Peccati Erotici Delle Italiane, Volume I
Giovanna Esse







Giovanna Esse


Â© Giovanna S. â 2016 - 2017





Ogni riferimento a persone o cose veramente esistenti Ã¨ puramente casuale.

Tutti i diritti riservati.

Editing e Impaginazione: Pakal

Immagine di Copertina: Arianna del Filo

http://giovannastory.altervista.org

Publisher:

Tektime - Traduzionelibri.it

(http://www.traduzionelibri.it (http://www.traduzionelibri.it)).




Peccati




La fata di ferro (#ua73451d3-dd85-5ade-84ab-621a9ad92749)

1 - Una Fiaba... (#u917114c0-d8ac-53ba-a68a-effce8a2a270)

2 â Problemi e soluzioni: l'amica di mamma (#u22a2da8c-a408-5ec5-aff5-a179f0183398)

3 - Nel meraviglioso mondo della fata di ferro (#ud498afa8-0a8f-51ef-b9bf-ed9dc2edf8a2)

4 â Lâistitutrice: fascino e polso fermo (#ue7cb7337-837b-5157-b015-9070417365c6)

5 - Incantesimo perverso (#ueaddf873-1569-59f1-a725-3adbae7d1e01)

6 â Perdersi, poi cercarsi piÃ¹ di prima (#u3f045c45-66b4-52ac-98af-69d57de34feb)

7 - La fata senza veli (#u2811e513-9faa-5e10-9114-8efd19a2a465)

8 â Prendersi: esercizi, scaramucce, perversioni (#ua727fa77-784a-5ef6-9636-5b02ce432cd9)

9 - Intermezzo magico (#u7b0d6ad0-5be1-54ca-b32b-b67cb32b98be)

10 - Incontenibile sete di piacere (#u6ff000c0-5ec0-57d6-aeac-530c630a3090)

11 - Le curiositÃ  soddisfatte: âfull immersionâ (#litres_trial_promo)

12 - Mai piÃ¹ vergine: NicÃ²le immolata (#litres_trial_promo)

13 - Vita implacabile e fine dei giochi (#litres_trial_promo)

14 - Epilogo (#litres_trial_promo)

Mia moglie segreta (#litres_trial_promo)

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My Princess (#litres_trial_promo)

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Condannato dal vizio (#litres_trial_promo)

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L'amore a tre (#litres_trial_promo)

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Ringraziamenti (#litres_trial_promo)





La fata di ferro


Una ragazza Ã¨ sempre un mistero: non c'Ã¨ che affidarsi al suo viso e all'ispirazione del proprio cuore.

E. De Amicis




1 - Una Fiaba...

con tanto di Fata e Principessa, casetta nel bosco e vialetto incantato


Cera una volta una giovane principessa, il suo nome era Alba.

Un giorno il re e la regina, suoi genitori, decisero che il piccolo reame, che il buon Dio aveva riservato loro, era troppo angusto e il denaro, a una coppia tanto regale, non basta mai. Oltre il bosco, non tanto lontano, esistevano altri reamiâ¦ tutti dâapparenza piÃ¹ ricchi e piÃ¹ sontuosi. Di sicuro, emancipandosi, avrebbero potuto valorizzare la loro nobile schiatta, intrattenere rapporti e amicizie con famiglie importanti; accrescendo il proprio prestigio e per finire, magari, avrebbero potuto trovare quella meraviglia, che tutti cerchiamo ma che nessuno riesce a trovare: la Fonte dellâeterna giovinezza.

Come si sa, dallâaltra parte di un bosco tenebroso, si puÃ² trovare di tutto, forse Ã¨ per questo che ognuno intraprende lo stesso viaggio, senza farsi troppe domande. CosÃ¬, i reali, fecero i bagagli e partirono, insieme alle persone care e alla principessa Alba, diletta figliola.

Il viaggio si dimostrÃ² presto faticoso e pieno di insidie. I boschi sono sempre misteriosi e intricati: di giorno pieni dâillusioni ma di notte popolati da fantasmi e incubi. Le illusioni spingono i coraggiosi viandanti a superare le ardue prove che li aspettano, ma i fantasmi li spaventano, facendogli perdere lâorientamento e la sicurezza.

Impressionata da tante peripezie inattese, la regina si rese conto di non avere tempo per badare alla giovane principessa; allora si ricordÃ² che, tanto tempo prima, aveva conosciuto una fata, molto speciale, che abitava nel bosco, in un posticino non lontano. Non che si fidasse ciecamente di lei ma, in fondo, le fate, come i satiri e le sirene, sono solo il frutto delle nostre speranze e della nostra fantasia. Il bosco Ã¨ insidioso, confonde il viandante e la paura, spesso, fa compiere scelte frettolose. ChiamÃ² a sÃ© la piccola Alba e le disse:

Â«Tesoro mio, il nostro viaggio Ã¨ piÃ¹ complicato di quanto ci augurassimo. Ormai, lo vedi tu stessa, tuttâintorno a noi le piante si sono trasformate in un groviglio inestricabile e i sentieri sono sempre piÃ¹ oscuri. Siamo partiti tra i declivi e ora siamo circondati da orridi e burroni. La luce non filtra piÃ¹ gioiosa, dalle alte fronde verdeggianti, ma lascia il posto al buio, umido e freddo. Non voglio che tu soï¬ra per le nostre diï¬coltÃ ; ci sono mille sentieri, molti sono sbagliati, altri non portano da nessuna parteâ¦ !Â»

La principessa pendeva dalle labbra della sua mamma, giovane comâera, non si rendeva conto delle insidie a cui poteva andare incontro. La felicitÃ , per lei, era stare insieme ai suoi genitori; il suo mondo finiva li. Quella era lâunica misura della sua gioia. La regina riprese: Â«Faremo cosÃ¬! Mentre noi cerchiamo di uscire da questa situazione, tu ci attenderai a casa di una fata, che ho conosciuto tanto tempo fa, una vecchia amica. Ricordo ancora dove inizia la stradina che porta a casa sua, vieni!Â» e prendendola per mano la condusse in una radura, non troppo lontana. Â«EccoÂ» disse la regina e indicÃ² col dito un vialetto incantevole, Â«guarda attentamente! Quello Ã¨ il sentiero che porta alla sua casa. Non ti puoi sbagliare, perchÃ© allâingresso câÃ¨ quellâinsegna aï¬ssa su di un vecchio palo.Â» Alba aguzzÃ² la vista ed eï¬ettivamente vide un paletto sul bordo della via, câera un piccolo cartello ricavato dalla corteccia di un albero secolare.

Â«Ecco vaâ da lei e aï¬dati alla sua ospitalitÃ . Ogni tanto ci ritroveremo qui, fino a quando non avremo trovato la nostra strada.Â»

Si baciarono e si abbracciarono, e Alba, non senza unâombra di paura, vide la sua mamma perdersi tra le fronde. Il suo sconforto durÃ² solo un attimo, poi, con la curiositÃ  tipica dei giovani, si aï¬rettÃ² lungo il sentiero, indicato dallâantico cartello. Sul legno si leggeva a stento un epigramma che il tempo aveva scolorito:





âQui abita la Fata di Ferro.

Lei ama tutti e nessuno.

Lei sfida la vita, ma la teme.

Quando gioisceâ¦ dopo fa male.

Non Ã¨ una vera Fata

ma neppure sa essere

una Strega vera.â





Le lettere, sbiadite, vergate con il colore del sangue arrugginito, fecero un certo eï¬etto sulla piccola principessa, ma decise di incamminarsi per quel viottolo che, a ogni passo, si arricchiva di fiori, colori e profumi di Guerlain.




2 â Problemi e soluzioni: l'amica di mamma

(RealtÃ )


Â«E questa Ã¨ NicÃ²le! Visto? Te lâavevo detto che non era piÃ¹ una bambina. Il tempo passa in fretta, accidenti!Â» la mamma della ragazza sorrise a Flora, la vecchia amica. Â«Su NicÃ²le, stringi la mano a Flora, presentati come si deve. Dai!Â» La donna ci teneva a far bella figura, a ostentare la figliola come un trofeo, per rimarcare quanto era stata in gamba e fortunata. NicÃ²le sbuï¬Ã² sbarazzina e mimÃ² un inchino teatrale, poi stemperÃ² tutta la scena formale con un sorriso:

Â«Piacere!Â» disse rapida Â«Scusa ma mia mamma mi farebbe sfilare come al circo, se potesse.Â»

Â«Certo!Â» disse sua madre prendendola in giro. Â«PerchÃ© solo in un circo sfilano le scimmie come te!Â» Flora rise divertita:

Â«Non câÃ¨ che direÂ» cominciÃ² Â«non potevate essere piÃ¹ âdiversamenteâ simili.Â» strinse la piccola mano della ragazza, squadrandola dalla testa ai piedi, Â«Ha ragione la tua mamma, sei veramente bellissimaâ¦ come scimmietta, intendo!Â» e risero di gusto tuttâe tre.

NicÃ²le e sua madre seguirono Flora allâinterno della villetta, che era in periferia ma collegata benissimo al centro cittÃ .

Â«Vi preparo un buon the: lo gradite? Oppure una cioccolata, non fate complimenti.Â»

La cucina faceva parte di una sala ricavata da un unico grande ambiente che ospitava una serie di divani e un grande tavolo da pranzo. Sul fondo, davanti a unâampia vetrata, una lunga banchina di legno di noce faceva da spartiacque dalla zona cottura, che era bellissima. Tutta rivestita in tozzetti di ceramica; una sequenza infinita di calde sfumature: andavano dal giallo al marroncino. La casa di Flora era accogliente e pulita!

Da anni non sâincontravano e la madre di NicÃ²le si gustÃ² quei momenti di spensieratezza.

Â«Se me lo avesse predetto unâindovina, non ci avrei credutoâ¦ cosÃ¬ lontane da casa, e ritrovarci qui. Sono proprio contenta!Â» Mentre Franca, era vivace, a volte quasi aggressiva, Flora aveva un carattere allegro, ma parlava meno. Era una di quelle persone che ti danno sicurezza: un sorriso quieto accompagnava ogni suo gesto, e guardarla preparare il tÃ¨ era rilassante, conforme a tutto lâambiente, che si era creata intorno.

A NicÃ²le piacque subito quella figura di donna matura e prosperosa, con i seni generosi che premevano sotto il camice sottile che indossava per casa.

Â«NicÃ²le, preferisci la cioccolata calda?Â» chiese Flora con la sua voce carezzevole e la ragazza non seppe resistere.

Â«Oh, sÃ¬, per favore! La ringrazioÂ» rispose, mentre ispezionava la casa con lo sguardo.

Â«Dammi pure del tu, NicÃ²le: non sono mica una vecchietta, come la tua mamma!Â» rise, sgranando quei suoi denti piccoli e bianchi che sembravano perline. Franca protestÃ² ma bonariamente.

Â«Vieni NicÃ²le, forse ho qualcosa per te. Dovrebbe piacerti piÃ¹ delle nostre chiacchiereÂ» e fece strada verso la zona living, dove un grosso televisore troneggiava su un tavolino, zeppo di film in DVD.

Â«Qui dovresti trovare qualcosa di adatto a te; la figlia di mio fratello lascia in giro un sacco di questi dischetti, Ha piÃ¹ o meno la tua etÃ .Â»

Â«Uaho!Â» esclamÃ² estasiata lei, scartabellando tra le custodie di plastica Â«ma questo Ã¨ lâultimo concerto del mio cantante preferito. Per favore, per favoreâ¦!Â» proseguÃ¬, cercando di fare la migliore interpretazione di âocchi da cerbiattoâ mai eseguita, Â«Posso guardarlo?Â» Flora dovette fare uno sforzo, per non restare immobile e godersi quegli stupendi occhioni languidi. Sbrigativa replicÃ²:

Â«Ah, cara mia, per me, te lo puoi anche sposare, non guardo mai âcosiâ moderni.Â»

Â«NicÃ²le! Guarda che tra breve torniamo a casa!Â» UrlÃ² Franca in direzione del salotto, dove sua figlia si era giÃ  impossessata del telecomando. Con la maestria tipica dei giovani, aveva giÃ  eseguito tutte le manovre per far partire il film, sul grande schermo piatto.

Â«Dobbiamo rientrare presto.Â» poi, a Flora, Â«Sai cara, non stavo nella pelle dalla voglia di rivederti, ma siamo appena arrivatiâ¦ figurati che a casa ho ancora gli operai che montano i mobili, e lunedÃ¬ dobbiamo giÃ  prendere servizio.Â» Intanto Flora, incurante del tornado che scatenava sempre Franca, continuÃ² metodica le sue operazioni: servÃ¬ un buon tÃ¨ per entrambe sul tavolo della cucina e poi raggiunse NicÃ²le, con una tazza di cioccolata fumante e un piatto di biscotti fatti in casa, che sparirono presto dal vassoio.

Franca, intanto, era giÃ  in piedi, scattata come una molla:

Â«Dai, sono curiosa di vedere la tua casa!Â» disse, e intanto indicava segretamente, col mento, sua figlia che, ignara, si era giÃ  lasciata rapire dalle immagini. Flora comprese e, con la sua tazza tra le mani, fece strada allâamica verso le scale, che portavano al piano superiore. Câerano due camere e un bagno, molto comodo e spazioso.

Â«Ma Ã¨ carinissima: che bella! E queste mattonelle: deliziose. Ti spiace se approfitto?Â»

Â«Ma scherzi? Fa come se fossi a casa tua.Â» rispose lâospite guardando lâamica che, rapidamente, si abbassÃ² pantaloni e collant, per urinare. Â«Vengono dallâItaliaÂ» continuÃ² Flora, indicando le mattonelle. Â«Vietri sul Mare, per la precisione; i listoni sono decorati a mano, uno per uno. Piacciono tanto anche a me. Hanno i colori forti che si nascono nei posti in cui il sole Ã¨ splendente.Â» Mentre Franca si ricomponeva dandosi una controllata davanti al grande specchio molato, incassato nellâintonaco e circondato da una cornice di ceramiche, Franca si fece piÃ¹ confidenziale nei toni, e raccontÃ² rapidamente le sue ultime peripezie.

Erano in un momento di sbandamento totale. Il suo compagno, il padre di NicÃ²le, era stato trasferito in fretta dalla loro cittÃ . Lei, per fortuna, aveva trovato impiego, grazie allâaiuto di un collega. Un lavoro da cassiera, e spesso le sarebbe toccato svolgere il turno serale, ma non si lamentava, dopotutto l'importante era avere giÃ  un lavoro. Franca amava molto le apparenze e con pochi soldi non sapeva arrangiareâ¦ lui aveva altri due figli, frutto del primo matrimonio, ma erano grandi; i giovani si erano trasferiti per necessitÃ , ma presto si sarebbero organizzati per andare a vivere a Parigi, dove avrebbero frequentato l'UniversitÃ .

Flora la seguiva quieta, sorbendo il the e cercando di non perdersi, in quelle descrizioni frettolose. Lâamica le aveva accennato qualcosa riguardo a un certo âaiutoâ su cui contava; stava ad ascoltare attentamente, per capire dove sarebbe andata a parare. Il problema di Franca non era solo pratico: tutta la famiglia stava attraversando un momento di confusione e lei cercava di fare del suo meglio. I figli maggiori, irritati dal trasloco forzato, erano diventati intrattabili. La sua convivenza rischiava di sgretolarsi, a causa di una relazione del marito con una collega; infine, Franca era depressa, e cercava, a sua volta, qualcosa di diverso... Vecchi problemi irrisolti si erano insinuati nella famiglia e ora ne stavano minando i rapporti.

Â«La piccola Ã¨ agitata, Ã¨ nervosaÂ» continuÃ² Franca Â«e la nostra famiglia Ã¨ talmente scombinataâ¦ Siamo incerti sulle scelte da compiere.Â» la fissÃ², Â«Ecco: vorrei aï¬darti NicÃ²le, per il doposcuola, aï¬nchÃ© tu possa insegnarle la lingua e aiutarla a passare questo momento cosÃ¬ complicato. Naturalmente sarai retribuita. Ã ovvio! Ti prego, non me la sento di aï¬darla a unâestranea in un paese che non conosce. Per lei sarebbe solo un ulteriore trauma e, francamente, vorrei evitarlo.Â»

Flora la interruppe, alzando decisa una mano:

Â«Alt, tesoro mio!Â» intervenne. Â«Non Ã¨ una questione di soldi, figurati. Ma ciÃ² che mi chiedi Ã¨ una grande responsabilitÃ . Cosa ti fa credere, poi, che le maioliche italiane e la cucina in veranda rappresentino il paradiso?Â» La squadrÃ² quasi oï¬esa. Â«Anchâio ho una mia vita, sai? Vivo da sola ma non vuol dire che non abbia qualcuno e, soprattutto, anchâio ho i miei problemi, purtroppo.Â» E il suo viso si ammantÃ² di una delicata tristezza. I loro occhi sâincrociarono. Flora sorrise, rivedendo lo sguardo sparuto di Franca; sembrava lei la bambina confusa, adesso.

Â«Oh, insommaÂ» disse infine risoluta. Â«Va bene! Facciamo una settimana di prova, ok?Â» Franca annuÃ¬, aveva la stessa aria di un cane che scodinzola.

Â«PerÃ² voglio sapere con precisione i giorni in cui la ragazza verrÃ  da me. Posso riceverla dalle tre. Non prima. Sono impegnata col lavoro e altroâ¦ e la sera, a casa, per le venti!Â»

PiÃ¹ tardi, da sola nel lettone, Flora a occhi chiusi tornÃ² con la mente alle emozioni che le aveva suscitato lâincontro con la giovane NicÃ²le. Le forme acerbe, i seni piccoli e, di certo, duri come il marmo...

A quel punto, i suoi pensieri si illanguidirono, immaginando il fiore acerbo, che la giovane custodiva. Avrebbe pagato per poterlo almeno ammirare, odorare, ma non poteva che restare un sogno. I suoi pensieri, perÃ², diventavano sempre piÃ¹ lascivi, nonostante gli sforzi per distogliere la mente. Allora le immagini, che in quel momento creava con la fantasia, si confusero con i ricordi del passato. Il volto della giovane si sovrappose a quello della madre, quando era giovane e fresca. La rivide, mentre abbassava la testa, dai capelli fluenti, e si tuï¬ava sul suo corpo, odoroso di puro piacere. La lingua di Franca la cercava, allora, insaziabile. RicordÃ² tutte le volte in cui aveva ricambiato quellâesasperante frugare, con la bocca, negli spazi segreti dellâaltra. Il corpo, sognato, di Franca giovane, nellâeccitazione che si era impadronita di lei, si confondeva con quella di unâaltra. Una donna sconosciuta dai contorni indefiniti, illuminata da una luce dietro le spalle, che ne occultava i lineamenti. Poco dopo, perÃ², fresca come fosse rorida di rugiada, appariva l'innocente visione di NicÃ²le.

Ansando e grondando la donna raggiunse un piacere languido e intenso che, invece di appagarla, la turbÃ² e la lasciÃ² sul letto, piena di rinnovata sete.




3 - Nel meraviglioso mondo della fata di ferro

(Fiaba)


La Fata di Ferro aveva una casa che solo nel mondo delle fiabe era possibile immaginarsi. La giovane principessa si era presentata a lei, armata solo dellâinnocenza, della voglia di vivere e delle sue paure. Aveva vissuto troppo tra gli echi misteriosi del bosco, cercando la forza per vincere le incertezze; aveva provato su di sÃ© il peso opprimente dellâindiï¬erenza. Ora, tutto questo, si contrapponeva all'ambiente fantastico che lâaspettava.

Da subito era stata accolta come la piÃ¹ bella delle principesse: le miscele di cacao piÃ¹ esclusive arrivavano da ogni parte del mondo per confezionare le sue cioccolate, mentre biscotti, marzapane e miele di giuggiole, non mancavano mai, all'ora della merenda.

La Fata di Ferro era intransigente: prima di tutto bisognava fare i compiti; ma poi, come dâincanto, quelle volavano in fretta. Era bello persino studiare se il premio era un sorriso affabile e complice della fata. La giovane faceva del suo meglio per collezionare buoni voti, per non interrompere quel connubio felice.

La Fata di Ferro si dimostrÃ² la migliore delle amiche e la piÃ¹ fidata. Bellissima, grande, prosperosa; indossava sempre vestiti colorati e allegri: un vero e proprio inno alla gioia. Aveva mille abiti, tutti troppo corti per nascondere le sue grosse gambe burrose; tutti troppo stretti per contenere i seni gonfi o le natiche tonde.

Nella casa della Fata tutto era a disposizione e non câera altro da fare che essere felici. La padrona di casa aiutava Alba nelle scelte senza prevaricare, condivideva le sue idee, la consigliava, e la ragazza non trovava da obiettare ai suoi pareri sussurrati, anzi: pendeva dalle sue labbra. La cosa incredibile era ricevere tutta la sua attenzione, incondizionatamente.

Nulla, in quella casa. contava piÃ¹ della principessa; per la Fata di Ferro il centro dellâuniverso, era Alba e tutto ciÃ² che lei diceva era interessante, unico e prezioso.

Stava con piacere nella sua famiglia, ma intanto, non vedeva lâora di correre viaâ¦ il mondo delle fiabe lâattendeva e non vedeva l'ora di poter ritornare nella casa alla fine del sentiero, tra le buganvillee e gli oleandri, colorati e velenosi. Ogni giorno la principessina si sentiva piÃ¹ grande e piÃ¹ forte; ogni giorno correva verso nuove esperienze. E, celato nel suo cuore di piccola peccatrice, aveva un segreto, inconfessabile ma sublime. Una delle cose che lâattraevano era il corpo della fata; sarebbe rimasta ore a rimirarlo. GiÃ  quellâunico incantamento sarebbe bastato a rendere le visite improcrastinabili.

Lei era bellissima e, per la gioia di Alba, estremamente distratta. Quando sedevano al tavolino delle ghiottonerie, spesso accavallava le opulente gambe, senza curarsi del camice che si alzava e, salendo, a ogni movimento metteva in mostra le calze; sempre diverse, sempre di nuovi colori. Quelle che le piacevano di piÃ¹ erano le nere. Le calze nere parevano piÃ¹ piccole di una misura, la seta era tesa sulla pelle, creando appetitosi chiaroscuri; lo sguardo, ipnotizzato da quella visione, cercava il punto dove il nero deciso dellâorlo merlettato liberava, con uno sbuï¬o lievissimo, la carne rosea e chiara. Anche quando si adagiava su un basso pouf, sgranocchiando cannellini e Lacrime dâAmore, non era diï¬cile che Alba riuscisse a carpire unâimmagine delle sue mutandine, schiacciate tra le cosce.

La povera fata sedeva li, per non rubare spazio ad Alba a cui, da principessa quale era, era riservato il posto dâonore, sul divano.

A volte gironzolava per casa, alla ricerca di un granello di polvere âvigliaccoâ, o di uno dei tanti oggetti che, in quella casa fatata, avevano la terribile tendenza a cadere negli angoli piÃ¹ nascosti; da quando aveva scoperto che, per ritrovarli, la fata si metteva carponi, mostrandole il fondoschiena oppure le poppe gloriose, Alba, pur essendo di indole aï¬ettuosa e servizievole, non si oï¬riva mai, come volontaria, per le ricerche. Preferiva godersi ciÃ² che riusciva a vedereâ¦ E la fata aveva infinita pazienza e nulla chiedeva alla sua preziosa ospite.

Per fortuna, tutti i rossori e le vampate peccaminose della ragazza passavano inosservati, tantâÃ¨ che una volta, fattasi coraggio, Alba, dal gabinetto, chiamÃ² la sua madrina con una scusa e si fece trovare seduta sul vaso, con le sottili gambe dischiuse. Anche allora la fata non disse niente e nulla notÃ², chiusa in una âcastaâ indiï¬erenza. Al contrario, la principessa per la vergogna sopravvenuta dopo lâeccitazione, cercÃ² una scusa frettolosa per tornarsene a casa e, per alcuni giorni non si fece piÃ¹ sentire.

Al terzo giorno fu la fata a chiamare e tutto riprese come prima.




4 â Lâistitutrice: fascino e polso fermo

(RealtÃ )


Flora credeva di impazzire, tanto la situazione era divenuta insostenibile. Nonostante le promesse fatte a se stessa e alla madre di NicÃ²le, la presenza della ragazza era diventata troppo intrigante, eppure opprimente per lei. Il piacere che provava, a sentirsi osservata di nascosto da quella piccola troia, le rimescolava il sangue nelle vene e, appena la vedeva o la pensava, si ritrovava eccitata. Dal primo istante in cui NicÃ²le giungeva a casa, la sua parte piÃ¹ recondita iniziava a sbavare piacere; desiderava lâorgasmo per ore, mentre le sue guance avvampavano e sudava tra i seni. La voleva! E, naturalmente, alla fine restava frustrata dal ânulla di fattoâ che, essa stessa, si era imposta solennemente. Avrebbe voluto sfogare su quel corpo delicato lâinfinito desiderio.

Il primo giorno che NicÃ²le disertÃ² le lezioni, Flora respirÃ² e, dopo settimane di stress, le sembrÃ² di riprendere il controllo della sua vita e della sua casa. Era diventata una piccola despota; una vera canaglia, quella sua principessa! Appena scoprÃ¬ di poter comandare, iniziÃ² a tiranneggiarlaâ¦ (che meravigliosa sensazione)

Il secondo giorno sâimmalinconÃ¬. Le mancava. Voleva essere maltrattata ancora da quellâimpertinente spiona. Le mancavano i suoi occhioni che le fissavano le cosceâ¦ E sÃ¬ che NicÃ²le aveva davvero esagerato: farsi trovare nuda, sul gabinetto, ancora bagnata.

Pensieri deliziosi lâavevano attraversata, come correnti galvaniche scintillanti; ma doveva comportarsi da adulta, responsabile. Doveva resistere!

Quella sera si decise e chiamÃ² un suo amico, per dare sfogo al vulcano della libidine, ma l'uomo era giÃ  impegnato; il fatto che lui non potesse raggiungerla la rese ancora piÃ¹ furiosa.

Si frugÃ² nellâintimitÃ , meccanicamente, sul letto, ma il piacere la rese ancora piÃ¹ eccitata e incapace di vincere il desiderio di NicÃ²le. La sera del terzo giorno la fece finita: telefonÃ².

Â«Eppure ero certa che ti avesse avvisatoÂ» rispose Franca, perplessa Â«i giovani di oggi non hanno piÃ¹ nessun rispetto.Â»

Â«No, lasciala stare, sono ragazzi, magari qui da me si annoia. Purtroppo non ho vicini con ragazzi della sua etÃ . La capisco poverina.Â» la giustificÃ² Flora.

Â«Aspetta adesso la chiamo, vediamo come si sente.Â» Poi Flora, trepidante e impacciata, udÃ¬ le voci lontane di NicÃ²le e della madre:

Â«Ma che ti salta in mente? PerchÃ© non hai avvertito Flora che stavi male?Â»

Â«Uffa, ma io non stavo bene, pensavo che glielo avessi detto tu.Â»

Â«Sei una gran maleducata. Adesso vai al telefono e scusatiâ¦Â» Seguirono altre parole che non fu in grado di sentire. Dopo poco arrivÃ² NicÃ²le:

Â«Scusa!Â» esordÃ¬.

Â«E di che cosa, tesoro mio? Mi dispiace se sei stata poco beneÂ» disse raggiante Flora Â«ma adesso come va?Â»

Â«Sto beneÂ» continuÃ² NicÃ²le, lievemente laconica, poi si sentÃ¬ confabulare.

Â«Dice mamma: se non disturbo, posso continuare a venire da te?Â»

Flora non seppe dissimulare la gioia che le procurarono quelle parole, cosÃ¬ con la voce rotta dalla trepidazione, rispose:

Â«Lo sai, NicÃ²le, ormai questa Ã¨ casa tua. Devi decidere tu, se vuoiâ¦ che ci vediamo ancora.Â»

Â«SÃ¬. Voglio venirci ancoraÂ» disse la giovane.

Il giorno dopo, quando entrÃ² nella casa, un profumo fragrante di torta di mele e cannella la pervase. Flora le andÃ² incontro e si abbracciarono senza parlare. Da allora perÃ², non si sedette piÃ¹ sul pouf, ma sul divano, di fianco a NicÃ²le.




5 - Incantesimo perverso

(Fiaba)


Ormai il ghiaccio era rotto e la Fata di Ferro non teneva piÃ¹ solo per sÃ© i suoi segreti. Anzi, burrosa e languida, aveva deciso di darsi alla principessa Alba, anima e, se possibile, pure corpo.

Ad Alba non sembrava vero: il pomeriggio, dopo i compiti, facevano una merendina e chiacchieravano come due amiche del cuore. E visto che Alba non era mai stata cosÃ¬ brava e volenterosa, nello studio, alla fine, arrivava il premio. Il premio era rappresentato dalla confidenza e dall'intimitÃ .

La fata, rassegnata, le si donava completamente, aï¬nchÃ© soddisfacesse la sua lussuria e i suoi sentimenti lascivi, di giovane curiosa e impertinente. Allora la screanzata si sedeva accanto a lei.

Spesso si servivano di un piccolo plaid con la fantasia scozzese, in quei casi Alba gioiva ancora di piÃ¹. Guardavano la televisione o Flora leggeva qualcosa, nelle lunghe serate invernali; si piazzava sul divano e seguiva con finta attenzione qualsiasi programma, pur di starle vicino.

Le loro gambe, celate sotto la coperta, iniziavano a strusciarsi, il suono del tessuto che frusciava eccitava entrambe. Ad Alba non mancava mai la scusa adatta: ora per lo spasso, ora per la paura, ogni pretesto era buono per stringersi alla Fata di Ferro. Allora, specialmente se protette dal plaid di lana, le piccole dita sottili cominciavano a frugare. La ragazza abbracciava la donna in cerca di protezione e ne esplorava ogni rotonditÃ , ogni curva. Vagava sul cotone del camice, a volte perdendosi tra roselline sul fondo nero, altre, cogliendo le margherite della vestaglia lilla; e piÃ¹ la Fata taceva, piÃ¹ le mani si prendevano confidenze.

Quando cominciava, voleva sfiorare con delicatezza e fingendo poco interesse: carezze distratte, occasionali, come se nascessero spontanee e senza scopo. Ma poi lâeccitazione aumentava; i movimenti diventavano sempre piÃ¹ rabbiosi, sconnessi, convulsi. Quelle mani âpossedevanoâ, letteralmente, il corpo della grossa fata.

Alba le toccava i fianchi abbondanti, poi strisciava serpeggiando fino alla pancia di lei, che era generosa e morbida, allora, di piatto, si infilava sotto il cotone e carezzava lâinguine. Poi tornava su, cercava le mammelle e tirava, e premeva, e giocava con il seno abbondante. I capezzoli si rilevavano al tatto, gonfi e costipati sotto la veste e pressati, nel reggipetto matronale.

Poi le dita esploravano il collo, la nuca, titillavano i lobiâ¦ e la fata moriva lentamente di languore. Il cuore impazziva e piccole gocce le imperlavano la fronte.

Il plaid era complice di Albaâ¦

La ragazza iniziava col lamentarsi di aver caldo e, da sotto la coltre, faceva scivolare via la gonna dalle gambe di gazzella restando solo in mutandine e calzettoni. Adesso, la carne nuda cercava di nuovo il contatto, scostava il cotone, scivolava sulla seta e trovava, infine, la pelle dellâaltra. E quando la carne sâincontrava, per entrambe era il tripudio.

Quel desiderio era tanto piÃ¹ grande quanto piÃ¹ era proibito e sofferto. Il silenzio, falso, della fata, quella sua impossibile indifferenza, faceva fremere la giovane principessa; a ogni istante temeva di essere scoperta e quindi allontanata, scacciata. Sapeva che stava approfittando di tutte le magie della Fata di Ferro, ma non riusciva a trattenersi! Doveva bere a quella fonte vietata.

Ogni sera, tornando a casa, si riprometteva di resistere a quella sete ma, il pomeriggio successivo, i buoni propositi capitolavano e lei si rituï¬ava in quel corpo: arrendevole, morbido, materno.

Che gioie provava, e quanto si umettava il suo fiore nascosto! Spesso si ritrovava con le mutandine bagnate sÃ¬, ma dal fuoco della lussuria.




6 â Perdersi, poi cercarsi piÃ¹ di prima

(RealtÃ )


Il pomeriggio era freddo, nonostante la primavera fosse giÃ  arrivata.

NicÃ²le giunse con guance e ginocchia arrossate, e il piccolo naso ghiacciato. La sua figura slanciata emerse superba, tra i giochi di luce dei cristalli della porta. Flora rimase abbagliata, ancora una volta, dalla sua leggiadria. Era mancata per una settimana e la donna si era resa conto di quanto lâamasse giÃ .

Padrona del mondo, NicÃ²le si spogliÃ² del soprabito e della sciarpa bianca. Poi tolse il cappellino di cotone, lasciando scorrere sulle spalle i capelli dâoro. InondÃ² la casa di sorrisi e di parole senza importanza.

âNiente scuola per domani, niente compiti oggi!â StabilÃ¬, spadroneggiando, che era il pomeriggio adatto per guardare âIl dottor Zivagoâ. Flora avrebbe voluto piangere, ma non lo fece, nÃ© si oppose alla richiesta, lâattendeva da troppo, per non esaudire i desideri della sua piccola âtirannaâ. IniziÃ² a sentire le farfalle nello stomaco, mentre con la mente pregustava le carezze che tanto bramava. Le loro mani avrebbero danzato con le dita, intrecciandosi e respingendosi, come ballerine su un palco. Non riusciva a porre freno al suo desiderio, nÃ© a porre un vero freno a quello della ragazza.

Ma da troppo erano in stallo: non poteva continuare cosÃ¬. Flora decise di rompere gli indugi e di giocare le sue carte:

Â«Vai a fare pipÃ¬ allora, altrimenti dopo ti seccherÃ  alzartiÂ» le sorrise. Â«Io intanto vado a preparare il the.Â»

Â«SÃ¬, Badrona!Â» la prese in giro NicÃ²le.

Mentre Flora armeggiava in cucina, la giovane che si attardava nel bagno gridÃ²:

Â«Ho una sorpresa, la vuoi vedere?Â»

Â«Oh, ohhh!Â» rilanciÃ² Flora, Â«le âtueâ sorprese non promettono niente di buono al mio destinoâ¦Â»

Â«E invece sÃ¬, guardami!Â» uscÃ¬ dal bagno e si mise in mostra. Aveva indosso solo lo spesso maglione a coste. Sotto, invece dei calzettoni, indossava collant neri e velati. Flora ebbe un sobbalzo, nonostante la ragazza tenesse le cosce serrate, era evidente che non indossava le mutandine: un ciuffetto biondo e delicato, schiariva le calze, proprio sullâinguine virginale.

Â«E guarda, oraÂ» disse NicÃ²le, con un sorriso che sapeva di giovanile impertinenza. DivaricÃ² i piedi allargando le gambe. Aveva squarciato grossolanamente i collant con le dita, proprio tra le gambe, cosÃ¬ le calze facevano da cornice a quello spettacolo mozzafiato.

Â«Ã una mia invenzione! Ti piace?Â» Non attese risposta; tanto sapeva che non sarebbe arrivata. La bocca di Flora si era spalancata per lo stupore e adesso non riusciva a proferire una sola parola.

Â«Queste mi terranno piÃ¹ calda, starÃ² comodissima. E senza le mutandine, posso fare la pipÃ¬ facilmente.Â» AlzÃ² lo sguardo e fissÃ² Flora con aria spavalda, gli occhi di cerbiatta la sfidarono senza pudore. Flora riuscÃ¬ a distrarre la sua attenzione da quello spettacolo. Col respiro aï¬annoso finse di borbottare qualcosa sui giovani, voltandosi per nascondere il rossore delle gote. Si dedicÃ² tenacemente a filtrare il the e lo versÃ² caldo nelle tazze preferite, poi senza una parola si ritirÃ² di sopra, in camera.

NicÃ²le si era giÃ  sistemata sul divano, accogliente come un'alcova; aveva osato, ma in cuor suo si augurava di non avere esagerato.

Il film era appena iniziato. Dalle scale potÃ¨ spiare Flora mentre tornava in salotto. Si era cambiata: ora indossava un lungo camicione, stretto sui seni, una specie di stile impero, sotto, infatti, si svasava leggermente e davanti era chiuso coi bottoni. La ragazza notÃ² che non aveva piÃ¹ le calze. âAvrÃ  caldoâ pensÃ² tra sÃ©, e provÃ² piacere a quella vista.




7 - La fata senza veli

(Fiaba)


Quel pomeriggio la Fata di Ferro aveva indossato una veste leggera con i bottoni davanti. Come sempre silenziosa, sedette accanto ad Alba. Dopo pochi minuti la principessa si raggomitolÃ² al suo fianco; iniziÃ² ad assaporare l'atmosfera voluttuosa che si creava tra loro. Chiuse gli occhi e aspirÃ² il profumo fresco sulla sua carne delicata. TirÃ² sul divano le due gambe fasciate dai collant, mentre abbandonava la testa sul braccio della fata. Pochi istanti dopo, con la mano libera, scivolÃ² dalle sue gambe sottili a quelle deliziosamente piene della donna matura. Spingendo sul cotone leggero, sentÃ¬ che scorreva facilmente sulla pelle nuda di quelle cosce. La principessa ebbe uno dei mille brividi che ormai facevano parte della sua precoce sessualitÃ .

Curiosa, col cuore che batteva, la mano trasgressiva si fece strada verso lâalto; scavalcÃ² la pancia, si soï¬ermÃ² sullâombelico teso, per poi risalire il lieve pendio che arrancava sotto i seni generosi. Avrebbe voluto lanciare un piccolo grido di vittoria, ma si trattenne mordendosi le labbra: si era appena resa conto che la donna aveva tolto anche il reggiseno. Le sue poppe, deliziosamente calde, poggiavano sul corpetto della vestaglia ed erano trattenute solo dai bottoni. Alba incontrÃ² la rugiada appetitosa che si stava formando sotto i due grossi seni. La voglia divenne violenta.

La fata taceva, come se nulla stesse accadendo; il volto da Sfinge, guardava, senza vedere, in direzione della televisione; le labbra serrate enigmaticamente; non un briciolo di emozione faceva capolino sul suo viso. I suoi occhi penetranti evitavano accuratamente di incrociare quelli di Alba. Eppure, per la prima voltaâ¦ la fata, sotto la veste, era tutta nuda, ma sembrava del tutto indifferente alle passioni contrastanti che agitavano la giovanetta.

Alba voleva continuare a toccare la pelle nuda ma temeva di sembrare troppo insistente. Alla fine si fece coraggio: doveva tentare. Non poteva restare per sempre nellâinsicurezza e col petto in fiamme. Le dita sottili acquisirono coraggio e, come artificieri che manipolano una bomba inesplosa, uno dopo lâaltro liberarono i tre bottoni, che serravano il decolletÃ© della Fata di Ferro. I seni tracimarono, come una piena dalla diga, privi ormai di ogni difesa, si allargavano mollemente, allontanandosi lâuno dallâaltro. Nel mezzo apparve, allora, come una vallata odorosa, rorida di delicato sudore.

Come provenisse dal sottobosco nel mese di agosto, uno sbuï¬o di profumo di femmina invase le nari della principessa impertinente. Alba era insicura nel leggere i segnali del piacere, ma di certo non evitÃ² di cercare la voluttÃ  tra quelle due montagne calde e tenere. Sulla sommitÃ , sorgendo come templi tibetani, i seni, turgidi e torniti, con la punta giÃ  grossa come un dito, svettavano, allettandola a osare.

Il contatto della pelle nuda con i luoghi piÃ¹ intimi della sua âmadrinaâ resero la principessa euforica, come ubriaca. AbbandonÃ² ogni freno inibitore e si avventÃ² con le mani sul petto e sulla pancia che li sosteneva, con le mani bramose di toccare.

Il silenzio indiï¬erente e annoiato, che spesso era stato causa di dolori dâamore nella giovane principessa, ora, era benedetto. Lâeccitazione la rendeva temerariaâ¦ e, miracolosamente, la donna, immobile, si lasciava sballottare, tastare, annusare, senza dare segni, nÃ© di fastidio, nÃ© di apprezzamento; buon per Alba, che aveva perso la testa. Adesso era quasi pronta al passo decisivo; la vicinanza del viso e della bocca a quel seno generoso, la invitava a fare una cosa che ancora non aveva osato mai: prenderlo tra le labbra con tutta la passione. Quel primo bacio, erotico, estremo, avrebbe segnato la fine di ogni compromessoâ¦

La voce della Fata arrivÃ², pacata ma decisa, del tutto inaspettata, come uno schiaï¬o sulle mani. La matrona uscÃ¬ allâimprovviso dal suo torpore sibillino. Risorse e, voltandosi verso Alba, la fissÃ² con gli occhi scuri, ardenti come braci:

Â«Ma ti piace veramente quello che stai facendo?Â»

Alba saltÃ² indietro; ritirÃ² la mano. SâirrigidÃ¬ come fosse stata colpita da un ceffone.

Nonostante la donna continuasse a rimanere immobile sul divano, con i seni al di fuori dellâabito stretto; nonostante lâorlo sottostante, sollecitato dai moti di Alba, fosse salito fino a scoprire del tutto le grandi cosce, mostrando persino la mutandina bianca, fu Alba a sentirsi messa a nudo; si sentÃ¬ scoperta, in un gioco che, follemente, aveva pensato di poter occultare. Caduto dâimprovviso lâeccitamento, si vergognÃ² di aver tanto approfittato, esagerato, usurpato. Aveva invaso lâamicizia bonaria della fata, frugando sempre piÃ¹ il suo corpo, senza mai averne ottenuto il permesso, esplicitamente.

Quel giorno aveva di certo esagerato e provÃ², in pieno, tutta la violenza della sua trasgressione. Rimase impietrita mentre, completamente sobria dopo la sbornia di piacere, desiderava sprofondare, pur di non dover ammettere il suo mortificante atteggiamento.





***





Il tempo si era fermato nel soggiorno. Tutto sembrava tacere, persino la TV.

La Fata di Ferro, impassibile come unâaguzzina, scrutava lâanima di Alba, passandole attraverso gli occhi, chiari come lâacqua. Poi, finalmente, sul suo viso si disegnÃ² un leggero sorriso che odorava di panna montata. Riprese la sua posizione comoda sul divano e, lentamente, cercÃ² la mano di Alba, riportandosela sui seni cedevoli. Appena la ragazza si sciolse dalla morsa della paura, vi poggiÃ² la testa, lasciando scorrere dagli occhi qualche lacrima di gioia. E allora la fata lâattirÃ² a sÃ© fino a quando la bocca non si trovÃ² proprio sul capezzolo.

Â«Tu lo sai che tutto questo Ã¨ proibito? Saprai mantenere il segreto?Â» le sussurrÃ² allâorecchio. Liberandosi la bocca dal bacio perverso ma dolce, Alba promise con tutta lâanima:

Â«Non dirÃ² mai niente a nessuno di quello che accade tra noi... qui. Te lo giuro sulla mia vita!Â» La fata abbassÃ² lo sguardo e le loro labbra si incontrarono: le sue erano carnose e pronunciate, e si schiusero alla curiositÃ  della fanciulla. Alba non sapeva bene come fare, ma il contatto fu inebriante. Un attimo dopo si ritrovÃ² sulla lingua un succo oleoso e trasparente: era la saliva della sua amante. Passando da una bocca allâaltra il liquido si abbassava di temperatura, portandole in bocca una freschezza sconosciuta e nuova. Non credeva di resistere a quel sapore senza svenire, ma si fece forza.

Â«Nooo!Â» non riusciva a credere che tutto stesse veramente succedendo. Quella penetrazione tra le labbra era la cosa piÃ¹ intima e segreta che le fosse mai capitata. Quando le due lingue si catturarono, Alba voleva piangere ancora per lâemozione. Non poteva immaginare che quello era solo lâinizio dei loro balli proibiti.




8 â Prendersi: esercizi, scaramucce, perversioni

(RealtÃ )


Â«Sto tanto bene con te, mi piace toccarti tutta e desidero da tanto che anche tu mi accarezziÂ» disse NicÃ²le.

Â«Sei certa di volerlo? Desideri davvero un contatto piÃ¹ intimo?Â» disse Flora, mentre stavano abbracciate con le guance che si sfioravano.

Â«SÃ¬. Lo desidero da mesi: voglio che mi tocchi anche tu!Â» poi aggiunse sussurrando Â«Lo so bene che mia madre non accetterebbe tutto questo, ma io non dirÃ² mai niente. Io voglio solamente essere tua!Â» Flora sorrise e si lasciÃ² finalmente andare, come si fosse sciolta da un legaccio, un blocco ne inibiva le emozioni. Era ora di raccogliere i frutti dei suoi segreti maneggi e della sua tenacia. La baciÃ² ancora sulle labbra con complicitÃ , e le sue mani iniziarono a muoversi. Scivolarono sotto lo spesso maglione e le cercarono le spalle, e si saziarono di quel corpo giovane tanto a lungo bramato. Dalle spalle scesero sui fianchi, poi, da sopra le calze scesero alle natiche, strette e sode. Conobbero le sue gambe, per poi risalire, strisciando i polsi sul pube, ma senza soggiornarvi... almeno per il momento.

Le carezze proseguirono di nuovo verso l'alto, tornando sotto la maglia e raggiungendo i piccoli seni appuntiti, sbocciati da poco e durissimi. Arrivate allâaureola rosa si fermarono e Flora fissÃ² NicÃ²le con un sorriso di sfida; aspettava un permesso che non le fu negato. Allora sapientemente seppe pressare e tirare quelle collinette acerbe. Le circondava e le massaggiava; dopo averla baciata ancora si diresse, con la bocca, sulla maglia, sottoponendo i piccoli seni alla voracitÃ  delle sue labbra. Con lâalito tiepido oltrepassava la lana, inondando la ragazza di un calore nuovo e inebriante.

Lâeccitazione divenne sogno quando, con movimenti voluttuosi, Flora fece scivolare verso lâalto sia la maglia che la canotta leggera, col contatto diretto delle labbra sui bottoni rosa, duri come madreperla.

La ragazza aveva il fuoco nel ventre. Il desiderio la rimescolava tutta, non sapeva come, ma voleva da quella donna tutto ciÃ² che lâeros poteva oï¬rire. NicÃ²le non poteva sapere che quella danza era solo lâinsieme dei preliminari. Infatti, qualche minuto dopo, Flora si alzÃ², chiuse la porta a doppia mandata e le prese la mano. Scalze, come ninfe dei boschi, salirono al piano superiore dove câera la camera da letto.

La fece stendere pressandola delicatamente, e poi si accovacciÃ² sulla giovane, mettendosi a quattro zampe, come una cagna; intanto i seni sconfinati precipitavano sul collo e sul petto di NicÃ²le.

Â«Tesoro mio, adesso puoi guardare e toccareâ¦ tutto. Non ti devi piÃ¹ trattenere. Ã da tanto che lo desideravo, piccola mia.Â» Si scostÃ² una ciocca con le dita. Â«Finalmenteâ¦Â» aggiunse, quasi commossa per lâestasi di quei momenti.

Allora NicÃ²le, con un gesto liberatorio, le aprÃ¬ tutti i bottoni e lasciÃ² che la veste scorresse via, lasciando la sua fata finalmente nuda, in tutta lâopulenza delle sue morbide forme: ora le si mostrava tutta davanti agli occhi vogliosi.

CominciÃ² a godere giÃ  solo a guardare le curve muliebri che aveva desiderato per mesi. La possedette con lo sguardo, come un bambino che diventa padrone del giocattolo che anela da tanto. Libera, NicÃ²le cominciÃ² a tastare la donna, studiandone prima i seni, poi la pancia e i fianchi.

Flora indossava ancora le mutane bianche. Curiose di provare, le dita di NicÃ²le frugarono sotto lâelastico, voleva scoprire fin dove si poteva spingere oltre quella nuova frontiera della sensualitÃ ; cercÃ² lâorlo e iniziÃ² a sfilarle. La donna si abbandonÃ² a quel piacere cosÃ¬ fresco, e NicÃ²le, seguendo il suo corpo col tatto, ebbe lâoccasione di esplorare tutta la sua carne, fino ai piedi, nudi e caldi, che tante volte aveva desiderato baciare. Ora, la grande dama era tutta nuda e tutta sua: che piacere inatteso!

Come un dono dâamore, anche la giovanetta si offrÃ¬:

Â«Prendimi anche tu, Flora, scoprimi, guardami e tocca tutto ciÃ² che desideri di me, il mio corpo ti appartiene da tempo e tu trattami come fossi una cosa tua.Â»

Lâadulta fu bravissima: le sue mani le sfilarono tutto, scorrendo sulla pelle e facendola vibrare. Languidamente le tolse le calze strappate, facendole scivolare sulle lunghe gambe da gazzella. Le dita leggere sfioravano i piccoli seni, che reagivano, autonomamente, a ogni sua carezza. Con fare materno sistemÃ² la biancheria su un cuscino. In poco tempo, anche la ragazza venne completamente spogliata.

Per NicÃ²le, starle di fronte era come volare: vedere per intero il suo corpo, la faceva sentire sospesa in uno stato conturbante, mai provato prima.

Essere cosÃ¬ nude fece sÃ¬ che si fondessero in un abbraccio totale, ogni centimetro di pelle veniva a contatto, combaciando. Distese sul letto, le mani di Flora, immediatamente seguite dalle sue labbra, iniziarono quel viaggio passionale che mai piÃ¹ si sarebbe cancellato nei ricordi di NicÃ²le.

Le sue dita addosso erano come scintille, lava incandescente. Scivolavano, assetate di carne; appena dopo le dita, arrivava la bocca, umida di fiato e di saliva, sembrava fumare: una bava ardente lasciava, sul corpo ancora acerbo, emozioni mai provate. La scia evaporava subito, per la febbre dellâamore e procurava brividi di eccitazione incontrollabili. NicÃ²le era in trance. Viveva tutto come fosse in unâaltra dimensione. Le sensazioni nuove erano intense, violente, eppure ovattate: come se la mente le vivesse sotto lâeï¬etto della piÃ¹ inebriante delle droghe.

Finalmente, dopo il lungo peregrinare, le dita raggiunsero la piccola farfalla che, come appena sorta dal bozzolo, se ne stava immobile e contrita, in attesa che la natura le insegnasse a schiudersi al piacere. CiÃ² che sembrava lâapice insostenibile della goduria si rivelÃ² solo lâalba del sentiero proibito, durante quellâaccoppiamento, tremendo, innaturale.

La mano di Flora si dedicÃ² al gioiellino della giovane NicÃ²le: la carezzava, la confortavaâ¦ lâavvisava di tenersi forte, perchÃ© lâaï¬ondo stava per giungere. Infatti, pochi momenti dopo, la bocca carnosa discese implacabile, affamata. GhermÃ¬ la farfallina, violentandone le ali piene di rugiada, spaccandola fino al vertice con la lingua possente e decisa. La bocca tutta premeva; la lingua penetrava inarrestabile: come il canino di un vampiro assetato di miele. Flora penetrÃ² nel sacello bagnato e, al tempo stesso, infuocato dalla passione.

Un suono osceno si sprigionava da quella scena erotica. La dolcezza aveva lasciato il posto allâingordigia. Un fulmine elettrico, squarciante, luminoso, partÃ¬ dal ventre di NicÃ²le e percorrendo ogni suo muscolo piÃ¹ recondito, raggiunse il cervello, facendola sobbalzare per lâemozione.

Un piacere mai provato, sconosciuto persino nelle notti solitarie in cui si martoriava il sesso. Flora le stette addosso con la stessa forza di un maschio che vuol possedere la preda conquistata. Pur senza deflorarla, la fece sua ripetutamente, forse in maniera ancora piÃ¹ veemente; marchiandola per sempre col suo peso e con le lettere infuocate del suo incontenibile desiderio. La infilÃ² col medio, rigido, e poi anche lâindice riuscÃ¬ a passarle dentro.

Lâorgasmoâ¦ gli orgasmi di NicÃ²le iniziarono pochi minuti dopo quelle ondate di pressione, nella sua carne che si squassava. Dopo non fu possibile contarli, cosÃ¬ come poi non sarebbe stato possibile contare i giorni dâamore e di piacere che avrebbero vissuto in seguito. Tutte quelle ore insieme le avrebbero trasformate in amanti indivisibili.

Quando NicÃ²le cercÃ² di ricambiare, dirigendo la bocca verso i luoghi segreti della donna, Flora non le permise di raggiungerli. La ragazza si dovette accontentare di poggiarle la guancia sul ventre, mentre cercava di aspirare, vicinissima allâintimitÃ  della donna, tutto lâodore che ne sprigionava.

La sua amante le accarezzÃ² la mano e, delicatamente, la guidÃ², cosÃ¬ le concesse di avventurarsi dentro di lei ma solo con le dita. NicÃ²le cominciÃ² a scavare e a rovistare, come fosse la padrona; sguazzava felice in quel mare di umori. Di nascosto, si leccava le dita, per riprendere subito dopo il suo ditalino. In pochi minuti anche Flora esplose, senza piÃ¹ controllo. Appena NicÃ²le capÃ¬ che la sua istitutrice stava raggiungendo lâacme, cercÃ², con lâaltra mano, la sua natura e si associÃ² a lei nel novello piacere che, liquido e sonoro, la fece sciogliereâ¦ come se svenisse, in un lago peccaminoso. Godere insieme fu inconcepibile, iniziandole subito a una comunione che mai piÃ¹ si sarebbe potuta ignorare.

Per la giovane NicÃ²le, questa fu la prima, vera esperienza sessuale, e fu tutta al femminile. Andava ben oltre il semplice sesso; sfociava nellâemozione dâamore: un'emozione che mai, nella sua vita, sarebbe stata eguagliata. Per quanto piacere potesse mai assaporare, nessuna relazione avrebbe retto il paragone con quella prima, indelebile, avventura. Quel paio dâore intense e travolgenti restarono impresse nei suoi ricordi come un livello di estasi ineguagliabile.

Spossata, si accucciÃ² sotto il corpo della sua fata, dopo il sesso sfrenato, adesso, cercava lâamore incondizionato.





E si addormentÃ².




9 - Intermezzo magico

(Fiaba)


Lâestate torrida passava e scaldava i sensi, mentre i corpi seminudi delle due amanti, la giovane principessa e la fata matura, si mostravano e si avvinghiavano, schiavi dello stesso desiderio.

Anche lâautunno venne, con la sua dolce pacatezza, le invitava a cercarsi e a possedersi, approfittando di ogni occasione.

Poi lâinverno, e il freddo le teneva vicine, pelle contro pelle, sotto unâunica coperta, profumata di piacere.

Finalmente, a primavera le loro farfalle fiorivano ed erano eccitate piÃ¹ che mai: il momento migliore, per aï¬ondare la bocca nell'altra, manipolandola fino a quando, dalla corolla, intensamente profumata e dolce come il miele, si decideva a sgorgare lâacqua di rose dellâamore.

E cosÃ¬, mescolandosi lâuna nell'altra, in un amalgama di sesso e passione, le donne passarono le stagioni di quell'amore avvincente e perverso. Alba cresceva e imparava; la Fata di Ferro provava un intenso languore, lasciandole una parte dominante sul possesso del suo corpo maturo. La principessa, oltre ad amarla, si divertiva a giocare con lei e a sottometterla ai suoi capricci.

Spesso la fata si accontentava di inginocchiarsi ai piedi del grosso divano, facendole da serva, da schiava. Il suo omaggio servile partiva dai piedini di Alba. Poi la massaggiava, la baciava fino allâestremo, lasciandola, alla fine, riposare sotto il suo abbraccio materno. Pian piano le faceva scoprire il piacere in tutte le sue possibili sfumature. Prima concedette tutto di sÃ©, poi iniziÃ² anche a cercare il gusto del possesso di lei. Le insegnÃ² tutti i giochi e le furbizie, le permise di usare oggetti erotici, per imparare a dare virilmente piacere a una donna. La principessa giocava e sperimentava. Amava prendere la fata, da ogni parte, godeva nel vederla ricevere le sue spinte penetranti, in ogni meandro.

La donna godeva dellâingenuitÃ  di Alba, ogni giorno piÃ¹ provata, piÃ¹ curiosa, piÃ¹ smaliziata, nella ricerca sfrenata della passione. La fata, adesso, prendeva piacere dalla sua discepola.

Di notte, poi, la fata, piÃ¹ matura e scaltra, sola nel letto, mentre ascoltava il frinire delle cicale, si arrovellava cercando nuove perversioni per poterle esercitare l'indomani. Non le sembrava vero di poter coronare i suoi sogni piÃ¹ inconfessabili, servendosi di quel corpo, tenero e giovane, e di quella mente fertile e incantata.

Lâaveva tenuta vergine fino ad allora, ma un giorno decise di sferrare il suo incantesimo erotico piÃ¹ potente.

Nel frattempo i genitori della principessa, ignari di quanto accadeva, si concentravano sulle loro vite complicate. La regina si fidava ciecamente dell'amicizia che la legava alla fata. Nonostante avesse intuito che, in quella casa di marzapane, avveniva qualcosa di piÃ¹ che il solo sorbire del the con i biscotti. Ma tutto era tranquillo, grazie a quel rapporto tanto speciale. Lâamica era dolce e paziente, la principessa veniva su felice e robusta, e lei, la madre, era piÃ¹ libera che mai.

Andava bene cosÃ¬. Indagare sarebbe stato inutile e anche impegnativo.




10 - Incontenibile sete di piacere

(RealtÃ )


NicÃ²le la stava accogliendo, soï¬rendo, ma decisa. Le braccia incrociate sotto la testa che veniva schiacciata contro la spalliera ad ogni pressione. Le ginocchia a terra, poggiate su un plaid, erano divaricate. Aveva fatto tanto per convincere Flora a farle provare la passivitÃ  piÃ¹ segreta, dopo che lei, la piccola NicÃ²le, le martoriava, da anni, ogni parte intima.

Lâoggetto con cui si aiutavano era grosso, molto spesso ma non troppo lungo. Quando lo indossava, NicÃ²le non dava tregua alla sua amica. Flora lo riceveva tutto da lei, senza battere ciglio, ma diventava attenta e severa quando si trattava di usare il corpo di NicÃ²le per quel piacere. CosÃ¬ aveva impiegato del tempo per permetterle di subire, ma senza farsi troppo male e restando vergine.

Ecco perchÃ©, adesso, NicÃ²le si sottometteva senza lamentarsi agli attacchi, costanti e feroci, della sua matrona. lâaveva chiesto e, finalmente, lâaveva ottenuto.

La ragazza aspettava che la furia sbollisse, perchÃ© dopo averla attaccata da dietro, Flora, come fosse pentita di avere abusato di quel forellino roseo, la curava. Si metteva alle sue spalle e, con delicatezza, la ristorava dopo la carica, che lei stessa aveva portato a segno. Quando finirono, abbracciate sul divano e sfinite dalle emozioni, NicÃ²le manifestÃ² tutto il suo disappunto:

Â«Ma insommaâ¦ Ã¨ bellissimo farlo, ma perchÃ© non posso far lâamore secondo natura? Sono una donna ormai.Â» Flora sogghignava, divertita, ma intanto le rimostranze della ragazza divenivano sempre piÃ¹ accese.




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