Moon Dance
Amy Blankenship


Legami Di Sangue #1
Devon è un uomo-giaguaro dai modi un po' grezzi e uno dei soci del Moon Dance. Il suo mondo entra in bilico quando nota un'affascinante femmina dai capelli rossi nel suo club, armata di un cuore cinico e un taser. Con una guerra tra vampiri che infuriava intorno a loro, Devon giura di fare sua questa donna... e combatterà l'inferno per averla.



La vita di Envy era fantastica. Un fratello perfetto, un fidanzato perfetto, e il lavoro migliore che una ragazza potesse chiedere... gestire il bar in uno dei locali più popolari della città. O almeno era fantastica finché non ricevette una telefonata da uno dei suoi migliori amici, riguardante il suo fidanzato che stava ballando il limbo sulla pista da ballo al Moon Dance. La sua decisione di affrontarlo da inizio ad una serie di eventi che la porteranno in un pericoloso mondo paranormale, celato nella monotonia quotidiana. Un mondo in cui le persone possono trasformarsi in giaguari, i vampiri in carne ed ossa vagano per le strade, e gli angeli caduti camminano in mezzo a noi.

Devon è un uomo-giaguaro dai modi un po' grezzi e uno dei soci del Moon Dance. Il suo mondo entra in bilico quando nota un'affascinante femmina dai capelli rossi nel suo club, armata di un cuore cinico e un taser. Con una guerra tra vampiri che infuriava intorno a loro, Devon giura di fare sua questa donna... e combatterà l'inferno per averla.







âMoon Danceâ

Serie âLegami di Sangueâ - Volume Uno



Author: Amy Blankenship & RK Melton

A cura di Ilaria Fortuna

Translated by Alberto Favaro



Copyright 2012 Amy Blankenship

English Edition Published by Amy Blankenship

Italian Edition Published by TEKTIME




Prologo


La Foresta Nazionale di Angeles Ã¨ la dimora di pericolosi puma e di giaguari importati dallâestero che vagano per i suoi vasti boschi. Talvolta, nelle notti limpide, il loro numero aumenta quando i mannari di Los Angeles, o âmutantiâ come la tradizione popolare ha imparato a conoscerli, vagano per la terra selvaggia insieme ai loro cugini lontani. Ã in quelle notti che gli animali veri si nascondono nelle proprie tane mentre i predatori di cittÃ  invadono i loro territori per cacciare o, in rare occasioni, per risolvere alcune questioni che non possono essere appianate restando tra gli umani.

Non câÃ¨ nulla di piÃ¹ violento di questi combattimenti tra mutanti e, se uno di loro viene ferito, diventano pericolosi sia per gli umani che per le proprie controparti animali. Per proteggere gli umani con cui vivono, le dispute tra mutanti, quando Ã¨ possibile, avvengono sempre lontano e il posto migliore Ã¨ nei loro territori originari di caccia.

Quella notte la foresta Ã¨ diventata incredibilmente silenziosa quando i due proprietari del club piÃ¹ grande della cittÃ  sono entrati nel territorio selvaggio, togliendosi i vestiti di dosso per lasciare che lâanimale dentro di loro potesse correre liberamente. Quella notte erano alla ricerca della tomba di un vampiro che avrebbe potuto distruggerli entrambi.

Nella profonditÃ  della foresta dove nessun umano poteva udirli, Malachi, il capo di un piccolo clan di giaguari, scattÃ² nellâoscuritÃ  verso il suo avversarioâ¦ un uomo che non avrebbe mai dovuto considerare come suo migliore amico. Il suo obiettivo era un altro mutante, con il sangue del puma che scorreva nelle sue vene, Nathaniel Wilder... suo socio in affari negli ultimi trentâanni.

Malachi irruppe nella radura per trovare Nathaniel ad attenderlo lÃ¬, in piedi, nella sua forma umana. Dunque, facendo soltanto un paio di passi, si trasformÃ², tornando anche lui alla sua forma umana. Entrambi erano pericolosi a prescindere da ciÃ² in cui si trasformavano. Da umani erano atletici, con muscoli dâacciaio tesi sotto la pelle. I mutanti invecchiavano lentamente ed entrambi sembravano essere poco piÃ¹ che trentenni, sebbene fossero ben oltre i cinquanta.

Se fosse stato un film di Hollywood, ci sarebbero voluti parecchi minuti per assistere ad una trasformazione grottesca, ma questa era la realtÃ  e, in questa radura, non câerano mostri con la bava. La nuditÃ  non era un problema per un mutante e la luna splendeva su di loro come un riflettore attraverso un varco tra le nubi temporalesche.

âNon câÃ¨ bisogno di arrivare a questo.â disse Nathaniel mentre restava al proprio posto, cercando di parlare al suo amico in modo ragionevole. âAscoltami! Ã stato trentâanni fa e le cose sono cambiate... Io sono cambiato.â.

âTrentâanni pieni di bugie!â tuonÃ² Malachi, e la sua voce risuonÃ² in tutta la radura. Il suo sguardo si volse verso il punto in cui aveva seppellito Kane e sentÃ¬ le lacrime pungenti accumularsi nei propri occhi. âPer colpa tua lâho relegato sottoterra... per colpa tua lâho abbandonato per trentâanni!â

âNon posso permettere che tu lo disseppellisca, Malachi! Sai cosâaccadrebbe se tu lo facessi.â Nathaniel lo guardava nervosamente, mentre Malachi fissava con insistenza la tomba dellâuomo che una volta era il suo migliore amico. Non lo aveva mai capito. Kane era un vampiro ed era pericoloso.

Erano due le ragioni che impedivano la collaborazione tra giaguari e puma... Kane, e la meravigliosa, disonesta e ingannevole moglie di Malachi, Carlotta. Nathaniel lâaveva amata per primo. Non avrebbe voluto che finisse in quel modo ma, alla fine, aveva risolto il problema in un impeto di gelosia... prendendo due piccioni con una fava.

âEra il mio migliore amico e non mi ha mai tradito! Sei stato tu a pugnalarmi alle spalle!â Malachi respinse le lacrime di rabbia, allungÃ² una mano e si toccÃ² lâorecchino che indossava, lâorecchino di Kane. Dio, che cosâaveva fatto? Quando aveva visto Kane accanto al cadavere di sua moglie, era rimasto immobile in preda alla confusione, fin quando Nathaniel non aveva confermato che era Kane lâassassino.

Lei era morta proprio lÃ¬ in quel campo, cosÃ¬ aveva pensato che la sola cosa giusta da fare fosse legare Kane a quel terrenoâ¦ a quel suolo. Aveva rubato il libro degli incantesimi di Kane e lo aveva usato contro di lui per vendetta.

GiÃ , Nathaniel aveva ragione su una cosa. La maggior parte dei vampiri erano cattiviâ¦ ma câerano alcune eccezioni e Kane era una di quelle. Ma non câera niente di piÃ¹ malvagio di ciÃ² che lui stesso aveva fatto. Quella maledizione avrebbe potuto essere spezzata solo dallâanima gemella di Kane.

Malachi lo aveva trovato divertente, allâepoca, perchÃ© Kane era immortale e non aveva ancora incontrato la sua anima gemella. In passato, lui e Kane avevano spesso scherzato sul fatto che una donna del genere non sarebbe mai nata. La sua mente tornÃ² indietro nel tempo al sorriso di Kane per quel discorso, e pensÃ² tra sÃ© âDio dovrebbe avere senso dellâumorismo, per creare una donna che sopporti tutte le sue pagliacciate.â

âÃ lÃ  sotto da troppo a tempo.â lo avvertÃ¬ Nathaniel. âCon quella sete di sangue e quella follia che scorre in luiâ¦ se liberi Kane adesso, ci ucciderÃ  e basta.â.

Malachi alzÃ² la testa, lanciando uno sguardo gelido a Nathaniel. âDovrÃ  uccidere solo me, perchÃ© tu sarai giÃ  morto.â.

Dopo questa minaccia, entrambi gli uomini tornarono di nuovo alle loro forme animali.



*****



Ai confini del campeggio nel punto piÃ¹ vicino allâenorme riserva, Tabatha King, o Tabby comâerano soliti chiamarla tutti, sedeva sugli scalini del grande camper dei suoi genitori, guardando le stelle che uscivano timidamente da una fitta coltre di nubi. SoffiÃ² via la frangetta dagli occhi, felice che avesse finalmente smesso di piovere.

Era la prima volta che andava in campeggio e lâultima cosa che voleva fare era restare chiusa nel camper. Era stata cosÃ¬ eccitata per quel viaggio, ed era stata ancora piÃ¹ felice quando le avevano permesso di portare Scrappy, il cagnolino di casa. Aveva dovuto pregarli ma, dopo aver promesso di prendersi cura del suo piccolo amico, un cucciolo di Yorkshire, alla fine aveva avuto la meglio contro i genitori restii.

In quel momento Scrappy stava abbaiando verso il buio e si dimenava, per il desiderio di inseguire le ombre che avevano attirato la sua attenzione. La bambina rimase senza fiato quando allâimprovviso Scrappy si liberÃ² dal guinzaglio e scappÃ². Lei si alzÃ² sui gradini di acciaio, il cucciolo sfrecciÃ² attraverso una piccola apertura alla base della recinzione, che separava il campeggio dalla riserva di caccia.

âScrappy, no!â urlÃ² Tabby, lanciandosi allâinseguimento del cane. I suoi genitori contavano sul fatto che lei non lo perdesse. Si fermÃ² davanti alla recinzione e fece un respiro profondo osservando lâoscuritÃ  degli alberi. âIo non sono una fifona.â si morse il labbro inferiore con determinazione prima di inginocchiarsi per esaminare lâapertura.

Dopo un paio di tentativi, riuscÃ¬ ad infilarsi e a passare attraverso lo stesso buco nella recinzione, e cominciÃ² a correre nel bosco seguendo il suono dei latrati in lontananza. âMi metterai nei guai.â sussurrÃ² con rabbia, poi cominciÃ² a schioccare la lingua sapendo che il cucciolo spesso accorreva sentendo quel rumore.

âTabby, dove sei?â

Dietro di sÃ©, Tabatha udÃ¬ sua madre chiamarla, ma era piÃ¹ interessata a riportare il suo cane al campeggio. Scrappy era il suo cucciolo e doveva prendersi cura di lui. CosÃ¬, invece di rispondere a sua madre o di chiamare il cane, rimase in silenzio e seguÃ¬ il suono degli acuti latrati di Scrappy.

Non ci volle molto prima che Tabatha dovesse fermarsi un minuto per prendere fiato. Si appoggiÃ² ad un albero e mise le mani sulle ginocchia impolverate, respirando e ascoltando i rumori della foresta, proprio come facevano gli indiani nei film in TV.

Le nuvole cariche di pioggia, che si erano diradate per un poâ, ritornarono e la luce chiara della luna scomparve allâimprovviso. Lei spalancÃ² gli occhi quando si rese conto di non riuscire piÃ¹ a vedere le luci del campeggio.

Facendo un passo in avanti, incerta, si guardÃ² intorno ma tutto ciÃ² che vide furono oscuritÃ , tronchi di albero a malapena distinguibili, e ombre ancora piÃ¹ scure. PiagnucolÃ² quando qualcosa ringhiÃ² in lontananza dietro di lei. Non le piaceva affatto, ed iniziÃ² a correre senza guardarsi indietro.

Dopo quella che le sembrÃ² unâeternitÃ , udÃ¬ Scrappy abbaiare di nuovo e corse in quella direzione, sperando che qualunque cosa avesse ringhiato non la stesse inseguendo. UdÃ¬ un altro ringhio, ma questa volta proveniva da qualche parte davanti a lei.

CercÃ² di fermarsi puntando i talloni sul terreno ma, a causa della pioggia, il suolo era pieno di fango e foglie scivolose e quindi, invece di fermarsi, scivolÃ² su un fianco prima di cadere lungo un lieve pendio.

Rimase senza respiro quando colpÃ¬ un albero caduto che fermÃ² il suo rotolamento. La prima cosa di cui si rese conto, una volta ripreso fiato, fu che Scrappy non stava piÃ¹ abbaiando. UdÃ¬ un altro ringhio e cominciÃ² a risalire lungo il pendio, poi ci fu un leggero lamento. Spingendosi sulle ginocchia, sbirciÃ² oltre il tronco e vide una piccola radura su cui splendeva direttamente la luce della luna.

Proprio al centro câera Scrappy, che piagnucolava come quando veniva attaccato dal cane in fondo alla strada dove abitavano. Il cagnolino era accucciato a terra e strisciava allâindietro. Gli occhi blu di Tabatha si spalancarono quando vide il perchÃ©. Due animali si stavano muovendo lentamente nella radura, lâuno verso lâaltro, e Scrappy era proprio lÃ¬ nel mezzo.

âStupidone.â sussurrÃ² Tabby tra sÃ©.

Riconobbe gli animali dalle foto che suo padre le aveva mostrato prima di partire per quel viaggio. Uno era un puma e lâaltro lo aveva visto in TV... un giaguaro. Le piaceva guardare i programmi sugli animali e non si impressionava come sua madre quando gli animali in TV cercavano di attaccarsi tra loro. Questo, perÃ², era diverso... era reale, e un poâ spaventoso.

Erano felini capaci di mangiarti, e anche belli grossi. Gli eleganti animali cominciarono a girare in cerchio, ringhiando a vicenda dal profondo delle proprie gole, ed i loro occhi brillavano come medaglioni dâoro. Il suono mortale fu portato dalla brezza fino a Tabatha, che continuava ad osservarli con nervosa soggezione.

âAvanti, Scrappy.â sussurrÃ², sperando che gli enormi felini non la sentissero. âVieni qua, prima che uno dei due ti calpesti.â Stava per dire âti mangiâ ma non voleva spaventare oltre il povero cucciolo.

I felini allâimprovviso urlarono, portando Tabatha a coprirsi le orecchie con le mani, a causa di quel suono cosÃ¬ forte e spaventoso. Poi iniziarono a correre alla massima velocitÃ  attraverso la radura. Scrappy mise la coda tra le zampe e cominciÃ² a guaire per il terrore.

Vedendo il suo cucciolo cosÃ¬ sconvolto, Tabatha scavalcÃ² il tronco e corse verso Scrappy il piÃ¹ velocemente possibile. Era piÃ¹ vicina a Scrappy rispetto ai felini e si lanciÃ², facendo da scudo al corpicino del cucciolo, proprio quando i due animali fecero un balzo e si scontrarono in aria esattamente sopra di lei.

âVi prego, vi prego, non fate del male al mio cane!â urlÃ².

UrlÃ² di nuovo quando gli artigli affilati le graffiarono un braccio e altri le graffiarono la schiena. I felini caddero a terra proprio dietro di lei con un rumore di ossa rotte, ringhiando e urlando lâuno contro lâaltro. Lei rimase china su Scrappy, che stava ancora tremando e piagnucolando a bassa voce, non osando guardare gli animali che stavano lottando pochi metri dietro di lei.

Tabatha aveva paura di muoversi e strinse il cane il piÃ¹ forte possibile. Aveva gli occhi chiusi, ed iniziÃ² a sussurrare a Scrappy di correre a chiedere aiuto nel caso in cui uno dei felini lâavesse presa. Qualcosa di caldo e umido sfiorÃ² la sua schiena ma lei non si mosse. Alla fine, la lotta cessÃ² e lei cercÃ² di dare unâocchiata dietro di sÃ©.

IniziÃ² ad agitarsi e a piangere quando vide due uomini che giacevano dietro di lei, tutti coperti di sangue. Tabatha si alzÃ² lentamente sulle ginocchia e, con Scrappy tra le braccia, iniziÃ² ad indietreggiare. Dovâerano finiti il puma e il giaguaro? Avevano attaccato questi uomini e poi erano scappati? PerchÃ© gli uomini non avevano vestiti addosso?

Nathaniel aprÃ¬ gli occhi allâimprovviso e le mostrÃ² i suoi denti aguzzi.

Tabatha inciampÃ² allâindietro e per poco non cadde, ma riuscÃ¬ a mantenere lâequilibrio. Quando il ringhio dellâuomo imitÃ² quello del puma, Scrappy guaÃ¬ di nuovo e riuscÃ¬ a scappare dalle braccia di Tabby. FuggÃ¬ nella foresta latrando terrorizzato.

Malachi sussultava mentre il sangue fuoriusciva dal suo petto. AprÃ¬ la bocca e ringhiÃ² una sola parola verso la bambina.

âScappa!â la sua voce finÃ¬ con lâurlo assordante di un giaguaro.

Tabatha non ci pensÃ² due volte ad obbedire. Si girÃ² e corse lontano dalla radura senza guardarsi indietro. Non le importava dove stesse andando; le bastava solo allontanarsi da quegli uomini spaventosi coperti di sangue.



*****



âBene, passiamo ora alle notizie locali: questa sera una famiglia della zona ha un motivo per festeggiare. La loro figlia, Tabatha, Ã¨ stata finalmente trovata che vagava senza meta nella Foresta Nazionale di Angeles, dopo essere scomparsa tre giorni fa da un campeggio vicino a Crystal Lake per cercare il suo cane. Sembra che lâanimale si fosse liberato dal guinzaglio per correre nella foresta. La bambina di sette anni lo aveva coraggiosamente inseguito e non era stata piÃ¹ trovata fino a questa mattina. Sfortunatamente il cane non Ã¨ stato trovato con lei. Secondo fonti ufficiali, la bambina si trova presso lâospedale locale e si sta riprendendo dallo shock, poichÃ© sembra che sia riuscita a sopravvivere allâattacco di un puma. La piccola Tabatha continua a riferire alle guardie forestali della presenza di due uomini feriti nella foresta, ma, dopo unâattenta ricerca su unâarea di cinquemila miglia quadrate, non Ã¨ stato trovato nulla. Vi daremo ulteriori aggiornamenti tra unâora.â.




Capitolo 1


10 anni dopoâ¦



Dal club proveniva musica ritmica a tutto volume e la grande insegna viola cambiava colore con il ritmo. La luce proiettava un bagliore inquietante su un edificio di fronte. Un uomo dai corti capelli biondi se ne stava sul tetto di quellâedificio con un piede appoggiato sul bordo. Era chinato in avanti, con un gomito appoggiato sul ginocchio, e stava fumando una sigaretta.

Kane Tripp inclinÃ² leggermente la testa e si passÃ² una mano tra i capelli a spazzola. Non gli era piaciuto tagliarli, gli mancava la lunghezza che avevano prima. Gli sembrava di sentire ancora la sensazione di quando gli sfioravano il fondoschiena.

Portandosi la sigaretta alla bocca, inspirÃ² profondamente, sapendo che gli mancavano un sacco di cose, e lui era abituato a fumare prima di essere sepolto vivo e abbandonato.

Quarantâanni prima era stato colto di sorpresa da Malachi, il capo di un piccolo clan di giaguari, e accusato di aver ucciso la sua compagna. Prima di quella notte era in buoni rapporti con il clan dei giaguari ed il loro capo era uno dei suoi migliori amici. A quel ricordo le labbra di Kane si serrarono. Malachi lo aveva processato, giudicato e aveva eseguito la sentenza in un impeto di rabbia.

Usando un incantesimo del libro che Kane credeva di aver nascosto accuratamente, Malachi lo aveva legato con una maledizione, rendendolo incapace di muoversi, di parlare, e persino di difendersi. Poi aveva tolto a Kane lâorecchino di eliotropio che gli permetteva di muoversi liberamente alla luce del giorno. Uno degli eliotropi che un tempo erano appartenuti a Syn, il primo vampiro.

Una volta Kane gli chiese come aveva fatto a trasformare la sua prima creatura e la risposta lâaveva lasciato di stucco.

Syn era arrivato in questo mondo da solo, ferito e affamato. Un giovane lo aveva trovato e Syn, sopraffatto dalla fame, aveva preso il suo sangue. Il vampiro capÃ¬ presto che gli umani di questo mondo erano creature fragili, la cui anima li abbandonava quando lui tentava di trasformarli tramite il proprio sangue, nella speranza di formare una famiglia su questo pianeta. Quando la loro anima svaniva, essi divenivano insignificanti per lui, poichÃ© erano ridotti a poco piÃ¹ che mostri.

Durante la sua infinita esistenza, Syn aveva trovato solo tre umani che avevano conservato la propria anima, diventando cosÃ¬ suoi figli. Lâunica differenza era che, una volta trasformati, il sole li bruciava, obbligando loro ed i loro terrificanti fratelli a nascondersi dalla luce del sole. Questo non era mai stato un problema nel mondo di Syn, grazie allâeliotropio.

I massicci bracciali che Syn indossava provenivano dal suo mondo ed erano fatti di eliotropi. Togliendone alcuni, li incastonÃ² in un anello, in un ciondolo e in un orecchino. Kane alzÃ² di nuovo il braccio e si toccÃ² lâorecchino che indossava. Mentre lâeliotropio gli aveva dato una vita semi-normale... il libro degli incantesimi di Syn era stato la sua rovina. Kane lo aveva lasciato al suo amico mentre dormiva, affinchÃ© lo conservasse saggiamente. Al suo interno câera quel dannato incantesimo, per sopprimere i figli senzâanima nel caso in cui diventassero una minaccia troppo grande per gli umani.

Quando lâincantesimo fu usato contro di lui, Kane potÃ© solo osservare con occhi spenti e immobili mentre il suo ex amico gettava al terra nera su di lui con una pala. Lâultima cosa che ricordava di aver visto era il cielo pieno di stelle sopra una foresta. LâoscuritÃ  era cosÃ¬ logorante e silenziosa. Lâincantesimo lo teneva fermo, ma lui poteva sentire cose strisciargli addosso. Piccole creature mortali che non mangiavano la sua carne non morta ma che, inconsapevolmente, gli rodevano lâanima.

Col passare del tempo pensÃ² che sarebbe sicuramente impazzito e poi, sempre piÃ¹ spesso, cominciÃ² a sentire suoni... voci. Le aveva apprezzate durante la sua prigionia e avrebbe voluto sentirle ancora adesso. Qualche volta sentiva intere famiglie e, in altre occasioni, solo voci di adulti.

Talvolta aveva cercato di rompere lâincantesimo per cercare qualcuno che lo aiutasse, o che gli facesse almeno compagnia. La magia lo rendeva immobile e completamente privo di poteri. Conosceva quellâincantesimo... lo aveva usato lui stesso con i mostri. Era un sortilegio complicato che richiedeva il sangue della persona amata perchÃ© fosse spezzato. Un incantesimo dâamore cosÃ¬ forte che soltanto lâanima gemella della vittima poteva romperlo.

Aveva sempre funzionato con i vampiri senzâanima, visto che bisogna averne una per cercare la propria anima gemella. Aveva usato lâincantesimo piÃ¹ di una volta, per liberare il mondo dai suoi demoniaci fratelli assassini che non conoscevano altro che la sete di sangue.

Kane rise amaramente allâinquietante ricordo di quando, nella tomba, pensava di essere condannato per lâeternitÃ  solo perchÃ© non aveva unâanima gemella. O almeno, non lâaveva mai incontrata. E, se ne aveva una, allora era poco probabile che il suo sangue finisse sulla propria tomba. Malachi era cosÃ¬ disperato... aveva amato cosÃ¬ tanto sua moglie e voleva che Kane desiderasse, e trovasse, un amore altrettanto profondo.

E Kane, in realtÃ , lo aveva desiderato a lungo. Molte volte pianse ed implorÃ² che qualche dio lo ascoltasse e gli portasse la sua anima gemella per essere liberato. Se avesse davvero ucciso la moglie del suo amico, allora sarebbe stato un castigo giusto. Ma non aveva commesso lui quel crimine.

Una notte, molto tempo dopo, e dopo aver perso ogni speranza... lo udÃ¬. Il suono distinto del ruggito di Malachi interruppe il suo folle monologo interiore, accompagnato da un altro urlo di furia animalesca. Poi, con suo grande stupore, udÃ¬ proprio sopra di sÃ© la voce di una bambina che urlava di non fare del male al suo cucciolo.

Il suono della sua vocina spaventata ruppe qualcosa dentro di lui, facendogli desiderare ardentemente di essere libero per poterla proteggere dalle bestie nella notte.

âPiccola, Malachi non farÃ  del male al tuo cucciolo.â sussurrÃ² Kane mentalmente.

Era vero. Malachi non avrebbe fatto del male a nessuno, a meno che non fosse stato offeso in qualche modo... e, soprattutto, non avrebbe fatto del male ad una bambina. Sapendo che il suo amico era da qualche parte lÃ¬ fuori, Kane sentÃ¬ ritornare una scintilla di vita. Divenne ancora piÃ¹ furioso quando la bambina urlÃ² di nuovo, poi sentÃ¬ qualcosa cadere pesantemente a terra. Sangue... sentÃ¬ lâodore di sangue appena versato filtrare attraverso il terreno e arrivare a lui.

Fu la cosa piÃ¹ bella che gli fosse mai capitata. Il profumo invase la sua mente e lo portÃ² a vette di follia sempre piÃ¹ alte, poichÃ© sapeva di non poterlo raggiungere. Era cosÃ¬ debole per aver trascorso tanto tempo senza berlo... era assetato da morire, ma non era morto. Fu allora che sentÃ¬ le dita delle mani contrarsi.

Kane si concentrÃ² su di esse e si sforzÃ² con ciÃ² che ne rimaneva della sua mente per cercare di muoverle. SentÃ¬ i giorni passare, basandosi sul calore che percepiva dal terreno sopra di sÃ©. Ora lâodore del sangue lo circondava, spingendolo ad andare avanti. Alla fine, fu in grado di muovere lentamente le braccia ed iniziÃ² a scavare piano per cercare di uscire dalla propria tomba.

Passarono parecchi giorni e, quando la sua mano sbucÃ² finalmente in superficie, iniziÃ² letteralmente a piangere di gioia. Uscendo dal terreno, Kane aprÃ¬ gli occhi e guardÃ² in alto, ridendo in modo quasi isterico quando vide il cielo nero e le stelle sopra la sua testa. Abbassando lo sguardo, notÃ² un pezzetto di stoffa con alcune gocce di sangue secco. Raccogliendolo, se lo portÃ² al naso ed inalÃ² lâodore del sangue che lo aveva liberato.

Tenendo stretto nel pugno il ricordo di chi lo aveva salvato, si liberÃ² completamente dal terreno. A pochi metri dalla sua tomba Malachi, e colui che in realtÃ  aveva ucciso sua moglie, giacevano a terra senza vita.

GuardÃ² oltre i loro corpi, verso la foresta. Sapeva che la bambina se nâera andata da molto tempo, ed era convinto che fosse lei la sua anima gemella. Chi altro avrebbe potuto rompere lâincantesimo lanciatogli da Malachi?

Essendo troppo debole per andare a cercarla, Kane strisciÃ² verso Malachi e gli sfiorÃ² la guancia. Girandogli il viso, Kane rimase senza fiato per lo shock. Malachi indossava il suo orecchino di eliotropio. Il suo orecchino!

In un impeto di rabbia, e con un movimento troppo veloce per essere visto, Kane balzÃ² in piedi con lâorecchino stretto nel pugno. Dopo aver esaminato rapidamente Nathaniel, colui che lo aveva incastrato, Kane avvolse lâoscuritÃ  attorno a sÃ© come un mantello e sparÃ¬ nel buio. Destandosi dai ricordi, espirÃ² e vide il fumo volteggiare in aria e turbinare davanti a lui sul tetto prima di essere portato via dalla brezza. Aveva passato gli ultimi dieci anni a vagare di nazione in nazione, di continente in continente, scoprendo tutto quello che si era perso durante gli ultimi trentâanni della sua condanna.

Aveva lentamente riacquisito la propria forza, iniziando da un piccolo cucciolo di Yorkshire bianco che aveva trovato accucciato davanti ad un albero in quella foresta. Apparteneva a qualcuno e aveva provato rimorso nel compiere un atto simile, ma il bisogno di nutrirsi era piÃ¹ forte del senso di colpa.

Solo in seguito si era reso conto che il cucciolo apparteneva alla bambina che lo aveva liberato. Sentendo ancora una piccola scintilla di vita in quella palla di pelo, fece una cosa incredibile. Mordendosi il polso, Kane fece sÃ¬ che un paio di gocce di sangue finissero sulla lingua del cane, poi adagiÃ² il cucciolo a terra, chiedendosi cosa diavolo stesse facendo. Non avrebbe mai funzionato... o forse sÃ¬?

Lei lo aveva salvato due volte e neppure lo sapeva. Il ricordo della sua voce spaventata riusciva ancora a svegliarlo di soprassalto dal sonno piÃ¹ profondo. Avrebbe tanto voluto vederla... solo una rapida occhiata per dare un volto alla voce che lo perseguitava.

Infilando la mano in tasca, tirÃ² fuori il piccolo collare e guardÃ² la targhetta a forma di osso. Conosceva il cognome, ma lâindirizzo non era piÃ¹ quello giusto... non lo era da anni. Quando aveva finalmente imparato ad usare un computer aveva fatto una ricerca, ma i genitori della ragazza erano morti e la casa era stata venduta. La loro figlia, che lui era certo fosse colei che lo aveva liberato, era svanita senza lasciare traccia.

Kane gettÃ² via la sigaretta e la calpestÃ² col piede sinistro. Una volta ritornato a Los Angeles, si era subito recato al club che Malachi gestiva e in cui viveva, ma scoprÃ¬ che era stato venduto e che i suoi figli si erano trasferiti ad un altro indirizzo. La nuova sede, un tempo, era solo un magazzino abbandonato, ma i giaguari lo avevano ristrutturato di recente e lo avevano trasformato in un nightclub alla moda. Adesso erano i figli di Malachi a gestirlo.

Scosse la testa, chiedendosi come Malachi avesse potuto risposarsi, sapendo quanto aveva amato la sua prima moglie. Lei era la sua anima gemella e, anche se i mutanti erano noti per i propri appetiti sessuali, una volta incontrata lâanima gemella per loro era quasi impossibile amare qualcun altro.

Facendo delle ricerche, Kane aveva scoperto che la nuova moglie di Malachi gli aveva dato quattro figli ed era morta dando alla luce lâultimo, Nick.

Malachi era morto la notte in cui lui aveva sentito il ruggito da sottoterra, ma Kane sentiva il desiderio di vendetta rodergli ancora lâanima. Quasi tutti i vampiri erano nati dalle tenebre e forse Syn aveva sbagliato a credere che lui fosse diverso dai suoi malvagi fratelli. Forse perdere la testa per trenta strazianti anni lo aveva danneggiato cosÃ¬ tanto da non farlo sembrare piÃ¹ unâeccezione. La sua mente era ancora nel luogo buio in cui Malachi lâaveva imprigionato.

Per come la vedeva Kane, erano stati i giaguari ad iniziare per primi. Adesso era tornato per ricambiare il favore a tutta la maledetta razza di mutanti, a cominciare dai figli di Malachi. Ah, ma non si sarebbe fermato lÃ¬. Dopo sarebbe toccato ai figli del mutante che lo aveva incastrato... Nathaniel Wilder.

Trovare dei servi che gli procurassero del sangue non era stato difficile. Kane era ancora stupito per la piega gothic-dark che la periferia della cittÃ  aveva preso. Buona parte di quei tipi laggiÃ¹ potevano soltanto sognare di essere come lui, un vampiro vero e non unâimitazione in stile gothic. Non aveva dovuto far altro che trasformarne uno e poi lasciarlo alla mercÃ© della sua strategia. Aveva scelto il piÃ¹ pericoloso del gruppo... quello che sembrava aver giÃ  perso lâanima nellâoscuritÃ . Raven, un tipo solitario, uno psicopatico al limite della normalitÃ  giÃ  da umano... un dark emarginato, assetato di sangue ben prima di averne realmente bisogno.

Raven era lâunica persona a cui Kane avesse detto dei mutanti che lo avevano pugnalato alle spalle, bloccandolo con lâincantesimo e seppellendolo vivo. Non sapeva per quale motivo si fosse confidato con lui... forse per noia.

Kane aveva lasciato quella canaglia libera per la cittÃ . Raven era arrabbiato con il mondo giÃ  prima di rinascere come figlio della notte, e adesso Kane gli aveva dato una valvola di sfogo per quella rabbia. Raven si era offerto di attuare la vendetta al posto suo, e lo aveva fatto sfruttando i suoi nuovi poteri al massimo delle loro potenzialitÃ .

Kane non si era preoccupato di dissuadere Raven, poichÃ© si adattava perfettamente ai suoi piani di mandare in rovina il resto della famiglia di Malachi. PerchÃ© mai avrebbe dovuto proteggere i mutanti da lui? Il massimo che aveva fatto era stato dire al ragazzo di non uccidere gli umani per nutrirsi e di non far loro del male se non era lui ad ordinarlo. Non era colpa sua se lui, invece, aveva deciso di ucciderli.

La prima volta che Raven aveva ucciso qualcuno fu anche lâunica volta che Kane intervenne, allontanando il ragazzo prima che lasciasse il segno dei canini in bella vista sul cadavere. Mantenere segreta la propria identitÃ  faceva parte del suo istinto di autoconservazione e aveva dimenticato di dirlo a Raven. Kane allora gli aveva fatto vedere come cancellare il segno dei canini e far sembrare lâomicidio come un semplice delitto efferato.

Raven aveva iniziato a seminare le sue vittime nei pressi del Moon Dance affinchÃ© le autoritÃ  le trovassero. Era un piano perfetto. La maggior parte dei vampiri erano cattivi per natura e Kane aveva passato buona parte della sua vita da non morto accanto a quegli assassini. Vedere quel ragazzo uccidere le persone sembrava una cosa naturale per la sua specie.

Se Syn fosse stato sveglio per assistere a quella furia omicida, avrebbe liberato il mondo da Raven uccidendolo o legandolo per sempre alla sua tomba. Ora che Kane aveva provato una punizione simile, avrebbe sicuramente preferito una morte veloce.

Prima del suo esilio era amico di un altro vampiro... Michael. Erano amici da piÃ¹ tempo di quanto riuscissero probabilmente a ricordare. Entrambi avevano ricevuto in dono gli eliotropi perchÃ© avevano conservato la loro anima... insieme a Damon, il fratello del suo amico.

Michael era un bravo ragazzo... stava dalla parte dei buoni, come si suol dire, ma Kane aveva sentito dire che Damon aveva sviluppato un lato oscuro e lo stava sfogando su suo fratello. Magari gli avrebbe fatto una breve visita dopo aver finito lÃ¬, e gli avrebbe insegnato le buone maniere. Kane si chiese il motivo dellâimprovvisa rivalitÃ  tra i due, visto che Michael amava suo fratello... ma le cose cambiano, prima o poi.

Kane non voleva che Michael vedesse la follia che la tomba gli aveva causato. Nelle ultime due settimane aveva passato parte del suo tempo ad osservare Michael da lontano. Sapeva che lui e il figlio maggiore del giaguaro, Warren, erano amici adesso... proprio come un tempo lo erano stati lui e Malachi.

I mutanti erano dei traditori e Michael non lo aveva ancora capito. Togliendo di mezzo i mutanti avrebbe fatto un ultimo favore a Michael... in ricordo dei vecchi tempi.

Kane si toccÃ² di nuovo lâorecchino, sapendo che era lâeliotropio ad impedirgli di uccidere gli umani. Se la sua anima fosse stata davvero malvagia allora la magia dellâeliotropio non avrebbe funzionato su di lui. Si era chiesto spesso come avesse fatto Malachi a non considerare quel semplice dato di fatto... la prova della propria innocenza era sempre stata lÃ¬, proprio davanti ai suoi occhi.

Ma ormai non aveva importanza... aveva passato trentâanni in una tomba per qualcosa che non aveva commesso. âVi ripagherÃ² con lâinferno, amici miei.â.



*****



âTelemarketing?â chiese Chad, cercando di nascondere un sorriso quando sua sorella minore sbattÃ© la cornetta cosÃ¬ forte da far cadere il telefono dal muro, finendo sul pavimento con uno schianto.

Envy prese a calci il telefono lungo il corridoio, fingendo che fosse la testa del suo ragazzo, prima di girarsi verso suo fratello âSiete tutti bastardi, o lo sono soltanto quelli con cui esco io?â

Chad alzÃ² le mani in segno di resa âSecondo me le ragazze sono uguali. Adesso calmati e racconta al tuo fratellone cosâÃ¨ successo.â.

Envy appoggiÃ² la fronte contro la parete fredda. Si rifiutÃ² di lasciare che anche una sola lacrima scendesse. Trevor non le piaceva abbastanza da piangere per lui e stava davvero iniziando a stancarsi di ragazzi mediocri. âEra Jason al telefono. Pensava che fossi di nuovo single, perchÃ© ha appena visto Trevor in un nuovo locale. Era praticamente avvinghiato ad unâaltra sulla pista da ballo.â.

Chad scosse la testa. Non avrebbe di certo provato pena per Trevor quando sua sorella gli avrebbe messo le mani addosso. âChe ne dici di andare a ballare, allora?â alzÃ² un sopracciglio, non volendo perdersi lo spettacolo per niente al mondo.

Envy sorrise, apprezzando lâidea âDammi dieci minuti e sono pronta.â.

Chad annuÃ¬, si sedette sul bracciolo del divano e cliccÃ² sul telecomando per guardare il notiziario, anche se non vi prestÃ² molta attenzione. Non gli piaceva che lei frequentasse Trevor. Sapeva che quel tipo recitava la parte del ricco studente universitario solo come copertura, ma non gli piaceva comunque che nascondesse ad Envy chi era davvero. Se andavano a letto insieme lei doveva almeno sapere la veritÃ  sulla persona con cui scopava.

Iniziare una relazione con una bugia non era la cosa migliore, se uno ha intenzione di mentire allora, per prima cosa, non dovrebbe lasciarsi coinvolgere. Lâultima volta che aveva visto Trevor alla stazione di polizia lo aveva messo alle strette e aveva chiesto allâagente in incognito di dire ad Envy la veritÃ  su quello che faceva, o di starle alla larga. Non era colpa sua se Trevor non ascoltava nessuno a parte se stesso.

Lo irritava il pensiero che Trevor potesse usare Envy mentre indagava sotto copertura nei bar. Visto che lei lavorava come barista in molti locali, lui aveva un motivo per seguirla prima dellâorario di apertura e per restare dopo lâorario di chiusura. Stare lÃ¬ senza troppa gente permetteva a Trevor di curiosare meglio, ed Envy non ne sapeva nulla.

Chad si era rifiutato di lavorare sotto copertura, anche se la squadra delle Forze Speciali stava cercando di convincerlo da un poâ di tempo, ormai. Ora era diventato lui il primo che chiamavano quando câera una porta da sfondare o qualche testa calda da tenere a bada. E per lui andava bene. Preferiva prendere a calci in culo un idiota, piuttosto che intrufolarsi di nascosto da qualche parte per rovistare e cercare di scoprire gli affari sporchi di qualcuno.

Dâaltro canto, il loro amico Jason sarebbe stato un fidanzato migliore per Envy. Erano stati compagni di scuola, ma era quello il punto. Jason aveva una cotta per lei dalle scuole superiori e frequentava casa loro cosÃ¬ spesso che Envy lo considerava suo fratello... non un ragazzo.

Jason era entrato nella Guardia Forestale della Foresta Nazionale di Angeles subito dopo la scuola e faceva quel lavoro da allora. Ad Envy piaceva ancora passare del tempo con lui. Vedeva molto spesso anche la sua migliore amica Tabatha, che faceva parte della stessa unitÃ  della Guardia Forestale di Jason.

Chad si alzÃ² dal divano e si fermÃ² fuori la porta della camera di Envy. Vivevano insieme da quattro anni, da quando i loro genitori erano morti in un incidente stradale, e se la cavavano alla grande. Lui era un poliziotto e lei faceva la barista in parecchi locali della cittÃ .

Lâunico motivo per cui non le diceva di trovarsi un lavoro âveroâ era perchÃ©, quasi tutte le sere, lei guadagnava piÃ¹ di lui. Questo rendeva le cose addirittura migliori perchÃ©, quando câera da pagare lâaffitto, di solito era Envy a pagarlo, mentre lui si occupava di tutto il resto.

âQual Ã¨ il locale?â le chiese da dietro la porta.

âQuello nuovo, il Moon Dance.â Envy raccolse in una coda di cavallo alcune ciocche dei suoi lunghi capelli rossi, lasciando gli altri sciolti lungo la schiena. âMentre siamo lÃ¬ potrei anche fare domanda come barista.â.

Chad si accigliÃ². âÃ quello verso la periferia, vero?â SâincamminÃ² verso la sua stanza senza aspettare la risposta. Ultimamente le cose in quella zona della cittÃ  si erano fatte un poâ pericolose. Le sparizioni erano il pericolo principale e alcuni cadaveri erano stati ritrovati a circa un isolato da quel club.

Per il momento non câera nulla che potesse collegarli direttamente al Moon Dance, se non che le vittime frequentassero tutte quel locale. Era solo la cornice temporale ad insospettire Chad e molte altre persone. Câera qualche dubbio sul fatto che ci fosse o no un serial killer che si aggirava in quel club. Quasi tutte le ultime vittime erano state viste lÃ¬, come agente di polizia non poteva ignorare un possibile collegamento.

Visto che la pistola e il distintivo erano giÃ  in auto, Chad prese il taser e se lo agganciÃ² dietro la cintura dei pantaloni. Con tutto quello che stava succedendo laggiÃ¹, voleva che Envy lo usasse nel caso in cui qualcosa andasse storto mentre erano lÃ¬.

Uscendo dalla sua stanza diede unâocchiata in corridoio e si bloccÃ² allâistante quando vide sua sorella. Una gonna corta di pelle nera con orlo di pizzo la copriva fino a metÃ  coscia, abbinata ad un top di pizzo nero. Câerano inserti di pelle nera solo nei punti necessari... abbastanza per coprirle il seno e mettere in mostra il suo ventre asciutto e lâombelico.

Indossava anche un paio di stivali di pelle nera che arrivavano appena sopra il ginocchio, con sottili catene attorno alle caviglie. Al collo aveva una collana con un meraviglioso quarzo di ametista che sua madre le aveva regalato molti anni fa. Buona parte dei suoi capelli rossi era raccolta in una lunga coda di cavallo, con alcune ciocche che ricadevano su una spalla.

Il trucco eracurato, con un poâ di eyeliner nero e ombretto, e un rossetto scuro. Sembrava una dominatrice.

âCavolo, hai sete di sangue?â Chad alzÃ² un sopracciglio, lanciandole una seconda occhiata. PensÃ² quasi di annullare lâuscita serale e spedirla a letto per la sua sicurezza.

âBeh, ho deciso.â Envy alzÃ² appena un sopracciglio âDopo essermi occupata di Trevor me la spasserÃ²! Dâora in poi mi rifiuto di uscire con un solo ragazzo. Non ne voglio soltanto uno... ne voglio un sacco! CosÃ¬ se uno si comporta da idiota non sarÃ  un problema perchÃ© ne avrÃ² altri che saranno ben felici di prenderlo a calci in culo.â.

âCerto, mi ricordo comâÃ¨ andata a finire alle superiori.â Chad scosse la testa, sapendo che sua sorella era molto piÃ¹ ingenua di quanto fingesse di essere âPrendiamo la mia auto, nel caso mi chiamino dalla centrale.â.

âSolo se posso giocare con le luci blu.â Envy sorrise, sapendo che lâavrebbe accontentata.

Chad sospirÃ² e sâincamminÃ² verso lâauto. âGiuro, sei peggio di un bambino in un negozio di giocattoli, che tocca qualsiasi pupazzo rumoroso dando fastidio a tutti.â.

âChe câÃ¨?â rise lei. âA me piacciono le luci blu. La gente si toglie di mezzo quando le accendo.â.

âCome la volta che avevamo finito il caffÃ¨?â chiese. âLo sai che Ã¨ uno spreco di denaro pubblico, vero?â

âSe non stai zitto guido io. E allora avrai a che fare con le luci rosse e la sirena.â lo avvertÃ¬ lei, facendogli lâocchiolino.

Chad si zittÃ¬ allâistante perchÃ©, lâultima volta che era successo, lei era in ritardo al lavoro e lui stava troppo male per guidare, cosÃ¬ si era seduto dal lato del passeggero e si era addormentato beatamente. Il suo capo gli dava ancora il tormento per quellâepisodio.



*****



Envy spense le luci blu a circa un isolato dal club e alzÃ² lo sguardo verso i riflettori che danzavano nel cielo coperto di nuvole. Quando vide lâedifico a due piani lo guardÃ² meravigliata.

Aveva lavorato cosÃ¬ tanto ultimamente che non aveva ancora avuto lâoccasione di fare un salto al Moon Dance, ma alcuni dei suoi clienti ne erano entusiasti. Da fuori non sembrava un granchÃ©. Era un capannone in mattoni con poche finestre e unâinsegna al neon viola allâingresso.

La gente era in fila fino a metÃ  dellâampio parcheggio, indossando i migliori abiti da discoteca e conversando animatamente. Il fatto che ci fosse ancora coda dopo le dieci di sera le fece capire che lavorando lÃ¬ probabilmente avrebbe guadagnato parecchio.

âOh sÃ¬, devo assolutamente fare domanda per lavorare qui.â sorrise a quellâidea.

âAlmeno la fila Ã¨ quasi finita.â disse Chad sarcasticamente, impaziente di vedere Trevor beccarsi una bella scarica di adrenalina da sua sorella.

Si fermÃ² nella zona piÃ¹ buia del parcheggio, proprio accanto allâauto di Trevor. Prima che Envy potesse aprire lo sportello, Chad allungÃ² la mano e le prese il braccio. âTieni.â le mise il taser in mano e poi, senza dire una parola, aprÃ¬ lo sportello e scese.

Envy strinse le dita attorno al dispositivo con un sorriso. Chad le aveva insegnato a difendersi a tal punto che avrebbe potuto mettere k.o. la maggior parte dei suoi colleghi senza il minimo sforzo, ma le aveva anche detto âPerchÃ© combattere, quando puoi semplicemente premere un pulsante?â

InfilÃ² il taser nella tasca laterale della gonna insieme alla sua carta dâidentitÃ . Avrebbe premuto quel pulsante contro Trevor. E avrebbe premuto volentieri anche il pulsante dellâascensore per lâinferno, per vedercelo andare allâistante. Nessuno prendeva in giro Envy Sexton e poi la passava liscia.

Si diressero insieme verso la fila di persone ed Envy fu molto felice quando la coda iniziÃ² a scorrere cosÃ¬ velocemente che ci vollero soltanto un paio di minuti per arrivare allâingresso.

Lâuomo alla porta indossava un bel paio di pantaloni Armani e una giacca abbinata. La camicia era aderente e gli lasciava il petto in bella mostra. I suoi capelli castani cadevano morbidi ai lati del viso. Aveva una barba appena accennata e profondi occhi scuri, che quasi brillavano alla luce del neon.

Chad pagÃ² ed entrambi mostrarono i loro documenti prima che lâuomo mettesse un timbro sulle loro mani e staccasse il cordoncino di velluto rosso per farli entrare. Passarono attraverso la porta principale e percorsero un breve corridoio fino ad unâaltra porta, che si aprÃ¬ quando si avvicinarono. Entrati nella sala principale si fermarono e rimasero a fissarla. Era come entrare in unâaltra dimensione.

Per quanto affollato fosse il parcheggio, si poteva pensare che allâinterno la gente fosse stipata, e invece no. Envy rimase a bocca aperta mentre si dirigeva verso il grande spazio vuoto al centro della sala.

Avvicinandosi alla ringhiera, guardÃ² giÃ¹ verso la pista da ballo. Su entrambi i lati câera una passerella che si estendeva per tutto il piano, con unâarea bar in tutta la sua lunghezza. Il bancone sembrava fatto di vetro soffiato, con una soffusa luce al neon allâinterno.

Due rampe di scale scendevano a destra e a sinistra, incontrandosi al centro prima di proseguire fino alla pista da ballo sottostante. La pista era inondata da una luce abbastanza soffusa da proiettare una sorta di luce scura sulle gambe dei clienti. A tutto ciÃ² si aggiungeva la caotica luce stroboscopica e i riflettori che illuminavano tutto tranne coloro che ballavano.

In questo modo, chi ballava era visibile soltanto dal ginocchio in giÃ¹, mentre il resto del corpo restava avvolto nellâombra.

Envy si sporse dalla ringhiera per vedere se ci fossero altre aree bar al piano di sotto, ma non câera niente oltre alla pista da ballo. Le sembrava una specie di fossa, scendendo le scale ci si trovava in balÃ¬a dellâoscuritÃ  che avvolgeva i clienti nellâombra.

âÃ a tre piani?â si chiese, guardando il massiccio soffitto sopra di lei. Contando il piano terra avrebbe dovuto esserci un terzo piano, e si domandÃ² se facesse parte anchâesso del club o se fosse off limits.

Urla e fischi attirarono di nuovo il suo sguardo verso la pista da ballo. Rimase sbalordita quando un riflettore color ghiaccio illuminÃ² una gabbia al centro della pista e rimase subito affascinata dallâuomo dietro le sbarre.

Anche lo sguardo di Chad si posÃ² sulla gabbia. Sembrava una piccola cella di una prigione, e allâinterno câerano un uomo e una donna che giravano in tondo. Il calore dei loro movimenti si percepiva anche da lontano. Le dita di Chad divennero bianche nellâafferrare la ringhiera quando lâuomo nella gabbia spinse la sua compagna di ballo contro le sbarre, per poi vederla sgattaiolare sotto il suo braccio quando cercÃ² di bloccarla.

Girando su se stesso, lâuomo le afferrÃ² il polso e la strinse, prima di farle mettere le mani sulle sbarre davanti a sÃ©. Facendole stringere le sbarre, si strofinÃ² sul suo corpo seminudo finchÃ© la ragazza non piegÃ² la testa allâindietro sul suo petto, come se la cosa le piacesse.

Era un qualcosa di natura animalesca, quasi una sorta di danza di accoppiamento primitiva. Envy e Chad erano incantati e affascinati dallo spettacolo, ciascuno in modo diverso.

Chad guardÃ² in silenzio per qualche altro minuto quando la coppia si separÃ² e lâuomo intrappolÃ² la donna in una posizione diversa. Il calore dei loro movimenti fece stringere i jeans di Chad mentre le anche dellâuomo iniziarono a muoversi a scatti contro il sedere della ragazza. Distogliendo lo sguardo per la frustrazione, Chad si sforzÃ² di guardare le decorazioni sulle pareti superiori, visibili solo dalla sua angolazione.

Câerano per lo piÃ¹ riflettori con luci scure fisse, accanto ad enormi ritratti di giaguari, alcuni raffigurati in combattimento, altri a caccia da soli. Queiritratti sembravano avere vita propria, sembravano quasi muoversi con le luci, dando lâimpressione che gli animali fossero vivi e osservassero la gente.

Dovette ammettere che lâambientazione del locale era particolare, ma dâeffetto. I suoi occhi seguirono il movimento delle luci lungo le pareti e notÃ² le catene appese tra i quadri, alcune con collari dentati e fruste di pelle nera.

RiportÃ² lo sguardo verso la gabbia e stava per andare a cercare Jason quando notÃ² Trevor in pista, accanto ad uno dei riflettori. Lâidiota era con due ragazze e sembrava divertirsi parecchio. Dando unâocchiata a Envy, Chad capÃ¬ che non câera bisogno di dirglielo perchÃ© lei stava giÃ  guardando. Envy piegÃ² la testa di lato, scrutando Trevor come se non lo conoscesse e si chiese perchÃ© avesse iniziato a frequentarlo.

Doveva ammettere che era uno spettacolo per gli occhi, âmaledettamente attraenteâ sarebbe stata la definizione corretta. Sembrava un surfista californiano con quei capelli scompigliati color biondo sabbia, lâabbronzatura e gli occhi grigio-blu. Era proprio uno schianto ed era anche molto divertente.

Ma, a parte la bellezza, non câera molto altro che potesse attirare davvero una ragazza. CiÃ² che ne restava era un tipo da confraternita del college, ricco e viziato. Quando era presente era molto premuroso ma, allo stesso tempo, era capace di sparire anche per giorni, a volte.

Lâunica altra cosa positiva che poteva dire di lui era la sua bravura a letto, le aveva fatto passare alcuni dei momenti migliori della sua vita.

A pensarci bene, aveva davvero creduto di piacergli... e anche di piÃ¹. Questo dimostrava quanto ne capiva di uomini. A dire la veritÃ  iniziava a stancarsi di stare da sola... ma non era una buona ragione per iniziare ad uscire con qualcuno.

SospirÃ² quando vide Trevor toccare il sedere alla ragazza che era avvinghiata a lui, e si rese conto di non essere per niente gelosa. Se fosse stata davvero innamorata di lui, non avrebbe dovuto essere furiosa, invece che a malapena irritata? Quello che le dava piÃ¹ fastidio era che lui aveva mentito dicendo di volere soltanto lei.

Jason, seduto su uno sgabello al bar, aveva visto Envy entrare nel club. Sapeva che sarebbe venuta e non fu sorpreso di vedere Chad con lei. Dopo aver dato loro alcuni minuti per guardarsi intorno, fece un sorrisetto di soddisfazione quando vide Envy irrigidirsi, e capÃ¬ che lei aveva visto il suo ragazzo spassarsela in pista. Aveva cercato di nascondere la propria gelosia negli ultimi due mesi e non voleva ferirla ma, se questo era quello che serviva per allontanarla da Trevor, allora andava fatto per il suo bene.

Girandosi verso Kat, la bella barista con cui stava parlando, Jason sorrise âTe lâavevo detto che sarebbero venuti.â indicando Envy e Chad.

Era lÃ¬ da piÃ¹ di unâora ma, dopo aver visto il tradimento di Trevor nei confronti di Envy, non aveva piÃ¹ lâumore adatto per unirsi alla folla. Aveva finito per annoiarsi e aveva iniziato a chiacchierare con Kat per passare il tempo. Le aveva anche parlato del ragazzo traditore di Envy.

âE cosÃ¬ quello Ã¨ il tuo migliore amico con sua sorella?â Kat guardÃ² i due, ma il suo interesse era tutto per il poliziotto. Se Jason non le avesse detto che Chad era un poliziotto, non lo avrebbe mai immaginato. Era incredibilmente figo.

Alto piÃ¹ di un metro e ottanta, con la pelle abbronzata, i capelli castani con riflessi dorati. Erano un poâ piÃ¹ lunghi rispetto al classico taglio di capelli da poliziotto e sembravano spettinati dal vento, dandogli unâaria leggermente selvaggia. FinÃ¬ per confrontarlo con Quinn, e si stupÃ¬ di averlo fatto di nuovo. GuardÃ² Jason, sapendo che avevano bisogno entrambi di dimenticare le loro vecchie fiamme, altrimenti avrebbero finito per bruciarsi.

âNon sembra un poliziotto.â disse Kat osservando Chad, e si chiese se frequentasse qualcuna, visto che Jason non aveva toccato lâargomento.

âOh, beh...â Jason quasi mise il broncio quando notÃ² il modo in cui lei guardava Chad, poi scosse la testa âTorno subito.â.

Finita la sua soda, lasciÃ² lo sgabello e sâincamminÃ² verso i suoi amici. Quando li raggiunse, posÃ² una mano sulla spalla di Envy e, abbassando le labbra allâaltezza del suo orecchio, le sussurrÃ² âVuoi ballare?â

Envy sorrise senza voltarsi. âCerto che sÃ¬!â esclamÃ², e scese la rampa di scale piÃ¹ vicina, lasciando Jason lÃ¬ accanto a Chad, con la mano ancora appoggiata su una spalla immaginaria. Jason si riprese quando sentÃ¬ Chad ridere.

âAccidenti.â sospirÃ² Jason quando la vide scendere le scale.

Chad glidiede una pacca dâincoraggiamento sulla spalla mentre lo conduceva al bar, e si appoggiÃ² al bancone âNon prendertela. Penso che adesso Envy abbia solo una cosa in mente, e ha a che fare con la vendetta.â.

Diede unâocchiata alla ragazza dietro al bancone e, per un momento, dimenticÃ² che Jason fosse lÃ¬. Era stupenda con la sua abbronzatura e i lunghi capelli neri che le ondeggiavano sulle spalle, scendendo fino alle anche. I suoi occhi erano azzurri, contornati da un cerchio nero scuro.

Era completamente incantato dalle sue labbra carnose quando le disse âUna soda, per favore.â.

âNon bevi, stasera?â chiese Jason, e si sforzÃ² di non lanciare unâocchiataccia al suo amico quando Chad gli rispose continuando a guardare Kat. PerchÃ© a tutte le ragazze piacevano i poliziotti?

âNo, ho la sensazione che farei meglio a restare sobrio, per ora. Non mi piace Trevor, cosÃ¬ ho dato a Envy il mio taser.â Chad distolse gli occhi dalla ragazza per rivolgere un ampio sorriso a Jason. âE sono venuto con lâauto di servizio.â sapeva che Jason avrebbe letto tra le righe.

Jason si scostÃ² dal bancone, lasciando perdere il fatto che il suo amico piaceva a tutte le ragazze. âOh cavolo, allora non me lo posso perdere!â TornÃ² verso la balaustra mentre la risata di Chad echeggiava dietro di lui.

âBene, e stasera ho fatto felici due persone.â Chad fece lâocchiolino a Kat, sapendo che lo stava ascoltando, poi pagÃ² il conto. Era meglio andare a vedere cosa stava combinando Envy.

Kat fece un cenno con la testa quando Chad le porse un biglietto da venti e le disse di tenere il resto, prima di alzarsi per raggiungere Jason. Kat pensÃ² che quei due fossero un pericolo per gli ormoni di una ragazza. Jason aveva lunghi capelli castano chiaro, e il viso e il corpo di un modello di Bay Watch.

Quella sera aveva visto tantissime ragazze cercare di attirare la sua attenzione, ma lui non sembrava notarle ed era perso nei suoi pensieri... finchÃ© non aveva iniziato a parlarle dei suoi migliori amici: Chad, e la ragazza verso cui entrambi erano cosÃ¬ protettivi.

Le mancava sentirsi protetta da qualcuno oltre ai suoi fratelli. SbattÃ© le palpebre cercando di scacciare il volto di Quinn dalla sua mente e si concentrÃ² sul problema attuale.

Fu la frase sul taser a scacciare via il pensiero di Quinn. Kat decise di avvertire i suoi fratelli dello spettacolo che stava per iniziare. Ultimamente avevano avuto giÃ  abbastanza problemi con la serie di omicidi nei dintorni del club, lâultima cosa di cui avevano bisogno era altra cattiva pubblicitÃ .

Chad si sporse dalla balaustra per cercare Envy. Grazie al cielo i ballerini nella gabbia erano ancora lÃ¬, con lâaiuto del loro riflettore sarebbe stato piÃ¹ facile individuarla. Sentendo un flebile lamento di Jason, seguÃ¬ il suo sguardo fin quando non vide sua sorella ballare in mezzo a parecchi ragazzi, accanto al riflettore della gabbia. Chad si accigliÃ² stringendo gli occhi e chiedendosi che diavolo avesse intenzione di fare.

âBeh, almeno la sua attenzione Ã¨ su Trevor. A proposito, grazie per averla chiamata.â disse Chad con voce seria. âMi aspettavo un qualcosa del genere da lui.â.

Jason scrollÃ² le spalle âNon lâho fatto per me, ma per lei. Merita una persona migliore di Trevor.â. AccennÃ² un sorriso mentre la guardava, sapendo che lei adesso era single. Tuttavia, vederla in mezzo a tutti quei ragazzi velÃ² il suo lieve sorriso con un pizzico di tristezza.




Capitolo 2


Envy sentÃ¬ il calore avvolgerla come una seconda pelle mentre scendeva i gradini. CercÃ² di rilassare i suoi muscoli tesi e andÃ² in pista. Mentre camminava verso Trevor le sembrava di trovarsi in unâorgia, sentendo mani che le toccavano la pelle nuda e corpi sconosciuti che si strofinavano contro il suo.

La pista da ballo era piÃ¹ buia rispetto a quelle degli altri locali in cui era stata o in cui aveva lavorato, e ne apprezzÃ² la privacy. Non câerano molte coppie solitarie ma, piuttosto, un gruppo confuso di corpi caldi. Sentendo il cambiamento dellâatmosfera, alzÃ² lentamente le mani e iniziÃ² a sfiorare quei corpi nellâoscuritÃ . La scossa di adrenalina che ne seguÃ¬ la attraversÃ² al ritmo della musica sensuale.

Pur non vedendo lâora di affrontare Trevor, si fermÃ² un momento per chiudere gli occhi e seguire la musica, che poteva essere descritta soltanto come il suono della lussuria.

Mentre sentiva le carezze leggere diventare sempre piÃ¹ audaci, Envy aprÃ¬ gli occhi e si trovÃ² davanti a parecchi maschi a petto scoperto, alcuni con camicie sbottonate e altri con magliette aderenti altrettanto seducenti. Non osÃ² guardare i loro volti per timore di stabilire un contatto visivo.

Sentendosi un poâ su di giri, cominciÃ² ad arretrare e non si preoccupÃ² quando gli uomini la seguirono. Sentendo il ferro freddo della gabbia contro la sua schiena, guardÃ² lentamente verso la piccola piattaforma. I suoi occhi incrociarono quelli dellâuomo nella gabbia mentre lui faceva inginocchiare la sua partner in una posizione di sottomissione.

Lâintera stanza sembrÃ² scomparire quando i loro sguardi sâincontrarono. Il modo in cui la stava fissando fece sentire Envy come se ci fosse lei al posto dellâaltra ragazza. Lui aveva occhi blu di ghiaccio con un contorno nero attorno allâiride. Envy pensÃ² che non aveva mai visto degli occhi cosÃ¬ intensi e impressionanti, avrebbe potuto fissarli per ore e desiderare di farlo ancora, e questo la spaventÃ².

Envy ebbe lâimpressione che lui la stesse immaginando nuda. Il modo in cui i suoi occhi la osservavano, soffermandosi in certi punti, la fece sentire come se le sue mani la stessero toccando proprio in quelle parti. Il desiderio di lanciarsi contro le sbarre della gabbia ed implorarlo di prenderla subito e con violenza era quasi troppo per resistergli.

Sforzandosi di distogliere lo sguardo da quegli occhi possessivi, Envy cercÃ² di ricordarsi che poteva andarsene quando voleva.

Trevor non si stava divertendo, sebbene cercasse di seguire il ritmo e mescolarsi il piÃ¹ possibile con la folla. Le belle ragazze e la musica non erano i veri motivi per cui era lÃ¬, continuava a fissare il tipo nella gabbia perchÃ© era lui il suo vero obiettivo.

Il suo nome era Devon Santos ed era lâultima persona ad essere stata vista con Kelly Foster, la ventenne trovata morta la settimana prima, in un vicolo lÃ¬ vicino. Era stata nella stessa gabbia con Devon lâultima notte in cui era viva.

Fino a quel momento Trevor aveva scoperto che la vittima aveva appena smesso di lavorare presso un club lungo la strada, il Night Light. Aveva lavorato al Moon Dance per una sola notte... quella in cui era morta. Quello non era lâunico caso che Trevor stava seguendo, bensÃ¬ uno dei primi. Chiunque avesse gettato lÃ¬ il suo corpo lo aveva lasciato lÃ¬ come se fosse un regalo per i puma e i giaguari.

Devon era proprietario di quel club insieme ai suoi due fratelli, Nick e Warren, e alla loro unica sorella, Kat. Girava voce che tra i due club fosse in corso una faida silenziosa e che le due famiglie fossero ai ferri corti da quando i loro padri erano scomparsi una decina di anni prima.

Trevor strinse gli occhi, sapendo il vero motivo dellâostilitÃ  tra i due club... non erano locali normali, appartenevano ed erano gestiti da mutanti. Il club in cui lavorava Kelly era gestito da puma mannari, poi lei si era licenziata ed era andata a lavorare per i giaguari mannari, per poi essere ritrovata senza vita il giorno successivo. Era troppo per fare finta di niente.

Se gli umani avessero saputo che i mutanti vivevano tra loro, ci sarebbe stato il panico... ma essi facevano parte della societÃ  da molto tempo senza che il segreto fosse trapelato. FinchÃ© avessero rispettato le leggi della razza umana, non câera bisogno di scatenare il panico generale rivelandone lâesistenza. Se ciÃ² fosse accaduto, la mente umana sarebbe ritornata ai tempi bui.

Il piano della squadra segreta per il paranormale della CIA era gestirli nello stesso modo in cui venivano gestiti gli UFO e gli incontri con gli alieni: mentire, nascondere e coprire. LÃ  fuori câerano cose peggiori dei mutanti, ormai ben ambientati... câerano creature piÃ¹ pericolose che gli umani avevano visto solo in qualche film horror o di cui ignoravano completamente lâesistenza.

Ma, quando erano iniziati le sparizioni e gli omicidi, la squadra si era messa in moto per cercare di capire cosa stesse succedendo.

Vedendo Devon allontanarsi dalla ragazza nella gabbia e avvicinarsi alle sbarre per guardare qualcuno, Trevor lo seguÃ¬ con lo sguardo. SentÃ¬ la propria pressione sanguigna aumentare di parecchio quando vide Envy appoggiata alla stessa gabbia, circondata da un focoso gruppo di uomini.

Che diavolo ci faceva lÃ¬? LasciÃ² le sue compagne di ballo senza pensarci due volte e iniziÃ² a farsi largo tra la folla per raggiungere Envy.

Devon ringhiÃ² piano quando la ragazza che aveva attratto la sua attenzione alzÃ² le mani per aggrapparsi alle sbarre. Poteva sentire il suo calore in tutto il club e ne percepiva il richiamo. Stringendo le mani sulle sue, le fece scorrere in modo seducente sulle sue braccia attraverso le sbarre della gabbia.

Proprio quando Envy era sul punto di rispondere a quella danza erotica, qualcuno le prese un braccio e la allontanÃ² bruscamente. Rimase a bocca aperta quando vide chi era... si era completamente dimenticata di Trevor! Il momento sensuale sâinterruppe e lei si arrabbiÃ² di nuovo quando ricordÃ² perchÃ© era venuta al Moon Dance... per vendicarsi.

âChe diavolo ci fai qui?â Trevor sbottÃ² un poâ troppo duramente, cercando di allontanarla dalla gabbia e dalla pericolosa vicinanza di Devon. Se il giaguaro era lâassassino, allora il modo in cui stava guardando Envy la etichettava come sua prossima vittima.

Envy tenne lâaltra mano stretta alla sbarra semplicemente perchÃ© non le era piaciuto il modo in cui Trevor la stava trattando. Si stava comportando come se fosse stata lei a fare qualcosa di male e non lui. Sorridendogli nel modo piÃ¹ dolce possibile, lo informÃ² âSono venuta a ballare... proprio come hai fatto tu.â.

Trevor serrÃ² le labbra sapendo che lei lo aveva visto ballare con le altre e non capiva che le stava usando solo come copertura, non si era nemmeno preoccupato di chiedergli il nome. I due si guardarono negli occhi per parecchi secondi prima che Trevor sospirasse.

Avvicinandosi al suo orecchio sussurrÃ² âLasciami spiegare.â Non aveva voluto dirle chi fosse realmente perchÃ© temeva che lei, proprio come quel coglione di suo fratello Chad, avrebbe pensato che la stava usando solo per avere facile accesso ai bar in cui lei lavorava.

âDai.â cercÃ² ancora una volta di sottrarla allo sguardo infuocato di Devon. Lo guardÃ² di nuovo e, se gli sguardi avessero potuto uccidere, lo avrebbe lasciato a terra in una pozza di sangue. Distolse lo sguardo e riportÃ² lâattenzione sulla sua ragazza.

Envy scosse la testa... ma certo che lui le avrebbe spiegato! âSono venuta per divertirmi. Posso ballare da sola con questi bei ragazzi o puoi unirti a noi.â AlzÃ² un sopracciglio come se non le importasse nessuna delle due cose.

Trevor girÃ² la testa lentamente e guardÃ² i ragazzi libidinosi dietro di lei ancora lÃ¬, in attesa di vedere se avevano una possibilitÃ . âSparite.â disse con tono molto minaccioso, avvicinandosi ad Envy. Se voleva ballare allora lo avrebbe fatto con lui.

Envy mise il broncio ma si chiese perchÃ© fosse cosÃ¬ geloso, quando poi lui aveva ballato in modo provocante con altre due ragazze. âNon Ã¨ divertente.â Alla fine lei lasciÃ² la sbarra abbassando le braccia ed estraendo con indifferenza il piccolo taser dalla tasca, posando le mani sul petto di Trevor.

Devon era in piedi in tutta la sua altezza, ad osservare quella gattina rossa che aveva attirato la sua attenzione, e non solo. Non gli piaceva lâodore dellâuomo che stava cercando di reclamarla. Sentiva odore di polvere da sparo e ciÃ² significava che aveva unâarma nascosta da qualche parte. AllungÃ² una mano e aprÃ¬ la gabbia, dicendo alla ballerina di prendersi una pausa.

Portandosi una mano allâorecchio, attraverso la ricetrasmittente quasi invisibile, Devon sentÃ¬ suo fratello dire che la ragazza accanto alla gabbia aveva un taser e voleva usarlo contro quellâuomo. GuardÃ² la pista da ballo attraverso la luce scura che illuminava i gradini e vide Nick lÃ¬, in piedi, pronto ad intervenire in caso di necessitÃ .

Era la voce di Warren nellâauricolare, dunque Devon immaginÃ² che suo fratello maggiore stesse osservando tutto da una delle videocamere a visione notturna appese sotto le scale.

Vedendo le mani di lei muoversi sul corpo dellâuomo, Devon sentÃ¬ lâimprovviso bisogno di staccare la testa a quel tizio, finchÃ© non vide un luccichio mentre la mano della ragazza si dirigeva verso le anche dellâuomo. Devon accennÃ² un sorriso e decise che non era ancora il momento di intervenire.

âCi penso io.â sussurrÃ² Devon nella ricetrasmittente.

Chad e Jason si scambiarono un sorriso, sapendo che era il momento di scendere, e si mossero verso le scale che portavano giÃ¹ alla pista da ballo.

Trevor si rese conto che neanche Envy gli aveva detto che sarebbe venuta lÃ¬, ma allora perchÃ© si sentiva cosÃ¬ colpevole? âTi ho chiesto che ci fai qui.â ripetÃ© con voce ferma, mentre si strofinava su di lei. Brutta mossa. Quasi perse il filo del discorso quando quasi tutto il suo sangue defluÃ¬ verso lâinguine, provocandogli unâerezione per la prima volta da quando aveva messo piede nel club.

Envy si spinse contro il corpo di Trevor in modo seducente, cosÃ¬ poi avrebbe potuto scostarsi molto velocemente. âSono venuta per darti una cosa.â rispose, e sfoderÃ² uno sguardo infuocato per distrarlo.

âSpero che sia la stessa cosa che ho io per te.â disse Trevor con un gemito quando sentÃ¬ la mano di Envy sulla propria erezione.

âScopriamolo.â sibilÃ² lei, premendo il taser e scattando allâindietro proprio quando lui sussultÃ² e cadde sulle ginocchia senza emettere un suono. âOops!â esclamÃ² Envy e rimise subito in tasca il taser prima di girarsi e allontanarsi. Lâultima cosa che voleva era trovarsi ancora lÃ¬ quando Trevor avrebbe avuto la forza per rialzarsi.

Mentre si faceva largo nel buio attraverso la pista da ballo, qualcuno la afferrÃ² per un braccio. Pensando che fosse suo fratello, non si preoccupÃ² di guardare e lo seguÃ¬ fiduciosa. Quando alzÃ² lo sguardo, si aprÃ¬ una piccola porta e vi fu spinta dentro.

Envy ebbe a malapena il tempo di girarsi, prima che essa venisse chiusa a chiave. Una fioca luce si accese, svelando dei monitor e lâuomo che prima era nella gabbia. Lei aprÃ¬ la bocca per parlare, ma lui la interruppe.

âHo pensato che forse sarebbe meglio se vedessi cosâhai fatto al sicuro qui, in ufficio.â Devon fece un sorrisetto, indicando un monitor.

Envy diede unâocchiata allo schermo, pensando che vedere Trevor contorcersi lâavrebbe fatta ridere... ma, invece, si sentÃ¬ davvero male per lui. Le sembrÃ² che il cuore le sprofondasse nel petto. Vedendolo soffrire fu felice che il monitor non avesse lâaudio, perchÃ© era certa di non voler sapere cosa stava dicendo.

GuardÃ² in silenzio quando Chad e Jason apparvero tra la folla e lo aiutarono ad alzarsi da terra. Non riuscÃ¬ a capire cosa stesse dicendo ma, quando Trevor spinse Chad con piÃ¹ forza di quella che avrebbe dovuto avere dopo una scarica simile, si preparÃ² a correre fuori prima che uno di loro si facesse male.

Vide il ballerino scuotere la testa come avvertimento mentre si metteva tra lei e la porta, allora Envy guardÃ² di nuovo il monitor, sorpresa di vedere che Jason teneva fermo Trevor mentre Chad lo ammanettava.

Sentendosi ancora piÃ¹ arrabbiata con se stessa per essere stata cosÃ¬ infantile, si avviÃ² verso la porta per dire a Chad di lasciar andare Trevor. Si sentÃ¬ di nuovo afferrare per un braccio. AbbassÃ² lo sguardo per non incrociare i suoi occhi, visto che era iniziato tutto per causa sua. Il senso di colpa si aggiunse alla rabbia e lei ritrovÃ² il coraggio.

âDopo avermi visto usare un taser, pensi davvero che sia una buona idea?â AlzÃ² lo sguardo e cercÃ² di non restare senza fiato dopo il contatto. Ora che poteva vederli piÃ¹ da vicino, i suoi occhi erano ancora piÃ¹ incredibili di quanto sembrassero da dietro la gabbia.

âChiunque siano quei tipi faresti meglio ad aspettare che escano, prima di tornare a ballare.â. Devon la avvisÃ² di nuovo, vedendo le fiamme nei suoi occhi. La sentÃ¬ quasi infuriarsi per il desiderio di andare ad aiutare il tizio che aveva appena ferito, e lui non aveva alcuna intenzione di permetterglielo. âCome ti chiami?â

âPerchÃ© vuoi saperlo?â Envy tirÃ² via il braccio dalla sua presa. âCosÃ¬ i proprietari mi impediranno di tornare qui?â

âNon esattamente.â Devon ringhiÃ² minacciosamente a quel pensiero. âMa forse vuoi conservare quel taser.â Vide Envy girarsi di nuovo verso il monitor e realizzare che la sua vittima era andata via.

âMaledizione.â sibilÃ² Envy mentalmente, appoggiandosi con la schiena alla porta e sentendo le vibrazioni della musica attraverso il legno. Si morse il labbro inferiore sapendo di essersi spinta troppo oltre. RicordÃ² lâaltro motivo per cui era venuta al Moon Dance quella sera e si domandÃ² se fosse un buon momento. âPerchÃ© non provarci?â E si fece coraggio. âSai se cercano personale?â

Devon non riuscÃ¬ a trattenere il sorriso che gli esplose sulle labbra. Cosâavrebbe dato per averla in quella gabbia per un poâ e tentare di domare il fuoco che câera in lei. âSei una ballerina?â le chiese speranzoso.

Envy spalancÃ² gli occhi, ricordandosi di quando lo aveva visto nella gabbia, e le sue cosce andarono in fiamme... ma purtroppo anche le sue guance lo fecero. âNo.â sussurrÃ² con voce un poâ troppo roca âNon ballo. Faccio la barista in altri locali della zona e volevo fare domanda qui, giÃ  che ci sono.â.

âPeccato.â Devon fece un sorrisetto e aprÃ¬ un cassetto della scrivania. TirÃ² fuori un modulo per la domanda di assunzione e glielo porse. Lei non gli aveva ancora detto il suo nome ma, compilando il modulo, avrebbe avuto tutte le informazioni che gli servivano. Inoltre, voleva essere sicuro che non avesse lavorato al Night Light.

Stava iniziando a stancarsi della gente mandata lÃ¬ a ficcanasare. Era stato Quinn a mettere fine allâamicizia tra puma e giaguari, quindi i puma potevano anche andare allâinferno per quanto gli riguardava.

Qualcuno del Night Light aveva mandato lÃ¬ lâultima persona che avevano assunto e, adesso che era stata uccisa, i puma cercavano le risposte al Moon Dance... cosÃ¬ come i poliziotti. Per sua immensa fortuna, lâunica sera in cui lei aveva lavorato lÃ¬, gli aveva chiesto di entrare nella gabbia con lui.

Devon scostÃ² la sedia dalla scrivania, sapendo che il modo piÃ¹ veloce per farla rimanere era darle quello che voleva. âPuoi compilarlo ora, magari avrai un nuovo lavoro entro la fine della serata.â.

Envy si sedette, ma guardÃ² il monitor con unâespressione accigliata. âPensi che il proprietario mi abbia vista usare il taser?â si morse il labbro inferiore, cercando di immaginare come doveva essere apparsa la scena a chi lâavesse vista. âVorrei davvero non averlo fatto.â.

Devon si appoggiÃ² allo schienale della sedia come se stesse guardando anche lui il monitor. Avvicinandole le labbra allâorecchio le chiese âSe il proprietario ti avesse vista e ti chiedesse qualcosa al riguardo, tu cosa gli diresti?â InspirÃ² lentamente mentre il suo profumo lo circondava, scaldandogli il sangue.

Envy fece per girare la testa per guardarlo, ma si fermÃ². Le sensazioni provocatele dalla sua vicinanza si erano diffuse lungo le spalle e il collo. âSono stata cattiva.â sussurrÃ², sentendo ancora unâondata di calore nel basso ventre. Quel tipo era pericoloso per i suoi sensi, non sapeva se girarsi e leccarlo o correre via e nascondersi.

Le labbra di Devon accennarono a un sorriso, ma lui non si mosse âQuindi te ne vai in giro a colpire i ragazzi con il taser senza motivo?â Poteva sentire la crescente eccitazione della ragazza e la cosa stava rendendo i suoi pantaloni decisamente troppo stretti.

âNo.â Envy fu felice del diversivo quando prese la penna stilografica dal portapenne davanti a sÃ©, e cominciÃ² a compilare la domanda. âSolo quelli che se lo meritano.â rispose, non volendo parlarne.

Devon si raddrizzÃ² e resistette al forte desiderio di prenderla e farla sedere sulla scrivania. Al momento le stava giÃ  passando le dita tra quei capelli di seta, oltre lo schienale della sedia.

Rimase in silenzio mentre Envy compilava la domanda di lavoro e lesse da dietro, prendendo nota di ogni parola. âEnvy Sextonâ, e i club dei puma e dei vampiri erano fortunatamente assenti dalla lunga lista di locali in cui lavorava. CapÃ¬ che con un paio di telefonate avrebbe potuto liberare gran parte del suo tempo, dicendo agli altri club di cancellarla dai loro turni. Non voleva condividere quella gattina selvaggia con nessun altro.

Envy completÃ² la domanda e fece per alzarsi, ma Devon le mise una mano sulla spalla per tenerla seduta, prese subito il foglio di carta e si diresse verso la porta.

âAspetta qui, torno tra pochi minuti con una risposta.â Devon afferrÃ² la maniglia, ma si fermÃ² quando lei parlÃ².

âChi sei?â chiese Envy, domandandosi se non avrebbe dovuto consegnare la domanda al proprietario in persona, magari avrebbe potuto anche fare direttamente il colloquio.

âDevon Santos.â rispose lui, poi scomparÃ¬ prima che lei potesse fermarlo.

Sapeva che Nick lo stava aspettando fuori la porta perchÃ© sentiva il suo odore. Consegnandogli il foglio, Devon lo informÃ² âAbbiamo una nuova barista.â AspettÃ² che Nick leggesse il foglio, sapendo che stava controllando le stesse cose che aveva giÃ  controllato lui.

Nick aveva allontanato un vampiro e un paio di sue fan che erano entrati di nascosto nel club, rovinandogli lâumore per la serata. Odiava i vampiri e qualsiasi umano che fosse cosÃ¬ stupido da frequentarli. Non vedendo alcun indizio che la ragazza fosse legata a loro, e sentendo lâodore dellâeccitazione di suo fratello, Nick decise di lasciare che Devon gestisse i propri affari.

Alla fine gli restituÃ¬ la domanda âDille di lasciare il taser a casa.â Nick guardÃ² suo fratello per un momento, prima di aggiungere âKat ha detto che il tipo che lei ha colpito era il suo ragazzo, e quello che lâha trascinato via in manette era suo fratello.â.

âIl suo fidanzato aveva una pistola, ho sentito lâodore.â Devon strinse le spalle, e anche i suoi occhi si strinsero âForse non era un granchÃ© come fidanzato.â.

âFaresti meglio ad andarci piano.â Nick scosse la testa, vedendo ancora piÃ¹ interesse negli occhi del fratello. âSe la vuoi, allora Ã¨ tua responsabilitÃ  controllarla quando Ã¨ qui.â Nick digrignÃ² i denti, quando sentÃ¬ lâodore di un vampiro. Senza dire nulla, si girÃ² e scese le scale.

Envy si guardÃ² attorno nervosamente e vide un ascensore che non aveva notato prima. Rimase perplessa nel vedere che aveva un tastierino numerico invece di un semplice pulsante. PicchiettÃ² con la penna sulla scrivania, chiedendosi quanto a lungo avrebbe dovuto aspettare. Doveva ancora scoprire se Chad aveva davvero arrestato Trevor o se lo aveva soltanto fatto uscire dal club.

GuardÃ² la scrivania per distrarsi un poâ. Era unâinvestigatrice nata, proprio come suo fratello, anche se lui cercava di nascondere la cosa. In realtÃ  Chad era un grande detective, diceva a tutti di essere solo un poliziotto di quartiere, ma non era vero... era il capo della SWAT.

Alla fine diede unâocchiata al foglio che aveva preso distrattamente, era la ricevuta di un fornitore. Lesse le informazioni e il nome in calce, poi sbattÃ© il foglio sulla scrivania. âDevon Santosâ... accidenti a lui. Era uno dei proprietari e le aveva fatto credere di essere solo un ballerino.

In quel momento si aprÃ¬ la porta dellâufficio e Devon entrÃ². âQuando vuoi iniziare?â



*****



Nick attraversÃ² di corsa la pista da ballo e salÃ¬ le scale fino allâentrata. AprÃ¬ la porta con piÃ¹ forza del necessario e lanciÃ² unâocchiataccia allâuomo che stava cercando di superare i controlli di sicurezza. Visto che quasi tutti i buttafuori erano mutanti, potevano sentire lâodore di un vampiro anche quando non câerano segni apparenti che lo fosse.

Di solito il look di un vampiro normale sembrava ispirato alla scena gothic-dark. Tuttavia, negli ultimi mesi, circa una decina di vampiri avevano cercato di entrare vestiti da uomini dâaffari o con abiti da discoteca. Per questo motivo si affidavano cosÃ¬ tanto allâolfatto piuttosto che alle apparenze. Regola numero uno: nessun vampiro poteva passare senza il permesso del proprietario.

âCome mai Ã¨ qui?â chiese Nick, cercando di sembrare professionale davanti agli umani. Lâuomo inclinÃ² la testa e gli rivolse un sorriso che fece rivoltare lo stomaco a Nick.

âVorrei entrare.â disse Raven, dilatando le pupille mentre usava i suoi poteri su chiunque fosse suscettibile allâincantesimo di costrizione dei vampiri.

Nick lo squadrÃ². Il tizio aveva capelli neri con le punte colorate di rosa che gli incorniciavano il viso. Era giovane, forse non aveva neppure venticinque anni, con la pelle molto pallida e un eyeliner marcato intorno agli occhi. Le sue labbra erano colorate con un rossetto nero, in tinta con lo smalto sulle unghie.

âMi dispiace, signore...â Nick era molto vigile, osservava tutti i movimenti del vampiro. Non importava la stazza o lâetÃ , i vampiri erano pericolosi e non andavano sottovalutati.

âChiamami Raven.â rispose lâuomo, chiedendosi fino a che punto potesse spingersi con il giaguaro.

âMi dispiace Raven, siamo pieni.â spiegÃ² Nick, stringendo con le dita le due pistole derringer, che teneva nella tasca della sua giacca di pelle. Le aveva caricate con pallottole dâargento riempite di acqua santa. AccennÃ² un sorriso sadico sentendo il coltello di legno col manico dâosso che teneva legato al braccio.

âAllora perchÃ© tutte queste persone sono ancora in fila?â chiese Raven, vedendo il colore dorato iniziare ad irrompere nelle iridi del giaguaro.

Nick sorrise, ma sembrÃ² che digrignasse i denti. âLoro hanno prenotato.â.

Gli occhi di Raven brillarono per un secondo nella penombra come se stessero risplendendo minacciosamente di un fuoco interiore. Nick scese i tre gradini dellâingresso e si mise tra Raven e la folla di umani, poi si avvicinÃ² al suo orecchio.

âSparisci, vampiro.â sussurrÃ² con calma glaciale, premendo la punta del suo pugnale di legno contro le costole di Raven senza che nessuno lo vedesse. âNon entrerai mai.â.

Nick si raddrizzÃ² e piegÃ² le braccia in avanti cosÃ¬ sarebbe stato facile pugnalarlo. âMi dispiace signore, le auguro una buona serata.â.

Raven sorrise di nuovo, questa volta quasi con allegria âOh, lo sarÃ  di sicuro.â.

Poi si allontanÃ² dalla porta e iniziÃ² a camminare lungo la strada con le mani nelle tasche dei suoi jeans neri, fischiettando una melodia inquietante. Quando il giaguaro si era chinato per sussurrargli qualcosa allâorecchio, Raven aveva visto il suo padrone sgattaiolare accanto a loro ed entrare nel club. Non vedeva Kane da un poâ e, in effetti, era la prima volta che lo vedeva dopo settimane, anche se aveva percepito spesso il suo sguardo su di sÃ©.

Raven era sorpreso che Kane volesse entrare nella tana dei suoi nemici. Il padrone gli aveva raccontato la storia di come fosse stato sepolto vivo dal capo del clan dei giaguari, dunque aveva un piano tutto suo?

âLoro ti hanno incastrato, padrone, ma questa volta farÃ² in modo che loro mani siano sporche di sangue.â sussurrÃ² Raven tra sÃ© prima di mescolarsi alle ombre. Sapeva che non avrebbe dovuto attendere a lungo, poteva ancora sentire lâodore del sangue della sua ultima vittima portato dalla brezza verso il Moon Dance.



*****



Kat osservÃ² Chad e Jason che aiutavano lo sfortunato fidanzato ad uscire dal club, in manette. Si dice sempre che la curiositÃ  uccide, ma lei doveva scoprire cosâavevano intenzione di fargli. Se non altro, per non continuare a chiederselo tutta la sera.

Uscendo da una delle porte laterali, rimase nascosta nellâombra e li seguÃ¬. Con i suoi sensi acuiti non aveva bisogno di avvicinarsi troppo per ascoltare quello che stavano dicendo.

Chad e Jason bloccarono Trevor tra la sua auto e quella del poliziotto, in modo che il fidanzato abbandonato non potesse tornare dentro da Envy. Chad gli tolse le manette, sapendo che in realtÃ  non poteva arrestarlo senza un valido motivo... a meno che Trevor non lo spingesse a farlo.

âScommetto che sei stato tu a dirle che ero qui!â ringhiÃ² Trevor verso Jason. âSecondo te non sapevo che hai una cotta per lei? Non sei riuscito a farti gli affari tuoi, eh?â

Chad allungÃ² un braccio quando Jason fece un passo avanti con aria minacciosa. âJason, ci penso io. PerchÃ© non torni dentro e vedi di trovare Envy? Non voglio che esca finchÃ© Trevor non se ne sarÃ  andato.â.

âNon puoi impedirmi di tornare dentro, sto lavorando!â sibilÃ² Trevor senza pensare.

âSÃ¬, abbiamo visto come stavi lavorando.â Jason strinse i pugni ma, dallo sguardo tagliente di Chad, capÃ¬ che avrebbe fatto meglio a tornare dentro, prima che Trevor non fosse piÃ¹ lâunico in manette quella sera. Girandosi, lanciÃ² unâaltra provocazione a Trevor âCi troverai sulla pista da ballo, avvinghiati lâuno allâaltra.â.

Trevor scattÃ², ma Chad lo spinse contro lâauto. Con suo grande stupore, Trevor era molto piÃ¹ forte di quanto sembrasse e lui faceva fatica a tenerlo. âTi avevo avvisato di non scopare con mia sorella se non volevi dirle chi sei davvero e per quale motivo sei sempre in giro per club. Cavolo, amico, Envy ti crede uno studente del college. Se volevi impressionarla, allora avresti dovuto dirle la veritÃ . Una cosa che non ha mai sopportato sono i bugiardi, soprattutto quando mentono a lei.â.

Kat strinse il suo sguardo su Trevor. Cosa diavolo voleva dire?

âLo sai anche tu che se le avessi detto della mia copertura si sarebbe sentita usata mentre frequentavo i locali con lei.â disse ad alta voce raddrizzandosi, ma non cercÃ² di tornare al club. Se avesse usato la sua vera forza allora Chad sarebbe giÃ  morto e lui non sarebbe stato migliore delle persone a cui dava la caccia.

Quella consapevolezza lo calmÃ² abbastanza da controllare i suoi istinti animali, ma non poteva comunque fare a meno di essere ancora incazzato. âLei mi ha colpito con quel dannato taser!â

âTe lo meritavi perchÃ© sei un fidanzato misero e bugiardo. Te la sei cercata, non le hai detto la veritÃ . Per stasera Ã¨ abbastanza, a meno che tu non voglia andare a caccia in un altro bar. E poi, Envy ha ancora il taser.â sogghignÃ² Chad. âTi consiglio di lasciarla da sola per il resto della serata... anzi no, per il resto della sua vita, se non sei capace di essere sincero con lei.â.

Trevor digrignÃ² i denti, ma non disse altro. Chad non poteva dirgli di stare lontano da Envy, ma probabilmente lasciare che lei si calmasse era un buon consiglio.

âBene, ma quello...â indicÃ² il club â... non Ã¨ un posto sicuro per tua sorella, e tu lo sai!â AprÃ¬ la portiera della sua auto, costringendo Chad a fare un passo indietro per non essere colpito. Sbattendo la portiera dietro di sÃ©, impiegÃ² solo pochi secondi prima di uscire dal parcheggio sgommando.

Quando Trevor fu abbastanza lontano dalla vista di Chad, prese il cellulare e digitÃ² il numero di qualcuno che gli doveva un favore. Si fermÃ² al negozio piÃ¹ vicino e parcheggiÃ² dietro un camion per non essere visto.

Era frustrante lasciarla lÃ¬ dopo che Devon lâaveva guardata in quel modo. Poteva non essere un assassino, ma quello sguardo non era affatto un buon segno. âChad pensa di poter usare le maniere forti quando si tratta di Envy, eh? Vediamo se sarÃ  contento quando scoprirÃ  di essere lui quello debole.â Poi avrebbe sistemato anche Jason, giÃ  che câera.

Kat si nascose ancora di piÃ¹ nellâombra quando Chad si girÃ² e guardÃ² nella sua direzione. Si accigliÃ² sapendo che per lui era impossibile vederla, non aveva la visione notturna che avevano i mutanti. Si soffiÃ² via i capelli dagli occhi e aspettÃ² mentre lui continuava a guardare verso di lei, poi tirÃ² un sospiro di sollievo quando finalmente lui si girÃ² e tornÃ² nel club.

E cosÃ¬ Trevor era un poliziotto in incognito e la sorella di Chad non lo sapeva... e ovviamente neanche Jason. Il mistero era che Trevor aveva detto che stava lavorando ad un caso. Kat digrignÃ² i denti, sapendo che doveva trattarsi degli omicidi. Doveva dire a Warren di sbrigarsi a trovare chi stava lasciando una scia di sangue dietro di sÃ©, prima che incolpassero loro.



*****



Envy si alzÃ² lentamente, chiedendosi perchÃ© Devon non avesse semplicemente ammesso di essere uno dei proprietari e di poterla assumere lui stesso. Odiava quando le persone le mentivano, ma non lo conosceva e lui non le doveva nulla, cosÃ¬ si rimangiÃ² quello che stava per dire. Sfortunatamente non sarebbe durata a lungo.

âIncredibilmente veloce.â lo guardÃ² in attesa, incrociando le braccia sul petto.

âHo messo una buona parola per te, ogni tanto mi ascoltano.â Devon la guardÃ² incuriosito, sentendo che il suo odore era cambiato. Era arrabbiata con lui ed era un buon odore.

âForse perchÃ© sei tu il proprietario.â il lieve sorriso di Envy svanÃ¬.

Quindi era per quello che era arrabbiata. Non le piaceva quando qualcuno le nascondeva qualcosa, doveva ricordarselo. Devon abbassÃ² lentamente la testa in un leggero inchino âSono solo uno dei proprietari, insieme ai miei due fratelli e mia sorella. Cerchiamo di gestire le cose insieme quando si tratta di assumere nuovo personale.â.

Envy lo guardÃ², sentendo di essere stata cattiva. âMi dispiace, non intendevo...â sâinterruppe con un sospiro e abbassÃ² le braccia.

âBeh, almeno hai lasciato il taser in tasca.â Devon sorrise, sperando di alleggerire la tensione.

Envy arrossÃ¬ e sentÃ¬ il desiderio di sparire dalla sua vista prima di rendersi ancora piÃ¹ ridicola. âLavoro soprattutto di pomeriggio e sono libera domani, quindi...â lo informÃ² nervosamente, tenendo dâocchio lâuscita e dirigendosi verso di essa, prima che quel lavoro diventasse il piÃ¹ breve della storia.

âA domani sera, allora.â Devon le aprÃ¬ la porta quando lei avanzÃ² lentamente. âAlle sette.â.

La vide correre via e la lasciÃ² andare perchÃ© sapeva di poterla prendere se fosse andata troppo lontano. Chiuse la porta dellâufficio e si girÃ² verso il monitor per vederla farsi strada ai margini della pista da ballo, verso le scale. I suoi occhi si strinsero quando uno dei tipi di prima le afferrÃ² un braccio per attirare la sua attenzione. Devon fece per dirigersi verso la porta, ma Kat entrÃ² prima che lui potesse seguire Envy.

âQuella ragazza con il taser...â cominciÃ² Kat, ma fu interrotta dallo sguardo di suo fratello.

âSi chiama Envy e domani sera le farai da guida, lâho appena assunta come barista.â. Devon incrociÃ² le braccia sul petto, appoggiandosi al bordo della scrivania.

âMetti via gli artigli.â Kat inclinÃ² la testa quando Devon guardÃ² di nuovo il monitor e sâirrigidÃ¬. Seguendo il suo sguardo, sogghignÃ² vedendo Jason ed Envy al centro dello schermo. âOh oh, ha un sacco di ammiratori stasera.â Sapeva che non era cosÃ¬, ma voleva vedere la reazione di Devon. Ebbe la sua risposta quando la plastica sottile dello schienale della sedia si ruppe nel punto in cui lui stava stringendo un poâ troppo forte.

Devon guardÃ² Kat âPerchÃ© sei venuta nel mio ufficio?â

Kat gli sorrise, ci sarebbe stato da divertirsi. AvanzÃ² ed indicÃ² lo schermo âQuesto tipo si chiama Jason Fox e ho passato un poâ di tempo a chiacchierare con lui al bar, prima che arrivassero i suoi due amici.â.

Devon alzÃ² un sopracciglio verso sua sorella, aspettando che arrivasse al punto.

âJason Ã¨ quello che lâha chiamata per farla venire al club. In realtÃ  lâaveva invitata ad uscire.â. Kat sogghignÃ² quando la sedia si ruppe definitivamente tra le mani di Devon. âNon so cosa lei gli abbia detto, ma Jason le ha risposto âAllora perchÃ© diavolo Trevor sta limonando con unâaltra?ââ

âQuindi Ã¨ per lui che Ã¨ venuta qui.â disse Devon, strascicando le parole e lasciando cadere il pezzo di plastica sulla scrivania. âSono sicuro che vuoi andare a parare da qualche parte.â.

âSÃ¬, ma Ã¨ cosÃ¬ divertente vedere come ti agiti.â Kat decise di proseguire con il suo racconto quando lui le lanciÃ² la sua famosa occhiataccia. Un giorno avrebbe sicuramente comprato i diritti di quellâespressione. âComunque, da quello che ho sentito, Ã¨ stato tutto un inganno. Suo fratello le ha dato il taser, sapendo che era abbastanza pazza da usarlo contro il suo fidanzato bugiardo, ma la veritÃ  Ã¨ che Trevor non la stava ingannando.â.

âCosa?â brontolÃ² Devon, non gli piaceva la piega di quella situazione.

Kat passÃ² i dieci minuti successivi a svelare a suo fratello i piccoli, sporchi segreti di tutti. Per puro divertimento, menzionÃ² anche il fatto che Jason aveva una cotta per Envy da molto tempo.




Capitolo 3


Jason strinse Envy tra le braccia âMi devi un ballo.â.

Era contento che lei non fosse il tipo di persona da prendersela con chi le portava brutte notizie. Se non fosse stato per lui adesso avrebbe ancora un fidanzato, anche se era un bugiardo, ma alla fine era quello il motivo principale per cui lâaveva chiamata. âMi dispiace.â le sussurrÃ² allâorecchio, tirandola stretta a sÃ© ed iniziando a muoversi al ritmo della musica.

Envy alzÃ² gli occhi, liberandolo dallâimbarazzo senza pensarci su. âNon devi dispiacerti.â Fece scorrere le proprie dita lungo la sua schiena, muovendosi con lui. âSono di nuovo libera e ho anche trovato un nuovo lavoro.â.

Sorrise guardandosi di nuovo intorno. âQuesto posto Ã¨ un poâ diverso dai club in cui ho lavorato, ma penso che sarÃ  interessante.â.

Jason rimase in silenzio per un attimo, sentendo strofinare sulla propria camicia il tessuto che copriva il seno di Envy, e si sentÃ¬ eccitato. Era contento che lei non se ne accorgesse perchÃ© aveva la sensazione che, se lo avesse fatto, si sarebbe fermata.

âVuoi venire ad arrampicarti sabato mattina?â mosse le mani sui fianchi di lei e poi li strinse.

âArrampicarmi? Sarebbe divertente. Ã passato un poâ di tempo dallâultima volta.â. Envy annuÃ¬, poi i suoi occhi si spalancarono quando Jason la tirÃ² a sÃ© e lei percepÃ¬ qualcosa di lungo e duro premuto contro il proprio ventre. DeglutÃ¬ quando i suoi occhi incontrarono quelli di lui.

âDovâÃ¨ Chad?â disse lei tutto dâun fiato, non era stata sua intenzione provocare quella reazione in lui. Jason era stato, ed era ancora, una delle persone che preferiva al mondo; lâultima cosa che voleva fare era rovinare tutto andando a letto con lui. Gli voleva troppo bene per farlo.

âLâultima volta che lâho visto stava portando fuori la spazzatura...â Jason sospirÃ² quando lei si scostÃ² da lui. Le mise le dita sotto il mento e la fece girare per guardarla negli occhi âTrevor non ti merita.â.

âChad non lo ha arrestato sul serio, vero?â chiese Envy, afferrando Jason per la mano e conducendolo verso le scale. Aveva evitato lâargomento per anni e non lo avrebbe affrontato adesso, rovinando tutto.

âNo, penso che il taser sia stato abbastanza... oltre che perdere te. Chad si Ã¨ solo assicurato che ritrovasse la strada verso la sua auto.â sogghignÃ² Jason. Salite le scale, notÃ² che Chad era in piedi accanto alla porta ad aspettarli. Tenendo la mano di Envy nella sua, la condusse in quella direzione.

Il senso di colpa stava facendo dolere il petto di Envy. Nel profondo non era una persona cattiva e quello che aveva fatto a Trevor era una cosa molto brutta. Si era sentita bene per un momento, ma adesso quel momento era passato. Tenne gli occhi bassi, vergognandosi persino di guardare suo fratello.

Chad la guardÃ² e capÃ¬ che era ora di riportarla a casa. âSei pronta?â le chiese, allontanandosi dal bar.

âPosso portarla io a casa.â si offrÃ¬ Jason, poi aggiunse velocemente âSe lei vuole restare un poâ con me.â.

Chad vide una fiamma di speranza negli occhi di Jason e si chiese se stesse facendo la cosa giusta, o se stesse spingendo il suo migliore amico verso un fallimento. SentÃ¬ il telefono vibrare e lo prese âAspetta un attimo.â Vedendo che era la centrale, si diresse verso la porta in modo da poter sentire piÃ¹ chiaramente.

Envy si soffiÃ² via la frangetta dagli occhi, sapendo che quella serata era stata giÃ  abbastanza strana, ed ebbe la sensazione che Chad fosse appena stato richiamato al lavoro. Lo vide infilare il telefono in tasca mentre tornava verso di loro.

âTi va bene stare con Jason?â le chiese Chad. Quando lei annuÃ¬, le mise un dito sotto il mento. âHai fatto la cosa giusta con Trevor, perciÃ² su col morale. Probabilmente non sarÃ² a casa prima di mattina, quindi non aspettarmi.â.

Envy fece un lieve sorriso mentre lui se ne andava. Entrambi le avevano toccato il mento allo stesso modo e le avevano detto che era stata colpa di Trevor e non sua. Voleva bene a Jason perchÃ© era proprio come Chad, ed era per questo non avrebbe mai ceduto allâimpulso di avere un vero appuntamento con lui.

Proprio quando Chad varcÃ² lâingresso, il cellulare di Jason iniziÃ² a vibrare. Envy si girÃ² quando lui rispose, poi si accigliÃ² quando lo vide diventare serio. Sapeva che quella settimana era reperibile e, in silenzio, si chiese se le guardie forestali avessero bisogno di lui nel cuore della notte. PensÃ² che non fosse un buon segno.

Quando gli occhi di lui incrociarono i suoi, lo vide scrollare le spalle per la delusione.

âEnvy mi dispiace, devo andare. Andiamo, ti riporto a casa.â Jason rimise il cellulare in tasca come se fosse un suo nemico. Aveva comunque sperato di avere qualche minuto da solo con lei.

Envy si accigliÃ² perchÃ© sapeva che, probabilmente, casa sua non era nella direzione in cui lui doveva andare. âGrazie per lâofferta Jason, ma penso di averti causato giÃ  abbastanza problemi per una sola serata. E poi inizierÃ² a lavorare qui domani, quindi me ne andrÃ² un poâ in giro ad osservare le persone che lavorano al bar.â Strinse le spalle e si stampÃ² un sorriso eccitato sulle labbra, che le fece sentire dolore al viso âChissÃ , potrei anche ricevere qualche mancia mentre sono qui.â.

Jason annuÃ¬ con riluttanza, sapendo che doveva affrettarsi âOkay, ma hai il mio numero se hai bisogno.â.




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