone che, inizialmente non si sopporta, finiscono per innamorarsi.


IL SEQUEL DÌ QUESTA STORIA SI INTITOLA "NEW YORK PROFUMO DÌ FELICITA'" ED E' IN VENDITA IN TUTTI GLI EBOOK STORE




Capitolo 1 - Sandrine Martignon


<<Che cosa??? Ma è impossibile….! Ci deve essere un grosso errore!>>

Justin sbatte la porta così forte che piccoli pezzi di intonaco bianco si staccano e si spargono per terra. Come una furia, irrompe nell’ufficio di Spiazzi e gli getta sulla scrivania un folto dossier azzurro, quasi rovesciando un bicchiere di plastica mezzo pieno di caffè.

Il grande capo sussulta sulla sedia, mentre è impegnato in una conversazione telefonica senza fine, ma Justin se ne infischia.

<<Non ci posso credere, Gera, che tu mi abbia fatto una cosa del genere>> si mette quasi a gridare, abbassandosi fino a toccare quasi il mento di Gerardo, per fissarlo negli occhi.

<<E spero proprio che ci sia una spiegazione logica, magari un grosso errore, perché sennò io non te la perdono!>>.

<<Scusa amore mio, perché non ne parliamo tra una mezz’oretta, ti chiamo io, ora ho Justin qui con me e sai bene com’è … si sto attento … si ho mangiato … si ho preso la pastiglia per la pressione … Ciao tesoro, anch’io ti voglio b …. Sì i paccheri alla bottarga vanno benissimo per stasera. Ok ti voglio tanto bene zuccherina, ciao ciao ciao!>>

Con un sospiro di sollievo, Gerardo Spiazzi, CEO di Touché Comunicazioni, riattacca e si appoggia alla sedia, asciugandosi la fronte.

Ha piccoli occhi iniettati di sangue e una calvizie avanzata che, insieme alla pancia impressionante, lo fanno piuttosto assomigliare a Bud Spencer in “Non c’è due senza quattro”.

<<Allora?>> ripete Justin spazientito, alzando ancora di più la voce Ora sicuramente lo possono sentire da almeno cinque uffici di distanza.

<<Cos’è questa storia che Sandrine Martignon è stata nominata capo progetto per le pasticcerie “Pesca & Cioccolato”? Il progetto vale settanta mila euro o più, e Sandrine è solo una studentessa che fa pratica per la laurea!!>>

<<Justin …>>

<<Ma siete tutti impazziti qua dentro? Ieri Annalisa le ha fatto un sacco di complimenti per la fantastica idea di introdurre la macchinetta con cioccolato caldo mescolato al rhum, così ci ubriachiamo tutti e nessuno lavorerà più ..>>

<<Justin, ascolta>> cerca di interromperlo Gerardo, sgranando sempre più gli occhi che lo -fanno assomigliare ad un grosso orso o a qualsiasi cosa, meno di un CEO.

<<… e l’intero ufficio grafica e design si è complimentato con me per l’idea della carta da parati con fiori di lavanda dicendo quanto il morale di tutti sarebbe sollevato se la si usasse, ma questa non è assolutamente un’idea mia benché della signorina Martignon! Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso stamattina…… Lo spazio per la siesta? Per la SIESTA? Ma siamo tutti impazziti a dare ascolto ad una ventiduenne, ad una ventiduenne, anche se studentessa alla Bocconi???? Dormire durante la pausa pranzo, dove mai si è sentita una cosa del genere??? E Forse non hai sentito la sua ultima mirabolante idea: le mascotte di Touché!!!! Vuole che la ditta adotti un porcellino d’India e un coniglietto! I Maya avevano sbagliato: la fine del mondo non era del 2012 ma avverrà nel 2016, proprio perché esiste gente come Sandrine Martignon e come te che le dai ascolto, che ci farete andare giù di testa e fallire in quattro e quattro otto!!>>

<<Senti Justin, con Sandy non te la prendere, okay? Forse è un pò stravagante …>>

<<Un po’? Si sta parlando di trasformare questa ditta in una fattoria ia-ia-o. Conigli e porcellini d’India correranno per i corridoi peggio di un cartone animato, ma in fondo chi se ne frega se i nostri occhi saranno incantati da infiniti campi di lavanda incollati sui muri, peggio di come usava la mia bisnonna nel Novecento!>>

<<Forse è un po’ stravagante>> ripete Gerardo tamburellando con le dita grassocce sulla scrivania, <<ma è una brava ragazza. E ha bisogni di imparare. Finora le sue idee sono state amate da tutti, ed effettivamente per me il porcellino e la zona siesta vanno anche bene, Perché dopo un buon pisolino la testa lavora meglio, ci sono anche degli studi in proposito.>>

<<Ho capito, a te sta tutto bene, pure i fiori di lavanda e il cioccolato al rhum>> dice Justin, gettandosi su una poltroncina e sbottonandosi la camicia . <<Basta che Sandy Bell abbia labbra succose, gambe da urlo e un decolleté da capogiro …>>

<<E’ solo una bambina, Justin, ha bisogno di imparare, dalle tempo!>>- fa Gerardo spazientito, e si mette a giocherellare con il mouse del suo portatile.

<<Ok … Posso anche chiudere un occhio a porcellini d’India e fiori di lavanda, ma Pesca & Cioccolato???? Come hai potuto farmi una cosa del genere Gera, come???>> nello sguardo scuro di Justin c’è rimprovero e quasi disperazione.

<<Ma se starà a te a supervisionarla?>>

<<Quel progetto erra mio!>> tuona Justin sbattendo il pugno contro lo schienale che quasi lo spacca. <<Ci avevo lavorato per delle settimane e non accetto che una secchiona con treccina che sembra la versione rimbambita di Sandy Bell me lo venga a rubare! E’ qui da soli due mesi, per l’amor del cielo!!>>

<<Ed è molto brava … non te lo volevo dire, ma sinceramente il cliente ha scelto la sua idea invece che la tua, Justin, mi spiace>> ammette Gerardo con un lungo sorriso di arresa perché sa di aver appena scatenato il finimondo.

Sicuramente è già abituato a queste discussioni da un po’. Più precisamente da circa cinque anni, quando Justin Bennett è arrivato nella sua ditta da giovane neolaureato a Chicago, e con il suo ego alle stelle ma anche con talento e durissimo lavoro l’ha praticamente ristrutturata, rendendola una delle migliori sul mercato. Justin era un talento nato per quel lavoro, non glielo poteva contestare. Ma Sandrine Martignon era … in quasi quarant’anni di carriera lui non aveva mai visto qualcosa del genere. Sandy, come la chiamavano tutti, era un uragano nascosto dietro ad un paio di occhiali e treccine fuori moda. Sembrava una specie di Britney Spears – ragazza – di – ghiaccio, invece quel ghiaccio nascondeva puro acciaio. E tocco di genio.

<<Dì la verità>> fa Justin in tono più basso, sporgendosi in avanti per fissare il suo capo e collaboratore negli occhi. <<Da quanto tempo c’è qualcosa tra te e la piccola Sandy? Cosa ha fatto, ti ha agganciato in una chat di minorenni che la regalano in cambio di favori particolari? Come diciamo … una carriera al top?>>

<<Ehmm … scusate se interrompo… >>

I due uomini saltano come se le poltrone li avessero morsicati al sedere.

<<Ho bussato ma nessuno rispondeva!>>

Sullo stipite della porta c’era la silhouette esile di Sandrine Martignon, meglio nota come Sandy.

Gerardo sgrana gli occhi come se avesse appena visto un fantasma, mentre Justin si sta passando ripetutamente la mano nei capelli, con la schiena verso l’entrata.

Quando si gira lentamente, cercando di darsi un’aria arrogante e con una replica tagliente pronta sulla lingua, si accorge che sullo stipite della porta in vetro non c’è solo Sandrine Martignon ….. ma praticamente l’intera ditta. O quasi.

Rimane spiazzato e apre la bocca per dire qualcosa, ma Sandy è più veloce, facendo un passo avanti nell’ufficio.

<<Chiedo scusa di aver interrotto una conversazione talmente interessante, ma, Signor Gerardo, desidero parlarle.!>>

Porta come sempre i suoi biondi codini alla Britney Spears, camicia bianca leggermente sbottonata e una gonna corta grigio scuro che sarebbe del tutto insignificante, se da sotto non sbucassero due gambe sottili e quasi troppo bianche, avvolte in calze colorate che le danno un’aria da allieva di liceo ma allo stesso tempo la rendono inspiegabilmente molto ma molto…

“sexy”

Justin solleva lo sguardo dalle gambe di Sandy giusto per vedere il suo capo e amico diventare rosso al complimento della ragazza dagli impertinenti codini d’oro.

Sandy ha appena detto al grande capo di avere l’aria … sexy???

Si sta parlando di Gerardo Spiazzi, l’uomo che ha battuto un record nazionale a mangiare salsicce tirolesi e che ogni anno va in vacanza a Cannes e finisce in ospedale per intossicazione con ostriche.

Che ora sta fissando Sandy con viso paonazzo, come se avesse appena ingoiato una delle sue famose salsicce e le fosse rimasta incastrata nella gola.

Leggermente intontito, Justin apre la bocca per dire qualcosa, ma non ne esce alcun suono.

<<Ha un’aria fantastica signor Gerardo, si è fatto qualcosa ai capelli? (quelli praticamente inesistenti) O forse ha cambiato modello di camicia?>> continua a cinguettare Sandy, strisciando distrattamente avanti e indietro una di quelle sue gambe che, per chissà quale ragione,Justin avrebbe voglia di afferrare solo per un attimo.

Gerardo sta balbettando qualcosa mentre da dietro la porta aperta a metà si sento risate di sottofondo. Gli altri colleghi e impiegati della ditta stanno seguendo attivamente la conversazione, per aver dopo in interminabile argomento di chiacchiere e risate nei loro uffici.

<<Ciao Jus, come stai?>>

Justin sussulta, mentre nell’ufficio si è appena insinuata la silhouette di Annalisa, la sua fidanzata, spargendo dappertutto un’ebriante ondata di J’Adore. La ragazza avanza sui tacchi vertiginosi, in un vestito verde aderente che le mette in risalto gli occhi di gatto e le forme generose, gli getta le braccia al collo e lo saluta con un bacio appassionato al sapore di cicche alla menta. Come se non si fossero visti da settimane, mentre proprio la sera scorsa, dopo le ore di lavoro…

Quanto si erano divertiti.




Capitolo 2 – Le mutandine rosse


Justin cerca senza successo di svincolarsi dalla stretta di Annalisa, per l’amore del cielo, un po’ di riservatezza. Non ama mescolare le cose private al lavoro, anche se l’intera ditta è al corrente della sua piccante relazione, ampiamente commentata con lusso di dettagli in tutti gli uffici e persino dal personale di pulizia. Justin è così, una specie di star tra tutti perché americano, bello e pieno di glamour, e lo sa benissimo, anzi è una parte che gli va come un guanto e che si diverte a fare.

E tutti hanno capito come attraverso un telefono senza filo, un’invisibile ondata elettrica ha appena percorso la ditta: qualcosa di clamoroso stava per succedere, come tutte le volte che Justin e Sandy si trovano nella stessa stanza.

E quel qualcosa accade … con molta disinvoltura la giovane si piega e da sotto la scrivania del grande capo raccoglie un paio di … mutandine rosse, con un pizzo minuscolo, mostrandolo a tutti quanti.

Justin rimane di sasso sulla poltrona, con Annalisa incollata addosso come una specie di edera rampicante. Sandy non rivolge loro nemmeno un’occhiata, continua a fissare il capo con espressione di scherzoso rimprovero negli occhi scintillanti.

Gerardo sgrana i suoi così tanto che tra un po’ sembra che gli partiranno dalla testa e si incolleranno alle mutandine rosse che Sandy gli sventola davanti.

<<Forse la ragione per la quale è così allegro oggi?>> gli dice, ma proprio in quel momento accadono quattro cose: Gerardo emette una specie di urlo non articolato e dà un colpo di pugno sulla scrivania, così forte che alla fine il bicchiere di caffè di prima finisce per rovesciarsi macchiando una sfortunata pila di documenti che si trovava proprio accanto nel momento fatidico.

Dall’entrata si sente un coro di “aaaa” e circa sette persone con l’espressione più scioccata del mondo irrompono dentro a fissare più da vicino l’incredibile oggetto nella mano della studentessa alla Bocconi.

<<Quelle non sono mie!>> grida Annalisa, e per un attimo tutti gli occhi sono su di lei, in un silenzio apocalittico. Le bocche di tutti hanno effettivamente raggiunto il pavimento.

Il telefono si mette a squillare.

<<Pronto!>> urla Gerardo nel ricevitore, senza perdere d’occhio l’intera scenata.

Nel frattempo Sandy si è lentamente voltata verso Annalisa, la mano con le mutande sempre all’altezza del viso e un’espressione del più puro candore negli occhi neri lucenti.

Annalisa è la copia esatta dell’Urlo di Munch, pietrificata, rimpicciolita, la mascella sul pavimento e barcollando sui tacchi come se avesse appena ricevuto un pugno in piena figura.

Senza sapere bene cosa sta facendo, Justin si lancia verso Sandy con un vero salto da acrobata alle Olimpiade, le toglie le mutandine di mano e in meno di un nanosecondo se le infila in tasca, sudando come se avesse appena salito a piedi i dieci piani dell’edificio.

Gli altri spettatori ripetono in coro un “ooo” e, avvicinandosi a Justin, gli toccano le spalle in un muto segno di compassione. Annalisa ha perso la capacità della parola.

<<Noi tre dobbiamo parlare!>> sputa Gerardo a Justin e a Annalisa, appena conclusa la conversazione telefonica. <<E lei, signorina, sarà meglio che stia fuori da questo!>> ringhia verso Sandy, che con una quasi piroetta si sta già congedando, non senza aver prima lanciato una bella occhiata di sottinteso alla coppia di piccioncini.




Capitolo 3 – Sesso e telecamere


<<Questo è inammissibile, inammissibile!>> continua a ripetere Gerardo da cinque minuti, facendo giri intorno alla scrivania, mentre i due colpevoli davanti a lui sono ormai maschere della disperazione.

<<Senti, Gera, non è come pensi..>>

<<Non è come penso? NON E’ COME PENSO????>> urla il grande capo, soffermandosi per un attimo davanti a Justin, come se costui fosse un pericoloso killer mascherato appena piombato dalla grande finestra.

<<Voi due avete fatto …. Sesso sulla mia scrivania, dove lavoro e tengo i documenti più importanti e vorreste pretendere che io non vi licenzi proprio in quattro e quattro otto?>> si passa una mano sulla faccia rossa e riprende i giri intorno alla scrivania con espressione inorridita, quasi aspettandosi di veder spuntare da qualche angolo anche fruste e manette, a parte le famose mutandine rosso fuoco.

<<Tecnicamente sì …>> cerca di rispondere Justin, mentre sta lanciando occhiate furiose ad Annalisa, che sembra ridotta ad un lungo, terrorizzato mutismo.

<<Tecnicamente sì? Che cazzo di risposta è questa, Justin? Ok, siete giovani e focosi, ma non potevate tenere le mutande fuori dal mio ufficio?? Datemi una buona ragione perché io non vi licenza, ora. Praticamente mi avete coperto di vergogna davanti all’intero personale, per sempre!!!! Chissà cosa penseranno mia moglie, le mie figlie….>> Gerardo solleva le mani in un gesto apocalittico <<Questa è una condotta immorale, vergognosa, di cui si spargerà la voce dappertutto, anche fuori da queste mura, e che ci porterà dritto al fallimento!>>

<<Dai, non esagerare, non è poi così brutta come pensi..>>

<<E chissà da quanto tempo dura questa storia!>> tuona di nuovo Gerardo, fulminandoli con i piccoli occhi arrabbiati. <<Ma davvero mi stavate prendendo in giro a questo modo, dopo tutto quello che ho fatto per te, Justin? Grazia a Dio Sandy si è accorta di quelle … di quella cosa rossa sotto la mia scrivania! O meglio, non se ne fosse accorta!>> si siede con un tonfo nella sua poltrona, appoggiando la testa sulla scrivania come un uomo finito, ma poi si alza di scatto, come se la scrivania “luogo del delitto” lo avesse appena bruciato.

<<No, dai Gera, non esagerare … sai come sono queste cose… ti prendono all’improvviso… ieri sera avevamo lavorato troppo e quindi stappato una bottiglia di Franciacorta per rilassarci un po’…. Siamo venuti nel tuo ufficio a cercare il contratto della Rubinsterin & Co … e ci siamo lasciati trasportare … non è come se la gente ci avesse visti, non c’era nessuno nell’intero edificio … può succedere>> dice Justin cercando di mantenere una parvenza di calma, con la stessa espressione omicida rivolta ad Annalisa.

Perché accidenti non aveva tenuto la bocca chiusa?

<<E’ solo colpa tua!>> sbuffa verso la fidanzata, che sembra la mummia di Tutankhamon appena risorta, in vestito verde aderente e tacchi a spillo.

<<Ma io … ho solo detto che non erano mie …>> riesce finalmente ad articolare Annalisa. Intendiamoci, l’intelligenza non è esattamente tra le sue primissime qualità.

<<Ehm … chiedo nuovamente scusa>> si sente dalla porta, e tutti saltano come se fossero morsicati da un cobra.

<<Tu, di nuovo qui?>> attacca Justin, non credendo letteralmente ai suoi occhi.

I codini d’ora nel vento e leggera come una piuma, Sandy si avvicina veloce alla scrivania di Gerardo ignorando i due sfigati, e dice quasi sottovoce ma assicurandosi di essere ben sentita: << Caro Gerardo, se ha voglia di dare un’occhiata all’intera scena di ieri sera, c’è una videocassetta nell’ufficio di Quattrocchi. Come sa, la sua scrivania è sorvegliata giorno e notte … >>

<<Che cosa???>> esplode Justin saltando dalla poltrona, come se avesse appena ricevuto un colpo di mazza in testa.

Salvatore Quattrocchi è il manager del reparto sicurezza e la videocamera nell’ufficio di Spiazzi era una cosa … del tutto imprevista. Fino a quel momento nessuno sapeva che in certi punti strategici della c’erano telecamere di sorveglianza…

Dopo aver bisbigliato per un po’ nell’orecchio del capo, Sandy esce così com’è entrata, quasi correndo, senza degnare di uno sguardo i due sfigati protagonisti.

Gerardo li fissa con eloquente aria omicida, sta proprio per licenziarli, non c’è via di scampo.

<<Aspettami qui, Gera, non ti muovere, ora poniamo fine a questa commedia>> dice Justin e si avventa furioso alla ricerca di Sandy.




Capitolo 4 – Una studentessa da ammazzare


<<Sandy! Saaaandy!>> urla Justin nel corridoio, così forte che sicuramente lo stanno sentendo dalla strada davanti all’edificio.

Varie teste escono dagli uffici accanto e si mettono a ridere sottovoce, ma spariscono subito appena Justin si avvicina.

<<Guardate bene e imparate come si ammazza un personaggio di cartone animato!>> urla ancora più forte, ma ad un tratto scorge la gonna grigia dietro ad una colonna in acciaio.

<<Eccoti!>> e si mette ad inseguirla.

Sandy se la da a gambe tra le varie scrivanie, con Justin che la insegue proprio a due passi di distanza. Meno male che non indossa mai i tacchi, le sue Toms vanno sempre bene in ogni occasione.

<<Feeermati!>> grida Justin così forte che quasi le provoca un infarto, a lei e a tutti quanti nella sala.

La ragazza urta una sedia che per qualche attimo impedisce Justin nella sua corsa, ma solo per qualche attimo. Polvere e documenti cominciano a spargersi nell’aria, mentre l’intero personale del reparto finanziario segue i due giovani con le bocche spalancate.

<<Cosa stai combinando, Jus?>> chiede d’un tratto De Angelis, responsabile delle pubbliche relazioni.

<<Signor Bennett, ha … perso una scarpa!!> fa notare Adriana, la segretaria di costui, raccogliendola perplessa con due dita.

<<Tienimela per dopo!!> risponde Justin, e riesce finalmente a raggiungere Sandy, che si sta appoggiando disperatamente sul pulsante di chiusura delle porte dell’ascensore, ma lui con uno sforzo immane ci infila il piede, per sfortuna quello scalzo, e con un grido di dolore riesce a gettarsi dentro.




Capitolo 5 – Bloccati in ascensore


Sandy schiaccia disperatamente un pulsante mentre Justin ne schiaccia un altro, e un altro ancora, caoticamente. L’ascensore comincia a trepidare pericolosamente con dentro i due giovani che si fissano in cagnesco.

<<Stai cercando di ammazzarci tutti e due?>> grida la ragazza, dandogli dei piccoli colpi sulle braccia.

Justin è davvero fuori di sé, sudato, respira con affanno e i capelli biondo cenere di solito perfettamente pettinati sono arruffati come se si fosse appena fatto la doccia.

<<Se mi tocca farlo per darti una lezione>> dice lui <<allora ne vale la pena!>>

<<OH al diavolo, Justin Bennett!>> dice Sandy, rinunciando e coprendosi il viso con le mani. Anche lei è scomposta, capelli fuori posto e il cuore che le batte all’impazzata. Non si è mai ritrovata da sola in ascensore con un pazzo che ha appena dichiarato di volerla ammazzare, e si chiede preoccupata cosa seguirà.

<<Stavi andando alla riunione con il signor Pagliettini di Pesca & Cioccolato, giusto?>> fa Justin andando dritto al punto. <<La riunione che doveva essere con me … il progetto che doveva essere mio>> sottolinea furibondo.

<<Cosa può fare l’invidia di un ragazzo simpatico>> osserva gelida Sandy, cercando di mantenere la calma e sistemarsi la camicetta. Un bottone si stacca all’improvviso e lei si china per raccoglierlo.

<<Cosa stai combinando adesso?>> chiede lui circospetto, ma improvvisamente c’è uno spaventoso scricchiolio, un tonfo violento e l’ascensore si ferma di botto tra i piani. La luce principale di colpo non c’è più e Justin e Sandy si ritrovano per terra, l’uno contro l’altra, avvolti dal buio e dalla paura.




Capitolo 6 – Obbligo o verità


<<Oddio, stavi davvero cercando di ammazzarci!>> bisbiglia Sandy terrorizzata, e con quasi un salto si stacca subito da lui.

Justin non ha ancora capito cosa sta succedendo ma per un attimo lo percorre un brivido .. quasi piacevole. Sandrine Martignon, secchiona della Bocconi, si trovava nelle sue braccia, la guancia incollata al suo petto, tremando. Lui poteva sentire il profumo delicato dei suoi capelli, percepire attraverso la sottile camicetta i battiti irregolari del suo cuore, premuto un secondo contro il suo.

<<Ora moriremo soffocati, spero che sei contento!>> grida lei dall'angolo dove si e' rifugiata e le sfugge un singhiozzo.

<<Basta, tranquillizzati>> esordisce Justin, passandosi le mani tra i capelli. Cerca e trova il pulsante di allarme dell'ascensore. <<Qualcuno ci sentirà, sanno tutti dove siamo, e' solo questione di tempo. Il tuo amico Salvatore Quattrocchi ci tiene sicuramente d'occhio...per così dire.>>

La piccola battuta non riscontra alcuna reazione. Sandy si e' chiusa in una specie di mutismo, accasciata per terra, sembra quasi presa da un attacco di panico.

Justin comincia a sentirsi un po' nervoso. Insomma...tutto ciò che voleva era dare una lezione alla piccola peste, non si aspettava che lei sembrasse così...vulnerabile.

O forse era solo una tattica per prendersi di nuovo gioco di lui?

<<Cosa c'e', soffri di claustrofobia?>> dice cercando di darsi un tono ironico.

Nessuna risposta.

<<Sandrine....Sandy! Pianeta Terra a Sandrine Martignon!>>

<<Senti Sandy>> fa Justin alla fine. <<Non avere paura, non ti tocco. Senti , visto che probabilmente ci vuole ancora qualche minuto prima che ci tirino fuori da qui...>>

<<Altro che qualche minuto!!>> viene rapida la risposta scontrosa di lei.

<<...perché non giochiamo ad un piccolo gioco? Così ci passa la paura.>>

<<E quale sarebbe?>>

<<Obbligo o verità. Dai, ci divertiamo un po'! Il fatto è>> dice lui veloce, senza lasciarle tempo di protestare,<<che vorrei davvero sapere perché stai cercando di distruggermi. Forse ti ho fatto qualcosa e non me ne sono reso conto...>>

<<Non sto cercando di distruggerti!>> grida Sandy, acida.

<<E allora come mai ce l'hai sempre con me? Mi dai l'impressione di essere anche simpatica, invece tutte le volte sembra che tu sia....in competizione con me.>>

<<La tua mente malata sta facendo apparire alla superficie mostri del tuo subconscio>> afferma lei improvvisamente molto calma.

Justin fa uno sforzo per rimanere calmo, cosa vorrebbe dire esattamente? si chiede per un attimo grattandosi la testa.

<<E il progetto Pesca & Cioccolato? Sapevi benissimo quanto ci tenevo!>> non può impedirsi di chiedere.

<<Ma non ho colpa se hanno scelto la mia idea! Di fatti, aprire un negozio on-line mi sembra il modo migliore per ampliare l'affare, così potranno consegnare i dolci direttamente a domicilio, in tutta Milano. Sinceramente, e' un'idea fantastica.>>

<<Ma...>>

<<Niente ma, ho solo dato loro la soluzione più ovvia. Basta, mettiti l'anima in pace>> dice risoluta. <<Non sto affatto cercando di distruggerti. Ora tocca a me.>>

<<Che cosa?>>

<<Tocca a me fare le domande. Di che segno sei?>> dice, e lo fissa con quei suoi grandi occhi neri tanto espressivi e seri.




Capitolo 7 – Impazzisco per i tuoi tatuaggi


Justin rimase per qualche attimo perplesso. Lei aveva proprio chiesto...ciò che gli era sembrato di sentire?

<<Sono leone>> mentì. Perbacco, se voleva sapere cose di lui non le restava che chiederlo a Teodora, capo del personale.

<<Bugie, sei Ariete>> fa Sandy con una semplicità quasi infantile.

<<Allora se lo sai perché chiedi?>> dice lui, di nuovo incavolato.

<<Per vedere se sei onesto. Stai dando tutta la colpa a me, ma stai giocando sporco>>.

<<Sei fantastica! Tu di che segno sei?>> dice Justin per dire qualcosa, mentre la sua mente lavora con velocità. Ma quella ragazza...si stava per caso prendendo una cotta per lui?? No. Non poteva essere.

<<Sono toro>> dice lei con semplicità. <<Posso farti un'altra domanda? Come mai tutti quei tatuaggi sulle braccia? E' una moda in America, vero? Come i cantanti famosi...Mi sorprende che Gerardo te lo abbia permesso, tutto qui, secondo me ti sta permettendo troppe cose>> Si mise a strisciare un piede avanti e indietro con fare infantile che voleva essere quasi provocante, e Justin seppe che alludeva all'episodio delle mutandine rosse.

Vedeva attraverso la semi- oscurità gli occhi lucenti di Sandy, pieni di una specie di velato rancore e di tanto altro... Deglutì non senza fatica. La ragazza era evidentemente interessata... alla sua persona. Ad un tratto ebbe quasi voglia di ridere, così facile sarebbe stato?

<<Ti piacciono? I miei tatuaggi>> disse cercando di avere un tono normale.

<<Ehmmm...>> La risposta si lasciava aspettare e Justin avrebbe giurato che lei quasi stava arrossendo.

Era finalmente riuscito a risolvere il mistero Sandy: non lo voleva distruggere, aveva una cotta per lui ed era probabilmente gelosa!

Si rilassò all'istante, perché si trattava di una questione che sapeva fin troppo bene maneggiare.

<<Ti piacerebbe toccarli?>> fece, abbassando il tono in maniera sexy.

<<Cosa?>> sussultò lei, portandosi una mano ai capelli. Justin sapeva che era segno di nervosismo, non stava più nella pelle.

<<I miei tatuaggi...puoi toccarli, se vuoi>>

<<Davvero??>> L'incredulità' mescolata alla speranza nella sua voce lo fece quasi intenerire.

Improvvisamente molto di buon umore, si tolse la giacca leggera e si sbottonò la camicia mostrando il petto nudo coperto di tatuaggi, che Sandy poteva solo intravedere attraverso la luce debole che proveniva di sopra l'ascensore. L'oscurita' contribuiva a creare un'atmosfera intima e carica di elettricità, e Justin si congratulò con se stesso, bloccare l'ascensore era stato un vero colpo di genio. Avrebbe dovuto ricordarselo per altre situazioni, compreso le ore piccole in ufficio con Annalisa.

<<Tu sei pazzo>> fece lei sogghignando, e rise anche lui, di gusto. Si rese conto che si stava rilassando. Lei aveva un sorriso radioso, che brillava nell'oscurità', e quelle che si intravedevano nelle sue guance erano delle deliziose fossette? per la prima volta si disse che per una piccola secchiona non era niente male e probabilmente se avesse vestito in maniera diversa avrebbe anche potuto fare colpo su una grande quantita' di adolescenti come lei, pieni di ormoni oppressi .

<<Dai, nessuno ci vede comunque. Non hai mai visto....voglio dire, un ragazzo tatuato prima, vero>>.




Capitolo 8 - Toccami


Sandy alzò gli occhi al cielo perché la trattava come se fosse una dodicenne.

<<Be' e' vero che non conosco molti ragazzi tatuati...ma tu ne hai davvero un'infinita'>> disse, gli occhi neri lucenti più del solito. Con quei capelli stretti in due codini da Britney Spears sembrava un piccolo angelo tentatore.

Lui sentì un brivido leggero che cercò di allontanare.

<<Toccami>> disse con voce rauca, e protese un braccio in avanti. Sui bicipiti era disegnata una testa di tigre in pieno assalto.

<<Non lo farei mai, per chi mi prendi?>> rispose lei, con altrettanta emozione nella voce. <<Cosa direbbe la tua fidanzata?>>

Ah, la fidanzata. Se avesse potuto, Justin si sarebbe fatto una bella risata, quella era una ragazzina che viveva in un mondo di soap-opere. Ma stranamente, lui non aveva alcuna voglia di pensare ad Annalisa. Tutto ciò che voleva ora era che Sandy gli accarezzasse la pelle con la sua piccola mano, che sicuramente doveva essere morbidissima. Sussultò al solo pensiero.

<<Non ti ho chiesto nulla di male, Sandy... se la cosa ti interessa, posso anche darti l'indirizzo di un tizio che fa degli ottimi tatuaggi>>. Stava per rinunciare quando lei protese una mano e gli toccò il braccio con un dito solo.

Lui trattenne il respiro. Il suo tocco era più delicato di una piuma, accarezzò lentamente la tigre per qualche secondo, poi si ritirò imbarazzata. A Justin parve che le fosse tremato la mano e si rese conto che anche il proprio cuore batteva più forte del normale. Era passato troppo tempo, dall'ultima volta che era uscito con una ragazza al college, a Chicago. Quell'amore da adolescenti, le timidezze, le occhiate con sottinteso, il primo sfiorarsi, i primi baci ...

Si chiese improvvisamente cosa sarebbe successo se avesse osato andarle più vicino.

In quel momento, un brusio inaspettato li fece trasalire. L'ascensore...stava salendo!

In meno di cinque secondi, prima che Justin e Sandy se ne rendessero conto, le porte si aprirono con un grande tonfo e loro si ritrovarono....all'ottavo piano, immersi di luce.

Con davanti praticamente l'intero personale della ditta, e in primo piano, Gerardo, Annalisa e Salvatore Quattrocchi.




Capitolo 9- Sesso nella vasca del capo


Forse per la prima volta in vita sua, Justin non seppe come reagire e rimase lì interdetto a fissare il suo capo, che lo stava fissando con altrettanto stupore, gli occhi sgranati come due polpette marroni.

Perché Justin si era scordato un piccolo dettaglio: era a torso nudo.

<<Amore, cosa ...stavate facendo?>> singhiozzò Annalisa, immagine dell'orrore, i capelli arruffati, occhi gonfi e trucco fino al mento. Come se li avesse colti in pieno delitto, l'uno sopra l'altro. Be' non sarebbe mancato molto, si disse Justin con un sussulto di orgoglio.

Cercò di guadagnare tempo e cominciò a infilarsi la camicia, mentre in quello stesso attimo Sandy si alzò da terra e se la diede a gambe prima che nessuno le potesse chiedere nulla. Era talmente scomposta, e quelle nei suoi occhi sembravano...lacrime?

Justin pensò di avere allucinazioni: la ragazza stava piangendo? Come se fosse appena stata...come se lui...

<<Justin Bennett Clark!>> ringhiò Gerardo, mentre Salvatore Quattrocchi lo aiutava imbarazzato ad alzarsi e a recuperare gli altri pezzi di abbigliamento. <<Nel mio ufficio! ADESSO!>>

Tre minuti dopo, lui e Gerardo Spiazzi avevano forse la discussione più furente di tutta la loro comune esistenza in quella ditta. Justin non lo aveva mai visto così fuori di sé, nemmeno quando per un grosso errore aveva perso anni fa' uno dei clienti più importanti .

<< Prima scopi Annalisa sulla mia scrivania....poi neanche ventiquattro'ore dopo cerchi di molestare una studentessa nell'ascensore? Mio Dio Justin, sei LETTERALMENTE IMPAZZITO? Ma non hai imparato davvero nulla in questi anni da quando stai lavorando con me: gli affari non si mescolano alla vita personale?? Stai per caso facendo uso di cocaina, recentemente? Hai problemi personali? Dimmelo, te lo supplico, perché così non possiamo assolutamente andare avanti!>>

<<Gera, Gera...>> cercò Justin di interrompere quello che sapeva che sarebbe stato un interminabile battibecco. Questa volta il suo capo sembrava veramente furibondo, e benché gli sembrasse che tutti stavano un po' esagerando, non poteva non sentirsi un tantino preoccupato.

<<Rispondi, per l'amor del cielo!>> tuonò Gerardo, facendolo sussultare sulla poltrona.

<<Ti rispondo se ti dai una calmata>> disse Justin, gelido.

Qualcuno bussò alla porta ed entrò senza aspettare. Era Adriana, la segretaria di De Angelis.

<<Scusate>> disse, <<penso che questo sia suo, signor Bennett>>.

Cosa? Da quando gli dava del lei, la scorsa settimana erano andati con un gruppo di amici a giocare al bowling e si erano divertiti un mondo!

Ma ora Adriana era più rigida di un palo dell'elettricita' quando gli gettò in braccio...la sua scarpa, quella che aveva perso quando stava inseguendo Sandy per l'intero pianerottolo.

<<Wow grazie Adri, me ne ero quasi scordato>> fece lui arrossendo, ma non ottenne che un'occhiata glaciale da parte sia della collega che del capo.

<<Mi adora>> assicurò Justin perplesso, mentre lei sbatteva la porta.

<<Ah ne sono convinto>> disse Gerardo, infilandosi in bocca uno stuzzicadenti e osservando il suo amico contorcersi e sudare nell'intento di infilarsi la scarpa.

Volle aggiungere qualcosa, ma qualcun'altro entrò all'improvviso. Questa volta, Annalisa irruppe nella stanza come un uragano, o meglio dire, quanto di uragano ci poteva essere in una donna barcollante, arrampicata su dei tacchi quindici e con la faccia cosparsa di trucco.

<<Ehi, cos'e' questo, un gabinetto pubblico?>> la sgridò Gerardo, fissandola con ostilità. Ci mancava proprio l'IQ di resistenza della Touchè' Comunicazioni e la sua giornata sarebbe stata perfettamente rovinata.

<<Amore mio!>> urlò Annalisa, facendo praticamente un salto dalla porta dritto nelle braccia di Justin, schiacciandolo contro la poltrona. Fece per dargli un bacio, e invece...lo schiaffeggiò con violenza.

Sia Justin che Gerardo rimasero spiazzati, sbattendo ripetutamente le palpebre come in una scena della Famiglia Adams. Scattando in piedi, le mani sui fianchi e l'espressione omicida, il seno prosperoso che quasi esplodeva dal decolleté generoso, Annalisa sembrava una versione italiana di Angelina Jolie in Mr e Mrs Smith. Quasi ci si aspettava che togliesse una pistola dalla giarrettiera e sparasse sette colpi nel petto nudo e tatuato di Justin.

<<Amore mio, cosa...stai facendo?>> articolò costui, sfregandosi incredulo la guancia.

Gerardo stava quasi ingoiando lo stuzzicadenti.

<<Cosa sto facendo?>> ripeté lei in tono drammatico, gli occhi in fiamme. <<Ti sto mollando, ecco cosa sto facendo. Hai cercato di violentare quella stupida nell'ascensore, che sei stato sempre tu a bloccare! Ti odio, Justin Bennett Clark, sei veramente una merda e non voglio più vedere la tua schifosa faccia nemmeno in quelle splendide foto che abbiamo scattato nella vasca idromassaggio di Gerardo Spiazzi! Ti vorrei vedere morto, e che prima ti venga una malattia al pene, che ti cada come un fagiolino secco, che sia divorato dai corvi! Ed io sarò la prima a venire al tuo funerale, ma non per piangere, io sarò quella che ride, ride, ride!!>> ripeté con espressione melodrammatica, colpendosi le cosce ripetutamente come se avesse già studiato quella scena un bel paio di volte prima.

<<Ehi...un momento>> esclama Gerardo, facendo praticamente un salto al di sopra la scrivania, ma Annalisa era già uscita, degna come una regina e inciampando goffamente nella spessa moquette azzurra.

<<Tesoro...amorino!>> la chiama Justin con disperazione, letteralmente le lacrime agli occhi.

<<Com'e' quella storia di voi due nella mia vasca idromassaggio???>> urla Gerardo, più che mai in preda ad un attacco cerebrale.




Capitolo 10 - Una visita inaspettata


<<Ehmmm...scusate se interrompo...>> Quattrocchi si infila attraverso la porta, ma quasi si becca in testa la palla da pallacanestro di Spiazzi che sta tentando i suoi colpi migliori facendo risuonare l'intero pianerottolo. Mentre Bennett lo osserva con l'aria più rilassata del mondo, sorseggiando languidamente qualcosa in un bicchiere di plastica.

<<Non si entra senza bussare!!>> dicono in coro Justin e Gerardo poi scoppiano entrambi dal ridere, una risata isterica che lascia Quattrocchi di stucco. Si era aspettato di vedere sangue e cadaveri sparsi per l'intero ufficio, invece i due accaniti giocatori di pallacanestro sembrano intendersi meglio che mai. Quella era davvero una strana giornata.

>>Ehmm....volevo solo annunciare una visita>> riuscì articolare con difficoltà.

<< Leone Santoro Barbieri e' qui e desidera vedere tutti e due al più presto possibile>>

Sia Gerardo che Justin saltano letteralmente in piedi, fissando scioccati il piccolo Quattrocchi che indietreggia verso la porta, sul punto di scappare. Sì, giornata decisamente fuori dall'ordinario per le sue abitudini.

<<Il...capo della Nestlè'? Ma sei impazzito, da quanto tempo sta aspettando? Fallo subito entrare, e di' ad Elena di preparare tre espresso, uno decaffeinato e con tanto sciroppo di agave!>> ordina Gerardo quasi lanciandoglisi addosso per strangolarlo.

<<Era tanto che non si vedeva Leone Santoro Barbieri, come mai da queste parti?>> rifletté Justin a voce alta, fissando il suo capo e amico con aria interrogativa.

<<Di qualsiasi cosa si tratti, Santo Barbieri non muove le chiappe se non c'e' di mezzo una questione vitale>> concluse Gerardo, preoccupato. <<Immagino sia il nuovo prodotto del gruppo, che vogliono lanciare l'anno prossimo...Forse dobbiamo dare loro una mano>> sottolinea, con un gran sorriso da un orecchio all'altro.

<<Gera! Vuoi dire che ...potrebbe chiedere proprio il nostro di aiuto? Dopo tutto ciò che li abbiamo fatti passare con il latte per neonati, secoli fa'?>>

<<Eravamo una ditta più giovane, allora....Vediamo cosa vuole ma non dimenticare che mi devi ancora spiegare cosa facevi con Annalisa nella mia vasca, all'anniversario del mio ventesimo anno di matrimonio....Signor Santoro Barbieri, prego, si accomodi!>>

Un uomo di mezza età, calvo e imponente fece l'entrata nell'ufficio. Se non fosse stato per l'espressione troppo glaciale per i suoi gusti e l'eleganza spinta all'estremo, a Justin gli sarebbe parso l'attore Bruce Willis in persona.

<<Signori>> disse Santo Barbieri senza molte cerimonie, <<ho una cosa molto importante da discutere con voi, con la Touchè' Comunicazioni. Ma prima vi devo chiedere un favore: ho sentito che c'e' tra di voi una fresca collaboratrice, una certa Sandrine Martignon, studentessa alla Bocconi. Che, a soli due mesi di stage, sta svolgendo un lavoro fantastico guadagnando clienti importanti. Se non vi dispiace, vi chiederei di chiamarla perché la nostra offerta ha a che fare anche con lei.>>




Capitolo 11 - Un incontro premeditato


Il piccolo bar non era molto affollato, si era appena a metà marzo, fuori stagione turistica.

Justin entrò quasi furtivamente, evitando con cura di essere visto. Aveva inseguito l'Audi Cabriolet di Sandy non senza perplessità: i suoi dovevano essere davvero benestanti per regalarle una macchina del genere, o forse...si trattava di un ricco fidanzato?

Comunque la ragazza non sembrava fidanzata, era arrivata nella piccola località situata sul Mar Ligure accompagnata soltanto da un'amica.

Justin pensò per la centesima volta in quella settimana che, se la voleva dissuadere dal folle progetto di Santoro Barbieri, sapeva troppe poche cose sul suo conto. Sapeva che tra poco si sarebbe laureata alla Bocconi, che suo padre lavorava a Roma, in un importante centro finanziario. E che, così come appariva nella debole luce di quel bar di paese, era una creatura del tutto fuori dal mondo. Elegantissima.

Justin non l'aveva mai vista così, e solo a fissarla per qualche secondo gli venne una sensazione vicina allo svenimento. Se una tale cosa era ancora possibile, alla sua età.

Indossava una gonna pantalone bianca, un top colorato e sandali con zeppe all'ultima moda, forse Louboutin, che la rendevano particolarmente fascinosa. I capelli messi in piega le scendevano ondulati sulle spalle con delicate sfumature di biondo acceso (dov'erano finiti i codini?), e indossava più trucco che mai.

Quando per sbaglio si girò e finalmente si accorse della sua presenza, l'espressione sul viso di lei fece bruscamente irrigidire la parte sotto la cintura dei suoi jeans. Sembrò completamente scioccata, ma per un piccolissimo attimo...piacevolmente scioccata.

<<Giù amico, sta' buono e lascia a me la conversazione>> disse alle sue parti basse e con uno sforzo di volontà si diresse verso le due ragazze sedute nell'angolo opposto all'entrata.

<<Chiedo scusa per il disturbo ma lei assomiglia in maniera davvero affascinante ad una mia carissima collega di lavoro, una ragazza splendida, dolce, amorevole..>> fece, togliendosi il buffo cappello di paglia che avrebbe dovuto ripararlo dal sole. Per lui venire in quel paesino dimenticato dal mondo era un po' come andare nel Far West, si era vestito in maniera davvero noncurante. E non si sarebbe meravigliato se da qualche portone fosse sbucata qualche mucca come sulle confezioni di cioccolato Milka.

<<Here we go again...>> rispose Sandy acida, roteando gli occhi e sorseggiando controvoglia un po' del suo cocktail.

<<Sandrine?!>> esclamò Justin con finto tono scioccato. <<Tu, davvero qui? Non e' un sogno felice dal quale non vorrei svegliarmi? Che piacevole sorpresa, posso farvi compagnia? Non tutti i giorni di passaggio in un paese di mare ci si imbatte non in una ma in due bellissime donne! Justin Bennett Clark a vostra disposizione>> tese la mano verso l'amica di Sandy, una mora altrettanto perfettamente vestita e truccata, che gli getto' un'occhiata divertita e curiosa e gliela strinse con garbo.

<<Ciao, sono Claire>> disse con forte accento francese, che contribuì ancora di più al suo stupore.

<<Enchante'>> disse lui e la mora scoppiò in una piccola risata divertita, studiandolo con i suoi espressivi e velati occhi azzurri. Se accanto non avesse avuto Sandy, sarebbe parsa una diva del cinema, ma Justin non poteva non ammetterlo con se stesso: la vera diva era la secchiona della Bocconi. Che lo fissava con un'espressione tale che lui per poco temette di non ricevere in testa il bicchiere di mojito davanti a lei.

<<Cosa fai qui, Justin, ma perché lo sto chiedendo, ovviamente mi stavi SPIANDO! Come sapevi che ero a Moneglia?>> chiese Sandy, sempre più furente.

<<Ehi ehi, non sparate agli innocenti!>> fece lui alzando le mani sopra la testa in segno di arresa. <<Non avevo idea che anche tu fossi qui, e...in tanto piacevole compagnia!>> Sorrise di nuovo alla mora Claire, che gli ricambiò ondeggiando sulla sedia. Aveva sempre successo con le belle donne, colpa delle stelle che gli avevano regalato tanto fascino.

<<Ahahah vuoi dire che le tue schifose chiappe sono entrate nello stesso bar dello stesso paese, nello stesso giorno anzi, precisamente alla stessa ora, in cui mi trovo io, per un puro caso del destino!>>

<<Il fato ha le sue ragioni che la ragione non conosce>> rispose lui allegro, ordinando uno spritz alla cameriera. <<E scusa, ma non c'e' nulla che non vada con le mie chiappe>> aggiunse lanciando di nuovo un'occhiata a Claire, la cui sedia si era già avvicinata a lui, dando una lunga occhiata ai tatuaggi sulle sue braccia palestrate. Sarebbe stato veramente facile, e rendere Sandy un po' gelosa era una tentazione troppo forte.




Capitolo 12 - Entra in scena Charlie


<<Senti Justin, non ho proprio idea perché tu sia venuto qui ma penso che sia stata una pessima idea. Io e Claire stavamo proprio per...ehmm andare in un...posto. E tu non sei invitato>>.

<<Gentilissima come sempre>> non si scompose Justin. <<Sa Claire, in ufficio la chiamiamo sempre così, Gentile. E' praticamente il suo soprannome. Giuro che nel dizionario alla definizione di "gentile" metterei proprio la foto di Sandrine>>.

Ma Justin non finì le parole, che una massa di pelo bianco e orecchie per aria saltò da sotto il tavolo con un latrato furioso, dritto verso la sua gamba. Fece un salto dalla sedia, evitando per un pelo di essere addentato.

<<Che diamine!>> esclamò così forte che tutte le teste si girarono verso di lui.

<<Mordilo, Charlie!>> disse Sandy senza scomporsi, mentre l'amica scoppiava in un'altra delle sue risate fragorose che cominciavano a dare un po' sui nervi alla povera vittima in camicia, cappello da cowboy e jeans come per miracolo scampati dai denti dell'animale.

<<Legalo più lontano!>> ansimò Justin, mentre la peluria bianca si fece vedere in tutto il suo splendore: era un, doveva ammettere, bellissimo Golden Retriever di taglia media ma con denti che sembravano molto affilati, e lo fissava ...appunto, in cagnesco. Si costrinse di ricordare quanto amava i cani, quanto li adorava. Solo che l'apparizione era stata un po' troppo... improvvisa per i suoi gusti.

<<Mordilo, Charlie!>> esordì di nuovo Sandy, e questa volta toccò a Justin alzare gli occhi al cielo.

<<Adesso ti faccio vedere che sono un bravo amico, persino degli animali>> disse e tese piano la mano verso il muso del cane che, ancora diffidente, finì per lasciarsi accarezzare e addirittura gli leccò le dita.

<<Traditrice!>> sbuffò Sandy. Era ancora più affascinante con quell'espressione imbronciata, e per qualche secondo Justin rimase semplicemente a fissarla, avvertendo perplesso i battiti del proprio cuore. Doveva fare molto caldo si disse, perché piccole gocce di sudore gli si formavano sulla fronte, e gli sembrò che anche la ragazza sudasse un po'. O forse era una qualche mal celata emozione?

Per la milionesima volta si chiese se lei avesse una cotta per lui, così come gli era sembrato in alcuni momenti al lavoro. Aveva otto anni più di lei, sapeva di essere uno che non passava inosservato dalle donne, era bello, affascinante e con una carriera alle stelle. Sarebbe stato un gioco da ragazzi conquistare Sandy, eppure nonostante certi segnali, lei continuava a indossare quella maschera di ghiaccio e antipatia nei suoi confronti che malgrado tutto le conferiva un adorabile je ne sais quoi, per dirla alla francese.

Sandy non era come "le donne" in generale. Aveva carattere, classe, oggi più che mai lo doveva ammettere. E non la si poteva leggere facilmente. A volte sembrava una bambina indifesa appena uscita dai banchi del liceo che non chiedeva altro che coccole e abbracci. Nell'attimo dopo diventava la regina dei ghiacci al Polo Nord, con un cuore più freddo dell'Alaska. Non era per niente facile con lei, ma Justin non amava mai le cose facili.

<<Ehmmm... credo che andrò a fare....quella cosa di cui ti stavo parlando prima>> interrompe l'amica Claire, alzandosi frettolosamente e lasciando sul tavolo una banconota.

<<Che cosa??? Ma...ma....>> Sandy era l'immagine dello sbalordimento e della disperazione.

<<Ricordi che dovevo incontrare ...Paolo, per farmi dare...quella cosa...Ma voi due fate pure senza di me, sono sicura che avete moltissime cose da dirvi>>.

Sandy non poteva credere ai suoi occhi, mentre la guardava andarsene a gambe levate: la sua migliore amica era ufficialmente diventata la peggiore traditrice!

<<Traditrice numero due>> completò Justin i suoi pensieri, scoccandole un'occhiata penetrante.

<<Al diavolo Justin Bennett, quando mi dirai perché sei qui e cosa vuoi da me, immagino distruggere la mia giornata come sempre?>>

<<Sei venuta a vedere la casa sulla spiaggia, vero?>> andò lui dritto al punto.

<<Siccome sono vittima di un intenso fenomeno di stalking, le domande le faccio io>> disse, lanciandosi i capelli all'indietro con un gesto diffidente e affascinante.

<<Okay, allora se vuoi le risposte perché non lasciamo questo posto e facciamo una passeggiata sulla spiaggia? Sono certo che Charlie lo apprezzerebbe moltissimo, così ci facciamo anche due chiacchiere senza alcuna invasione alla nostra privacy>>.

<<Guarda chi parla di privacy>> sorrise lei controvoglia.




Capitolo 13 - Patto col nemico


L'aria era fresca, la brezza salata giocava con i capelli di Sandy scompigliandoli in una maniera che Justin avrebbe avuto voglia di fare lui stesso. Non cessava di essere meravigliato dal modo in cui il sole giocava con le bionde ciocche ribelli.

Charlie era stata lasciata a correre libera sulla grande spiaggia, dove non c'era quasi nessuno a parte un gruppetto di adolescenti intenti a fare il bagno e a prendere il sole mezzi nudi persino a marzo.

Camminavano rilassati dovendo ammettere che il paesaggio era bellissimo: da una parte colline coperte di vegetazione, e dall'altra il mare, con le onde che si infrangevano dolcemente sui sassi che componevano un muretto naturale a qualche centinaio di metri al largo. Il posto era veramente ideale per una lunga vacanza dopo innumerevoli giornate trascorse in ufficio.

Sandy andava piano, assorta nei pensieri, e ogni tanto si chinava per raccogliere qualcosa: un sassolino con forma interessante, un piccolo ramo, un pezzo di vetro che la forza delle onde aveva reso particolare.

Justin raccolse una piccola conchiglia bianca e gliela porse. Lei esitò poi la prese.

<<Allora...>> disse, infilando le mani nelle tasche dei jeans. Accanto all'eleganza di lei, sembrava poco più di uno che lavorava in una stalla, e non gli piaceva per niente sentirsi in inferiorità.

<<Allora...>> le fece eco lei. La tensione di prima era un po' svanita e lui seppe di aver fatto bene a portarla al mare.

<<Avevi ragione, ti ho inseguita apposta>> ammise evitando di guardarla negli occhi. <<Forse come te, volevo dare un'occhiata alla scena della nostra...futura convivenza forzata>>.

Lei sospirò e alzò lo sguardo in lontananza, dove all'altro confine della spiaggia si osservava una casa gialla.

<<Ancora non siamo sicuri che succederà davvero>> fece notare, fissando la conchiglia nella sua mano.

<<Senti Sandy...sia io, Gerardo e l'intera ditta abbiamo un gran rispetto per te e per il tuo lavoro...Ti apprezziamo e ti vogliamo bene, forse a parte l'idea della carta da pareti con fiori di lavanda>>.

Lei abbozzò un piccolo sorriso e lui si sentì incoraggiato e continuò.

<<Il fatto e' che non possiamo assolutamente perdere questa battaglia. Non possiamo rischiare di non partecipare alla gara organizzata dalla Nestlè' con le migliori ditte del mondo. Abbiamo lavorato troppo sodo , io, Gerardo e tutti quanti per arrivare al risultato di oggi: un centro come loro ci prendono in considerazione per il nuovo prodotto! Se vinciamo, diventeremo tutti milionari, forse anche te stessa!>>

<<Dove vuoi arrivare ?>> chiese la ragazza fissando la linea dell'orizzonte, benché lo sapesse già.

<<Tu hai ottime idee, hai già attirato cinque clienti dalla nostra parte, di quelli importanti>> proseguì Justin. <<Sei davvero geniale. Ma ti manca l'esperienza, che io e Gerardo abbiamo. Ti manca...non so , i capelli grigi. Ore e ore di durissimo lavoro alle spalle.>>

<<E non credi che invece ci possiamo completare?Quello che non avete voi ce l'ho io- spirito innovativo, follia della gioventù>> disse lei pensierosa.

<<Non lo so...forse. Ma so che non ci permettiamo il lusso di rischiare. Ecco Sandy...oggi non sono venuto per mia iniziativa, mi manda Gerardo, siccome sa che noi due già non andiamo molto d'accordo. E dovrei dissuaderti...>>

<<...dall'accettare la sfida>> continuò lei. Gli gettò un'occhiata molto dura, in cui si leggeva una lotta interiore ma poi le spalle cedettero e Justin seppe che ce l'avrebbe fatta.

<<Capisci che l'idea di Santo Barbieri e' pura follia: noi due, trascorrere due mesi qui, nella stessa casa? Ci ammazzeremo nelle prime ore e nulla di buono ne sarebbe per la ditta. Avremo sempre idee divergenti. Litigheremo su tutto, dal tipo di cereali della colazione fino al...non so, su tutto. E non e' giusto, nessuno ti vuole fare questo. Sei troppo giovane, carina e sinceramente, ci sembra un incarico troppo grosso per le tue spalle. Gerardo dice...laureati, prima. Gioisci delle cose della tua età: un fidanzato figo, bei vestiti, vacanze esotiche. Secondo lui, la vita comincia davvero solo ai venticinque anni...>>

<<Così e' stato per te?>> chiese lei all'improvviso. <<Sei arrivato da Touchè' a venticinque anni, e hai messo in marcia tutto...>>

<<Be' diciamo di sì>> ammise Justin leggermente imbarazzato. <<Il punto e'...capisci? Questa nostra presupposta gara non ha senso, perché se tu non partecipi la ditta potrà ugualmente presentare il suo contributo, e se proprio ci tieni, potrai prendere parte a quel contributo. Potremmo essere una squadra anche senza questa....proposta indecente.>>




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