Destinata 
Morgan Rice


Appunti di un Vampiro #4
In DESTINATA (Libro #4 in Appunti di un Vampiro), Caitlin Paine si sveglia per ricoprire di trovarsi indietro nel tempo. Si ritrova in un cimitero, in fuga da una folla di paesani, e trova rifugio negli antichi monasteri di Assisi, nella campagna umbra, in Italia. Lì, apprende sul suo destino e sulla sua missione: trovare suo padre, e lantico Scudo dei vampiri, necessario per salvare lumanità. Ma il cuore di Caitlin si strugge ancora per il suo amore perduto: Caleb. Ha disperatamente bisogno di sapere se è sopravvissuto al loro viaggio indietro nel tempo. Viene a sapere che la sua missione le richiede di andare a Firenze, ma se intende seguire il suo cuore, deve recarsi a Venezia. Sceglie dunque Venezia. Caitlin è sconvolta da quello che trova. La Venezia del diciottesimo secolo è un luogo surreale, con uomini e donne vestiti in elaborati abiti e maschere, che celebrano una festa infinita e sfarzosa. Lei è emozionata di scoprire e riunirsi con alcuni cari amici, e di essere riaccolta nel loro covo. Ed è anche eccitata di unirsi a loro al Gran Ballo di Venezia, il più importante ballo in maschera dellanno, dove spera, ancora una volta, di trovare Caleb. Ma Caitlin non è lunica che può viaggiare indietro nel tempo: anche Kyle arriva presto, ed è determinato a darle la caccia e ucciderla una volta per tutte. Anche Sam arriva, determinato a salvare sua sorella prima che sia troppo tardi. Al Ballo, Caitlin cerca ovunque, e non trova alcuna traccia di Caleb. Almeno, fino allultimo ballo. Lei danza con un uomo mascherato, che le ruba il cuore, e lei è certa che sia lui. Ma al cambio dei partner, lo perde di nuovo. O è lei a perdersi? Caitlin presto si ritrova combattuta tra i due amori della sua vita, e scopre che deve stare attenta a ciò che desidera. La gioia di trovare ciò che vuole potrebbe mescolarsi con tragedia e crepacuore.





Morgan Rice

destinata libro #4 in Appunti di un Vampiro




Che cosa hanno detto di APPUNTI DI UN VAMPIRO

“TRADITA è un grande volume di questa serie. Morgan Rice ha davvero realizzato un'opera vincente in questa serie. E' incalzante, colmo di azione, amore, suspense e intrigo. Se non  avete letto i primi due romanzi, leggeteli e poi mettete le mani su TRADITA. Ho letto questi libri in ordine, ma ognuno di essi è anche fatto per essere letto individualmente, perciò anche se non avete letto i primi due, procuratevi TRADITA. Sono certo che finirete per procurarvi anche i primi due – vale la pena leggerli o almeno una volta…o due!”

–-VampireBookSite



"TRAMUTATA è un libro che può competere con TWILIGHT e VAMPIRE DIARIES,  uno di quelli che vi vedrà desiderosi di continuare a leggere fino all'ultima pagina! Se siete tipi da avventura, amore e vampiri, questo è il libro che fa per voi!"

–-Vampirebooksite.com



“La Rice fa un ottimo lavoro nello spingervi nella storia sin dall'inizio, utilizzando una grande capacità descrittiva, che trascende la mera descrizione dei luoghi … Ben scritto, ed estremamente veloce da leggere, TRAMUTATA è un buon inizio per una nuova serie sui vampiri, per chi intende immergersi in una storia leggera e interessante.”

–-Black Lagoon Reviews



Chi è Morgan Rice

Morgan Rice è l'autrice Bestseller di APPUNTI DI UN VAMPIRO,  una serie per ragazzi che comprende undici libri (e destinata a continuare) la serie bestseller THE SURVIVAL TRILOGY, un thriller post-apocalittico che comprende due libri (e destinata a continuare); e la serie epica fantasy bestseller L'ANELLO DELLO STREGONE, composta da tredici libri (e destinata a continuare).



I libri di Morgan sono disponibili in edizioni audio e stampate, e le traduzioni dei libri sono disponibili in tedesco, francese, italiano, spagnolo, portoghese, giapponese, cinese, svedese, olandese, turco, ungherese, ceco e slovacco (e molte altre lingue si aggiungeranno).



A Morgan piace ricevere i vostri commenti, quindi sentitevi liberi di visitare www.morganricebooks.com (http://www.morganricebooks.com/) per entrare nella mailing list, ricevere una copia gratuita di un suo libro, ricevere omaggi gratuiti, scaricare le applicazioni gratuite, restare informati sulle ultime news, connettervi su Facebook e Twitter e restare in contatto!



Libri di Morgan Rice




L’ANELLO DELLO STREGONE


UN’IMPRESA DA EROI (Libro #1)


LA MARCIA DEI RE (Libro #2)


DESTINO DI DRAGHI (Libro #3)


GRIDO D’ONORE (Libro #4)


VOTO DI GLORIA (Libro #5)


UN COMPITO DI VALORE (Libro #6)


RITO DI SPADE (Libro #7)


CONCESSIONE D’ARMI (Libro #8)


UN CIELO DI INCANTESIMI (Libro #9)


UN MARE DI SCUDI (Libro #10)


UN REGNO D’ACCIAIO (Libro #11)


LA TERRA DEL FUOCO (Libro #12)


LA LEGGE DELLE REGINE (Libro #13)




THE SURVIVAL TRILOGY


ARENA ONE: SLAVERSUNNERS (Libro #1)


ARENA TWO (Libro #2)




APPUNTI DI UN VAMPIRO


TRAMUTATA (Libro #1)


AMATA (Libro #2)


TRADITA (Libro #3)


DESTINATA (Libro #4)


DESIDERATA (Libro #5)


BETROTHED (Libro #6)


VOWED (Libro #7)


FOUND (Libro #8)


RESURRECTED (Libro #9)


CRAVED (Libro #10)


FATED (Libro #11)









Ascolta (http://www.amazon.it/s?_encoding=UTF8&field-author=Morgan%20Rice&search-alias=digital-text) la serie APPUNTI DI UN VAMPIRO in formato audiolibro!




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Copyright © 2011 di Morgan Rice



Tutti i diritti sono riservati. Fatta eccezione per quanto consentito dalla Legge sul Copyright degli Stati Uniti d'America del 1976, nessuno stralcio di questa pubblicazione potrà essere riprodotto, distribuito o trasmesso in qualsiasi forma o mezzo, o raccolta in un database o sistema di recupero, senza che l'autore abbia prestato preventivamente il consenso.



La licenza di questo ebook è concessa soltanto ad uso personale. Questo ebook non potrà essere rivenduto o trasferito ad altre persone. Se desiderate condividere questo libro con altri, vi preghiamo di acquistarne una copia per ogni richiedente. Se state leggendo questo libro e non l'avete acquistato, o non è stato acquistato solo a vostro uso personale,  allora restituite la copia ed acquistatela. Vi siamo grati per il rispetto che dimostrerete alla fatica di questa autrice.



Questa è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, aziende, organizzazioni, luoghi, eventi e fatti sono il frutto  dell'immaginazione dell'autrice o sono utilizzati a puro scopo d'intrattenimento. Qualsiasi rassomiglianza a persone reali, viventi o meno, è pura coincidenza.



Jacket art ©iStock.com /© lamia-ell



FATTO:

Nel 2009, è stato scoperto il primo cadavere intatto di quello che è stato identificato come vampiro, sull'isoletta di Lazzaretto Nuovo, nella laguna veneziana. Il vampiro, una donna morta di peste nel secolo XVI, è stata sepolta con un mattone in bocca—sostenendo la credenza medievale secondo cui i vampiri fossero i responsabili della peste, come la Morte Nera.


FATTO:

La Venezia del 1700 era diversa da qualsiasi altro luogo sulla terra. Le persone giungevano da ogni parte del mondo, per unirsi alle sue feste ed ai suoi balli sfarzosi, indossando elaborati abiti e maschere. Per le persone, era normale camminare in strada indossando un costume. Per la prima volta nella storia, non estiva alcuna ineguaglianza di genere. Le donne, precedentemente tenute a freno dall'autorità, ora potevano travestirsi da uomini, e potevano anche accedere a qualsiasi luogo desiderassero …


		“O mio amore! Moglie mia!
		Morte, che ha succhiato il miele via dal tuo respiro,
		Non ha alcun potere  sulla tua bellezza:
		Non ti ha ancora conquistata;  e non ha sottratto i segni della tua bellezza
		E il rosso alle tue labbra e alle tue guance…”

    --William Shakespeare, Romeo e Giulietta






CAPITOLO UNO


Assisi, Umbria (Italia)

(1790)



Caitlin Paine si destò lentamente dal sonno, completamente avvolta dall'oscurità. Provò ad aprire gli occhi, per comprendere dove si trovasse, ma non ci riuscì. Tentò di muovere le mani, le braccia—ma anche stavolta fu inutile. Si sentiva coperta, immersa in una morbida consistenza, ma non riusciva affatto a comprendere di che cosa si trattasse. Era pesante, la spingeva in basso, e ogni istante che passava, sembrava diventare più pesante.

La ragazza provò a respirare, e mentre lo faceva, realizzò che le sue vie respiratorie erano bloccate.

Sentendo montare il panico in lei, Caitlin provò a fare un respiro profondo attraverso la bocca, ma mentre lo fece, sentì qualcosa scenderle lungo la gola. L'odore le colmava le narici, e alla fine si rese conto di che cosa fosse: terra. Era immersa nella terra, che le copriva il viso e il naso, entrandole nella bocca. Capì che era pesante, perchè ne era completamente ricoperta, diventando più pesante ogni istante di più, soffocandola.

Incapace di respirare, incapace di vedere, Caitlin entrò nel panico più totale. Provò a muovere le gambe, le braccia, ma anch'esse erano bloccate dall'enorme quantità di terra che le ricopriva, schiacciandole. Con tutta la forza che aveva, si dimenò e alla fine riuscì a spostare leggermente le braccia; infine, le sollevò, più in alto, sempre più in alto. Alla fine riuscì ad aprirsi una strada nella terra, da cui spuntarono le sue mani, e sentì di nuovo il contatto con l'aria. Con una rinnovata energia, iniziò a dimenarsi, con tutta la forza di cui era capace, sollevando freneticamente tutta la terra e liberando il suo corpo.

Finalmente, Caitlin riuscì ad alzarsi, e la terra cadde via da lei. Si tolse tutto lo sporco dal viso, dalle ciglia, eliminando la terra che le ostruiva la bocca ed il naso. Usò entrambe le mani, quasi istericamente, e, alla fine, fu abbastanza in grado di respirare.

Era in iperventilazione, e fece degli enormi respiri deglutendo; mai era stata tanto felice di poter respirare. Mentre tornava a respirare, cominciò a tossire, sforzando i polmoni, sputando terra dalla bocca e dal naso.

Catilin si sforzò ad aprire gli occhi – le ciglia erano ancora attaccate insieme – e riuscì ad aprirli a sufficienza, da poter vedere dove si trovasse. Era il tramonto. In campagna. E lei giaceva immersa nella terra, in un piccolo cimitero rurale. Mentre si guardava intorno, vide i volti sorpresi di una dozzina di umili paesani, vestiti di stracci, che la guardavano in un profondo shock. Accanto a lei c'era un becchino, un uomo forzuto, distratto dal suo spalare. Ancora non l'aveva notata e non la vide nemmeno quando si avvicinò, spalando un'altra pila di terra, e gettandola verso di lei.

Prima che Caitlin potesse reagire, la nuova palata di terra la colpì proprio dritto in faccia, coprendole di nuovo gli occhi ed il naso. Lei scosse via tutta la terra e si alzò in piedi, dimenando le gambe, sforzandosi il più possibile per venire fuori dalla terra fresca e pesante.

Finalmente, il becchino la notò. E quando stava per spalare di nuovo, la vide, e balzò all'indietro. La pala gli cadde lentamente dalle mani, e fece diversi passi indietro.

Un grido squarciò il silenzio. Giungeva da uno dei paesani, l'acuto grido di un'anziana donna superstiziosa, che se ne stava lì dinnanzi a quello che doveva essere il cadavere fresco di Caitlin, che ora stava emergendo dala terra. Lei urlò ed urlò.

Gli altri paesani ebbero svariate reazioni. Alcuni si voltarono e fuggirono, allontanandosi. Altri si coprirono semplicemente la bocca con le mani, troppo ammutoliti anche per pronunciare una sola parola. Ma alcuni uomini, con le loro torce in mano, sembravano incerti tra paura e rabbia. Fecero alcuni passi esitanti verso Caitlin, e lei potè vedere dalle loro espressioni, e dai loro strumenti agricoli sollevati, che erano pronti ad attaccare.

Dove mi trovo? lei si chiese disperatamente. Chi sono queste persone?

Disorientata com'era, Caitlin ebbe ancora la presenza di spirito per capire che doveva agire rapidamente.

Iniziò a scavare via il cumulo di terra, che teneva le sue gambe immobilizzate, scostandola via furiosamente. Ma la terra era bagnata e pesante, e il suo piano stava funzionando male. Le venne in mente di quando, una volta, in spiaggia suo fratello Sam l'aveva sepolta fino alla testa. Non era stata in grado di muoversi. Lo aveva supplicato di liberarla, e lui l'aveva fatta aspettare per ore.

Lei si sentì così indifesa, intrappolata, e, nonostante tutto, cominciò a piangere. Si chiese dove fosse finita la sua forza vampiresca. Era tornata di nuovo una semplice umana? Sembrava di sì. Debole. Proprio come chiunque altro.

Improvvisamente ebbe paura. Molta, molta paura.

“Vi prego, qualcuno mi aiuti!” Caitlin gridò, provando a rivolgersi con lo sguardo verso le donne presenti nella folla, sperando in un viso che le mostrasse comprensione.

Ma nessuna lo fece. Invece, c'erano solo volti scioccati ed impauriti.

E arrabbiati. Una folla di uomini brandiva i suoi strumenti agricoli in alto, e si dirigeva minacciosa verso di lei. La ragazza non aveva molto tempo.

Lei provò ad appellarsi direttamente a loro.

“Vi prego!” Caitlin gridò, “non è come pensate! Non voglio farvi del male. Vi prego, non fatemi del male! Aiutatemi ad uscire fuori di qui!”

Ma quelle parole servirono solo per incoraggiarli.

“Uccidete il vampiro!” un paesano gridò dalla folla. “Uccidetela di nuovo!”

Al grido risposte un ruggito entusiasta. Quella folla la voleva morta.

Uno dei paesani, meno spaventato degli altri, un grosso uomo robusto, le si avvicinò. La guardò con una grande rabbia, poi sollevò in alto il suo piccone. Caitlin vedeva che stava puntando dritto alla sua faccia.

“Morirai stavolta!” l'uomo gridò, sopraffatto dalla rabbia.

Caitlin chiuse gli occhi, e da qualche parte, nel profondo del suo essere, avvertì la scintilla della rabbia. Era una rabbia primitiva, collocata in qualche punto di lei ma ancora esistente, e la sentì avvolgerla, partendo dalle dita dei piedi, per poi attraversarle il corpo, fino al busto. Si sentiva bruciare per il calore. Non era giusto, per lei morire in questo modo, venire attaccata, essere così indifesa. Lei non aveva fatto loro nulla di male. Non era giusto, quel pensiero echeggiò nella sua mente ancora e ancora, mentre la rabbia montava.

Il paesano tentò di colpire forte, puntando dritto alla faccia di Caitlin, e lei improvvisamente si sentì sopraffare dalla forza che le serviva. Con un movimento, lei saltò fuori dalla terra e su in piedi, e afferrò l'ascia per il manico di legno, agitandola a mezz'aria.

Caitlin potè sentire un rantolo di orrore provenire dalla folla, che, sorpresa, indietreggiò di diversi metri. Ancora brandendo l'ascia, lei guardò dinnanzi a sè per vedere l'espressione violenta mutare in una di grande timore. Prima che l'uomo potesse reagire, lei strappò l'ascia dalla sua mano, la mosse all'indietro e lo colpì forte al petto. L'uomo volò all'indietro, per aria, per ben 6 metri, ed atterrò in mezzo alla folla di paesani, trascinandone con sè diversi.

Caitlin sollevò in alto l'ascia, fece diversi passi verso di loro, e con l'espressione più feroce che riuscì ad ostentare, ringhiò.

I paesani, terrorizzati, sollevarono le mani, coprendosi i volti e gridarono. Alcuni fuggirono nei boschi, e quelli che restarono tremavano.

Era proprio quello l'effetto desiderato da Caitlin. Spaventarli abbastanza da intontirli. Gettò a terra l'ascia e corse via superandoli, attraverso il campo, e dirigendosi verso l'orizzonte.

Mentre correva, attendeva, sperava che la forza le tornasse, che le ali le si spalancassero, per poter semplicemente sollevarsi in aria, e volare lontano da lì.

Ma non era stata così fortunata. Per qualunque ragione, non stava accadendo.

L'ho persa? Si chiese. Sono tornata di nuovo umana?

Lei corse ad una velocità di una semplice e normale umana, e non sentiva nulla nella schiena, niente ali, non contava quanto lei lo desiderasse. Ora era davvero debole e indifesa come tutti gli altri?

Prima che potesse trovare la risposta, sentì un frastuono provenire da dietro di lei. Guardò sopra la spalla e vide la folla dei paesani; la stavano inseguendo. Urlavano, portando le torce, strumenti agricoli, brandendo bastoni e picconi, mentre la inseguivano.

Signore, ti prego, lei pregò. Fai finire questo incubo. E' fin troppo per me, per farmi capire dove mi trovo. Per diventare di nuovo forte.

Caitlin guardò in basso e per la prima volta notò che cosa indossava. Era un abito nero ed elaborato, notevolmente ricamato, e la copriva dal collo ai piedi. Si trattava di un capo da indossare per un'occasione formale – come un funerale – ma inadatto certamente a correre velocemente. Le sue gambe avevano poca possibilità di movimento. La ragazza si abbassò e lo stracciò sopra il ginocchio. Questo fu utile, visto che poteva farla correre più rapidamente.

Ma non ancora abbastanza veloce. Si sentì subito stanca, e la folla dietro di lei sembrava avere un'energia infinita. Si stava avvicinando davvero in fretta.

Improvvisamente, lei avvertì qualcosa di affilato dietro la testa, e barcollò per il dolore. Inciampò una volta colpita, e si toccò per comprendere che cosa fosse accaduto, con la mano. Quest'ultima fu ricoperta di sangue. Era stata colpita da una pietra.

Lei vide diverse pietre volare contro di lei, si voltò e vide che la folla le stava scagliando contro di lei. Un'altra la colpì dolorosamente alla schiena. Ora, la folla si trovava soltanto a poco meno di 7 metri da lei.

A distanza, lei scorse una collina ripida e, sulla sommità, un'enorme chiesa medievale ed un chiostro. Decise di raggiungerla. Sperava che, se ci fosse riuscita, forse avrebbe potuto trovare rifugio presso quelle persone.

Ma appena fu di nuovo colpita, stavolta alla spalla, da un'altra pietra, si rese conto che ogni sforzo sarebbe risultato vano. La chiesa era fin troppo distante, lei stava perdendo terreno, e la folla era troppo vicina. Non aveva altra scelta, che voltarsi e combattere. Ironico, pensò. Dopo tutto quello che aveva passato, dopo tutte le battaglie che aveva affrontato contro i vampiri, e persino dopo essere sopravvissuta ad un viaggio indietro nel tempo, sarebbe stata uccisa da una stupida folla di paesani.

Caitlin si fermò, si voltò ed si trovò faccia a faccia con la folla. Se stava per morire, almeno l'avrebbe fatto lottando.

Mentre era lì, chiuse gli occhi e respirò. Si concentrò, ed il mondo attorno a lei si fermò. Sentì i piedi nudi a contatto con l'erba, radicati nella terra, e lentamente ma senza ombra di dubbio, una forza primitiva emerse e la avvolse tutta. S'impose di ricordare; di ricordare la rabbia; di ricordare la sua innata forza primitiva. Un tempo si era allenata ed aveva combattuto con una forza sovrumana. Voleva che questa tornasse. Sentiva che da qualche parte, in qualche modo, era ancora presente dentro di lei.

Mentre se ne stava lì, pensava a tutte le folle della sua vita, a tutti i prepotenti, a tutti gli idioti che aveva incontrato. Pensò a sua madre, che l'aveva invidiata persino per la più piccola forma di gentilezza; ricordò i prepotenti che avevano inseguito lei e Jonah, fino al vicolo di New York. Rammentò quei prepotenti nel fienile nella Valle dell'Hudson, gli amici di Sam. E il suo arrivo a Pollepel. Sembrò che ci fossero sempre stati prepotenti, prepotenti ovunque. Scappare da loro, non sarebbe servito a nulla. Come aveva sempre fatto, avrebbe dovuto semplicemente star lì ad affrontarli.

Mentre era ferma lì, affrontando l'ingiustizia di tutto questo, la rabbia crebbe, attraversandola per tutto il corpo. Raddoppiò e triplicò, fino a quando sentì che le vene le si ingrossavano per l'ira, e anche i muscoli stavano per saltarle fuori dal corpo.

E proprio in quel momento, la folla era davvero vicina a lei. Un paesano sollevò il suo bastone e lo fece ondeggiare, puntando alla testa di lei. Con la sua ritrovata forza, Caitlin balzò via giusto in tempo, si abbassò, lo afferrò e poi lo lanciò via, facendolo passare sopra la sua spalla. Volò in alto di diversi metri, e atterrò sull'erba sulla schiena.

Un altro uomo si avvicinò, impugnando una grossa pietra, pronto a scagliarla contro la sua testa; ma lei si fece sotto, afferrandogli il polso e girandoglielo. Lui cadde in ginocchio, urlando.

Un terzo paesano, di fronte a lei, tentò di colpirla con una zappa, ma Caitlin fu molto più veloce: ruotò intorno e l'afferrò a mezz'aria. Gliela tirò via dalle mani, la mosse e lo colpì in testa.

La zappa, lunga poco più di un metro, era proprio ciò che le occorreva. La mosse intorno, creando un'ampio cerchio e colpendo chiunque le capitasse a tiro; in pochi istanti, lei stabilì un grande perimetro intorno a sè. Vide un paesano avvicinarsi con una grossa pietra, pronto per scagliargliela contro, e lei lanciò la zappa contro di lui. Lo colpì alla mano, e gli fece cadere a terra la pietra.

Caitlin corse tra la folla meravigliata, afferrò una torcia dalla mano di un'anziana signora, e la fece ondeggiare forte. Riuscì ad incendiare una parte dell'alta erba secca e ci furono urla, mentre tanti paesani fuggivano via, presi dal terrore. Quando la parete di fuoco divenne grande abbastanza, lei si allontanò e puntò la torcia direttamente contro la folla. La torcia volò in aria ed atterrò dietro alla tunica di un uomo, illuminandolo e avvolgendo tra le fiamme anche colui che gli stava accanto. Rapidamente, la folla si radunò intorno a loro, per spegnere le fiamme.

Ciò servì allo scopo di Caitlin. Finalmente, i paesani furono distratti abbastanza da darle spazio a sufficienza per andarsene via. Lei non era interessata a far loro del male. Voleva soltanto che la lasciassero in pace. Aveva solo bisogno di riprendere fiato, per rendersi conto di dove fosse.

Si voltò e corse fino alla collina, per raggiungere la chiesa. Sentì una nuova forza dentro di sè ed acquistò velocità, e si rese conto che poteva riuscire a raggiungere la collina, e sapeva che si stava allontanando dalla folla. Sperava solo che la chiesa fosse aperta, e che l'avrebbero lasciata entrare.

Mentre correva lungo la collina, sentendo l'erba sotto i piedi nudi, venne il tramonto e vide diverse torce venire accese nella piazza del paese, e lungo le mura del chiostro. Mentre si avvicinava, scorse un guardiano notturno, in cima ad un parapetto. L'uomo guardò in basso verso di lei, e il timore gli si dipinse sul volto. Raggiunse una torcia al di sopra della sua testa, ed urlò:  “Vampiro! Vampiro!”

Appena lo fece, le campane della chiesa suonarono.

Caitlin vide le torce apparire su ogni lato. Le persone stavano interrompendo il lavoro di falegnameria, provenendo da ogni direzione, mentre il guardiano continuava ad urlare, e così le campane suonarono. Era una sorta di caccia alle streghe, e tutti sembravano dirigersi direttamente verso di lei.

Caitlin aumentò la sua velocità, correndo così forte che le costole le dolevano. Ansimando per il fiatone, raggiunse le porte in quercia della chiesa giusto in tempo. Ne aprì una frettolosamente, poi la tirò e  sbattè dietro di lei, con un forte colpo.

Dentro, lei si guardò intorno freneticamente, e scorse il bastone di un pastore. Lo afferrò e  lo fece scivolare dietro le doppie porte, sbarrandole.

Nell'istante in cui lo fece, sentì un forte schianto provenire dalla porta, mentre dozzine di mani cercavano di spingerla. Le porte si scossero, ma non cedettero. Il bastone le bloccava—almeno per ora.

Caitlin diede una rapida occhiata alla stanza. La chiesa, per fortuna, era vuota. Era enorme, con un soffitto ad arco alto decine di metri. Era un luogo freddo e vuoto: si vedevano solo centinaia di panche sul pavimento marmoreo; all'estremità, al di sopra dell'altare, erano appese diverse candele accese.

Mentre si guardava intorno, le sembrò di notare un movimento provenire dal fondo.

Il rumore divenne più intenso, e una porta cominciò a scuotersi. Caitlin fu pronta ad entrare in azione, correndo in fondo alla navata, verso l'altare. Una volta raggiunto, verificò di avere ragione: c'era qualcun'altro.

Inginocchiato tranquillamente, con la schiena rivolta verso di lei, c'era un prete.

Caitlin si chiese come lui potesse ignorare tutto questo, ignorare la sua presenza, come potesse essere così profondamente immerso nella preghiera in un momento del genere. Lei sperò che non la rimandasse verso la folla.

“Salve” Caitlin disse.

Lui non si voltò.

Caitlin si precipitò verso l'altro lato, per vederlo in faccia. Era un uomo più anziano, con capelli bianchi, ben rasato, e occhi blu chiaro che sembravano bloccati nello spazio, mentre era inginocchiato in preghiera. Non si disturbò a guardarla. C'era ancora qualcos'altro, che lei percepiva in lui. Persino nel suo stato attuale, Caitlin poteva affermare che c'era qualcosa di diverso che lo riguardava. Sapeva che era della sua specie. Un vampiro.

Le spinte alla porta divennero più forti, e uno dei cardini cedette, e Caitlin osservò la scena con il volto avvolto dalla paura. Quella folla sembrava determinata, e lei non sapeva dove altro andare.

“Mi aiuti, la prego!” Caitlin implorò.

L'uomo continuò a pregare per diversi momenti. Alla fine, senza nemmeno guardarla, disse: “Come possono uccidere ciò che è già morto?”

Ci fu un rumore di legno rotto.

“La prego,” lo pregò. “Non mi consegni a loro.”

Lui si alzò lentamente, tranquillo e composto, e si diresse verso l'altare. “Là,” lui disse. “Dietro la tenda. C'è una botola. Vai!”

Lei seguì il suo dito, ma vide solo un grande palco, coperto da tessuto in raso. Si precipitò lì, tirò su il pezzo di raso, e vide la botola. La aprì e si infilò con il corpo nello spazio ristretto.

Nascosta lì dentro, sbirciò attraverso la minuscola fessura. Guardò il prete precipitarsi verso la porta laterale, e aprirla con una forza sorprendente.

Proprio quando lo fece, le porte anteriori principali vennero sfondate dalla folla, e tutti entrarono, incamminandosi lungo la navata.

Caitlin richiuse velocemente la tenda. Sperava che non l'avessero vista. Lei guardò attraverso una fessura nel legno, e vide abbastanza da scorgere la folla correre in fondo alla navata, apparentemente dirigendosi verso di lei.

“Da quella parte!”gridò il prete. “Il vampiro è fuggito di là!”

L'uomo indicò la porta laterale, e la folla si precipitò nella direzione indicata, e tornò a disperdersi nella notte.

Dopo diversi secondi, l'infinito sciame di corpi uscì rapidamente dalla chiese, e infine, tornò tutto silenzioso.

Il prete chiuse la porta, serrandola dietro di loro.

Lei poteva sentire i suoi passi, mentre si dirigeva verso di lei, e Caitlin, tremando dalla paura, con la mano fredda, aprì lentamente la botola.

Luì spostò la tenda e la guardò.

Le tese una mano gentile.

“Caitlin,” lui disse, e sorrise. “Ti stiamo aspettando da molto tempo.”




CAPITOLO DUE


Roma, 1790



Kyle era immerso nell'oscurità e respirava a fatica. C'erano poche cose al mondo che odiava più degli spazi confinati, e quando si mosse al buio e sentì la pietra che lo copriva, si ricoprì di sudore. Era intrappolato. Non vi era nulla di peggio per lui.

Si abbassò e con il pugno fece un buco proprio nella pietra. Si ruppe in tanti pezzi, e si coprì gli occhi accecati dalla luce del giorno.

Una cosa che Kyle odiava più dell'essere intrappolato, era essere in posizione tale da avere il sole proprio di fronte, specialmente senza alcuna protezione per la pelle. Saltò rapidamente fuori dalle macerie e si riparò dietro un muro.

Kyle respirò profondamente e diede un'occhiata alle vicinanze, disorientato, mentre si toglieva la polvere dagli occhi. Questo detestava del viaggiare nel tempo: non sapeva mai esattamente dove si sarebbe ritrovato. Erano secoli che non ci provava, e ora non l'avrebbe fatto se non fosse stato per la sua infinita spina nel fianco, Caitlin.

Non era servito molto tempo, dopo che lei aveva lasciato New York, per far sì che Kyle comprendesse che la sua guerra era solo parzialmente vinta. Con lei ancora tra i piedi, e sulle tracce dello scudo, si rese conto che non avrebbe mai potuto riposare in pace. Era stato sul punto di vincere la guerra, di schiavizzare l'intera razza umana, di diventare l'unico leader della razza vampira. Ma lei, quella patetica ragazzina, glielo stava impedendo. Fino a quando ci fosse stato lo scudo in circolazione, lui non avrebbe potuto assumere il potere. Lui non aveva altra scelta che rintracciarla e ucciderla. E se questo significava tornare indietro nel tempo, allora lo avrebbe fatto.

Respirando affannosamente, Kyle estrasse rapidamente una protezione per la pelle, e vi avvolse braccia, collo e torace. Si guardò intorno, e realizzò di essere in un mausoleo. Sembrava romano, dalle incisioni. Roma.

Non ci era stato da secoli.  Aveva sollevato troppa polvere colpendo il marmo, e questa rimaneva sospesa nell'aria del mattino, rendendo difficile trovare una conferma alla sua intuizione. Prese un profondo respiro, si tenne forte e saltò fuori.

Aveva ragione: era a Roma. Guardò fuori, vide i cipressi italiani e fu certo che non poteva essere altrove. Si rese conto che era in cima al Foro Romano, la sua erba verde, le sue colline e valli ed i monumenti in rovina si ergevano dinnanzi a lui in una gentile pendenza. Ciò gli riportò dei ricordi alla mente. Aveva ucciso molte persone in quel posto, in passato quando era ancora utilizzato, ed era anche stato quasi ucciso lui. Sorrise a quel pensiero. Era il suo genere di posto.

Ed era il posto perfetto in cui atterrare. Il Pantheon non era così distante, e nell'arco di pochi minuti, sarebbe stato davanti ai giudici romani del Gran Consiglio, il suo covo più potente, e ricevere tutte le risposte di cui necessitava. Presto avrebbe saputo dov'era Caitlin, e se tutto fosse andato bene, avrebbe ottenuto il permesso di ucciderla.

Non che ne avesse bisogno. Era solo cortesia, l'etichetta dei vampiri, si trattava di seguire una tradizione vecchia di migliaia di anni. In genere si chiedeva sempre il permesso di uccidere, quando ci si trovava in un territorio altrui.

Ma se avessero rifiutato, non si sarebbe arreso. Questo gli avrebbe reso la vita difficile, ma avrebbe ucciso chiunque si fosse trovato sulla sua strada.

Kyle respirò profondamente nell'aria romana, e si sentì a casa. Era passato fin troppo tempo da quando era tornato. Era stato troppo coinvolto dalla città di New York, nella politica dei vampiri, in uno spazio e tempo moderni. Questo era più il suo stile. Potè vedere dei cavalli a distanza, le strade sporche, e si chiese se fosse nel secolo XVIII. Perfetto. Roma era urbana, ma ancora rozza, le sarebbero occorsi altri 200 anni di fatica.

Appena Kyle si diede un'occhiata, vide che era sopravvissuto al viaggio indietro nel tempo piuttosto bene. In altri viaggi, aveva patito molto di più, e gli ci era voluto più tempo per riprendersi. Ma non stavolta. Si sentiva più forte che mai, pronto ad agire. Sentiva che le ali gli si sarebbero spalancate subito, per volare direttamente verso il Pantheon se solo avesse voluto, e dato vita al suo piano.

Ma non era ancora pronto. Non andava in vacanza da tanto tempo, e gli piaceva essere tornato lì. Voleva esplorare un po' la zona, per vedere e ricordare come doveva essere stato stare lì.

Kyle percorse la collina con la sua incredibile velocità, e, nel giro di men che non si dica, era fuori dal Foro e per le strade movimentate ed affollate di Roma.

Si meravigliò del fatto che, persino 200 anni prima, Roma fosse affollata come potrebbe essere oggi.

Kyle rallentò il passo, una volta mescolatosi con la folla, camminando insieme ad essa. Era una massa di umanità. L'ampio corso, ancora sporco, conteneva migliaia di persone, ognuna delle quali correva in ogni direzione. Conteneva anche cavalli di ogni forma e dimensione, insieme a carretti trainati da cavalli, carri e carrozze. Le strade erano appestate dall'odore dei corpi e del letame dei cavalli. Ora Kyle ricordò la mancanza del servizio idraulico, la mancanza dei servizi igienici—il tanfo dei tempi passati. Gli dava la nausea.

Kyle si sentì spinto in ogni direzione, mentre la folla diventava più grande, sempre più grande, persone di tutte le razze e classi brulicavano da ogni dove. Si meravigliò delle vetrine primitive, che esponevano vecchi cappelli italiani alla moda. Si meravigliò dei ragazzini vestiti di stracci, che correvano verso di lui, mostrandogli pezzi di frutta da vendere. Alcune cose non erano cambiate.

Kyle s'incamminò lungo un viale stretto e squallido, uno che rammentava bene, sperando che tutto fosse proprio come appariva una volta. Fu felice di scoprire che era così: dinnanzi a lui, c'erano dozzine di prostitute, poggiate contro le pareti, e lo chiamavano mentre camminava.

Kyle fece un grosso sorriso.

Appena si avvicinò ad una di loro —una donna robusta e prosperosa, dai capelli tinti di rossi e troppo trucco sul viso – questa gli si fece incontro e gli accarezzò il viso con la mano.

“Hey, ragazzone,” lei disse, “vuoi divertirti? Quanto hai?”

Kyle sorrise, appoggiò il braccio intorno a lei, e la diresse verso un vicolo laterale.

Lei lo seguì contenta.

Non appena svoltarono l'angolo, lei disse, “Non hai risposto alla mia domanda. Quanti soldi hai—”

Fu una domanda che non avrebbe mai terminato.

Prima che potesse terminare la frase, Kyle aveva già infilato i canini nel suo collo.

Lei provò a urlare, ma lui le tappò la bocca con la sua mano libera, e la spinse più vicino a sè, bevendo e bevendo. Lui sentì il sangue umano scorrergli nelle vene, e si sentì euforico. Si era sentito così assetato, disidratato. Il viaggio nel tempo lo aveva spossato, e questo era esattamente ciò che gli serviva per ristorare il suo spirito.

Appena sentì il corpo della donna perdere vita, succhiò ancora e ancora, bevendo più di quanto avesse bisogno. Alla fine, si sentì completamente dissetato, e lasciò il corpo senza vita cadere a terra.

Appena si diresse per uscire, un uomo grosso, con la barba, senza un dente, si avvicinò. Estrasse uno stiletto dalla sua cintura.

L'uomo guardò in basso verso il cadavere della donna, poi rivolse lo sguardo a Kyle e fece una smorfia.

“Era una mia proprietà,” l'uomo disse. “Faresti meglio ad avere i soldi per lei.”

L'uomo fece due passi verso Kyle, e allungò lo stiletto verso di lui.

Kyle, con i suoi riflessi incredibilmente rapidi, si scansò facilmente, afferrò il polso dell'uomo, e lo spinse all'indetro con un solo movimento, spezzandogli il braccio a metà. L'uomo urlò, ma prima che finisse, Kyle gli sottrasse lo stiletto dalla mano, e con lo stesso movimento, gli squarciò la gola. Lasciò il cadavere dell'uomo cadere esamine in mezzo alla strada.

Kyle guardò verso lo stiletto, una piccola arma intricata con un manico in avorio, e scosse la testa. Non era niente male. Lo nascose nella cintura e si deterse il sangue dalla bocca con il palmo della mano. Respirò profondamente, e infine, contento, percorse il vicolo e tornò in strada.

Oh, quanto gli era mancata Roma.




CAPITOLO TRE


Caitlin camminò con il prete lungo la navata della chiesa, mentre lui finiva di sbarrare la porta principale e sigillava tutti gli altri ingressi. Il sole era tramontato e così questi iniziò ad accendere le torce mentre proseguiva il giro, illuminando gradualmente quello spazio immenso.

Caitlin guardò in alto e notò tutte le enormi croci, e si chiese come mai si sentisse così in pace in quel luogo. Non era forse vero che i vampiri dovevano temere le chiese? Le croci? Ricordò della casa del Covo Bianco nei Chiostri di New York, e le croci che ricoprivano le pareti. Caleb le aveva detto che alcune razze di vampiri abbracciavano le chiese. Si era lanciato in un lungo monologo sulla storia della razza dei vampiri e del suo rapporto con il cristianesimo, ma non aveva ascoltato attentamente all'epoca, troppo innamorata di lui. Ora, desiderava di averlo fatto.

Il prete vampiro condusse Caitlin ad una porta laterale, e Caitlin si ritrovò a scendere una rampa di scale in pietra. Camminarono lungo un corridoio medievale ad arco, e lui continuò ad accendere le torce durante il tragitto.

“Non penso che torneranno,” lui disse, chiudendo a chiave un'altra entrata mentre andava.  “Perlustreranno l'intera campagna per trovarti, e quando non ti troveranno, torneranno alle loro case. Succede sempre così.”

Caitlin lì si sentiva al sicuro, ed era così grata per l'aiuto ricevuto da quell'uomo. Si chiese perchè l'avesse aiutata, perchè avesse messo a rischio la sua stessa vita per lei.

“Perchè sono della tua specie,” lui disse, voltandosi per guardarla dritto negli occhi, con gli occhi blu che sembrarono penetrarla.

Caitlin dimenticava sempre quanto i vampiri potessero facilmente leggere le menti altrui. Ma, per un istante, aveva dimenticato che lui fosse uno della sua specie.

“Non tutti noi temiamo le chiese,” lui disse, rispondendo ancora una volta ai suoi pensieri. “Sai che la nostra razza è divisa. La nostra specie—quella buona—ha bisogno delle chiese. Noi ci aggrappiamo ad esse.”

Non appena s'incamminarono lungo un altro corridoio, percorrendo un'altra piccola rampa di scale, Caitlin si chiese dove lui li stesse conducendo. Così tante domande affollarono la sua mente, e non sapeva che cosa chiedergli per primo.

“Dove mi trovo?” lei chiese, e realizzò, che quella era la prima cosa che gli aveva detto sin da quando si erano incontrati. Tutte le sue domande si succedettero rapidamente. “In quale paese mi trovo? In che anno siamo?”

L'uomo sorrise mentre camminavano, le rughe della vecchiaia si evidenziarono sul suo volto. Era un uomo basso e fragile, con i capelli bianchi, ben rasato, e aveva un volto da nonno. Indossava le vesti elaborate di un prete, e, persino per un vampiro, sembrava molto vecchio. Lei si chiese per quanti secoli avesse vissuto. Percepì gentilezza e calore da lui, e sentì di essere davvero in pace intorno a lui.

“Così tante domande,” disse alla fine, con un sorriso. “Capisco. E' stato faticoso per te. Bene, tanto per cominciare, sei in Umbria. Nella piccola città di Assisi.”

Lei sforzò il cervello, provando a comprendere dove fosse.

“Italia?” lei chiese.

“In futuro, sì, questa regione farà parte di un paese chiamato Italia,” lui le disse, “ma non adesso. Siamo ancora indipendenti. Ricorda,” lui sorrise, “non ti trovi più nel secolo XXI – lo avrai immaginato, osservando gli abiti e il comportamento di quei paesani.”

“In che anno siamo?” Caitlin chiese tranquillamente, quasi temendo di conoscere la risposta. Il cuore le batteva più forte.

“Sei nel secolo XVIII,” lui le rispose. “Ad essere più precisi: nell'anno 1790.”

1790. Assisi. Umbria. Italia.

Il pensiero di tutto ciò la sopraffece. Sembrava quasi surreale, come se si trovasse all'interno di un sogno. Lei riusciva a malapena a immaginare che questo stesse accadendo per davvero, che fosse davvero lì, in quel tempo e in quello spazio. Il viaggio nel tempo aveva funzionato a dovere.

Si sentì anche un po' sollevata: tra tutti i periodi e i luoghi in cui sarebbe potuta finire, l'Italia nel 1790 non sembrava così prevedibile. Non era come finire nell'epoca preistorica.

“Chi erano quelle persone che stavano cercando di uccidermi? E chi sei tu?”

“Nonostante tutti i nostri progressi, questo è ancora un periodo storico primitivo e superstizioso,” lui disse. “Persino in questa epoca di lusso e decadenza, ahimè, ci sono ancora molti cittadini che vivono davvero temendoci”.

“Capisci, il piccolo villaggio montano di Assisi è sempre stato una fortezza per la nostra specie. E' frequentato da vampiri, e lo è sempre stato. La nostra specie di vampiri si nutre solo del loro bestiame. E  con il tempo, gli abitanti del luogo hanno cominciato ad accorgersene.

“Talvolta scorgono uno di noi. E, quando ciò avviene, la situazione diventa intollerabile. Perciò, una volta ogni tanto lasciamo che ci seppelliscano. Li lasciamo celebrare i loro sciocchi rituali umani, dando loro la soddisfazione di pensare di essersi liberati di noi. E quando non guardano, ci destiamo semplicemente e torniamo alle nostre vite.

“Ma, a volte, un vampiro si rialza troppo presto o viene visto mentre lo fa, e allora arriva la folla. Finirà. Queste cose avvengono sempre. Porta attenzione indesiderata verso la nostra specie, ma solo temporaneamente.”

“Mi dispiace,” Caitlin disse, sentendosi mortificata.

“Non preoccuparti,” lui disse, “Questo è stato il tuo primo viaggio nel tempo. Non potevi controllarlo. Occorre un po' per abituarsi. Persino il migliore tra noi non può controllare  l'atterraggio molto bene. E' sempre difficile dire esattamente dove o quando finiremo. Tu sei stata brava,” le disse, poggiando gentilmente una mano sul polso di lei.

Insieme poi s'incamminarono lungo un altro corridoio, caratterizzato da bassi soffitti a volta.

“Inoltre, non te la sei cavata affatto male,” lui aggiunse. “Dopotutto, ne sapevi abbastanza  da dirigerti qui.”

Caitlin ricordò di aver visto la chiesa, mentre correva per il campo.

“Ma sembrava solo il posto logico dove andare,” lei rispose. “Era il primo edificio che ho visto, e sembrava una fortezza.”

Lui sorrise, scuotendo il capo. “Non esistono le coincidenze nel mondo dei vampiri,” lui disse. “Ogni cosa è destinata. Un edificio che ti sembra sicuro, può sembrare fragile agli occhi di qualcun'altro. No, tu hai scelto questo luogo per una ragione. Una ragione molto specifica. E sei giunta fino a me.”

“Ma tu sei un prete.”

Lui scosse leggermente la testa. “Tu sei ancora così giovane e hai ancora tanto da imparare. Noi abbiamo la nostra religione, il nostro credo. Non è molto diverso da quello della chiesa. Si può essere un vampiro ed avere comunque anche una vita religiosa. Specialmente il vampiro del nostro tipo,” lui disse. “Io aiuto persino gli umani nella loro vita spirituale. Dopotutto, ho il beneficio e la saggezza di migliaia di anni su questo pianeta—diversamente dai preti umani. Per fortuna, gli umani non sanno che non sono uno di loro. Per quanto ne sanno, sono il prete della città, e lo sono sempre stato.”

La mente di Caitlin girò vorticosamente, mentre cercò di mettere tutto insieme. L'immagine di un prete vampiro le sembrava così paradossale. La nozione di una religione per vampiri, del suo funzionamento attraverso la Chiesa … tutto sembrava così strano.

Per quanto affascinante tutto ciò apparisse, ciò che lei voleva davvero sapere non riguardava i vampiri, la chiesa o la religione. Voleva sapere di Caleb. Era sopravvissuto al viaggio? Era vivo? Dov'era?

E voleva disperatamente sapere del loro bambino. Era ancora incinta? Il bambino era sopravvissuto?

Lei pensò molto intensamente a tali domande, e sperò che il prete l'avrebbe aiutata, rispondendo ad esse.

Ma non lo fece.

Lei sapeva che aveva sentito i suoi pensieri, ed aveva scelto di non rispondere. Lui la stava costringendo a fargli le domande ad alta voce. E, come lei probabilmente sapeva, c'erano delle domande che temeva di formulare.

“E che ne è stato di Caleb?” lei chiese infine, con voce tremante. Era troppo nervosa per chidere del loro bambino.

Lei lo guardò e vide sparire il suo sorriso, mentre la smorfia più lieve gli si disegnò sul volto.

Il cuore di Caitlin si bloccò.

Ti prego, lei pensò. Ti prego non darmi cattive notizie.

“Alcune cose le scoprirai da sola,” lui disse lentamente. “Alcune cose non posso dirtele io. E' un viaggio che devi fare tu. Tu e tu soltanto.”

“Ma lui è qui?” lei chiese speranzosa. “Ce l'ha fatta?”

Il prete, camminando accanto a lei, tenne le labbra serrate. Lasciò le domande sospese nell'aria, senza alcuna risposta, per un tempo che per lei sembrò eterno.

Infine, si fermarono davanti ad un'altra rampa di scale, per poi voltarsi e guardarla. “Vorrei poterti dire di più,” lui disse. “Dico davvero.”

L'uomo si voltò, sollevò la torcia, e andò di sotto, lungo un'altra piccola scala.

Entrarono in un lungo corridoio a volta, con i soffitti dorati e ben elaborati. Erano interamente ricoperti di affreschi, allegramente realizzati, e tra di essi c'erano degli archi con righe dorate. Il soffitto risplendeva.

Così come il pavimento. Era di un bel marmo rosa, e sembrava che fosse stato appena lucidato. Quel livello sotterraneo della chiesa era splendido, sembrava come un'antica stanza del tesoro.

“Accidenti,” Caitlin si sentì dire ad alta voce. “Che cos'è questo posto?”

“E' un luogo di miracoli. Sei nella chiesa di San Francesco d'Assisi. Questo è anche il suo luogo di riposo. E' un luogo molto sacro nella nostra religione. Le persone —umani e vampiri—giungono qui in pellegrinaggio, da centinaia di chilometri di distanza, solo per ritrovarsi in questo punto. Francesco era il santo degli animali, ed era anche il santo di tutte le creature viventi, oltre la razza umana—includendo la nostra specie. Si dice che qui accadano dei miracoli. Noi qui siamo protetti dalla sua energia”.

“Non sei atterrata qui per caso,” lui continuò. “Questo luogo è un portale per te. E' una piattaforma di lancio, per farti cominciare il tuo viaggio, il tuo pellegrinaggio.”

Lui si voltò e la guardò.

“Ciò che ancora non riesci a vedere,” lui disse, “è che sei in viaggio. E alcuni pellegrinaggi durano anni, e richiedono di percorrere molti, molti chilometri.”

Caitlin pensò. Tutto la stava sopraffacendo. Non voleva intraprendere un viaggio. Voleva tornare indietro a casa, con Caleb, sana e salva, nel secolo XXI, lasciandosi alle spalle tutto quell'incubo. Era stanca di viaggiare, di essere sempre in strada, di cercare sempre qualcosa.

Rivoleva semplicemente tornare ad una vita normale, la vita di un'adolescente.

Ma smise di pensarla in quel modo. Non l'aiutava, lei lo sapeva. Le cose erano cambiate – in modo permanente – e  non sarebbero più tornate com'erano prima. Rammentò a se stessa che quel cambiamento era la nuova normalità. Non era più la stessa, vecchia, umana media, Caitlin. Era più grande ora. Più saggia. E, che le piacesse o meno, era in una missione speciale. Doveva solo accettarlo.

“Ma che cos'è il mio pellegrinaggio?” Caitlin chiese. “Qual'è la mia destinazione? Dove sto andando esattamente?”

Lui la condusse alla fine del corridoio finale, e si fermarono davanti ad un'enorme tomba elaborata.

Caitlin poteva sentire l'energia provenire dalla tomba, e sapeva sin da subito che si trattava della tomba di San Francesco. Si sentì ricaricata anche stando semplicemente accanto ad essa, sentiva che diventava più forte, tornando in sè. Si chiese nuovamente se fosse tornata indietro nel tempo da umana o da vampira. Le mancavano così tanto i suoi poteri.

“Sì, sei ancora una vampira,” lui disse. “Non preoccuparti. Occorre un po' di tempo per tornare com'eri.”

Lei era imbarazzata per aver dimenticato, ancora una volta, di stare attenta ai propri pensieri, ma si sentì confortata dalle parole dell'uomo.

“Tu sei una persona molto speciale, Caitlin,” lui disse. “Sei molto necessaria per la nostra razza. Senza di te, potrei persino dire, che la nostra intera razza e l'intera razza umana sarebbero sull'orlo dell'estinzione. Abbiamo bisogno di te. Abbiamo bisogno del tuo aiuto.”

“Ma che cosa dovrei fare?” lei chiese.

“Abbiamo bisogno che tu trovi lo Scudo,” lui disse. “E, per poter trovare lo Scudo, dovrai trovare tuo padre. Lui, e soltanto lui, lo possiede. E per trovarlo, devi trovare il tuo covo. Il tuo vero covo.”

“Ma non ho idea di dove cominciare,” lei disse. “Non so nemmeno perchè mi trovo in questo luogo e in quest'epoca. Perchè l'Italia? Perchè il 1790?”

“Le risposte a queste domande dovrai trovarle da sola. Ma ti assicuro che hai delle ragioni molto speciali per essere tornata in questo periodo storico. Delle persone speciali da incontrare, delle azioni speciali da compiere. E che questo luogo e questo tempo ti condurranno allo Scudo.”

Caitlin pensò.

“Ma non ho idea di dove sia mio padre. Non so proprio da dove cominciare.”

Lui si voltò verso di lei e sorrise. “Ma tu lo sai,” lui rispose. “Questo è il tuo problema. Non hai fiducia nel tuo intuito. Hai bisogno d'imparare a cercare profondamente dentro di te. Provaci ora. Chiudi gli occhi, respira profondamente.”

Caitlin fece come lui disse.

“Chiediti: qual è la mia prossima tappa?”

Caitlin obbedì, sforzando il cervello. Nulla accadde.

“Ascolta il suono del tuo respiro. Lascia che la mente si fermi.”

Appena Caitlin lo fece, appena si concentrò e rilassò, le immagini cominciarono a formarsi nella sua mente. Alla fine aprì gli occhi e lo guardò.

“Vedo due luoghi,” lei disse.  “Firenze e Venezia.”

“Sì,” lui disse. “Molto bene.”

“Ma sono confusa. Dove vado?”

“Non ci sono scelte sbagliate in un viaggio. Ogni percorso ci conduce semplicemente ad un luogo diverso. La scelta è tua. Hai un destino molto forte, ma hai anche il libero arbitrio.  Puoi scegliere ad ogni passo. Ora, per esempio, devi fare una scelta cruciale. A Firenze, adempirai ai tuoi obblighi, ti avvicinerai allo Scudo. E' quello che ti viene richiesto. Ma a Venezia, ti occuperai delle questioni di cuore. Dovrai scegliere tra la tua missione ed il tuo cuore.”

Il cuore di Caitlin si sollevò.

Questioni di cuore. Intendeva dire che Caleb era a Venezia?

Lei sentì il suo cuore proprio a Venezia. Sì, mentalmente, sapeva che Firenze era il luogo dove doveva essere per poter fare ciò che ci si aspettava da lei.

Si sentiva già dilaniata.

“Tu sei una donna adulta ora,” lui disse. “La scelta è tua. Ma se segui il tuo cuore, ci sarà dolore,” lui la avvertì. “La strada del cuore non è mai facile. E mai prevista.”

“Mi sento così confusa,” lei disse.

“Noi svolgiamo il lavoro migliore nei sogni,” lui disse. “C'è un chiostro alla porta accanto, e puoi dormire lì stanotte, riposarti e decidere al mattino. Per allora, ti sarai ripresa completamente.”

“Grazie,” lei disse, avvicinandosi e prendendogli la mano.

Lui si voltò per andarsene, e quando lo fece, il cuore di lei battè forte. C'era ancora un'altra domanda che aveva bisogno di porgli, quella più importante di tutte. Ma una parte di lei era troppo spaventata per farla. Lei stava tremando. Aprì la bocca per parlare, ma era secca.

Lui camminava in fondo al corridoio, e stava per allontanarsi, quando finalmente, lei trovò il coraggio.

“Aspetta!” lei gridò. Poi, abbassando il tono, “Ti prego, ho un'altra domanda.”

Lui si fermò subito, ma le dava ancora la schiena. Abbastanza stranamente, lui non si voltò, proprio come se percepisse che cosa lei stesse per domandargli.

“Il mio bambino,” lei disse, con un tono di voce dolce e tremante. “Lui è … lei … ce l'ha fatta? E' sopravvissuto al viaggio? Sono ancora incinta?”

Lui si voltò lentamente, guardandola. Poi, abbassò gli occhi.

“Mi dispiace,” lui disse infine, così a bassa voce, che lei non era sicura di averlo sentito. “Tu sei tornata indietro nel tempo. I bambini possono solo andare avanti nel tempo. Tuo figlio vive, ma non in questa epoca. Solo nel futuro.”

“Ma …” lei iniziò a tremare, “Credevo che i vampiri potessero viaggiare solo indietro, e non avanti nel tempo.”

“E' vero,” lui disse. “Temo che il tuo bambino viva in un tempo e in un luogo senza di te.” Lui abbassò di nuovo lo sguardo. “Mi spiace così tanto,” aggiunse.

Con quelle parole finali, si voltò e se ne andò.

E Caitlin sentì come se uno stiletto le fosse stato infilato dritto nel cuore.




CAPITOLO QUATTRO


Caitlin sedeva nella stanza spoglia nel monastero francescano, e guardava attraverso la finestra, aperta sulla notte. Finalmente, aveva smesso di piangere. Erano trascorse ore da quando aveva lasciato il prete, da quando aveva ricevuto la notizia del suo bambino perduto. Non era stata in grado di fermare le lacrime, o di smettere di pensare alla vita che avrebbe potuto avere. Era tutto troppo doloroso.

Ma, dopo aver pianto per molte ore, ciò che restava erano le lacrime asciugate sulle sue guance. Guardò fuori dalla finestra, provando a distrarsi, a respirare profondamente.

La campagna umbra si estendeva dinnanzi a lei, e, da quella visuale privilegiata, in cima alla collina, lei poteva scorgere le colline rotonde di Assisi. In alto nel cielo, c'era la luna piena, abbastanza luminosa perchè lei potesse ammirare la vera bellezza del paesaggio rurale. Vide dei piccoli casolari sparsi nel paesaggio, il fumo provenire dai comignoli, e poteva già sentire che questo era un periodo storico più tranquillo e più rilassato.

Caitlin si voltò e controllò la sua piccola stanza, illuminata soltanto dalla luce della  luna e da una piccola candela che bruciava in un portacandele sulla parete. Era fatta interamente di pietra, composta semplicemente da un letto in un angolo. Lei si meravigliò del fatto che il suo fato la conducesse sempre in un chiostro. Quel luogo non poteva essere più diverso da Pollepel, sebbene al tempo stesso, la piccola stanza medievale le ricordasse della stanza che aveva quando si trovava lì. Era progettata per l'introspezione.

Caitlin esaminò il liscio pavimento in pietra, e vide, vicino alla finestra, due lievi impronte, distanti di pochi centimetri l'una dall'altra, a forma di un ginocchio. Si chiese quante suore avessero pregato lì, quante si fossero inginocchiate dinnanzi alla finestra. Quella stanza era stata utilizzata probabilmente per centinaia di anni

Caitlin raggiunse il piccolo letto e vi si sdraiò sopra. Era semplicemente una lastra di pietra, con una quantità di paglia davvero scarsa. Provò a mettersi in una posizione comoda, girandosi su un fianco – e poi sentì qualcosa. Si allungò e lo estrasse, e si rese conto con gioia di che cosa fosse: il suo diario.

Lo tenne su, così felice di averlo al suo fianco. Il suo vecchio amico fidato, sembrava essere la sola cosa che fosse sopravvissuta a quel viaggio nel tempo. Tenendola, questa reale cosa tangibile, le fece realizzare che non era all'interno di un sogno. Era davvero lì. Ogni cosa era accaduta sul serio.

Una penna moderna sbucò fuori dalle pagine e atterrò sul suo ventre. Lei la tenne in mano, esaminandola e pensando.

Sì, lei decise. Quello era esattamente ciò che aveva bisogno di fare. Scrivere. Ogni cosa era accaduta così in fretta, che aveva avuto a malapena un attimo per prendere fiato. Aveva bisogno di riformulare il tutto nella mente, di ripensarci, di ricordare. Com'era finita lì? Che cosa era accaduto? Dove stava andando?

Non era certa di conoscere ancora le risposte. Ma scrivendo, sperava di ricordare.

Caitlin sfogliò le fragili pagine, fino a quando non ne trovò una vuota. Si sedette, poggiò la schiena contro la parete, piegando le ginocchia vicino al petto e cominciò a scrivere.


*

Come sono finita qui? Ad Assisi? In Italia? Nel 1790? D'altro canto, non sembra sia passato molto tempo da quando ero nel secolo XXI, a New York, quando vivevo una vita normale da adolescente. E dall'altro invece, sembra sia trascorsa un'eternità…Come è cominciato tutto questo?

Come prima cosa, ricordo i morsi della fame. Il fatto che non riuscivo a comprendere che cosa fossero. Jonah. Carnegie Hall. La prima volta che mi sono nutrita. La mia inesplicabile mutazione in vampiro. Mi chiamavano mezzo-sangue. Mi sono sentita di voler morire. Tutto quello che desideravo era essere come chiunque altro.

Poi, c'era Caleb. Mi ha sottratta al covo malvagio, traendomi in salvo. Il suo covo tra i Chiostri. Ma mi hanno cacciata via, visto che le relazioni tra umani e vampiri sono proibite.  Ero di nuovo da sola —ed è stato così, fino a quando Caleb mi ha salvata ancora una volta.

La mia ricerca di mio padre, per la mitica spada che poteva risparmiare alla razza umana una guerra di vampiri, ha portato me e Caleb in giro, da un luogo storico ad un altro.  Abbiamo trovato la spada, e ci è stata sottratta. Come sempre, Kyle ha voluto rovinare le cose.

Ma non prima che io avessi il tempo per realizzare che cosa stessi diventando. E non prima che io e Caleb avessimo il tempo di trovarci. Dopo che hanno rubato la spada, dopo avermi trafitta, visto che stavo morendo, lui mi ha tramutata, e mi ha salvato la vita ancora una volta.

Ma non è andata come io mi aspettavo. Ho visto Caleb con la sua ex-moglie Sera, ed ho immaginato il peggio. Mi sbagliavo, ma era troppo tardi. Lui è volato via, lontano da me, e verso il pericolo. Mi sono ripresa sull'isola di Pollepel, mi sono allenata ed ho fatto amicizia —con dei vampiri – e sono stati gli amici più veri che abbia mai avuto. Specialmente Polly. E Blake – così misterioso, così bello. Mi ha quasi rubato il cuore. Ma sono tornata in me giusto in tempo. Ho appreso di essere incinta, e mi sono resa conto che dovevo trovare e salvare Caleb dalla guerra dei vampiri.

Sono andata a salvare Caleb, ma era troppo tardi. Il mio stesso fratello Sam ci ha ingannati. Lui mi ha tradito, facendomi credere di essere qualcun'altro. E' per colpa sua che ho creduto che Caleb non fosse davvero lui, e l'ho ucciso, il mio amore. Con la spada. Con le mie stesse mani. Ancora non riesco a perdonarmi.

Ma ho riportato Caleb a Pollepel. Ho provato a resuscitarlo, a riportarlo indietro, se ci fosse stato un modo possibile. Ho detto ad Aiden che avrei fatto qualunque cosa, avrei sacrificato tutto. Gli ho chiesto se poteva riportarci indietro nel tempo.

Aiden mi ha avvertita che poteva non funzionare. E che se fosse accaduto, avremmo potuto non ritrovarci insieme. Ma io ho insistito. Ho dovuto.

E ora, eccomi qua. Da sola. In un luogo e in un'epoca stranieri. Il mio bambino sparito. E forse anche Caleb ha subito la stessa sorte.

Ho commesso un errore tornando indietro nel tempo?

So che devo trovare mio padre, trovare lo scudo. Ma senza Caleb al mio fianco, non so se avrò la forza di andare avanti.

Mi sento così confusa. Non so che cosa fare.

Ti prego, Dio aiutami….


*

All'alba, quando il sole assunse la forma di un'enorme sfera sopra l'orizzonte, Cailin corse tra le strade di New York. Era l'apocalisse. Le auto venivano capovolte, sopra di esse corpi riversi, e la devastazione regnava sovrana. Lei corse e corse, lungo i viali, che sembravano infiniti.



Mentre correva, il mondo sembrava girare sul proprio asse; mentre lo faceva, gli edifici sembravano svanire. Il paesaggio cambiò, con i viali che diventavano passaggi sporchi, le strade diventavano delle colline rotonde. Lei si sentì tornare indietro nel tempo, passando dall'epoca moderna ad un altro secolo. Sentiva che se avesse corso più veloce, avrebbe trovato suo padre, il suo vero padre, da qualche parte all'orizzonte.

Corse attraverso i piccoli villaggi della campagna e, poi, anch'essi svanirono.

Presto, tutto ciò che restava fu un campo di fiori bianchi. Mentre lei camminava in mezzo ad essi, fu felice di vedere che lui era lì, in attesa, all'orizzonte. Suo padre.

Come sempre, si scorgeva la sua sagoma contro il sole, ma stavolta, sembrava più vicino del solito. Stavolta, lei poteva vedere il suo volto, la sua espressione. Stava sorridendo, attendendola, con le braccia aperte in attesa di un abbraccio.

Lei lo raggiunse. Lo abbracciò, e lui la strinse forte, con i muscoli del torace che la tenevano.

“Caitlin,” lui disse, la sua voce emanava un tale amore. “Sai quanto sei vicina? Sai quanto ti voglio bene?”

Prima che lei potesse rispondere, scorse qualcosa lateralmente, e vide che, dall'altro lato del campo, c'era Caleb. Quest'ultimo tendeva una mano verso di lei.

Lei fece diversi passi verso di lui, poi si fermò e guardò suo padre.

Anche lui le tendeva una mano.

“Trovami a Firenze,” suo padre disse.

Lei si girò verso Caleb.

“Trovami a Venezia,” Caleb disse.

Lei guardò di qua e di là, tra i due, divisa su quale direzione prendere.


*

Caitlin si svegliò di soprassalto, scattando dritta nel letto.

Si guardò intorno nella sua piccola stanza, disorientata.

Infine, si rese conto di aver sognato.

Il sole stava sorgendo, e lei si recò alla finestra, e guardò fuori. Assisi illuminata dalla prima luce del mattino era così quieta, così bella. Tutti erano ancora dentro, e il fumo veniva fuori da un comignolo qui e là. La foschia delle prime ore mattutine ricopriva i campi come una nuvola, rifrangendo la luce.

Improvvisamente, Caitlin si mosse, sorpresa da un cigolio, e si mise in allerta, mentre vedeva la porta cominciare ad aprirsi. Chiuse i pugni, preparandosi ad affrontare un visitatore indesiderato.

Ma appena la porta si aprì ancora di più, lei guardò in basso, e gli occhi le si spalancarono per la contentezza.

Era Rose, che spingeva la porta per aprirla, con il naso.

“Rose!” lei gridò.

Rose spinse la porta, aprendola completamente, corse dentro e balzò in braccio a Caitlin. Le leccò tutta la faccia, e Caitlin pianse per la gioia.

Caitlin la mise a terra e la guardò. Si era irrobustita, diventando più grande.

“Come hai fatto a trovarmi?” Caitlin chiese.

Rose la leccò di nuovo, guaendo.



Caitlin si sedette sul bordo del letto, accarezzandola, e pensando fortemente, provando a schiarirsi le idee. Se Rose ce l'aveva fatta, allora anche Caleb ci era riuscito. Si sentì incoraggiata.

Mentalmente, sapeva che doveva andare a Firenze. Per continuare la ricerca. Sapeva che la chiave per trovare suo padre, lo scudo, si trovava lì.

Ma il cuore le chiedeva di andare a Venezia.

Se ci fosse stata anche una remota possibilità che Caleb fosse lì, lei doveva scoprirlo. Doveva farlo.

Lei decise. Prese Rose, stringendola forte tra le braccia, prese una rincorsa, e prese il volo fuori dalla finestra.

Sapeva che ora si era ripresa, che le sue ali si sarebbero spalancate.

Ne era certa; e lo fecero.

E in pochi istanti, Caitlin stava volando nell'aria delle prime ore mattutine, spostandosi sopra le colline dell'Umbria, dirigendosi verso nord, in direzione di Venezia.




CAPITOLO CINQUE


Kyle camminava lungo le piccole strade dell'antico distretto di Roma. Intorno a lui, c'erano persone che chiudevano negozi, terminando la giornata lavorativa.

Il tramonto era sempre stato il suo momento preferito della giornata, il momento in cui cominciava a sentirsi più forte che mai. Sentiva il suo sangue pulsare più velocemente, sentiva che stava diventando più forte ad ogni passo. Era così felice di essere tornato nelle affollate strade di Roma, specialmente in quel secolo. Quei patetici umani erano ancora a secoli di distanza da ogni tipo di tecnologia, ogni tipo di sorveglianza. Avrebbe potuto distruggere quel posto con un cuore rilassato e leggero, e non doversi preoccupare di venire scoperto.

Kyle voltò per Via Del Seminario, e, nell'arco di istanti, camminò per ritrovarsi nella grande piazza antica, la Piazza Della Rotonda.

E lì si fermò. Kyle in quel luogo, chiuse gli occhi, e respirò profondamente. Era così bello essere tornato. Direttamente di fronte a lui, c'era un posto che aveva chiamato casa per secoli, una delle sedi dei vampiri più importanti al mondo: il Pantheon.

Il Pantheon si ergeva, Kyle era felice di vedere, come aveva sempre fatto, nella forma di un edificio grosso e antico, di pietra, il retro del quale si estendeva in forma circolare, e la sua parte anteriore era composta da enormi ed imponenti colonne di pietra.  Di giorno, era ancora aperto ai turisti, persino durante quel secolo. Ospitava sconvenienti folle di esseri umani.

Ma di notte, dopo che le porte venivano chiuse al pubblico, i veri proprietari, i veri occupanti di quell'edificio, giungevano con forza: il Grande Consiglio dei Vampiri.

Vampiri provenienti da covi grandi e piccoli, da ogni angolo del mondo, si riunivano lì. Per partecipare ad ogni sessione, per tutta la notte. Il consiglio prendeva ogni genere di decisione, dava il permesso o lo negava. Nulla accadeva nel mondo dei vampiri senza che essi lo sapessero, senza la loro approvazione.

Tutti funzionava così alla perfezione. Quell'edificio era stato originariamente costruito per avere una funzione di tempio per gli dei pagani. Era sempre stato un luogo sacro, di riunione, per le forze oscure dei vampiri. Alla vista degli altri, era ovvio: c'erano inni agli dei pagani, affreschi, dipinti, statue ovunque. Qualunque visitatore umano che dedicava del tempo alla lettura sulla missione del luogo, non poteva immaginare che quella fosse la sua vera funzione.

E come se non bastasse, c'erano anche dei grandi vampiri sepolti lì. Era un mausoleo vivente, il luogo perfetto per Kyle e la sua specie da chiamare casa.

Appena Kyle percorse le scale, sembrava come se fosse tornato a casa. Camminò verso le enormi porte doppie frontali di ferro, colpendo il battente di metallo quattro volte—il segnale dei vampiri—ed attese.

Alcuni istanti dopo, le pesanti porte si aprirono di qualche centimetro, e Kyle vide un volto non familiare. La porta si spalancò, abbastanza da lasciarlo entrare, e poi, fu sbattuta rapidamente dietro di lui.

La robusta guardia, ancora più grossa di Kyle, lo guardò.

“Sei atteso?” gli chiese cautamente.

“No.”

Kyle, ignorando la guardia, fece diversi passi verso la sala, quando improvvisamente, sentì una presa fredda, ghiacciata sul braccio e si fermò. Kyle era furioso, e stava bruciando dalla rabbia.

La guardia vampiro lo guardò con uguale rabbia.

“Nessuno entra senza un appuntamento,” lui scattò. “Dovrai andartene via e tornare un'altra volta.”

“Io entro ovunque desidero,” Kyle gli rispose. “E se non togli la tua mano dal mio polso, soffrirai enormemente.”

La guardia lo guardò, e furono ad un punto morto.

“Vedo che alcune cose non cambiano mai,” giunse una voce. “Va bene, puoi lasciarlo andare.”

Kyle sentì lasciare la presa, e si voltò per vedere un volto familiare: era Lore, uno dei capi consiglieri del Consiglio. Lui era lì, guardava Kyle, sorridendo e scuotendo lentamente la testa.

“Kyle,” lui disse, “non avrei mai pensato di rivederti.”

Kyle, ancora rabbioso per la guardia, si sistemò la giacca e annuì lentamente. “Ho delle cose da discutere con il Consiglio,” lui disse. “Non possono attendere.”

“Mi spiace, vecchio amico,” Lore continuò, “siamo pieni oggi. Alcuni di loro hanno atteso per mesi. Ci sono delle questioni urgenti che riguardano i vampiri in ogni angolo del mondo, sembra. Ma se torni la prossima settimana, penso che potrò fare in modo che ti ricevano—”

Kyle fece un passo in avanti. “Tu non capisci,” lui disse nervosamente, “non vengo da questa epoca. Sono giunto dal futuro. Duecento anni nel futuro. Da un mondo totalmente diverso. Il giudizio finale è arrivato. Siamo sul punto di ottenere una vittoria— una vittoria totale. E se non li vedo immediatamente, ci saranno delle gravi conseguenze per tutti noi.”

Mentre Lore se ne stava lì a guardarlo, il suo sorriso scomparve dal volto, come se realizzasse la serietà della notizia; infine, dopo diversi istanti di tensione, si schiarì la gola. “Seguimi.”

Si voltò e s'incamminò, e Kyle lo seguì molto da vicino.

Kyle passò attraverso un lungo ed ampio corridoio, e, nell'arco di istanti, entrò in una vasta sala aperta. Era infinita, enorme, con un soffitto altissimo e circolare, ed un lucido pavimento di marmo.

La stanza aveva una forma circolare, e la sua parete era adorna di colonne e statue che sormontavano la stanza, poste sopra dei piedistalli.

Lungo un lato dell'ambiente, c'erano centinaia di vampiri di ogni possibile razza e credo. Kyle sapeva che, per la maggior parte, si trattava di mercenari, tutti malvagi quanto lui. Tutti guardavano pazientemente verso il Gran Consiglio, all'altra estremità della stanza, i cui membri erano seduti dietro le loro panche, in attesa di emettere il loro giudizio. Kyle percepì l'elettricità all'interno della sala.

Kyle entrò, preparandosi ad affrontare quelle persone. Recarsi dal Consiglio era la cosa giusta da fare. Avrebbe potuto provare ad ignorarli, avrebbe potuto dare la caccia a Caitlin da solo, ma il Consiglio aveva certamente informazioni utili e si sarebbe mostrato in grado di guidarlo verso di lei più rapidamente. Cosa ancora più importante, lui necessitava dalla loro autorizzazione ufficiale. Trovare Caitlin non era semplicemente una questione personale, ma una questione di estrema importanza per l'intera razza dei vampiri. Se il Consiglio lo avesse sostenuto, ed era certo che sarebbe andata così, non solo avrebbe avuto la sua autorizzazione, ma avrebbe anche usufruito delle sue risorse. Avrebbe potuto ucciderla più velocemente, e tornare a casa più in fretta, pronto a portare a termine la sua guerra.

Senza la loro autorizzazione, sarebbe rimasto semplicemente un altro vampiro solitario mercenario. Kyle non aveva alcun problema in proposito, ma non aveva alcuna intenzione di passare il tempo a guardarsi le spalle: se agiva senza la loro autorizzazione, avrebbero persino potuto inviare dei vampiri ad ucciderlo. Era certo che poteva gestire tutto da solo, ma non voleva sprecare tempo ed energia in quel modo.

Ma se avessero rifiutato le sue richieste, sarebbe stato davvero pronto a fare tutto il necessario per darle la caccia e trovarla.

Era essenzialmente solo un'ulteriore formalità in un'infinita scia di formalità del mondo dei vampiri. Questa etichetta era il collante che li teneva tutti insieme – ma lo annoiava anche a morte.

Mentre Kyle si addentrava sempre di più nella sala, guardava il Consiglio. Quei vampiri erano proprio come lui li ricordava. Dall'altro lato della sala, i 12 giudici del Gran Consiglio erano seduti su un palco sollevato. Indossavano delle vesti spoglie e nere, con dei cappucci neri che coprivano i loro volti. Tuttavia, Kyle sapeva chi fossero quegli uomini. Li aveva affrontati molte volte nel corso dei secoli. Una volta, e solo quella, si erano abbassati i cappucci, e lui aveva infine potuto vedere i loro grotteschi volti, caratterizzati dalle rughe dell'età, dovute alla loro esistenza millenaria sul pianeta. Lui trasalì al ricordo. Erano orribili creature della notte.

Nonostante ciò, erano il Gran Consiglio di questa epoca, ed avevano sempre risieduto lì, sin dall'erezione del Pantheon. Era davvero una parte di loro, quell'edificio, e nessuno della sua specie, nemmeno Kyle, osava contrastare il loro giudizio. I loro poteri erano davvero troppo intensi, e le risorse a loro disposizione troppo vaste. Kyle poteva forse allontanarsi uccidendo uno o due di essi, ma gli eserciti di cui disponevano, da ogni angolo del mondo, lo avrebbero perseguitato.

Le centinaia di vampiri nella sala erano venute per essere testimoni dei giudizi del Consiglio, ed in attesa della loro udienza. Si schieravano sempre lungo i lati, restavano fermi in piedi, attenti a quello che sarebbe accaduto, in un'enorme cerchio, lungo il margine, lasciando il centro della sala interamente sgombero. Ad eccezione di una persona. Si trattava sempre della persona che doveva stare dinnanzi a loro, per ricevere il giudizio.

In quel momento, era una povera anima, che stava lì da sola, tremante per la paura di stare dinnanzi a loro, a sostenere la vista di quei cappucci inscrutabili, in attesa di giudizio. Kyle aveva occupato tale postazione prima. Non era affatto gradevole. Se non avessero apprezzato la questione proposta dalla persona sottoposta a giudizio, avrebbero potuto, per loro capriccio, ucciderla sul posto. Non ci si presentava di fronte a loro così alla leggera —era sempre una questione di vita e di morte.

“Aspetta qui,” Lore sussurrò a Kyle, mentre spariva nella folla. Kyle restò nella periferia, guardando.

Mentre Kyle guardava, un giudice annuì, sebbene leggermente, e due vampiri soldati apparverò da ogni lato. Ognuno afferrò un braccio della persona che avrebbe dovuto affrontare il Consiglio.

“No! NO!” lui gridò.

Ma non servì assolutamente a nulla. Lo trascinarono via, mentre urlava e si dimenava, sapendo che lo stavano portando verso un giudizio di morte, e sapendo che nulla che avrebbe detto o fatto gli sarebbe servito. Doveva aver chiesto loro qualcosa che non avevano approvato, realizzò Kyle, mentre le urla del vampiro riecheggiavano nella sala. Infine, una porta si aprì, venne portato fuori, e la porta fu chiusa violentemente dietro di lui. Cadde di nuovo il silenzio sulla sala.

Kyle poteva percepire la tensione nell'aria, mentre gli altri vampiri si guardavano tra loro, in attesa del momento dell'udienza.

Kyle vide Lore avvicinarsi ad un addetto, vicino al Consiglio, e gli sussurrò qualcosa all'orecchio. Di conseguenza, quest'ultimo si diresse verso un giudice, s'inginocchiò, e gli sussurrò qualcosa all'orecchio.

Il giudice girò la testa seppur lievemente, e l'uomo puntò dritto verso Kyle. Anche da quella grande distanza, Kyle poteva sentire gli occhi del giudice su di lui, nascosti dal cappuccio. Nonostante tutto, Kyle avvertì un brivido. Infine, fu in presenza del vero male.

L'addetto annuì, e quello fu il segnale di Kyle.

Kyle si spinse in mezzo alla folla, e camminò dritto al centro dell'area vuota. Entrò in un piccolo cerchio al centro della sala—il punto esatto. Sapeva che se avesse guardato in alto, direttamente al di sopra della sua testa, ci sarebbe stato il buco del soffitto, l'oculus, aperto al cielo. Di giorno, consentiva l'ingresso di uno spiraglio di luce del sole; ora, al tramonto, la luce filtrava appena, ed era molto debole.  La sala era illuminata soprattutto dalle torce.

Kyle si inginocchiò e s'inchinò, in attesa che s'indirizzassero a lui, secondo la corretta etichetta dei vampiri.

“Kyle del Covo di Mareanera,” un giudice annunciò lentamente. “Tu sei coraggioso a presentarti qui a noi senza preavviso. Se la tua richiesta non otterrà la nostra approvazione, sai che rischi la pena di morte.”

Non era affatto una domanda; era un'affermazione. Kyle conosceva le conseguenze. Ma non temeva l'esito.

“Ne sono consapevole, mio signore,” Kyle disse semplicemente, ed aspettò.

Infine, dopo un leggero fruscio, giunse un'altra dichiarazione: “Allora parla. Quali sono le tue richieste?”

“Giungo da un'altra epoca. Duecento anni nel futuro.”

Un forte mormorio emerse in tutta la sala. Un addetto sbattè il suo bastone sul pavimento per ben tre volte, ed urlò, “Silenzio!”

Finalmente, la sala divenne nuovamente silenziosa.

Kyle proseguì. “Non viaggio nel tempo alla leggera, così come nessuno di noi. C'era un'emergenza. Nel futuro, nell'epoca in cui vivo, ci sarà una guerra—una gloriosa guerra di vampiri. Comincerà a New York e si divulgherà da lì. E' l'Apocalisse dei vampiri che abbiamo sempre sognato. La nostra razzà sarà finalmente vittoriosa. Distruggeremo l'intera razza umana e la renderemo nostra schiava. Distruggeremo anche i covi benevoli, e chiunque si metterà sulla nostra strada”.

“Lo so, perchè sono il leader di questa guerra.”

Ci fu un altro forte mormorio, e il bastone tornò ad essere sbattuto sul pavimento.

“Ma la mia guerra non è completa,” Kyle urlò al di sopra del baccano. “Resta una sola spina nel mio fianco, una persona che può rovinare tutto quello che abbiamo creato, che può rovinare il glorioso futuro della nostra razza. Proviene da uno speciale lignaggio, ed è tornata indietro nel tempo, probabilmente per sfuggirmi. Sono tornato per trovarla, e per ucciderla una volta per tutte. Nel frattempo, il futuro rimane incerto per tutti noi.

“Sono giunto qui di fronte a voi oggi, per chiedervi il permesso di ucciderla, qui nel vostro tempo e nel vostro spazio. Vorrei anche il vostro aiuto per trovarla.”

Kyle abbassò il capo di nuovo ed attese. Il cuore gli batteva all'impazzata, mentre attendeva il loro giudizio. Naturalmente, sarebbe stato nel loro migliore interesse aiutarlo, e lui non vedeva alcun motivo per cui non avrebbero dovuto farlo. Ma poi ancora, quelle creature, vive da milioni di anni, più vecchie persino di lui, erano completamente imprevedibili. Non sapeva mai quale fossero i programmi di tutti e 12, e le loro regole sembravano sempre casuali come il vento.

Lui attese nel mezzo del grande silenzio.

Infine, qualcuno si schiarì la gola.

“Naturalmente, sappiamo di chi parli,” giunse la stridula voce di un giudice. “Parli di Caitlin. Appartenente a quello che sarà il Covo di Pollepel. Ma che è, di un covo diverso e molto più potente. Sì, lei è arrivata nella nostra epoca ieri. Naturalmente, questo lo sappiamo. E se volevamo ucciderla noi, non pensi che l'avremmo fatto?”

Kyle sapeva che avrebbe fatto meglio a non rispondere. Avevano bisogno della loro piccola punta di orgoglio. Avrebbe soltanto lasciato loro finire il discorso.

“Ma noi ammiriamo la tua determinazione, e la tua guerra futura,” il giudice continuò. “Sì, la ammiriamo molto.”

Ci fu un altro momento di profondo silenzio.

“Ti lasceremo andare sulle sue tracce,” continuò il giudice, “ma se tu la trovi, non la ucciderai. La catturerai viva, e la porterai a noi. Preferiremmo ucciderla noi stessi, e guardarla morire lentamente. Sarebbe una perfetta candidata per i Giochi.”

Kyle si sentì assalire dalla rabbia. I Giochi. Naturalmente. Questo era tutto ciò di cui questi vampiri vecchi e malati erano preoccupati. Ora ricordava. Avevano convertito il Colosseo in un'arena per il loro sport, mettendo in competizione vampiro contro vampiro, vampiro contro umano, vampiro contro bestie, e amavano guardarli tutti venire fatti a pezzi. Era crudele, e, a modo suo, Kyle lo ammirava.

Ma non era questo che voleva per Caitlin. La voleva morta. Punto. Non che gli importasse se lei veniva torturata. Ma non aveva intenzione di perdere dell'altro tempo, per lasciare un po' di spazio alla possibilità. Naturalmente, nessuno era mai scappato o sopravvissuto ai Giochi. Ma al contempo, nessuno sapeva che cosa poteva accadere.

“Ma, miei signori,” Kyle protestò, “Caitlin, come hai detto, discende da un lignaggio potente, ed è molto più pericolosa e sfuggente di quanto immaginate. Vi chiedo il permesso di ucciderla all'istante. C'è troppo in gioco.”

“Tu sei ancora giovane,” disse un altro giudice, “e allora, ti perdoneremo la tua congettura in merito al nostro giudizio. Chiunque altro, lo avremmo ucciso all'istante.”

Kyle abbassò la testa. Si rese conto di essere andato troppo oltre. Nessuno aveva mai osato opporsi ai giudici.

“Lei è ad Assisi. Ecco dove ti recherai. Fa in fretta, e non tardare. Ora che l'hai menzionato, noi attendiamo impazienti di guardarla morire dinnanzi ai nostri occhi.”

Kyle si voltò per andare.

“E Kyle,” uno di loro lo chiamò.

Lui si voltò verso di loro.

Il giudice principale si abbassò il cappuccio, scoprendosi, svelando il volto più grottesco che Kyle avesse mai visto, ricoperto di bozzi, e rughe e verruche. Lui aprì la bocca ed esplose in un sorriso orribile, mostrando denti gialli e affilati, e occhi neri e brillanti. Lui allargò ancora di più il sorriso: “La prossima volta che ti presenti qui senza alcun preavviso, sarai tu a morire lentamente.”




CAPITOLO SEI


Caitlin sorvolò l'idilliaca campagna umbra, passando sopra colline e valli, perlustrando  il rigoglioso e verde paesaggio alle prime luci del mattino. Sparse laggiù c'erano piccole comunità rurali, piccoli casolari di pietra circondati da centinaia di acri di terra, con il fumo che fuoriusciva dai comignoli.

Appena si diresse verso nord, il paesaggio cambiò, mostrando le colline e le valli della Toscana. Non appena guardò, vide vigneti, piantati sulle colline rotanti, e lavoratori dai larghi cappelli di paglia già all'opera, occupandosi delle viti di primo mattino. Quella campagna era incredibilmente bella, ed una parte di lei desiderò poter atterrare lì, stabilirsi e vivere in uno di quei piccoli casolari di campagna.

Ma aveva un compito da portare a termine. Continuò a volare, dirigendosi sempre più a nord, stringendo forte Rose, accucciata dentro la sua camicia. Caitlin poteva sentire che Venezia si avvicinava, e si sentì attirata lì proprio come da una calamita. Più si avvicinava, più il cuore le batteva per l'attesa; riusciva già a percepire le persone che una volta conosceva. Non le appariva ancora chiaro chi fossero. Non riusciva nemmeno a sentire se Caleb fosse lì, e nemmeno se fosse ancora vivo.

Caitlin aveva sempre sognato di andare a Venezia. Aveva visto immagini dei suoi canali, gondole, e si era sempre immaginata di andarci un giorno, forse con qualcuno che amava. Si era persino immaginata che le venisse fatta una proposta di matrimonio proprio su una di quelle gondole. Ma non si sarebbe mai immaginata di andarci per altri motivi.

Mentre volava e volava, avvicinandosi sempre di più, la colpì il pensiero che la Venezia che si stava recando a visitare, ora nel 1790, sarebbe stata molto diversa da quella rappresentata nelle foto del secolo XXI. Immaginava che sarebbe stata più piccola, meno sviluppata, più rurale. Immaginava anche che non sarebbe stata tanto affollata.

Ma presto si rese conto che non avrebbe potuto sbagliarsi di più.

Appena Caitlin finalmente raggiunse l'area periferica di Venezia, fu scioccata di vedere, anche da quell'altezza, che la città sotto di lei era sorprendentemente simile alle sue foto nei tempi moderni. Lei riconobbe l'architettura storica e famosa, riconobbe tutti i ponticelli, riconobbe gli stessi snodi sui canali. Poi, fu anche scioccata di realizzare che la Venezia nel 1790 non era, almeno all'apparenza, così diversa dalla Venezia del secolo XXI.

Più ci pensava, più aveva senso. L'architettura veneziana non aveva 100 o 200 anni: aveva centinaia e centinaia di anni. Lei ricordò una lezione di storia, in una delle sue tante scuole, in cui si parlava di Venezia, di alcune sue chiese, costruite nel secolo XII. Ora, avrebbe desiderato prestare maggior attenzione. La Venezia che si estendeva sotto di lei, un esteso ammasso di edifici, non era una città nuova di zecca. Ma persino nel 1790, aveva centinaia di anni di età.

Caitlin si sentì a suo agio, sapendo questo. Aveva immaginato che l'anno 1790 sarebbe stato come un pianeta diverso, e fu sollevata di sapere che alcune cose, alla fine, non erano cambiate così tanto. Quella sembrava essere essenzialmente la stessa città che avrebbe potuto visitare nel secolo XXI. La sola differenza immediata che potè notare era che i suoi canali non contenevano una singola barca motorizzata, naturalmente. Non c'erano motoscafi, non c'erano grandi traghetti, nessuna nave da crociera. Invece, i canali erano colmi di enormi vascelli, il cui albero maestro si innalzava di diversi metri.

Caitlin fu anche sorpresa dalla folla. Si abbassò, ora era a pochi metri sopra la città, e poteva vedere che persino ora, a quell'ora del mattino, le strade erano assolutamente brulicanti di persone. E che i canali erano assolutamente caratterizzati da un bel traffico di barche. Era scioccata. Quella città era più affollata di Times Square. Aveva sempre immaginato che tornare indietro nella storia sarebbe stato sinonimo di meno persone, folle inferiori. Immaginò di essersi sbagliata anche in merito a ciò.

Appena sorvolò sopra la città, volteggiando intorno ancora e ancora, la cosa che la sorprese di più, comunque, fu che Venezia non era solo una città, solo un'isola—era anche sparsa in molte isole, dozzine di isole che si estendevano in ogni direzione, ognuna con i propri edifici, la propria piccola città. L'isola su cui si estendeva Venezia chiaramente ospitava la maggioranza degli edifici, ed era la più popolata. Ma le altre dozzine di isole sembravano tutte interconnesse, una parte vitale della città.

L'altra cosa che la sorprese fu il colore dell'acqua: era brillante acqua blu. Era così luminosa, così surreale, il tipo di acqua che si sarebbe aspettata di trovare in un luogo come i Caraibi.

Appena volteggiò intorno alle isole, ancora e ancora, provando ad orientarsi, per rendersi conto di dove atterrare, si pentì di non averla mai visitata nel secolo XXI. Bene, almeno ora aveva una possibilità di farlo.

Caitlin fu anche un po' sopraffatta. Sembrava un posto grande ed esteso. Non aveva idea di dove fermarsi, persino di dove cominciare a cercare le persone che una volta aveva conosciuto—sempre che fossero davvero lì. Aveva scioccamente immaginato che Venezia fosse più piccola, più pittoresca. Persino da quell'altezza, poteva già affermare che avrebbe potuto camminare nella città per giorni, e non andare da un capo all'altro.

La ragazza realizzò che non ci sarebbe stato un posto su cui atterrare in modo poco appariscente sull'attuale isola di Venezia. Era troppo affollata, e non c'era alcun modo in cui avvicinarvisi senza essere notata. Non voleva richiamare quel tipo di attenzione su se stessa. Non aveva idea di dove fossero gli altri covi, e quanto fossero territoriali; non sapeva nemmeno idea se fossero gentili o malvagi; e neanche se gli umani lì, come quelli ad Assisi, dessero la caccia ai vampiri, e se lo avrebbero fatto anche con lei. L'ultima cosa di cui aveva bisogno era una folla contro.

Caitlin decise di atterrare sulla terraferma, distante dall'isola. Notò delle enormi barche, piene di persone, che sembravano partire dalla terraferma, e lei pensò che quello sarebbe stato il punto migliore dove fermarsi. Almeno, le barche l'avrebbero condotta proprio nel cuore della città.

Caitlin atterrò in modo poco appariscente dietro un boschetto di alberi, sulla terraferma, non troppo distante dalle barche. Rose si sedette, e corse immediatamente verso il cespuglio più vicino e si liberò. Quando ebbe finito, Rose guardò verso Caitlin e guaì. Caitlin poteva vedere dai suoi occhi che era affamata. Anche lei lo era.

Il volo l'aveva stancata, e Caitlin si rese conto che non si era ancora totalmente ripresa. Si rese anche conto che aveva appetito. Voleva nutrirsi. E non di cibo umano.

Si guardò intorno e non vide in giro alcun cervo. Non c'era tempo di andare in giro a cercare. Un forte fischio provenne dalla barca, e lei sentì che stava per partire. Lei e Rose avrebbero dovuto aspettare, e scoprirlo dopo.

Con una fitta, Caitlin ebbe nostalgia, le mancava la sicurezza e la comodità di Pollepel, le mancava stare al fianco di Caleb, che le insegnasse a cacciare, che la guidasse. Al suo fianco, sentiva sempre che tutto sarebbe andato bene. Ora, che era da sola, non ne era così sicura.


*

Caitlin camminò, con Rose al suo fianco, raggiungendo la barca più vicina. Era una grande barca a vela con una lunga cima collegata fino alla costa, e appena guardò su, vide che era completamente colma di persone. I passeggeri finali stavano percorrendo la rampa, e Caitlin si affrettò con Rose, prima che fosse rimossa.

Ma fu sorpresa dalla grossa e robusta mano, che la colpì forte al petto, afferrandola e fermandola.

“Biglietto,” giunse una voce.

Caitlin guardò e vide un grosso uomo muscoloso, che la guardava accigliato. Era rozzo e non sbarbato, e aveva un cattivo odore, che si sentiva persino fin da lì.

La rabbia di Caitlin emerse. Era già nervosa per la fame, e fu infastidita dalla sua mano che la fermava.

“Non ce l'ho,” Caitlin esplose. “Non può lasciarci semplicemente salire?”

L'uomo scosse la testa e se ne andò, ignorandola. “Niente biglietto, niente giro,” egli disse.

Emerse un'altra ondata di rabbia, e si obbligò a pensare ad Aiden. Che cosa le avrebbe detto?Respira profondamente. Rilassati. Usa la sua mente, non il tuo corpo. Le avrebbe rammentato che era più forte di quell'umano. Le avrebbe detto di non pensare a niente. Di concentrarsi. Di usare le sue doti interiori.

Lei chiuse gli occhi e provò a concentrarsi sulla sua respirazione. Provò a radunare i pensieri, indirizzandoli verso quell'uomo.

Tu ci dirai di salire sulla barca, lei desiderò. Tu lo farai senza farci pagare.

Caitlin aprì gli occhi e si aspettò che lui fosse lì, offrendole il passaggio. Ma per sua mortificazione, non lo era. La stava ancora ignorando, slegando l'ultima delle cime.

Non stava funzionando. Che avesse perso il potere del controllo mentale, o che non le fossero ancora tornati. O forse era solo troppo esausta, non era abbastanza concentrata.

Improvvisamente, ricordò qualcosa. Le sue tasche. Vi frugò dentro rapidamente, chiedendosi che cosa, se ci fosse stato qualcosa, che avesse portato con sè dal secolo XXI. Trovò qualcosa, e fu sollevata di vedere che si trattava di una banconota da $20.

“Ecco,” lei disse, dandogliela.

L'uomo la prese, la spiegazzò, e la strinse, esaminandola.

“Che cos'è questo?” lui chiese. “Non lo conosco.”

“E' una banconota da $20,” Caitlin spiegò, realizzando, sebbene lo avesse spiegato, quanto suonasse stupido. Naturalmente. Chi potrebbe riconoscerla? Era americana. E non sarebbe esistita che tra duecento anni.

Con una stretta causata dal timore, improvvisamente Caitlin si rese conto che tutti i soldi che aveva con sè sarebbero stati inutili.

“Spazzatura,” lui disse, rimettendolo nella mano di lei.

Caitlin diede uno sguardo e vide, sempre impaurita, che stavano slegando le cime, che la barca si stava preparando a partire. Lei pensò in fretta, si frugò di nuovo nelle tasche e vi estrasse delle monete. Guardò attentamente, trovò un quarto di dollaro, e lo diede all'uomo.

Quest'ultimo prese la moneta, mostrandosi più interessato, e lo tirò su, esponendolo alla luce. Ma nonostante ciò, non ne era ancora convinto.

Lo rimise nel palmo della mano di lei.

“Torna con dei soldi veri,” lui disse; lui guardò anche Rose, ed aggiunse, “e niente cani.”

La mente di Caitlin tornò a Caleb. Forse lui era lì, solo fuori dalla sua portata, sull'isola di Venezia, distante solo ad un giro di barca. Si sentì furiosa, perchè quell'uomo la stava tenendo lontana da lui.  Aveva il denaro—solo non il suo denaro. Inoltre, la barca sembrava a malapena in grado di navigare, e conteneva centinaia di persone. Un biglietto in più avrebbe davvero fatto una gran differenza? Non era proprio giusto.

Appena mise i soldi nella mano di Caitlin, improvvisamente strinse la sua mano sudata nelle sue, e le afferrò il polso. Lui la guardò in modo lascivo e scoppiò in grosso e sbilenco sorriso, rivelando diversi denti mancanti. Lei potè sentire il suo alito cattivo.

“Se non hai denaro, pagami in altri modi,” lui disse, ingrandendo il suo sorriso spaventoso, e quando lo fece, allungò l'altra mano e le toccò la guancia.

I riflessi di Caitlin si manifestarono, ed automaticamente si scansò e gli spinse via la mano, sottraendo il polso alla sua presa. Fu sorpresa dalla sua stessa forza.

Lui la guardò, apparentemente scioccato dal fatto che una ragazza così piccola avesse una tale forza, e il suo sorriso mutò in una smorfia d'indignazione.  Lui tirò su qualcosa in gola, e poi sputò a terra, davanti ai piedi di lei. Caitlin guardò a terra e vide lo sputo sulle sue scarpe, e le si rivoltò lo stomaco.

“Sei fortunata che non ti faccia a pezzi,” lui grugnì contro di lei, poi brutalmente le voltò le spalle e tornò a sciogliere le cime.

Caitlin sentì le guance arrossarsi, mentre la rabbia le sovrastava. Gli uomini erano uguali ovunque? In ogni epoca e ad ogni età? Questa era un'anteprima di che cosa poteva aspettarsi in merito al trattamento che gli uomini riservavano alle donne in quell'epoca e in quel luogo? Lei pensò a tutte le altre donne lì, a tutto ciò con cui dovevano convivere in quell'epoca, e sentì crescere la rabbia. Sentiva come se dovesse alzarsi per tutte loro.

Lui era ancora piegato, impegnato a slegare le cime, e lei velocemente si avvicinò e colpì forte il prepotente, proprio al fondoschiena. Il calcio lo fece volare oltre la testa, dritto in acqua, a quattro metri più in basso. Atterrò, cadendo con un grande tonfo.

Caitlin rapidamente corse sulla rampa, Rose al suo fianco, e si aprì la strada nell'enorme veliero, colmo di persone.

Era accaduto così in fretta, che nessuno, lei sperava, avesse assistito alla scena. Quello sembrava il caso, mentre l'equipaggio entrava nella barca, e quest'ultima cominciava le manovre per la partenza.

Caitlin si precipitò in cima e guardò in basso: potè vederlo in acqua, con la testa che saliva e scendeva, mentre sollevava il pugno in alto verso la barca.

“Fermate la barca! Fermate la barca!” l'uomo gridò.

Le sue urla vennero soffocate, tuttavia, mentre centinaia di eccitati passeggeri esultavano per l'avvenuta partenza.

Uno dei membri dell'equipaggio lo notò, comunque, e corse verso il lato della barca, seguendo il dito dell'uomo, mentre lui puntava contro Caitlin.

Caitlin non voleva aspettare per vedere che cosa sarebbe successo. In un attimo si mescolò alla folla, con Rose al suo fianco, balzando e andando di qua e di là, fino a quando non si trovò al centro della barca, in mezzo alla folta massa di persone. S'inoltrò ancora di più, e continuò ad andare avanti. C'erano centinaia di persone tutte ammassate insieme, e sperò che non notassero lei o Rose.

Nell'arco di pochi minuti, la barca acquistò velocità. Dopo un po' di tempo, alla fine Caitlin respirò profondamente. Realizzò che nessuno stava andando da lei, o, per quanto potesse dire, nemmeno cercarla.

Iniziò a farsi largo attraverso la folla, in modo più calmo, con Rose sempre accanto a lei, dirigendosi verso l'altra estremità della barca. Alla fine, ce la fece, facendosi spazio accanto alla ringhiera affollata, e si sporse oltre e guardò.

A distanza, il prepotente era ancora in acqua, che si agitava e si dirigeva verso il molo – ma ora, era solo ad un puntino distante dall'orizzonte. Caitlin sorrise. Gli stava bene.

Lei si voltò dall'altra parte, e vide che Venezia si estendeva là davanti.

Allargò il suo sorriso, s'inclinò e sentì la fresca acqua di mare penentrarle tra i capelli. Era una calda giornata di maggio, e la temperatura era perfetta, e l'aria salata era rinfrescante. Rose si rizzò accanto a lei, premendo con le zampe sopra la ringhiera, guardò fuori e anche lei annusò l'aria.

Caitlin avava sempre amato le barche. Non aveva mai visitato un autentico e storico veliero – e nemmeno ci aveva mai fatto un giro. Sorrise e si corresse: questa non era più una barca storica. Era moderna. Era il 1790 dopotutto. Sorrise quasi ad alta voce, al solo pensiero.

Guardò in alto, verso gli alti alberi, che si ergevano in alto nel cielo. Guardò, mentre i marinai tutti allineavano e tendevano le spesse cime; mentre svolgevano tale mansione, metri e metri di tela spessa vennero issati, e lei poteva sentire lo sbattere del materiale. Sembrava pesante, ed i marinai sudavano al sole, strattonando le cime, e sollevando la tela solo di pochi centimetri.

Allora, era così che doveva essere fatto. Caitlin fu impressionata dall'efficienza di tutto ciò, da come tutto funzionasse così bene. Non poteva credere quanto fosse veloce, quella enorme e affollata barca, specialmente senza usufruire del beneficio del motore moderno. Si chiese che cosa avrebbe fatto il capitano se lei gli avesse detto dei motori del secolo XXI, a quale grande velocità consentissero di andare. Probabilmente, le avrebbe dato della pazza.

Lei guardò in basso e vide, a circa sei metri più in basso, che l'acqua la stava investendo, piccole onde si infrangevano contro il lato della barca. L'acqua era così lumimosa, così blu, era magica.

Tutto intorno a lei, le persone si muovevano all'impazzata, tutte cercando di farsi strada verso la ringhiera e guardare fuori. Lei si guardò intorno e si rese conto di quanto la maggioranza di esse indossasse abiti semplici, molte indossavano tunica e sandali, e altre erano persino scalze. Altre invece, erano vestite elegantemente, e sembrava provassero a tenersi lontane dalla folla. Poche persone indossavano delle maschere elaborate, caratterizzate da un lungo naso a becco. Ridevano e scherzavano tra loro, e sembravano ubriache.

Infatti, appena lei guardò, notò che una buona parte dei passeggeri aveva in mano brocche di vino e sembrava ubriaca, anche a quell'ora del mattino. L'intera barca, ora che lei prestò attenzione, aveva un'atmosfera caotica, festiva, come se tutti stessero prendendo parte ad un'enorme festa.

Caitlin si spinse verso la ringhiera, attraverso la folla, passando davanti a genitori che tenevano per mano i loro figli, e lentamente ma sicuramente si fece largo verso la parte anteriore. Infine, lei ebbe la vista che voleva. Si sporse, e guardò mentre la barca si dirigeva direttamente verso Venezia.




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