La Trasformazione: Sull'Eterno Corpo Glorioso Spirituale E Sul Nulla Eterno Infernale
Guido Pagliarino






Guido Pagliarino



La Trasformazione



Sull'eterno corpo glorioso spirituale e sul nulla eterno infernale

(secondo lâantropologia cristiana nei secoli I e II)



Saggio


Copyright Â© 2018 Guido Pagliarino

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Guido Pagliarino

La Trasformazione

Sull'eterno corpo glorioso spirituale e sul nulla eterno infernale

(secondo lâantropologia cristiana nei secoli I e II)

Saggio

Libro ed E-book

Copyright Â© 2018 Guido Pagliarino

Distribuzione Tektime



Immagine di copertina: Hieronimus Bosch, olio su tavola, Visioni dell'aldilÃ : Ascesa all'Empireo, tra 1505 e 1515, Galleria dellâAccademia Palazzo Grimani, Venezia (particolare di tavola di polittico)


Indice



I - LâETERNO CORPO (#ulink_12c024ad-17df-5c3e-9787-8af20927edcc)

La trasformazione-resurrezione (#ulink_8c8f937f-4749-54e9-9908-92eaca10b7da)

Il corpo umano materiale psichico (#ulink_d807dfa5-b5bd-505c-82d5-9294310805dc)

Sui cristiani cattolici e sugli gnostici cristianeggianti (a volte impropriamente detti cristiani gnostici) (#ulink_cd4c7045-6062-59a3-a8fd-0d8a87ad0d7a)

Cenni allâidea dâinferno vissuto derivante dalla platonizzazione del Cristianesimo (#ulink_2ba365e1-0d54-5382-8c21-90b0aaeaaa5f)

Il corpo umano e la sua trasformazione secondo san Paolo (#ulink_c86e652a-827e-54cd-b179-47c7b71218c1)

II - OTTICHE ANTROPOLOGICHE CRISTIANE E CRISTIANEGGIANTI (#ulink_f1e6f2ba-2bf9-5d76-80da-ca207561132a)

III - RISURREZIONE DEL SOLO ANIMO UMANO SECONDO I PLATONICI E GLI GNOSTICI CRISTIANEGGIANTI (#ulink_014be5f0-eb31-548d-8138-2cb5fd23bbbe)

Dualismo greco e gnostico e semidualismo cristiano platonizzato: cenni (#ulink_e83f1e14-f2c5-5b32-bec1-ab69a6278570)

In particolare, la risurrezione del solo Animo di Cristo secondo la concezione degli gnostici doceti (#litres_trial_promo)

In particolare,  (#litres_trial_promo)Origene, lâapocatastasi e lâinferno a termine (#litres_trial_promo)



IV - RISURREZIONE DEL CORPO UMANO CON LA PROPRIA PSICHE (#litres_trial_promo)

V - LâUOMO GESÃ DI NAZARETH Ã EBREO, NON Ã GRECO, DUNQUE DA EBREO RAGIONA, NON DA GRECO (#litres_trial_promo)

La kenosi divina (#litres_trial_promo)

Lâebreo GesÃ¹ (#litres_trial_promo)

GesÃ¹ non greco (#litres_trial_promo)

VI - PIÃ DIFFUSAMENTE SULLâANIMA NEL CRISTIANESIMO A FAR CAPO DAL II SECOLO (#litres_trial_promo)

VII - SUI NOVISSIMI (#litres_trial_promo)

Lâinferno âalla Danteâ e lâinferno secondo i primi cristiani (#litres_trial_promo)

Il Dio del Cristianesimo e del Giudaismo non Ã¨ dualista (#litres_trial_promo)

A proposito del contestato Purgatorio (#litres_trial_promo)

Purgatorio  (#litres_trial_promo)durante la vita  (#litres_trial_promo)sulla terra (#litres_trial_promo)? Purgatorio istantaneo (#litres_trial_promo)? (#litres_trial_promo)

A proposito di Paradiso (#litres_trial_promo)

Voltaire e la risurrezione del corpo (#litres_trial_promo)

Qualcosa sullâinesistente limbo (#litres_trial_promo)

In conclusione (#litres_trial_promo)

APPENDICE 1 (#litres_trial_promo) Abbreviazioni dei nomi dei libri biblici (#litres_trial_promo)

APPENDICE 2  (#litres_trial_promo)- I ventun concili ecumenici della Chiesa e tracce de (#litres_trial_promo)i rispettivi  (#litres_trial_promo)argomenti trattati (#litres_trial_promo)



I - LâETERNO CORPO (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)




La trasformazione-resurrezione (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)


Nel suo âDizionario filosoficoâ Voltaire deride lâidea di risurrezione del corpo umano, concetto che per i cristiani Ã¨ veritÃ  rivelata. Lo scrittore e filosofo fa presente che uomini e animali possono in realtÃ  essere nutriti dalla sostanza di predecessori, perchÃ© il corpo dâun essere umano sepolto e putrefatto nella terra ovvero le ceneri del suo cadavere bruciato cadute sulla stessa si trasformano in frumento o altri vegetali che sono mangiati da altri uomini; cosÃ¬, soggiunge sarcastico, Caino mangiÃ² una parte di Adamo, Henoc di Caino, Irad di Henoc, MehuÃ¯ael di Irad e Matusalemme di Mehuiael e, in breve, non c'Ã¨ nessuno che non abbia mangiato una piccola porzione del primo progenitore, per cui tutti gli esseri umani sono antropofagi. La cosa, continua il filosofo, Ã¨ piÃ¹ che evidente dopo una battaglia in cui ammazziamo nostri fratelli: in capo a due o tre anni, li abbiamo mangiati nelle messi raccolte sul campo della stessa battaglia; anche noi, sentenzia, saremo mangiati un giorno. Ritenendo dâaver distrutto lâidea farisaica-cristiana di resurrezione degli esseri umani, egli osserva: quando si dovrÃ  risuscitare, come sarÃ  possibile che ognuno abbia il corpo che gli apparteneva, senza perderne almeno una parte? Cita poi lo scienziato e filosofo cartesiano padre Nicolas Malebranche il quale, secondo Voltaire, prova la veritÃ  della resurrezione con l'esempio dei bruchi che diventano farfalle; ma tale prova, commenta, Ã¨ altrettanto fragile delle ali degli insetti che il religioso cita.

In realtÃ  quella del Malebranche non vuol essere una prova ma Ã¨ una mera similitudine; il cristiano che conosca il Nuovo testamento e, in questo, le Lettere di san Paolo, con lâespressione risurrezione del corpo non intende una seconda vivificazione delle nostre molecole; infatti nella prima Lettera ai Corinzi Paolo dice che, a imitazione di quello di GesÃº risorto, il nostro corpo risorgerÃ  in altra forma: in forma gloriosa spirituale; piÃ¹ esattamente lâapostolo dei gentili scrive che il nostro mortale corpo animale nonchÃ© psichico, perchÃ© dotato di ragione-io, si trasformerÃ  in eterno corpo glorioso e pneumatico. Lo dice dopo aver premesso unâallegoria, che si semina un chicco e sorge una spiga, la quale Ã¨ in un certo senso quel seme ma non Ã¨ piÃ¹, in senso stretto, il seme che Ã¨ marcito: nessuno di quelli della spiga Ã¨ il chicco seminato ma, in nuova forma gloriosa, quella spiga intera Ã¨ il seme marcito. La chimica e la fisica non câentrano, non ha nessuna importanza che la materia del corpo dâun sepolto finisca in quella dâuna pianta e che esseri umani mangino i suoi frutti e assumano quella materia, per il Cristianesimo ciÃ² che risuscita Ã¨ la persona in forma sublime, gloriosa spirituale, appunto: GesÃº, per chi crede ai Vangeli, nel presentarsi risorto agli apostoli entra in un luogo chiuso senza passare per la porta, ciÃ² che sarebbe inconciliabile col principio dellâimpenetrabilitÃ  dei corpi se il trascendente Risorto fosse fatto di immanente materia.

Torneremo sullâargomento della trasformazione secondo san Paolo. Intanto, avendo stabilito tale concetto e sgombrato lâequivoco che con risurrezione sâintenda nel Cristianesimo un corpo di carne e sangue che rivive tal quale, vediamo come il Nuovo testamento, che per i credenti Ã¨ Parola di Dio, presenta il corpo umano vivente su questa terra.




Il corpo umano materiale psichico (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)


Che su questa terra una persona, oltre al proprio corpo dotato di io o anima â psychÃ© â, abbia un individuale animo, o spirito o pneuma â pneyma â creato sostanzialmente immortale non Ã¨ stato provato nÃ© da metafisiche e religioni orientali nÃ©, in occidente, dai pitagorici, da Platone e dai platonici e neppure Ã¨ stato dimostrato dal Padre della Chiesa santâAgostino (354-430) il quale, influenzato dalla lettura delle Enneadi del neoplatonico Plotino, su di una tradizione spiritualista ormai stabile nella teologia dei suoi tempi, semplicemente, assunse che lâanima umana Ã¨ pneumatica e immortale, divenendo coi suoi scritti il tramite piÃ¹ importante nella Chiesa fra le idee platoniche e il Cristianesimo. Che ogni essere umano abbia un pensiero personale, una personalitÃ , non puÃ² essere sufficiente perchÃ© si possa parlare senzâaltro di suo pneuma particolare. Ã sperimentale il fatto che siamo corpi umani con una psiche la quale muta e sâaccresce con lâesperienza â la cultura â grazie alle sinapsi del cervello che consentono alle cellule nervose del cerebro stesso, i neuroni, dâinteragire con lâambiente. Ã in altri termini sperimentale che abbiamo un corpo materiale-animale psichico, proprio come afferma, nella neotestamentaria prima lettera ai Corinzi, lâebreo convertito a Cristo Saulo-Paolo: siamo in uno dei primissimi anni 50 del I secolo e la Chiesa Ã¨ solo alle origini e dalla predicazione orale apostolica stanno cominciando a nascere i libri del Nuovo testamento; siamo a molti secoli prima della nascita dello spiritualista Agostino dâIppona. Non si puÃ² intendere San Paolo se lo si consideri uno spiritualista, egli non Ã¨ platonico, non parla affatto di pneuma personale dellâessere umano su questa terra; e anche per gli altri ebrei ogni uomo Ã¨ solo il proprio corpo, che ha sÃ¬ anima, ma nel senso di psiche, di io, cioÃ¨ Ã¨ un corpo umano pensante, mentre spirito o pneuma â ruach, a volte traslitterato come ruÃ h â Ã¨ solo JahvÃ¨ il Creatore. Peraltro lâuomo Ã¨ diversificato dagli altri viventi dal fatto dâessere creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26): importano meno di tale espressione gli altri vocaboli e concetti dellâantropologia religiosa ebraica, vale a dire che ogni uomo Ã¨ unione inseparabile di nefesh, vita o vitalitÃ , (psychÃ© nelle traduzioni in greco, psiche o anima in italiano) e di bashar (sarx nelle traduzioni in greco, da non confondere, come vedremo, con soma che nelle lettere di san Paolo Ã¨ il corpo della persona in grazia di Dio): bashar Ã¨ la carne viva dellâuomo, cioÃ¨ il suo corpo materiale-animale.



NellâAntico testamento troviamo questi concetti e le parole che li descrivono nei testi della Torah (Pentateuco per i cristiani), scritti fra il VII e il IV secolo a.C. e, piÃ¹ precisamente, fra il V e il IV i libri Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, mentre il Deuteronomio, parola che dignifica Seconda Legge,  Ã¨ forse situabile nel VII secolo in una prima stesura perduta detta âlibro dellâAlleanzaâ, ne parla il successivo libro 2 Re (22, 3-20), e sicuramente Ã¨ scritto nel V secolo il testo giunto a noi. Troppo lungo sarebbe parlare qui della formazione e della datazione dei libri veterotestamentari, ma volendo approfondire si puÃ² vedere il saggio divulgativo di Guido Pagliarino âIl Vento dell'Amoreâ, Tektime Editore, 2018.



La nefesh o anima non Ã¨ dunque per la Bibbia qualcosa di separabile dal corpo e capace di sopravvivere senza di esso.



Un poâ come nella Grecia del IV secolo avanti Cristo Ã¨ per Aristotele (384-322 a.C.)  anche se câÃ¨ chi, richiamandosi alla Metafisica aristotelica, libro XII, 3, 1070, ritiene che questo filosofo non escluda la sopravvivenza dello spirito intellettivo individuale, e lo vedremo un poâ meglio qualche rigo oltre. Intanto si consideri che per lo Stagirita lâEssere non Ã¨ il Dio-Amore incarnato e umanissimo dei cristiani e nemmeno Ã¨ lâebraico JahvÃ¨, sollecito e paterno verso il suo popolo eletto anche se, come tutti i padri dellâantichitÃ , puÃ² punire assai severamente; il Dio aristotelico pensa solo a ciÃ² che Ã¨ perfetto, cioÃ¨ pensa solo sÃ© stesso, dunque ignora il mondo anche se questo, dopotutto, muove perchÃ© câÃ¨ lui; dunque, il Dio dâAristotele non considera gli uomini e men che mai li ama, mentre sono essi a doverlo amare proprio perchÃ© Ã¨ perfetto, e difatti lâanima umana Ã¨ attratta dallâEssere senza châegli si muova verso di essa. PerÃ² la stessa anima tende allâEssere solo durante la propria vita terrena perchÃ©, come sâÃ¨ detto, non sopravvive al proprio corpo. ComâÃ¨ noto, lâanima Ã¨ contemplata in modo specifico da Aristotele nei tre libri del trattato intitolato appunto DellâAnima; il filosofo si chiede se corpo e anima siano tra loro separabili e se la seconda abbia la potenzialitÃ  di passare, reincarnandosi, da corpo a corpo come pensavano Platone e prima di lui i Pitagorici, oppure se, finendo il corpo dâesistere, cessi anche la sua anima. Per Aristotele quelle che chiama affezioni o attivitÃ  dellâanima non possono esserci senza il relativo corpo, ad esempio lâira, che per la scienza del suo tempo deriva dal bollire del sangue, non puÃ² esserci senza il medesimo plasma, e il corpo devâessere fornito di strumenti di senso per poterli esercitare sulla realtÃ , cioÃ¨ devâessere dotato di organi affinchÃ© possa esserci unâanima che intende la realtÃ : senza gli orecchi, ad esempio, lâanima non sente, e perÃ² per lo Stagirita noi sentiamo non perchÃ© abbiamo gli orecchi, chÃ© se questi per ipotesi fossero staccati dal corpo non udiremmo, ad esempio il cadavere fresco ha ancora orecchi non decomposti ma non sente piÃ¹, bensÃ¬ perchÃ© attraverso gli orecchi Ã¨ lâanima che ode (la moderna fisiologia sa bene che non Ã¨ lâapparato uditivo in sÃ© che sente e che esso Ã¨ solo strumento, perÃ² la stessa fisiologia afferma che lâapparato uditivo Ã¨ strumento del cervello e non dellâanima). Insomma, per Aristotele lâuomo vive in quanto ha corpo e anima, perchÃ© egli Ã¨ il loro insieme, sinolo, e dunque, in opposizione a Platone, in DellâAnima Aristotele giunge a negare la sopravvivenza della stessa anima umana. Si diceva poco sopra che questo filosofo puÃ² anche dare lâimpressione dâavere una sia pur debole speranza di vita eterna. Parrebbe preferibile lâidea opposta, anche se questo non appare in DellâAnima ma nella Metafisica: Aristotele scrive nel XII libro della stessa: âSe, poi, rimanga qualcosa anche dopo, Ã¨ problema che resta da esaminare. Per alcuni esseri nulla lo vieta: per esempio, per lâanima: non tutta lâanima, ma solo lâanima intellettiva; tutta sarebbe impossibileâ (Metafisica, libro XII, 3, 1070, traduzione di Giovanni Reale, Milano, 1978). Ebbene (cfr. Guido Pagliarino, Ã Uomo, Pozzuoli (Na), 2007): âSi deve perÃ² notare châegli aggiunge, il che non sempre Ã¨ notato e citato da coloro che sostengono che Aristotele credesse allâimmortalitÃ  dellâanima: âComunque, Ã¨ chiaro che non occorre affatto, per questo, ammettere lâesistenza delle Idee: lâuomo genera lâuomo e lâindividuo un altro individuoâ (ibid). Dunque, se lâanima intera non Ã¨ separabile dal corpo, tuttavia la sua parte piÃ¹ alta potrebbe esserlo? Intanto, devâessere chiaro che, comunque, per lo Stagirita lâintelletto individuale, che nel caso sarebbe piÃ¹ pneumatico che psichico, perderebbe la personalitÃ  nel raggiungere il culmine in Dio, a differenza che per il reincarnazionista Platone; sappiamo che lo spirito per Platone riguardava il mondo superno delle idee: dunque, Aristotele ripiegherebbe, in proposito, sulle idee del proprio maestro: se credesse alla sopravvivenza; ma non mi pare evitabile lâimpressione châegli lâammetta solo per estremo scrupolo, infatti non manca di ricordare che lâuomo genera lâuomo e che per questo non câÃ¨ bisogno delle idee e, con ciÃ², ho la sensazione châegli sottintenda, ancora una volta, che per lui solo la specie Ã¨ eterna. Ricordiamoci poi che gli scritti aristotelici giunti a noi non costituiscono una trattazione sistematica destinata al pubblico; e due altre cose vanno tenute presenti, cioÃ¨ che nei suoi primi anni Aristotele Ã¨ ancora legato a Platone e che gli scritti che conosciamo saranno ordinati e pubblicati molto tempo dopo la sua morte, e non secondo lâordine temporale della loro stesura, onde non si puÃ² escludere, mi pare, che lâammissione inserita nella Metafisica che lâanima individuale potrebbe sopravvivere sia dellâepoca, per cosÃ¬ dire, platonica, espressa cioÃ¨ prima dei tre libri del De Anima in nessuno dei quali, invece, tale ammissione appare.â



Presso gli antichi ebrei tutti gli esseri viventi non solo hanno ma sono la vita, la nefesh circola nel sangue tanto degli umani che degli animali ed Ã¨ per questo che il sangue non puÃ² essere mangiato: nel Deuteronomio Ã¨ scritto: â[â¦] tuttavia astieniti dal mangiare il sangue, perchÃ© il sangue Ã¨ la vitaâ â in lingua ebraica invece di vita si legge nefesh â âtu non devi mangiare la vita insieme con la carneâ (Dt 12, 23). Peraltro non sono caratteristici del solo Giudaismo


  i concetti espressi dalle parole nefesh e bashar e nemmeno lo Ã¨ la ruach ovvero il vento o spirito divino soffiato nella persona affinchÃ© viva, si tratta di concetti comuni ad altre religioni e filosofie coeve. Per quei giudei che credono alla risurrezione, in ambiente farisaico e non presso i sadducei che pensano che tutto finisca con la morte, lâessere umano giusto


  risuscita in un mondo nuovo, Ã¨ corporeo e il suo corpo, senza difetto alcuno, ha la propria psiche come nella prima vita â i farisei non suppongono una trasformazione del corpo materiale in spirituale, come si legge invece nella lettera neotestamentaria 1 Corinzi di san Paolo â; nelle accademie rabbiniche si discute sulla precisa etÃ  che dimostrerÃ  il corpo una volta risorto, tutti comunque lo suppongono giovane e bello; la risurrezione avverrÃ  solo alla fine dei tempi; la persona vivrÃ  in altra terra e sotto nuovi cieli, dove sarÃ  perfettamente giusta: si potrebbe parlare dâun altro paradiso terrestre; in attesa di risorgere, secondo i farisei il defunto rimane interamente morto ovvero, con un eufemismo châentra pure nel Cristianesimo, dorme: Ã¨ lo sheÃ²l, il luogo ebraico dei morti; i giusti stanno nella parte alta dello sheÃ²l, nel seno di Abramo, dove sono in attesa di risorgere dietro al patriarca capostipite, i reprobi stanno in fondo, senza speranza di risurrezione; ovviamente i rabbini e gli altri spiriti colti del Giudaismo sanno che si tratta di un midrash, cioÃ¨ dâunâallegoria cui Ã¨ sottesa la sostanza dâuna veritÃ  teologica, unâallegoria che simboleggia semplicemente la morte dalla quale i giusti risorgono alla fine dei tempi e gli altri no.



Tale raffigurazione dello sheÃ²l si ritrova pure nella parabola evangelica del ricco egoista e del povero Lazzaro (Lc 16, 19-31), Lazzaro peraltro che non devâessere confuso con lâomonimo amico di GesÃ¹, morto e da lui risuscitato, che troviamo nel vangelo secondo Giovanni (Gv 11, 1-44).



Lâebreo e fariseo san Paolo la vede similmente agli altri farisei, ma con una variante; infatti, se Ã¨ vero châegli pure, nella sua epistola di teologia antropologica 1 Corinzi, dice che lâuomo in terra Ã¨ un corpo materiale-animale psichico â chiama corpo la persona completa perchÃ© anche per lui il corpo comprende la psiche e, quindi, coincide con lâintero individuo umano â e se Ã¨ vero che crede come gli altri farisei alla vita eterna dei giusti, per lui nellâattimo dellâassunzione a Dio la persona salvata, cioÃ¨ giustificata da Cristo, si trasforma da animale psichica in spirituale gloriosa. Peraltro, se Ã¨ pur vero che per il Cristianesimo del I secolo e di buona parte del II un essere umano Ã¨ su questa terra interamente materiale e, dunque, Ã¨ il suo stesso corpo, sulla base dellâesperienza, a formarne ed esprimerne il pensiero â noi diciamo grazie al cervello, gli antichi dicevano grazie al cuore â, la stessa persona puÃ² ragionare a livello elevatissimo fin a poter pensare a Dio, diversamente dagli animali che hanno ricevuto solo un soffio vitale e, i piÃ¹ evoluti, una capacitÃ  mentale ridotta in funzione della mera sussistenza; il Creatore resta personalmente presente nellâessere umano, cioÃ¨ ogni persona ha in sÃ© anche lâindivisibile spirito divino o, in altri termini ancora, in ciascun uomo e in ciascuna donna ci sono corpo, anima e spirito; ma mentre il corpo e lâanima sono personali, lo spirito Ã¨ lâanimo stesso di Dio, vivificante la persona e illuminante la sua mente, tantâÃ¨ vero che per la teologia cristiana GesÃ¹ â il Figlio uomo e Dio â sâÃ¨ incarnato per salvare la stirpe adamitica in corpo e anima, non anche in ispirito: ovvio, chÃ© lâanimo dellâessere umano non aveva bisogno dâessere salvato visto che non Ã¨ suo personale ma si tratta di Dio stesso.



Sui cristiani cattolici e sugli gnostici cristianeggianti (a volte impropriamente detti cristiani gnostici) (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)



Nei secoli II e III


 , diversamente dai cattolici, vale a dire dai cristiani dellâunica Chiesa â lo scisma ortodosso Ã¨ di lÃ  da venire â, i cristiani gnostici,, ma sarebbe forse meglio dire gli gnostici cristianeggianti considerando la loro ottica sostanzialmente diversa da quella cristiana, nonostante figure formalmente comuni come, anzitutto, quella di GesÃ¹, sono divisi in varie piccole sette, anche se con idee basilari tra loro comuni. Hanno invece un concetto antropologico diverso da quello cristiano, intendono cioÃ¨ il proprio spirito non come presenza indivisa in tutti gli esseri umani del pneuma vivente e animante di Dio, ma come pneuma personale, anche se lo considerano quale scintilla cascata in terra dal pleroma divino e sventuratamente incarnatasi.



La parola pleroma, o pleroma paradisiaco, che generalmente significa pienezza e fa riferimento alla globalitÃ  dei poteri divini, la totalitÃ  di tutto ciÃ² che Ã¨ effuso benignamente da Dio, Ã¨ usata non solo dagli gnostici ma anche in ambienti teologici cristiani. Si potrebbe forse dire lâÃ mbito di Dio. Comunemente nella Chiesa si parla di Paradiso.



Secondo gli stessi gnostici, come giÃ  per Platone, la materia Ã¨ male e non lâha creata lâEssere perfetto ma Ã¨ sempiterna e, a un certo punto, lâha modellata, facendola divenire il mondo, un incosciente celeste chiamato il Demiurgo, cioÃ¨ lâArtefice o lâArtigiano: comâÃ¨ noto, si tratta di figura immaginata da Platone per far quadrare la sua visione delle idee superne perfette e del mondo immanente imperfetto, un sorta di dio minore in preda alla mania di potenza, ma assai poco capace quale artigiano cosmico; se non fossero stati imprigionati nei corpi materiali da quel maldestro spocchioso del dio Demiurgo, gli spiriti umani sarebbero rimasti â preesistenza dei medesimi â felici


 . Inoltre per gli gnostici, antifemministi ante litteram, le donne non hanno lo spirito o, come in genere si dice imprecisamente, ânon hanno lâanimaâ, e non si salvano, chÃ© per gli gnostici corpo e anima (anima Ã¨ qui nel senso classico di psiche, non di pneuma) periscono, sopravvive solo lo spirito di certuni, cioÃ¨ di loro stessi, gli spirituali, in grado dâacquisire appieno la conoscenza nonchÃ© rigorosamente maschi, mentre non si salvano gli esseri umani materiali, ossia gli altri uomini di sesso maschile, e tutte le donne. Secondo perÃ² la fazione degli gnostici valentiniani, una parte degli altri maschi, detti gli psichici, puÃ² avere una salvezza di secondo livello, non nel pleroma ma ai suoi margini, grazie allâanima-psiche particolarmente intelligente che consente dâacquisire grossolanamente la conoscenza.. Risulta inoltre addirittura unâeccezione per le donne, anche se sicuramente non di cifra femminista: nel vangelo gnostico dello pseudo Tommaso, seconda metÃ  del II secolo, e nel coevo vangelo gnostico della pseudo Maria (Maria di Magdala, non la Madonna), la Maddalena, con sbalordimento del Pietro gnostico che quasi se ne dispiace, viene resa degna di vita eterna dal parimenti gnostico Cristo, ma non in quanto donna bensÃ¬ perchÃ© egli ha trasformato in maschile, e dunque (sic) intelligente, lâanima di Maria Maddalena, consentendole cosÃ¬ di raggiungere un livello di gnosi sufficiente alla salvezza



Sempre a proposito di salvezza eterna delle donne, puÃ² essere interessante osservare per inciso che gira da secoli la bufala, apparsa ai tempi della Rivoluzione francese su gazzette


  e oggi massicciamente diffusa nel mondo grazie al web, che la Chiesa avrebbe indetto un concilio ecumenico per discutere se le donne avessero o no lâanima (nel senso di pneuma). Mai ci fu un concilio della Chiesa relativamente allâanimo delle donne, e grazie a internet si possono verificare rapidamente e rigorosamente sul sito del Vaticano, lâelenco e gli oggetti dei concili ecumenici (si puÃ² vedere tale elenco anche, piÃ¹ succintamente, al termine di questo saggio nellâAppendice 1). Ã ben noto che le donne venivano battezzate fin dallâinizio del Cristianesimo proprio per la salvezza della loro anima e che alcune di esse erano venerate come martiri cristiane giÃ  nei primi secoli della Chiesa; e, prima di tutto, la Madonna era considerata beata almeno dallâanno 80 del I secolo, in cui era stato scritto, al piÃ¹ tardi, il vangelo di Luca, nel quale si riporta un inno cristiano coevo, che sarÃ  poi noto come il Magnificat, in cui, sulle labbra stesse della Madonna, Ã¨ posta lâaffermazione gioiosa âtutte le generazioni mi chiameranno beataâ: si sarebbe forse considerata beata una persona destinata allâannichilimento?






Per gli gnostici conta la conoscenza mentre per i cristiani Ã¨ essenziale â o dovrebbe esserlo â lâamore.

A parte gli aristotelici, per cui lâanima Ã¨ mortale col suo corpo, e a parte gli epicurei, che sono materialisti ed escludono ogni principio spirituale, per i pensatori greci antichi â e, come sâÃ¨ appena ricordato, per gli gnostici â lâessere umano ha non solo corpo e anima ma pure pneuma personale e questâultimo Ã¨ la sola componente umana assolutamente vitale, per essi lâuomo sopravvive esclusivamente in essenza, cioÃ¨ il suo corpo con la sua psiche-anima non risorge e solo lo spirito si salva. Quando i colti greci e latini sostenitori della sopravvivenza del solo spirito si convertono al Cristianesimo ammettono, dato che lo dice il Testamento, che alla fine dei tempi risorgerÃ  anche il corpo e non solo lâanima châessi intendono in senso non solo psichico ma spirituale. PoichÃ© i credenti gentili acquistano lâassoluta supremazia su quelli ebrei dalla seconda metÃ  del II secolo, il Giudeo-Cristianesimo si muta in Cristianesimo ellenizzato, o per meglio dire platonizzato. A questo punto si pensa nella Chiesa che lâuomo non Ã¨ solo un corpo animale raziocinante che, grazie a Cristo che lo giustifica, risorge trasformato gloriosamente in spirituale, ma che giÃ  sulla terra la persona ha il suo spirito individuale oltre al corpo: da allora per lâantropologia cristiana lâessere umano ha corpo personale, ha individuale anima-spirito e non piÃ¹ semplice anima-psiche e, inoltre, ha in sÃ© il vivificante pneuma divino indiviso e presente in tutti gli uomini. Le conseguenze non sono da poco.



Cenni allâidea dâinferno vissuto derivante dalla platonizzazione del Cristianesimo (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)



Da un lato la nuova concezione favorisce la conversione al Cristianesimo dei colti greco-romani i quali giungono a intendere il pensiero cristiano come il compimento della filosofia greca; alcuni di loro, addirittura, divengono apologisti cristiani e altri, piÃ¹ tardi, padri della Chiesa; dâaltro lato, una volta che il pensiero cristiano si Ã¨ generalmente platonizzato, cambia il concetto di perdizione del peccatore impenitente: prima, la persona dannata era vista come colui o colei che, meramente, muore per sempre perchÃ© non si trasforma in persona spirituale e perciÃ² non Ã¨ assumibile allo Spirito di Dio, ossia lâeternitÃ  infernale era il non vivere mai piÃ¹, era il fallimento totale della propria esistenza; dopo la platonizzazione, lâinferno diventa atrocemente vissuto, infatti se lâanima umana Ã¨ spirituale in sÃ© fin dal concepimento della persona, essa Ã¨, logicamente, anche immortale e, allora, lâinferno in cui il dannato precipita devâessere sempiternamente da lui vissuto; quanto al corpo, ormai si pensa che Dio lo farÃ  risorgere alla fine del mondo affinchÃ© soffra pur esso per sempre assieme allâanima.

Solo nel XX secolo, finalmente, durante e dopo il concilio ecumenico Vaticano II, nascono dibattiti sullo scandaloso inferno vissuto. Il Cristianesimo delle origini, restato nella semioscuritÃ  per tanto tempo, inizia di nuovo a mostrasi, dopo che teologi si sono accorti che certe lagnanze e miscredenze forse si sederebbero se si tornasse al pensiero della Chiesa dei primi due secoli.



Il corpo umano e la sua trasformazione secondo san Paolo (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)



Vediamo meglio cosa vuol significare san Paolo, nelle sue Lettere neotestamentarie, laddove, nella loro versione italiana, leggiamo corpo, anima, spirito.

Lâapostolo delle genti usa i termini greci sarx e soma per indicare il corpo. Col primo vocabolo, traducibile anche come carne umana, intende lâintera persona quando non Ã¨ in grazia di Dio e, essendo peccatrice mortale, Ã¨ rivolta alla morte invece che alla Vita in Dio, a meno châella si converta. Con soma san Paolo dice dellâessere umano quando la sua fede, la pistis, nel battesimo ha incontrato la Charis, la Grazia, e dunque lâuomo, ripieno del Pneuma divino, ha la strada aperta per lâassunzione alla Vita: in senso stretto, solo GesÃ¹ risorge, perchÃ© egli Ã¨ divino oltre che umano, i salvati sono assunti a Dio grazie a Cristo.

Tanto che la persona sia in grazia quanto che non lo sia, san Paolo considera psichico il corpo umano, in quanto Ã¨ un corpo che ragiona e ha libertÃ  di scelta: ognuno Ã¨ una persona completa in corpo e anima-psiche; leggendo corpo dobbiamo comprendere anche la relativa psiche, cioÃ¨ dobbiamo intendere che si tratta della persona completa: parlare di risurrezione del corpo Ã¨ come parlare di risurrezione della persona.

Quando nelle versioni in italiano delle lettere paoline troviamo anima o spirito, dobbiamo far attenzione al contesto


 . Nellâoriginale certe volte, anche a proposito dellâessere umano, san Paolo usa pneyma, ma per indicare la situazione dellâessere umano sulla terra in Grazia, non additando cioÃ¨ una sua anima personale spirituale, ma significando che lo Spirito, che Ã¨ come dire lâAmore assoluto e lâassistenza spirituale del Paraclito (Avvocato, Protettore) cioÃ¨ del medesimo Spirito santo, agiscono in lui. Altre volte san Paolo usa la parola psychÃ©: come sâÃ¨ detto, egli non si riferisce a unâessenza eterea ma alla concreta individuale ragione-psiche che ogni essere umano (malati psichici integrali a parte ovviamente) possiede e che Ã¨ concepita dal corpo, che Dio ha creato capace, a differenza del corpo animale, di ragionare sofisticatamente ad alto livello e di sentirsi individuo elevato sulle altre specie e ulteriormente elevabile credendo in Dio e nella propria assunzione a lui nellâeterno.

CâÃ¨ un che di diverso tra corpo glorioso e corpo su questa terra; san Paolo scrive nella 1 Corinzi: âMa qualcuno dirÃ : âCome risuscitano i morti? Con quale corpo verranno? Stolto! CiÃ² che tu semini non prende vita se prima non muore; e quello che tu semini non Ã¨ il corpo che nascerÃ , ma un semplice chicco [â¦]. CosÃ¬ anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale (1 Cor 15, 35-44.). â Tra vita terrestre e vita in Dio degli assunti câÃ¨ somiglianza, si tratta sempre di individui, non ci si confonde cioÃ¨ nellâEssere perdendo la propria individualitÃ  come, invece, per certe filosofie religiose orientali. Risuscita, con lâindividuale psiche-anima, trasformato in spirituale il soma del giusto: il corpo risorto dellâessere umano giustificato da Cristo e perciÃ² assunto a Dio Ã¨ un corpo glorioso pneumatico, ineffabile, spirituale, eternamente vivo per e nel Pneuma divino; in altri termini, un corpo glorioso pneumatico Ã¨ una persona ineffabile, spirituale, eternamente viva per e nel Pneuma divino.

Non risorge una greca anima-essenza secondo il platonismo, anche se questa Ã¨ lâidea vincente nella Chiesa tra la fine del II secolo e il XX; e ancor oggi tuttavia, nonostante molte discussioni teologiche e saggi pubblicati al riguardo, posteriori al concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965), forse nel timore di scandalizzare fedeli, figura nel Catechismo della Chiesa cattolica lâaffermazione che anzitutto Ã¨ lâanima spirituale del beato che va a Dio e châella si congiunge al corpo alla fine dei tempi.



Dobbiamo pensare piÃ¹ al neoplatonismo che a Platone e al platonismo di mezzo. Come rileva Aldo Moda


 , in particolare fu Plotino â peraltro, si puÃ² notare, filosofo assai critico verso il Cristianesimo â a rendere lâanima il substrato delle veritÃ  eterne, ad averne rifiutato la corporeitÃ  e ad averne affermato lâinseitÃ , ad averne illustrato lâimmortalitÃ  in quanto natura unica, semplice, interamente inclusa nel fatto di essere vivente. Il fondamentale Padre della Chiesa santâAgostino, come giÃ  sâera accennato, oltre che da ormai consolidata tradizione ecclesiastica trasse, in primo luogo, dalla lettura delle Enneadi di quel filosofo neoplatonico la visione dellâanima in sÃ© stessa spirituale e immortale.



II â OTTICHE ANTROPOLOGICHE CRISTIANE E CRISTIANEGGIANTI (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)



La risurrezione di Cristo e, analogamente, lâassunzione a Dio per suo tramite degli esseri umani giustificati Ã¨ un concetto inteso in tre guise diverse dai credenti, a seconda della loro ottica antropologica e, in generale, del loro pensiero metafisico-teologico:



1 Secondo i cristianeggianti gnostici, GesÃ¹ il Salvatore non porta in terra, come credono invece i cristiani, lâamore di Dio per ogni essere umano e lâinsegnamento ad amarsi gli uni gli altri fino al sacrificio, ma offre la conoscenza del divino, la gnosi; il dono Ã¨ indirizzato solo ai migliori, gli spirituali o pneumatici, che posseggono lâanimo (o spirito o pneuma) oltre al corpo e allâanima-psiche, e non Ã¨ rivolto agli esseri umani materiali, o ilici o terreni, che sono costituiti solo dal proprio corpo con la sua anima-psiche; per Valentino dâAlessandria (â  165 circa) e i suoi seguaci esiste pure una terza categoria di umani, gli psichici, i quali sono privi di animo ma hanno sia libero arbitrio sia unâanima-psiche sufficientemente intelligente per poter raggiungere un certo livello di gnosi: a seconda delle loro scelte intellettuali, costoro possono salvarsi, anche se solo ai margini del pleroma, oppure morire per sempre come i materiali: per gli gnostici valentiniani essi stessi e gli altri gnostici sono spirituali, i giudei e i cristiani, i quali credono errando che il Demiurgo-JahvÃ¨ sia Dio stesso, sono psichici e possono salvarsi solo se, avendo psiche molto intelligente, riescono a giungere a un livello sufficiente di conoscenza del vero divino, i pagani sono materiali e senzâaltro finiscono nel nulla della dannazione. Secondo il pensiero gnostico in genere, come dâaltronde per il platonismo, lâuomo spirituale che ha raggiunto la gnosi quando muore Ã¨ ammesso appieno nel pleroma di Dio col proprio animo, mentre il suo materiale corpo psichico perisce, proprio come quello deglâilici e quello degli psichici che non si sono potuti o voluti elevare nella gnosi. Per gli gnostici anche GesÃ¹ il Salvatore risorge da morte soltanto come puro Spirito e non come corpo e anima umane; addirittura, per quei particolari gnostici che saranno detti doceti dagli studiosi â da dokeo, sembro â lâumanitÃ  di Cristo Ã¨ soltanto apparente: apparenti sono il suo corpo psichico umano, la sua morte e la sua risurrezione, per essi Cristo Ã¨ solo divino e semplicemente continua a essere nonostante lâapparenza della sua morte. Diversamente, secondo i cristiani il Salvatore oltre che Spirito Ã¨ vero uomo in corpo e anima-psiche, egli Ã¨ realmente ucciso e veramente risorge da morte. Tuttavia ci sono diversi modi cristiani dâintendere la Risurrezione:

2 Uno dei modi, suscitato non solo dal Nuovo Testamento ma da una mentalitÃ  essenzialista-platonica e che Ã¨ tipico del Cristianesimo ellenizzato, Ã¨ semidualista se non addirittura dualista. Secondo questo sentire la risurrezione Ã¨ analoga per Cristo e per gli altri uomini ma con una differenza temporale: b1) per il solo GesÃ¹, che Ã¨ giustamente visto come vero Dio in Spirito e vero uomo in corpo e anima ma essendo questa ritenuta spirituale e intrinsecamente immortale, avviene la risurrezione dellâanima stessa nellâattimo del trapasso: âIn veritÃ  ti dico, oggi sarai con me nel Paradisoâ dice Cristo sulla croce al cosiddetto buon ladrone pentito, suppliziato alla sua destra (Lc 23, 43); e avviene la risurrezione e trasformazione in spirituale glorioso del corpo il terzo giorno dopo la morte; b2) per gli altri uomini, câÃ¨ assunzione a Dio dellâanima al momento della morte e solo alla fine dei tempi, al Giudizio Universale, anche il corpo risorge, si trasforma in spirituale glorioso e si ricongiunge alla sua anima, beandosi anchâesso in Dio. La differenza Ã¨ dettata solo da una ragione pratica: per riconvertirsi dopo la crocifissione e morte di Cristo gli ormai increduli seguaci non solo dovevano incontrare il Risorto glorioso e spirituale, ma non ritrovare nella tomba il materiale suo corpo, altrimenti avrebbero pensato a una mera allucinazione e non avrebbero creduto: il corpo doveva sparire dal sepolcro e i discepoli di GesÃ¹, vedendo la tomba vuota, potevano verificare che Cristo era interamente risorto, primizia fra i morti come dice san Paolo nella 1 Corinzi: âOra, invece, Cristo Ã¨ risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono mortiâ (1 Cor 1, 20).


C) Lâaltro modo cristiano dâintendere la risurrezione Ã¨ ispirato a un monismo radicale ed Ã¨ quello stesso del Cristianesimo delle origini. Due perÃ² sono le relative ottiche, quella appunto dei primordi della Chiesa, detta della dormizione, e quella che viene formandosi col tempo sulla base della riflessione teologica e che si potrebbe dire della risurrezione istantanea integrale: c1) Nei primi due secoli della Chiesa si pensa, san Paolo in testa, che la persona morta dorma sino alla fine dei tempi e al Giudizio


 , quando i resti mortali dei salvati da Cristo si animano, trasformati finalmente in gloriosi e spirituali, e câÃ¨ lâassunzione a Dio della persona. c2) Col passar del tempo, mentre parallelamente si fa strada dalla fine del II secolo lâidea spiritualista e semidualista ricordata al punto B), ne sorge unâaltra, sempre monista, che trova finalmente sistemazione teologica nella seconda metÃ  del IV secolo in un paio di fondamentali omelie


  del Padre della Chiesa san Giovanni Crisostomo


 : morendo, si esce dallâimmanente e perciÃ² anche dal tempo, dunque Ã¨ logico tralasciare lâidea, meramente umana, di dormizione e intendere, piÃ¹ essenzialmente, che nellâattimo stesso della morte câÃ¨ lâassunzione in Dio sia del corpo sia della sua anima-psiche che da esso Ã¨ indivisibile: la persona completa salvata esce dal mondo-tempo, si trasforma sÃ¹bito in spirituale gloriosa e sale immediatamente al Trascendente, anche se nellâimmanente continua a scorrere il tempo e il cadavere del beato vi rimane, ormai bruta materia: la massa di quel corpo si dissolverÃ  nel nulla con tutto il resto dellâuniverso quando questo finirÃ  â se finirÃ : il senso teologico di fine del mondo, al di lÃ  delle allegorie, Ã¨ quello di fine della specie umana.

Quanto sopra per quanto riguarda la Salvezza dei beati o, se si preferisce altro termine, dei salvati.

Il concetto di purgatorio per molti secoli non câÃ¨, i casi sono ancor solo due: senzâappello, o alla morte ci si salva, o ci si danna.

Per adesso si tralascia lâargomento purgatorio, ci si tornerÃ  piÃ¹ avanti, in apposita sezione


 .

Per quanto riguarda la situazione infernale del dannato, essa Ã¨ diversa a seconda delle concezioni antropologiche sopra richiamate:

Nel caso della concezione A) la dannazione consiste nellâannichilimento della persona ed Ã¨ propria dello Gnosticismo; come sâera visto, essa riguarda le persone materiali, cioÃ¨ prive di animo-pneuma, che alla morte cadono nel nulla, eterna privazione di Dio, cioÃ¨, in ancor piÃ¹ semplici parole, non risorgono e perciÃ² piÃ¹ non esistono, e riguarda inoltre gli psichici che non si elevano nella conoscenza del vero divino. Non Ã¨ questione dâamore e di odio come nel Cristianesimo, secondo gli gnostici non ci si danna per odio verso Dio e il prossimo, non ci si salva perchÃ© si ama alla sequela di Cristo, ma si cade nel nulla perchÃ© non si ha la conoscenza adeguata a salvarsi, e questa non Ã¨ stata raggiunta perchÃ© non si possiede lo pneuma che lâavrebbe consentito.



PuÃ² essere interessante ricordare per inciso che per Platone non si tratta di persone spirituali da una parte e di altre irrimediabilmente materiali dallâaltra, ma gli spiriti son stati resi tutti imperfetti dalla carne in cui sono stati imprigionati per colpa del Demiurgo, e perÃ² gli stessi, teoricamente tutti, possono giungere a perfezione e alla salvezza nellâEssere grazie alla ricerca durante una o piÃ¹ reincarnazioni, ricerca che comprende anche quella etica: quella stessa perfezione che, verosimilmente, il filosofo doveva ritenere dâaver ormai raggiunta egli stesso. Evidente Ã¨ lâinfluenza su Platone del pensiero reincarnazionista orientale, forse non conosciuto direttamente dal filosofo ma assunto dal pitagorismo (cfr. il Fedone platonico) il cui pensiero non Ã¨ dissimile da quello dellâinduismo, tanto che per Pitagora anche gli animali partecipano allo stesso ciclo delle nascite e rinascite; Pitagora a sua volta poteva aver assunto lâidea dalla dottrina orfica che, reincarnazionista, vedeva nella ricerca e ritrovamento della memoria della propria origine divina lâunica possibilitÃ  dâuscita dalla ruota delle rinascite e di accesso finale al mondo dei giusti. Lâidea di reincarnazione Ã¨ anche uno dei cardini del successivo neoplatonismo; e qualche suggestione in merito tocca forse, per un momento, pure santâAgostino che sappiamo influenzato dal neoplatonismo di Plotino; egli scrive nelle sue âConfessioniâ: âDimmi, Signore, dimmi se la mia fanciullezza venne dietro ad altra mia etÃ  morta prima di essa e se prima ancora di quella vita, o Dio mia gioia, io fui forse in qualche altro luogo o in qualche altro corpo.â



Nel caso del concetto antropologico B) secondo il quale lâanima-psiche Ã¨ spirituale e immortale, si ha dapprima la discesa allâinferno, vissuto, della sola anima pneumatica immortale e, alla fine del mondo, pure del corpo che si riunisce eternamente allâanima; quindi si soffre anche una perenne pena fisica, come aveva scritto santâAgostino nellâopera âDe catechizandis rudibusâ: âQuelli che deridono la resurrezione, credendo che questa carne che si decompone non puÃ² risorgere, risusciteranno in essa per le pene e Dio dimostrerÃ  loro che chi potÃ© fare questi corpi prima che fossero, puÃ² in un attimo restituirli cosÃ¬ come erano.â




Nel caso della concezione C), diversa sia da quella di anima immortale alla Platone, sia da quella del perituro sinolo umano alla Aristotele, mentre il corpo del giusto con la sua individuale psiche-anima risorge, quello del peccatore non pentito, semplicemente, resta morto: lâinferno coincide con la morte eterna della persona. Si possono al riguardo richiamare, fra altre affermazioni del Nuovo Testamento, la testimonianza di GesÃ¹ nel Vangelo secondo Giovanni: âIo sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrÃ ; chiunque vive e crede in me, non morirÃ  in eterno [â¦]â


  e, per contro, si puÃ² ricordare lâammonizione di san Paolo nella lettera ai Romani: â[â¦] il salario del peccato Ã¨ la morteâ (Rm 6, 23); san Paolo tuttavia aggiunge, nello stesso versetto, âma il dono di Dio Ã¨ la vita eterna in Cristo GesÃ¹ nostro Signore.â



Per inciso, puÃ² essere interessante unâosservazione relativa alla piÃ¹ volte citata concezione antropologica aristotelica del sinolo umano che, comunque, per lo Stagirita Ã¨ mortale tanto che la persona sia stata giusta quanto che sia stata peccatrice: Tal idea, dopo essere passata in ambiente culturale arabo, insidia in tempo rinascimentale il credo di cristiani neo aristotelici; in particolare, influisce sullâillustre filosofo Pietro Pomponazzi il cui relativo pensiero, pubblicato nel 1516, viene giudicato eretico quasi immediatamente dal V concilio Lateranense, svoltosi fra il maggio 1512 e il maggio 1517 â vedi anche lâAppendice 2, I 21 concili ecumenici della Chiesa e tracce dei relativi argomenti trattati -, concilio che tuttavia, piÃ¹ che richiamarsi allâaffermazione di san Paolo sulla trasformazione del corpo umano da materiale a spirituale, si basa sul platonismo con la sua anima umana naturalmente immortale. Sâera scritto in un precedente saggio


 : âIl filosofo arabo AverroÃ¨ (Ibn Rushd, 1126-1198) tanto tempo dopo Aristotele, afferma dietro di lui che lâintelletto produttivo


  Ã¨ unico comâÃ¨ unica la specie umana e conclude espressamente che non câÃ¨ permanenza in vita per la persona ma solo per le specie e che di quella umana sopravvive lâintelletto produttivo, cioÃ¨ la razionalitÃ  dellâuomo di tutti i tempi, e non lâanima intellettiva personale


 . Lâidea dâAverroÃ¨ passa a un certo numero di cristiani colti, causando crisi di fede, tanto piÃ¹ che Aristotele Ã¨ ormai considerato in quel tempo quasi un cristiano ante litteram, in qualche modo ispirato da Dio, almeno di fondo, prima della venuta di Cristo. Tra coloro che perdono la fede ragionando sullâinseparabilitÃ  di anima e materia, câÃ¨ il noto filosofo cristiano e aristotelico Pietro Pomponazzi (1462-1524), anche se continua a manifestarla pubblicamente, come tanti altri, secondo la cosiddetta doppia veritÃ , religiosa e filosofica: un atteggiamento â che viene attribuito erroneamente allâaristotelismo averroista â tutto sommato di comodo perchÃ© mostrarsi credenti evita di correre rischi con lâInquisizione e, comunque, di perdere privilegi sociali. Il Pomponazzi scrive un suo trattato sullâimmortalitÃ  dellâanima proponendosi dâesporre fedelmente la dottrina dâAristotele, diversa da quella, a suo parere, stravolta dalla dottrina cattolica scolastica e in particolare da san Tommaso dâAquino, il quale secondo lui avrebbe coperto con la ragione quanto doveva riguardare la sola fede. Il Pomponazzi, in sintonia con AverroÃ¨, conclude che lâanima non puÃ² svolgere la propria piÃ¹ alta funzione, quella intellettiva, se privata dei dati provenienti dagli organi del corpo: anche per lui, morto il corpo, morta lâanima; ovvero, per il principio della doppia veritÃ , se per la fede lâanima Ã¨ immortale, secondo ragione invece muore col corpo, con cui costituisce unâunitÃ  vale a dire forma una singola persona, cioÃ¨, aristotelicamente, Ã¨ un sinolo.

Lâerrore sta nel vedere la sopravvivenza in modo platonico, possibile cioÃ¨ solo grazie a unâanima intrinsecamente immortale, invece di contemplare paolinamente, e pure secondo la Genesi, lo spirito di vita di Dio che, secondo il Cristianesimo del I secolo, non solo mantiene viva la persona sulla terra ma la fa risorgere dopo la morte, o per meglio dire la mantiene viva nellâEssere eterno, in modo soprannaturale, prescindendo dalla naturale mortalitÃ  del suo corpo e della sua inscindibile anima.



ParlerÃ² ancora della sopravvivenza a proposito dei cosiddetti Novissimi, parola che Ã¨ la trascrizione in italiano del termine latino plurale novissÄ­ma cioÃ¨ cose estreme o ultime. A volte lo si trova citato in greco antico come Ã©schata. Sâintende parlare in sintesi, usando tal vocabolo, di Paradiso (lâunico che si deve, o si dovrebbe, scrivere con lâiniziale maiuscola perchÃ© Ã¨ un soprannome di Dio), di purgatorio, accolto dai soli cattolici e dâinferno.

DirÃ² anche qualcosa, per inciso, sul limbo dei neonati e dei giusti morti senza battesimo e di come nacque fra i teologi tal fantasiosa idea del limbo, non dogmatica nemmeno per i cattolici.

Intanto torniamo ai casi A), B), C) piÃ¹ nei particolari e cominciamo, nel capitolo seguente, a esaminare il caso A, la risurrezione del solo animo.


III â RISURREZIONE DEL SOLO ANIMO UMANO SECONDO I PLATONICI E GLI GNOSTICI CRISTIANEGGIANTI (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)



Dualismo greco e gnostico e semidualismo cristiano platonizzato: cenni (#ulink_c140a7ed-7e96-5493-b986-055e3bb434bf)



Ã noto che, con eccezioni come il monista Aristotele, i filosofi greci antichi hanno di regola unâottica antropologica dualista, dagli orfici ai pitagorici a Platone fino a Plotino: per loro, corpo psichico e spirito dellâessere umano sono scindibili e il primo ha fine con la morte mentre lo pneuma, parte nobile dellâuomo di natura spirituale, sopravvive, si reincarna piÃ¹ volte e si confonde finalmente con Dio, per cui si puÃ² dire che lâindividuale persona non câÃ¨ piÃ¹, come dâaltro canto, fuori dâEuropa, Ã¨ nel sentire delle religioni e metafisiche orientali reincarnazioniste dal buddismo in poi, che influisce in tal senso sullâinduismo il quale, precedentemente, contempla invece un ciclo eterno e disperante di morti e rinascite.

Lâidea dualista â o se vogliamo, trialista, ma usiamo il classico termine considerando singolare il corpo psichico â col pneuma da una parte e la psiche e il corpo dallâaltra, Ã¨ accolta sia dallâipotetico Gnosticismo precristiano, o comunque acristiano, sia da quello cristianeggiante.



Le idee degli gnostici cristiani ci sono giunte grazie alle critiche di apologisti e di Padri della Chiesa e ad alcuni vangeli gnostici. Ã invece solo ipotetica lâesistenza dâuno Gnosticismo non cristiano, o se precedente il Cristianesimo, precristiano, considerando che non ce ne sono giunti documenti nÃ© diretti nÃ© indiretti. Lo Gnosticismo cristiano, o meglio cristianeggiante, potrebbe essere dunque un fenomeno non preesistente al Cristianesimo ed essere derivato storicamente, in epoca cristiana, sia da filosofie pitagoriche e platoniche, da teosofie orientali, egiziane, dionisiache, orfiche e proprie dellâebraismo esoterico, sia dallâessenziale incontro con la predicazione della Chiesa, sulla quale avrebbe ragionato e che avrebbe distorto eliminando i discorsi essenziali della fede, della caritÃ  e della salvezza eterna offerta a tutti. In particolare Gilles Quispel ha ritenuto châesso possa essere stato un diretto prodotto del tardivo giudaismo intellettuale ellenistico


 .



Per tutti gli gnostici solo lo pneuma, che appartiene a pochi eletti, si salva ontologicamente, mentre tal idea Ã¨ rifiutata dai cristiani, per i quali lâessere umano ha corpo e anima-psiche personali, non pneuma individuale, e dai quali il concetto gnostico Ã¨ considerato eretico ed Ã¨ combattuto.




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