Il Vento Dell'Amore - Saggio
Guido Pagliarino






Guido Pagliarino



Il Vento dell'Amore



Saggio



Edizione

Economica



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Guido Pagliarino

Il Vento dell'Amore

Saggio

3a Edizione in E-book e 2a Edizione In Volume, senza immagini inyterne

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Precedenti Edizioni:

1a Edizione in E-book, Smashwords Edition, ISBN 9781311241351, Copyright Â© 2015 Guido Pagliarino

2a Edizione in e-book e 1a Edizione in volume, con immagini interne a colori

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La copertina di questo e-book Ã¨ realizzata elettronicamente dall'autore; l'immagine inseritavi Ã¨ il dipinto âIl Ventoâ di Vincent Van Gogh


Il Vento dell'Amore

Un approccio storico alla progressiva Rivelazione

di Dio-Amore nel Primo Testamento




Indice


INTRODUZIONE (#ulink_bb9b1e99-6ced-51c7-9fca-4c4c17a6fddc)

PREMESSA - SULL'INFLUENZA DELLA STORIA SULLA BIBBIA (#ulink_2f5f54c4-0c00-5f26-a9ac-5a365a832c03)

Capitolo I - DAL 1200 A.C. ALLâETÃ DEL SECONDO TEMPIO (#ulink_95093029-aebb-51d7-9a85-d2f16fe4db9f)

Glâideali eroici (#ulink_dbad584d-03b9-57a3-a4c5-d544087fea2f)

Sulle mentalitÃ  enoteista e politeista presso gli Ebrei (#ulink_3fe74592-6d5a-55e4-be25-57dea1489387)

Le deportazioni a Babilonia (#ulink_a077abdf-e59a-5949-9ce4-41f57b987fe5)

Un periodo storico fondamentale (#litres_trial_promo)

La religione del secondo tempio e la scuola teologica degli scribi e dei sacerdoti (#litres_trial_promo)

Il sabato e la circoncisione (#litres_trial_promo)

Una precisazione (#litres_trial_promo)

Libri biblici post-esilici - Cenni (#litres_trial_promo)

Tavole_fuori_testo contenenti l'elenco dei Libri dell'Antico testamento e le loro date approssimative di composizione (#litres_trial_promo)

Capitolo II - LE BASILARI TRADIZIONI VETEROTESTAMENTARIE (#litres_trial_promo)

Le quattro fonti e il Pentateuco (#litres_trial_promo)

L'opera storiografica deuteronomist (#litres_trial_promo)ica (#litres_trial_promo)

Capitolo III - INFLUSSO DEL POLITEISMO SULLA BIBBIA (#litres_trial_promo)

Cenno all'influenza del politeismo sulla figura biblica di JahvÃ¨ (#litres_trial_promo)

In particolare: sul massacro di Gerico (#litres_trial_promo)

Capitolo IV - PROGRESSIVITÃ DELLA RIVELAZIONE DEL DIO-AMORE UNIVERSALE (#litres_trial_promo)

ProgressivitÃ  della Rivelazione (#litres_trial_promo)

Il primo monoteismo: la religione monoteista egocentrica del faraone Akhenaton (#litres_trial_promo)

La_nascita dell'idea di Dio universale e delle speranze in un messia e nella vita eterna (#litres_trial_promo)

ContinuitÃ  del Dio d'Israele nel Dio di GesÃ¹ (#litres_trial_promo)

PerchÃ© Dio Ã¨ Amore proprio e soltanto perchÃ© Ã¨ TrinitÃ  unitaria (#litres_trial_promo)

Alcuni aspetti del  (#litres_trial_promo)Padre  (#litres_trial_promo)nell'Antico Testamento (#litres_trial_promo)

Allusione al  (#litres_trial_promo)Figlio (#litres_trial_promo) nellâAntico Testamento (#litres_trial_promo)

Presenza dello  (#litres_trial_promo)Spirito Santo (#litres_trial_promo) nellâAntico Testamento (#litres_trial_promo)

La sofferenza di Dio tra Antico e Nuovo testamento  (#litres_trial_promo)

Lâunico comandamento di Cristo (#litres_trial_promo): amare (#litres_trial_promo)

Appendice:  (#litres_trial_promo)Abbreviazioni, in ordine alfabetico, dei nomi dei libri biblici (#litres_trial_promo)


INTRODUZIONE (#ulink_1546cc3c-5a9d-5326-8b0f-e020961b471e)



Quest'opera contempla il Dio-Amore al servizio degli uomini giÃ  presente nell'Antico testamento, prima della Rivelazione neotestamentaria. Il taglio Ã¨ storico e considera che la nota comune fra l'Antico e il Nuovo Testamento Ã¨ il governo della storia da parte di Dio e che la Parola, secondo il sentire degli scrittori veterotestamentari, si rivela progressivamente nei secoli attraverso fatti storici, i quali inducono alla riflessione teologica. Si consideri che, com'Ã¨ noto agli storici e ha espresso d'altro canto il concilio ecumenico Vaticano II nella sua costituzione Dei Verbum, il Testamento Ã¨ sÃ¬ âispirato, e coloro che lo generarono furono ispirati nella misura in cui contribuirono alla sua costituzioneâ, e che non solo il Nuovo Testamento ma pure quello Antico âÃ¨ parola di Dio e conserva un valore perenneâ, ma devâessere messo in conto che gli scritti del Vecchio Testamento âcontengano anche cose imperfette e temporaneeâ e che âintegralmente assunti nella predicazione evangelica, acquistano e manifestano il loro completo significato nel Nuovo Testamento e, a loro volta, lo illuminano e lo spieganoâ (âCostituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina Rivelazioneâ, nn. 14, 15, 16.); e con questo, ho fiducia che quei lettori che solo occasionalmente frequentano la Bibbia evitino, capitando su certi passi veterotestamentari dove Dio-JahvÃ¨ ordina o compie atti sanguinari, di prenderli alla lettera scandalizzandosi, mentre per contro spero, grazie alla citazione della Dei Verbum, che non sarÃ² io, quando presenterÃ² sezioni meramente umane e transeunti della Bibbia, a suscitare scandalo in qualche credente fondamentalista portato a leggere la Bibbia alla lettera: solo la risurrezione di Cristo non deve essere intesa in senso simbolico, pena altrimenti la caduta del Cristianesimo, checchÃ© ne pensasse l'ormai tralasciata, dai piÃ¹, scuola mitica del teologo luterano Rudolf Bultmann e di altri autori quali il Marxen e il Dibelius.



Quella scuola, affermando che il Nuovo testamento Ã¨ mitico, non si basava sulla scienza esegetica, ma sul pregiudizio razionalista di matrice liberale da cui la scuola mitica proveniva (cfr., tra molto altro, l'articolo di Giuseppe di Rosa S.I, anche reperibile sul web, in La CiviltÃ  Cattolica, n. 125, Volume II, Quaderno 2971, 6 aprile 1974, âRicciardetto e la sua vana ricerca di Dioâ). Della scuola mitica avevo scritto anch'io nel saggio âGesÃ¹, nato nel 6 âa.C.â crocifisso nel 30 â Un approccio storicoâ, fuori catalogo ma scaricabile gratuitamente da internet in formato e-book.



Aggiungo, sempre con la Dei Verbum (âCostituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina Rivelazioneâ, n. 12), che âper ricavare con esattezza il contenuto dei testi sacri, si deve badare al contenuto e allâunitÃ  di tutta la Scrittura.â

Dopo una premessa sull'influenza della storia sulla Bibbia, andrÃ² assai indietro rispetto allâepoca di GesÃ¹, fin al 1200-1000 a.C., secoli in cui sorge in Palestina una prima tradizione orale che si rifletterÃ  nella Bibbia. Passando per i duecento anni successivi, quelli dei primi re, discenderÃ² ai secoli VIII - VI a.C., in cui sono scritti glâiniziali testi profetici, in certe parti giÃ  annunciatori del Dio amoroso, ed Ã¨ steso, quanto meno stando al testo biblico posteriore 2 Re (2 Re 22, 3-20), un abbozzo del Deuteronomio, perduto e ritrovato nel tempio nel 622 a.C. sotto il re Giosia: nel Deuteronomio JahvÃ¨ Ã¨ Dio della Legge, difensore anzitutto del popolo minuto e in particolare dei poveri, a differenza di quello formalista-legalista, in primo luogo desideroso di culto, del libro Levitico. DiscorrerÃ² della deportazione a Babilonia del popolo dâIsraele e dellâetÃ  della liberazione e del rimpatrio, su autorizzazione del re persiano Ciro II il Grande (590-529 a.C.) vincitore di Babilonia, e del secondo tempio, eretto tra il 536 e il 515 a.C. sulle rovine di quello di Salomone, ch'era stato costruito per suo ordine nel X secolo prima di Cristo ed era stato distrutto nel 586 a.C. dall'esercito del re babilonese Nabucodonosor. ParlerÃ² poi di quel lungo periodo, detto in senso stretto del Giudaismo, che inizia nel VI secolo a.C. giungendo a oltrepassare dâun quarantennio il tempo di GesÃ¹, periodo in cui si mette per iscritto la maggior parte dellâAntica Scrittura giunta a noi: Ã¨ questa unâepoca essenziale per la formazione della coscienza politico-religiosa giudaica e per lâabbandono definitivo del politeismo: parlerÃ² in merito della scuola teologica, formata da sacerdoti e scribi che, avendo conservato le tradizioni durante lâesilio e avendole tramandate ai successori, dal VI al IV secolo prima di Cristo in parte redige ex novo e in parte integra i libri del Pentateuco - Genesi, Esodo, Numeri, Levitico e Deuteronomio - nei quali JahvÃ¨ Ã¨, prima di tutto anche se non esclusivamente, il Dio della Legge che stipula un patto dâalleanza (testamento) giuridica con Israele: un Dio legislatore e giudice, in vari passi castigatore analogamente allo JahvÃ¨ giÃ  presentato dal profeta dellâVIII secolo Amos. La teologia sacerdotale ha una visione tutto sommato ottimistica, sacerdoti e scribi ritengono dâessere i favoriti di JahvÃ¨ e che sia possibile, almeno per loro, vivere da âgiustiâ, il che significa per essi praticare il culto e stare soggetti alle prescrizioni legali. I profeti sono invece radicalmente pessimisti, convinti che lâegoismo degli esseri umani abbia fondamenta profondissime e che solo Dio possa liberarli dal peccato, che riguarda tutti: Ã¨ benedetto da Dio chi confida in lui e maledetto Ã¨ lâuomo che ha fiducia in sÃ© (anzitutto, sono bersagli proprio gli uomini del governo politico-religioso, sedicenti giusti) e sâaffida ad altri uomini (in primo luogo, agli appartenenti alla propria cerchia di potere).



âIl Signore dice: âIo condanno chi si allontana da me, perchÃ© ha fiducia nell'uomo e conta soltanto su mezzi umani. Costui sarÃ  come un rovo che cresce nel deserto, in una terra arida, piena di sale, dove Ã¨ impossibile vivere: non gli accadrÃ  mai nulla di buono. Ma io benedico chi ha fiducia in me e cerca in me la sua sicurezza. Egli sarÃ  come un albero che cresce vicino a un fiume e stende le sue radici fino all'acqua. Non dovrÃ  temere quando viene il caldo, perchÃ© le sue foglie resteranno verdi. Neppure un anno di siccitÃ  gli farÃ  danno: continuerÃ  a produrre i suoi fruttiââ (Ger 17, 5-8).



Le due linee, da una parte quella aristocratica dellâinflessibile giustizia e del primato delle forme del culto e, dallâaltra, quella profetica dellâamore per i poveri e per gli stranieri e della pietÃ  per i peccatori, coesistono e arriveranno fino a GesÃ¹ il quale, inserendosi in questa seconda via e, secondo i cristiani, concludendola, rivelerÃ  che Dio non solo Ã¨ Amore che perdona, ma serve lâuomo e vuole divinizzarlo assumendolo a sÃ© dopo la morte, e si scontrerÃ  perciÃ² con le guide dâIsraele, in particolare coi sacerdoti sadducei increduli sulla vita eterna, capi popolo propugnatori del giustiziere JahvÃ¨ della Legge, non del Dio-Amore.

Nellâuso ebraico i rotoli contenenti i cinque basilari testi storico-legislativi dâIsraele sono definiti la TorÃ  (Torah), parola derivante dal verbo jarÃ h, insegnare, che significa appunto insegnamento, ma sono pure chiamati i Rotoli della Legge o la Legge di MosÃ¨ o semplicemente la Legge. La tradizione ebraica indica i libri della TorÃ  con la parola iniziale di ciascuno. Il termine italiano Pentateuco deriva dal greco e fa riferimento ai cinque (penta) contenitori (teuchos = contenitore) di quei rotoli. I titoli di questi libri si devono ai cosiddetti Settanta, numero convenzionale dei molti, in realtÃ  imprecisati, studiosi incaricati da Tolomeo Filadelfo sovrano dâEgitto di tradurre la Bibbia dallâebraico al greco verso la metÃ  del III secolo a.C., che avrebbero compiuto lâopera in soli settantadue giorni.



Secondo certi critici la traduzione sarebbe da riferire al II secolo prima di Cristo. La datazione alla metÃ  del III secolo a.C. deriva da un apocrifo celebrativo di Israele scritto in ambiente giudaico alessandrino, la Lettera di Aristea, opera in realtÃ  dâignoto autore, che parla appunto di questa traduzione: Ã¨ fittiziamente attribuita ad Aristea, alto funzionario del re Tolomeo II Filadelfo tra il 285 e il 247. Anche il numero 70 dei traduttori e il numero 72 dei giorni in cui la tradizione Ã¨ compiuta traggono da questo apocrifo (cfr. La bibbia apocrifa, Editrice Massimo s.a.s., 1990, p. 171 ss.).



I Settanta intitolarono quei rotoli considerandone il contenuto: Genesi (le origini), Esodo, lâuscita dallâEgitto degli Ebrei, Levitico, libro della legge dettata dai sacerdoti della tribÃ¹ di Levi, Numeri, dalle varie enumerazioni contenute nei primi capitoli, Deuteronomio, ovvero la seconda legge, sempre dal greco. Per gli scribi del tempio di Gerusalemme e per i sacerdoti sadducei questo Pentateuco, questa TorÃ , era la sola Parola di Dio. Gli altri libri veterotestamentari, indicati in Israele sotto i nomi collettivi di Profeti e Scritti, erano accolti come ispirati, ma non ancora da tutti gli ebrei ai tempi di GesÃ¹ Cristo, solo in ambiente farisaico.

ParlerÃ² dei documenti, o tradizioni, che gli studiosi considerano fonti sia del Pentateuco, sia dei successivi sei libri biblici detti storici anche se non esenti da idealizzazioni, secondo il modo antico, apologetico, di fare storia.

TornerÃ² quindi ancora indietro nel tempo e discenderÃ² quindi nuovamente verso gli anni di GesÃ¹, trattando del politeismo presso gli Ebrei, del primo monoteismo (non giudaico ma ideato, per ragioni meramente politiche, dal faraone Akhenaton), della miglior comprensione dellâamore di Dio da parte dâIsraele, della nascita della speranza in un messia profeta, sacerdote, re e del sorgere dellâidea della vita eterna. La ricerca teologica del popolo giudaico, che secondo i fedeli Ã¨ ricerca divinamente ispirata, scopre sempre piÃ¹ nel tempo un Dio diverso da quelli pagani prima adorati dagli Ebrei accanto a uno JahvÃ¨ che mostrava a sua volta lâinquietante caratteristica di voler essere temuto e servito pena gravi castighi. A un certo momento i redattori biblici cominciano a esprimerlo come il Dio che sÃ¬ punisce, ma solo allo scopo amorevole di correggere: analogamente a quei genitori che, in passato, picchiavano violentemente i figli nellâillusione di renderli migliori. Finalmente, o parallelamente considerando le anticipazioni dâOsea e di qualche altro profeta, la ricerca religiosa arriva alla consapevolezza dâuno JahvÃ¨ fondamentalmente amoroso, di quel Dio cioÃ¨ che sarÃ  pienamente rivelato da GesÃ¹ come il puro Amore e, sia pur ancora imperfettamente, giÃ  sarÃ  ben presente, nel corso degli ultimi due secoli prima di Cristo, nei piÃ¹ recenti libri della Prima Scrittura, detti i deuterocanonici nella Chiesa latina e greca; tali libri non sono di fede per la religione ebraica e nemmeno per i cristiani della riforma protestante che li definiscono apocrifi.

Il lettore incontrerÃ  nel testo parti non del tutto essenziali che ho rese graficamente in corsivo: ho tenuto conto del lettore frettoloso ed egli,volendo, puÃ² saltarle. Per agevolare il frequentatore occasionale del Testamento, ho aggiunto unâappendice con le abbreviazioni dei nomi dei libri biblici.



Guido Pagliarino


PREMESSA (#ulink_1546cc3c-5a9d-5326-8b0f-e020961b471e) - SULL'INFLUENZA DELLA STORIA SULLA BIBBIA (#ulink_1546cc3c-5a9d-5326-8b0f-e020961b471e)



âDio Ã¨ amoreâafferma al di lÃ  di ogni dubbio il Nuovo testamento nella prima lettera di Giovanni (1 Gv, 4, 8b), un'immagine ben diversa dalla fisionomia di un Dio corrucciato e tremendo che possiamo osservare nel Giudizio Universale di Michelangelo. Non si tratta d'un annuncio solo neotestamentario. Come vedremo, le fattezze del Dio-Amore, presentate in modo netto da GesÃ¹ di Nazareth con la parola e con lâesempio, erano andate giÃ  tracciandosi prima, nel corso della storia dellâantico Israele, riflettendosi, anche se non ancor appieno, nell'Antico testamento grazie in primo luogo a ispirati profeti. In quei libri, nondimeno, i lineamenti del Dio amoroso non appaiono assoluti, anzi essi differiscono dalla figura dello JahvÃ¨ (o del JahvÃ¨ se si pronunci GiavÃ¨ e non IavÃ¨) della Legge che troviamo in altri passi veterotestamentari, un'immagine severa che, come vedremo, origina dalla riflessione teologica non di profeti ma di sacerdoti e scribi del tempio.

Leggendo, si abbia sempre presente che lâargomento del governo della storia da parte della Provvidenza, indirizzato alla Salvezza dellâumanitÃ , riguarda l'intera Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, e inoltre che ogni testo biblico Ã¨ influenzato dalla situazione storica in cui sâÃ¨ preparato ed Ã¨ stato scritto. Ad esempio, la schiavitÃ¹ dei Giudei in Babilonia e la loro liberazione da parte del re Ciro II, che incontreremo nel prossimo capitolo e si riaffaccerÃ  nel corso del saggio, influenza i versetti della Bibbia che parlano della schiavitÃ¹ in Egitto e dellâesodo degli Ebrei sotto la guida di MosÃ¨, fatti storici che sono di molti secoli precedenti: per certi commentatori estremisti, il contenuto di tali testi sarebbe, addirittura, solo mitico-allegorico.



Scrive Carlo Buzzetti (in, di Carlo Buzzetti - con Carlo Ghidelli -, Le tappe della lettura della Bibbia. Come leggere una pagina biblica, come leggere una parabola, un discorso, un miracolo, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2003.): âOgni testo scritto sorge in un contesto vitale (o situazione originaria) di cui Ã¨ espressione. Ma non sempre quella situazione delle origini puÃ² essere avvertita agevolmente da chi legge il testo; di solito ciÃ² risulta abbastanza facile per i primi destinatari, per i primi lettori, poichÃ© essi sono vicini; ma tale situazione si fa piÃ¹ oscura o piÃ¹ enigmatica o piÃ¹ ardua da conoscere per i lettori successivi che, invece, risultano piuttosto lontani. [â¦] distinguiamo due fasi del compito teso a rendere esplicito il contesto implicito: prima, si cerca di ricostruire la situazione che il testo riflette; poi, si tende a una ricostruzione della situazione vissuta dallâautore del testo. Entrambe le fasi richiedono un certo impegno di indagine storica che, evidentemente, non puÃ² limitarsi al solo approccio diretto con il testo; chi legge deve considerare anche vari indizi forniti da altre voci piÃ¹ o meno contemporanee e in qualche modo parallele o convergenti rispetto a quel testoâ



Ecco perchÃ© nel trattare il nostro tema di fondo, Dio-Amore nel Primo Testamento, dovremo esaminare, sia pure a grandi linee, le vicende storiche del popolo dâIsraele e, quanto meno all'ingrosso e dove possibile, considerare la situazione personale dei redattori biblici; ad esempio vedremo che Esdra, motore principale anche se forse non redattore del Pentateuco, Ã¨ mosso e aiutato dallâessere un funzionario giudeo del regno di Persia e un custode delle antiche tradizioni ebraiche, sopravvissute alla deportazione in Babilonia.

Inizieremo dallâepoca dei Giudici, verso la fine dellâEtÃ  del Bronzo.


Capitolo I (#ulink_1546cc3c-5a9d-5326-8b0f-e020961b471e)

DAL 1200 A.C. ALLâETÃ DEL SECONDO TEMPIO (#ulink_1546cc3c-5a9d-5326-8b0f-e020961b471e)



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Bibliografia principale di questo capitolo: AA. VV. (a cura di David e Pat Alexander), Guida alla Bibbia, Edizioni Paoline â Roma, 1980; AA. VV. (Joseph Schreiner e collaboratori), Introduzione letteraria e teologica allâAntico Testamento, Edizioni Paoline s.r.l., quinta edizione 1990; AA. VV. (sotto la direzione di John A. Garraty e Peter Gay), Storia del mondo, Vol. I, Arnoldo Mondatori Editore, 1973; Abraham Cohen, Il Talmud, traduzione di Alfredo Toaff, Gius. Laterza & Figli S.p.A., Roma-Bari, 2003; Giovanni Filoramo, Giudaismo, in, di AA.VV., Manuale di storia delle religioni, Gius. Laterza & Figli, 1998; A cura di P. Bonsirven (scelta dei testi a traduzione dagli originali), Daniel-Rops (introduzione), Enrico Galbiati (presentazione), La Bibbia apocrifa, Editrice Massimo s.a.s., 1990; Edmondo Lupieri, capitoli Il Giudaismo del secondo tempio e le origini del Cristianesimo, pp. 7-19, e Radicalizzazione dellâosservanza e aperture ai non giudei (da Pompeo a Nerone), pp. 20-68, in, di AA. VV. (a cura di Giovanni Filoramo e Daniele Menozzi), Storia del Cristianesimo, Gius. Laterza & Figli, vol I, 1997; Alviero Niccacci, La casa della sapienza, voci e volti della sapienza biblica, Edizioni San Paolo s.r.l., 1994; Giovanni Odasso, Lâesilio come luogo di salvezza, in Leggere la storia come salvezza, numero monografico di Parola, Spirito e Vita - quaderni di lettura biblica, n. 1 gennaio-giugno 2003, Centro editoriale devoniano; Michel Morre, Dizionario Mondadori di Storia Universale, primo volume, Arnoldo Mondatori Editore, 1973; fonte internet: Enzo Cortese, articolo Per una teologia dello spirito nel tardo profetismo, Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem.


Glâideali eroici (#ulink_1546cc3c-5a9d-5326-8b0f-e020961b471e)



LâEtÃ  del Bronzo viene chiusa da due serie dâinvasioni. Una proviene da nord-est, Ã¨ attuata dai Popoli del mare, come gli Egizi chiamano glâinvasori, e nel corso di questa sequela dâoccupazioni, poco prima del 1200 a.C. le tribÃ¹ dei Peleshei, detti Filistei dai Greci e nella Bibbia, prendono possesso della terra di Palestina dandole il nome, mentre il rimanente si sparpaglia in diverse zone attorno al Mediterraneo compiendo incursioni fin in Grecia e, forse, bruciandovi i palazzi di Micene e Pilo.



Il declino della civiltÃ  micenea avvenne verso il 1200 a.C. per ragioni non ben chiarite. In seguito al rinvenimento a Pilo di tavolette cotte in un incendio del palazzo reale, Ã¨ stata prospettata l'invasione dal mare poichÃ© vi si parla di allestimenti militari per difendere le coste da un pericolo incombente d'invasione e in quanto, in quello stesso periodo, era stata posta in grave difficoltÃ  la civiltÃ  egiziana e abbattuta quella ittita dai cosiddetti popoli del mare, onde Ã¨ parso lecito ipotizzare che gli stessi popoli fossero stati gli invasori. Una piÃ¹ tradizionale spiegazione Ã¨ invece l'invasione della popolazione indoeuropea dei Dori. D'altro canto, altri studiosi ritengono che il declino della civiltÃ  micenea sia stato causato da meri fattori economici e demografici, e forse climatici, e gl'incendi non siano stati necessariamente dovuti a invasori.



Lâaltra serie dâinvasioni viene da sud-est e riguarda tribÃ¹ seminomadi di lingua aramaica che giungono dai confini del deserto arabico, le quali dapprima sâinfiltrano e quindi sâimpadroniscono con la forza della Siria, della Mesopotamia settentrionale, dellâAssiria, di Babilonia e della Palestina, chiamata Canaan dalla Bibbia. Quanto al popolo che sarÃ  detto israelita, esso Ã¨ in questa zona allâincirca dal 1200 a.C., un cinquantennio dopo lâepoca dellâesodo ebraico dallâEgitto, e convive, non senza contrasti, con la popolazione indigena. Non tutto il popolo ebraico proviene da unâaltra terra, che sia o no quella dei faraoni: molti agricoltori, parlo dellâepoca storica trascurando le precedenti migrazioni, hanno origini locali (sono, per cosÃ¬ dire, Cananei) e col tempo si fondono coi pastori nomadi invasori (diciamo con gli Ebrei) formando il popolo dâIsraele. Ã questa lâepoca, fin verso il 1000, che nella Bibbia Ã¨ detta dei Giudici e di cui si puÃ² conoscere solo la storia di fondo, essendo le relative informazioni veterotestamentarie trasfigurate miticamente. Utile Ã¨ il confronto con altre societÃ  del tempo. In Palestina e in altre zone del vicino Oriente, nonchÃ© in Grecia e sulle coste e isole mediterranee dellâAsia minore, sono apprezzati in primo luogo glâideali eroici e un semplice insulto basta a scatenare una tremenda reazione come, per la Grecia, nel primo canto dellâIliade dove lâeroe Achille, oltraggiato dal re Agamennone che gli ha sottratto la schiava Briseide, si ritira dalla guerra contro Troia dopo aver avuto lâimpulso dâucciderlo; o come, per la Palestina, nella Bibbia (1 Sam 25, 9-42) dove il re Davide, offeso dagli atteggiamenti superbi del suddito Nabal, vuole ammazzargli tutti i maschi della famiglia, peraltro impietosendosi di fronte alle suppliche di Abigail, moglie dellâoffensore; ma penserÃ  poco dopo un tremendo JahvÃ¨ a fare giustizia capitale uccidendo il tronfio Nabal, e allora Davide prenderÃ  la vedova tra le sue mogli. Ã una societÃ  dove la posizione dellâindividuo dipende dalla sua statura morale, dal coraggio personale e dal contributo che dÃ  alla societÃ , come ad esempio per la figura biblica del giudice Sansone. Ã un ideale che si riflette tra il 1100 e il 750 a.C. in racconti leggendari in prosa e in versi recitati oralmente e solo successivamente riuniti per iscritto, come per lâargomento dei poemi greci Iliade e Odissea e, dalla terra ebraica, per le primitive narrazioni confluite, principalmente, nella Genesi e in 1 Samuele e in 2 Re verso il V secolo a.C., con molte addizioni e varianti tratte da saghe e leggende, conosciute dagli Ebrei durante la schiavitÃ¹ babilonese, che attingono allâantica mitologia della Mesopotamia.



Due esempi: lâepisodio del diluvio universale nella Genesi sâispira a un mito nel ciclo sumerico di Gilgamesh (le cui tavolette erano conservate nella biblioteca del re Assurbanipal) in cui uno degli eroi, Uta Napishtim, sopravvive a un analogo diluvio e, a differenza poi di NoÃ¨, riceve lâimmortalitÃ  dagli dÃ¨i; la torre di Babele Ã¨ immaginata in analogia agli zziggurrat, alti edifici torreggianti con cui gli antichi abitanti della Mesopotamia, supposti antenati del caldeo Abramo di Ur, bramavano di toccare, almeno simbolicamente, il cielo degli dÃ¨i.



Sono insomma racconti che entrano nellâimmaginario ebraico a integrare quelli autoctoni giudaico-cananei che trattano della preistoria, fin dalla creazione dellâuomo, e della piÃ¹ antica storia; e quanto a questi, si tratta di epopee come quella sullâempio re Saul nel primo libro di Samuele, che verrÃ  a simboleggiare diversi cattivi sovrani di molto successivi eredi dei giusti, o meglio dei giustificati da Dio, Davide e Salomone; e si tratta di romanzi come quello su Giuseppe venduto dai fratelli che finirÃ  nel libro della Genesi, mentre altri racconti hanno un certo qual fondo storico e contengono frammenti di codici giuridici comuni a tutto lâantico medio Oriente.

Verso il 1000 a.C. non solo in Canaan-Palestina ma pure in altre zone del medio Oriente, in Grecia e lungo le coste dellâAsia minore, ogni gruppo dâinvasori e quindi ogni cittÃ  da essi fondata, tante volte non piÃ¹ grande dâun paio di campi da calcio moderni e con poche centinaia dâabitanti, ha leggi proprie. In varie zone conquistatori e autoctoni convivono anche se in certe aree, come nel Peloponneso in Grecia, lâintera popolazione dei vinti (iloti) Ã¨ schiava dei vincitori (spartani), mentre Canaan conosce invece la schiavitÃ¹ personale. Accade che una cittÃ  o un gruppo ancora seminomade conquisti le zone dei vicini ma le perda dopo breve tempo. Una terra, dopo essere stata unificata, Ã¨ di norma, piÃ¹ presto che tardi, di nuovo smembrata da capi militari ostili al sovrano, come succede al regno di Salomone che, alla morte di questo monarca, viene diviso nei due reami dâIsraele e di Giuda. Un regno Ã¨ identificato soprattutto dalla capitale, nel caso da Samaria per Israele e da Gerusalemme per Giuda, mentre le zone non urbane restano piÃ¹ o meno tribali e non si considerano soggette al re locale. In Palestina questo vale per le terre lasciate a pascolo e per i primitivi terreni agricoli tenuti a maggese un anno sÃ¬ e uno no per la metÃ  della loro estensione, zone che vengono occupate periodicamente da tribÃ¹ di pastori seminomadi che si considerano indipendenti dal re e superiori a chiunque, a parte il loro capo-clan, e le cui greggi danneggiano le confinanti coltivazioni; questi beduini vengono in contrasto con gli stanziali agricoltori, i quali non desiderano danni alle terre da loro coltivate e a quelle a pascolo che si accingono a mettere a coltura: la leggenda, nella Genesi, di Caino agricoltore che uccide il fratello Abele pastore (Gn 4, 1-16) deriva da tale situazione storica, idealizzata molti secoli dopo in senso religioso presentando la vittima come devota a JahvÃ¨ e il suo assassino come uomo che non ha vero rispetto per Dio, al quale offre in sacrificio primizie scadenti: gli Ebrei, pur provenendo da entrambe le categorie, si considerano anzitutto discendenti delle antiche tribÃ¹ di pastori, simboleggiate da quelle patriarcali di Abramo, Isacco e Giacobbe, e la figura di Abele Ã¨ dunque quella positiva..



Non sarÃ  piÃ¹ cosÃ¬, socialmente, ai tempi di Cristo: i pastori saranno considerati fra i piÃ¹ impuri degli esseri umani, impossibilitati a redimersi a causa della loro stessa professione. Il vangelo di Luca, nella sua difesa dei poveri, e per abbattere tale preconcetto, li presenterÃ  come i primi accorsi, per volontÃ  divina, a rendere omaggio al Bambino GesÃ¹ (Lc 2, 8-20); l'episodio potrebbe peraltro essere storico, pur avendo religiosamente e socialmente in quel vangelo anche una valenza simbolica.



I Patriarchi sono figure simbolo dâIsraele che si rifanno agli antichi, anonimi ma concreti, capi tribÃ¹ seminomadi di Canaan che si spostavano stagionalmente con le greggi in terre esterne, fondatori, secondo la tradizione, dei luoghi sacri della Palestina e che gli Ebrei, dopo aver sconfitto i precedenti abitanti, avevano accolto come i propri illustri antenati. Il fenomeno della mitizzazione degli antichi Ã¨ generale in quei secoli, non riguarda il solo popolo giudeo: ad esempio, Roma identificherÃ  nel mitico fondatore re Romolo i capi di clan di pastori, poi agricoltori, stabilitisi nella zona costruendovi primitive capanne. I patriarchi e le loro famiglie sono pastorali come, molti secoli dopo, i membri delle tribÃ¹ protagoniste della liberazione dallâEgitto che divengono idealmente, nel libro dellâEsodo, i diretti discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe, questâultimo chiamato a un certo punto da Dio, secondo la Genesi, col nuovo nome Israele, vale a dire fatto simbolo dellâintero popolo giudeo: chiaro Ã¨ il patriottico fine politico-religioso del redattore che scriverÃ  di queste cose solo nel V secolo a.C., dopo il ritorno dallâesilio babilonese. Il forse leggendario Giacobbe-Israele, stando al capitolo 46 della Genesi che Ã¨ piÃ¹ o meno contemporaneo dellâEsodo, e stando alla cronologia biblica, era immigrato 470 anni prima della liberazione dallâEgitto nelle terre del faraone con tutta la famiglia, le greggi e le tende per sfuggire a una carestia. Ã perÃ² interessante notare, in funzione della possibile storicitÃ  dell'evento, che testi egizi dei primi secoli del II millennio e altri del XIII secolo a.C. affermano che a beduini asiatici provenienti dalla terra di Palestina, che intendevano scampare a carenze di cibo, a titolo di eccezionale favore era stato concesso dâentrare in Egitto con le loro greggi perchÃ© potessero mantenersi in vita (cfr. âLâantico vicino Oriente - Egittoâ, in Storia del mondo, Vol. I, Arnoldo Mondatori Editore, 1973).

In Palestina, per oltre due secoli gli Ebrei combattono coi confinanti, che tentano invasioni, e con tribÃ¹ non ebree stanziate sullo stesso territorio. Non si tratta di vera e propria guerra ma piuttosto dâincursioni occasionali di piccoli gruppi e di guerriglia in difesa, e sono episodi che entreranno nel libro dei Giudici, basato su figure di capi popolo scelti da Dio, di volta in volta, per condurre Israele in battaglia; e un simile caso tornerÃ  nel primo libro di Samuele con al centro la figura del re leggendario Saul e di suo figlio Gionata, comunque i capi tribÃ¹ del tempo in realtÃ  si chiamassero, sconfitti e morti combattendo i Filistei dopo averli provvisoriamente battuti: prima il favore di Dio e la vittoria sui nemici, poi il peccato e la sconfitta. I Filistei durante le etÃ  dei Giudici e di Saul, tra scaramucce dâalterno segno dominano di fondo la Palestina, fino a quando non restano sconfitti definitivamente dalle bande degli âuomini possentiâ del pastore guerrigliero, e poi primo re storico delle terre di Giuda e Israele, Davide.

Suo figlio Salomone riesce a ricavare dal suo popolo, e soprattutto dai piccoli contadini, quanto basta per costruire a Gerusalemme il proprio palazzo e il tempio di JahvÃ¨, riuscendo pure a mantenere una ricca corte e a fortificare cittÃ  strategiche contro possibili invasioni. Dopo di lui, come sappiamo, il regno si divide: tribÃ¹ ebraiche della zona settentrionale si ribellano e fondano il separato reame dâIsraele con capitale Samaria. Non molto dopo si rivoltano pure alcune delle popolazioni soggette al superstite regno di Giuda e una parte di questâarea meridionale viene ulteriormente frazionata in piccolissimi stati tribali. La ragione di entrambe le ribellioni potrebbe essere di ordine fiscale, dato che a causa del lusso della corte il popolo, e per primi i piccoli contadini, Ã¨ tartassato. La storia non insegna e la situazione si ripete coi sovrani successivi. Durante i regni di Ozia di Giudea e di Geroboamo dâIsraele, il profeta Amos proclama che JahvÃ¨ sta per distruggere gli oppressori dei poveri e un altro oracolo di Dio, Osea, ripete lâammonimento. Comincia adesso a tracciarsi la figura misericordiosa di JahvÃ¨, che sâaffina negli scritti dei profeti Isaia e Michea: Dio si manifesta agli Ebrei come colui che, in primo luogo, protegge assolutamente i poveri contro i soprusi: siamo verso la fine dellâVIII secolo a.C.



Quanto a Isaia, almeno tre sono gli autori che scrivono sotto questo nome. Il primo Ã¨ l'Isaia persona fisica, detto Proto Isaia; egli Ã¨ nato probabilmente a Gerusalemme e la sua vocazione profetica si manifesta attorno al 740 a.C., anno di morte del re Ozia. Gli altri scrivono in tempi successivi e la tradizione ha poi attribuito i loro scritti a Isaia. Nel complesso, il libro intestato a Isaia Ã¨ scritto tra il 740 e il 445 a.C.

Scrive il Proto Isaia (Is 1, 13-17), proponendo quel primato della caritÃ  sul culto che giÃ  lascia intravedere il Dio di GesÃ¹ che Ã¨ totalmente al servizio degli esseri umani:



âSmettete di presentare offerte inutili,

lâincenso Ã¨ un abominio per me;

noviluni, sabati, assemblee sacre,

non posso sopportare delitto e solennitÃ .

I vostri noviluni e le vostre feste

io li detesto,

sono per me un peso;

sono stanco di sopportarli.

Quando stendete le mani,

io allontano gli occhi da voi.

Anche se moltiplicate le preghiere,

io non ascolto.

Le vostre mani grondano sangue.

Lavatevi, purificatevi,

togliete il male delle vostre azioni

dalla mia vista.

Cessate di fare il male,

imparate a fare il bene,

ricercate la giustizia,

soccorrete lâoppresso,

rendete giustizia allâorfano,

difendete la causa della vedovaâ.



Scrive il profeta Amos(Am 5, 21-24):



âIo detesto, respingo le vostre feste,

e non gradisco le vostre riunioni;

anche se voi mi offrite olocausti,

io non gradisco i vostri doni.

E le vittime grasse come pacificazione

Io non le guardo.

Lontano da me il frastuono dei tuoi canti,

il suono delle tue arpe non posso sentirlo!

Piuttosto scorra come acqua il diritto

e la giustizia come un torrente perenneâ.



Quanto al profeta Michea, egli dalla Giudea assiste a grandi eventi, anzitutto alla guerra tra i regni ebraici di Giuda e Israele e all'invasione della Galilea da parte dell'esercito assiro con la presa di Samaria e la sconfitta del regno dâIsraele. Condanna aspramente sacerdoti e falsi profeti e attacca con veemenza i ricchi proprietari di latifondi, i quali opprimono e sfruttano senza compassione i poveri, tra cui anzitutto i braccianti agricoli e i piccoli proprietari. Denuncia la corruzione delle cittÃ , in primo luogo di Gerusalemme che rende simbolo della corruzione dei vertici religiosi e politici e dei funzionari governativi. Come contemporaneamente Amos in Israele, Michea prÃ©dica la giustizia di JahvÃ¨ e richiede a suo nome un comportamento concretamente onesto e non solo di giustizia formale: Dio richiede che, sul suo stesso esempio, si eserciti la pietÃ  (Mi 6, 8).

Ã interessante notare che Michea presenta una delle profezie piÃ¹ chiare sul Messia, figura che il Nuovo Testamento identificherÃ  con GesÃ¹ Cristo (Mi 5, 1-14): afferma châegli nascerÃ  a Betlemme, non sarÃ  un angelo ma un essere umano, originerÃ  dal passato piÃ¹ lontano, si circonderÃ  dâun gruppo di uomini retti, si prenderÃ  cura dei miseri e fonderÃ  un universale regno di giustizia, pace e benessere (Mi 4,1-5) di cui sarÃ  sovrano Dio stesso e in cui le lance diverranno falci e le spade aratri perchÃ© non ci saranno piÃ¹ guerre; questo simbolicamente; in sostanza, un regno ultraterreno di Pace e cioÃ¨ la Vita eterna in Dio dei beati.


Sulle mentalitÃ  politeista ed enoteista presso gli Ebrei (#ulink_1546cc3c-5a9d-5326-8b0f-e020961b471e)



Prima della schiavitÃ¹ babilonese gli Ebrei sono attirati dal politeismo: convivendo stirpi e religioni diverse sullo stesso territorio palestinese, non câÃ¨ affatto da stupirsene. Molti adorano, a lato di JahvÃ¨, dÃ¨i della terra e, in generale, della fertilitÃ ; per primi un Padre El che arriva nelle menti di certuni a confondersi con JahvÃ¨, una Madre Asherah, equivalente alla babilonese Ishtar, a sua volta corrispondente alla fenicia Astarte e da taluni ritenuta la moglie di JahvÃ¨ stesso, e i loro figli Anath e Baal, nome il secondo dal plurimo significato di Marito, Signore, Padrone; questâultima divinitÃ  Ã¨ la piÃ¹ onorata e blandita, da certuni maggiormente di JahvÃ¨. Gli Ebrei erigono loro statue e stele e offrono sacrifici, addirittura nel cortile del tempio costruito da Salomone. Sâinnalzano inoltre pietre di culto, davanti a una porta di Gerusalemme intitolata a GiosuÃ¨, persino ai pelosi, divinitÃ  inferiori dei campi simili ai boschivi fauni dei Greci. Vari sovrani sono conniventi o peggio; Ã¨ idolatra Geroboamo, primo re dâIsraele dopo la dissociazione da Giuda delle terre del nord: Ã¨ scritto in 2 Cronache che âGeroboamo aveva stabilito suoi sacerdoti per le alture, per i demÃ²ni e per i vitelli che aveva erettiâ (2 Cr 11, 15); nellâoriginale ebraico era detto precisamente che si trattava di statue di pelosi e di vitelli.

Nel corso del tempo cadono mali sul popolo ebraico, ed ecco sorgere nellâambiente profetico lâidea, che si rifletterÃ  sulla Bibbia, che JahvÃ¨ punisca queglâidolatri dei suoi sudditi: sudditi perchÃ© il solo re dâIsraele Ã¨ Dio mentre Davide e i successivi sovrani sono suoi delegati, vice re. Il profeta di turno leva quindi la voce perchÃ© si cessi dâadorare divinitÃ  estranee, ma sempre invano, e i castighi divini arrivano di nuovo puntuali, tante volte nella forma dâuna sconfitta in guerra. Adorare gli dÃ¨i di altri popoli Ã¨ una prassi talmente viva in Israele che ci vorrÃ  infine la punizione enorme, come verrÃ  intesa, della deportazione in terra babilonese perchÃ© lâintero Israele giunga allâidea di Dio unico e solo.

Si forma nel IX secolo a.C. un movimento, diretto dai profeti Elia ed Eliseo, particolarmente duro contro il politeismo e che giunge allâomicidio di sacerdoti e di profeti delle divinitÃ  straniere. Questo partito ispira, a fini religiosi, una rivoluzione nel regno dâIsraele verso lâ840 a.C., tuttavia il movimento non riesce ad affermarsi, restando assai minoritario. Da parte sua giÃ  il re Asa (circa 913-873 a.C.), nipote di Salomone, aveva combattuto, vanamente, la mentalitÃ  politeista. Poi interviene un fatto nuovo e critico, la dominazione assira.



NellâVIII secolo prima di Cristo lâAssiria, sotto Tiglatpileser III re dal 744, da regno sâÃ¨ fatta impero conquistando molti stati e instaurandovi suoi governatori e la pratica di deportare parte delle popolazioni vinte sostituendole con altre: gli Assiri si sono rivolti a nord verso Urartu, a sud hanno conquistato Babilonia, che giÃ  era stata loro in passato, ad est hanno vinto la Media, a nord si sono espansi verso le zone mediterranee; finalmente sconfiggono il regno dâIsraele e, subito dopo, lâEgitto.



Nel 721 a.C. il re assiro Sargon II ha conquistato la capitale dâIsraele Samaria. Deporta dunqueâgli Israeliti in Assiria destinandoli a Chelach, alla zona intorno a Cabor, fiume del Gozan, e alle cittÃ  della Mediaâ (2 Re 17, 5 s). Sulle terre di Samaria trasferisce altri popoli da regioni distanti dellâimpero, che unendosi col residuo non deportato della nazione israelita costituisce la popolazione che sarÃ  detta samaritana, malvista dagli Ebrei ancora al tempo di GesÃ¹ perchÃ© considerata bastarda:: con tale termine gli Ebrei definivano i supposti discendenti di padri ebrei e madri non ebree; la cittadinanza giudaica e lo stato di ebreo si acquisiva da parte di madre, e ancor oggi nello Stato d'Israele Ã¨ ebreo chi ha madre ebrea. Le dieci tribÃ¹ del nord sono dunque assorbite da altri popoli mentre alcuni dei componenti scendono nel sud e sâaggregano a Giuda.



La dodicesima tribÃ¹, discendente dal figlio di Giacobbe di nome Levi, era quella sacerdotale (cui erano appartenuti Aronne e MosÃ¨) e, a differenza delle altre undici, non aveva avuto in assegnazione un particolare territorio dopo la conquista della Terra Promessa.

Al tempo di GesÃ¹ i leviti saranno gli aiutanti dei sacerdoti, costoro ormai della ristretta classe dei sadducei e sedicenti eredi dellâantico sommo sacerdote SadÃ²q (o SadÃ¹q) di epoca davidica.



Ecco che in tutte le zone sottomesse dagli Assiri, e dunque anche nei territori ebraici, si rinforza il culto per il dio nazionale, mentre in particolare nel sopravvissuto regno di Giuda si fortifica il partito politico-religioso del culto esclusivo a JahvÃ¨, il quale Ã¨ perÃ² ancora considerato il primo tra gli dÃ¨i (enoteismo), non il solo e unico Dio. Inoltre, poichÃ© JahvÃ¨ Ã¨ ormai inteso da quel movimento come la DivinitÃ  che in modo particolare gradisce e protegge i poveri, sâalza la richiesta dâuna riforma legislativa a loro favore. Un giurista di Gerusalemme, Saban lo scriba, propone un nuovo codice, che comprende tanto la proibizione dâadorare altri dÃ¨i quanto miglioramenti a favore del popolo indigente. Lo chiama Legge di JahvÃ¨. Non Ã¨ certo sâegli lo presenti espressamente come il Documento dellâalleanza mosaica, comunque Saban afferma che il rotolo di questa Legge Ã¨ stato ritrovato dal gran sacerdote Elcia nel 621 a.C., nei labirinti sotterranei dâun santuario posto nel tempio gerosolomitano, luogo sacro giÃ  dedicato a JahvÃ¨ ma dovâera stato in seguito eretto un altare pagano; in tal modo il giurista presenta la Legge al re Giosia, sovrano salito al trono in giovanissima etÃ  e che regna in un periodo (640-609 a.C.) nel quale il nuovo impero babilonese sta ormai per sostituire quello assiro. Ã possibile che Saban abbia messo per iscritto una tradizione orale e poi, dâaccordo con Elcia, lâabbia presentata come antico documento ritrovato nel tempio. In ogni caso il sovrano accetta come autentico questo libro, dopo châÃ¨ stato convalidato da una profetessa: Ã¨ un materiale che confluirÃ  durante e/o nel dopo esilio nel libro del Deuteronomio, soprattutto nei capitoli da 12 a 26 e nel 28: in detto libro, influenzato dal profetismo pre-esilico, risuonerÃ  la primitiva legislazione di Giuda col basilare appello morale di tutelare i rapporti di fratellanza e uguaglianza tra i membri della societÃ .



Allâopposto estremo, in un altro testo del Pentateuco che Ã¨ espressione del gruppo elitario sacerdotale, il Levitico, (v. di questo saggio il capitolo II - LE BASILARI TRADIZIONI VETEROTESTAMENTARIE (#litres_trial_promo)), sarÃ  in primo piano lâesigenza della purezza, identificandosi lâetica con la puritÃ  rituale e legale; e sarÃ  il codice levitico piÃ¹ che lâidea di giustizia deuteronomica a rimanere prioritario in Israele, ancora al tempo di Cristo.



In conseguenza del ritrovamento, Giosia tenta una riforma monoteista, o piÃ¹ verosimilmente enoteista, ramazzando via dal suo regno negromanti e indovini e abbattendo idoli. Si tratta dâuna gran riforma religiosa, culturale e politica che perÃ² non entra nel cuore dâIsraele: quando il sovrano viene sconfitto e muore in una guerra contro re Neco II di Siria, un fatto considerato di malaugurio, il regno di Giuda torna al politeismo, fatto che i profeti Geremia ed Ezechiele bolleranno come causa della sua rovina, anche se non sarÃ  in loro assente la speranza e annunceranno tempi nuovi e migliori.



CosÃ¬ Geremia, essendo caduta Gerusalemme per opera dellâesercito babilonese, profetizza: âEcco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderÃ² una alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benchÃ© io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarÃ  l'alleanza che io concluderÃ² con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: PorrÃ² la mia legge nel loro animo, la scriverÃ² sul loro cuore. Allora io sarÃ² il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno piÃ¹ istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perchÃ© tutti mi conosceranno, dal piÃ¹ piccolo al piÃ¹ grande, dice il Signore; poichÃ© io perdonerÃ² la loro iniquitÃ  e non mi ricorderÃ² piÃ¹ del loro peccatoâ (Ger 31, 31-34); ed Ezechiele durante lâesilio a Babilonia scriverÃ  quale voce di Dio: âPoi verserÃ² sopra di voi acqua pura e diventerete puri. Io vi purificherÃ² da tutte le vostre impuritÃ  e da tutti i vostri atti di idolatria, e vi darÃ² un cuore nuovo metterÃ² in voi uno spirito nuovo, toglierÃ² dal vostro corpo il cuore di pietra e vi darÃ² un cuore di carne, metterÃ² in voi il mio Spiritoâ (Ez 36, 25-27).



Mentre questi profeti annunciano la liberazione politica degli Ebrei dalla servitÃ¹ in Babilonia, il Cristianesimo, andando oltre le loro umane intenzioni, vedrÃ  nei loro testi ispirati gli annunci di Cristo Salvatore, portatore della nuova e definitiva alleanza; nel vangelo GesÃ¹ si riferisce a Geremia dopo aver benedetto il pane eucaristico: â[...] allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice Ã¨ la nuova alleanza nel mio sangue che Ã¨ sparso per voiâ (Lc 22, 20).


Le deportazioni a Babilonia (#ulink_1546cc3c-5a9d-5326-8b0f-e020961b471e)



Il regno di Giuda cade sotto lâinflusso di Babilonia e, in conseguenza del rifiuto nel 598 a.C. del re Jojaqim, figlio di Giosia, di rimanere sotto questâinfluenza, lâanno successivo la capitale Gerusalemme Ã¨ assediata dal re Nabucodonosor. Dopo pochi mesi, essendo morto Jojaqim, forse assassinato da alcuni dei suoi nella vana speranza che il sovrano invasore togliesse lâassedio, suo figlio Jojaqin (o Jeconia) sâarrende (2 Re 24,12) e, come riferisce il libro del profeta Ezechiele (Ez 17), viene deportato a Babilonia nel 597 (o 596) a.C. con la famiglia, i maggiori membri dellâaristocrazia, i guerrieri, gli eunuchi di corte nonchÃ© i fabbri e gli altri operai specializzati; il secondo libro dei Re  (2 Re 24, 14-16) precisa che gli esiliati sono collocati in varie localitÃ , soprattutto a Tel Arsa, Tel Abib, Addam, Kerub, Kasifya e Immer, lungo le sponde del fiume Kebar, nei pressi dellâantica cittÃ , ormai in semi rovina, di Nippur..



Nippur era stata eretta dai Sumeri nel sud della Mesopotamia e aveva avuto la massima espansione nel III millennio prima di Cristo grazie all'importanza del tempio in onore del dio Enlil. Era stata semiabbandonata verso lâanno 1000 e avrebbe avuto nuova fortuna solo secoli dopo lâesilio ebraico, nel III secolo a.C., sotto i Parti.



Si tratta di quei luoghi della Mesopotamia meridionale su cui sorgeva la cittÃ  di Ur dei Caldei dalla quale, secondo la tradizione e come sarebbe stato riportato per iscritto, nel V secolo, nel libro della Genesi, aveva preso le mosse il capostipite degli Ebrei Abramo, in conseguenza della chiamata di Dio (Gen 17, 1-14).

Ezechiele (circa 628 â 570 a.C.), figlio di sacerdote e destinato a divenire tale, viene deportato nel corso di questâondata assieme al re Jojaqin. PoichÃ© la carica sacerdotale si puÃ² esercitare solo dai trentâanni ed egli compirÃ  questâetÃ  essendo giÃ  in esilio, a differenza del padre non sarÃ  mai sacerdote; diviene perÃ² profeta. Cerca dâinfondere nei compagni la fede nella redenzione dâIsraele, che storicamente sarebbe avvenuta una sessantina dâanni dopo, per decisione del re Ciro II di Persia. Il lungo libro dâEzechiele Ã¨ in tre parti. Nella prima sono denunciati i peccati dâIsraele che portano al castigo di Dio con la caduta di Gerusalemme (capitoli 1-24). La seconda comprende l'annuncio della disgrazia in cui incorrono le nazioni idolatre (25-32). Infine, nellâultima parte (33-48), Dio incarica Ezechiele di esortare gli Ebrei alla conversione dai peccati e di annunciare una nuova Gerusalemme. Intanto il regno di Giuda Ã¨ lasciato formalmente in vita sotto il re fantoccio Mattania, zio di Jojaqin, cui Nabucodonosor cambia il nome in Sedecia come segno di sottomissione (2 Re 24,17). Il sovrano babilonese mantiene parte del suo esercito a presidiare Giuda. Il debole re, influenzato da una corte antibabilonese e avendo difficoltÃ  a pagare il pesante tributo a Babilonia, si ribella approfittando del fatto che il faraone egiziano Hofra ha inviato una spedizione contro Nabucodonosor per conquistare terre confinanti e questi ha di necessitÃ  allontanato truppe. LâEgitto Ã¨ sconfitto , Nabucodonosor muove contro Gerusalemme e la cittÃ  viene vinta, saccheggiata e data alle fiamme; le mura e il tempio vengono distrutti (2 Re 24-25; Ger 39; 2 Cr 36). Una notevole parte della popolazione, come riferisce la Bibbia in 2 Re e in Geremia (2 Re 25, 8-21 e Ger 52) Ã¨ portata con la forza in Babilonia in unâulteriore deportazione che riguarda la nuova classe aristocratica e chiunque si sia schierato col re Sedecia; questi Ã¨ accecato, deportato a sua volta e imprigionato, dopo aver visto uccidere tutti i suoi figli, ammazzati perchÃ© non abbia piÃ¹ discendenza.

In Giudea e in quanto resta della sua capitale rimangono gli ebrei poveri, alla cui guida Ã¨ posto il re fantoccio Godolia, giÃ  primo ministro e traditore filo babilonese. Non molto tempo dopo questo sovrano viene assassinato e il regno di Giuda, da questo momento, non Ã¨ piÃ¹ tale, il territorio diviene, anche formalmente, soggetto a Babilonia. Secondo il profeta Geremia si assiste inoltre, negli anni 582/581 a.C., a unâaltra deportazione che riguarda certi palestinesi che avevano tentato unâestrema resistenza in connivenza con moabiti e ammoniti (Ger 52,30).

Insomma, una larga parte del popolo ebraico, a causa delle successive deportazioni, vive ormai in esilio, comunemente detto la servitÃ¹ babilonese.

Lâesilio crea una netta separazione nella storia religioso-politica dâIsraele.

In Giudea coloro che restano continuano il culto dovâera sorto il tempio, mantenendo diretti legami col passato, e non Ã¨ del tutto esclusa la composizione biblica: forse tra i rimasti in patria e non fra gli esiliati nasce il libro delle Lamentazioni, opera dâignoto autore erroneamente attribuita in passato a Geremia, cinque componimenti poetici scritti secondo lo stile e il ritmo degli antichi canti funebri giudaici, in cui si riflette il tormento per la perdita dei cari esiliati o uccisi, per la scomparsa della nazione e la devastazione della capitale e del tempio, per il venir meno del sacerdozio e dei sacrifici rituali.



Si tratta d'un particolare ritmo funebre, detto kinah, in cui manca un elemento: si tratta dâun artificio stilistico per evidenziare la mancanza della persona scomparsa, in questo caso la cittÃ  di Gerusalemme personificata.



Quanto ai deportati, allâinizio quegli stessi pensieri e la personale sofferenza dellâesilio li mettono in grave crisi; tuttavia la forza della tradizione giudea, sia orale sia espressa per iscritto nei testi dei profeti antichi e in una prima stesura dellâopera del Deuteronomista, fonte biblica di cui parlerÃ² nel prossimo capitolo, testi portati seco da sacerdoti e scribi, rende il luogo e lâepoca, nella riflessione teologica dei deportati espressa in primo luogo da Ezechiele e, verso la fine dellâesilio, dal Deutero Isaia autore dei capitoli da 40 a 55 del libro dâIsaia, estremamente favorevoli a una maturazione della fede dâIsraele. La servitÃ¹ babilonese Ã¨ a un certo punto concepita dai piÃ¹ colti come costruttiva ira del Signore, rivolta non tanto a punire le colpe, vale a dire la noncuranza per il Dio dâIsraele dâuna parte degli Ebrei e addirittura lâidolatria di altri, ma a causare il positivo pentimento e il ritorno al pieno culto per JahvÃ¨.



Gli esuli sono normalmente seguaci della fonte biblica Deuteronomista, influenzata dai profeti pre-esilici egualitari e filo-popolari, ma tra essi non si trova il profeta Ezechiele che non solo ha un vocabolario e uno stile differenti, ma pure idee legali dissimili, le quali passano a un gruppo di seguaci, i cui studi confluiranno, dopo il ritorno a Gerusalemme, nella scuola teologica sacerdotale, composta da raccoglitori e studiosi di tradizioni in funzione del futuro, ai quali dobbiamo scritti come il libro del Levitico e la storia della Creazione nel primo capitolo della Genesi. Lâidea di JahvÃ¨ il Creatore ha grande importanza anche nel Deutero Isaia, che concepisce inoltre la scena di JahvÃ¨, assiso sul trono nei cerchi celesti, che dichiara solennemente dâessere il primo e lâultimo e che al di fuori di lui non câÃ¨ altro iddio, perchÃ© gli dÃ¨i dâaltri popoli sono solo idoli di pietra o di legno che non possono danneggiare nÃ© aiutare nessuno: un chiaro passaggio dallâenoteismo al monoteismo.



Nel formarsi dâun rigoroso monoteismo, viene creandosi la tradizione spirituale del popolo eletto da JahvÃ¨ che si riflette per iscritto nei nuovi profeti e si rispecchierÃ  nel Pentateuco, nei sei libri storici a seguire e in salmi.

Dunque Babilonia diviene il luogo della salvezza: entra nella coscienza collettiva l'idea che Dio ha punito Israele per il suoi peccati dâidolatria e indifferenza verso di lui solamente perchÃ© meditasse. Nasce, in altre parole, una piÃ¹ raffinata concezione di Dio, ci si rende conto che non sâÃ¨ trattato di vera ira divina, bensÃ¬ dâaffezione per quel suo popolo eletto che JahvÃ¨ ha voluto si crogiolasse nel dolore solo perchÃ© tornasse a lui. In questi anni sâacquista una nuova conoscenza di Dio scoprendo che la storia del popolo ebraico Ã¨ interamente storia salvifica guidata da lui. Sorge la convinzione che JahvÃ¨ ha voluto gli Ebrei nella stessa terra che, secondo le tradizioni orali, era stata di Abramo, perchÃ© dopo lâespiazione Israele seguisse le orme del patriarca: i profeti Ezechiele e Deutero Isaia ragionano sul passato e intendono non solo che la servitÃ¹ babilonese, come tutti i mali precedenti, ha una causa precisa, il peccato dâidolatria di Israele, ma pure un fine provvidenziale, la sua purificazione per il ritorno a Dio, per una nuova creazione, un nuovo esodo verso Canaan, una novella alleanza dopo quella sul Sinai e un nuovo regno di Gerusalemme. Il dolore serve a redimere, come viene espresso dal Deutero Isaia nei carmi del Servo di JahvÃ¨, un concetto che avrÃ  il suo culmine in GesÃ¹ Cristo. Dopo aver compreso che lâamore divino per Israele non Ã¨ venuto meno, i profeti in esilio cominciano inoltre a capire che bisogna essere i testimoni di Dio, anzitutto, con un comportamento esemplare anche al fine di convertire gli altri popoli alla fede in lui: JahvÃ¨ non solo vuole rinnovamento e vita per Israele, ma desidera che siano estesi a tutto il mondo, ciÃ² che si compirÃ  secoli dopo con GesÃ¹ e la sua Chiesa evangelizzatrice.

Cristo, con un richiamo ai carmi del Deutero Isaia, verrÃ  presentato nel vangelo come lâinnocente servo di Dio che soffre per la salvezza di tutto il genere umano: cosÃ¬ come il popolo ebraico, analogamente al Servo di JahvÃ¨, ha penato per la schiavitÃ¹ babilonese in funzione della liberazione e del ritorno a Gerusalemme, cosÃ¬ soffrirÃ  il Servo di JahvÃ¨-GesÃ¹ per liberare gli uomini dalla schiavitÃ¹ al peccato e indirizzarli alla Nuova Gerusalemme, il Regno di Dio: âEd egli â il Risorto â disse loro â ai due discepoli che, non credendo piÃ¹, stavano fuggendo verso Emmaus dopo la sua crocifissione e morte  â: 'Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella gloria?'â(Lc 24, 25 s).

La liberazione dallâesilio babilonese Ã¨ recepita religiosamente come il segno divino del perdono (Ez capitoli da 41 a 48. V. anche Esdra, 1, 1-9); essa Ã¨ attribuita teologicamente allâintervento di JahvÃ¨ nel cuore di Ciro lâaffrancatore che il Deutero Isaia chiama amico di Dio, suo eletto e suo pastore: il regno di Nabucodonosor non era stato longevo, verso il 539 a.C. Ciro II di Persia aveva conquistato Babilonia e, quindi, la Palestina era divenuta tributaria del suo grande impero. Il sovrano, persona dalla mente piuttosto aperta a differenza del re babilonese che aveva cercato dâeliminare lâidentitÃ  ebraica, essendo conscio che la tolleranza puÃ² favorire lâordine rispetta le culture dei popoli soggetti (2 Cr 36, 23): âNellâanno primo di Ciro, re di Persia, a compimento della parola del Signore predetta per bocca di Geremia, il Signore suscitÃ² lo spirito di Ciro re di Persia, che fece proclamare per tutto il regno, a voce e per iscritto: Dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio dei cieli, mi ha consegnato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che Ã¨ di Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e parta!â Come si vede, lâautore immagina un Ciro semplice strumento di Dio.



nche altrove nella Bibbia dei sovrani pagani sono presentati come inviati di JahvÃ¨, ma per punire popoli avversari dâIsraele, che essi sconfiggono. Ad esempio in Ezechiele tale incarico, contro gli Egiziani, Ã¨ dato da Dio a Nabucodonosor (cfr. Ez 29, 17-20).



GiÃ  nel 538 a.C. l'illuminato Ciro concede agli israeliti deportati che lo desiderino di rientrare nella loro terra, in ogni caso a lui soggetta. Non tutti scelgono di tornare, essendo passati tanti anni e trattandosi della seconda e terza generazione, ormai radicate in Babilonia, in parte i deportati scelgono di restarvi come liberi sudditi di Ciro. Il ritorno di chi sceglie il rimpatrio Ã¨ a tappe, riguarda vari gruppi e si svolge in un periodo di oltre un secolo. Intanto il re, per ingraziarsi maggiormente il popolo ebraico e meglio assicurare lâordine sociale, comanda addirittura la ricostruzione del tempio di Gerusalemme e la ripresa del culto, restituendo gli arredi sacri rubati a suo tempo da Nabucodonosor. Al giudeo Sesbassar, discendente della casa di Davide, lâimperatore dÃ  autoritÃ  e lo incarica di ricostruire il tempio. Egli accetta con entusiasmo, ma lâopera si rivela assai difficile e non procede. Inoltre ostacoli sorgono dagli altri abitanti del luogo: Gerusalemme si trova compresa nella Prefettura di Samaria, governata per conto dei Persiani da certi ebrei considerati impuri dai rimpatriati perchÃ© ritenuti discendenti da donne non giudee, in senso etnico-religioso considerati bastardi, persone che non solo sono restie a collaborare ma si mostrano, per reazione, nemiche. Dopo ventâanni, invece del nuovo tempio câÃ¨ ancora un cumulo di macerie: evidentemente lâentusiasmo per la ritrovata, sia pur entro certi limiti, libertÃ  non Ã¨ durato a lungo presso il popolo. Per qualche tempo, scomparso dalla scena Sesbassar, la Persia nomina re-vassallo Zorobabele, anch'egli discendente di Davide, che ritorna a Gerusalemme al comando dâun secondo gruppo di rimpatriati. I profeti Zaccaria e Aggeo confidano in lui (Zc 6, 9 ss; Ag 2, 20 ss), sperano che ricostruisca finalmente il tempio, ma invano. Dopo Zorobabele anche il potere politico passa, di fatto, ai sacerdoti, il primo dei quali ha nome GiosuÃ¨ (come lâantico delfino di MosÃ¨, ma non necessariamente cosÃ¬ chiamato dai genitori in sua memoria, perchÃ© Joshua - o Jeshua -, in italiano GiosuÃ¨ o GesÃ¹, era nome assai comune presso gli Ebrei.




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