Diavolo E Demòni
Guido Pagliarino


Un Approccio Storico #1
Un saggio divulgativo sulla formazione storica della figura di Satana e dei suoi demòni dalle religioni assiro-babilonese e mazdea al giudaismo e al cristianesimo, fin al demonismo contemporaneo, e sulla percezione nella società odierna del demònico tra ecclesiastici e credenti laici. Gli indemoniati.

Un saggio divulgativo sulla formazione storica della figura di Satana e dei suoi demòni dalle religioni assiro-babilonese e mazdea al giudaismo e al cristianesimo, fin al demonismo contemporaneo, e sulla percezione nella società odierna del demònico tra ecclesiastici e credenti laici. Gli indemoniati. Principali argomenti trattati: I simboli e i segni nella Bibbia come tramiti fra Dio e l’uomo; Cenno all’influenza del Mazdeismo sul Giudaismo; Nascita nel popolo d’Israele sotto la soggezione persiana dell'idea d’un ispettore e accusatore dei peccatori davanti al tribunale di Dio, cioè di un “satan”; Il Diavolo è Satana, ma non è il Demonio; Demòni; L’inquietante figura sulfurea dell’angelo sterminatore; Diavoli e Angeli; Il Diavolo, Lucifero e i demòni nella Chiesa odierna; Ossessioni, possessioni, infestazioni...







Guido Pagliarino

Diavolo e DemÃ²ni

(un approccio storico)

saggio


Copyright Â© 2018 Guido Pagliarino

All rights reserved

Book published by Tektime

ISBN di questo e-book: 9788873044376


Guido Pagliarino

Diavolo e DemÃ²ni

(un approccio storico)

saggio

Distribuzione Editrice Tektime

2a Edizione in formato e-book, riveduta e integrata rispetto alla prima, 2018

ISBN di questo e-book: 9788873044376

Â© Guido Pagliarino per tutte le edizioni

Altre edizioni:

1a Edizione in formato fisico cartaceo, conforme alla seconda in e-book, Tektime, 2018

1a Edizione nel solo formato e-book, a cura dell'autore, 2015



Immagine di copertina: William Blake, Satana, il peccato, la morte, 1808 (particolare)


INDICE



Premessa: I simboli e i segni nella Bibbia come tramiti fra Dio e lâuomo (#ulink_b40cec5c-3626-5a0c-b5c1-eabf4a782858)



Cenno allâinfluenza del Mazdeismo sul Giudaismo - Nascita nel popolo dâIsraele, sotto la soggezione persiana, dell'idea dâun ispettore e accusatore dei peccatori davanti al tribunale di Dio (satan) (#ulink_0f8418fd-85d8-513f-bcd3-0f7426093a62)



Il Diavolo Ã¨ Satana, ma non Ã¨ il Demonio (#ulink_f1e32c24-e4e8-5862-ac60-aca8713b4280)



Nell'Antico Testamento i demÃ²ni non sono sotto-diavoli (#litres_trial_promo)



Lâinquietante figura sulfurea dellâangelo sterminatore (#litres_trial_promo)



Diavoli e  (#litres_trial_promo)A (#litres_trial_promo)ngeli (#litres_trial_promo)



Il Diavolo, Lucifero e i demÃ²ni nella Chiesa odierna (#litres_trial_promo)



a (#litres_trial_promo)1 (#litres_trial_promo)) Il Diavolo (#litres_trial_promo)



a (#litres_trial_promo)2 (#litres_trial_promo))  (#litres_trial_promo)Lucifero (#litres_trial_promo)



b) I_demÃ²ni (#litres_trial_promo)



Ossessioni, possessioni... (#litres_trial_promo)



Appendice - Abbreviazioni dei nomi dei libri biblici (#litres_trial_promo)


Premessa: I simboli e i segni nella Bibbia come tramiti fra Dio e lâuomo (#ulink_0e1c2c0b-7cec-5877-872c-6ae64dd1a200)



Nella Bibbia possono intervenire simboli e segni.

CiÃ² anche a proposito di Satana e dei suoi diavoli. Nell'Apocalisse, ad esempio, con dragone rosso s'intende lo stesso Satana.

PuÃ² essere ben utile, prima d'entrare nel vivo dell'argomento "Diavolo e demÃ²ni", precisare che cosa sâintenda in tali casi, per evitare che si pensi a qualcosa d'astratto e astorico.

I simboli che troviamo nella Bibbia


  non devono essere visti come rappresentazioni immaginarie avulse dalla storia, come qualcosa dâincorporeo frutto di fantasia senzâalcun riferimento alla realtÃ  e, in questo reale, alla Rivelazione che, diciamolo subito, si Ã¨ realizzata nel corso del tempo secondo lâinterpretazione teologica di avvenimenti storici. Non Ã¨ bene che lâerrore compiuto nel XX secolo dalla scuola mitica protestante


  sia ripetuto oggi, anche se alcuni epigoni continuano a contrapporre simbolo e realtÃ  intendendo i fatti della Bibbia solo in senso mitico-simbolico e non storico, compresa addirittura la Risurrezione di Cristo, che Ã¨ invece essenziale per il Cristianesimo: non accettarla in senso reale vanifica la fede, come lo stesso Nuovo Testamento, tramite san Paolo, afferma nella prima lettera ai Corinzi: â[â¦] allora Ã¨ vana la nostra predicazione ed Ã¨ vana anche la vostra fedeâ


 .



Diciamo qualcosa in piÃ¹ della scuola Mitica: Nella prima metÃ  del XX secolo la stessa e, in particolare, il suo esponente piÃ¹ famoso, il cristiano luterano Rudolf Karl Bultmann, aveva tentato di consegnare la risurrezione di Cristo alle categorie del mito e della leggenda. Il Bultmann, nato nel 1884 e morto nel 1976, era un professore tedesco di teologia divenuto celebre, soprattutto, proprio per il suo progetto di demitizzazione del messaggio evangelico, idea che aveva influenzato suoi allievi quali i noti Herbert Braun, GÃ¼nther Bornkamm, Hans Jonas, Uta Ranke-Heinemann, Heinrich Schlier, Ernst Fuchs, Ernst KÃ¤semann. Rudolf Bultmann mirava a far accettare come mitico-simbolico tutto il linguaggio del Nuovo Testamento. A suo giudizio, il GesÃº storico doveva tenersi separato dal Cristo del kerigma (cioÃ¨ della predicazione). Per lui la fede non poteva assumere per vera tutta una serie di fatti miracolosi biblici ch'egli considerava mitici, si doveva invece denudare il messaggio evangelico dal linguaggio mitologico. Egli sosteneva inoltre la teoria dell'ellenizzazione precoce del giudeo-cristianesimo originario, quello dei primissimi anni della Chiesa, realizzata, a suo mero parere, da san Paolo sotto l'influenza di religioni misteriche e dello gnosticismo: per lui Paolo aveva nascosto la reale figura di GesÃº di Nazareth sotto la figura del redentore divino che Ã¨ tipica delle religioni misteriche. Dietro il Bultmann, l'intera scuola mitica andava affermando che della vita e della predicazione di GesÃº non si poteva sapere nulla se non châegli era stato uno dei tanti ebrei crocifissi da Ponzio Pilato; riteneva storica la sola predicazione degli apostoli che non sarebbe stata altro che una spiegazione del significato teologico della Croce. CosÃ¬ quegli studiosi  scambiavano per causa lâeffetto. Scriveva in particolare il Bultmann nell'opera "Il kerigma della comunitÃ  primitiva": âLa comunitÃ  doveva superare lo scandalo della croce, e lo ha fatto con la fede pasquale. In che modo sia maturato, nei particolari, questo atto decisionale, in che modo sia nata nei singoli discepoli la fede pasquale, Ã¨ un processo che la tradizione ha oscurato colorandola leggendariamente, ma che non ha alcuna rilevanza sostanzialeâ


 .

Per quel teologo la Risurrezione di Cristo era solo un mito esprimente il manifestarsi del reindirizzo dell'umanitÃ  operato dalla predicazione sulla figura di Cristo. La fine del mondo e il Giudizio universale erano solamente miti sottolineanti la gravitÃ  angosciante della situazione umana mortale e del continuo spettacolo della morte altrui.

Tanto il Bultmann quanto gli altri esponenti della scuola mitica avevano resa vana lâaffermazione basilare neotestamentaria che Dio Padre ha risuscitato GesÃº dai morti, châera divenuta per loro lâasserzione che Dio aveva risuscitato nei cuori la fede facendola diventare cristiana. Avevano voluto rendere essenziale solo questa fede in Dio eliminando la storicitÃ  dei dati neotestamentari; ma con ciÃ² avevano creato problemi, ad esempio sul perchÃ©, in mancanza dâuna reale risurrezione di GesÃº, gli atterriti apostoli avessero di colpo immaginato e predicato Cristo risorto, a rischio della propria vita (a meno dâimmaginare - ma a forza dâinventare dove si finisce?! - che pure quel terrore fosse una fantasia degli evangelisti).

I membri della scuola mitica che erano credenti, proprio come tali avevano avuto per obiettivo l'abbattere le conclusioni anticristiane dei razionalisti atei del XIX secolo; ma non c'erano riusciti, non sarebbe stato sufficiente il limitarsi a porre il Cristianesimo su di un diverso piano da quello del reale.

I risultati della scuola razionalista sarebbero stati sÃ¬ vanificati, ma solo negli ultimi decenni del XX secolo e dalla realista scuola cattolica storico-critica, la quale avrebbe usato vari criteri, tra cui i piÃ¹ importanti sarebbero stati quelli di continuitÃ  e di discontinuitÃ , criteri di cui non Ã¨ possibile qui trattare, essendo argomento troppo ampio, peraltro solo parallelo


 .



La risurrezione di Cristo Ã¨ da intendersi alla lettera, Ã¨ unâopera concreta di Dio nella quale agiscono lâamore e la potenza del Padre, Ã¨ lo storico risultato di unâazione diretta di Dio su GesÃº e non sui suoi apostoli e discepoli: lâoperazione dei mitici sui Vangeli non era scientificamente corretta, a uno studioso che si occupasse seriamente di scritti di autori parimenti antichi, Tacito, Giuseppe Flavio, Cesareâ¦, non âverrebbe mai in mente di attribuire loro una siffatta libertÃ  nel trasformare i referenti e nellâesprimere un significato nascosto diverso dal senso convenzionale delle parole usateâ


 . Per prima cosa, âsi dovrÃ  lasciar parlare il testo in discussione in ciÃ² che esso ha da dire di per se stessoâ


 . Ad esempio, nella lettera di Paolo ai Romani


  Ã¨ scritto, con attendibile significato letterale: âMa se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore piÃ¹; la morte non ha piÃ¹ potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morÃ¬ al peccato


  una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dioâ; e nella sua seconda lettera ai Corinzi troviamo: âAnimati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciÃ² ho parlato, anche noi crediamo e perciÃ² parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore GesÃº, risusciterÃ  anche noi con GesÃº e ci porrÃ  accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti Ã¨ per voi, perchÃ© la grazia, ancora piÃ¹ abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l'inno di lode alla gloria di Dio. Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giornoâ.






Tuttavia, anche se la Risurrezione, come lâincarnazione, la vita e la morte di GesÃº, Ã¨ da intendere alla lettera pena il crollo del Cristianesimo, noi troviamo utile parlare di Dio eterno e infinito e della sua azione, indirettamente, col ricorso alla simbologia, tramite analogie e metafore afferrabili perchÃ© basate sulla nostra finita esperienza filtrata dalla nostra limitata psiche. PerÃ², attenzione! se Ã¨ vero che il linguaggio biblico ricorre al simbolo, questâultimo Ã¨ da intendersi secondo il suo etimo, non nel significato corrente piÃ¹ generico. Simbolo deriva dal verbo greco syn-bÃ¡llein = mettere assieme


  e nellâoriginario significato si riferisce allâuso nellâantica Grecia di spezzare irregolarmente un oggetto in due parti cosÃ¬ che il possessore dâuna di esse, vale a dire del simbolo, potesse in seguito farsi riconoscere dalla controparte col farla combaciare con lâaltra. Nella Bibbia questo congiungere il significante simbolico e il concetto divino che sâintende significare e che riguarda una realtÃ  (realtÃ  non oggettivamente comprensibile dalla mente umana perchÃ© Ã¨ infinita), consente, per comâÃ¨ strutturata la psicologia dellâuomo, di capire di Dio quanto basta. Leggendo nel Vangelo secondo Giovanni della luce [di Cristo], si comprende non solo che non si tratta dâunâastrazione non partecipe della figura del Salvatore e che non si sta alludendo a una fonte materiale di luce, ma pure che si sta parlando di qualcosa di spiritualmente splendido, per via di similitudine trattandosi dâuna realtÃ  ineffabile per noi, creature dalle menti magnifiche ma pur sempre limitate.

A titolo d'esempio, andiamo allâAntico Testamento, precisamente al Salmo 36:



âÃ in te la sorgente della vita,

alla tua luce vediamo la tua luceâ


 .



In questo versetto ricorrono due simboli biblici della DivinitÃ , simboli che torneranno nel Vangelo di Giovanni: la sorgente dâacqua viva e la luce. Qui la fonte luminosa non ha fisicitÃ , Ã¨ astratta e indipendente da qualunque astro ed Ã¨ presente ovunque come pura illuminazione spirituale. Ã lo splendore divino, Ã¨ la luce del volto di Dio, come nel Vangelo sarÃ  quella del volto di Cristo il Figlio, luce fatta dâunâessenza che non Ã¨ materia, perÃ² non disgiunta dal creato ma presente spiritualmente in ogni suo aspetto. La proposizione, nella Genesi, âDio disse: âSia la luceâ. E la luce fuâ


  Ã¨ la prima proferita dal Creatore, ed Ã¨ per quella luce che il cosmo prende a esistere, vivo, compresi gli astri creati successivamente, ovviamente al di lÃ  della scienza che non Ã¨ qui coinvolta al contrario della poesia: la luce spirituale viene solo da Dio, anzi Ã¨ Dio stesso, e continua a mantenere lâesistente. Il Creatore esprime la sua essenza nel creato e immediatamente giudica buono quanto fa, giÃ  nel versetto successivo: âDio vide che la luce era cosa buona e separÃ² la luce dalle tenebreâ


 ; vide, in altri termini, che lâespressione di sÃ© nel creato era splendida cosa divina, luce del suo Essere proiettata nellâesistente. Poi la luce si fa fisica, Dio la divide dalle tenebre e fa il giorno e fa la notte; tuttavia la notte Ã¨ metafora del peccato e dunque il simbolo Ã¨ a sua volta presente: come poco dopo si saprÃ  quando Adamo sarÃ  tentato e peccherÃ , Dio intende concedere la libertÃ  allâuomo che sta per creare, permettendogli di scegliere di fare la volontÃ  divina, nella luce, o di porsi nelle tenebre tentando di sostituirsi a lui quale centro del mondo ed eliminandolo cosÃ¬ dalla propria vita. Alla luce incorruttibile generata da sÃ© che sâesprime nel primo giorno della Creazione, la Bibbia non farÃ  piÃ¹ riferimento fino al Nuovo Testamento dove, nel richiamo a quei primi versetti della Genesi, la luce sarÃ  uno dei simboli di Cristo. Leggiamo nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 1 versetto 4:

âIn Lui era la vita

e la vita era la luce degli uominiâ


 .

Cristo Ã¨ visto come la luce in quanto Salvatore dal peccato e dalla morte; Ã¨ il Logos, cioÃ¨ lâIdea, cioÃ¨ il Progetto di Dio di Slavezza per lâessere umano fin dapprima della Creazione.



Si puÃ² notare per inciso che il termine LÃ²gos viene normalmente tradotto in italiano con le parole Verbo oppure Parola, perdendo una parte essenziale del significato; infatti con parola sâintende giÃ  l'espressione e non si richiama il precedente Progetto, l'Idea divina di Salvezza dell'umanitÃ .



La stessa figura d'Adamo ha valenza simbolica, il suo nome Ha-adam significa L'uomo nel senso di l'essere umano (homo) maschio (vir) e femmina (mulier) d'ogni tempo (nella Genesi Ã¨ scritto: âDio creÃ² l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creÃ²; maschio e femmina li creÃ²


 ) e il peccato adamitico Ã¨ l'archetipo del peccato di ciascuna donna e di ciascun uomo d'ogni tempo: ogni peccato Ã¨ sempre frutto di cattivo orgoglio, cosÃ¬ come quello originale, Ã¨ scelta arbitraria contro la legge morale divina, Ã¨ volersi far miseramente dio onnipotente al posto del vero Dio onnipotente.



Il ben noto divieto edenico di Dio all'Uomo maschio e femmina di mangiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male si puÃ² fraintendere, se non si conosca il significato siimbolico dell'espressione "bene e male" e del verbo "conoscere"; si puÃ² pensare, cioÃ¨, a una condanna della scienza e della filosofia,a un peccato "prometeico" che potrebbe, persino, essere visto da certuni non come peccato ma come un merito dell'essere umano, proprio come l'impresa di Prometeo contro un egoista Zeus che non voleva cedere il fuoco ai miseri uomini; invece no, la ricerca era tenuta in alto onore anche dagli antichi ebrei e, in particolare, proprio nel colto ambiente del secondo Tempio nel cui Ã mbito veniva scritta la Genesi nel VI secolo avanti Cristo: secondo il linguaggio simbolico antico ebraico "bene e male" indica tutto il Creato di Dio e "conoscenza" significa possesso (non solo carnale, ma in senso generale); dunque il vero divieto divino Ã¨ quello di voler impossessarsi del Creato come se fosse proprio, cioÃ¨ di volersi sostituire a Dio ignorandolo; in altri termini ancora, il divieto Ã¨ quello di farsi Dio al posto del vero e unico Creatore. Il frutto simbolico di quell'albero altretanto simbolico Ã¨ il peccato di superbia di volersi fare simili a Dio, proprio secondo la tentazione del serpente diabolico che dice: "...sarete simili a Dio". Leggiamo i versetti dall'1 al 7 del capitolo 3 della Genesi:

"Il serpente era la piÃ¹ astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: Â«Ã vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?Â». Rispose la donna al serpente: Â«Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morireteÂ». Ma il serpente disse alla donna: Â«Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il maleÂ». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiÃ², poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiÃ². Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture".



Il credente pensa che la capacitÃ  dâintuire lâinesprimibile grazie a simboli venga da Dio, come piÃ¹ in generale lâarte e quella stessa poesia che ricorre nella Bibbia. Nella Chiesa del I secolo, in cui il Nuovo Testamento si forma per la riflessione teologica sul fatto di Cristo Salvatore realmente risorto, predicato dagli apostoli e dai discepoli, sâuniscono, cioÃ¨ sono simboli, il GesÃº personaggio storico, coi suoi discorsi, i suoi segni, i fatti essenziali della sua vita, e il Cristo glorioso che la Chiesa post-pasquale interpreta e presenta alla luce della sua risurrezione; e ogni autore neotestamentario spiega tutta la storia dellâuomo alla luce di GesÃº Cristo, come ad esempio Giovanni, o qualcuno della sua chiesa, nellâApocalisse


 , totalmente allegorica ma storica sotto lâallegoria; ogni autore evangelico inoltre, parla della storia della predicazione, passione, morte e risurrezione di GesÃº, come Giovanni nellâironico, teologico quarto Vangelo, il piÃ¹ ricco di simboli fra i quattro ma relativamente al quale non si deve assolutamente opporre simbolo a storia, in nessun caso pensare ad astratte allegorie: non si tratta dâuna narrazione fantastica ed Ã¨ imprescindibile lâaccettazione non solo dellâesistenza fisica di GesÃº di Nazareth, ma pure del suo coincidere sostanzialmente con la figura evangelica che Giovanni descrive, pena la mancata comprensione del messaggio dellâautore, fra lâaltro stimato dagli studiosi per il suo realismo. In altre parole, la storia di GesÃº Ã¨ sÃ¬ trasfigurata simbolicamente, ma essa Ã¨ presente e reale e non si tratta affatto di solitaria teologia, nÃ© men che mai dâun GesÃº solo apparente e non vero uomo come nella gnosi cristianeggiante


 : Giovanni non crea simboli ma li presenta alla luce della reale esistenza di GesÃº trasfigurata dallâannuncio messianico che si trova nellâAntico Testamento, in cui gli stessi simboli giÃ  sono presenti; il simbolismo di Giovanni si capisce bene se lo si riferisce espressamente alla figura di GesÃº Logos del Padre, Messia annunciato dallâAntica Scrittura, che assume la carne verso il 6 âa.C.â


  della storia umana:



âVeniva nel mondo

la luce vera,

quella che illumina ogni uomoâ


 .



Avvalendosi della simbologia, Giovanni presenta la ragione della gloria di Dio fin dal prologo del suo Vangelo:



âE il Logos si fece carne [sarx]

e venne ad abitare [âpose la sua tenda,â] in mezzo a noi;

e noi vedemmo la sua gloria,

gloria come di unigenito del Padre,

pieno di grazia e di veritÃ .

Giovanni (si tratta di Giovanni il Battista, non dell'evangelista) gli rende testimonianza

e grida: Â«Ecco l'uomo di cui io dissi:

Colui che viene dopo di me

mi Ã¨ passato avanti,

perchÃ© era prima di meÂ».

Dalla sua pienezza

noi tutti abbiamo ricevuto

e grazia su grazia.

PerchÃ© la legge fu data per mezzo di MosÃ¨,

la grazia e la veritÃ  vennero per mezzo di GesÃ¹ Cristo.

Dio nessuno lâha mai visto:

proprio il Figlio unigenito,

che Ã¨ nel seno del Padre,

lui lo ha rivelatoâ


 .



Si noti che la parola greca originale sarx, carne, ben esprime la debolezza della condizione umana assunta dal Logos-Figlio pienamente, in cui si manifesta la Gloria di Dio Padre â e nellâunicitÃ  di Dio, del Figlio e dello Spirito â, una gloria che riesce a comprendere solo chi abbia fede, talmente essa appare scandalosa. Scrive san Paolo: âMentre i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei sia Greci, predichiamo Cristo, potenza e sapienza di Dioâ


 . La gloria di Dio si fonda dunque proprio sul suo abbassarsi qui sulla terra e servire gli altri esseri umani fino addirittura alla croce, dove sale (secondo lâevangelista Giovanni cosÃ¬ come un re sul suo trono di gloria) e muore per testimoniare la veritÃ  e la giustizia châegli prÃ©dica come uomo GesÃº: al preciso scopo di divinizzare in sÃ© gli altri uomini.




Il linguaggio simbolico consente assai bene ai quattro evangelisti, e non solo a Giovanni, di passare dal Nazareno storico al Cristo presente e vivo nella Chiesa e, viceversa, di collegare la fede pasquale dei cristiani dâogni tempo a GesÃº realmente vissuto, ucciso e risorto. Se gli autori dei Vangeli, peraltro tutti gran teologi contrariamente all'opinione superficiale di critici del Cristianesimo illuministi e positivisti, non stendono mere note storiche, tuttavia dalla storia non prescindono affatto. Secondo i credenti, si tratta di libri scritti alla luce dello Spirito divino nella fede della comunitÃ  cristiana, con lâintento, sul ricordo dei testimoni oculari, di provocare o rinforzare in chi ascolta la medesima fede, inducendolo sia alla morale cristiana, cioÃ¨ alla viva sequela della concreto amore di GesÃº di Nazareth per il prossimo durante la sua vita realmente avvenuta, sia, prima di tutto, allâaccoglienza di Cristo risorto e glorificato, coincidente con lâeterno Logos di Dio-Padre, la seconda Persona trinitaria. Troviamo dunque nei Vangeli, come in tutta la Bibbia, un doppio livello di significazione e sorge la necessitÃ  dâun doppio piano dâintelligenza da parte del lettore, intelligenza che non puÃ² non aver presente la storia, il che vale ovviamente non solo per la ricerca su Dio, ma anche quando lo sguardo s'indirizzi alle figure diaboliche della Bibbia.

Vediamo ora come sia nata l'idea veterotestamentaria di Satana l'accusatore o, per dirla altrimenti, di Satana pubblico ministero nel tribunale divino; e cominciamo col parlare dell'influenza persiana sulla religione giudaica.


Cenno allâinfluenza del Mazdeismo (#ulink_0e1c2c0b-7cec-5877-872c-6ae64dd1a200) sul Giudaismo -Nascita nel popolo dâIsraele, sotto la soggezione persiana, dellâidea dâun ispettore e accusatore dei peccatori davanti al tribunale di Dio (satan) (#ulink_0e1c2c0b-7cec-5877-872c-6ae64dd1a200)



Presso i Persiani, con Zoroastro, nasce o si definisce, verso il VI secolo a.C., unâidea religiosa non politeista e non semplicemente monoteista, ma nemmeno dualista anche se glâiddii nel Mazdeismo sono due, gemelli e di forma opposta, come allo specchio; i quali tuttavia originano dallo sdoppiamento d'un unico dio originario benigno, Ahura Mazda, scissosi in due, fin dai primordi, originando uno spirito divino del male, chiamato Angra Mainyu o Arimane, a fronte dello stesso dio del bene Ahura Mazda.  Ciascuno dei due ha propria individuale volontÃ , ed essi sono in lotta sistematica. Essendo i due iddii riferibili a una comune matrice, si tratta d'una sorta di principio bifronte della DivinitÃ , per cui si puÃ² parlare d'un credo monista anche se con la forte apparenza di un culto dualista.



Non si deve confondere col vero e proprio dualismo religioso che contempla un solo dio, non due dÃ¨i nemmeno qualora originati dalla scissione di un unico iddio originario come nel Mazdeismo. Da quel solo, unico dio promanano sia il bene e la gioia, sia il male e il dolore, come leggiamo ad esempio in biblici versetti minacciosi influenzati da idee dualiste scritti dai profeti Amos e Isaia e pure nel Libro Lamentazioni dâautore ignoto â anche se tradizionalmente ma erroneamente identificato nel profeta Geremia. Lo stesso sentire fa capolino e poi si rafforza in ambienti cristiani influenzati da apocrifi cristianeggianti, nonostante il messaggio gesuanico che Dio Ã¨ solo Amore benigno. Da tali Ã mbiti l'idea si diffonde. Si giunge a un certo punto nell'intera Chiesa a immaginare lâeterno inferno come qualcosa di diverso da quella âseconda morteâ di cui dice il Nuovo Testamento, per la quale Dio non sostiene piÃ¹ in vita la persona dannata, secondo cui, cioÃ¨, non esiste piÃ¹ del tutto la medesima, nÃ© in corpo nÃ© in psiche-anima: in tali ambienti si ritiene che lâinferno sia uno stato di dolore vissuto dal dannato per sempre, prima solo spiritualmente e poi anche col corpo risorto: eternamente perchÃ© in eterno promanante da Dio. In tali contesti si arriva ad affermare con forza che lâanima Ã¨ immortale, come se essa fosse puro spirito e avesse dunque, intrinsecamente, lâimmortalitÃ  per sempre una volta creata da Dio.

Nella Bibbia risulta diversamente: L'anima Ã¨ sÃ¬ creata da Dio - precisamente non la sola anima ma la persona intera, lâessere umano nel suo complesso in corpo e anima - ed Ã¨ sÃ¬ immateriale, ma in senso psichico e non spirituale.

Nella Chiesa dei primi secoli si crede che lo Spirito di Dio non solo crea ma continua a mantenere in vita la persona, eternamente, nel solo beato, mentre la vita viene meno nel dannato; e per l'appunto lâinferno Ã¨ definito dalla Chiesa, fin dall'inizio - questo peraltro ancor oggi - come âprivazione di Dioâ, col suo conseguente âmale assoluto senzâalcun beneâ, vale a dire, al di lÃ  di inferni vissuti, senza piÃ¹ nemmeno il vivere e dunque il poter pensare â pensare anche a Dio stesso â nÃ© ricordare la propria passata esistenza: un glaciale, atroce fallimento totale della vita!

L'idea di un'anima immortale e spirituale umana che si danna e continua a vivere per sempre nel dolore alla fine prevale anche nella Chiesa e l'inferno diviene quello vissuto, di cui leggiamo ad esempio nella prima Cantica della Commedia dantesca, influenzata dalla composizione in versi di Jacomin (ovvero Giacomino) da Verona âDe Babilonia civitate infernali. De Jerusalem celestiâ e forse suggestionata dallâapocrifa âVisione di san Paoloâ, a sua volta mediata dai testi piÃ¹ antichi âPurgatorio di san Patrizioâ e âNavigazione di san Brandanoâ; nella detta "Visione di san Paolo", ai versetti dal 75 all'80 un angelo conduce lâapostolo Paolo a visitare, appunto, lâinferno.



I succitati dati sono stati tratti dallâintroduzione allâ"Apocalisse di Paolo" nel libro "Gli evangeli apocrifi", opera a cura di F. Amiot tradotta dal francese allâitaliano da Marco Inserillo e pubblicata dall'Editrice Massimo nel 2003.



Tornando alla religione persiana, si diceva che i suoi due iddii, il dio del bene Mazda il Creatore e quello del male Hariman il Distruttore, figura la seconda che influenzerÃ  non la figura ebraica di Satana ma quella del Diavolo nella religione cristiana, sono tra loro in lotta ed essi sono cause prime, rispettivamente, delle gioie e delle infelicitÃ  umane.

Il culto detto mazdeismo Ã¨ da considerare monista anche perchÃ© solo il bene viene adorato, perchÃ© tutto il buono viene agli uomini da Mazda, detto pure Spenta Mainyu, cioÃ¨ "Sacro Spirito", che Ã¨ lâenergia creativa ed Ã¨ assistito da sue creature spirituali benigne. Il male Ã¨ interamente causato da suo fratello Ahriman che Ã¨ detto anche Angra Mainyu (âSpirito Malvagioâ), e dai collaboratori maligni del medesimo. Entrambi glâiddii hanno scelto dâessere come sono: Angra Mainyu cattivo e alleato della Menzogna, Spenta Mainyu buono e personificazione della VeritÃ  stessa; dunque pure gli umani sono creati liberi di scegliere e dopo la morte ciascuno giunge al Ponte del Giudizio, dovâÃ¨ valutato: il discepolo della VeritÃ  lo attraversa e giunge in paradiso, mentre il seguace della Menzogna precipita nell'inferno. Infine il male sarÃ  tolto dal mondo in seguito a un grande, ultimo scontro.

Il Mazdeismo ha un certo ascendente sul Giudaismo in conseguenza della dominazione persiana sugli ebrei, ma nella Bibbia tale influsso non Ã¨ profondamente teologico ed Ã¨ sÃ¬ importante, ma meno di quanto spontaneamente si possa pensare. Il dualismo di Dio in alcuni versetti biblici non Ã¨ mazdeo ma, giÃ  s'era accennato, Ã¨ tipico di autori biblici che vedono uno


  JahvÃ¨ bifronte (e comunque non due dÃ¨i) solo per preoccupare i lettori e indurli a non peccare.

Derivano invece dalla religione di Zoroastro aspetti di figure angeliche e demoniache; queste peraltro originano pure dalle mitologie egizia e siro-ittita e, in primo luogo, da quella assiro-babilonese, ad esempio, da questa scaturiscono i cherubini (karubim o kerubim), in origine dÃ¨i alati con testa dâuomo e corpo di toro oppure di pony


  o di asino, un poâ come il Minotauro o i centauri, ali a parte, e cosÃ¬ pure Ã¨ per i serafini (sÃ¨rÃ phim o sÃ rÃ phim cioÃ¨ serpenti): il baal


  sÃ¨rÃ ph â o sÃ rÃ ph â era un dio serpente alato del deserto; in ambiente ebraico lâaspetto fisico di cherubini e serafini muterÃ  insieme alla loro natura, non piÃ¹ considerata divina ma creata da JahvÃ¨.

Tornado alla teologia, la mazdea non Ã¨ presente sostanzialmente nella Bibbia perchÃ© gli scribi e i sacerdoti giudei del dopo esilio sono preoccupati, nello stendere molti libri biblici


 , di salvaguardare, e [ri]fondare, la genuinitÃ  dâIsraele e, nel sostenere il monoteismo, tengono a bada lâintrigante Mazdeismo dualista che potrebbe essere un robusto concorrente. Semmai, aspetti della teologia di Zoroastro si riflettono e permangono, nonostante gli sforzi del capo popolo Esdra


  e dei suoi, su certo sentire superstizioso dei semplici fedeli che esaltano nella loro mente la potenza di figure demoniache; e aspetti teologici mazdei si proiettano pure nellâapocrifa letteratura apocalittica giudaica degli ultimi due secoli prima di Cristo; poi, tramite questa produzione letteraria, influenzano apocrifi cristianeggianti stesi dal II secolo d.C. e provocano credenze nellâambiente della Chiesa, dove il Diavolo Ã¨ sentito a un certo punto talmente potente da apparire quasi come un dio del male, immortale anche se vinto, un poâ come per Arimane dopo lâultima prova che lo sconfigge per sempre.


Il Diavolo Ã¨ Satana (#ulink_0e1c2c0b-7cec-5877-872c-6ae64dd1a200), ma non Ã¨ il Demonio (#ulink_0e1c2c0b-7cec-5877-872c-6ae64dd1a200)



Nel Primo Testamento la figura diabolica Ã¨ piuttosto diversa da quella del Cristianesimo, con l'eccezione dei versetti in cui entra in scena, in forma di serpente, allâinizio del capitolo 3 della Genesi, quale raffigurazione dellâistigazione al peccato. Come punizione per aver indotto a peccare Adamo ed Eva Ã¨ condannato da Dio a strisciare nella polvere: dunque prima aveva le zampe, era un dragone, e tale sarÃ  di nuovo nella neotestamentaria Apocalisse. Si tratta in sostanza del simbolo di quel male che sarÃ  sconfitto da Cristo una volta per tutte e non potrÃ  piÃ¹ trionfare, al quale il Creatore preannuncia intanto, sempre nella Genesi, che avrÃ  il capo schiacciato dalla stirpe della donna: per i cristiani, da GesÃº







Конец ознакомительного фрагмента.


Текст предоставлен ООО «ЛитРес».

Прочитайте эту книгу целиком, купив полную легальную версию (https://www.litres.ru/guido-pagliarino/diavolo-e-demoni/) на ЛитРес.

Безопасно оплатить книгу можно банковской картой Visa, MasterCard, Maestro, со счета мобильного телефона, с платежного терминала, в салоне МТС или Связной, через PayPal, WebMoney, Яндекс.Деньги, QIWI Кошелек, бонусными картами или другим удобным Вам способом.


