Morrigan
Laura Merlin









LAURA MERLIN








MORRIGAN

La vendetta della Dea












Per voi a me cari!

Fisicamente distanti.

Spiritualmente vicini.


âLei Ã¨ la luce che mi guida

nel mio incerto destino.

Lei mi disse di non aver paura

e di prendere le sue mani.

Lei Ã¨ morte, lei Ã¨ vita

Mia Dea, Morrigan!â

(Trobar de Morte â Morrigan)




1

LâINCUBO









CâÃ¨ qualcuno che mi sta inseguendo.

Attorno a me soltanto enormi distese di erba incolta.

Il vento soffiava talmente forte che lo sentivo pungere sulla pelle. Abbassai lo sguardo. Avevo indosso solo una camicia da notte di seta bianca.

Ero consapevole di star sognando, ma allo stesso tempo sapevo che i miei sogni non avevano mai avuto niente di normale.

Feci qualche passo avanti guardandomi alle spalle.

âSofiaâ, sembrava gridare il vento.

âSofia!â

Mi girai. Un enorme corvo nero stava planando dritto verso la mia testa.

Un brivido mi salÃ¬ lungo la schiena e mi misi a correre.

Le ali battevano sempre piÃ¹ vicino.

Mi voltai, sperando di non trovare il corvo pronto a buttarsi in picchiata come fossi la sua preda, ma il respiro si bloccÃ² in gola.

Una figura sfocata mi stava osservando immobile. Solo i lunghi capelli rossi come il fuoco e il lungo vestito color porpora erano mossi dal vento.

Chi diavolo era?

PerchÃ© mi stava spaventando a morte?

Nel mio sogno, tra lâaltro!

Le gambe cominciarono a cedere, solo che non potevo fermarmi. Non câera nessun nascondiglio nelle vicinanze. Fortunatamente la paura mi dava una scarica di adrenalina tale che avrei potuto correre per chilometri senza sentire dolore.

Dopo un poâ, in lontananza vidi la sagoma di quella che sembrava essere la mia casa.

Sembrava soltanto, in realtÃ , perchÃ© piÃ¹ mi avvicinavo, piÃ¹ notavo che câera qualcosa di diverso.

Non riuscivo a capire cosa.

Il corvo era ormai a poca distanza da me e sentivo il suo gracchiare infuriato proprio sopra la testa. Con stupore notai che quellâuccellaccio parlava.

âFermati, Sofia, non ti farÃ² del maleâ.

Sentii quelle parole cosÃ¬ vicine da credere che forse le avevo soltanto immaginate nella mente. Dopotutto, nei sogni anche gli animali possono parlare.

Diedi una sbirciatina veloce alle mie spalle per vedere dove fosse.

Dietro di me il nulla, neanche lo spettro di donna che avevo visto prima. Era rimasto soltanto lâinfuriare del vento nei campi a piegare le spighe.

Riuscii a raggiungere la porta. Spinsi per vedere se era aperta e ringraziai la Dea Fortuna per essersi accorta che esistevo anchâio.

Si aprÃ¬ senza il minimo sforzo.

Appena misi piede dentro casa fui subito accolta da una sensazione di vuoto. Qualcosa mi diceva che era tutto sbagliato. I pavimenti, solitamente di piastrelle rosa chiaro, erano sporchi e pieni di foglie, i mobili inesistenti. Câera soltanto un pianoforte a coda nero, cosÃ¬ lucido e pulito che lâunica cosa che si poteva distinguere senza problemi, oltre ai tasti bianchi, era la marca scritta a caratteri grandi color oro.

Mi avvicinai tentata dal desiderio di suonare, ma i tasti cominciarono a muoversi da soli.

Mi fermai, pietrificata dalla paura.

Per qualche istante non respirai nemmeno, rimasi ad ascoltare in silenzio le note. Una melodia sconosciuta, oscura e ipnotica al tempo stesso, come se il pianista fantasma volesse sottolineare che ero approdata in un vero e proprio incubo.

Mentre la musica usciva misteriosamente, cominciai a intravedere una sagoma di donna seduta davanti alla tastiera dello strumento, tutta concentrata a suonare. Sbattei le palpebre un paio di volte fino a che la figura non mi apparve chiara.

Non ci potevo credere! Era lo spettro che mi stava inseguendo pochi istanti prima.

I suoi lineamenti perÃ² erano stranamente familiari. I lunghi capelli rossi e ondulati le ricadevano fin sotto le spalle e indossava anche lei una camicia da notte di seta bianca. Avevo la netta sensazione di conoscerla. Sforzai ogni singolo neurone del mio cervello per capire dove lâavessi giÃ  vista.

â¹â¹Chi sei? PerchÃ© mi stai seguendo?âºâº, riuscii a chiedere cercando di nascondere il terrore nella mia voce. â¹â¹Che vuoi da me?âºâº.

La ragazza smise di suonare e si mise a ridere come se avessi detto qualcosa di divertente.

Con fare lento si girÃ² verso di me, si alzÃ² in piedi e in un istante mi ritrovai faccia a faccia conâ¦

No, non poteva essere!

Dovevo avere sicuramente la vista annebbiata.

Chiusi gli occhi per un poâ cercando di schiarirmi le idee, ma quando li riaprii mi accorsi che avevo visto giusto.

Stavo scappando da me stessa.

â¹â¹Ciao Sofia, mi riconosci?âºâº disse lâaltra me.

â¹â¹Non riesco a capire. PerchÃ© sto parlando conâ¦ Beh, sÃ¬, con una specie di me stessa?âºâº.

â¹â¹Questo Ã¨ vero, io sono unâaltra metÃ  di te. Ora ho poco tempo per spiegarti e devi ascoltarmi. Sei in pericolo e ti stanno cercando. Sa chi sei e anche lui ha bisogno di teâºâº.

ParlÃ² in maniera talmente veloce che quasi non riuscii a capire cosa mi stesse dicendo.

â¹â¹No, aspettaâºâº. La bloccai sconcertata. â¹â¹Cosa vorresti dire con âanche lui ha bisogno di te?ââºâº.

â¹â¹Tu sei la terza divinitÃ , devi aiutarci a sconfiggere chi ci sta togliendo tutte le libertÃ âºâº. Il suo tono era disperato. â¹â¹Lui ti sta cercando per ucciderti, perchÃ© sa che senza te il potere di Morrigan non puÃ² venire alla luceâºâº.

Mi girava la testa, non riuscivo a capire piÃ¹ niente.

Il flusso dei pensieri si bloccÃ² di colpo e decisi che dovevo saperne il piÃ¹ possibile. â¹â¹CosâÃ¨ il potere di Morrigan? Non riesco a capire, cosa devo fare? In che modo potrei salvarti?âºâº.

â¹â¹Ci sarÃ  il tempo per spiegare ogni cosa quando ci raggiungeraiâºâº. La sua voce assunse un tono grave. â¹â¹Il tuo tempo sulla terra Ã¨ ormai finito. Devi unirti a noi, Sofiaâºâº.

Lâaltra me spalancÃ² gli occhi allâimprovviso, come se avesse percepito la presenza di qualcuno che non doveva essere lÃ¬. CominciÃ² ad agitarsi e a guardarsi attorno preoccupata.

â¹â¹Mi hanno scoperta, maledizioneâºâº, imprecÃ². â¹â¹La Dea ti vuole, il tuo destino Ã¨ giÃ  stato scritto. Non puoi cercare di cambiare il corso degli eventi. Salvaci!âºâº.

PronunciÃ² queste parole con intensitÃ  e violenza tali che sembrarono lame taglienti. Mi colpÃ¬ nel profondo dellâanima e capii che forse non era solo un semplice brutto sogno: era qualcosa di reale che avrebbe cambiato in maniera drastica la mia vita.

Avrei voluto supplicarla di restare e spiegarmi meglio cosa stava succedendo, ma non appena provai ad aprire bocca per parlare, dietro la ragazza si materializzÃ² una sagoma.

Era una figura annebbiata, potevo vederne solo i contorni sfocati. Lâunica cosa che riuscivo a focalizzare erano i suoi occhi, due intensi occhi neri come la notte che mi paralizzarono lâintero corpo.

Non volevo stare lÃ¬ un minuto di piÃ¹, dovevo uscire dal sogno a tutti i costi. Solo che ero bloccata in quella dimensione.

Urlai a squarciagola e lâombra di quella figura sconosciuta si fece sempre piÃ¹ vicina. Una risata profonda mi risuonÃ² nelle orecchie. â¹â¹Sarai mia, Sofia, non puoi sfuggirmiâºâº, tuonÃ² lâombra.

â¹â¹Stai lontano da meâºâº, gridai â¹â¹voglio andarmene da quÃ¬âºâº, e allâimprovviso spalancai gli occhi e sobbalzai nel letto.

Ero sudata, la fronte imperlata di sudore. Mi guardai subito attorno. Per fortuna ero nella mia stanza. Chiusi gli occhi e le immagini di quellâincubo mi passarono per la testa, una a una, come il riassunto veloce di un film.

Un gelido alito dâaria mi sfiorÃ² la pelle ancora umida.

Qualcuno mi stava osservando. Avevo la netta sensazione di sentirmi di nuovo quegli occhi neri puntati addosso, ma non riuscivo a vedere nessuno.

Il cuore cominciÃ² a battere a mille.

Sentii dei passi sempre piÃ¹ vicini e iniziai a ripetermi che non poteva essere vero, che il sogno non poteva avverarsi.

Qualcosa saltÃ² nel letto. Soffocai uno strillo con le mani e portai le ginocchia al petto di scatto.

â¹â¹Ade! Mi hai fatto morireâºâº, dissi alla mia palla di pelo color miele. Mi misi a coccolare il mio cane che nel frattempo si era raggomitolato vicino a me.

Decisi di concentrarmi su di lui, accarezzandolo per rilassarmi. Avrei valutato la mattina seguente se preoccuparmi o meno dellâincubo. Nel frattempo avrei dovuto provare a dormire ancora un poâ, perÃ² la paura di ritornare in quellâorribile fantasia era troppa.

Di una cosa ero certa: le brutte sensazioni che provavo non mi avrebbero lasciata, anzi, sarei stata pronta a scommettere che sarebbero aumentate col passare del tempo.




2

LA VECCHINA









Ero rimasta sveglia quasi tutta la notte. Il sogno della sera prima mi aveva lasciato addosso una strana sensazione. Avevo come il terrore che tutto ciÃ² potesse essere vero e non solo frutto della mia mente contorta.

Mi alzai e mi sedetti sul bordo del letto. Respirai a fondo tre, quattro volte, finchÃ© non riuscii a sentirmi un poâ piÃ¹ tranquilla.

Trascinai i piedi fino allâarmadio, presi un paio di pantaloni corti e neri e la prima canotta che mi venne tra le mani.

Mi guardai allo specchio. Ero pallida, due occhiaie scure indicavano il fatto che avessi riposato molto male e i capelli non erano da meno.

Per la prima volta dimostravo qualche anno in piÃ¹. Ero abituata a sentirmi dire che sembravo piÃ¹ piccola: mai nessuno mi dava diciotto anni. Dopotutto avevano ragione. Nemmeno io mi sarei data la mia etÃ , ma quella mattina dimostravo davvero i miei anni.

Mi passai una mano sul viso come se con quel gesto avessi potuto cancellare tutti i pensieri.

Poi presi la piastra, i trucchi e cominciai il restauro.

â¹â¹A noi due, sconosciutaâºâº, minacciai il mio riflesso con la spazzola. â¹â¹Vedremo chi avrÃ  la meglioâºâº.

Alla fine vinsi io. I capelli tornarono lisci e li raccolsi in una coda di cavallo, il fondotinta coprÃ¬ le occhiaie e la matita nera diede un tocco di colore agli occhi stanchi.

In realtÃ  il trucco sarebbe stato inutile dato che dovevo solo andare a fare jogging al parco prima di mettermi a fare qualcosa, ma quella mattina ne sentivo proprio il bisogno.

E sentivo anche il bisogno di leggere i tarocchi.

Era unâabitudine. Ogni volta che avevo un dubbio o unâincertezza prendevo le carte per vedere cosa mi avrebbero consigliato di fare.

In un certo senso mi facevano sentire piÃ¹ tranquilla.

Attraversai la stanza con due enormi falcate, presi il mazzo di carte dal cassetto vicino al letto e mi sedetti a terra a gambe incrociate.

Mi concentrai e mescolai le carte con cura cercando di svuotare la mente. Spezzai il mazzo, lo ricomposi e sospirai.

Poi a mezza voce dissi: â¹â¹Come posso capire il sogno di ieri sera? Che succederÃ  adesso?âºâº.

Era una domanda un poâ assurda da fare: di solito chiedevo come mi dovevo comportare, se dovevo fare una determinata cosa, oppure domandavo dei consigli riguardo a un lavoro o a unâidea. Non volevo e non avrei mai usato i tarocchi per cercare di leggere il futuro. Andava contro la mia convinzione che i veri fautori del proprio destino siamo noi stessi e nessuno puÃ² sapere per certo cosa accadrÃ  domani.

Quella mattina, perÃ², la domanda fu spontanea. Tirai fuori tre carte dal mazzo e le poggiai sopra il pavimento, una accanto allâaltra.

Girai la prima come se stessi leggendo un libro, poi la seconda e infine la terza.

Sgranai gli occhi e rimasi a fissarle trattenendo il respiro.

Tre arcani maggiori!

Tre carte di un certo peso poichÃ© sono quelle con piÃ¹ influenza magica.

Il matto, arcano numero zero.

La morte, tredicesimo arcano.

La torre, sedicesimo arcano.

In poche parole significavano un cambiamento inaspettato nella vita, una nuova strada da prendere.

Questo non mi rendeva per niente tranquilla. Raccolsi le carte e notai che mi tremavano leggermente le mani.

Lâultima cosa che avrei voluto in quel momento era un cambiamento drastico nella vita. Mi andava bene cosÃ¬, ordinaria, regolare, senza troppi colpi di scena.

Ne avevo giÃ  avuti abbastanza con un ragazzo, Michael.

Eravamo usciti insieme qualche volta. Mi ero affezionata ai suoi occhi color nocciola, simili a quelli di un cerbiatto smarrito, e ai suoi capelli neri e morbidi. Aveva lâaria da ragazzino e insieme ne facevamo di cotte e di crude. Stavo bene con lui, ma dopo qualche tempo mi accorsi che quello che provavo era solo una forte amicizia e niente piÃ¹.

Decisi cosÃ¬ di troncare la storia sperando che prima o poi avrebbe capito la mia decisione.

Mi sbagliavo di grosso!

Lui mi amava ed era quellâamore folle che ti fa fare pazzie. Quello che ti fa credere che per sempre non sia solo unâillusione, ma una cosa reale, possibile.

PerÃ² Ã¨ anche quello che nel momento in cui ti spezza le ali ti ritrovi a precipitare giÃ¹, sempre piÃ¹ giÃ¹, nel cuore degli inferi.

E fu quello che provÃ² lui.

Lâossessione lo rese cieco e passava da momenti di rabbia in cui mi offendeva e imprecava contro di me a momenti di tranquillitÃ  e depressione in cui avrebbe fatto di tutto pur di tornare.

Mi faceva paura! Tanto che, quando uscivo, cercavo di essere sempre in compagnia.

Potrebbe sembrare una reazione esagerata, ma avevo davvero timore delle sue reazioni.

Scrollai le spalle e con uno scatto mi alzai. Scesi le scale di corsa e infilai le mie Converse nere e rosa.

Mi avviai verso il parco anche se la giornata non era delle migliori. Il cielo era offuscato da qualche nuvola che minacciava di far piovere da un momento allâaltro, ma i trenta gradi che câerano si facevano sentire molto bene.

Accesi lâiPod, infilai le cuffiette e feci scorrere la playlist. Avevo un disperato bisogno di un poâ di musica che mi caricasse, cosÃ¬ scelsi i Queen con Princes of the universe.

Arrivata allâentrata del parco iniziai a correre.

Mi piaceva quel posto, metteva allegria anche in giornate cupe come quella. Sembrava che lÃ¬ nulla potesse smorzare il verde acceso degli alberi e dellâerba ben curata.

Quella mattina câerano pochissime persone. Di solito, a giugno, si potevano trovare molti bambini a spasso con i nonni anche alle otto di mattina. Invece era come se quel giorno si fossero tutti rintanati in casa e solo io avessi avuto la folle idea di uscire.

La cosa non mi piaceva affatto.

Raggiunsi la zona piÃ¹ distante e piÃ¹ bella del parco dove scorreva un fiumiciattolo attraversato da un ponte in legno ben tenuto.

Stavo respirando a fondo quel dolce profumo di acqua e terra bagnata, quando un rumore attirÃ² la mia attenzione.

Mi tolsi le cuffiette per ascoltare meglio.

Sembravano dei singhiozzi.

Mi fermai e guardai un poâ in giro. Con il dorso della mano asciugai la fronte imperlata di sudore e feci qualche passo avanti sempre ascoltando da dove provenisse quel rumore.

E la vidi.

Era una vecchina dal viso dolce e dai capelli bianchi raccolti con cura in uno chignon. Stava piangendo, rattristata per qualcosa che non potevo sapere.

â¹â¹Signora, tutto bene?âºâº chiesi avanzando piano di qualche passo.

Accanto a lei câera un cesto con dentro degli abiti. Stava semplicemente lavando dei vestiti nel fiume.

Mi sentivo incuriosita e spaventata allo stesso tempo, senza sapere il perchÃ©. Dopotutto era solo una signora anziana, triste e sola per di piÃ¹!

â¹â¹Signora?âºâº riprovai con un tono piÃ¹ dolce dato che non sembrava avermi notata.

Ormai ero vicina abbastanza da poter capire cosa stringeva tra le mani.

In un primo momento pensai che potessero essere i vestiti del suo probabile defunto marito. Invece, guardando bene, notai che era una canotta troppo piccola per essere indossata da un uomo e troppo giovanile per essere sua.

Strizzai gli occhi per vedere meglio e due cose mi fecero rimanere senza fiato.

Câera un disegno su quella canotta bianca, una semplice farfalla rosa. Abbassai lo sguardo e vidi che era la stessa che indossavo io.

Non aveva senso!

Stavo ancora dormendo?

Ma quando mi ero addormentata?

No, ero sveglia e cosciente. Purtroppo.

La vecchina era intenta al suo lavoro, impegnata a togliere una macchia.

Una macchia rossastra e irregolare.

Mi rilassai un attimo. Magari era di una nipote. SÃ¬, sicuramente lâaveva sporcata e la nonna la stava pulendo.

Ma perchÃ© piangeva?

I miei occhi si bloccarono sul colore dellâacqua scarlatta che scendeva. Poteva essere una macchia di sangue fresco? Proprio allâaltezza del fianco destro.

La mia fantasia si era messa a viaggiare troppo velocemente. Era tutto cosÃ¬ assurdo per essere vero!

La nonnina si girÃ² in lacrime e mi fissÃ² con due occhi di ghiaccio che sembravano implorarmi di capirla.

â¹â¹Mi dispiaceâºâº.

â¹â¹Per cosa, signora?âºâº, cercai di chiedere in tono calmo, â¹â¹CosâÃ¨ successo? PerchÃ© câÃ¨ tutto quel sangue?âºâº.

â¹â¹Lo capiraiâ¦ prestoâ¦ mi dispiace tantoâºâº, e ritornÃ² al suo lavoro, sempre singhiozzando e lasciando che le lacrime le rigassero il volto giÃ  solcato da rughe.

Avrei voluto consolarla, parlarle ancora, chiederle di piÃ¹, ma non appena aprii bocca sentii un cane abbaiare.

Mi girai e vidi che era lÃ¬, a due passi da me. Un lupo dal manto nero come la notte stava abbaiando nella mia direzione.

Ebbi un attimo di timore per la signora e, quando mi girai per avvisarla, non câera piÃ¹.

NÃ© lei nÃ© il cesto dei panni.

Il cuore perse un colpo, non potevo essermi immaginata tutto!

Intanto il lupo avanzÃ² verso di me e poggiÃ² il naso umido sulla mia mano per attirare lâattenzione.

Si fece accarezzare la testa, poi scattÃ² in direzione della zona Nord-Est del bosco, la zona in cui di solito andavano le coppiette per appartarsi.

In effetti era un posto abbastanza isolato, con grandi salici piangenti che potevano creare un ottimo nascondiglio.

Io non câero mai andata perchÃ© mi sembrava un posto pericoloso.

I dubbi dentro la mia testa svanirono quando sentii delle urla provenire proprio da quel punto e, senza nemmeno pensarci, corsi dietro al lupo.

Dopo un paio di metri arrivai. Le urla erano piÃ¹ forti e potevo sentire delle voci. Spostai qualche ramo di salice e vidi tutta la scena.

â¹â¹Sei solo una piccola stronzaâºâº, urlÃ² la ragazza dai corti capelli biondi che le ricadevano tutti da un lato.

â¹â¹No, ti prego, lasciami andare. Non ho fatto nienteâºâº.

Voltai lo sguardo da dove proveniva quella voce. Era una ragazza semplice, con i capelli mossi e castani che le ricadevano sulle spalle.

Una terza ragazza dietro di lei la teneva ferma per le braccia in modo che non potesse muoversi. Non diceva nulla, si limitava a sogghignare e masticare fastidiosamente una gomma. La cresta in testa colorata di rosa e verde e un sacco di piercing sulle orecchie e sul viso la facevano sembrare un maschiaccio.

â¹â¹Cosa?âºâº disse la bionda â¹â¹Tu, stupida ragazzina, sei andata a dire alla polizia che ti spilliamo soldi per la cocaâºâº.

â¹â¹Ioâ¦ ioâ¦âºâº, balbettÃ² la povera ragazza.

â¹â¹Tu cosa? Ammettilo oppureâ¦âºâº. La mano della bionda scivolÃ² nella tasca posteriore dei jeans, tirÃ² fuori un coltellino a serramanico e con uno scatto fece uscire la punta che scintillÃ² minacciosa davanti agli occhi della povera vittima indifesa.

Odiavo i bulli. Era successo anche a me di essere preda di prese in giro, ma mai nessuno era arrivato al punto di minacciarmi con un coltello.

Non lo concepivo, questo era troppo.

Notai lâespressione della povera ragazza. Era terrorizzata, piangeva a dirotto e le era perfino colato quel poco trucco che si era messa sugli occhi.

Come si poteva trattare cosÃ¬ una povera ragazza indifesa?

Qualcosa dentro me cominciÃ² a fremere. Senza che me ne accorgessi, le gambe si mossero da sole, come attirate da una forza esterna.

â¹â¹Ei, lasciatela stareâºâº, urlai.

Mi precipitai verso di loro, ormai lâadrenalina era entrata in circolo e non rispondevo piÃ¹ delle mie azioni.

â¹â¹Che vuoi? Vattene, non sono affari che ti riguardanoâºâº, disse la bionda fulminandomi con lo sguardo.

â¹â¹Lasciatela in pace e me ne vadoâºâº.

â¹â¹Vedi di andartene adessoâºâº, disse facendo roteare gli occhi. â¹â¹Non sono affari tuoi, quante volte devo ripeterlo? Vai a fare lâeroina da unâaltra parteâºâº.

â¹â¹GiÃ Ã Ã âºâº, disse la ragazza punk trascinando lâultima lettera.

La bionda alzÃ² il coltello: â¹â¹Questo ti farÃ  male, ma Ã¨ solo un invito a ritirare la denuncia. Se non lo faiâ¦ âºâº imitÃ² con la mano libera il gesto di tagliarle il collo.

â¹â¹Non scherzare, lasciala in pace. Ha fatto bene a denunciarvi. Voi non potete capire cosa vuol dire essere presi di mira. Vuol dire avere il terrore di uscire di casa, di andare a scuola. Ci si isola per colpa di ragazzine odiose come voi, che rovinate la vita di povere ragazze innocenti. Lascia andare il coltello adesso, mettilo a terraâºâº. Quasi urlai queste ultime parole.

â¹â¹Certo, lo metto via. Mi hai davvero commossa, saiâºâº, disse beffarda la bionda tirando su col naso e fingendo di piagnucolare. Poi aggiunse: â¹â¹Prima, perÃ², lo conficco nelle sue cosceâºâº.

La bionda fece per colpire la ragazza, io mi gettai davanti a lei e il respiro mi si bloccÃ² in gola.

Sentii qualcosa di caldo scorrermi giÃ¹ dal fianco destro e una sensazione di intorpidimento cominciÃ² a scorrermi lungo tutto il corpo. Abbassai lo sguardo e vidi una macchia rossastra rovinarmi lâimmacolata canotta bianca.

Una lacrima mi rigÃ² il volto, poi una seconda. La testa cominciÃ² a girare e attorno a me tutto sembrava ovattato. Il respiro iniziÃ² a farsi sempre piÃ¹ corto e irregolare. Le gambe cedettero e mi accasciai a terra come un sacco vuoto.

Sentii la ragazza punk esclamare: â¹â¹Oh merda, questa Ã¨ mortaâ¦ Ã¨ morta sul serio. Lâhai ammazzataâºâº.

â¹â¹Andiamocene, presto. Lasciamola qui a crepareâºâº, disse la bionda. â¹â¹E tu, vieni con noi, non ci denuncerai anche per questoâºâº.

Tutte e tre le ragazze se ne andarono di corsa, lasciandomi sola in un letto di foglie.

Mi accorsi solo in quel momento che non erano lacrime a bagnarmi il volto, bensÃ¬ gocce di pioggia.

Sembrava che il cielo si fosse messo a piangere per me.

Sapevo che in quel posto nessuno mi avrebbe trovata in tempo per salvarmi. Ormai ero destinata a morire senza nemmeno aver avuto il tempo di salutare i miei genitori.

Mia madre, la mia dolce e cara mamma, sempre pronta a starmi accanto. Avrei voluto ringraziarla per tutto quello che aveva sempre fatto per me.

Mio padre, il mio adorato e forte papÃ  dal quale avevo preso i capelli ribelli e neri. Avrei dovuto dargli ascolto piÃ¹ spesso.

E Ade, il mio fedele amico a quattro zampe. Che avrebbe fatto ora senza di me? Eravamo sempre insieme, inseparabili, e ora non avrei piÃ¹ potuto stargli accanto.

Fu proprio su questo pensiero che una lacrima scese lungo la guancia, questa volta davvero, mischiandosi con la pioggia.

Un brivido freddo mi attraversÃ² il corpo e tutto sembrÃ² muoversi.

Il mondo cominciÃ² a vorticarmi attorno e qualcosa mi attirÃ² verso lâalto, fuori dal corpo. Non riuscivo a distinguere nulla. Stavo viaggiando a una velocitÃ  tale che vedevo solo sagome indistinte o lampi di luce. Lâunica cosa che riuscivo a percepire in quel singolare viaggio erano delle voci. Dei lamenti per essere precisi. Dei lugubri e tetri lamenti. Addirittura, sembrava che mani invisibili si allungassero per fermare la mia folle corsa. Mi trafiggevano il corpo ma non potevo sanguinare e brandelli di carne sembravano togliersi dal corpo ogni volta che una di quelle mani mi sfiorava.

Dopo quelli che sembrarono minuti infiniti mi ritrovai a fluttuare.

Non ero in una stanza.

Non ero fuori.

Non ero nemmeno in cielo.

Galleggiavo in una sorta di dimensione celeste, tutto attorno a me brillava di una luce azzurrina e ipnotica.

Avrei potuto rimanere lÃ  per sempre. Provavo un senso di pace cosÃ¬ immenso che avrei desiderato perdermi in quel posto.

Le mie preghiere furono accolte.

Un bagliore bianco e accecante mi fece perdere i sensi e tutto diventÃ² buio e silenzioso.




3

LâARRIVO A NAOSTUR









â¹â¹Non credi che dovresti svegliarla, ora?âºâº.

â¹â¹Ã cosÃ¬ dolce vederla dormireâºâº.

â¹â¹Sei impazzita? Non dirai sul serio, Saraâºâº.

Sentivo la voce di due ragazze.

Chi erano?

Che volevano?

Desideravo tanto che se ne andassero, che mi lasciassero dormire.

Per sempre!

Non volevo svegliarmi, stavo bene dovâero.

â¹â¹Smettetelaâºâº, ordinÃ² una voce dolce e allo stesso tempo autoritaria. Era un ragazzo, e dal timbro vocale doveva avere la mia etÃ  o poco piÃ¹. Non ci pensai troppo, il mio cervello reclamava a ogni tentativo di farlo funzionare.

â¹â¹Finalmente sei arrivatoâºâº, disse la prima ragazza, quella che sembrava piÃ¹ decisa e inflessibile.

â¹â¹Andatevene, lasciatemi solo con la nuova arrivataâºâº.

â¹â¹Certo, capoâºâº, risposero in coro le ragazze ridacchiando.

Sentii dei passi che si allontanavano, qualche parola bisbigliata e la porta chiudersi con un cigolio fastidioso.

Rimasi finalmente sola.

O forse mi sbagliavo?

Qualcosa di caldo si avvicinÃ² al mio volto. Profumava come lâaria di montagna.

A un certo punto questa cosa si avvicinÃ² alle mie labbra e vi si appoggiÃ².

Fu allora che capii che quello era un bacio.

Il bacio piÃ¹ intenso che avessi mai ricevuto. Le mie labbra si mossero con una reazione involontaria. Si aprivano e si chiudevano seguendo le sue labbra. Era come ossigeno. Cercavo avidamente quella bocca, come se da lÃ¬ potessi attingere forza.

Come se potessi vivere di nuovo.

Una leggera scossa elettrica percorse ogni centimetro del mio corpo rimettendo in moto gli ingranaggi.

Le labbra misteriose si staccarono dalle mie. Spalancai gli occhi e mi misi a sedere di scatto boccheggiando.

â¹â¹E stai un poâ attenta!âºâº.

â¹â¹S-scusaâºâº balbettai. Mi ero alzata talmente di fretta che quasi andai a sbattere addosso al suo viso. Si trovava a pochi centimetri da me ed era il ragazzo piÃ¹ bello che avessi mai visto. I suoi occhi erano neri come la notte, i capelli ricci, scompigliati e neri, sembravano cosÃ¬ soffici che avrei voluto provare ad accarezzarli.

Mi resi conto di essere rimasta a fissarlo a bocca aperta e cercai di mascherare lâimbarazzo meglio che potevo.

â¹â¹Ci tengo a chiarire le cose subitoâºâº, disse con serietÃ , â¹â¹Sei morta! Ora ti trovi nellâAltro Mondo. Ti ho risvegliata con un bacio eâ¦âºâº.

â¹â¹Frena frena frena. Unâinformazione alla voltaâºâº. Lo bloccai alzando una mano. â¹â¹Partiamo dallâinizio. Primo, non credo proprio di essere morta dato che ci stiamo guardando negli occhi e sto parlando. Secondo, chi sei tu? E cosâÃ¨ questa storia delâ¦ beh, del bacio?âºâº.

NotÃ² che le guance mi si erano infiammate e fece un sorriso che mi fece accapponare la pelle. Sembrava un terribile cacciatore che godeva nel vedere la sua preda in gabbia, senza alcuna via di scampo.

â¹â¹SÃ¬, giusto, hai ragioneâºâº. Si schiarÃ¬ la voce. â¹â¹Mi chiamo Gabriel e sono lâangelo della morte. Per quanto possa sembrarti assurdo, ti ho baciata perchÃ© sembra che io abbia la sfortuna di far morire la gente e, in casi rari, di farla rivivereâºâº.

â¹â¹Angelo della morte? Questa sÃ¬ che Ã¨ bellaâºâº. Scoppiai a ridere. â¹â¹Sto ancora sognando, devo assolutamente svegliarmiâºâº.

Cominciai a pizzicarmi il braccio ma lâeffetto che ottenni non fu quello sperato. Non mi svegliai nel mio letto come quando avevo fatto quel bruttissimo incubo la sera prima.

Quindi quello che mi aveva appena detto era vero?

Quello era lâaldilÃ ?

Se ero morta, perchÃ© il pizzicotto mi aveva fatto male?

Mi guardai attorno, spaesata. La stanza mansardata era tutta rivestita di legno. Una finestrella era ricoperta da delle tende azzurre, in tinta con le lenzuola e con i tappeti.

Inarcai un sopracciglio e pensai che in fatto di arredamento gli mancava decisamente molta fantasia.

Accanto al letto, alla mia sinistra, câera un enorme specchio e fu in quel momento che vidi il mio riflesso. Il viso pallido, i capelli piÃ¹ lunghi e piÃ¹ neri. Indossavo ancora la canotta bianca con la farfalla rosa e i pantaloncini corti neri.

E le mie All Star.

â¹â¹Mi dispiace, lo so che Ã¨ dura da accettare, ma sei morta davveroâºâº, e con un gesto automatico, di circostanza, mi posÃ² una mano sul braccio come se volesse consolarmi. Sentii un brivido lungo la schiena, un misto di paura, orrore e attrazione.

Era come se potessi avere delle informazioni in forma di sensazioni sulla sua vita. Avrei potuto giurare che sentÃ¬ anche lui quella specie di scossa perchÃ© mi guardÃ² sgranando per una frazione di secondo gli occhi neri, quasi irritati, e ritrasse subito la mano.

â¹â¹Okay, sentiâºâº, disse lui ritornando al discorso di prima, â¹â¹Ti trovi in un posto chiamato Naostur. Dovrai comportarti in una certa maniera dâora in avanti. Questo non Ã¨ il mondo in cui sei abituata a vivere, anche se ci assomiglia moltoâºâº.

â¹â¹Sono in paradiso?âºâº.

Gabriel si mise a ridere â¹â¹Sofia, che stai dicendo? Sei solamente in unâaltra dimensione. Naostur Ã¨ una sorta di mondo parallelo. Lâunica differenza Ã¨ che qui il sole illumina solo una parte delle terre, il Regno di Elos. Dallâaltra parte, il Regno di Tenot, Ã¨ sempre notteâºâº.

Bene, avrei dovuto imparare a convivere con un sole che non sarebbe mai tramontato. Lâidea non mi piaceva un granchÃ©.

I pensieri cambiarono rotta allâimprovviso e un campanello dâallarme si fece sentire nello stomaco. â¹â¹Aspetta! Come fai a sapere il mio nome? Non ti ho mai detto come mi chiamoâºâº.

â¹â¹Tutti sanno chi sei, Sofia. O preferisci che ti chiami Neman?âºâº

Neman? Mi stava prendendo in giro?

Non era affatto una cosa divertente!

Ero appena ritornata da un viaggio negli inferi e non avevo la minima voglia di scherzare.

â¹â¹Solo Sofia, grazieâºâº, dissi nel tono piÃ¹ acido possibile.

â¹â¹Va bene, Sofiaâºâº, disse Gabriel rivolgendomi un sorriso alquanto misterioso, â¹â¹ora ascoltami, queste sono le regole. Potrai uscire di qui solo accompagnata da me o dalle tue sorelle: potresti perderti facilmente e non devi andare nella zona dâombra per nessun motivo. NÃ© da sola nÃ© accompagnata, ci andrai quando sarai pronta. Hai capito?âºâº concluse puntandomi un dito addosso.

Trattenni una risata dopo aver ascoltato quella serie di raccomandazioni assurde. Ma capii che non stava scherzando. Anzi, era fin troppo serio.

â¹â¹Ã tutto chiaro. Solo che forse ti stai sbagliando: io non ho sorelleâºâº.

â¹â¹Nel mondo reale sei figlia unica, qui ne hai due. Sono Sara, la custode dei poteri di Badb, e Sonia, la custode dei poteri di Machaâºâº.

Mi grattai la testa confusa. â¹â¹Okay, câÃ¨ altro che devo sapere?âºâº.

Era di sicuro una situazione surreale. Troppe cose nuove, troppe regole, troppa confusione, troppi cambiamenti.

Le carte avevano ragione.

Avevano maledettamente ragione!

â¹â¹SÃ¬, câÃ¨ altroâºâº disse in tono serio. E vedendo che i miei pensieri erano altrove, mi prese con delicatezza il mento e mi fece voltare verso di lui.

Il cuore cominciÃ² a battere allâimpazzata, tanto mi colse di sorpresa quel gesto.

Sul suo volto passarono una serie di emozioni: stupore, tormento e rabbia. Tolse la mano e puntÃ² lo sguardo fisso davanti a sÃ©, in direzione dello specchio.

â¹â¹CâÃ¨ una cosa che non devi fare, una regola che non potrai infrangereâºâº. Il suo tono mi spaventÃ². â¹â¹Non devi cercarmi e non devi fare affidamento su di me. Non sono il tuo baby sitter. Non ti seguirÃ² passo passo nella tua transizione. Sono lâAngelo della Morte, ho un bel poâ di anime di cui nutrirmi, e devo portare a termine una missione, quindi non voglio problemi. E poiâ¦âºâº si fermÃ². Unâombra calÃ² nei suoi occhi e serrÃ² la mascella. â¹â¹E poi standomi accanto ti procurerai solo guai. Io faccio del male alle persone che mi sono vicineâºâº. Strinse i pugni e si alzÃ² di scatto per andare ad aprire la porta.

Non riuscii a dire nulla. Quelle ultime parole mi rimbalzarono in testa, non riuscivo a dar loro il giusto significato.

La voce di Gabriel mi fece ritornare con i piedi per terra. Stava chiamando qualcuno che era fuori della stanza. â¹â¹Sara, Sonia. Potete entrare ora, Ã¨ svegliaâºâº.

La prima ragazza che entrÃ² aveva i capelli rosso fuoco, lunghi fino alla vita. I suoi occhi neri sembravano quelli di un corvo.

Mi ricordava qualcunoâ¦ Lâavevo giÃ  vista, ma non riuscivo a ricordare dove.

Guardai la seconda ragazza. Aveva i capelli lunghi fino alla vita anche lei, perÃ² i suoi erano di un biondo chiaro, cosÃ¬ chiaro da sembrare bianchi. PiÃ¹ di tutto, perÃ², colpivano lo sguardo i suoi occhi: due occhi come il ghiaccio, limpidi e sinceri. Sembravano tristi e anche lei mi ricordava qualcuno. E come con lâaltra non ricordavo chi.

La ragazza dai capelli bianchi superÃ² quella dai capelli rossi che si era fermata a metÃ  stanza e mi osservava con le braccia incrociate. Si fiondÃ² sul letto e mi abbracciÃ² come una bimba quando vede la sua mamma. â¹â¹Neman! Sei quiâºâº, gridÃ².

â¹â¹Forse ti stai sbagliando, io mi chiamo Sofiaâºâº, dissi, tentando di sciogliere lâabbraccio con gentilezza.

â¹â¹Certo, Neman, lo so che gli umani ti chiamano Sofia. Il mio nome umano Ã¨ Sara, ma quando si rivolgono a me come Dea mi chiamano Badb. Sono la guardiana del pozzo sacro, custode della conoscenza infinitaâºâº. I suoi occhi si intristirono di colpo. â¹â¹Sappi che mi dispiace tanto. Ho dovuto mostrarmi a te come Dea, dovevi morire per raggiungerci, ma ora sei qui, sana e salva. Non mi detesti, vero?âºâº Me lo stava chiedendo con il labbro inferiore sporgente e gli occhioni spalancati, talmente chiari da sembrare quasi bianchi.

Mi faceva tenerezza. Poi capii: era lei la vecchina che avevo visto al parco!

I suoi occhi di ghiaccio mi guardarono in lacrime.

Fui colta da un attimo di rabbia e decisi di respirare a fondo per calmarmi.

Poi, con un falso sorriso ben riuscito, dissi: â¹â¹No, Sara, non sono arrabbiata con te. Stai tranquillaâºâº.

Le posai una mano sui capelli per calmarla: era disperata sul serio.

La guardai meglio e mi chiesi quanti anni avesse. Ne dimostrava quindici per via del suo viso dolce da bambina.

Fui richiamata allâattenzione dallâaltra ragazza che si schiarÃ¬ la voce e disse: â¹â¹Il mio nome umano Ã¨ Sonia, ma in realtÃ  sono la reincarnazione di Macha, regina degli incubi. Io sono quella che ti ha avvisato. Ho rischiato parecchio per venire da te: quelli del Regno di Tenot, il lato oscuro, ci stanno tenendo sotto controllo. Sanno chi sei, ormai, e soprattutto sanno che sei quiâºâº. Non si era mossa di un centimetro. Era rimasta ferma a metÃ  stanza con le braccia incrociate.

â¹â¹Oh, sei tu quella che ho visto nel sogno. Una metÃ  di me, giusto? Solo cheâ¦ non mi assomigli molto. PerchÃ© eravamo cosÃ¬ uguali?âºâº chiesi, confusa.

A dire il vero un poâ potevamo assomigliarci, solo che i miei occhi color oliva non avevano niente a che fare con le sue due sfere nere e il suo portamento non era di certo come il mio. Lei, a differenza di Sara che sembrava una bambina, era una donna fatta e finita. Lâavrei vista bene come una leader o a capo di qualche gruppo. Si vedeva benissimo che le piaceva comandare e controllare la situazione. Comunicava con Sara solo guardandola e, infatti, con uno sguardo la fece alzare e uscire dalla stanza per andare chissÃ  dove.

RitornÃ² dopo poco con un mucchietto di carte e me le porse. Solo allora Sonia si sedette accanto a me e a Sara. CominciÃ² a sfogliare le carte e tirÃ² fuori un foglio di pergamena ingiallito con su scritto dei nomi. Sfogliai in velocitÃ  la lista con lo sguardo.

Alla fine vidi il mio nome accanto a quello di Sara e Sonia.

Alzai lo sguardo stupita. â¹â¹E questo cosâÃ¨?âºâº.

â¹â¹Una lista di nomi. Sono tutte le reincarnazioni di Macha, Badb e Neman, nonchÃ© della magia chiamata Morrigan. Le nostre tre anime, se lavorano insieme, prendono il potere della Grande Regina, la Dea della guerra e del cambiamentoâºâº.

Gabriel, che fino a quel momento era rimasto in silenzio appoggiato alla parete della stanza, si mise a ridere e disse: â¹â¹Ragazze, quanti anni sono che avvengono queste reincarnazioni? Cinquecento? Di piÃ¹? Ecco, se non ricordo male, Morrigan ha giurato di tornareâºâº. PuntÃ² un dito accusatorio verso di me. â¹â¹Lei Ã¨ la reincarnazione della Dea! La stanno cercando tutti, dovrebbe bastarvi come provaâºâº.

â¹â¹Staâ zitto, angelo dannato! Ã impossibileâºâº, disse Sonia scattando come un leone addosso a Gabriel. â¹â¹Se davvero le cose stessero come hai detto tu, perchÃ© non si Ã¨ reincarnata prima? Se esiste e non Ã¨ solo il nome del nostro potere, perchÃ© non si Ã¨ mai fatta vedere?âºâº.

Gabriel non si mosse, si limitÃ² a scuotere la testa e a fare un mezzo sorriso beffardo.

CominciÃ² a recitare quella che sembrava essere una poesia.



â¹â¹La luce della luna abbraccia la bambina,

cosÃ¬ impaurita, cosÃ¬ piccolina.

Quellâuomo cattivo vuole farle del male,

ma la Grande Madre la vuole salvare.

Il destino ha in serbo per lei grandi cose,

ma solo il suo cuore le dirÃ  da che parte stareâºâº.



â¹â¹Con questa bella poesia che vorresti dire?âºâº chiesi, irritata.

Il suo sguardo mi trafisse.

â¹â¹Voglio direâºâº, cominciÃ² con un tono cosÃ¬ duro che mi fece venire un groppo in gola, â¹â¹che tu sei appena arrivata e di queste cose non puoi saperne niente. Vedi di cambiarti, adesso. Dobbiamo uscireâºâº.

GirÃ² i tacchi e uscÃ¬. Rimasi a fissargli la schiena con le lacrime che mi stavano riempiendo gli occhi. Chi era lui per potermi trattare cosÃ¬? Va bene, ero morta e ritornata in vita in un mondo che non conoscevo grazie a lui, a un suo bacio.

Un suo maledettissimo bacio.

Voleva farsi odiare? Era questo il significato del discorsetto di prima?

Beh, câera riuscito.

Câera qualcosa di nascosto in lui. Qualcosa che non avrei dovuto scoprire e che volevo ugualmente conoscere, a ogni costo.

Sentivo il bisogno di saperne di piÃ¹, anche se mi era stato ordinato di non farlo. Le lacrime cominciarono a scendere, silenziose.

Sara se ne accorse subito. â¹â¹Piangi, tesoro, ne hai bisogno. La tua vita Ã¨ stata sconvolta troppo in frettaâºâº. Posai la testa sulla sua spalla e cominciai a piangere a dirotto.

Dopo qualche minuto mi tranquillizzai.

Nel frattempo Sonia era andata a prendere dei vestiti per uscire e ritornÃ² con tre splendidi abiti che sembravano appena usciti da un castello medievale. Erano di taffetÃ . Il corpetto tempestato di diamanti piccoli e lucenti creava un arcobaleno di riflessi ogni volta che la luce li colpiva. I bordi erano orlati dâoro con degli arabeschi dâargento e la gonna ricadeva giÃ¹, morbida e leggera, per permettere la facilitÃ  dei movimenti. Le spalle erano lasciate scoperte ma la temperatura in quella dimensione era mite.

Dato che il sole illuminava sempre quei luoghi, lâaria era sempre primaverile, tiepida e piacevole al contatto con la pelle.

Il vestito di Sara era azzurro come i suoi occhi, quello di Sonia era rosso fuoco come i suoi capelli e il mio era viola scuro, il mio colore preferito.

Lo indossai e mi guardai allo specchio. Dietro di me erano arrivate Sara e Sonia. Sembravamo tre dame di unâaltra epoca.

La cosa mi fece sorridere e mi tornÃ² il buonumore.

Ero curiosa di sapere una cosa, perÃ².

â¹â¹Ragazze, dove stiamo andando?âºâº.

Sonia si avvicinÃ² e mi sussurrÃ² allâorecchio: â¹â¹Stiamo andando dallâunica persona che puÃ² esserti dâaiutoâºâº.

â¹â¹Ci si puÃ² fidare?âºâº.

â¹â¹Di Ares? Certo!âºâº esclamÃ² Sara.

â¹â¹Come mai ne sei cosÃ¬ sicura?âºâº.

Qualcosa dentro me stava cercando di mettermi in guardia.

â¹â¹Ã un immortale. Gli immortali sono la razza che ci sta dominando, per essere precisi, ma loro vivono nel Regno di Tenot e vengono qui una volta al mese per riscuotere i tributi e infliggere qualche punizione. O meglio, mandano i loro scagnozziâ¦ questo perÃ² ora non câentraâºâº, mi spiegÃ² Sonia. â¹â¹Ares Ã¨ cresciuto qui, nel Regno di Elos. Suo padre Ã¨ morto combattendo contro il Re che ci perseguita e cosÃ¬ ha deciso di non tornare mai piÃ¹. Vuole vendetta e si Ã¨ alleato con noiâºâº.

â¹â¹Okay, andiamo da questo Aresâºâº, non mi restava che dargli una possibilitÃ .

Sonia mi sorrise per la prima volta. Un sorriso sincero, di incoraggiamento.

Erano tutti convinti che Ares mi avrebbe salvata. Io, invece, ero convinta che qualcosa sarebbe andato storto.

Ma chi ero io per dirlo?

Forse avrei dovuto rilassarmi un poâ. Il troppo stress mi stava facendo venire il mal di testa.

Che poi, si puÃ² avere mal di testa anche da morti.










4

IL REGNO DI ELOS









Potevo essere finita in paradiso?

Una cosa del genere non avrei mai e poi mai potuto crederla reale.

Appena uscita, mi ritrovai in un luogo in cui la luce del sole risplendeva sempre e il cielo sembrava dipingere ogni cosa con la sua luce azzurrina.

Non era molto diverso dalla Terra, il posto in cui mi trovavo: la vegetazione era la stessa. Notai qualche acacia con i suoi soffici fiori rosa e qualche albero di pesco in fiore. Non câera casa o palazzo che non fosse rivestito da fiori.

CiÃ² che perÃ² mi tolse letteralmente il fiato fu la presenza di esseri magici di fronte a me.

Mi stavano aspettando ed erano disposti in un semicerchio ordinato suddiviso per razza e altezza. Partendo da destra câerano dei piccoli esserini luminosi, alti circa venti centimetri. Dietro la schiena avevano due ali scintillanti che si muovevano veloci come quelle di un colibrÃ¬. Tutto ciÃ² che si poteva notare era la polverina scintillante che ricadeva a terra con delicatezza, come fosse neve dorata.

Al centro erano posizionati gli gnomi. Impossibile non riconoscerli! Erano alti dai novanta centimetri ai centocinquanta. Ero sempre stata convinta che fossero esseri che nessuno avrebbe mai potuto vedere, e invece in quel momento li stavo osservando.

Gli uomini con le loro barbe lunghe che andavano dal nero intenso dei piÃ¹ giovani al grigio chiaro dei piÃ¹ anziani, e le donne con i capelli acconciati in due trecce ordinate tenute ferme da un delizioso fiocco colorato.

Non potevano certo mancare i cappelli rossi, il loro simbolo per eccellenza. Diversamente da come pensavo, perÃ², non erano a punta, ma ricadevano morbidi dietro la nuca.

A chiudere il cerchio, a sinistra, si trovavano delle creature a cui non riuscivo a dare un nome.

â¹â¹Sonia, chi sono?âºâº chiesi, muovendo appena le labbra per non fare brutta figura.

â¹â¹Sono mezzelfi, Sofia. Una razza generata molti secoli fa dallo stretto contatto con gli umani. Solo gli elfi erano in grado di poter interagire con i mortali e il risultato dellâunione tra elfi e uomini puoi osservarlo con i tuoi stessi occhi adessoâºâº.

â¹â¹Ho capito. E che poteri hanno?âºâº.

Sonia rise, â¹â¹Difficili da descrivere, dipende dai casi. Possono attingere a qualsiasi potereâºâº.

â¹â¹Questo vuol dire che ce ne sono di buoni e di cattiviâºâº.

Era piÃ¹ unâannotazione per me che una vera e propria affermazione, ma Sonia rispose lo stesso.

â¹â¹GiÃ , i Siruco. Tempo fa i Guardiani di Elos, grazie allâaiuto dei mezzelfi buoni, riuscirono a cacciarli nellâAltro Regno. Gli elfi oscuri sono spietati e avidi di potere, diciamo che sono dei tipi da evitareâºâº.

Avrei voluto chiedere qualcosa in piÃ¹ su questa storia, ma un mezzelfo avanzÃ².

Indossava una camicia di seta bianca legata in vita da una corda e con unâapertura davanti attraverso la quale sâintravedeva un fisico perfetto. A completare il tutto, un paio di pantaloni color cachi e teneva i capelli lunghi e neri raccolti in una crocchia improvvisata da un nastro dorato.

Notai che le orecchie non erano poi cosÃ¬ appuntite, bensÃ¬ avevano una punta leggermente accennata. Si sarebbe potuto benissimo scambiare per un ragazzo umano qualsiasi.

Lo vidi portare una mano aperta sul cuore, incrociare medio e anulare e abbassare il capo in segno di rispetto.

â¹â¹Sono Calien, re del Regno di Elos e dei mezzelfi. Il nostro popolo esulta di fronte alla Vostra presenzaâºâº. Il suo tono di voce era caldo e autoritario. â¹â¹Siete venuta qui per salvarci dalle sevizie del malvagio re del Regno di Tenot, la cui crudeltÃ  puÃ² essere riassunta dal modo in cui si fa chiamare: Mefisto! Il suo cuore immortale Ã¨ corrotto dai demoni piÃ¹ spietati. Solo Neman, riunitasi con Badb e Macha, potrÃ  salvarci. Gloria e Onore a Voiâºâº.

â¹â¹Gloria e Onore a Voiâºâº, gridarono in coro tutte le creature presenti. Si portarono la mano con il medio e lâanulare incrociati sul cuore anche loro, e sâinchinarono di fronte a me.

Avrei voluto dir loro di alzarsi, mi facevano sentire in imbarazzo.

Sara mi si avvicinÃ² e mi poggiÃ² una mano sulla spalla. â¹â¹Chiudi gli occhi e respira a fondo, la mia fonte della conoscenza ti sarÃ  utileâºâº.

Feci subito quello che mi aveva ordinato.

Allâimprovviso, attorno a me si alzÃ² un allegro vortice dâaria. Profumava dâestate, di gioia e di serenitÃ , e percepii tutto il potere che portava in sÃ©. Si espanse in tutto il corpo senza lasciare fuori nemmeno un muscolo. PartÃ¬ dai piedi, salÃ¬ lungo le gambe, entrÃ² nella pancia, su fino alla gola e arrivÃ² fin sopra i capelli.

A quel punto seppi con esattezza cosa dovevo fare.

Feci due passi avanti. Aprii le braccia verso di loro, i palmi rivolti verso il basso e, come se qualcuno avesse premuto un interruttore invisibile, sentii qualcosa svegliarsi dentro, qualcosa che non credevo e non sapevo di avere. Qualcosa che quando uscÃ¬ sorprese tutti quanti.

Quello che dissi non proveniva dalla mia voce, e nemmeno dal mio corpo. Ero come in uno stato di trance, non potevo comandare piÃ¹ nessun muscolo. Somigliava molto a una specie di possessione, non malvagia perÃ², e per quello non opposi resistenza.

â¹â¹Non abbiate paura, figli miei, sono tornata per salvarvi e per avere la mia vendetta. La Grande Regina Ã¨ tornata. Gloria e Onore a Voiâºâº.

E per la seconda volta in quel giorno tutto si fece buio e persi i sensi.



***



â¹â¹Vedi di svegliarti, non ho la minima intenzione di portarti in vita nuovamenteâºâº.

Avrei potuto riconoscere la sua voce fra mille. Aveva qualcosa che mi metteva rabbia e paura al tempo stesso.

Rabbia perchÃ© avrei voluto che smettesse di trattarmi come uno straccio da buttare.

Paura perchÃ© attorno a lui câera unâaura misteriosa e oscura che emanava potere. Un potere troppo grande che mi faceva sentire a disagio.

â¹â¹Non ho la minima intenzione di attirare la tua attenzione, Gabriel. PiÃ¹ mi stai distante meglio Ã¨âºâº.

Ero davvero irritata!

E poi che ci faceva ancora qui? Non poteva starsene dovâera?

â¹â¹Beh, mi dispiace per te, ma dovrai sopportare ancora la mia presenza dato che a causa dei tuoi continui svenimenti dovrai salire a cavallo con il sottoscrittoâºâº.

Cosa? Non lâavrei fatto per nessun motivo al mondo, nemmeno sotto tortura!

Stavo per ribattere quando la voce allarmata di Sonia ci interruppe. â¹â¹Non capisco! Abbiamo a disposizione un intero allevamento di cavalli. Che fine hanno fatto?âºâº.

â¹â¹Credo che i Siruco siano entrati di nascosto e li abbiano portati via tutti. Per fortuna ne abbiamo ancora due a disposizione per oggiâºâº. Il tono di Gabriel era privo di qualsiasi emozione.

â¹â¹Non capisco, perchÃ© sono entrati di nascosto? Non potevano fare come hanno sempre fatto?âºâº. Sonia era in preda a un attacco dâansia. â¹â¹Di solito si divertono a torturarci e a portarci via le cose davanti agli occhi eâ¦âºâº.

â¹â¹Non vogliono che ci allontaniamo dal villaggio, sanno che Ã¨ quiâºâº.

â¹â¹Non vogliono che ci allontaniamo e ci lasciano due cavalli?âºâº.

Gli feci notare che le cose non quadravano e intanto, con molta calma, mi ero messa a sedere massaggiandomi il collo tutto intorpidito.

â¹â¹Ottima osservazioneâºâº, disse Gabriel facendomi lâocchiolino. â¹â¹PerÃ² devi sapere che qui câÃ¨ qualcuno dotato di unâintelligenza superiore che, guarda caso, sarei io! Per prevenire questo genere di cose ho nascosto due splendidi cavalliâºâº.

Odiavo quel tono e odiavo quel suo fare da ragazzo strafottente.

SarÃ  anche stato lâangelo della morte, ma se la tirava un poâ troppo per i miei gusti.

â¹â¹Okay, Mister Intelligenza, cosa vuoi? Che ci prostriamo ai tuoi piedi e cominciamo a venerarti?âºâº. Imitai un inchino.

â¹â¹Non sarebbe male, potresti cominciare tu dando il buon esempioâºâº.

Lo odiavo!

Mi alzai, goffa e instabile perchÃ¨ mi girava ancora un poâ la testa. Per fortuna lÃ¬ vicino câera Sara e mi appoggiai a lei.

Era seria e mi guardava come se fossi un extraterrestre.

Avevo qualcosa tra i capelli? Cercai di metterli apposto meglio che potevo, ma continuava a guardarmi allo stesso modo.

I suoi occhi di ghiaccio sembravano penetrarmi dentro e un brivido mi corse su per la schiena.

â¹â¹CâÃ¨ qualcosa che non va, Sara?âºâº.

Nessuna risposta, si limitÃ² ad abbassare lo sguardo e scuotere la testa.

Poi se ne andÃ² verso Sonia.

â¹â¹Sofia, andiamo? Gabriel Ã¨ andato a prendere i cavalli che ha nascostoâºâº, disse Sonia.

â¹â¹Certo, arrivoâºâº.

Andai verso di loro scrollandomi via un poâ di polvere dal vestito.

Ero davvero preoccupata. Mi ero resa conto di essere svenuta prima, solo che nessuno mi aveva detto nulla di quello che mi era successo dopo aver percepito la presenza di un corpo estraneo nella mia testa.

PerchÃ©?

Cosa mi stavano nascondendo?

Forse chi si era impossessato di me non era cosÃ¬ buono come credevo. PerÃ² se le cose stavano cosÃ¬, perchÃ© non mi avevano accennato nulla?

CiÃ² che mi preoccupava di piÃ¹ era il modo con cui continuava a guardarmi Sara. Sembrava quasi avere timore di me.

Sentii il rumore degli zoccoli. Mi girai e vidi Gabriel arrivare con due splendidi Frisoni occidentali dal manto nero e dalla chioma ondeggiante che sembrava di seta.

Il loro portamento rispecchiava quello di Gabriel. Erano splendidi, come lo era lui. La maglia a maniche corte nera metteva a risalto il suo fisico asciutto e perfetto e i jeans neri aderivano con perfezione ai suoi muscoli a ogni passo.

â¹â¹Magnifici, non Ã¨ vero?âºâº. Sonia aveva uno sguardo malizioso.

â¹â¹SÃ¬â¦ magnifici davveroâºâº, risposi io sovrappensiero.

â¹â¹Sembra un cavallo forte e sicuro di sÃ©, ma in realtÃ  ha un carattere docile, sai. Il tutto sta nellâimparare ad andarci dâaccordo e conoscere i suoi punti deboliâºâº.

Si stava riferendo al cavallo? No, parlava di Gabriel.

â¹â¹PerchÃ© mi dici questo? Non ho nessuna intenzione di conoscere meglio il cavalloâºâº dissi secca, incrociando le braccia come fossi offesa.

â¹â¹Andiamo, gli stai sbavando addosso. Lâabbiamo fatto tutte appena arrivate in questo mondo. Il suo bacio Ã¨ qualcosa di unicoâºâº e sospirÃ² al ricordo. â¹â¹PerÃ²â¦ avrai notato anche tu come diventa irascibile ogni volta che ti sta accantoâºâº.

â¹â¹Mi odia, Ã¨ questo il fatto. Se mi piace una persona non cerco di aggredirla ogni volta che dice una cosaâºâº.

Sonia rise. â¹â¹Non capisci, Ã¨ proprio questo il puntoâºâº.

La guardai a bocca aperta. Non capivo davvero dove volesse arrivare. Gabriel era stato chiaro con me, non voleva avermi attorno. E nemmeno io lo volevo.

O forse sÃ¬?

Arrossii al pensiero che fra noi potesse nascere qualcosa. Sonia lo notÃ² e abbassai lo sguardo, non volevo ammettere che forse aveva ragione.

â¹â¹Andiamo, daiâºâº. Mi diede una leggera pacca sulla spalla.

SalÃ¬ a cavallo con unâeleganza che le invidiai. Io non lâavevo mai fatto prima e al solo pensiero mi tremavano le gambe.

Dietro di lei salÃ¬ Sara.

Mancavo solo io.

Mi ritrovai davanti Gabriel. Il cavaliere nero sul suo nero destriero, pensai. Gli si addiceva come figura.

Cercai di concentrarmi sulla sella e presi coraggio. Se mi fossi distratta avrei rischiato davvero di ritrovarmi con il sedere per terra.

Come diavolo si faceva a salire su quel coso?

Avevo bisogno di aiuto ma non lo volevo ammettere. Non volevo farmi aiutare proprio da lui, che se ne stava a guardarmi con le braccia incrociate appoggiate al collo del cavallo in un modo alquanto irritante.

â¹â¹Dai, metti il piede destro sulla staffaâºâº. Lo sentii trattenere una risata. â¹â¹Appoggiati a me, ti tirerÃ² suâºâº.

Non ci trovavo nulla da ridere!

Sbuffai e misi da parte lâorgoglio di potercela fare da sola. Misi il piede destro sulla staffa, mi attaccai al braccio di Gabriel e, con un movimento agile e senza fatica, mi alzÃ².

Me lo ritrovai di fronte, gli occhi poco distanti dai miei. â¹â¹Ã stato facile, vero?âºâº.

Avrei voluto dirgli quanto lo odiavo, perÃ² mi limitai a un semplice e acido: â¹â¹Grazie, ce lâavrei fatta anche da solaâºâº.

â¹â¹Non ne dubitoâºâº, disse in tono sarcastico. Poi tornÃ² subito serio. â¹â¹Attaccati a me, dovremmo sbrigarci ad arrivare al castello. PiÃ¹ veloci siamo, meno attenzioni attiriamoâºâº.

Appoggiai le mani sui fianchi e mi attaccai piÃ¹ stretta che potevo alla maglia.

Gabriel si girÃ² scocciato. â¹â¹Tu non mi ascolti alloraâºâº.

Mi prese le mani e se le portÃ² davanti. â¹â¹Ora non rischierai la vita. Tieniti forteâºâº, e poi si rivolse alle ragazze gridando â¹â¹Possiamo andareâºâº.

Mi ritrovai schiacciata contro la sua schiena. Stavamo andando a una velocitÃ  impensabile, tanto che il paesaggio attorno risultava sfocato. Riuscivo a malapena a distinguere le immense praterie e qualche monte in lontananza, ma niente piÃ¹.

Mi girava ancora la testa, cosÃ¬ decisi di chiudere gli occhi.

Il vento mi scompigliava i capelli e con gli occhi chiusi mi sembrava di volare.

Volare!

Gabriel era un angelo, avrebbe dovuto avere le ali. Allora perchÃ© non le vedevo? La sua schiena sembrava perfetta. Oltre ai muscoli non notavo nessuna imperfezione. O almeno stando appoggiata a lui era quello che mi sembrava.

Ebbi un flash in cui vidi una sagoma con un paio di ali nere, maestose e terrificanti.

Spalancai gli occhi allâimprovviso per lo spavento, e nello stesso istante la nostra folle corsa rallentÃ².

Attorno a me câera un paesaggio fantastico immerso nel verde.

Gabriel notÃ² che ero distratta e per richiamare la mia attenzione appoggiÃ² una mano sopra le mie. PassÃ² con delicatezza il pollice sul dorso per avvisarmi che eravamo arrivati.

Mi si fermÃ² il cuore.

â¹â¹Guarda, Sofia, non Ã¨ magnifico questo posto?âºâº. La sua voce nascondeva un velo di tristezza, quasi come se quei luoghi gli facessero tornare alla mente ricordi lontani, o forse mi stavo sbagliando. Non lâavrei mai creduto capace di provare sentimenti.

Rispetto al solito, perÃ², sembrava piÃ¹ dolce. Il suo lato angelico era venuto a galla?

No, ma mi sarei goduta quel momento prima che ritornasse il solito, irascibile Gabriel.

â¹â¹Ã fantasticoâºâº.

E in effetti era vero. Davanti a noi câera unâimmensa distesa dâacqua, cosÃ¬ azzurra da dare lâimpressione che il cielo si fosse ribaltato. Doveva essere un lago perchÃ© lÃ¬ attorno câerano solo montagne.

â¹â¹Questo Ã¨ il Lago dei tre fiumi. Se guardi bene puoi benissimo capire il perchÃ© di questo nomeâºâº.

Guardai con attenzione e alla fine capii. Attorno al lago si trovavano tre montagne e da ognuna di esse scendeva un fiume che andava a sfociare direttamente nelle acque cristalline.

â¹â¹Dobbiamo passare il ponte. Vedi laggiÃ¹?âºâº. Gabriel mi riportÃ² con la mente a terra e, con mio grande dispiacere, tolse la mano dalle mie per indicare un punto in lontananza.

Vidi un ponte che sembrava non avere fine. Strizzai gli occhi per vedere meglio. Il luccichio dellâacqua mi impediva di vedere bene. Portai una mano sopra gli occhi per coprirli e alla fine vidi un piccolo rilievo montuoso.

Era strano perÃ², aveva una forma particolare.

â¹â¹LassÃ¹, in cima a quel monte câÃ¨ il castello di Ares. Vi accompagnerÃ² fin lÃ , poi proseguirete il viaggio da soleâºâº, disse Gabriel serrando la mascella.

â¹â¹PerchÃ© non vieni con noi?âºâº

Un lampo di rabbia gli passÃ² negli occhi. â¹â¹Non sono il benvenutoâºâº. E bloccÃ² la conversazione.

Con lui non si poteva mai fare un discorso completo, lasciava sempre le cose a metÃ  e questo mi dava davvero fastidio.

Arrivammo al castello nel tardo pomeriggio.

Gabriel se ne andÃ² con i cavalli e disse che sarebbe venuto a prenderci la mattina dopo.

Dove avrebbe passato la notte non ce lo disse, ma quello non era importante. La mia attenzione era stata attirata da qualcosâaltro.

Il castello di fronte a me era stupendo, il classico castello medievale con le torri imponenti, il fossato attorno e le merlature nella parte terminale della muratura.

Entrammo scortate da quello che avrebbe dovuto essere un paggio. Era un ragazzo giovane, che scoprii essere lâunico immortale al servizio di Ares. Tutti gli altri erano rimasti con Mefisto, il quale li lasciava marcire fino allâosso in un mare di vizi e corruzione.

Indossava una calzamaglia aderente alle gambe lunghe e snelle, simili a quelle di un cerbiatto, e una camicia bianca. Sopra aveva un gilet nero con gli orli in oro chiuso da un semplice cordino marrone.

Come se non fosse abbastanza ridicolo, in testa aveva uno di quegli strani cappelli di foggia spagnoleggiante, in feltro nero, con una piuma di struzzo che ricadeva sui capelli biondi e ricci.

Non riuscii a trattenere una risata quando vidi i pantaloni corti bombati, marroni a strisce argentate. Era come se si fosse messo due palloncini sulle gambe.

Ci accompagnÃ² fio alla porta del salone, lâaprÃ¬ e annunciÃ² a gran voce: â¹â¹Sua Altezza lâimmortale Ares Ã¨ pronto a riceverviâºâº.

Entrammo in fila, prima Sonia, poi Sara e poi io.

Il salone era piÃ¹ grande di come lâavevo immaginato. Enormi dipinti occupavano sia la parete destra che la parete sinistra.

Erano elfi nobili, lo si capiva dal portamento fiero e dalle elaborate coroncine di foglie posate sul capo.

â¹â¹Chi sono?âºâº Chiesi sottovoce a Sara, che ancora mi guardava con uno sguardo torvo.

â¹â¹La prima stirpe di elfi che regnÃ² ad Naostur, i Nuropeguesâºâº.

â¹â¹Ma qui non ci sono elfiâºâº, le feci notare. â¹â¹Finora ho visto solo mezzelfi. Che fine hanno fatto?âºâº

Sara mi inchiodÃ² con lo sguardo. â¹â¹Sono storie antiche, Ã¨ bene lasciare il passato dove staâºâº.

PerchÃ© tutta questa rabbia improvvisa? Ero solo curiosa di sapere un poâ di piÃ¹ della storia del luogo in cui mi trovavo.

Decisi di non indagare oltre, anche se non riuscivo a togliermi dalla testa la bellezza di quel re elfico.

Ritornai a guardarmi attorno.

Quel castello era immenso! Dallâalto della sala scendevano tre grandi lampadari, tutti alimentati da candele. Alla fine del salone, sia a destra che a sinistra, si trovavano due enormi scalinate che portavano alle stanze del piano superiore. Erano in marmo bianco e formavano una specie di ferro di cavallo.

Io e le mie sorelle acquisite camminavamo in fila sul grande tappeto rosso. Mi sentivo una regina scortata dalle sue damigelle.

Arrivate alla fine del salone, Sonia si dispose a destra, Sara a sinistra e io rimasi al centro. Vidi le ragazze portarsi la mano con le dita incrociate sul cuore e inchinarsi.

Io le imitai.

â¹â¹Gloria e Onore a Voi splendide fanciulleâºâº, disse una voce sconosciuta alle mie orecchie.

Sbirciai, curiosa di sapere chi aveva parlato.

Mi ritrovai a fissare il corridoio che passava sotto le scalinate. Non câera molta luce e lâunica cosa che riuscivo a distinguere era una figura poco definita, un contorno nero.

Nientâaltro.

â¹â¹Gloria e Onore a Voi Aresâºâº, dissero Sonia e Sara.

Io, invece, rimasi a bocca aperta a cercare di dare un senso allâombra davanti a me. Non dissi nulla e mi guardarono entrambe, come se avessi appena fatto la peggior figura della mia vita.

Ares rise. â¹â¹Non importa, Ã¨ nuova nel nostro regno. ImparerÃ âºâº.

â¹â¹G- Grazieâºâº, balbettai un poâ impacciata.

Mi rialzai e i miei occhi incontrarono quelli di Ares.

Era uscito dallâombra e un fascio di luce lo illuminÃ².










5

ARES









Le grandi pareti dipinte apparivano un tuttâuno con il pavimento. Un vortice di grigio, rosso e giallo sembrava volermi avvolgere.

Udii un ronzio indistinto, un poâ come quando si cominciano a perdere i sensi prima di svenire e questo lo avevo imparato a mie spese.

Poche ore prima ero svenuta ed ero morta.

E poi ero svenuta ancora.

Ma stavolta era diverso perchÃ© davanti a me solo una cosa era chiara e ben impressa nella mia mente: il viso di Ares.

Non sapevo se definirlo un ragazzo o un uomo.

Non aveva etÃ .

Si presentÃ² davanti a noi solamente con indosso un paio di jeans. I suoi muscoli erano ben scolpiti, ma non esagerati. Il suo viso sembrava quello di un angelo, uno di quelli che nei dipinti sono solitamente rappresentati in adorazione del Signore.

Sarebbe potuto essere uno di loro. O un serafino, nemmeno loro avevano etÃ .

I capelli, biondi e ricci, gli ricadevano perfettamente lungo il viso, un poâ sopra le spalle. Il naso greco era perfetto, gli occhi piccoli erano di un verde intenso come le immense distese che avevo visto poco prima di arrivare al castello. Il mento poco pronunciato e a punta e la bocca sottile e poco carnosa erano molto attraenti.

Non sapevo se di fronte a me ci fosse una divinitÃ  o un immortale.

Mi resi conto di essere rimasta a fissarlo a bocca aperta per un bel poâ di tempo solo quanto Sara mi diede un pizzicotto.

â¹â¹Era ora che ti decidessi a tornare fra noiâºâº, disse sottovoce. â¹â¹Che diavolo ti Ã¨ preso?âºâº.

â¹â¹I-Ioâ¦âºâº balbettai.

Che avrei potuto dire?

Per fortuna Ares mi salvÃ² da quella situazione imbarazzante. â¹â¹Perdonatela, Ã¨ la prima volta che si trova faccia a faccia con un immortaleâºâº, e mi fece lâocchiolino.

Le mie guance avvamparono di colpo.

â¹â¹Piacere di conoscerti, Neman. Benvenuta nel nostro regnoâºâº. Ares sâinchinÃ² davanti a me, mi prese una mano e la baciÃ² delicatamente, come un vero signore dâaltri tempi.

â¹â¹Il piacere Ã¨ tutto mio, Aresâºâº.

A giudicare dallâespressione di Sonia, che alzÃ² gli occhi al cielo e scosse la testa, capii che avevo fatto lâennesima brutta figura.

Mi girai, e a bassa voce chiesi â¹â¹Che dovevo dire?âºâº.

Lâunica risposta che ebbi fu una risatina a stento trattenuta. Quelle che dovevano essere le mie sorelle mi stavano prendendo in giro.

Io non ci trovavo nulla di divertente e le fulminai con lo sguardo.

â¹â¹Seguitemiâºâº, disse Ares che sembrava non aver notato nulla.

Lo seguimmo per gli immensi corridoi del castello illuminati da grossi candelabri dâoro appesi alle pareti. Entrammo in uno stanzino che sembrava troppo piccolo per quel posto cosÃ¬ grande. Doveva essere una specie di ufficio, con una scrivania grezza in legno al centro e un immenso armadio che occupava tutta la parete in fondo allo stanzino.

Davanti alla scrivania câerano tre sedie in legno decorato, allâapparenza scomode.

Non câerano quadri appesi e nemmeno finestre che davano allâesterno. Soltanto un enorme lampadario di candele accese sopra le nostre teste.

Sopra la scrivania câerano delle carte ordinate. Da una parte notai dei fogli con scritto qualcosa e dallâaltra dei fogli bianchi con vicino un calamaio con inchiostro e penna piumata per scrivere.

â¹â¹Beneâºâº, cominciÃ² Ares, â¹â¹questa stanza Ã¨ la piÃ¹ sicura che abbiamo. Come sapete, sanno che Ã¨ arrivata. Si mormora che stavolta Ã¨ diverso, che stavolta potrebbe essere Lei e non solamente Neman. Che mi sapete dire a proposito?âºâº.

Sara cominciÃ² a raccontare tutto come un fiume in piena. Dal mio risveglio a quello che successe di fronte al popolo del Regno di Elos.

Finalmente capii perchÃ© mi guardava con sospetto. Ero entrata in trance e avevo cominciato a parlare con una voce che non era la mia. Anchâio, come lei, avrei sospettato qualcosa. A dire la veritÃ , me la sarei data a gambe. Il pensiero di un qualsiasi tipo di possessione mi faceva rivoltare lo stomaco.

â¹â¹E cosÃ¬ sospetti che possa essersi manifestata la Dea in persona in quel momento. Ho capito bene, Sara?âºâº concluse Ares.

â¹â¹Ne sono convinta. Per un istante ho visto un lampo nei suoi occhi, una luce diversa, e il mio corpo ha percepito una presenza forte, potente eâ¦âºâº deglutÃ¬ prima di continuare. â¹â¹E famigliareâºâº.

â¹â¹Capisco. Ma se fosse veramente la reincarnazione della Dea, di Morriganâ¦sapete che significa questo, vero?âºâº.

Sara e Sonia si scambiarono uno sguardo. Guardarono me. Guardarono Ares, fecero un cenno e si misero a fissare il pavimento.

Che cosa significava?

Trattenni il respiro. Lo stomaco mi si stava contorcendo dallâansia.

Aspettai, sperando che qualcuno mi spiegasse qualcosa.

Nessuno disse niente.

â¹â¹Io non so che significaâºâº, esplosi. â¹â¹Qualcuno si degna di spiegarmi che diavolo significa?âºâº.

â¹â¹Sofia, tesoro, calmatiâºâº, disse Ares. â¹â¹Non succederÃ  nulla di male, tutto dipende da te. Vedi, sono anni che Morrigan non si fa vedere. Lâultima volta Ã¨ stata quando Ã¨ mortaâºâº.

â¹â¹ComâÃ¨ successo?âºâº.

Cercai disperatamente di tranquillizzarmi.

â¹â¹MorÃ¬ durante una battaglia. Si era innamorata dellâufficiale dellâesercito del Regno di Elos, un immortale. Morrigan Ã¨ famosa per essere la Dea della guerra. Il suo aiuto sarebbe stato prezioso per vincere contro il Regno di Tenot e sconfiggere il Re, Mefisto. Quel bastardo! Ma Lugh non volle coinvolgerla, lâamava troppo. Morrigan perÃ² non sopportava lâidea di perderlo e lo seguÃ¬ in battaglia trasformandosi in corvo. Quando vide che Mefisto lo stava per uccidere si trasformÃ² nella vecchina dai lunghi capelli argentati portatrice di morte. Purtroppo la persona che morÃ¬ fu quella sbagliata. La vecchina non apparve al re, apparve a Lughâºâº.

â¹â¹E lei sparÃ¬ col cuore spezzatoâºâº, concluse Sonia al posto suo. â¹â¹Si dice che dichiarÃ² di volersi vendicare con Mefisto non appena ne avesse avuto lâoccasioneâºâº.

â¹â¹Quindi che succederÃ  se sono davvero la reincarnazione della Dea? DovrÃ² combattere contro questo spietato Re?âºâº.

Ero veramente preoccupata.

Non volevo combattere, era come firmare la mia condanna a morte.

Cosâavrei potuto fare contro un immortale, poi?

Nulla!

â¹â¹No, tu puoi scegliere da che parte stare. Puoi stare dalla parte dei buoni, vendicandoti di Mefisto e del suo esercitoâºâº, cominciÃ² a spiegare Ares.

â¹â¹E salveresti noi e il nostro regnoâºâº, aggiunse Sara con gli occhi sgranati, come per implorarmi di aiutarli.

â¹â¹Oppure puoi schierarti dalla parte dei cattivi che useranno il tuo potere per portare morte e distruzione. Si dice che Mefisto stia tramando qualcosa da anni, ma nessuno ha mai trovato qualcosa per poterlo provareâºâº. Ares fissÃ² un punto nel vuoto e strinse i pugni.

Erano due scelte assurde!

Mi sembrava logico che mi sarei schierata dalla parte del bene. Primo, perchÃ© chiunque farebbe quella scelta per salvarsi la pelle e secondo, perchÃ© conoscevo un bel poâ di persone che mi sarebbero state dâaiuto.

â¹â¹Scelgo la parte dei buoni, ovvioâºâº, esclamai io.

â¹â¹Non Ã¨ cosÃ¬ semplice. Dovrai guardarti alle spalle, sarai messa alla prova. E per quanto ne so io qualsiasi persona che ti Ã¨ vicina potrebbe non rivelarsi per quello che Ã¨ in realtÃ . Potrebbe lavorare per il Regno di Tenot e pugnalarti alle spalle costringendoti a schierarti con loroâºâº.

Chi avrebbe potuto fare una cosa del genere?

NÃ© Sara nÃ© Sonia avrei pensato fossero in grado di tradirmi sotto il naso e forse nemmeno Gabriel.

No! Ripensandoci, forse lui ne sarebbe stato capace.

Mi aveva avvisato che aveva una missione da portare a termine e in piÃ¹ câera quella storia del io-faccio-del-male-alle-persone-che-mi-stanno-accanto.

GiÃ , lui sarebbe stato un ottimo candidato.

â¹â¹Gabriel!âºâº Mi sorpresi a dire tra me e me.

â¹â¹Gabriel? Pensi che lui possa esserti contro? PerchÃ©?âºâº. Ares si portÃ² una mano pensosa sul mento.

â¹â¹No, veramenteâ¦ era solo un mio pensieroâºâº.

Cercai di giustificarmi muovendo le mani come per voler cancellare ciÃ² che avevo detto.

Sara, con la sua aria da bambina innocente, si girÃ² verso di me. â¹â¹Gabriel non farebbe mai del male a nessuna di noi, non Ã¨ cattivo, ti stai sbagliandoâºâº.

â¹â¹Ã lâangelo della morte, non sta nÃ© da una parte nÃ© dallâaltra. Sta dove gli conviene stareâºâº. Un lampo di odio passÃ² negli occhi di Ares.

Quel guizzo rosso contrastava con la sua figura da serafino che mi ero fatta pochi minuti prima.

Un brivido mi fece accapponare la pelle e allâimprovviso una serie di immagini affiorÃ² nella mia mente.

Piangevo, ero sola in un bosco.

Avevo paura.

Era un ricordo sfocato. Non avrei saputo dire se fosse successo realmente o fosse stato solo un vivido sogno che mi era rimasto impresso nella memoria.

Chiusi gli occhi per potermi concentrare meglio e una voce risuonÃ² nelle mie orecchie, forte e chiara.

âRetan ni stequo pocorâ.

Poi qualcosa nel ricordo attirÃ² la mia attenzione.

Una sagoma che avanzava verso di me. Due occhi che splendevano giallastri nella notte, come quelli di un gatto.

E le immagini si bloccarono lÃ¬.

Aprii gli occhi. Nessuno sembrÃ² fare caso a quello che mi era appena successo.

Ares stava cercando qualcosa nei cassetti della scrivania. TirÃ² fuori un piccolo sacchettino in cotone di un rosso talmente intenso da sembrare nero alla luce soffusa delle candele.

Lo aprÃ¬ e ne tirÃ² fuori una collana.

Era stupenda.

La alzÃ² in modo da farla vedere a tutte e tre.

La debole luce delle candele si rifletteva nel cuore di cristallo rosso intenso emanando bagliori scarlatti per tutto lo stanzino. Ai due lati del cuore câerano due dragoni, uno bianco e uno nero, con le ali spiegate e le code intrecciate nella parte inferiore.

â¹â¹Indossala sempre, Sofia, il Cuore del Dragone ti proteggerÃ  e ti aiuterÃ  a domare i tuoi poteriâºâº. Ares si alzÃ² in piedi e avanzÃ² verso di me.

Raccolsi i capelli e li spostai da un lato per permettere ad Ares di agganciarmi la collana.

La sentivo fredda al contatto con la pelle e potevo percepire il potere che portava in sÃ© quel piccolo cuore rosso.

â¹â¹Credo che sia ora di accompagnarvi alle vostre stanzeâºâº, disse Ares, accarezzandomi i capelli. â¹â¹Sarete stancheâºâº.

Non mi ero resa conto che fosse tardi. Il sole era leggermente meno forte, ma pur sempre acceso in quel cielo azzurro. Sperai che nelle stanze ci fossero dei tendoni abbastanza pesanti da impedire al sole di disturbarmi mentre dormivo.

Da sempre ero abituata a dormire nellâoscuritÃ  totale.

Non volevo nessuna luce che mi disturbasse e sapere che il sole non lasciava mai il posto alla luna mi preoccupava un poâ.

Le mie sorelle uscirono prima di me e io per ultima, come al solito.

Ares mi afferrÃ² di scatto per un braccio appena le ragazze furono abbastanza distanti e mi riportÃ² dentro lo stanzino.

I capelli mi caddero davanti agli occhi e lâimmortale li riportÃ² delicatamente dietro lâorecchio accarezzandomi il viso.

â¹â¹Sei diventata una splendida donna, Sofiaâºâº.

Cosa volesse dire non lo so e non mi importava.

Ci avrei pensato piÃ¹ tardi.

Ero completamente ipnotizzata dai suoi occhi verdi e, visti cosÃ¬ da vicino, notai che avevano delle pagliuzze dorate attorno alle pupille.

Avrebbe potuto manovrare le mie azioni come un burattinaio. Infatti non mi accorsi neanche quando avvicinÃ² il mio corpo al suo.

Con una mano mi sorreggeva la schiena e con lâaltra mi accarezzava i capelli.

â¹â¹Tu appartieni a me, e a nessun altroâºâº.

Poi bisbigliÃ² parole a me sconosciute e incomprensibili e le sue pupille si dilatarono. Il lampo rosso ricomparve e un brivido mi passÃ² su per la schiena.

Ero in pericolo, lo percepivo in ogni singola particella del mio corpo, ma non potevo muovermi nÃ© urlare.

Ero sua!

Ero stata rapita da quel serafino immortale e non avrei potuto fare nientâaltro se non arrendermi al suo volere.

ChinÃ² la testa su di me e mi baciÃ².

Non fu un bacio appassionato, bensÃ¬ un flusso di potere dalle sue labbra alle mie.

Il cuore non pulsava piÃ¹ solamente sangue, ma anche qualcosa di magico che faticai a riconoscere.

Fu proprio in quel preciso istante che capii due cose.

Ero sicura di essere Morrigan, la somma Dea della guerra e del cambiamento.

Ed ero riuscita a dare un nome alla figura sfocata dei ricordi che mi erano venuti in mente pochi istanti prima.

Sapevo chi mi voleva fare del male.

Da quel momento in poi avrei studiato ogni sua mossa.




6

VECCHI RICORDI









La mia stanza era enorme!

Le pareti sembravano dâoro, tutte con delle decorazioni floreali molto semplici. Sul soffitto invece era dipinto un enorme cielo azzurro con delle soffici nuvole bianche e, perfettamente al centro, un elegante lampadario in oro ricadeva giÃ¹ a forma di piramide a base rotonda in cui era inserita una quantitÃ  immensa di candeline.

Ero troppo stanca per mettermi a contarle.

La mia attenzione fu attirata da un enorme letto a baldacchino in legno dâacero con le tende bianche scostate.

Sopra il copriletto ambrato trovai una vestaglia di seta rosa, ricamata attorno al seno. La indossai e andai verso lâenorme finestra che si trovava esattamente di fronte alla porta. Chiusi la pesante tenda e, con mia grande gioia, mi accorsi che non entrava nemmeno un singolo raggio di sole.

Feci spegnere le candele e mi infilai sotto le lenzuola.

Inizialmente non sognai nulla di particolare, poi mi ritrovai in una foresta in mezzo a dei pini enormi, talmente grandi che sembravano bucare il cielo. Ero seduta a terra, sopra un letto di aghi secchi e foglie morte.

Faceva freddo e una sottile nebbiolina inumidiva tutto il corpo, entrando sotto la pelle e raggiungendo le ossa.

Tremavo.

Il cuore pulsava allâimpazzata.

Ero terrorizzata!

Volevo piangere, urlareâ¦ volevo la mamma.

Poteva essere un ricordo di quandâero bambina?

Un ricordo che ho voluto cancellare?

Probabilmente sÃ¬.

Avevo rivisto quella stessa scena poco prima, nella mia mente, mentre parlavamo con Ares.

Coincidenza o fatalitÃ  che fosse risalita a galla proprio ora?

A un certo punto, nel sogno, sentii dei passi leggeri.

Foglie calpestate, rami spezzati.

Qualcuno si stava avvicinando.

Potevo sentire qualcuno respirare affannosamente, come se avesse fatto una gran corsa per arrivare fin lÃ¬.

Lo sentii ridere. â¹â¹Piccola Sofia, non avere paura. Le altre bambine non hanno mai urlato, non si sono accorte di nulla. Vuoi essere la meno coraggiosa?âºâº.

Quel qualcuno uscÃ¬ dallâoscuritÃ  e si avvicinÃ² a me.

Era unâombra, una sagoma di un uomo con delle ali oscure, talmente nere che sembravano confondersi con la notte.

Mi misi a piangere piÃ¹ forte che potevo, dimenticandomi del tutto di quello che aveva detto delle altre bambine.

Non mi importava essere la piÃ¹ coraggiosa, volevo solo che qualcuno mi portasse a casa.

Lâuomo si mise a farfugliare qualcosa in una lingua sconosciuta.

Alla fine urlÃ²: â¹â¹Retan ni stequo pocor. Entra in questo corpo, Somma Deaâºâº.

Una luce verdognola sembrÃ² bucare il cielo e aprirsi sempre di piÃ¹.

Il raggio verde creÃ² un cerchio perfetto attorno a me, e quella che lâingenuitÃ  di una bambina avrebbe potuto descrivere come la polvere magica di Trilli si alzÃ² verso lâalto creando degli splendidi riflessi arcobaleno ogni volta che entravano in contatto con il fascio di luce.

Allungai le piccole mani per toccarla e smisi di piangere.

Mi sentivo tranquilla, come se fossi stata nel lettone con la mamma e non fuori, in una foresta buia.

Il raggio verde a poco a poco svanÃ¬.

Lâangelo nero disse: â¹â¹E ora che sei entrata nel suo corpo, Dea, ti ucciderÃ² con le mie stesse maniâºâº. AvanzÃ² verso di me. â¹â¹Giustizia sarÃ  fattaâºâº.

Qualcosa rimandÃ² il riflesso di un debole raggio di luce lunare e scattÃ² in avanti, verso la mia testa.

Doveva essere una spada o un pugnale. Lo capii dallo swissh che fece tagliando lâaria attorno a me.

Mi svegliai di soprassalto, tutta imperlata di sudore.

Staccai i capelli dalla fronte e dal collo, li tirai indietro e cercai qualcosa per raccoglierli.

Era troppo buio e non era la mia stanza.

La stanza che avevo quandâero viva.

Fui colpita da una sensazione di smarrimento e vuoto.

Ero sola e sentii un groppo salirmi in gola.

Deglutii due o tre volte per scioglierlo e cercai di scendere dallâenorme letto per aprire un poâ i tendoni. Incespicando e avanzando con le mani davanti per non cadere a terra, arrivai alla finestra.

Un sorriso di soddisfazione per lâimpresa riuscita mi fece calmare un poâ.

Un battito dâali attirÃ² la mia attenzione. Sembrava cosÃ¬ vicino.

Mi girai per guardarmi alle spalle, ma dietro di me câerano solo oscuritÃ  e silenzio.

QuellâoscuritÃ  disarmante in cui a ogni singolo rumore udito il cuore comincia a battere forte e la mente cerca disperatamente di dare un nome alla cosa sconosciuta che ci sta facendo morire di paura.

Sentii ancora il battito dâali e qualcosa che graffiava la finestra.

Trattenni il respiro. Il cuore galoppava talmente forte che lo sentivo rimbombare in tutta la stanza.

Afferrai per unâestremitÃ  il tendone con tutte e due le mani e diedi un bel colpo per aprirlo.

Cacciai un urlo talmente forte che sorprese anche me.

Mi ritrovai di fronte a un enorme corvo. I suoi occhi neri erano puntati verso di me.

AprÃ¬ le ali e cominciÃ² a graffiare con le zampe sul pesante vetro della finestra.

Urlai piÃ¹ forte sovrastando il suo gracido cra cra e, balzando indietro dalla paura, inciampai sul tappeto e caddi a terra.

Affondai la testa fra le ginocchia e cominciai a dondolare dicendomi di stare calma, che non sarebbe successo niente.

Sembravo una pazza appena uscita dal manicomio e i capelli fradici e scompigliati davano un tocco di follia in piÃ¹.

Ares fu il primo a precipitarsi nella stanza.

Poi fu il turno di Sara che si gettÃ² al mio fianco per tranquillizzarmi.

Sonia invece arrivÃ² con piÃ¹ calma. â¹â¹CosâÃ¨ tutto questo baccano?âºâº. Si accorse di me a terra e dellâenorme corvo che voleva entrare a tutti i costi nella stanza. â¹â¹Mia Dea! Ma quello Ã¨â¦ Stai bene, Sofia?âºâº.

Alzai la testa per accennare un sÃ¬, presi un respiro profondo e vidi Ares aprire la finestra e far entrare quellâuccellaccio.

Sgranai gli occhi e cominciai a urlare. â¹â¹Sei pazzo? Vuole farmi del male. Tieni distante da me quella bestiaccia!âºâº

E mi aggrappai a Sara.

Gli occhi verdi brillarono e unâincontenibile risata sembrÃ² impossessarsi di lui. Avrei giurato che avesse le lacrime agli occhi dal ridere.

Io stavo morendo di paura e lui mi rideva in faccia.

Lo trapassai con uno sguardo pieno di rabbia.

â¹â¹Scusate, ma trovo divertente il fatto che la nostra Dea abbia paura del suo animaleâºâº. Stava cercando di mantenere il controllo, ma qualche risatina ogni tanto gli scappava.

â¹â¹Il mio animale Ã¨ uno soloâ¦ o meglio, eraâºâº. Cacciai indietro il groppo alla gola che era tornato a galla. â¹â¹Ade, un cane dolcissimoâºâº.

â¹â¹Ade? Hai chiamato il cane Ade? Come il dio degli Inferi? Non posso crederciâºâº. E rise di nuovo.

Si stava prendendo gioco di me.

Non me lo sarei mai aspettata da Ares, lo credevo un vero principe.

Evidentemente mi sbagliavo.

â¹â¹Prendimi pure in giro. Fai come se non ci fossiâºâº.

Mi alzai offesa e mi sedetti sul letto incrociando le braccia e guardando Ares in cagnesco.

Lui si avvicinÃ² a me con il grosso corvo nero appollaiato sulla sua spalla nuda. Si sedette sul letto e mi passÃ² un braccio sulle spalle.

Il corvo mi guardÃ² con i suoi occhietti neri e fece un cra che sembrava un ciao.

Ares mi tirÃ² a sÃ©. â¹â¹Sofia, tesoro, lui Ã¨ il corvo di Morrigan. Il suo umile servitore e messaggero. Guardaâºâº, prese la zampa nera dellâanimale e notai che vi era legato un tubicino dâargento. Con delicatezza lo sfilÃ² e me lo porse. â¹â¹Tieni, questo Ã¨ per teâºâº.

Sfilai il tappo del tubicino. Dentro, arrotolato perfettamente, câera un foglietto di carta bianca.

Lo tirai fuori con calma, non volevo rischiare di strapparlo.

Fortunatamente scivolÃ² sul metallo senza nessun problema.

Lessi cosa câera scritto.

Sbiancai e mi cadde di mano il foglietto.

Sonia lo tirÃ² su e lesse a voce alta il messaggio. â¹â¹La piccola Dea ora Ã¨ cresciuta, i sogni le rivelano la veritÃ . Qualcuno sta giocando con lei, chi sarÃ  il traditore? Non capisco, cosa vorrebbe dire?âºâº

â¹â¹Morrigan riceveva spesso questi messaggi misteriosiâºâº, spiegÃ² Ares. â¹â¹Venivano spediti dalla sibilla del Regno di Tenot, Kerriganâºâº.

â¹â¹Kerrigan? Una sibilla? Ma perchÃ© nessuno ce ne ha mai parlato? Io e Sara abbiamo un pezzo del potere della Dea e nessuno ci racconta certi dettagliâºâº. Sonia si era offesa e aveva ragione. â¹â¹Prevenire le mosse delle sue guardie ci sarebbe stato di grande aiutoâºâº.

Se la Dea si serviva di una sibilla avrebbero dovuto saperlo anche loro. Sarebbe stato comodo in caso fosse scoppiata una guerra fra i due Regni.

Che pensiero sciocco!

Non sarebbe mai scoppiata una guerra.

Da quanto mi avevano raccontato, Mefisto era troppo impegnato a torturare i poveri abitanti del Regno di Elos e loro erano troppo impegnati a subire e riparare.

Forse quelli del Regno di Tenot stavano aspettando il momento giusto.

E il momento giusto era arrivato con me.

Lo sentivo, tutto mi diceva che stavano aspettando la reincarnazione della Dea per combattere, perchÃ© era lâunica speranza per entrambi i Regni.

E ora la speranza si era tramutata in certezza.

â¹â¹Sonia, hai perfettamente ragione, ma la sibilla vive isolata in una caverna del Regno di Tenot e nessuno avrebbe osato cercarla. Nemmeno Morrigan la cercava. Semplicemente si faceva viva tramite il corvo. Solo lui sa come comunicare e arrivare a leiâºâº, stava per aggiungere qualcosâaltro, quando lo interruppi.

â¹â¹Ho fatto un sogno, prima che arrivasse il corvoâºâº.

Raccontai tutto nei dettagli. Brividi di freddo mi salirono lungo la schiena ancora imperlata di sudore per il brusco risveglio, per il ricordo di quelle ali nere che sembravano voler inghiottire la notte e per la spada lucente che aveva cercato di trafiggermi.

â¹â¹Non voglio assolutamente pensare che Gabriel volesse ucciderti fin da bambinaâºâº, esplose la piccola Sara.

Aveva ragione, nessuno voleva credere che Gabriel fosse malvagio.

Ma qualcosa in lui mi diceva di stargli distante, di non avvicinarmi nÃ© a lui nÃ© al suo passato e questo mi faceva sospettare della sua buona fede.

Avrei dovuto parlarne con lui.

Lâidea perÃ² non era delle migliori e la scartai subito.

La mia mente cercava mille motivi per scagionarlo da queste accuse, perÃ² ogni volta che mi veniva in mente qualcosaâ¦puff, esplodeva come un palloncino.

Riuscivo solo a trovare mille motivi per accusarlo e una vocina pungente mi sussurrava Stagli distante, ti farÃ  solo del male.

Câera qualcosa che non andava.

â¹â¹Chi altro conoscete con un paio di ali nere come la notte? In tutti e due i Regni esiste solo un angelo della morte con delle ali nere, Gabriel. Dobbiamo trovarlo, metterlo in prigione e punirloâºâº. Ares sembrava animato dal fuoco della vendetta.

Avevamo tante ipotesi con cui poterlo accusare e nessuna prova in mano. A meno che la giustizia da queste parti funzionasse diversamente, io sapevo che si accusa e si processa qualcuno quando si hanno delle prove tangibili.

â¹â¹Non possiamo farlo, Ares! Non abbiamo niente in mano. Lascia fare a noi, le mie sorelle lo conoscono da piÃ¹ tempo di me e sapranno sicuramente cosa fare e come difendermiâºâº.

Non ne ero molto convinta. Le vedevo fragili contro un angelo nero vendicativo, ma se questo poteva dare un poâ piÃ¹ di tempo a Gabrielâ¦

E poi volevo parlargli io! Volevo scoprire perchÃ© non mi aveva ucciso quella sera.

Lo stavo accusando? GiÃ .

Avevo i pensieri poco coerenti e non mi piaceva.

â¹â¹E va bene,âºâº disse Ares. â¹â¹Ma se lui ti strappa anche solo un capello ioâ¦ioâ¦aaahâºâº, e si alzÃ² di scatto lasciando cadere il discorso.

Il corvo che aveva sulla spalla si spaventÃ² e volÃ² fuori dalla finestra con uno stridulo cra cra.

Ares strinse i pugni e diede un calcio allâaria di fronte a sÃ©, poi si girÃ² verso di me, i suoi riccioli biondi resi ancora piÃ¹ chiari dal sole.

Rimase a fissare i miei occhi per qualche secondo, poi mi prese il viso fra le mani e baciÃ² la fronte.

â¹â¹Ã meglio che vada, ora. Fra poche ore Ã¨ giorno. Anche se con questo sole non si direbbe, sono le tre di notte. Cerca di riposare, mia Deaâºâº. UscÃ¬ dalla stanza e se ne andÃ².

â¹â¹Stai bene?âºâº chiese Sara girandosi verso di me, visibilmente preoccupata.

â¹â¹SÃ¬, ho solo preso uno spavento. Prima il sogno, poi il corvoâ¦ il corvo! Dove se nâÃ¨ andato ora?âºâº.

â¹â¹Non preoccuparti per lui, ritornerÃ  o con un altro messaggio o perchÃ© percepirÃ  il tuo richiamo. Dovrebbe funzionare cosÃ¬, da come mi dice la fonte della conoscenzaâºâº. Fece un sorriso che mi ricordÃ² una bambina felice che quel che ha studiato sia tornato utile.

Sonia andÃ² a chiudere la finestra e cominciÃ² a tirare i tendoni. â¹â¹Vuoi che lasci passare un poâ di luce? Ti farebbe sentire piÃ¹ tranquilla?âºâº.

â¹â¹Veramente sarei piÃ¹ tranquilla se voi restaste a dormire qui con meâºâº.

Speravo davvero che restassero, da sola non avrei avuto il coraggio di chiudere occhio.

Loro mi davano forza.

Notai che il cuore rosso del ciondolo che avevo addosso aveva iniziato a scintillare e un brivido caldo percorse tutto il mio corpo.

Sembrava una cosa rassicurante, o almeno era quello in cui avevo un disperato bisogno di credere in quel momento.

â¹â¹Certo, per me va benissimoâºâº, esultÃ² Sara lanciandosi sotto le coperte.

â¹â¹Per me anche, se questo serve a farti stare piÃ¹ tranquillaâºâº, rispose Sonia.

Dopo poco mi addormentai, risucchiata da un vortice nero e tranquillo.

E stavolta nessun sogno disturbÃ² il mio riposo.




7

VERITÃ NASCOSTE









Troppe cose erano successe in un solo giorno.

Morire.

Andare in un altro mondo.

Scoprire di essere una Dea che cerca vendetta.

Scoprire che qualcuno mi voleva morta e che ci stava provando fin da quando ero bambina.

Insomma, per me era troppo!

Indossai di nuovo il vestito del giorno precedente.

Lo trovavo splendido, e a essere sincera da sempre sognavo di poter indossare una cosa del genere.

PerÃ² scoprii che non era proprio il massimo della comoditÃ  se dovevi affrontare una lunga cavalcata a cavallo.

Volevo un paio di jeans e una maglietta!

Lo desideravo ardentemente!

Quella mattina Ares ci svegliÃ² di soprassalto. Era entrato nella stanza dicendoci che dovevamo far presto e tornare a casa perchÃ© i messaggeri di Mefisto stavano arrivando.

Sapevano che ero lÃ¬.

Ma come avevano fatto a scoprirlo?

Da quando eravamo arrivate non avevamo incontrato nessuno, eccetto il paggio che ci aveva accompagnate al castello, Ares e il corvo che mi aveva portato il messaggio.

Nessuno di loro mi sembrava una spia.

Il paggio era troppo giovane e troppo fragile per mettersi contro qualcuno piÃ¹ forte di lui, il corvo era il messaggero della Dea, perciÃ² anche lui era da scartare e Aresâ¦ no!

Ares ci aveva accolte nel suo castello, mi aveva aiutato a capire cosa mi stava succedendo, mi aveva dato il ciondolo per proteggermi e per aiutarmi a capire come usare i miei poteri.

Di certo non poteva essere lui.

Uscii dalla stanza, percorsi il corridoio e scesi le enormi scalinate di marmo bianco che portavano direttamente alla porta dâingresso.

Le adoravo.

Decisi di prendermi un poâ di tempo per sognare di essere una principessa.

Con una mano mi appoggiai al corrimano liscio e bianco e con lâaltra alzai leggermente la gonna per permettere ai piedi di scendere senza intoppi. Non volevo rischiare di pestare lâorlo e rotolare giÃ¹ dalle scale.

Scesi lentamente: un gradino, poi un altro e un altro ancora.

Quando arrivai a metÃ  scalinata, vidi Ares che mi stava osservando con un misto di curiositÃ  e ammirazione. Sembrava un principe appena uscito da un libro di favole. Aveva raccolto i riccioli biondi in una coda, indossava un paio di pantaloni neri e una camicia bianca con le maniche arrotolate fino al gomito.

â¹â¹Mia principessaâºâº, disse, facendo un inchino regale e porgendomi una mano.

Arrossii, sembrava un sogno.

Scesi qualche gradino e appoggiai la mano delicatamente sopra quella di Ares.

â¹â¹Che scenetta disgustosaâºâº. SbottÃ² Sonia. â¹â¹Ragazzi, mi sono alzata e preparata in fretta e furiaâ¦ e voi state giocando a Principi e Principesseâºâº.

Era appoggiata al muro, le braccia incrociate e i capelli fiammeggianti raccolti in una treccia di lato. Non ci eravamo accorti di lei.

â¹â¹Il tempo di un saluto me lo lasci?âºâº Il tono di Ares era simile a quello di un bimbo che chiede alla mamma se puÃ² giocare ancora un poâ.

â¹â¹Datti una mossa, sai che stanno arrivando. Vi aspetto fuoriâºâº.

Fra le tre, Sonia era quella piÃ¹ autoritaria. E quellâordine non lo avrebbe violato nessuno, nemmeno un immortale.

Ares si voltÃ² verso di me a pochi centimetri dal mio volto. Potevo sentire il calore del suo respiro sulla pelle.

Mi accarezzÃ² i capelli. â¹â¹Non preoccuparti Sofia, non ti succederÃ  nulla. Se Gabriel prova ancora a farti del male, io lo fermerÃ² prima che possa fare qualsiasi mossaâºâº.

â¹â¹E se chi mi volesse morta non fosse Gabriel? Come faccio ad accusarlo se come prova ho solamente un sogno? Sfocato tra lâaltro. Non ho visto in faccia quellâangelo, potrebbe essere chiunqueâºâº.

â¹â¹Hai visto le ali nere perÃ², solo lui puÃ² essere!âºâº

â¹â¹Non lo so, ioâ¦ io nonâ¦âºâº.

Non feci in tempo a finire la frase.

Ares affondÃ² le dita nelle mie braccia. Un lampo rosso attraversÃ² i suoi occhi e mi si accapponÃ² la pelle. Mi stava spaventando, e mi faceva male.

â¹â¹Tu non ne sei sicura? Pensaci, Sofia, solo Gabriel puÃ² volerti morta. Ha giÃ  ucciso una volta, sono sicuro che non ci penserebbe due volte prima di farlo ancoraâºâº.

Ero scioccata.

Gabriel aveva giÃ  ucciso una volta?

PerchÃ© nessuno me lâaveva detto?

Lo sapevano, almeno?

Mille domande mi stavano passando per la testa e stavano facendo aumentare il dolore che pulsava nelle tempie.

â¹â¹Tu stai dicendo cheâ¦ Gabriel Ã¨ un assassino? CosâÃ¨ successo? Quando?âºâº.

Un ronzio nelle orecchie preannunciava un possibile mancamento.

â¹â¹Non te ne ha parlato nessuno? Sofia, ioâ¦ io non posso parlartene ora. Non câÃ¨ tempo eâ¦ sarebbe una sofferenza grande anche per meâºâº.

Il viso dellâimmortale si contorse in una smorfia di dolore che perÃ² scomparve subito.

Fu una cosa talmente veloce che credetti di essermi immaginata tutto, ma qualcosa dentro mi diceva che ci avevo visto bene, che stava soffrendo per qualcosa che era successo in passato.

Forse una vecchia ferita ancora aperta, profonda, e che non dava segno di volersi richiudere.

Annuii in silenzio, persa nei miei pensieri.

Ares avrebbe voluto parlarmene ma non era il momento.

Non câera tempo, stavano venendo a prendermi.

O peggio, a uccidermi.

Decisi che avrei fatto un tentativo piÃ¹ tardi con le mie sorelle. Avrei indagato senza dare nellâocchio e se Sara e Sonia non mi fossero state di grande aiuto avrei escogitato qualcosâaltro. Ero disposta a tutto pur di sapere la veritÃ .

Di sicuro se avessi chiesto a Gabriel avrebbe lasciato il discorso a metÃ  e se ne sarebbe andato lasciandomi piÃ¹ confusa di prima.

E a quel punto che avrei fatto?

Ci avrei pensato unâaltra volta. Per ora dovevo sperare che il piano funzionasse al primo tentativo con le mie sorelle.

â¹â¹Ehi, Ã¨ ora che tu vadaâºâº. Ares mi accarezzÃ² dolcemente il viso con il dorso della mano e mi fece tornare con i piedi per terra. â¹â¹Mi dispiace doverti lasciare cosÃ¬. VerrÃ² io da te e risponderÃ² a ogni tua domanda, promessoâºâº.

Quel turbinio di pensieri e piani si volatilizzÃ² e andÃ² a nascondersi in qualche angolo remoto del mio cervello.

â¹â¹Ci contoâºâº, risposi, e un sorriso spuntÃ² automaticamente sulle mie labbra.

Ares si avvicinÃ² e mi sussurrÃ² allâorecchio: â¹â¹Per te ci sono e ci sarÃ² sempre. Mi concede un bacio per sigillare la promessa che le ho appena fatto, somma Dea?âºâº.

Ebbi un tuffo al cuore.

Quella volta fui io ad abbracciarlo e a cercare le sue labbra. Fu un bacio intenso, pieno di passione e di desiderio.

Mi sembrava di volare.

Sentivo solo le sue labbra, le sue mani che mi accarezzavano dolcemente la schiena, il suo corpo caldo premuto contro il mio.

Sarei potuta stare lÃ¬ ore ed ore, ma qualcosa ci interruppe.

Un secco uh-uhmm, per attirare la nostra attenzione.

Sciolsi lâabbraccio e mi girai di scatto.

Arrossii vistosamente.

Avevo il fiato corto e mi sentivo come una ladra colta con le mani nel sacco.

â¹â¹Spiacente di aver interrotto questo momento romantico fra di voi, ma se non ricordo male dovremmo fuggire. Miseria, Sofia, stanno venendo per ucciderti e tu stai lÃ¬ a baciarti Aresâºâº, Sonia mi guardava con le braccia incrociate e gli occhi sgranati.

â¹â¹Tutta invidia, tesoro. Vuoi un bacio anche tu?âºâº, Ares tentÃ² di sciogliere lâimbarazzo che era calato fra me e lei.

â¹â¹Ti piacerebbe che rispondessi di sÃ¬, ma devi metterti in fila, tesoroâºâº.

Avevo le allucinazioni o lâinnocente Sara stava ammiccando ad Ares?

In quel momento non mi sembrava per niente piccola e fragile, ma adulta e provocante.

La fissai a bocca aperta.

â¹â¹Che câÃ¨? Mica posso essere sempre un angioletto. Ogni tanto mi piace graffiareâºâº, e con una mano imitÃ² la zampata di un gatto.

Sorrisi: era una scenetta divertente, ma era davvero giunta lâora di andare.

Sonia ci stava aspettando fuori. Non appena ci vide ci avvisÃ² di quello che ci aspettava.

â¹â¹Ragazze, dovremmo darci una mossa. Gabriel Ã© fuori dalle mura con i cavalli. Non abbiamo molto tempo, perciÃ²â¦ muoversi!âºâº, e sâincamminÃ².

Sara e io la seguimmo.

Ares ci guardÃ² andare via, in silenzio.

Un pensiero fisso mi martellava in testa, oltre al dolore che non accennava a diminuire.

Gabriel ci stava aspettando.

Come avrei potuto affrontarlo?

Come avrei potuto sopportare unâaltra cavalcata con lui?

No, non sarei ritornata a cavallo con chi, forse, mi voleva morta.

Sarei salita con Sonia e avrei messo in atto la prima parte del piano per scoprire la veritÃ  sullâangelo assassino.




8

IL SEGRETO DI GABRIEL









Fuori dalle mura del castello vidi Gabriel.

Teneva i due cavalli neri per le briglie, uno a destra e uno a sinistra.

Anche da lontano si potevano notare le due occhiaie che gli solcavano gli occhi.

Non aveva dormito.

Avrei tanto voluto sapere che cosa aveva fatto tutta la notte da solo.

Magari stava giÃ  studiando il modo migliore per sbarazzarsi di me senza che nessuno sospettasse di lui.

â¹â¹Andiamo, bellezze, datevi una mossa. Stanno arrivando i mastini di Mefistoâºâº. Gabriel parlÃ² senza nessuna emozione.

Sembrava scocciato.

â¹â¹I mastini di Mefisto? Che roba sono?âºâº, chiesi a Sonia.

Lei sapeva sempre tutto, non come Sara che sapeva le cose solo quando attingeva alla fonte della conoscenza. Sonia avrebbe potuto spiegare ogni tipo di potere di ogni creatura esistente nei due Regni. Era informata, e questo poteva essere sfruttato a nostro vantaggio.

Lâinformazione Ã¨ alla base di ogni tattica militare. PiÃ¹ sai dei tuoi nemici e del terreno in cui dovrai combattere, piÃ¹ possibilitÃ  di organizzare le mosse e le contromosse avrai.

Bene! Cominciavo a pensare in gergo militare. Stavo proprio impazzendo.

â¹â¹Sono i Siruco, gli elfi oscuri che vivono nel Regno di Tenot. Sono stati cacciati dal Regno di Elos proprio dai mezzelfi che sono una sorta di parenti strettiâºâº, mi spiegÃ² Sonia.

â¹â¹Gli elfi oscuri sono esseri splendidi anche se la loro corruzione si rispecchia allâesterno. Hanno la pelle nera come lâebano, gli occhi rosso fuoco e i capelli argentati come la luce lunare. Purtroppo erano interessati piÃ¹ al potere che alla giustizia e questo li ha portati alla rovina.

â¹â¹Il sole Ã¨ loro nemico e non viaggiano mai di giorno. Infatti per venire a Elos scavano delle gallerie. Sbucano dal terreno e risucchiano tutto ciÃ² che si trova sulla loro strada. Sono malvagi, assetati di sangue e uccidono senza pietÃ âºâº.

â¹â¹Ed Ã¨ per questo che ci conviene andare, non sono molto distantiâºâº. Gabriel avanzÃ² verso di noi. â¹â¹Se ci diamo una mossa forse riusciamo ad evitarli. Dai Sofia, saliâºâº.

â¹â¹Io salgo con Soniaâºâº. Cercai di mantenere il tono piÃ¹ freddo e distaccato che potevo.

â¹â¹Dai, non fare storie. Sali con me e finiamola qui, non câÃ¨ tempo per discutereâºâº.

â¹â¹Io. Salgo. Con. Sonia.âºâº marcai ogni parola.

PerchÃ© non mi lasciava salire con lei, punto e basta? Io non stavo facendo storie, le stava facendo lui.

Tanto cosa gli importava? Non avrebbe potuto farmi nulla con accanto le mie sorelle.

â¹â¹Testarda che non sei altro. Va bene, fai quello che vuoi. Non ho nÃ© tempo nÃ© voglia di discutere con una bambina come teâºâº, girÃ² i tacchi e salÃ¬ a cavallo.

Sara salÃ¬ dietro di lui in silenzio.

Sonia e io montammo sul nostro cavallo.

Mi aggrappai a lei piÃ¹ forte che potevo e partimmo.

Dovevamo fuggire in fretta. La storia di quei Siruco mi mise i brividi. Come potevano esistere creature cosÃ¬ orribili? Capii che gli elfi malvagi di cui mi aveva parlato il giorno prima erano loro. Esseri spietati che non avevano nulla a che vedere con il popolo di Calien.

Anzi, loro li avevano scacciati.

Dopo un poâ che eravamo in viaggio decisi di mettere in atto il piano A. Parlare alla velocitÃ  con cui andavamo risultÃ² difficile, dovetti urlare un bel poâ per farmi sentire, ma dovevo farlo!

Ne andava della mia vita.

Mi sporsi un poâ in avanti, cosÃ¬ che Sonia potesse sentirmi. â¹â¹Sonia, posso parlarti?âºâº.

Sonia mi diede uno sguardo veloce e perplesso. â¹â¹Ora vuoi parlarmi?âºâº.

â¹â¹SÃ¬, Ã¨ urgenteâºâº.

â¹â¹Okay, sentiamo cosa câÃ¨ di cosÃ¬ urgenteâºâº.

E adesso?

Come potevo iniziare?

Chiedendogli Gabriel Ã¨ un assassino, vero? Chi ha ucciso?

Cavolo cavolo cavolo.

Mi serviva unâidea.

Ora!

La lampadina dentro il mio cervello si illuminÃ². â¹â¹Tu che sei sempre cosÃ¬ informata, sapresti raccontarmi qualcosa sul passato di Gabriel?âºâº.

Sonia emise una risatina e rimase sconcertata dalla domanda.

â¹â¹Tu sei pazza. Ne dobbiamo parlare adesso? Lâurgenza dovâÃ¨?âºâº.

â¹â¹Vedi, poi non so se e quando avremo di nuovo lâoccasione di parlare. Quindiâ¦ io vorrei sapere qualcosa del suo passato per convincermi che non puÃ² essere lui quello che mi vuole mortaâºâº.

â¹â¹Se Ã¨ per questoâ¦ Beh, non so se quello che posso raccontarti sia del tutto rassicurante, perÃ² a prescindere da quello che Ã¨ successoâ¦ non credo sia lui. Non potrebbe mai ucciderti. Non ne avrebbe motivoâºâº.

Bingo!

Al primo tentativo il piano era riuscito.

â¹â¹Sono pronta, raccontaâºâº.

â¹â¹Vedi, molto tempo fa Gabriel amava una ragazza. Si chiamava Eirwen, un elfo femmina dagli occhi a mandorla color nocciola e i capelli neri e morbidi come la seta. Era innamorato follemente. Solo che câera un piccolo problema: lei era insieme ad Aresâºâº.

â¹â¹Cosa? Era insieme ad Ares? Prorio lui? Non un altro?âºâº.

â¹â¹Proprio luiâºâº.

â¹â¹Quindi Ã¨ per quello che non Ã¨ rimasto con noi, per non vederloâºâº.

â¹â¹Esatto, proprio per quello. Lui e Ares inizialmente erano inseparabili, quasi fratelli. Combattevano fianco a fianco. FinchÃ¨ un giorno Gabriel si innamorÃ² di Eirwen. Tennero nascosto il loro amore per non so quanto tempo.

â¹â¹Da quello che so il loro era un amore platonico. Nessun bacio, solo carezze e parole dolci, ma feriva piÃ¹ di una spada che trafigge un cuore. Era un doppio tradimento agli occhi di Ares. Il suo migliore amico e la sua ragazza, posso immaginare come si sarÃ  sentito.

â¹â¹Fatto sta che per poco non scoppiÃ² una guerra. Eirwen alla fine decise di restare con Ares. AndÃ² a parlare con Gabriel eâ¦âºâº Sonia si bloccÃ² di colpo.

Prese fiato e tirÃ² su col naso.

Sembrava sul punto di piangere.

Poi continuÃ². â¹â¹E fu in quel momento che Gabriel, per convincerla a restare con lui, la baciÃ². Lui puÃ² donare e togliere la vita con un semplice bacio, e in quel caso la tolse proprio alla sua amata.

â¹â¹Non sopportava di saperla con Ares. Soffre moltissimo per quello che ha fatto, e si vede. Credo che si senta un assassino e non si dia pace, ma non ha mai parlato con nessuno di questa storiaâºâº.

Tutto questo cominciava a dare un senso alle cose. La sua freddezza, la sua frase faccio del male alle persone che mi sono vicineâ¦ ma non spiegava perchÃ© voleva uccidermi.

Di nuovo lo stavo accusando!

Non riuscivo a darmi pace, lui non mi rendeva tranquilla.

Mi girai a guardarlo. Viaggiavamo quasi fianco a fianco.

Il verde acceso di quelle terre contrastava con il nero dei cavalli e Gabriel era lÃ¬, non molto distante da me, che cavalcava il suo destriero dal manto oscuro.

Provai una fitta di dolore nel petto.

Qualcosa in quella storia non mi convinceva.

Avrei voluto scoprire di piÃ¹, ma temevo che Sonia mi avesse giÃ  raccontato tutto quello che sapeva.

Se davvero Gabriel era pentito per ciÃ² che aveva fatto, riaprire quella ferita non era la cosa migliore da fare.

Soprattutto in quel momento.

Il cuore di cristallo rosso che portavo al collo si accese. Questa volta non fu un bagliore, fu una vera e propria esplosione di rosso acceso.

Il mondo cominciÃ² a rallentare fino a fermarsi.

Il paesaggio sfocato attorno a me diventÃ² piÃ¹ definito. Finalmente potevo vedere i picchi montuosi che, alla mia sinistra, delimitavano il confine fra i due Regni.

Il grande fiume â che mi dissero chiamarsi Dilimpo - se ne stava tranquillamente adagiato in mezzo ai prati pieni di margherite.

Non le avevo notate in corsa, ma ora tutto era fermo, immobile. Anche i cavalli, con le criniere nere al vento bloccate allâindietro.

I capelli argentati di Sara sembravano congelati, come una nube di ghiaccio, e la treccia di Sonia, portata in avanti, mi ricordava un serpente nel momento dellâattacco.

âSofia, cerca la veritÃ . Solo cosÃ¬ saprai dare una risposta alle tue domandeâ.

Qualcosa cominciÃ² a materializzarsi di fronte a me. Era una donna, simile a un ologramma di quelli che di solito si vedono nei film di fantascienza. Potevo vedere al di lÃ  del suo corpo, perÃ² riuscivo benissimo a distinguerla.

Indossava un vestito lungo e bianco, semplice e con un diadema a forma di croce celtica posto al centro, proprio sotto il seno, per tenere chiuso il tutto. I suoi capelli erano di un nero intenso e sembravano essere animati da una forza misteriiosa. Guardai meglio e vidi che erano formati da uno stormo di corvi che le svolazzavano attorno silenziosamente.

â¹â¹Morriganâºâº, riuscii a dire.

Mi sentivo la bocca secca. La Dea in persona era venuta a farmi visita e mi stava parlando.

ChissÃ  se si era manifestata anche alle mie sorelle.

Avrei chiesto piÃ¹ tardi.

â¹â¹SÃ¬ Sofia, sono io. Vogliono ucciderci. Scopri chi vuole compiere questo sacrilegio e scaglia su di loro la nostra vendettaâºâº.

Al suono di queste ultime parole, i corvi si misero a danzare e a gracchiare.

I cra cra che emisero mi fecero accapponare la pelle.

â¹â¹Mia Dea, come posso fare? Sono confusa eâ¦ terrorizzataâºâº.

Lo ero eccome.

â¹â¹Le tue sorelle ti insegneranno a utilizzare i tuoi poteri nel modo giusto. Quando sarai pronta, uniranno i loro e li consegneranno nelle tue mani. La luce della luna i suoi raggi le dona, il calore del fuoco la forza le dona. La Grande Dea in battaglia ritorna e il suo capo con una corona di spine adorna. Questo Ã¨ ciÃ² che la sibilla ha detto. Le sue parole sono vere, ascolta sempre ciÃ² che ha da dirtiâºâº.

â¹â¹Certo, maâ¦âºâº.

â¹â¹Figlia mia, non câÃ¨ tempo. I tuoi poteri sono nascosti dentro di te da sempre. La consapevolezza di ciÃ² in cui credi veramente ti farÃ  superare qualsiasi cosaâºâº.

Non feci in tempo a chiedere o dire nulla.

La Dea alzÃ² le mani al cielo, come se volesse afferrare qualcosa. I corvi la avvolsero in una nube nera e si dissolse nel nulla.

Il mondo attorno a me tornÃ² a muoversi e mi colse talmente di sorpresa che persi la presa su Sonia e scivolai dal cavallo.

Ero convinta che mi sarei rotta lâosso del collo con lâimpatto.

Con mia grande sorpresa sentii qualcosa di caldo e morbido. Non avevo il coraggio di aprire gli occhi, ero ancora troppo spaventata e non avevo nemmeno la forza di muovere un muscolo. Avevo paura che se lâavessi fatto poi me ne sarei pentita amaramente.

Stava diventanto unâabitudine andare incontro alla morte.

â¹â¹Stai bene? Sofia, apri gli occhi. Ti prego, apri gli occhi, respira!âºâº.

Respira!

Solo allora mi accorsi di aver trattenuto il fiato.

Presi un respiro profondo e aprii gli occhi.

Fui accolta per la seconda volta dal viso di Gabriel. I suoi occhi neri erano visibilmente terrorizzati.

Rimasi a guardarlo come se fosse la prima volta che lo vedevo e notai diverse cose. La fronte coperta da riccioli neri che arrivavano a coprire le sopracciglia folte e dritte, il naso piccolo e leggermente schiacciato, la bocca carnosa e uno sguardo intenso.

Troppo intenso.

Avrei potuto perdermici dentro.

Ti sta ingannando, vuole controllare la tua mente.

La vocina pungente mi parlÃ² di nuovo.

Ma da dove proveniva?

Erano i miei pensieri?

Mi risvegliai da quella specie di stato di trance in cui ero caduta.

â¹â¹Sofia, parlami! Stai bene?âºâº Gabriel quasi urlÃ².

â¹â¹SÃ¬ sÃ¬, sto beneâºâº, dissi alzandomi piÃ¹ in fretta che potevo. Era troppo vicino e la sua vicinanza mi metteva a disagio, mi spaventava.

Gabriel mi bloccÃ² per un polso e mi fece voltare verso di lui. â¹â¹CosâÃ¨ successo?âºâº

â¹â¹Lasciami stareâºâº, dissi staccando il braccio dalla sua presa, â¹â¹Non Ã¨ successo niente, andiamoâºâº.

Non potevo certo dire di aver visto la Dea.

O almeno, non con Gabriel lÃ¬.

Non ero sicura della sua innocenza, anzi, ero quasi completamente convinta del contrario.

â¹â¹Sofia, cosâÃ¨ successo? Dimmelo! Mefisto potrebbe usare qualche trucchetto per manipolare la tua mente. Devo saperlo. Devono saperlo anche loroâºâº, e indicÃ² le mie sorelle a cavallo, dietro di me.

â¹â¹Non Ã¨ stato Mefisto, ma non ti racconterÃ² cosâÃ¨ successo. Non posso. Io nonâ¦io non mi fidoâºâº.

La sinceritÃ  prima di tutto, di solito funziona.

O no.

Se dici la veritÃ  succedono due cose: o capiscono perchÃ© hai agito in una determinata maniera e ti perdonano o non capiscono e decidono di farti la guerra.

Gabriel decise di farmi la guerra.

La rabbia che ribolliva nel suo sguardo mi fece spaventare.

Un fremito percorse il suo corpo.

Poco prima i suoi occhi erano dolci, pieni di preoccupazione, ma in quel momento mettevano i brividi.

Erano completamente neri.

Lo stomaco mi si bloccÃ² in gola.

Che avrei potuto fare se mi avesse attaccato?

Non conoscevo i miei poteri.

Una nuvola di polvere si alzÃ² attorno a Gabriel, come un piccolo tornado. La terra tremÃ² sotto i miei piedi e con un balzo si lanciÃ² verso di me.

Un lampo nero in mezzo a tutto quel verde.

Portai le mani sopra gli occhi, pronta allâimpatto.

Aspettai qualche secondo.

Non successe nulla.

Aprii un varco fra il medio e lâanulare e spiai cosa stava accadendo.

Di fianco a me, appoggiato al cavallo con i piedi e le braccia incrociate, vidi Gabriel.

Era tornato normale e ora stava sogghignando come un gatto quando gioca con la sua preda.

Mi sentii piccola piccola e molto indifesa.

Gabriel con soli due passi si mise di fronte a me. Mi stava osservando dallâalto al basso con quel sorriso sarcastico stampato in faccia.

â¹â¹Questa volta ti ho risparmiato, la prossima volta non sarai cosÃ¬ fortunataâºâº.

Mi aveva appena minacciata?

SÃ¬.

Una prova a tuo favore. Vuole ucciderti, sta solo cercando lâoccasione giusta.

Quella vocina mi stava facendo saltare i nervi.

Scrollai le spalle per liberarmi da tutti i problemi che affollavano la mia povera testa dolorante e ritornai in sella al cavallo.

â¹â¹Mai far arrabbiare un angelo della morteâºâº, mi avvisÃ² Sonia.

Ormai era troppo tardi.

â¹â¹Non posso piÃ¹ tornare indietro e non ho paura di luiâºâº, o almeno era quello che volevo credere.

Di paura ne avevo, e tanta. Prima perÃ² dovevo seguire quello che mi era stato detto dalla Dea. Avrei cercato di conoscere i miei poteri e, quando mi sarei sentita pronta, avrei combattuto contro chi mi voleva morta.

Anche contro Gabriel, se il destino avesse deciso cosÃ¬.




9

PREMONIZIONI









Dopo un lungo viaggio, finalmente arrivammo a casa.

Una folla di esseri magici ci accolse, esultando per il nostro ritorno e lanciando fiori.

Scendemmo da cavallo e proseguimmo a piedi.

Gabriel aveva detto che era meglio metterli al sicuro nel loro nascondiglio e si dileguÃ² senza dire una parola.

Meglio cosÃ¬, ero ancora spaventata da quello che era successo prima.

Qualcosa brillÃ² di fronte a me e mi riportÃ² con i piedi per terra.

Era una piccola fata.

Indossava un vestito rosso che le fasciava il minuscolo corpo e ricadeva leggero e a campana sopra le sottili gambe. Un paio dâali, che presumevo fossero rosse dal colore della polvere che le cadeva attorno, facevano un movimento talmente veloce da essere impercettibile e tenevano sospeso a mezzâaria il corpicino della ragazza.

I capelli biondi le arrivavano fino ai piedi e svolazzavano di qua e di lÃ  a ogni minimo movimento. Portava in testa una graziosa corona di fiori colorati, tutti intrecciati tra loro, e in mano teneva una margherita grande quasi quanto lei.

â¹â¹Gloria e Onore a voi, somma Dea. Io sono Twinkle e a nome di tutto il popolo fatato, la prego di accettare il nostro umile donoâºâº. E allungÃ² il fiore verso di me. â¹â¹Questa non Ã¨ una semplice margherita, in realtÃ  contiene polvere fatata. Sono certa che ti sarÃ  molto utile in futuro per poter scoprire quali sono i tuoi nemiciâºâº.

â¹â¹Le servirÃ  eccome, alloraâºâº, disse Sonia trattenendo un sorriso.

Non risposi.

Mi limitai a darle un pizzicotto sul braccio.

Guardai la piccola Twinkle dagli enormi occhioni blu. Trovavo quel nome davvero buffo, mi ricordava uno di quei pupazzi che emettono suoni strani schiacciando la pancia.

Le porsi la mano, cosÃ¬ che potesse consegnarmi il dono. AppoggiÃ² i piccoli piedi scalzi sul palmo e stese la margherita come una mamma metterebbe nella culla il suo bambino.

Le ali erano ferme e, finalmente, potei osservarle bene. Erano grandi, ricoprivano quasi tre quarti del suo corpo. Il sottile strato membranoso di cui erano rivestite era di un rosso scarlatto ed erano decorate con sottili filamenti dorati e brillanti che formavano esotici arabeschi.

â¹â¹Accetto volentieri questo dono, Signora delle fate. Gloria e Onore a voiâºâº.

Twinkle portÃ² la mano con le dita incrociate sul cuore e si inchinÃ². Subito dopo, anche il suo popolo la imitÃ². Centinaia di piccoli esseri volanti inchinati di fronte a me. Dalle loro ali scendeva un arcobaleno di polvere fatata.

Sorrisi, ero sinceramente grata di quel regalo.

Mi sentivo in pace e sollevata, ci voleva proprio dopo una giornata come quella.

Ora non desideravo altro che andarmene a letto, e magari una doccia calda se mi era concesso.

La piccola fata si alzÃ² dallâinchino. â¹â¹Neman, usa con molta attenzione la polvere di fata. Usala quando ne avrai veramente bisogno, solo cosÃ¬ potrÃ  funzionareâºâº.

â¹â¹E se volessi scoprire chi Ã¨ contro di me? Come devo usarla?âºâº, questa era unâinformazione che avrei sfruttato prima o poi.

Dovevo scoprire chi stava dalla mia parte e chi no.

Avrei aspettato il momento giusto, bisognava solo avere pazienza.

E quella non mi era mai mancata.

Twinkle incrociÃ² le gambe, si sedette sulla mano e cominciÃ² a spiegare. â¹â¹Vedi, devi fare in modo che chi sospetti sia contro di te tocchi o abbia vicino a sÃ© la margherita. Devi metterla in una tasca o regalarla o altro, e nel momento in cui avviene il contattoâ¦ bamâºâº, e schioccÃ² le minuscole dita, â¹â¹Il gioco Ã¨ fatto! Se lâaura di questa persona Ã¨ dorata, tutto apposto, sta dalla tua parte. Se invece Ã¨ nera, fuligginosaâ¦ Beh, ti conviene dartela a gambeâºâº.

Sembrava una cosa facile da fare.

Aura dorata, amico.

Aura fuligginosa, nemico.

Semplice!

â¹â¹Grazie Twinkle, ne farÃ² buon usoâºâº. La fatina si alzÃ², fece un inchino veloce e raggiunse gli altri esserini volanti.

Un rumore di zoccoli si fece largo tra la folla e attirÃ² la mia attenzione.

Era Calien, sempre con la camicia di seta svolazzante e i pantaloni color cachi.

Stavolta perÃ² i capelli erano sciolti, raccolti allâindietro con una treccia per lato.

AccostÃ² il cavallo vicino a noi e fece un leggero inchino.

Era la prima volta che lo vedevo da vicino, i suoi occhi erano di un blu cielo intenso, spettacolare.

â¹â¹Siete arrivate, finalmente. Vedo che Twinkle non ha aspettato a consegnarti la polvere di fataâºâº. Sorrise.

Non a me perÃ², a Sonia.

E lei ricambiÃ² il sorriso, arrossendo.

Câera qualcosa fra i due? Sembrava proprio di sÃ¬.

Avevo appena scoperto che anche Sonia aveva una parte dolce.

â¹â¹I Siruco sapevano dovâera. Siamo fuggiti in fretta perchÃ© la stavano cercando al castello di Ares. Credo ci sia una spia fra di noiâºâº.

La piccola Sara parlava poco, ma nel momento in cui lo faceva mi sorprendeva sempre.

Capii che la sua dote era lâosservazione.

Ricapitolando: Sonia era la piÃ¹ pratica, Sara la piÃ¹ attenta ai dettagli, e io?

Di sicuro potevo essere la piÃ¹ problematica o la piÃ¹ combina guai.

Certo, mi ci vedevo benissimo in quel ruolo.

â¹â¹SÃ¬, sanno che Ã¨ arrivata. Sono venuti a cercarla anche qui. Ci hanno fatto credere che era una normale spedizione in cui rubano e torturano tutto ciÃ² che si trova sul loro cammino, ma non hanno portato via nulla e nessuno Ã¨ stato torturato, fortunatamenteâºâº. Calien scosse la testa, sconcertato.

Non capivo come potesse essere accaduto. Se i Siruco non potevano viaggiare alla luce del sole, chi era venuto al villaggio? Non avrebbero potuto cercarmi stando sottoterra.

Non feci in tempo a pensare a tutto ciÃ² che Sara mi precedette nel porre domande.

â¹â¹Maledetta Waningâºâº, sbottÃ² la mia sorellina.

Era disgustata per non so quale motivo.

â¹â¹Chi Ã¨ Waning?âºâº chiesi.

â¹â¹La regina delle fate nere. Pensi che le fate siano tutte belle, buone e carine come Twinkle? Allora non hai mai visto il popolo Curoos! Vivono sulle montagne che hai visto prima, quelle al confine fra i due Regni. Le montagne Gehnulâºâº.

Fate nere.

Non riuscivo a immaginarmi delle fate cattive.

Come poteva essere? Ero cresciuta, come tutte le bambine, con storie di magia in cui le fate sono sempre dalla parte dei buoni. Non potevo pensare che quegli esseri indifesi avessero la forza per fare del male a qualcuno, grande o piccolo che fosse.

â¹â¹Non posso crederciâºâº, mi sorpresi a dire scuotendo la testa.

â¹â¹E fai male! Devi stare molto attenta, invece: le fate nere sanno essere molto cattive e crudeliâºâº. Calien parlÃ² con tono serio.

Era una cosa con cui non si poteva scherzare.

Avevo capito in pochi giorni che esisteva un mondo pieno di esseri di cui avevo sentito parlare solo nei racconti e, allo stesso tempo, questi esseri magici convivevano con un popolo oscuro e potente.

Io ero stata catapultata lÃ¬ per qualche preciso motivo.

Un allineamento particolare dei pianeti?

Una cospirazione divina?

Fatto sta che tutti in quel posto credevano in me.

E io non volevo deluderli.

Nei loro occhi vedevo speranza, giustizia e libertÃ .

Volevano essere liberi dalla crudeltÃ  e dalla sottomissione di Mefisto e la Dea in persona mi aveva detto che solo io potevo aiutarli.

Cosa potevo fare a quel punto?

Dovevo prendere in mano le redini del mio destino.

Dovevo domare i miei poteri e la mia forza.

Dovevo combattere contro Siruco, Curoos e Mefisto in persona.

E ce lâavrei fatta! Ma ne ero poi cosÃ¬ sicura?

â¹â¹FarÃ² tesoro di quello che mi avete detto, Calien. Ora, se non ti dispiace mi piacerebbe fare una bella dormita. Senza incubi, speroâºâº.

Avevo riposato veramente male la notte prima e il mio corpo cominciava a sentire tutta la stanchezza.

Arrivata a casa mi diressi pigramente nella mia stanza.

Avevo dimenticato tutto, vedevo solo il letto. Mi stesi sopra le coperte e mi addormentai ancora vestita.



***



Qualcuno stava correndo.

Era una foresta quella che vedevo o cosa?

Mi ricordava un posto in cui ero giÃ  stata.

A terra câerano tante foglie morte che coprivano una specie di vialetto terroso. Sorvolai un ponte che se ne stava adagiato sopra un fiumiciattolo pieno di ciotoli.

Sono giÃ  stata qui!

Mi accorsi che stavo fluttuando, attirata da qualcosa.

Il respiro affannato di qualcuno risuonÃ² nelle mie orecchie.

Abbassai lo sguardo, mentre tutto attorno a me scorreva velocemente. Un ragazzo stava correndo e io mi muovevo con lui. Ogni tanto si guardava alle spalle.

Evidentemente credeva di essere seguito.

Non riuscivo a vederlo bene in faccia ma mi ricordava qualcuno.

Si fermÃ² di colpo e trattenne il fiato. Qualcosa per terra gli bloccava il passaggio. Sembrava un tronco coperto di foglie.

Fluttuai piÃ¹ in basso per vedere meglio.

Era un tronco strano, sembrava avere forma umana.

Il ragazzo si piegÃ² sulle ginocchia, affianco al tronco.

Un singhiozzo strozzato bucÃ² il silenzio.

Stava piangendo.

PerchÃ©?

AlzÃ² una mano tremante e spostÃ² un poâ di foglie.

Rimasi paralizzata.

Una parte di me voleva fuggire lontano, unâaltra voleva restare a guardare la macabra scena.

Non era un tronco.

Vedevo dei vestiti. Una canotta che doveva essere stata bianca, un disegno indecifrabile ormai rovinato da unâampia macchia rossa, un paio di pantaloncini corti neri eâ¦un paio di Converse nere e rosa!

Ero io, era il mio corpo!

Mi avvicinai di piÃ¹ al ragazzo.

Un rumore di foglie e rami spezzati attirÃ² la sua attenzione e alzÃ² la testa di scatto.

Mia Dea, era Michael!

Il ragazzo che si era innamorato di me, quello per cui avevo paura di uscire di casa.

Trattenni il respiro.

Un senso di nausea si impossessÃ² del mio corpo.

Come aveva fatto a trovarmi?

PerchÃ© si trovava lÃ¬ nel bel mezzo della notte?

I miei pensieri furono interrotti.

Michael spalancÃ² gli occhi e qualcosa gli si scaraventÃ² addosso.

Urlai con lui e fui inghiottita dallâoscuritÃ .










10

ARRIVI INASPETTATI









Il sogno che avevo fatto mi aveva lasciato un senso di smarrimento, terrore e un lieve pizzicore allo stomaco che non significava niente di buono.

Ero convinta che qualcosa fosse successo veramente a Michael, ma non avrei potuto fare nulla. Avrei voluto poter consultare i tarocchi, di loro potevo fidarmi senza avere il terrore che mi pugnalassero alle spalle.

Non sapevo a chi avrei potuto raccontare del sogno e delle sensazioni che mi erano rimaste.

Tutti stavano ancora dormendo, solo io ero seduta in cucina sulla sedia a dondolo.

Quella mattina faceva caldo, perciÃ² mi liberai del vestito scomodo e scesi in slip e canottiera. A parte Sonia e Sara, non câerano ragazzi in casa.

Gabriel, come al solito, spariva per andare chissÃ  dove a fare chissÃ  cosa. Ovviamente senza dire nulla a nessuno.

Stavo sorseggiando una tazza di tÃ¨ verde, ovvero lâunica cosa decente che avevo trovato in cucina, mentre osservavo il sole che, a poco a poco, riprendeva il suo brillare che distingueva il giorno dalla notte

Qualcosa attirÃ² la mia attenzione.

Qualcosa di famigliare a cui perÃ² non sapevo dare un nome.

Girai leggermente la testa e tesi lâorecchio.

Rimasi in silenzio ad ascoltare.

Qualcosa stava graffiando la porta.

Un rumore secco e regolare, come un segnale.

Il pensiero scivolÃ² nella mia mente cercando di dare una forma, una dimensione e finalmente qualcosa trovÃ².

â¹â¹Ade!âºâº. Quasi urlai per la gioia.

Saltai giÃ¹ dalla sedia a dondolo su cui mi ero rannicchiata e quasi inciampai per la fretta. Un poâ di tÃ¨ scivolÃ² fuori dal bordo macchiando il legno fresco sotto i miei piedi.

Appoggiai la tazza al volo sul tavolo e mi precipitai verso il pomello della porta. Lo girai freneticamente. Le mani sudate per lâagitazione non facevano aderenza sullâottone e non riuscivo ad aprire.

Finalmente un click, e la porta si aprÃ¬.

Un batuffolo di pelo chiaro mi saltÃ² addosso. Mi chinai sulle ginocchia per coccolarlo e abbracciarlo e lui agitÃ² freneticamente la coda bianca con una riga nera nel mezzo. Con il muso annusÃ² ogni singola parte del mio viso, dandomi un leggero bacio-leccatina ogni tanto.

â¹â¹Ade! Mi hai trovato. Come hai fatto? Sei qui veramente!âºâº.

Mi accorsi che stavo piangendo solo quando qualcosa di umido e caldo cadde sulle mie gambe.

Lui rispose con un bau e dei piccoli cigolii di contentezza.

â¹â¹Mia Dea, ma che succâ¦ tesoro! Vieni qui bello!âºâº. Sara, con addosso una maglia blu di due taglie piÃ¹ grande, si accucciÃ², tese una mano e schioccÃ² le labbra per chiamare il cane.

Ade scodinzolÃ² felice fino a lei, lâannusÃ² e decise che le stava simpatica.

Nel frattempo, Sonia ci raggiunse scendendo le scale di corsa con la sottoveste di pizzo color bronzo che svolazzava a destra e a sinistra. I capelli rossi le sfuggivano da tutte le parti e aveva unâespressione strana.

Aveva qualcosa da nascondere?

La risposta alla mia domanda arrivÃ² quasi subito.

SÃ¬, qualcosa nascondeva.

PiÃ¹ che qualcosaâ¦ qualcuno!

Dietro di lei si materializzÃ² Calien. Anche lui con i capelli stropicciati, lâaria di chi non ha mai dormito la notte e i suoi fedeli pantaloni color cachi.

Stavolta la camicia bianca non câera.

Immaginavo dove poteva essere finita, ma non volevo pensarci.

La mia mente era impegnata a gioire con il mio fedele amico. Ero talmente impegnata che non mi preoccupai di essere in slip e canottiera in presenza di un ragazzo.

Sonia, talmente rossa in viso che avrebbe potuto mimetizzarsi con i suoi capelli, si avvicinÃ². â¹â¹Non ci posso credere. Non dirmi che lui Ã¨â¦âºâº.

â¹â¹Lui Ã¨ Ade, il mio tesoroâºâº, dissi io mostrando un sorriso a trentadue denti e accarezzando il mio cucciolone.

â¹â¹Sofia, mmmâ¦ lo sai che significa questo, vero?âºâº, disse Calien con un tono un poâ troppo serio per i miei gusti, le braccia incrociate sul petto nudo e lo sguardo solennemente triste di chi sta per darti una cattiva notizia.

â¹â¹Cosa significa questoâ¦ cosa?âºâº. Il cuore mi martellava nel petto.

Avevo il terrore che mi dicesse che stavo immaginando tutto, che Ade non era veramente lÃ¬ con me. Non avrei voluto sentirmi dire una cosa del genere, al solo pensiero mi sentivo male.

SÃ¬, lo so, Ã¨ solo un cane, ma per me era molto di piÃ¹. Ero legata a lui quando ero in vita. Era il mio compagno fedele, sempre al mio fianco nel momento del bisogno, e ora piÃ¹ che mai avevo bisogno di lui.

â¹â¹Adeâ¦ il tuo cane. Insomma, nonâ¦ non ti chiedi come abbia fatto a raggiungerti?âºâº.

La domanda me lâero posta per soli due secondi, ma la gioia di averlo ancora con me era troppo grande, sovrastava qualsiasi altra cosa.

â¹â¹SÃ¬, beh, me lo sono chiesta maâ¦âºâº.

Calien mi interruppe. Si avvicinÃ² a me, ancora inginocchiata a terra, mi posÃ² un braccio sulle spalle.

Brutto segno.

â¹â¹Vedi, tu e lui avete un legame forte. Come posso spiegarti? Hai mai sentito parlare di imprinting?âºâº.

SÃ¬, sapevo cosâera. Lâavevo letto in molte storie e ne avevo sentito parlare molte volte. Era una sorta di teoria per cui un animale era portato a seguire, di solito come sua madre, il primo animale o essere umano con cui veniva in contatto.

PiÃ¹ o meno doveva funzionare cosÃ¬.

Annuii verso Calien, senza dire niente.

â¹â¹Ecco, Ade Ã¨ legato a te. Legato talmente tanto che, quando tu sei morta per venire in questa dimensioneâ¦âºâº e non finÃ¬ la frase.

Qualcosa si illuminÃ² dentro il mio cervello, quella fastidiosa lucina che a volte vorresti bruciare perchÃ© ti fa capire cose a cui non avresti mai voluto pensare.

â¹â¹Vuoi dire cheâ¦ cheâ¦âºâº, un groppo in gola non mi permise di finire la frase.

Mandai giÃ¹ e feci un respiro profondo. Lacrime umide e calde stavano affiorando sui miei occhi, questa volta non di gioia.

Non volevo piangere.

Distolsi lo sguardo e come una volta, quando ero ancora viva, guardai Ade e lo accarezzai. Forse capÃ¬ quello che provavo e appoggiÃ² la testa vicino alle mie gambe dandomi un piccolo colpetto con il naso freddo e bagnato.

â¹â¹SÃ¬, Sofia, Ã¨ morto per seguirti fin quiâºâº. Calien, che mi stava ancora tenendo il braccio sulla spalla, aumentÃ² la presa e mi scrollÃ² un poâ.

â¹â¹Non essere triste. A volte bisogna saper vedere il lato positivo della morte, anche se Ã¨ nascosto al nostro cuore. Ã solo piÃ¹ difficile da vedereâºâº.

GiÃ , il lato positivo.

In questo caso ero felicissima di poter essere ancora insieme al mio Ade. Era come sentirmi realmente viva, di nuovo. Come un legame con la ragazza che ero stata prima.

Ma a questo punto mi venne da pormi una domanda.

â¹â¹Qual Ã¨ il lato positivo della mia morte?âºâº. La mia voce fu un sussurro quasi impercettibile e le lacrime scendevano silenziose sul mio viso.

Calien alzÃ² gli occhi verso Sonia. Si guardarono e abbassarono lo sguardo.

Li avevo messi in imbarazzo?

Beh, non mi importava.

Pretendevo una risposta senza mezzi termini.

Sara spiazzÃ² tutti ome sempre. â¹â¹Okay, vuoi sapere perchÃ© sei morta? Te lo spiego ioâºâº.




11

POTERE









Sara ci portÃ² in uno stanzino che non sapevo nemmeno esistesse.

Aveva tirato fuori da non so dove unâaltra maglia enorme blu, e me la diede. Avrei dovuto chiedere se nellâarmadio dove teneva lo stock di maglie blu câerano anche dei jeans. O almeno dei pantaloni di qualsiasi tipo.

SpostÃ² qualche scatolone pieno di cianfrusaglie e afferrÃ² qualcosa dal pavimento. Non capii subito che cosa stava facendo, ma poi notai che stringeva fra le mani una maniglia.

TirÃ² e una parte di pavimento legnoso si alzÃ². Era una specie di porta, una botola.

â¹â¹Ta-da!âºâº, disse Sara in tono soddisfatto, e con un gesto secco del braccio ci fece cenno di scendere.

â¹â¹Scendo prima io, non si sa mai. Preferisco essere sicuro che lÃ  sotto non ci sia niente di pericolosoâºâº. Calien dimostrÃ² di essere un vero cavaliere dâaltri tempi.

â¹â¹Sara, hai una pila o una torcia?âºâº.

â¹â¹Certoâºâº. Si diresse verso gli scatoloni, frugÃ² un poâ e poi trovÃ² una pila che porse al mezzelfo.

Calien scese qualche gradino. SparÃ¬ per qualche secondo e poi la sua testa riemerse.

â¹â¹Via libera. Potete scendereâºâº.

Sonia mi superÃ² e sparÃ¬ nel buco sul pavimento.

Poi toccÃ² a me.

Guardai dentro. Vedevo solamente pochi gradini e poi il buio. Fortunatamente la scala non era come avevo immaginato, verticale e a strapiombo nel nulla, ma aveva una pendenza dolce e i gradini erano in marmo.

Man mano che scendevo, una luce leggera illuminava lâingresso di quella che sembrava essere una galleria.

â¹â¹Ragazzi, guardate quaâºâº, dietro di me Sara stava trafficando con un accendino e un pezzo di legno con una pezza legata allâestremitÃ .

Un leggero odore di benzina scivolÃ² sotto il mio naso. Appena la fiamma toccÃ² la pezza, questa prese fuoco immediatamente con un bagliore caldo e rosso.

Sara si avvicinÃ² alla parete destra e piegÃ² leggermente la torcia verso qualcosa che era attaccato al muro. Era una ciotola che prese fuoco allâistante appena entrÃ² in contatto con la torcia improvvisata.

Una scia calda avanzÃ² velocemente come acqua che scorre lungo il percorso che le Ã¨ stato imposto dalla natura accendendo, ogni due metri, altre ciotole attaccate al muro.

Sara si spostÃ² verso il lato sinistro della galleria e compÃ¬ lo stesso rito del fuoco.

Tutto si illuminÃ² e quello che a me poco prima era sembrato un buco stretto, piccolo e buio, era in realtÃ  un enorme tunnel illuminato.

â¹â¹E questo cosâÃ¨? Sara, perchÃ© non ne sapevo nulla? Avresti potuto dirmi che sotto casa nostra câÃ¨ una galleriaâºâº.

Sonia si guardava attorno stupita mentre rimproverava la piccola Sara, la quale si limitÃ² a sollevare le spalle e a dire: â¹â¹Beh, questo posto devo conoscerlo solo io, fa parte del mio potere. Vedi, quiâ¦ qui câÃ¨ la fonte della conoscenzaâºâº, disse allargando le braccia con enfasi. â¹â¹Io devo proteggerla e nasconderla, come mi Ã¨ stato detto dalla Deaâºâº.

La Dea aveva comunicato anche con lei?

Quindi si era manifestata anche alle mie sorelle, non solo a me.

Il ricordo di Morrigan si fece vivo di fronte ai miei occhi. Non ricordavo il suo viso, ricordavo solo il contorno sfumato del suo vestito bianco e i suoi capelli corvini. Nel vero senso della parola dato che erano veramente formati da corvi.

â¹â¹Quindi anche tu hai visto Morrigan?âºâº chiesi, lieta di poterne parlare con qualcuno.

Sara sgranÃ² gli occhi e Sonia trattenne il respiro. â¹â¹No, non lâho mai vista. La Dea non mi ha parlato di persona, ho ricevuto il suo messaggio spiritualmente. Maâ¦âºâº Si guardÃ² attorno e si avvicinÃ² a me parlando sottovoce. â¹â¹Vuoi dire che tu lâhai vista?âºâº.

Un alito di aria fresca si posÃ² sulle mie gambe nude. Ebbi un fremito.

Che dovevo fare?

Mentire o dire la veritÃ ?

Optai per la seconda opzione, sfidando la sorte di nuovo. Loro erano le mie sorelle, dopotutto, dovevano sapere.

â¹â¹SÃ¬, ioâ¦ lâho vista quando sono caduta da cavallo ieriâºâº.

â¹â¹E perchÃ© non lâhai detto subito? CosÃ¬ avresti evitato quella scenata con Gabrielâºâº. Sonia era su tutte le furie.

Fu Sara a risponderle e gliene fui grata. â¹â¹Non si fida, non lâhai ancora capito? Lei preferisce qualcun altro. O non hai capito nemmeno quello?âºâº

Sonia mi trapassÃ² con lo sguardo. â¹â¹Che diavolo, Sofia! Da quantâÃ¨ che conosci Ares? Un giorno? Ã un immortale, per la miseriaâºâº.

La vocina fastidiosa si ripresentÃ² nella mia testa, chiara e limpida.

Non ascoltarla, Ã¨ solo gelosa. Ares Ã¨ tuo.

Una rabbia improvvisa cominciÃ² a ribollirmi dentro.

â¹â¹Che câÃ¨, sorellina? Sbaglio o sei stata tu a dirmi che ci si poteva fidare di lui?âºâº.

La voce mi uscÃ¬ con un timbro diverso. Sembrava una brutta imitazione della mia. PiÃ¹â¦ malvagia. Non saprei come altro descriverla.

â¹â¹SÃ¬, ammetto di aver detto che Ã¨ lâunico immortale di cui ci si puÃ² fidare, ma non ho detto che mi fido ciecamente di lui! Gli immortali sono imprevedibili. La loro natura puÃ² essere repressa, nascosta in qualche angolo della loro mente, ma puÃ² uscire quando meno te lo aspettiâºâº. La voce di Sonia si era alzata di unâottava.

Era talmente tanto arrabbiata che i capelli le si erano rizzati in testa come attirati da unâinvisibile scarica elettrica.

â¹â¹E allora perchÃ© mi avete portato da lui se non ti fidi ciecamente?âºâº. Le mani cominciarono a tremare leggermente.

Mi volevano vendere al nemico? Ero convinta che di loro potevo fidarmi.

Mi stavo sbagliando?

In quel caso, Sonia doveva darmi una spiegazione convincente.

â¹â¹Ti abbiamo portato da lui perchÃ© puÃ² aiutarti. Infatti ti ha spiegato un sacco di cose e ti ha dato quelloâºâº. Con il dito indicÃ² il medaglione di cristallo con i draghi.

Era vero, me lâaveva dato per proteggermi.

Nonostante ciÃ², la rabbia non voleva sbollire. Anzi, cresceva ogni secondo di piÃ¹.

â¹â¹Voglio solo che tu stia attenta. Non si sa mai cosa potrebbe succedere se tu ti innamorassi di luiâºâº.

Nessuno puÃ² impedirti di provare qualcosa per Ares.

La vocina insisteva e fu come soffiare sul fuoco alimentandolo sempre di piÃ¹.

Qualcosa mi punzecchiÃ² i piedi e salÃ¬, salÃ¬, fino a raggiungere le mani.

Un battito dâali invisibile si poteva udire in lontananza.

â¹â¹Tu. Non. Devi. Dirmi. Cosa. Devo. Fare. CAPITO?âºâº.

Alzai le mani come per lanciare qualcosa in direzione di Sonia e una forza invisibile si sprigionÃ² dalle mie braccia.

Udii un cra cra e il battito dâali sempre piÃ¹ vicino.

Immaginai un corvo scendere in picchiata verso quella che era diventata mia sorella.

â¹â¹Attenta!âºâº. Calien si precipitÃ² verso Sonia e la buttÃ² a terra nellâistante stesso in cui lâondata di potere esplose nel punto esatto in cui lei si trovava pochi attimi prima.

Feci un respiro profondo e il pizzicore che avevo sotto la pelle sparÃ¬ velocemente comâera arrivato.

Guardai Sonia ancora a terra, Calien che la teneva delicatamente abbracciata. Ogni tanto le dava un bacio in testa smettendo per un secondo di accarezzarle i rossi capelli.

â¹â¹Che mi sta succedendo?âºâº. Ero inorridita da quello che avevo appena fatto e allo stesso tempo attirata dal potere che mi era esploso dentro.

â¹â¹Non preoccuparti, forse so che cosa sta succedendo, ma non voglio accusare nessuno. A questo puntoâ¦âºâº. Fece una pausa, tenendo in sospeso il discorso. â¹â¹Credo che dovresti parlare con la sibillaâºâº. Sonia mi parlÃ² dolcemente.

Forse capiva lâondata di pensieri e dubbi che avevo dentro. Ero lieta che volesse aiutarmi.

â¹â¹Come posso raggiungerla?âºâº

â¹â¹Tramite il corvoâºâº, disse Calien senza staccare gli occhi dalla sua amata.

â¹â¹No, devo parlarle di persona. Il corvo mi accompagnerÃ âºâº.

Avevo bisogno di parlare con la sibilla a quattrâocchi. Lei mi avrebbe finalmente spiegato tutto.

Forse.

â¹â¹Non puoi, Ã¨ pericoloso e ne va della tua vitaâºâº. Sonia era preoccupata, ma non alzÃ² la voce.

Mi resi conto che potevo percepire cosa provava. Aveva paura di una mia reazione come la precedente.

â¹â¹LâaccompagnerÃ² ioâºâº, disse Calien spiazzando tutti. â¹â¹Ne ha bisogno e in questo casoâ¦ ha visto la Dea. Che ti ha detto a riguardo?âºâº.

Ripassai mentalmente la conversazione. â¹â¹Ha detto che le parole della sibilla sono vere e che devo ascoltare sempre cosâha da dirmiâºâº.

Calien annuÃ¬. â¹â¹Questo dovrebbe bastare per convincerti. Lasciami andare, tesoro. Con me sarÃ  al sicuro, fidatiâºâº. Teneva il viso di Sonia tra le mani e le diede un bacio delicato sulle labbra.

â¹â¹Okayâºâº, disse Sonia con le guancie in fiamme. â¹â¹Andrai con leiâºâº.

â¹â¹Ehi, ragazziâºâº, sâintromise Sara. â¹â¹Vi siete dimenticati perchÃ© siamo qui? Dobbiamo rispondere a una domandaâºâº.

In realtÃ  avrei voluto una risposta allâintero caos di domande che mi gironzolava in testa, ma era meglio fare un passo alla volta.

Un mattoncino dietro lâaltro e forse sarei riuscita a risolvere tutto.




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