Quasi perduta
Blake Pierce


QUASI PERDUTA (LA RAGAZZA ALLA PARI — LIBRO DUE) è il secondo libro di questa serie di thriller psicologico dell’autore campione d’incassi Blake Pierce.Quando un uomo divorziato in vacanza nella campagna inglese mette un annuncio per una ragazza alla pari, Cassandra Vale, 23 anni e senza un soldo, ancora scossa dalla sua ultima rovinosa esperienza in Francia, decide di accettare il lavoro senza esitazione. L'uomo è ricco, affascinante e generoso, con due bambini adorabili. Lei crede che niente possa mai andare storto.Ma è proprio così?Viziata da quanto di meglio l'Inghilterra abbia da offrire, e con la Francia ormai alle spalle, Cassandra osa credere di aver finalmente un momento per riprendere fiato—finché una sconvolgente rivelazione la costringe a dubitare della realtà del suo tumultuoso passato, del suo datore di lavoro e della sua stessa sanità mentale.Un giallo entusiasmante, ricco di personaggi complessi, segreti e colpi di scena, QUASI PERDUTA è il secondo libro di una serie di thriller psicologico la cui suspence ti terrà incollato alle pagine tutta la notte. Il terzo libro della serie – QUASI MORTA — è disponibile per la prenotazione!







QUASI PERDUTA



(LA RAGAZZA ALLA PARI — LIBRO DUE)



B L A K E P I E R C E



TRADOTTO DA



FRANCESCA FONTANA


Blake Pierce



Blake Pierce è autore bestseller secondo USA Today della serie mistery RILEY PAIGE, che include sedici libri (e altri in arrivo). Blake Pierce è anche l’autore della serie mistery MACKENZIE WHITE, che comprende tredici libri (e altri in arrivo); della serie mistery AVERY BLACK, che comprende sei libri; della serie mistery KERI LOCKE, che comprende cinque libri; della serie mistery GLI INIZI DI RILEY PAIGE, che comprende cinque libri (e altri in arrivo); della serie mistery KATE WISE, che comprende sei libri (e altri in arrivo); del sorprendente mistery psicologico CHLOE FINE, che comprende cinque libri (e altri in arrivo); dell’emozionante serie thriller psicologica JESSIE HUNT, che comprende cinque libri (e altri in arrivo); della serie thriller psicologica che vi farà stare con il fiato sospeso, LA RAGAZZA ALLA PARI, che comprende due libri (e altri in arrivo); e della serie mistery ZOE PRIME, che comprende due libri (e altri in arrivo).



Avido lettore e fan da sempre dei generi mistery e thriller, Blake adora sentire le vostre opinioni, quindi non esitate a visitare il sito www.blakepierceauthor.com (http://www.blakepierceauthor.com) per scoprire di più su questo autore e mettervi in contatto con lui.






 (https://www.bookbub.com/authors/blake-pierce)



Copyright © 2019 by Blake Pierce. Tutti i diritti riservati. Ad eccezione di quanto concesso dal governo USA. Secondo la legge sul Copyright del 1976, nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta, distribuita o trasmessa in nessuna forma o mezzo, o archiviata in un database o un sistema di raccolta, senza permesso dell'autore. Questo libro è concesso in licenza per il solo uso personale. Questo ebook non può essere rivenduto o regalato ad altre persone. Se vuoi condividere questo libro con altre persone, acquista una copia supplementare per ogni ricevente. Se stai leggendo questo libro senza averlo acquistato, o se non è stato acquistato per il tuo solo utilizzo, ti chiediamo di restituirlo e comprarne una copia personale. Grazie per rispettare il duro lavoro di quest'autore. Si tratta di un'opera di fantasia. Tutti i nomi, personaggi, aziende, organizzazioni, luoghi, eventi e avvenimenti sono frutto della fantasia dell'autore o usati in maniera romanzesca. Ogni riferimento a persone reali, vive o defunte, è del tutto casuale. Immagine di copertina Copyright Suzanne Tucker, usata tramite licenza da Shutterstock.com.


LIBRI DI BLAKE PIERCE



THRILLER DI ZOE PRIME

IL VOLTO DELLA MORTE (Volume#1)

IL VOLTO DELL’OMICIDIO (Volume #2)

IL VOLTO DELLA PAURA (Volume #3)



LA RAGAZZA ALLA PARI

QUASI SCOMPARSA (Libro #1)

QUASI PERDUTA (Libro #2)

QUASI MORTA (Libro #3)



THRILLER DI ZOE PRIME

IL VOLTO DELLA MORTE (Libro #1)

IL VOLTO DELL’OMICIDIO (Libro #2)

IL VOLTO DELLA PAURA (Libro #3)



I THRILLER PSICOLOGICI DI JESSIE HUNT

LA MOGLIE PERFETTA (Libro #1)

IL QUARTIERE PERFETTO (Libro #2)

LA CASA PERFETTA (Libro #3)

IL SORRISO PERFETTO (Libro #4)

LA BUGIA PERFETTA (Libro #5)

IL LOOK PERFETTO (Libro #6)



I GIALLI PSICOLOGICI DI CHLOE FINE

LA PORTA ACCANTO (Libro #1)

LA BUGIA DI UN VICINO (Libro #2)

VICOLO CIECO (Libro #3)

UN VICINO SILENZIOSO (Libro #4)

RITORNA A CASA (Libro #5)



I GIALLI DI KATE WISE

SE LEI SAPESSE (Libro #1)

SE LEI VEDESSE (Libro #2)

SE LEI SCAPPASSE (Libro #3)

SE LEI SI NASCONDESSE (Libro #4)

SE FOSSE FUGGITA (Libro #5)



GLI INIZI DI RILEY PAIGE

LA PRIMA CACCIA (Libro #1)

IL KILLER PAGLIACCIO (Libro #2)

ADESCAMENTO (Libro #3)

CATTURA (Libro #4)



I MISTERI DI RILEY PAIGE

IL KILLER DELLA ROSA (Libro #1)

IL SUSSURRATORE DELLE CATENE (Libro #2)

OSCURITA’ PERVERSA (Libro #3)

IL KILLER DELL’OROLOGIO (Libro #4)

KILLER PER CASO (Libro #5)

CORSA CONTRO LA FOLLIA (Libro #6)

MORTE AL COLLEGE (Libro #7)

UN CASO IRRISOLTO (Libro #8)

UN KILLER TRA I SOLDATI (Libro #9)

IN CERCA DI VENDETTA (Libro #10)

LA CLESSIDRA DEL KILLER (Libro #11)

MORTE SUI BINARI (Libro #12)

MARITI NEL MIRINO (Libro #13)

IL RISVEGLIO DEL KILLER (Libro #14)

IL TESTIMONE SILENZIOSO (Libro #15)

OMICIDI CASUALI (Libro #16)

IL KILLER DI HALLOWEEN (Libro #17)



UN RACCONTO BREVE DI RILEY PAIGE

UNA LEZIONE TORMENTATA



I MISTERI DI MACKENZIE WHITE

PRIMA CHE UCCIDA (Libro #1)

UNA NUOVA CHANCE (Libro #2)

PRIMA CHE BRAMI (Libro #3)

PRIMA CHE PRENDA (Libro #4)

PRIMA CHE ABBIA BISOGNO (Libro #5)

PRIMA CHE SENTA (Libro #6)

PRIMA CHE COMMETTA PECCATO (Libro #7)

PRIMA CHE DIA LA CACCIA (Libro #8)

PRIMA CHE AFFERRI LA PREDA (Libro #9)

PRIMA CHE ANELI (Libro #10)

PRIMA CHE FUGGA (Libro #11)

PRIMA CHE INVIDI (Libro #12)



I MISTERI DI AVERY BLACK

UNA RAGIONE PER UCCIDERE (Libro #1)

UNA RAGIONE PER SCAPPARE (Libro #2)

UNA RAGIONE PER NASCONDERSI (Libro #3)

UNA RAGIONE PER TEMERE (Libro #4)

UNA RAGIONE PER SALVARSI (Libro #5)

UNA RAGIONE PER MORIRE (Libro #6)



I MISTERI DI KERI LOCKE

TRACCE DI MORTE (Libro #1)

TRACCE DI OMICIDIO (Libro #2)

TRACCE DI PECCATO (Libro #3)

TRACCE DI CRIMINE (Libro #4)

TRACCE DI SPERANZA (Libro #5)


INDICE

CAPITOLO UNO (#u94748fc1-6be0-5a03-b73a-39ffcb036c60)

CAPITOLO DUE (#uf282e9da-34e9-55c9-bcb4-cd06b8593fd8)

CAPITOLO TRE (#u40616afe-7b50-541d-883b-b1f2abdca18e)

CAPITOLO QUATTRO (#u5d98b1b0-70a3-5d26-b572-e75f8df4911f)

CAPITOLO CINQUE (#ua7267425-168f-55f5-bca8-b09a0880a52d)

CAPITOLO SEI (#u3d6dff35-0cf3-5e6d-b62f-10d31512b893)

CAPITOLO SETTE (#ub9fb7a5d-7b1e-52ab-9638-683b34f880e2)

CAPITOLO OTTO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO NOVE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DIECI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO UNDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DODICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TREDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO QUINDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO SEDICI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DICIASSETTE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DICIOTTO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO DICIANNOVE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTUNO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTIDUE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTITRE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTIQUATTRO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTICINQUE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTISEI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTISETTE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTOTTO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO VENTINOVE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTA (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTUNO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTADUE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTATRE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTAQUATTRO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTACINQUE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTASEI (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTASETTE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTOTTO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO TRENTANOVE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO QUARANTA (#litres_trial_promo)

CAPITOLO QUARANTUNO (#litres_trial_promo)

CAPITOLO QUARANTADUE (#litres_trial_promo)

CAPITOLO QUARANTATRE (#litres_trial_promo)




CAPITOLO UNO


Cassandra Vale stava facendo la lunga e lenta coda per visitare la London Eye. Dopo mezz’ora di attesa, fu finalmente abbastanza vicina da riuscire a vedere la gigantesca ruota incombere sopra di lei, con la sua arcata in acciaio che saliva verso il cielo plumbeo. La vista aerea di Londra rimaneva una della maggiori attrazioni della città, anche in quella cupa giornata di Novembre.

Cassie era da sola, mentre chiunque altro sembrava essere accompagnato da amici o famiglia. Davanti a lei c’era una giovane bionda dall’aspetto nervoso, di circa vent’anni, proprio come Cassie. Stava badando a tre ragazzini indisciplinati dai capelli scuri. Annoiati per via dell’attesa, i bambini avevano iniziato ad urlare e litigare, spintonandosi ed allontanandosi dalla fila. Stavano causando un tale scompiglio che la gente aveva cominciato a lamentarsi. L’anziano signore in fila davanti a lei si girò a fissarli.

“Potrebbe gentilmente dire ai suoi ragazzi di stare tranquilli?” chiese alla ragazza, in un esasperato tono da signorotto inglese.

“Mi dispiace tanto, farò del mio meglio”, si scusò la giovane, che sembrava essere sull’orlo delle lacrime.

Cassie aveva già capito che la giovane bionda dall’aspetto stressato era una ragazza alla pari. Osservare quella discussione la riportò con la mente direttamente alla sua stessa situazione di un mese prima. Sapeva esattamente come si sentisse impotente quella ragazza, intrappolata tra bambini ingestibili che stavano perdendo il controllo, e spettatori infastiditi che avevano iniziato a criticarla. Poteva solo andare a finire male.

Sii felice di non essere al suo posto, Cassie disse a se stessa. Tu hai la possibilità di goderti la tua libertà ed esplorare la città.

Il problema era che non si riteneva affatto libera. Si sentiva allo scoperto e vulnerabile.

Il suo ex datore di lavoro stava per essere giudicato in un processo per omicidio, e lei era l’unica persona che conosceva l’intera verità su quanto era accaduto. La cosa peggiore era il fatto che ormai lui doveva essersi reso conto che Cassie aveva distrutto alcune prove che l’uomo aveva sperato di usare contro di lei.

Il solo pensiero che lui potesse darle la caccia, la faceva star male dalla paura.

Fin dove poteva arrivare il potere di un ricco uomo disperato? Cassie aveva sperato che fosse più semplice nascondersi in una città con milioni di abitanti, ma i quotidiani francesi erano ovunque. Le prime pagine mostravano i propri titoli da tutte le edicole. La ragazza era ben cosciente dell’enorme presenza di telecamere di sicurezza, specialmente intorno alle attrazioni turistiche. E il centro di Londra era praticamente un’enorme attrazione turistica.

Alzando lo sguardo, Cassie vide un uomo dai capelli scuri in piedi sulla piattaforma, accanto alla ruota. Poco prima, le era sembrato che lui la stesse fissando, e in quel momento, l’uomo stava di nuovo guardando nella sua direzione. Cassie cercò di rassicurare se stessa, convincendosi che si trattava solo di una guardia di sicurezza, o di un poliziotto in borghese, ma quel pensiero non le diede alcun conforto. Il suo scopo era quello di evitare il più possibile la polizia, che si trattasse di agenti in borghese, detective privati, o persino ex poliziotti che avevano deciso di intraprendere una nuova carriera come delinquenti retribuiti.

Cassie si sentì raggelare il sangue nelle vene quando vide l’uomo prendere in mano il cellulare - o forse era un walkie talkie - e comunicare qualcosa in maniera urgente. L’attimo successivo lui stava saltando giù dalla piattaforma e si stava dirigendo in modo rapido e deciso proprio verso di lei.

Cassie decise di non avere affatto bisogno di una vista aerea di Londra per quel giorno. Non aveva importanza il fatto che avesse già pagato il biglietto. Aveva deciso di andarsene. Sarebbe tornata un’altra volta.

Si girò per allontanarsi, con l’intenzione di farsi largo a spintoni tra la folla il più velocemente possibile, ma vide, con orrore, che c’erano altri due poliziotti che si stavano avvicinando dalla direzione opposta.

Anche le ragazzine che erano in coda proprio dietro di lei avevano deciso di andarsene. Si erano già voltate e si stavano facendo strada tra la gente in coda, verso l’uscita. Cassie le seguì, contenta per il fatto che le stessero aprendo la strada, ma fu inondata dal panico, quando notò che i poliziotti la stavano seguendo.

“Aspetti, signora! Si fermi subito!” le gridò l’uomo alle sue spalle.

Non aveva intenzione di girarsi. Assolutamente no. Avrebbe gridato, si sarebbe aggrappata alle altre persone in fila, avrebbe implorato e supplicato e avrebbe dichiarato che avevano preso la persona sbagliata, che lei non sapeva niente di Pierre Dubois, il sospetto omicida, e che non aveva mai lavorato per lui. Avrebbe fatto qualunque cosa necessaria per sfuggire alla polizia.

Ma proprio quando si sentì pronta a combattere, l’uomo le passò accanto, sbattendole contro, e afferrò le due ragazzine che le stavano di fronte.

Le due iniziarono a urlare e lottare, proprio come aveva pianificato di fare lei. Altri due poliziotti in borghese si avvicinarono, facendosi largo tra i passanti, e afferrarono le braccia delle ragazze, mentre uno dei poliziotti in uniforme apriva i loro zaini.

Con enorme stupore, Cassie vide il poliziotto estrarre tre cellulari e due portafogli dallo zaino rosa fosforescente della ragazza più alta.

“Borseggiatori. Controllate le vostre borse, signore e signori. Vi preghiamo di comunicarci se vi manca qualcosa”, disse il poliziotto.

Cassie si afferrò la giacca, tirando un sospiro di sollievo quando sentì che il telefono era perfettamente al sicuro nella tasca interna. Poi rivolse lo sguardo verso la propria borsa, ed ebbe un colpo al cuore quando si accorse che la cerniera era aperta.

“Non ho più il portafogli”, disse. “Qualcuno me l’ha rubato”.

Facendo fatica a respirare per via dell’ansia, seguì la polizia fuori dalla fila e dietro l’angolo, verso il piccolo ufficio della sicurezza. Le due borseggiatrici erano già là ad aspettare, entrambe in lacrime, mentre la polizia svuotava i loro zaini.

“Il suo portafogli è uno tra questi, signora?” chiese il poliziotto in borghese, indicando i telefoni e i portafogli sparsi sul bancone.

“No, nessuno di loro”.

Cassie sarebbe potuta scoppiare in lacrime. Osservò mentre uno dei poliziotti apriva lo zaino, sperando di vedere il suo portafogli di pelle rovinato cadere, ma la borsa era vuota.

L’ufficiale scosse la testa, seccato.

“Se li passano lungo la fila, per farli scomparire molto rapidamente. Lei si trovava proprio di fronte alle ladruncole, quindi il suo portafogli è stato probabilmente uno dei primi che hanno rubato”.

Cassie si voltò e fissò le due ladre, con la speranza che tutto quello che provava e pensava di quelle due ragazze fosse ben visibile sul suo volto. Se non vi fosse stato un ufficiale lì con loro, le avrebbe insultate, chiedendo loro che diritto pensassero di avere di rovinarle la vita. Non stavano morendo di fame; aveva visto benissimo le loro scarpe nuove e le giacche firmate. Probabilmente lo facevano solo per provare un brivido, o per comprare alcool o droghe.

“Mi dispiace, signora”, continuò il poliziotto. “Se non le spiace attendere qualche minuto, avremmo bisogno che rilasciasse una deposizione”.

Una deposizione. Cassie sapeva che sarebbe stato un problema.

Non voleva essere al centro dell’attenzione della polizia in alcun modo. Non voleva dar loro il suo indirizzo, o dire chi fosse, o che i suoi dati fossero messi per iscritto su alcun documento ufficiale del Regno Unito.

“Vado solo a dire a mia sorella che sono qui”, mentì all’ufficiale.

“Nessun problema”.

L’uomo si girò, parlando al walkie-talkie, e Cassie uscì velocemente dall’ufficio.

Il suo portafogli ormai era perduto. Non l’avrebbe mai riavuto indietro, anche se avesse compilato un centinaio di dichiarazioni. Quindi optò per la cosa migliore che potesse fare, e cioè allontanarsi dalla London Eye, per non tornarci mai più.

Quella gita si era rivelata un totale disastro. Cassie aveva prelevato un’ingente quantità di denaro proprio quella mattina, e per via del furto aveva anche perso le sue carte di credito. Non sarebbe neanche potuta andare a ritirare soldi direttamente in banca, perché non aveva con sé alcun documento. Il suo passaporto era in albergo e non aveva il tempo di andare a prenderlo, perché si era accordata per vedersi con la sua amica Jess per pranzo, non molto distante dalla London Eye.

Mezz’ora dopo, ancora scossa per via del furto, sconvolta per l’enorme quantità di denaro che le era stata rubata, e decisamente infastidita dalla città di Londra, Cassie entrò nel pub dove aveva appuntamento con l’amica. Era giunta prima dell’ora di punta per il pranzo, e chiese alla cameriera di riservarle un tavolo mentre lei andava al bagno.

Mentre si fissava nello specchio, si lisciò i capelli ramati e provò a sorridere allegramente. L’espressione che vide non le parve familiare. Cassie era certa di aver perso peso dall’ultima volta che lei e Jess si erano viste, e, con fare critico, ritenne di sembrare troppo pallida e troppo stressata. E ciò non era solo dovuto al trauma che aveva affrontato quella mattina stessa.

Non appena uscì dal bagno, vide Jess entrare nel pub.

Jess indossava la stessa giacca che portava la prima volta che si erano incontrate, più di un mese prima, quando stavano partendo per iniziare il loro impiego come ragazze alla pari in Francia. Il solo fatto di vederla le riportò alla mente molti ricordi. Cassie si ricordò di come si fosse sentita quando si stava imbarcando. Spaventata, insicura, e con dei seri dubbi riguardo alla famiglia a cui era stata assegnata. Timori che in seguito si erano dimostrati essere del tutto fondati.

Jess invece era stata assunta da un’amorevole famiglia molto amichevole, e a Cassie sembrò molto felice.

“Che piacere rivederti”, disse Jess, abbracciandola con forza. “È bellissimo”.

“Stupendo. Ma sto passando una crisi temporanea”, confessò Cassie.

Spiegò di come fosse stata derubata poco prima.

“No! Ma è terribile! Che sfortuna che abbiano recuperato altri portafogli ma non il tuo”.

“Potresti prestarmi dei soldi per il pranzo e per il biglietto del pullman per tornare all’albergo? Non posso neanche prelevare direttamente in banca senza il passaporto. Ti faccio subito un bonifico appena riesco a collegarmi ad internet”.

“Certamente. E non è un prestito, ma un regalo. La famiglia per cui lavoro è venuta a Londra per un matrimonio, e oggi si trovano tutti a Winchester con la madre della sposa; perciò mi hanno riempito di soldi perché mi godessi Londra. Dopo pranzo voglio andare da Harrods”.

Jess gettò indietro i suoi capelli biondi, ridendo mentre divideva i soldi con Cassie.

“Ehi, ti va di farci un selfie?” suggerì, ma Cassie rifiutò.

“Non ho messo neanche un po’ di trucco”, spiegò. Jess rise e mise via il telefono.

Ovviamente, non era l’assenza di trucco il problema; Cassie stava semplicemente cercando di mantenere un basso profilo. La prima cosa che aveva fatto appena arrivata a Londra era stata quella di cambiare tutte le impostazioni dei suoi profili sui social media, per renderli totalmente privati. Alcuni dei suoi amici, armati di buone intenzioni, avrebbero potuto rivelare qualcosa, e sarebbe stato facile per chiunque ripercorrere le sue tracce. Non voleva che qualcuno potesse scoprire dove si trovava. Né il suo ex ragazzo negli Stati Uniti, né tantomeno il suo ex datore di lavoro e il suo team di legali in Francia.

Cassie pensava che sarebbe stata al sicuro una volta arrivata in Inghilterra, ma non si era resa conto di quanto ben connessa ed accessibile fosse l’intera Europa. La scelta migliore sarebbe stata quella di tornare direttamente in patria.

“Stai benissimo, hai perso peso?” le chiese Jess. “E come vanno le cose con la famiglia che ti ha assunto? Dicevi di essere preoccupata in merito”.

“Non ha funzionato, perciò non lavoro più per loro”, disse con attenzione, sorvolando sui dettagli, a cui non voleva neanche pensare.

“Oh, caspita. Cos’è successo?”

“I bambini si sono trasferiti nel sud della Francia, perciò non serviva più una ragazza alla pari”.

Cassie mantenne la spiegazione il più semplice possibile, sperando che una risposta poco interessante potesse scongiurare altre domande, perché l’ultima cosa che voleva era mentire alla sua amica.

“Immagino che possa succedere. Sarebbe potuta andare peggio. Pensa se avessi lavorato per quella famiglia di cui si parla ovunque, in cui il padre sta per affrontare un processo per aver ucciso la fidanzata”.

Cassie abbassò rapidamente lo sguardo, poiché temeva che la sua espressione potesse smascherarla.

Per fortuna furono distratte dall’arrivo del vino, e dopo che ebbero ordinato il cibo, Jess era passata oltre quel pettegolezzo succulento.

“Cosa stai facendo ora?” chiese a Cassie.

Cassie si sentì un po’ imbarazzata per via di quella domanda, perché non aveva una risposta coerente. Avrebbe desiderato poter dire a Jess di avere un piano e di non stare semplicemente vivendo alla giornata, consapevole del fatto che avrebbe dovuto sfruttare al meglio quel periodo in Europa, ma si sentiva sempre più insicura in merito alla sua situazione momentanea.

“Non ne sono sicura. Stavo pensando di tornare negli Stati Uniti, e cercare lavoro in un posto più caldo. In Florida, magari. Rimanere qui è parecchio costoso”.

Jess annuì, comprensiva.

“Ho comprato un’auto quando sono arrivata. Qualcuno l’aveva messa in vendita all’albergo. Quell’acquisto si è preso una buona fetta del mio denaro”.

“Quindi hai una macchina?” chiese Jess. “Fantastico!”

“In effetti lo è stato. Sono andata a fare dei giri bellissimi fuori città, ma tra la macchina, la benzina, e persino la semplice vita quotidiana, mi sta costando tutto più di quanto mi aspettassi”.

Continuare a spendere soldi senza avere nessuna entrata stava iniziando a renderla ansiosa, e le stava facendo tornare in mente tutte le sfide che aveva dovuto affrontare da ragazzina.

Se ne era andata di casa all’età di sedici anni, per scappare da un padre che la picchiava, e aveva dovuto badare a se stessa da quel momento in poi. Non aveva alcun tipo di sicurezza, nessun risparmio, e nessuna famiglia su cui contare, perché sua madre era morta, e sua sorella maggiore, Jacqui, era fuggita qualche anno prima e non si era mai più fatta sentire.

Vivere da sola era diventato un atto di sopravvivenza, mese dopo mese. Alcune volte ce l’aveva fatta solo per il rotto della cuffia. Senza contare il burro di arachidi di fine mese, che era diventato l’alimento principale della sua dieta nei momenti difficili; aveva anche preso l’abitudine di cercare lavoro nei ristoranti, o come barista, in gran parte per il fatto che lo staff di solito aveva diritto ad un pasto gratis.

In quel momento Cassie stava iniziando ad entrare nel panico, al pensiero di poter contare solo su un gruzzoletto in costante riduzione, che a causa dei contanti che le erano stati rubati quel giorno, era diventato ancora più piccolo.

“Potresti cercare un lavoro temporaneo, per tirare avanti”, la consigliò Jess, come se le stesse leggendo nel pensiero.

“Ci ho provato. Ho chiesto in alcuni ristoranti, e ho fatto persino domanda per fare la barista in alcuni pub, ma sono stata immediatamente rifiutata. Sono tutti fissati in merito alla giusta documentazione, e io ho solo un visto turistico”.

“In un ristorante? Perché non come ragazza alla pari?” chiese Jess con curiosità.

“No”, rispose immediatamente Cassie. Ricordandosi poi che Jess non conosceva le circostanze del suo precedente lavoro, proseguì.

“Se non posso lavorare, non posso e basta. Niente visto vuol dire niente visto, e fare la ragazza alla pari è un impegno a lungo termine”.

“Non necessariamente”, la contraddisse Jess. “Non per forza. E io stessa l’ho fatto senza avere un visto”.

“Davvero?”

Cassie aveva preso la sua decisione. Non avrebbe fatto nuovamente la ragazza alla pari. Ciononostante, quello che le stava dicendo Jess era interessante.

“Il punto è che i pub e i ristoranti vengono controllati molto spesso. Non potrebbero mai assumere qualcuno privo del giusto visto. Ma lavorare in famiglia è diverso. È una zona d’ombra. Dopo tutto, potresti essere un’amica di famiglia. Chi può dimostrare che stai effettivamente lavorando? L’anno scorso sono stata per un po’ presso un amico, a Devon, e ho finito per fare molti lavoretti come babysitter o assistenza all’infanzia per i vicini di casa e i residenti della zona”.

“Buono a sapersi”, disse Cassie, ma non aveva alcuna intenzione di sapere altro. Parlare con Jess la stava facendo sentire sempre più sicura in merito alla sua decisione di tornare negli USA. Se avesse venduto l’auto, avrebbe avuto abbastanza soldi per potersi mantenere finché non si sarebbe rimessa in carreggiata.

D’altra parte, prima di partire era convinta che avrebbe trascorso più tempo viaggiando. Non vedeva l’ora di andarsene per un intero anno all’estero, sperando di avere il tempo necessario per lasciarsi il passato alle spalle. Quella era la sua opportunità per ricominciare nella vita, e rientrare come una persona nuova. Tornare a casa così poco tempo dopo essere partita, sarebbe equivalso ad arrendersi. Non avrebbe avuto importanza il fatto che le altre persone pensassero che comunque ci aveva provato. Lei, personalmente, si sarebbe sentita come se avesse fallito.

Il cameriere arrivò, portando piatti colmi di nachos. Avendo saltato la colazione, Cassie era davvero affamata e si tuffò sul cibo.

Ma Jess fece una pausa, aggrottò la fronte, e prese il cellulare dalla sua borsetta.

“A proposito di lavoro part-time, una delle persone per cui ho lavorato lo scorso anno mi ha chiamato ieri per vedere se fossi nuovamente disponibile”.

“Davvero?” chiese Cassie, ma la sua attenzione era tutta rivolta al cibo.

“Ryan Ellis. Ho lavorato per lui l’anno scorso. I genitori della moglie stavano traslocando, e gli serviva qualcuno che badasse ai bambini mentre erano via. Erano persone amorevoli, e anche i figli non erano male; hanno un maschio e una femmina. Abbiamo fatto un sacco di cose divertenti. Vivono in un bellissimo paesino sul mare”.

“Di cosa si tratta?”

“Gli serve qualcuno che viva con loro per circa tre settimane, con urgenza. Cassie, potrebbe essere esattamente ciò che ti serve. Mi ha pagato molto bene, in contanti, e non gli interessava per niente del visto. Diceva che se ero stata accettata da un’agenzia di ragazze alla pari, ero sicuramente una persona affidabile. Perché non lo chiami e gli chiedi maggiori informazioni?”

Cassie fu tentata dalla prospettiva di avere dei soldi in tasca. Ma un altro lavoro come ragazza alla pari? Non si sentiva pronta. Forse non lo sarebbe mai stata.

“Non sono certa che faccia per me”.

Jess, però, sembrava determinata a gestire il futuro di Cassie per lei. Premette alcuni tasti sul suo telefono.

“Io ti mando comunque il suo numero. E gli mando un messaggio, dicendo che potresti contattarlo, e che ti raccomando caldamente. Non si sa mai. Anche se non finissi a lavorare per lui, potrebbe conoscere qualcuno che abbia bisogno di una persona che gli guardi casa, o che porti a spasso il cane. O qualcosa di simile”.

Il suo discorso non faceva una piega e un attimo dopo, il telefono di Cassie suonò per l’arrivo del suo messaggio.

“E il tuo lavoro come va?” chiese Cassie, non appena Jess ebbe finito di usare il telefono.

“Non potrebbe andare meglio”. Jess riempì una tortilla di guacamole.

“La famiglia è adorabile. Mi concedono molto tempo libero e continuano a darmi premi. I bambini possono essere disubbidienti qualche volta, ma non sono mai sgradevoli, e credo di piacergli anche io”.

Abbassò la voce.

“La settimana scorsa, quando iniziarono ad arrivare tutti per il matrimonio, mi hanno presentato uno dei cugini. Ha 28 anni, è bellissimo, e gestisce un’attività di supporto informatico. Credo di piacergli, e a dirla tutta, è divertente flirtare di nuovo”.

Sebbene fosse felice per la sua amica, Cassie sentì una punta di invidia. Un lavoro da sogno come quello era ciò che aveva sperato. Perché a lei era andato tutto male? Era stata solo sfortuna, o era tutto dovuto alle decisioni che aveva preso?

Cassie improvvisamente si ricordò di quello che Jess le aveva detto sull’aereo diretto in Francia. Le aveva confidato che il suo primo impiego non era andato bene, e lei se ne era andata; poi aveva deciso di ritentare.

A Jess era andata bene al suo secondo tentativo, e ciò portò Cassie a chiedersi se forse si stesse arrendendo troppo presto.

Quando ebbero finito i loro nachos, Jess controllò l’orologio.

“Meglio che vada. Harrods mi aspetta”, disse. “Devo comprare regali per tutte le persone a casa, e per i bambini, e per il bellissimo Jacques. Cosa potrei prendergli? Cosa si regala a qualcuno con cui si sta solo flirtando? Ci metterò una vita a decidere!”

Cassie salutò Jess con un abbraccio, triste per il fatto che il pranzo fosse già finito. Quella chiacchierata amichevole era stata una piacevole distrazione. Jess sembrava così felice, e Cassie poteva capire bene il motivo. Qualcuno aveva bisogno di lei, e le stava dando valore, lei stava guadagnando qualcosa, aveva uno scopo nella vita e si sentiva al sicuro.

Jess non stava vagando senza meta, sola e disoccupata, paranoica riguardo al fatto di essere inseguita perché c’era un processo per omicidio in procinto di iniziare.

Qualche settimana in un paesino remoto poteva essere esattamente ciò di cui aveva bisogno in quel momento - in più di un modo. E Jess aveva ragione. Una semplice telefonata avrebbe potuto aprirle molte porte. Non lo avrebbe mai saputo se non avesse continuato a provare.

Cassie uscì dal pub affollato per trovare un angolo tranquillo, guardandosi intorno in caso vi fosse qualche borseggiatore o ladro di telefonini.

Fece un respiro profondo, e prima di rischiare di pensarci troppo e perdere il coraggio, digitò il numero.




CAPITOLO DUE


Tenendo il telefono saldo tra le mani, Cassie si avvicinò al muro per ripararsi dalla pioggerella. Dopo aver fatto partire la telefonata verso Ryan Ellis, iniziò a sentirsi sempre più nervosa.

Aveva bisogno di guadagnare del denaro se voleva rimanere nel Regno Unito, ma dopo la sua esperienza francese, fare la ragazza alla pari era davvero la decisione giusta? Anche se sembrava essere il lavoro ideale, quest’uomo sarebbe stato disposto ad accettarla con così poca esperienza e nessuna qualifica reale?

Cassie si immaginò raccogliere tutto il coraggio necessario per chiedere di avere il lavoro, solo per ricevere un imbarazzante “No” come risposta.

Il telefono squillò per talmente tanto tempo che lei iniziò a temere che sarebbe scattata la segreteria telefonica. Un uomo rispose proprio all’ultimo momento,.

“Pronto, sono Ryan”, disse.

Sembrava senza fiato, come se avesse dovuto correre per rispondere al telefono.

“Buongiorno, parlo con Ryan Ellis?” chiese Cassie, vergognandosi per l’ovvietà della propria domanda; ma non lo conosceva per niente, e non le pareva corretto dire “Ciao Ryan”.

“Sì, sono io. Posso sapere con chi parlo, per piacere?” Non sembrava irritato, quanto più curioso.

“Mi chiamo Cassie Vale ed è stata la mia amica Jess a darmi il suo numero. Ha lavorato per lei l’anno scorso. Mi ha detto che sta cercando qualcuno che le dia una mano coi bambini per un breve periodo”.

“Jess, Jess, Jess”, ripetè Ryan, come se stesse cercando di dare un volto a quel nome, e poi aggiunse “Oh, sì, Jess, dall’America! Ho appena visto che mi ha scritto. Che ragazza adorabile. Ti ha raccomandato? È per quello che stai chiamando? Non ho ancora letto il messaggio”.

Cassie esitò. Avrebbe detto di sì? Farlo avrebbe implicato prendersi un impegno, e non era ancora sicura di voler fare quel passo.

“Mi piacerebbe sapere di più riguardo al lavoro”, disse. “Ero una ragazza alla pari in Francia, ma il mio incarico è terminato. Stavo pensando di fare qualcosa a breve termine, ma non ne sono ancora sicura a dire il vero”.

Ci fu un breve silenzio.

“Lascia che ti spieghi. Sono disperato. Ho appena affrontato un divorzio, che mi ha lasciato alquanto traumatizzato. I bambini non parlano di quanto accaduto e ho bisogno di qualcuno che li rallegri e che si diverta con loro. Inoltre, ho un progetto di lavoro enorme, che ha una scadenza ravvicinata e mi tiene impegnato moltissimo tempo”.

Cassie fu sconvolta dalle parole di Ryan. Non si era aspettata che fosse in una situazione tanto difficile. Non c’era da stupirsi che avesse disperato bisogno di aiuto.

Il divorzio doveva essere stato traumatico, se i bambini ne erano stati colpiti tanto duramente. Cassie ritenne che dato che Ryan si prendeva cura di loro, la madre doveva averli lasciati, probabilmente per qualcun altro.

Non aveva idea di quale fosse la risposta giusta da dare.

“Sembra davvero stressante”, disse infine, per riempire il breve silenzio.

“Ho fatto delle telefonate in giro, perché non sono riuscito a pubblicizzare il lavoro, e mi sento talmente confuso che non credo che sarei molto bravo a fare una selezione per assumere una persona nuova. Tutti coloro che hanno lavorato per me in passato non sono disponibili al momento. Non ho problemi ad ammetterlo, sono con l’acqua alla gola. Sono disposto a pagare il triplo del normale, e il lavoro durerà al massimo tre settimane”.

“Beh...” iniziò a dire Cassie.

Non riuscì a costringersi a rifiutare. Sarebbe stato davvero spietato, considerate le circostanze terribili in cui si trovava quell’uomo. Le dispiaceva troppo per lui e pensò che sarebbe stato egoista dire subito di no. La famiglia aveva decisamente bisogno di aiuto, e i soldi, insieme alla breve durata dell’impiego, la tentavano parecchio.

“Perché non vieni a conoscerci?” suggerì Ryan. “Hai una macchina? Altrimenti, posso venire a prenderti alla stazione. Il biglietto lo pagherei io, ovviamente”.

“Ho un’auto”, disse Cassie.

“Questo rende le cose più semplici, e dovrebbero bastare cinque ore da Londra, se non c’è traffico. Ti scrivo subito l’indirizzo, e se deciderai di non restare, ti rimborserò il costo del viaggio”.

“Va bene. Partirò domattina. Dovrei riuscire ad arrivare per l’ora di pranzo”, rispose Cassie.

La ragazza riagganciò, sollevata per il fatto di poter trascorrere del tempo con la famiglia, prima di prendere una decisione. Se si fosse fatta una buona opinione, avrebbe avuto l’opportunità di offrire loro il supporto e l’aiuto che, in un momento tanto difficile, avrebbe fatto la differenza nelle loro vite.

Quando Ryan le aveva comunicato di avere appena divorziato, Cassie non si aspettava di sentire tanta compassione per lui. L’essere cresciuta in una casa piena di conflitti, e il fatto di aver perso la propria madre quando era piccola, faceva sì che riuscisse a capire come ci si potesse sentire. Si trattava di una situazione in cui lei poteva essere un vero valore aggiunto per quella famiglia.

Quando era scappata di casa spaventata, all’età di sedici anni, Cassie aveva deciso di seguire i passi della sorella e allontanarsi per sempre dagli abusi del padre. Ma dopo essere riuscita a scappare dal suo controllo rabbioso, era finita in una relazione dannosa con il suo tossico ex ragazzo, Zane.

Poi, quando era volata in Francia per scappare da Zane, era finita nel peggiore incubo di tutti.

Dopo tutto quello che aveva passato, pensava che fuori città, in un remoto paesino sulla costa, sarebbe stata al sicuro, e avrebbe finalmente potuto fare esperienza di un ambiente familiare dove sentirsi necessaria, motivo principale per cui aveva deciso di fare la ragazza alla pari in un primo momento.

Cassie sperò di poter utilizzare il tempo a disposizione in quella casa per riprendersi.






CAPITOLO TRE


Il tragitto verso la casa di Ryan Ellis durò più tempo del previsto. Sembrava impossibile evitare il terribile traffico diretto a sud, che intasava l’autostrada; e dei lavori in corso la obbligarono ad allungare la strada due volte.

Il tempo aggiuntivo trascorso in strada le fece quasi finire la benzina. Dovette usare i soldi che le erano rimasti dal prestito di Jess per fare il pieno. Col timore che Ryan potesse pensare che avesse cambiato idea, Cassie gli mandò un messaggio per scusarsi ed avvisare che sarebbe arrivata in ritardo. Lui rispose immediatamente, dicendo di non preoccuparsi e guidare con calma.

Quando la ragazza lasciò l’autostrada per addentrarsi nella campagna inglese, si ritrovò di fronte una vista idilliaca. Allungò il collo, per poter vedere al meglio oltre le siepi ben curate, e osservare i campi coltivati che si estendevano in una scacchiera di diverse sfumature, dal verde scuro al marrone dorato, con fattorie scenografiche e fiumi tortuosi. Quel paesaggio ordinato le donò una sensazione di pace, sebbene Cassie fosse cosciente del fatto che le nuvole in avvicinamento fossero un chiaro segnale dell’arrivo di precipitazioni nel pomeriggio, e sperò di arrivare a destinazione prima che iniziasse a piovere.

Più di sei ore dopo essere partita da Londra, Cassie arrivò al pittoresco villaggio sul mare. Anche nella cupa luce di quel pomeriggio, il paesino pareva incantevole. L’auto crepitò sulle strade di ciottoli, da cui la ragazza riuscì a scorgere alcuni tratti del porto, visibile tra una casa e l'altra. Ryan le aveva detto di guidare attraverso il paese e lungo la strada che costeggiava la scogliera. Casa sua si trovava qualche chilometro più lontano, e si affacciava sul mare.

Sostando fuori dalla tenuta, per aprire il cancello, Cassie rimase stupefatta di fronte alla vista della casa che si ergeva oltre lo stesso, che pareva troppo bella per essere vera. Sembrava il luogo in cui lei aveva sempre sognato di vivere. Una casa semplice, ma meravigliosa, con linee spioventi e dettagli in legno che si adattavano armoniosamente alla natura che la circondava, che le ricordava una nave ormeggiata in porto. Ad eccezione del fatto che quell’edificio era annidato su una scogliera, con un’incredibile vista sull’oceano sottostante. Nel giardino ben curato vi erano due altalene, una oscillante e una basculante. Erano entrambe alquanto arrugginite, e Cassie ritenne che il loro stato fosse un indizio dell’età dei bambini.

La ragazza si guardò nello specchietto retrovisore e si sistemò i capelli. La sua chioma ondulata era splendente e in ordine, grazie agli sforzi fatti quella mattina, e il suo rossetto color corallo era immacolato.

Cassie parcheggiò sul selciato e camminò verso la casa, percorrendo un sentiero delimitato da aiuole. Anche in quel periodo dell’anno, le stesse brillavano di boccioli gialli, e Cassie riconobbe dei caprifogli piantati alle loro spalle. Era certa che in estate fossero un’esplosione di colori.

La porta d’ingresso si aprì prima che lei potesse raggiungerla.

“Buon pomeriggio, Cassie. Piacere di conoscerti. Sono Ryan”.

L’uomo che l’aveva salutata era una testa più alto di lei, in forma, e sorprendentemente giovane, con capelli castani in disordine e dei penetranti occhi azzurri. Stava sorridendo, e sembrava davvero felice di vederla; indossava una maglietta di Eminem sbiadita e dei vecchi jeans consumati. Cassie notò che aveva un panno da cucina incastrato nella vita.

“Ciao, Ryan”.

Gli strinse la mano. L’uomo aveva una presa calda e ben ferma.

“Mi hai beccato mentre stavo pulendo la cucina per il tuo arrivo. Ho messo a bollire dell’acqua; bevi il tè? So che è una tradizione tipicamente inglese, e se preferisci, c’è anche del caffè.

“Va benissimo il tè”, disse Cassie, rassicurata da quel benvenuto perfettamente normale.

Mentre chiudeva la porta e si dirigeva verso la cucina, pensò tra sé e sé che Ryan Ellis era molto diverso da come se lo era immaginato. Era molto più amichevole di quanto avesse previsto, e Cassie adorava il fatto che fosse disposto a pulire la cucina.

La ragazza si ricordò del suo arrivo alla dimora del suo precedente impiego. Non appena aveva messo piede nel castello francese, aveva percepito la tesa e terribile atmosfera di conflitto. In questa casa, non provava nulla di tutto ciò.

Mentre camminava sul lucido pavimento in legno, Cassie fu impressionata da quanto fosse ordinata la casa. C’erano persino fiori freschi sul tavolo dell’atrio.

“Abbiamo abbellito casa per te”, disse Ryan, come se le stesse leggendo nel pensiero. “Saranno passati mesi dall’ultima volta che è stata così in ordine”.

Alla sua destra, Cassie notò un salotto con un’enorme porta scorrevole che si affacciava su una veranda. La camera appariva raffinata ed accogliente, grazie ai divani in pelle, che avevano un aspetto incredibilmente comodo, e ai dipinti ad olio alle pareti. La ragazza non potè fare a meno di fare un confronto con l’ostentato arredamento del castello dove aveva lavorato in precedenza. Sembrava che in questa casa vivesse una vera famiglia.

La cucina era pulita ed in ordine, e Cassie non potè non notare la qualità degli elettrodomestici. Il bollitore, il tostapane e il robot da cucina erano top della gamma. Cassie riconobbe il loro disegno decorativo da un articolo che aveva letto in una rivista sull’aereo, e si ricordò di come fosse rimasta impressionata dal prezzo.

“Hai pranzato?” le chiese Ryan dopo aver versato il tè.

“No, ma non importa...”

Ignorando le sue proteste, l’uomo tirò fuori dal frigo un piatto pieno di frutta, muffin e panini.

“Durante il fine settimana, mi piace avere una scorta di cibo a disposizione. Vorrei poter dire che questo è apposta per te, ma in realtà è lo stesso che preparo solitamente ai bambini. Dylan ha dodici anni, e inizia a mangiare come un adolescente, Madison ha nove anni e fa un sacco di sport; preferisco si ingozzino di questo tipo di cose piuttosto che di dolci o cibo spazzatura”.

“Dove sono i bambini?” chiese Cassie, sentendo un’altra ondata di nervosismo al pensiero di incontrarli. Con un padre tanto divertente e genuino, probabilmente erano proprio come Jess li aveva descritti, ma lei aveva bisogno di esserne certa.

“Sono usciti in bici dopo pranzo, per andare a trovare un amico che vive in fondo alla strada. Gli ho detto di sfruttare il pomeriggio prima che cominci a piovere. Dovrebbero essere a casa a breve. Altrimenti, sarò costretto a tirare fuori la Land Rover e andare a prenderli”.

Ryan diede un’occhiata fuori dalla finestra per osservare il cielo, che si stava oscurando.

"In ogni caso, come ti ho spiegato, ho davvero bisogno di aiuto per il prossimo periodo. Sono un genitore single ora, e i bambini hanno bisogno di tutte le distrazioni possibili. Inoltre le scadenze del mio lavoro sono inderogabili”.

“Che lavoro fai?” domandò Cassie.

“Sono il proprietario di una flotta di barche da pesca, e da turismo, che opera dal porto in paese. Questo periodo dell’anno è quello in cui viene fatta manutenzione alle barche, e al momento ho una squadra sul luogo, per le riparazioni. Sono terribilmente impegnati, e stanno per arrivare i primi temporali della stagione. Ecco perché i tempi sono così stretti, e la mia situazione attuale non è d’aiuto”.

“Dev’essere stato terribile affrontare un divorzio, soprattutto in questo momento”.

“È stato un periodo veramente duro”.

Quando Ryan si allontanò dalla finestra, nella luce che stava ormai cambiando, Cassie si rese conto che non era solo attraente, ma anche incredibilmente bello. Il suo volto era forte e deciso, e osservando i muscoli scolpiti del suo braccio, Cassie pensò che pareva essere estremamente in forma.

Rendendosi conto che stava esaminando l’uomo per il suo aspetto fisico, mentre lui stava passando un periodo d’inferno sul lato emotivo, portò Cassie a rimproverare se stessa. Allo stesso tempo, dovette però ammettere che Ryan era irresistibilmente affascinante, al punto da doversi obbligare a smettere di fissarlo.

“Ryan, l’unico problema è che al momento io non ho un visto lavorativo. Ne ho uno valido per la Francia, e l’agenzia per ragazze alla pari mi ha dato tutti i permessi, ma non mi ero resa conto che qui le cose funzionassero diversamente”.

“Mi sei stata consigliata da un’amica”, disse Ryan, sorridendo. “Il che implica che puoi stare con noi come ospite. Ti pagherò in contanti, in nero, così non dovrai pagare le tasse, se per te va bene”.

Cassie si sentì estremamente sollevata. Ryan aveva capito la sua situazione ed era disposto ad accettarla senza alcun problema. Ciò la liberava di un enorme peso. Cassie si rese anche conto che quello poteva essere il fattore decisivo, e dovette trattenersi dall’accettare il lavoro su due piedi. Si ricordò di stare molto attenta, e che doveva per lo meno aspettare di conoscere i bambini prima di assumersi un tale impegno.

“Per quanto tempo avrete bisogno di qualcuno?”

“Massimo per tre settimane. Così avrò il tempo per portare a termine questo progetto. Poi partiremo per le vacanze, in modo da poter legare come famiglia. O meglio, ristabilire un nuovo legame come nuova famiglia. Si dice che un divorzio sia l’evento più stressante nella vita di una persona, e credo che sia io che i bambini possiamo confermarlo”.

Cassie annuì in solidarietà. Era certa che i suoi figli avessero sofferto. Si chiese quanto avessero litigato Ryan e la moglie. A un certo punto dovevano esserci stati dei litigi. L’unico dubbio poteva essere sul fatto che fossero finiti in urla e recriminazioni, o in un teso e terribile silenzio.

Pur avendo vissuto entrambe le situazioni, Cassie non sapeva dire quale fosse la peggiore.

Finché fu viva, la madre di Cassie era riuscita a limitare la parte peggiore del carattere del padre. Cassie ricordava molto bene i tesi silenzi della sua infanzia, che le avevano permesso di sviluppare un incredibile intuito per i conflitti. Era in grado di entrare in una stanza e capire subito se le persone al suo interno avevano litigato. I silenzi sono veramente tossici e ti consumano emotivamente, perché non hanno mai fine.

Una cosa positiva dei litigi chiassosi, è che prima o poi finiscono, anche se a volte con dei vetri rotti o con l’arrivo di un’ambulanza. Ma anche quelli le avevano causato traumi di tipo diverso, e numerose cicatrici. Le avevano anche inculcato un senso di paura, perché le urla e la violenza fisica le avevano fatto capire che una persona può perdere il controllo, perciò non ci si può fidare.

Si trattava, in sostanza, di come era diventato suo padre dopo la morte della moglie.

Cassie si guardò intorno, all’interno della cucina ordinata, e cercò di immaginare cosa potesse essere successo tra Ryan e la moglie lì dentro. I litigi peggiori, per sua esperienza, avvenivano in cucina e in camera da letto.

“Mi spiace che tu debba aver affrontato tutto questo”, disse sottovoce.

Ryan la stava guardando attentamente, e lei gli restituì lo sguardo, fissandolo nei suoi pallidi e penetranti occhi azzurri.

“Cassie, sembra proprio che tu mi capisca”, disse.

Sembrava che le stesse per chiedere dell’altro, ma la porta principale si aprì proprio in quel momento.

“Ecco i bambini, giusto in tempo”. Ryan sembrò sollevato.

Cassie diede un’occhiata fuori dalla finestra. Alcune gocce stavano iniziando a colpire il vetro, e non appena la porta si chiuse, queste si trasformarono in un freddo acquazzone invernale.

“Ciao, papà!”

Si sentirono dei passi sul pavimento di legno, e una ragazzina magra con indosso dei pantaloncini da ciclista e una giacca della tuta verde entrò correndo in cucina. Si fermò quando vide Cassie, la squadrò dalla testa ai piedi, poi si avvicinò e le strinse la mano.

“Ciao, sei la signora che si prenderà cura di noi?”

“Mi chiamo Cassie. Sei Madison?” le chiese la ragazza.

La bambina annuì, e Ryan scompigliò i brillanti capelli castani della figlia.

“Cassie sta ancora decidendo se vorrà lavorare per noi. Tu che ne pensi? Prometti di comportarti al meglio?”

Madison scrollò le spalle.

“Ci dici sempre di non fare promesse che non siamo in grado di mantenere. Ma ci proverò”.

Ryan rise, e Cassie si ritrovò a sorridere per l’impertinente onestà della bambina.

“Dov’è Dylan?”, chiese Ryan.

“È in garage, sta mettendo l’olio alla bici. Stava cigolando mentre salivamo per la collina e poi gli è caduta la catena”. Madison fece un respiro profondo e si diresse verso la porta della cucina.

“Dylan!” urlò. “Vieni qui!”

Cassie potè udire un urlo provenire da lontano. “Arrivo!”

“Ci metterà una vita”, disse Madison. “Quando comincia a mettere mano alle biciclette, non si ferma più”.

Quando vide il piatto con gli spuntini, la bambina vi si piombò, con gli occhi che le brillavano. Poi, osservandone il contenuto, fece un sospiro esasperato.

“Papà, hai fatto i tramezzini con le uova”.

“Ed è un problema?” chiese Ryan, con le sopracciglia sollevate.

“Sai come la penso sulle uova. È come avere vomito dentro un panino”.

Con attenzione, scelse un muffin dalla parte opposta del piatto.

“Vomito dentro un panino?” La voce di Ryan univa sdegno e divertimento. “Maddie, non dovresti dire certe cose di fronte ad un’ospite”.

Fai attenzione, Cassie, quel ripieno all’uovo si attacca a tutto”, la avvertì Madison, facendo un’espressione penitente al padre.

Cassie percepì immediatamente una strana sensazione di appartenenza. Quel tipo di prese in giro era esattamente ciò che aveva sperato di trovare. Fino a quel momento, sembrava si trattasse di una famiglia normale e felice, con persone che si prendevano in giro l’una con l’altra, ma che al contempo si proteggevano l’un con l’altro. Era certa però che ognuno di loro avesse le proprie peculiarità. Si rese conto di quanto era stata inutilmente nervosa, e come si fosse aspettata che qualcosa sarebbe andato storto.

Cassie non aveva mangiato ancora niente, perché si sentiva in imbarazzo a farlo di fronte a Ryan. In quel momento si rese conto di quanto avesse fame, e decise che sarebbe stato meglio mangiare qualcosa prima che il suo stomaco la facesse imbarazzare con brontolii udibili.

“Ho deciso che proverò ad essere coraggiosa, e assaggerò un tramezzino”, si offrì.

“Grazie. Sono sollevato per il fatto che qualcuno possa apprezzare la mia eccellenza culinaria”, disse Ryan.

“Se vogliamo chiamarla così”, lo corresse Madison, facendo ridere Cassie.

Girandosi verso Cassie, disse “Papà cucina sempre. Ma odia pulire”.

“Verissimo”, confermò Ryan.

Maddie fece un altro respiro profondo e si rivolse verso la porta della cucina.

“Dylan”, urlò.

Poi, con tono normale, aggiunse “Oh, eccoti”.

Un ragazzo alto e smilzo entrò nella stanza. Aveva gli stessi lucidi capelli castani della sorella e Cassie si chiese se si fosse alzato in statura di recente, perché sembrava essere un fascio di nervi.

“Ciao, piacere di conoscerti”, disse a Cassie, senza prestarle molta attenzione.

La ragazza potè notare nei lineamenti giovanili del ragazzo, la sua somiglianza col padre. Avevano la stessa mascella forte e gli zigomi ben definiti. Nel bel volto ovale di Madison riusciva a vedere meno somiglianza con il padre, e Cassie si chiese che aspetto avesse la madre dei bambini. C’erano fotografie di famiglia da qualche parte in casa? O il divorzio era stato talmente brutto che erano state tutte rimosse?

“Bisogna stringere la mano”, Ryan ricordò al figlio, e Dylan la tese, così che Cassie potè notare come fosse sporca di grasso per biciclette.

“Oh-oh, vieni qui”.

Ryan si affrettò verso il lavello, aprì il rubinetto e versò una grossa quantità di liquido per i piatti sulle mani del figlio.

Mentre Ryan era distratto, Cassie prese un altro panino.

“Che problema aveva la bicicletta?” chiese Ryan.

“La catena saltava ogni volta che cambiavo una marcia”, spiegò Dylan.

“Sei riuscito a sistemarla?” il padre osservava i progressi della pulizia con preoccupazione.

“Sì”, rispose Dylan.

Cassie si aspettava che il ragazzo spiegasse meglio, ma non fu così. Ryan gli passò un asciugamano e lui si asciugò, strinse la mano di Cassie per un rapido saluto formale e poi rivolse l’attenzione agli spuntini.

Dylan non disse molto mentre mangiava, ma Cassie fu colpita dall’enorme quantità di cibo che il ragazzo riuscì ad ingerire in pochi minuti. Il piatto era quasi vuoto quando Ryan lo mise al suo posto in frigorifero.

“Non avrai più fame a cena, se continui a mangiare, e ho deciso di fare gli spaghetti alla bolognese”, disse.

Tranquillo, che mangerò anche quelli”, promise Dylan.

Ryan chiuse il frigorifero.

“Bene, ragazzi, Ora voglio che andiate a cambiarvi, altrimenti vi prenderete un raffreddore”.

Quando furono usciti, Ryan rivolse l’attenzione verso Cassie, e lei si rese conto che sembrava ansioso.

“Che ne pensi? I bambini sono come te li aspettavi? Sono dei bravi ragazzi, anche se possono avere i loro momenti no”.

A Cassie i bambini erano piaciuti dal primo momento. Madison, in particolare, sembrava essere una ragazzina semplice da gestire, e Cassie non riuscì ad immaginarsi una situazione in cui si potesse rimanere senza niente da dire, con la bimba chiacchierona nei paraggi. Dylan pareva una persona più calma, introversa e complessa. Ma questo poteva anche essere dovuto alla sua maggiore età, e al fatto che stesse entrando nell’adolescenza. Aveva senso il fatto che non avesse molto da dire alla ragazza alla pari di ventitré anni.

Ryan aveva ragione, parevano bambini semplici, e cosa ancora più importante, lui sembrava un padre che l’avrebbe aiutata in caso di qualunque problema.

La decisione era presa, dunque. Avrebbe accettato il lavoro.

“Sembrano adorabili. Sarei felice di lavorare per voi per le prossime tre settimane”.

Il volto di Ryan si illuminò.

“Oh, fantastico. Sai Cassie, dal primo momento in cui ti ho vista - anzi, da quando abbiamo parlato al telefono - ho sperato che accettassi. C’è qualcosa riguardo la tua energia che mi intriga. Mi piacerebbe molto sapere che cosa hai passato, cosa ti ha formato, perché sembri - non so come descriverlo. Saggia, matura. In ogni caso, sento che i miei figli saranno in ottime mani”.

Cassie non sapeva cosa dire. Le lodi di Ryan la misero a disagio.

Ryan aggiunse “I bambini saranno felicissimi; posso vedere che gli piaci di già. Lascia che ti mostri la tua stanza e la casa, così puoi sistemarti. Hai le tue valigie con te?”

“Sì, ho tutto”.

Sfruttando un attimo di tregua dalla pioggia, Ryan la accompagnò alla macchina e sollevò le pesanti valigie senza difficoltà, trasportandole nell’atrio.

“Abbiamo un solo garage, dimora della Land Rover, ma parcheggiare sulla strada è totalmente sicuro. La casa è abbastanza semplice. Abbiamo un salotto sulla destra, la cucina di fronte, e sulla sinistra vi è una sala da pranzo che non usiamo quasi mai e che, quindi, è diventata una stanza per fare puzzle, leggere e giocare. Come puoi vedere”.

Ryan sospirò, guardando all’interno della stanza.

“Chi è l’appassionato di puzzle?”

“Madison. Ama usare la mani, fare lavoretti, e qualunque cosa la tenga occupata”.

“E ama anche lo sport?” Chiese Cassie. “Ha un sacco di talenti”.

“Temo che, con Madison, il problema siano i compiti. Ha bisogno di supporto dal quel punto di vista, soprattutto in matematica. Perciò tutto l’aiuto che potrai offrirle, anche se si trattasse solo di supporto morale, sarebbe fantastico”.

“E Dylan?”

“È un ciclista appassionato, ma non gli interessa nessun altro sport. Ha una mente molto meccanica, e ha ottimi voti a scuola. Non è molto socievole però, e con lui bisogna stare sempre molto attenti, perché se si sente sotto pressione può essere molto lunatico”.

Cassie annuì, grata per i consigli ricevuti in merito ai suoi nuovi doveri.

“Questa è la tua stanza. Mettiamo giù i bagagli”.

La piccola camera aveva una meravigliosa vista sull’oceano. Era decorata di bianco e turchese e sembrava in ordine ed accogliente. Ryan posò la valigia più grande ai piedi del letto, e quella piccola sulla poltrona a righe.

“Il bagno degli ospiti è lungo il corridoio. C’è la camera di Madison sulla destra e quella di Dylan sulla sinistra. E in fondo c’è la mia. Poi c’è un altro luogo che voglio mostrarti”.

La accompagnò ritornando indietro lungo il corridoio, ed entrarono nel soggiorno. Dall’altro lato dello stesso, dietro le porte finestre di vetro, Cassie notò un terrazzo arredato con mobili in ferro battuto.

“Wow”, sospirò Cassie. La vista sul mare da quel punto panoramico era meravigliosa. C’era un drammatico precipizio che dava sull’oceano, e poteva sentire le onde che si infrangevano contro le rocce.

“Questo è il mio luogo di pace. Mi siedo qui ogni sera dopo cena per rilassarmi, di solito con la compagnia di un bicchiere di vino. Sei la benvenuta ad unirti a me qualunque sera tu ne abbia voglia - il vino non è obbligatorio, ma di sicuro sono necessari vestiti caldi e anti-vento. Il balcone ha un tetto solido, ma non ha vetrate di protezione. Ho pensato di metterle, ma mi son reso conto di non riuscirci. Quando sei lì fuori, con il rumore del mare e anche una spruzzata occasionale nelle sere di tempesta, ti senti davvero connesso all’oceano. Dai un’occhiata”.

Ryan aprì la porta scorrevole.

Cassie uscì sul balcone e si diresse verso il bordo, afferrando la ringhiera di metallo.

Non appena compì quel gesto, si sentì invasa da capogiri e, improvvisamente, non stava più guardando la spiaggia di Devon.

Si stava sporgendo oltre un parapetto di pietra, mentre guardava con orrore il corpo accartocciato molti metri più in basso, inondata dal panico e dalla confusione.

Poteva sentire la pietra, fredda contro le sue dita.

Si ricordò la parvenza di profumo che poteva ancora sentire all’interno dell’opulenta camera da letto, e il modo in cui la nausea l’aveva invasa, e come le sue gambe erano diventate così deboli da farle credere che sarebbe collassata. Come era stata incapace di ricordare gli avvenimenti accaduti la sera precedente. I suoi incubi, che erano sempre stati abbastanza brutti, erano peggiorati ed erano diventati più vividi dopo quella vista scioccante, e lei era diventata incapace di distinguere i sogni dai suoi stessi ricordi.

Cassie credeva di essersi liberata di quella persona terrorizzata, ma in quel momento, mentre l’oscurità la stava avvolgendo, capì che quei ricordi, infine, erano diventati parte integrante di lei.

“No”, provò ad urlare, ma la sua stessa voce pareva venire da un luogo lontanissimo e tutto ciò che potè far uscire fu un sospiro rauco e incomprensibile.




CAPITOLO QUATTRO


“Tranquilla, rilassati. Respira. Dentro, fuori, dentro, fuori”.

Cassie aprì gli occhi e si ritrovò a fissare le assi di legno massiccio del pavimento del terrazzo.

Era seduta sul morbido cuscino di una delle sedie in ferro battuto, con la testa poggiata sulle ginocchia. Delle mani ferme le reggevano le spalle, supportandola.

Era Ryan, il suo nuovo datore di lavoro. Le sue mani, la sua voce.

Cosa aveva combinato? Aveva avuto un attacco di panico e aveva fatto una figuraccia terribile. Si raddrizzò velocemente.

“Piano, fai con calma”.

Cassie ansimò. La testa le girava vorticosamente, e si sentì come se stesse vivendo un’esperienza extra corporea.

“Hai avuto un serio attacco di vertigini. Per un attimo ho temuto che stessi per cadere oltre il parapetto”, disse Ryan. “Sono riuscito a prenderti prima che svenissi. Come ti senti?”

Come si sentiva?

Gelida, con la testa leggera, e mortificata per l’accaduto. Voleva disperatamente fare una buona impressione e confermare le lodi che Ryan le aveva fatto. Invece, aveva rovinato tutto e avrebbe dovuto spiegarne le motivazioni.

Ma come poteva farlo? Se lui avesse saputo gli orrori che lei aveva passato, e che il suo ex datore di lavoro stava affrontando un processo per omicidio in quello stesso momento, avrebbe potuto cambiare idea nei suoi confronti e ritenere che Cassie fosse troppo instabile per potersi prendere cura dei suoi figli in un momento in cui avevano assoluto bisogno di stabilità. Anche un attacco di panico poteva essere motivo di preoccupazione.

Sarebbe stato meglio lasciarglielo credere - e dire che si era trattato di un attacco di vertigini.

“Mi sento molto meglio”, gli rispose. “Mi dispiace moltissimo. Mi sarei dovuta ricordare che soffro terribilmente di vertigini se non sono stata in luoghi alti per un po’ di tempo. Migliora col tempo. Tra un paio di giorni non avrò più alcun problema”.

“Buono a sapersi, ma nel frattempo cerca di stare molto attenta. Riesci a stare in piedi ora? Continua ad appoggiarti al mio braccio”.

Cassie si alzò, reggendosi a Ryan finché non fu certa che le gambe la sostenessero, e poi si diresse lentamente dentro il soggiorno.

“Sto bene ora”.

“Sei sicura?” Lui resse il suo braccio ancora per un momento prima di lasciarla andare.

“Prenditi tutto il tempo che ti serve per disfare i bagagli; riposati, sistemati, e io preparerò la cena per le sei e mezza”.



*



Cassie si prese il suo tempo per svuotare le valigie, assicurandosi che i suoi averi fossero sistemati ordinatamente nel bianco armadio antico, e che le sue medicine fossero riposte in fondo al cassetto della scrivania. Non credeva che un membro della famiglia sarebbe andato a guardare tra le sue cose mentre si trovava lì, ma non voleva trovarsi nella situazione di dover rispondere ad alcuna domanda imbarazzante riguardo ai suoi medicinali contro l’ansia, soprattutto dopo l’attacco di panico che aveva appena avuto.

Per lo meno ci aveva messo poco tempo a riprendersi da quell’episodio, perciò la sua ansia era sotto controllo. Decise di prendere le pillole per la notte prima di unirsi alla famiglia per cena, giusto per sicurezza.

Un delizioso aroma di aglio e carne in fase di cottura iniziò a diffondersi per la casa molto prima delle sei e mezza. Cassie attese fino alle sei e un quarto, poi indossò uno dei suoi top migliori, con delle perline intorno al collo, mise del lucida labbra e un tocco di mascara. Voleva che Ryan la vedesse al meglio. Disse a se stessa che doveva dare una buona impressione dopo l’attacco di panico che aveva avuto poco prima, ma quando ripensò a quei momenti sul terrazzo, si rese conto che la cosa che ricordava meglio era la sensazione delle braccia toniche e muscolose di Ryan che la reggevano.

Iniziò a sentirsi nuovamente stordita al pensiero di quanto fosse stato forte e gentile allo stesso tempo.

Quando uscì dalla sua stanza, Cassie quasi si scontrò con Madison, che si stava dirigendo verso la cucina con entusiasmo.

“La cena ha un odore delizioso”, la ragazzina disse a Cassie.

“È il tuo piatto preferito?”

“Beh, adoro gli spaghetti alla bolognese che fa papà, ma non mi piacciono quando li mangiamo al ristorante. Non li fanno allo stesso modo. Quindi direi che questo è il mio piatto casalingo preferito, il secondo è il pollo arrosto, e il terzo è il “Rospo nel buco”. Quando usciamo invece, adoro fish and chips, che puoi trovare ovunque qui intorno, e amo la pizza, mentre odio gli hamburger, che invece sono il piatto preferito di Dylan, ma secondo me gli hamburger al ristorante fanno schifo”.

“Cos’è il rospo nel buco?” Chiese Cassie con curiosità, intuendo che si trattasse di un piatto tipico inglese.

“Non l’hai mai mangiato? È una salsiccia cotta in una specie di tortino, fatto con uova latte e farina. Va mangiato con un sacco di salsa. E intendo davvero tanta. E con piselli e carote”.

La conversazione le aveva intrattenute fino alla cucina. Il tavolo di legno era apparecchiato per quattro persone, e Dylan era già seduto al suo posto, e si stava versando un bicchiere di succo d’arancia.

“Gli hamburger non fanno schifo. Sono il cibo degli Dei”, contraddisse la sorella.

“La mia insegnante dice che non sono altro che cereali e scarti di animali che non verrebbero mangiati altrimenti, tutto macinato insieme”.

“La tua insegnante si sbaglia”.

“Come potrebbe sbagliarsi? Sei uno stupido a dire queste cose”.

Cassie stava per intervenire, ritenendo che l’insulto di Madison fosse troppo personale, ma Dylan rispose a tono prima che potesse farlo.

“Ehi, Maddie”, Dylan le puntò un dito contro. “Sei con me o contro di me”.

Cassie non riuscì a capire cosa intendesse, ma Madison alzò gli occhi al cielo e gli fece una linguaccia prima di sedersi.

“Posso aiutarti, Ryan?”

Cassie si avvicinò ai fornelli, mentre il padrone di casa stava sollevando una pentola piena di pasta.

Lui le diede un’occhiata e sorrise.

“È tutto sotto controllo, spero. La cena è prevista tra trenta secondi. Forza, ragazzi. Prendete i piatti e riempiamoli”.

“Mi piace la tua maglia, Cassie”, le disse Madison.

“Grazie. L’ho presa a New York”.

“New York. Wow, mi piacerebbe un sacco andarci”, disse Madison con gli occhi spalancati.

“Gli alunni dell’ultimo anno di economia ci sono andata a giugno dello scorso anno”, disse Dylan. “Studia economia, e potresti andarci anche tu”.

“Si fa anche matematica?” chiese Madison.

Dylan annuì.

“Odio la matematica. È noiosa e difficile”.

“Beh, allora non ci andrai”.

Dylan rivolse l’attenzione al suo piatto, riempiendolo di cibo, mentre Ryan sciacquava gli utensili da cucina nel lavandino.

Notando che Madison appariva ribelle, Cassie cambiò argomento.

“Tuo padre mi ha detto che ami lo sport. Qual è il tuo preferito?”

“I miei preferiti sono la corsa e la ginnastica. Mi piace un po’ anche il tennis, abbiamo iniziato questa estate”.

“E tu sei un ciclista?” Cassie domandò a Dylan.

Lui annuì, ricoprendo il piatto di formaggio grattugiato.

“Dylan vuole diventare un professionista e vincere il Tour de France un giorno”, intervenne Madison.

Ryan si sedette al tavolo.

“Sarà più probabile che tu scopra qualche oscura legge matematica e ottenga un’intera borsa di studio per andare all’Università di Cambridge”, disse, osservando il figlio con affetto.

Dylan scosse la testa.

“Tour de France tutta la vita, papà”, insistette.

“Prima l’università”, replicò Ryan, con voce ferma, e Dylan si imbronciò in risposta. Madison intervenne, chiedendo altro succo, e Cassie glielo versò, mentre quel momento di disaccordo svaniva.

Lasciando che la loro conversazione le scivolasse addosso, Cassie mangiò il suo cibo, che era delizioso. Si rese conto di non aver mai conosciuto nessuno come Ryan. Era in gamba e affettuoso. Si chiese se i figli sapessero quanto fossero fortunati ad avere un padre che cucina per la sua famiglia.

Dopo cena, Cassie si offrì di sistemare, cosa che in realtà includeva soprattutto il riempire l’enorme ed incredibilmente costosa lavastoviglie. Ryan spiegò che ai bambini era concessa un’ora di televisione dopo cena, se avevano finito i compiti, e che quando era ora di andare a dormire, spegneva il Wi-Fi.

“Non fa bene a questi adolescenti dipendenti dalla tecnologia messaggiare al cellulare tutta la notte”, disse. “E lo farebbero, se ne avessero l’opportunità. Quando si va a dormire si dorme”.

Alle otto e trenta i bambini andarono a letto senza lamentarsi.

Dylan le diede una rapida buonanotte, e le disse che si sarebbe alzato presto al mattino per girare in bici per il paese con i suoi amici.

“Vuoi che ti svegli?” gli chiese Cassie.

Lui scosse la testa.

“No, grazie, faccio da solo”, le disse, prima di chiudere la porta della sua camera.

Madison parlò molto di più, e Cassie passò del tempo seduta sul suo letto, ascoltando le sue idee su ciò che avrebbero potuto fare l’indomani e su come sarebbe stato il tempo.

“C’è un negozio di dolci in paese e vendono queste barrette a strisce che sembrano dei bastoni da passeggio e sanno di menta piperita. Papà non ci fa andare molto spesso, ma magari ci farà andare domani”.

“Glielo chiederò”, promise Cassie, prima di assicurarsi che la bambina fosse a posto per la notte, portandole un bicchiere d’acqua e spegnendole la luce.

Mentre chiudeva gentilmente la porta di Madison, la ragazza si ricordò la sua prima notte al suo precedente lavoro. Come era crollata per il sonno, e come fosse arrivata tardi per consolare la bambina più piccola che stava avendo un incubo. Poteva ancora sentire il dolore e lo stupore che aveva provato quando si era guadagnata uno schiaffo doloroso come conseguenza. Se ne sarebbe dovuta andare subito dopo quell’episodio, ma non l’aveva fatto.

Cassie era certa che Ryan non avrebbe mai fatto una cosa simile. Non riusciva neanche ad immaginarselo mentre rimproverava qualcuno verbalmente.

Pensando all’uomo, le venne in mente il bicchiere di vino sulla veranda esterna, ed esitò. Era tentata di trascorrere più tempo con lui, ma non sapeva se fosse il caso.

Quando le aveva detto che sarebbe stata la benvenuta se si fosse voluta unire a lui era serio, o lo aveva detto solo per essere cortese?

Anche se era ancora indecisa su cosa fare, Cassie si ritrovò ad indossare la sua giacca più pesante. Poteva tastare il terreno, per vedere come avrebbe reagito Ryan. Se avesse capito che non voleva compagnia, poteva rimanere solo per un drink veloce e poi andare a letto.

Si diresse lungo il corridoio, ancora in preda all’indecisione. Essendo la dipendente di Ryan, forse bere un bicchiere di vino con lui dopo l’orario lavorativo non era un comportamento del tutto professionale - o sì invece? La cosa migliore probabilmente sarebbe stata andare a dormire. Ma il fatto che Ryan fosse stato così tollerante in merito al fatto che lei non avesse un visto e la promessa di pagarla in contanti avevano già fatto oltrepassare la linea della professionalità, e i confini erano già sfocati.

Era un’amica di famiglia. Era ciò che aveva detto Ryan. E bere un bicchiere di vino dopo cena era esattamente ciò che due amici avrebbero fatto.

Ryan sembrava felicissimo di vederla. Lei fu inondata di sollievo ed eccitazione quando vide il suo sorriso, cordiale e genuino.

Lui si alzò, la prese per un braccio e l’accompagnò attraverso la veranda, assicurandosi che fosse al sicuro su una sedia.

Con un sussulto al cuore, Cassie si accorse che Ryan aveva preparato un secondo bicchiere sul vassoio.

“Ti piace lo Chardonnay?”

Cassie annuì. “Lo adoro”.

A dire la verità, non sono un esperto di vino e il mio preferito di solito è un rosso grezzo, ma dopo un viaggio di pesca di successo, un cliente mi ha donato questa cassa eccellente come ringraziamento. Me la sto godendo man mano. Salute”.

Ryan si piegò in avanti e toccò il bicchiere di Cassie con il suo.

“Dimmi di più sul tuo lavoro”, disse Cassie.

“Ho fondato “Navigazione tra i venti meridionali” dodici anni fa, proprio dopo la nascita di Dylan. Quando nacque, iniziai a pensare al mio scopo nella vita, e a quello che avrei potuto offrire ai miei figli. Ho trascorso tre anni nella marina britannica dopo le scuole, e alla fine sono diventato un ufficiale di guardia della marina mercantile. Il mare mi scorre nelle vene, e non avrei mai preso in considerazione un lavoro o una vita nell’entroterra”.

Cassie annuì mentre lui proseguiva.

“Quando Dylan venne al mondo, in quest’area stava iniziando a fiorire il turismo, perciò ho dato le dimissioni - a quel tempo lavoravo come direttore in un cantiere a Cornwall - e ho comprato la mia prima barca. La seconda è arrivata poco dopo, e oggi possiedo una flotta di sedici imbarcazioni di diverse forme e dimensioni. Barche a motore, barche a vela, barche a remi - e il mio fiore all’occhiello è uno yacht a noleggio, popolare tra i clienti aziendali”.

“È fantastico!” disse Cassie.

“Si è trattato di un viaggio incredibile. Il lavoro mi ha dato davvero molto. Uno stipendio elevato, una vita meravigliosa, e una bellissima casa, che ho ideato seguendo un sogno che ho sempre avuto - anche se grazie al cielo l’architetto ne ha smorzato leggermente i dettagli più estremi, o la casa sarebbe probabilmente caduta dalla scogliera a questo punto”.

Cassie rise.

“La tua attività deve richiedere moltissimo lavoro”, osservò.

“Oh, sì”. Ryan posò il bicchiere sul tavolino e fissò il mare. “Come imprenditore bisogna fare costanti sacrifici. Si lavorano lunghe ore. È raro che abbia un fine settimana libero; oggi ho chiesto al mio manager di prendere il mio posto perché dovevo accoglierti. Credo sia il motivo per cui...”

Si girò verso di lei e incontrò il suo sguardo, con un’espressione seria.

“Credo questa sia stata la causa del fallimento del mio matrimonio”.

Cassie ebbe la sensazione che lui stesse per confidarle qualcosa a riguardo. Annuì affettuosamente, sperando che Ryan continuasse a parlare, cosa che accadde poco dopo.

“Quando i bambini erano più piccoli, era più semplice per mia moglie, Trish, capire che dovevo dare priorità al lavoro. Ma quando hanno iniziato a crescere e diventare più indipendenti, ha iniziato a volere che io, beh, rimpiazzassi la loro presenza nella sua vita, credo. Iniziò a chiedermi supporto emotivo, tempo e attenzioni in modo totalmente eccessivo. Lo trovavo sfiancante, e sono iniziati a sorgere i primi conflitti. Era una donna molto forte. Quello era ciò che avevo sempre trovato attraente in lei, ma le persone cambiano, e credo che sia successo anche a Trish”.

“È molto triste”, disse Cassie.

Il suo bicchiere era quasi vuoto, e Ryan lo riempì, prima di fare lo stesso con il proprio.

“Fu devastante. Non sono in grado di descrivere il brutto periodo che abbiamo passato. Quando ami qualcuno non lo lasci andare facilmente, e quando l’amore svanisce continui a cercarlo, sperando e pregando di poter riottenere qualcosa a cui davi tanto valore. Ci ho provato, Cassie. Ci ho provato con tutto me stesso, e quando è risultato chiaro che non stesse funzionando, mi sono sentito sconfitto”.

Cassie si rese conto che si stava sporgendo verso di lui.

“È davvero spaventoso pensare che possa succedere una cosa simile”.

“Hai scelto le parole giuste. È terrificante. Mi ha fatto sentire inadeguato e totalmente alla deriva. Non prendo impegni alla leggera. Per me, significa per sempre. Quando Trish se n’è andata, ho dovuto ridefinire la mia opinione su me stesso”.

Cassie sbatté le palpebre con forza. Poteva sentire la sofferenza nella sua voce. Il dolore che stava provando sembrava fresco e puro. Pensò che dovesse volerci un estremo coraggio a nasconderlo sotto una facciata scherzosa e spensierata.

Stava per dire a Ryan quanto lo ammirasse per la forza che stava dimostrando in quel momento difficile, ma si fermò giusto in tempo, rendendosi conto che quel commento sarebbe stato inappropriato. Conosceva appena quell’uomo, e non aveva il diritto di fare delle osservazioni tanto personali al suo datore di lavoro dopo solamente qualche ora in sua compagnia.

A cosa stava pensando? Anzi, probabilmente il problema era che non lo stesse proprio facendo.

Si rese conto che l’alcool iniziava a darle alla testa e che avrebbe dovuto scegliere le parole con molta attenzione. Il fatto che Ryan fosse così bello, intelligente e gentile, non era un motivo per comportarsi come un’adolescente emozionata quando gli stava intorno, perché ciò l’avrebbe solamente portata a comportarsi in modo terribilmente imbarazzante, se non peggio.

“Credo che sia meglio che ti lasci andare a dormire ora”, disse Ryan, posando il suo bicchiere vuoto. “Sarai esausta dopo aver guidato tante ore e aver conosciuto i miei due delinquenti. Grazie per avermi fatto compagnia qui fuori. È molto importante per me essere in grado di parlarti così apertamente”.

“È stata una bellissima conclusione per questa giornata, e un modo delizioso per rilassarsi”, fu d’accordo Cassie.

Non si sentiva per niente rilassata, però. Si sentiva su di giri per l’intimità di quella conversazione. Quando si alzarono per rientrare, non riuscì a smettere di pensare a quanto lui avesse condiviso con lei.

Quando fu in camera, diede una breve occhiata ai suoi messaggi, grata per il fatto che quella casa fosse connessa ad internet. Nel suo ultimo luogo di lavoro, non vi era segnale e ciò l’aveva portata ad essere totalmente isolata. Non si era mai resa conto fino a quel momento di quanto fosse spaventoso non poter comunicare con il mondo esterno in caso di necessità.

Sul telefono, Cassie vide alcuni messaggi di saluti e qualche meme divertente che le avevano inviato i suoi amici negli USA.

Poi vide un altro messaggio che le era arrivato qualche ora prima. Era stato inviato da un numero inglese sconosciuto, cosa che la fece allarmare non appena lo vide, e quando lo aprì sentì il terrore stringerle lo stomaco.

“Stai attenta”, diceva il breve messaggio.




CAPITOLO CINQUE


Cassie era certa che avrebbe dormito bene in quella camera confortevole, cullata dal solo rumore delle onde proveniente dall’esterno. Ne era sicura, prima di aver letto quel messaggio preoccupante che le era stato inviato da un numero sconosciuto mentre lei era seduta sulla veranda esterna con Ryan.

Il suo primo pensiero, presa dal panico, fu che si trattasse del processo del suo ex datore di lavoro; che in qualche modo l’avessero coinvolta e che qualcuno la stesse cercando. Provò a controllare le ultime notizie, ma si rese conto, delusa, che Ryan aveva già spento il Wi-Fi.

Continuò a rigirarsi nel letto, cercando di capire cosa volesse dire e chi lo avesse inviato, cercando di convincersi del fatto che probabilmente avessero sbagliato numero e il messaggio fosse per qualcun altro.



*



Dopo una notte insonne, Cassie riuscì finalmente a cadere in un sonno inquieto, e fu svegliata dal suono fastidioso dell’allarme del telefono. Lo prese in mano e, con sollievo, si accorse che vi era nuovamente segnale Wi-Fi.

Prima di alzarsi, cercò alcune informazioni sul processo.

Cassie scoprì che era stato richiesto un rinvio, e il processo sarebbe ricominciato dopo due settimane. Facendo ulteriori ricerche, capì che il motivo era dovuto al fatto che la difesa necessitava di maggior tempo per contattare ulteriori testimoni.

Si sentì male per la paura.

Guardò nuovamente lo strano messaggio, “Stai attenta”, chiedendosi se fosse il caso di rispondere. Durante la notte, però, il mittente doveva aver bloccato il suo numero, perché Cassie scoprì di non riuscire a inviargli messaggi.

In preda alla disperazione, provò a telefonare.

La linea cadde immediatamente, e lei si rese conto che il suo numero era stato completamente bloccato, anche per le chiamate.

Cassie sospirò frustrata. Il fatto di impedirle di poter avere una conversazione faceva sembrare il messaggio più una minaccia che un avvertimento. Decise che sicuramente chi lo aveva inviato aveva sbagliato numero, e quando se ne era accorto, aveva deciso di bloccarla.

Sentendosi leggermente meglio, la ragazza si alzò dal letto e andò a svegliare i bambini.

Dylan era già in piedi - Cassie intuì che fosse uscito in bici. Sperando che lui non vedesse la cosa come un’intrusione, entrò in camera, rifece il letto e raccolse i vestiti sparsi in giro.

Sulle mensole vi erano una miriade di libri, tra cui alcuni sul ciclismo. In cima alla libreria c’era una vasca con due pesci rossi, e su un tavolo vicino alla finestra vi era la gabbietta di un coniglio. Un coniglietto grigio stava mangiando lattuga per colazione e Cassie lo osservò felice per qualche minuto.

Quando uscì dalla stanza, bussò alla porta di Madison.

“Dammi dieci minuti”, rispose la ragazzina ancora mezza addormentata. Cassie perciò si diresse in cucina per iniziare a preparare la colazione.

Una volta entrata, vide che Ryan aveva lasciato un fascio di banconote sotto la saliera, con un messaggio scritto a mano. “Sono andato al lavoro. Esci coi ragazzi e divertitevi! Io torno stasera”.

Cassie mise le prime fette di pane nel tostapane con motivo floreale, e riempì il bollitore. Mentre stava preparando il caffè, Madison entrò, avvolta in un accappatoio rosa e in preda a qualche sbadiglio.

“Buongiorno”, la salutò Cassie.

“Buongiorno, sono felice tu sia qui. Tutti gli altri qui dentro si svegliano sempre prestissimo”, si lamentò.

“Vuoi del caffè? Tè? Succo?”

“Del tè, grazie”.

“Un toast?”

Madison scosse la testa. “Non ho fame per ora, grazie”.

“Cosa ti andrebbe di fare oggi? Vostro padre ha detto di andare da qualche parte”, disse Cassie, mentre versava a Madison del tè, come lei aveva chiesto, con un po’ di latte e di zucchero.

“Andiamo in paese!”, disse Madison. “È divertente nel fine settimana, ci sono un sacco di cose da fare”.

“Buona idea. Sai quando torna Dylan?”

“Di solito esce per un’oretta”. Madison avvolse la tazza con le mani e soffiò sul liquido bollente.

Cassie fu sorpresa da quanto sembrassero indipendenti i bambini. Di certo, non erano abituati ad essere superprotetti. Ritenne che il villaggio fosse abbastanza piccolo e sicuro, da poterlo considerare come un’estensione della propria casa.

Dylan fu di ritorno poco dopo, e per le nove furono tutti vestiti, e pronti per uscire. Cassie diede per scontato che avrebbero preso la macchina, ma Dylan le fece cambiare idea.

“Si fa fatica a trovare parcheggio nel fine settimana. Di solito andiamo a piedi - sono solo un paio di chilometri - e prendiamo poi l’autobus per tornare. Ne passa uno ogni due ore, perciò bisogna solo tenere l’orario sotto controllo”.

La passeggiata verso il villaggio non sarebbe potuta essere più panoramica. Cassie fu affascinata dalla vista, che si alternava continuamente tra il mare e le pittoresche case lungo la strada. Sentì le campane di una chiesa, da un punto indefinito in lontananza. L’aria era fresca e frizzante, e poter inspirare l’odore del mare era piacere puro.

Madison camminava davanti al gruppo, indicando tutte le case delle persone che conosceva, che sembrava essere quasi chiunque.

Alcune delle persone che passarono loro accanto salutarono con un cenno della mano, e una donna fermò il suo Range Rover per offrire loro un passaggio.

“No, grazie, Sig.ra O’Donoghue, camminiamo volentieri”, urlò Madison. “Però potremmo avere bisogno di lei sulla strada del ritorno!”

“Vi cercherò!” promise la donna con un sorriso, prima di ripartire. Madison spiegò che la signora e il marito vivevano più nell’entroterra, e possedevano una piccola fattoria organica.

“C’è un negozio in paese che vende i loro prodotti, e qualche volta hanno anche dei dolcetti crudi di cioccolato e burro, fatti in casa”, disse Madison.

“Ci andiamo di sicuro, allora”, promise Cassie.

“I suoi figli sono fortunati. Vanno in collegio a Cornwall. Vorrei poterlo fare anche io”, disse Madison.

Cassie aggrottò la fronte, chiedendosi perché Madison volesse trascorrere anche solo un minuto lontano da quella vita perfetta. A meno che il divorzio non l’avesse fatta sentire insicura e volesse circondarsi di una comunità più grande.

“Sei felice nella scuola dove vai ora?” chiese, per sicurezza.

“Sì, è stupenda, a parte per il fatto di dover studiare”, rispose Madison.

Cassie fu sollevata per il fatto che non paressero esserci altri problemi, come degli atti di bullismo.

I negozi erano pittoreschi, proprio come sperava. C’erano alcuni negozi che vendevano attrezzatura da pesca, abiti caldi e materiale sportivo. Ricordandosi di come fossero fredde le sue mani la sera prima, quando stava bevendo con Ryan, Cassie provò un bellissimo paio di guanti, ma decise che fosse meglio aspettare e comprarne uno più economico, vista la scarsità delle sue finanze e la mancanza di denaro disponibile.

L’odore di pane appena sfornato li attirò dall’altra parte della strada e dentro una pasticceria. Dopo alcune discussioni coi bambini, Cassie acquistò una pagnotta lievitata e una torta di noci da portare a casa.

L’unico lato negativo della mattinata fu il negozio di dolci.

Quando Madison marciò piena di aspettativa verso la porta, si fermò, con espressione avvilita.

Il negozio era chiuso, e c’era un appunto scritto a mano attaccato al vetro della porta, che diceva: “Cari clienti, siamo fuori città per un compleanno in famiglia! Saremo di ritorno martedì per servirvi i vostri dolci preferiti”.

Madison sospirò tristemente.

“Di solito quando vanno via c’è la figlia a gestire il negozio. Questa volta devono essere andati tutti a quella stupida festa”.

“Suppongo di sì. Non importa. Possiamo tornarci la settimana prossima”.

“Ma manca tantissimo”. Con la testa bassa, Madison si girò e Cassie si morse il labbro nervosamente. Voleva che quell’uscita avesse successo a tutti i costi. Si era immaginata il viso di Ryan illuminarsi a sentirli parlare della loro giornata, e aveva sperato che lui potesse guardarla con gratitudine e magari farle anche un complimento.

“Ci torniamo la settimana prossima”, ripetè, conscia del fatto che quella era una consolazione minima per una bambina di nove anni che credeva che nel suo prossimo futuro ci sarebbero stati bastoncini di menta piperita.

“E magari riusciamo a trovare dei dolci in altri negozi”, aggiunse.

“Dai, Madison”, Dylan disse con impazienza, e la prese per mano, facendola allontanare dalla porta chiusa. Poco più avanti, Cassie notò il negozio di cui Madison le aveva parlato, la cui proprietaria era la signora che aveva offerto loro un passaggio.

“Facciamo un’ultima fermata, e poi decidiamo dove pranzare”, disse.

Pensando alle cene salutari e agli spuntini che li aspettavano, Cassie scelse alcune buste di verdure affettate, un sacchetto di pere, e della frutta secca.

“Possiamo comprare delle castagne?” chiese Madison. “Sono deliziose quando le fai arrostire sul fuoco. Lo abbiamo fatto l’anno scorso con la mamma”.

Era la prima volta che uno qualunque di loro due avesse nominato la madre, e Cassie attese con ansia, in caso Madison fosse presa da un po’ di tristezza a causa di quei ricordi o nel caso quello fosse un segnale che indicasse che la bambina volesse parlare del divorzio. Con suo sollievo, Madison apparve molto calma.

“Certo che possiamo. È una bellissima idea”. Cassie aggiunse il sacchetto al cestino.

“Guarda, ci sono i dolcetti di cioccolato!”

Madison li indicò con eccitazione, e Cassie capì che il momento era passato. Ma visto che aveva nominato la mamma una volta, la bambina aveva rotto il ghiaccio e avrebbe potuto volerne parlare di nuovo in seguito. Cassie ricordò a se stessa che doveva essere in grado di cogliere ogni tipo di segnale. Non voleva perdere l’opportunità di aiutare uno qualunque dei bambini in quel periodo difficile.

I sacchetti di dolcetti erano in fila su un bancone accanto alla cassa, accanto ad altre leccornie. C’erano mele candite, dolcetti al cioccolato, caramelle alla menta, piccoli sacchetti di gelatine allo zucchero, e anche bastoncini di zucchero in miniatura.

“Cosa volete, ragazzi?” chiese.

“Una mela candita, per favore. E i dolcetti al cioccolato; e uno di quei bastoncini di zucchero”, disse Madison.

“Una mela candita, due bastoncini di zucchero, dolcetti al cioccolato e gelatine”, aggiunse Dylan.

“Credo che due dolci a testa siano sufficienti, o vi rovinerete il pranzo”, disse Cassie, ricordandosi che in quella famiglia non erano ammessi eccessi di dolci. Prese due mele candite e due sacchetti di dolcetti al cioccolato dalla vetrina.

“Credete che vostro padre voglia qualcosa?” Sentì il calore riempirla mentre parlava di Ryan.

“Gli piace la frutta secca”, disse Madison, e indicò alcuni anacardi arrostiti. “Quelli sono i suoi preferiti”.

Cassie aggiunse il sacchetto al suo cestino e si diresse verso la cassa.

“Buon pomeriggio”, salutò la commessa, una signora bionda e in carne, con un cartellino che diceva “Tina”.La donna sorrise loro e salutò Madison chiamandola per nome.

“Ciao, Madison. Come sta tuo padre? È uscito dall’ospedale?”

Cassie guardò Madison con sguardo preoccupato. C’era qualcosa che non le avevano detto? Ma Madison aggrottò la fronte, confusa.

“Non è stato in ospedale”.

“Oh, mi spiace, devo aver capito male. L’ultima volta che è stato qui, ha detto...” iniziò Tina. Madison la interruppe, fissando la cassiera mentre passava gli acquisti.

“Sei ingrassata”.

Terrorizzata dalla mancanza di tatto di quel commento, Cassie sentì che il suo volto stava diventando rosso quanto quello di Tina.

“Mi spiace tantissimo”, borbottò scusandosi.

“È tutto a posto”.

Cassie notò che Tina sembrava avvilita per via di quel commento. Che cosa aveva preso a Madison? Nessuno le aveva mai insegnato che certe cose non si dicono? Era davvero troppo giovane per capire quanto potessero essere cattive quelle parole?

Rendendosi conto che non ci sarebbero state scuse adatte a risolvere quella situazione, la ragazza afferrò il resto e spinse la bambina fuori dal negozio, prima che potesse pensare a qualcos’altro di scortese o personale da dire.

“Non è educato dire cose simili”, spiegò, quando furono a distanza di sicurezza.

“Perché?” chiese Madison. “È la verità. È molto più grassa di quando l’ho vista l’ultima volta nelle vacanze estive, ad agosto”.

“È sempre meglio non dire niente, se noti una cosa simile, soprattutto se altre persone possono sentire. Potrebbe avere un problema alla tiroide, o magari prende delle medicine che fanno ingrassare, come il cortisone. O potrebbe essere incinta e non volerlo ancora dire a nessuno”.

Cassie osservò Dylan alla sua sinistra, per vedere se stesse ascoltando, ma il ragazzo stava cercando qualcosa nelle sue tasche e sembrava preoccupato.

Madison aggrottò la fronte, mentre pensava a quelle parole.

“Ok”, disse. “Me ne ricorderò per la prossima volta”.

Cassie fece un sospiro di sollievo, perché la bambina sembrava aver capito la spiegazione.

“Vuoi una mela candita?”

Cassie passò a Madison la sua mela candita, che lei si mise in tasca, e passò l’altra a Dylan. Ma quando gliela diede, lui la allontanò.

Guardandolo con sorpresa, Cassie vide che stava aprendo uno dei bastoncini di zucchero del negozio da cui erano appena usciti.

“Dylan...” iniziò.

“Ah, no, ne volevo uno anche io”, si lamentò Madison.

“Te ne ho preso uno”, e glielo passò.

“Dylan!” Cassie si sentì come se le mancasse il respiro e la sua voce uscì alta e stridula. La sua mente iniziò a correre a mille all’ora mentre a fatica assorbiva l’accaduto. Aveva forse capito male?

No, non c’era alcuna possibilità che Dylan avesse potuto acquistare i dolci. Dopo il commento imbarazzante di Madison, lei li aveva fatti uscire entrambi di corsa dal negozio. Non c’era stato il tempo per Dylan di pagare, soprattutto visto che la commessa non era molto esperta nell’uso della cassa antiquata.

“Sì?” chiese lui, guardandola con curiosità, e Cassie si sentì rabbrividire per il fatto che non riusciva a scorgere alcuna emozione nei suoi pallidi occhi blu.

“Credo... credo che tu ti sia dimenticato di pagare per quei dolci”.

“Non ho pagato”, disse con noncuranza.

Cassie lo fissò, totalmente scioccata.

Dylan aveva appena ammesso molto tranquillamente di aver rubato dei beni da un negozio.

Non si sarebbe mai immaginata che il figlio di Ryan potesse fare una cosa simile. Quello andava ben oltre l’ambito della sua esperienza e non sapeva proprio come avrebbe dovuto reagire. Si sentì scossa per il fatto che l’idea di famiglia perfetta che si era fatta, e in cui credeva fermamente, era ben lontana dalla realtà. Come poteva essersi sbagliata fino a quel punto?

Il figlio di Ryan aveva appena commesso un reato. E peggio ancora, non mostrava alcun rimorso, nessuna vergogna, neanche il piccolo indizio che lasciasse indicare che avesse capito la gravità delle sue azioni. La fissò tranquillamente, non sembrando assolutamente preoccupato da quanto aveva commesso.




CAPITOLO SEI


Mentre stava lì in piedi, immobile per lo shock e senza la minima idea di come avrebbe dovuto gestire il furto di Dylan, Cassie si rese conto che Madison invece aveva già le idee molto chiare in merito.

“Non mangio prodotti rubati”, annunciò la ragazzina. “Te li puoi riprendere”.

Allungò la mano col bastoncino di zucchero verso Dylan.

“Perché me lo ridai? L’ho preso per te, perché lo volevi, e il primo negozio non li aveva, e poi Cassie ha fatto la taccagna e non ha voluto comprartelo”.

Dylan parlò in tono aggressivo, come se si fosse aspettato dei ringraziamenti per aver risolto la situazione.

“Sì, ma non ne volevo uno rubato”.

Dopo averglielo sbattuto in mano, Madison incrociò le braccia.

“Se non lo prendi ora, non te lo offrirò di nuovo”.

“Ho detto di no”.

Col mento sollevato, Madison si allontanò.

“Sei con me, o contro di me. Sai cosa dice sempre la mamma”, le urlò dietro Dylan. Cassie si sentì inondare di preoccupazione quando il ragazzo nominò la madre, e percepì più che un’apparenza di minaccia nel suo tono di voce.

“Ok, basta ora”.

In pochi passi veloci, Cassie afferrò il braccio di Madison e la fece voltare, riportandola indietro, così che tutti si guardassero in faccia, sul marciapiede di ciottoli. Si sentì congelare per la paura. Stava perdendo il controllo della situazione, i bambini stavano iniziando a litigare, e lei non aveva neanche nominato il furto. Indipendentemente da quanto fossero scioccati, o dalle emozioni che stavano trattenendo, si trattava di un reato.

La cosa che la lasciava maggiormente stupita era il fatto che si fosse trattato del negozio di qualcuno che era in rapporti amichevoli con la famiglia. La proprietaria si era anche offerta di dar loro un passaggio in paese! Non si dovrebbe rubare a qualcuno che ti ha offerto un passaggio. Beh, non si dovrebbe rubare a nessuno, ma di certo non a qualcuno che aveva offerto generosamente aiuto quella mattina stessa.

“Andiamo a sederci”.

C’era un piccolo Café alla loro sinistra, che sembrava pieno, ma, dopo aver visto una coppia che si stava alzando da un tavolino, Cassie fece entrare velocemente i bambini dalla porta.

Un minuto dopo erano tutti e tre seduti al caldo, all’interno del locale, circondati dall’odore delizioso di caffè e dolci burrosi e croccanti.

Cassie stava fissando il menù, sentendosi inutile, perché al passare di ogni secondo era più evidente che lei non avesse idea di come gestire la situazione.

Idealmente, avrebbe dovuto far rientrare Dylan in negozio e fargli pagare quanto prelevato, ma se si fosse rifiutato? Inoltre non sapeva quale fosse la pena per il taccheggio nel Regno Unito. Dylan sarebbe potuto finire nei guai, se il regolamento del negozio imponeva ai commessi di denunciare il furto alla polizia.

Poi Cassie ripensò al susseguirsi degli eventi e si rese conto che forse poteva esserci un diverso punto di vista.

Si ricordò che, poco prima che Dylan rubasse i dolci, Madison aveva citato quella volta in cui avevano arrostito le castagne con la madre. Forse quel ragazzo silenzioso aveva sentito le parole della sorella e gli era tornato in mente il trauma che la famiglia aveva vissuto.

Magari aveva semplicemente fatto agire le sue emozioni represse in merito al divorzio, facendo deliberatamente qualcosa di proibito. Più Cassie pensava a quella possibilità, più per lei aveva senso.

In quel caso, sarebbe stato certamente meglio gestire la situazione in maniera più sensibile.

Diede un’occhiata a Dylan, che stava sfogliando il menù; non sembrava assolutamente preoccupato.

Anche Madison pareva aver superato il suo attimo d’ira. Il fatto di aver rifiutato il prodotto rubato e aver chiarito a Dylan come la pensasse al riguardo, sembrava essere stato sufficiente a calmarla. Al momento era impegnata a leggere le descrizioni dei vari frullati.

“Ok”, disse Cassie. “Dylan, per favore, dammi tutto ciò che hai rubato. Svuota le tasche”.

Dylan frugò nelle tasche e tirò fuori quattro bastoncini di zucchero e un pacchetto di gelatine.

Cassie fissò il piccolo mucchietto.

Non aveva rubato molto. Non si trattava di un grosso furto. Il problema era l’azione stessa, e il fatto che il ragazzo non credeva che fosse una cosa sbagliata.

“Ti devo sequestrare questi dolci, perché non è corretto prendere qualcosa senza pagare. La commessa potrebbe avere dei problemi se quanto registrato in cassa non corrisponde ai prodotti usciti dal negozio. E tu saresti potuto finire in guai seri. Tutti quei negozi hanno delle telecamere di sicurezza”.

“Ok”, rispose lui, sembrando annoiato.

“Dovrò dirlo a tuo padre, e vedremo lui cosa deciderà di fare. Per favore non fare di nuovo una cosa simile, indipendentemente da quanto tu stia cercando di aiutare, o da quanto pensi che il mondo sia ingiusto nei tuoi confronti, o da quanto sei sconvolto per problemi familiari. Potrebbero esserci gravi conseguenze. Capito?”

Cassie prese i dolci e li mise nella propria borsa.

Osservando i bambini, notò che Madison, che non aveva bisogno di essere avvisata, sembrava molto più preoccupata dello stesso Dylan. Lui invece la stava guardando con un’espressione in volto che poteva indicare solo confusione. Annuì leggermente, e la ragazza capì che era tutto ciò che avrebbe ottenuto.

Aveva fatto ciò che poteva. Tutto quello che le rimaneva da fare ora era passare l’informazione a Ryan e lasciare che se ne occupasse lui.

“Vuoi un frullato, Madison?” chiese.

“Non puoi mai sbagliare col cioccolato”, la consigliò Dylan, e improvvisamente la tensione si ruppe e tutto tornò alla normalità.

Cassie fu estremamente sollevata per il fatto di essere riuscita a gestire la situazione. Si rese conto che le tremavano le mani e le mise sotto il tavolo, così che i bambini non le potessero vedere.

Cercava sempre di evitare i litigi, perché le portavano alla mente ricordi di quelle volte in cui ne era stata una partecipante inerme e involontaria. Si ricordò di scene frammentate da urla e grida di pura rabbia. Piatti rotti - le tornò in mente come, nascosta sotto il tavolo da pranzo, potesse sentire le schegge pungerle le mani e la faccia.

Quando ne aveva la possibilità, in ogni litigio, finiva sempre per fare qualcosa di simile al nascondersi.

In quel momento, era felice di essere riuscita a imporre la propria autorità in modo calmo, ma deciso, e che quella giornata non si fosse in effetti rivelata un disastro.

La direttrice del Café si affrettò verso di loro per prendere le ordinazioni, e Cassie iniziò a rendersi conto di quanto fosse piccola quella città, perché anche lei conosceva la famiglia.

“Ciao Dylan, ciao Madison. Come stanno i vostri genitori?”

Cassie si sentì rabbrividire, rendendosi conto che la signora non era al corrente delle ultime notizie, e lei non aveva discusso con Ryan in merito a cosa dire in una situazione simile. Mentre cercava disperatamente le parole giuste, Dylan rispose.

“Stanno bene, grazie, Martha”.

Cassie fu grata per la breve risposta di Dylan, sebbene fosse sorpresa di quanto suonasse normale. Aveva creduto che lui e Madison sarebbero stati turbati a sentire parlare dei propri genitori. Forse Ryan gli aveva detto di non parlarne con persone che non conoscevano la situazione. Si disse che probabilmente la ragione era proprio quella, soprattutto per il fatto che la donna sembrava essere di fretta, e aveva posto quella domanda solo per educazione.

“Salve, Martha. Mi chiamo Cassie Vale”, le disse.

“Sembri americana. Lavori per la famiglia Ellis?”

Cassie trasalì nuovamente a sentire la donna parlare di loro come di una famiglia unita.

“Dò solo una mano”, disse, ricordandosi che, sebbene avesse un accordo informale con Ryan, doveva stare attenta.

“È così difficile trovare un aiuto valido. Abbiamo carenza di personale in questo periodo. Una delle nostre cameriere è stata cacciata dal Paese proprio ieri, perché non aveva i giusti documenti”.

Diede un’occhiata a Cassie, che guardò immediatamente altrove. Cosa voleva dire la donna? Che sospettava che neanche Cassie avesse un visto lavorativo, visto il suo accento americano?

Si trattava di un indizio del fatto che le autorità locali stessero ponendo un freno a quel tipo di lavoro nero?

Lei e i bambini diedero le loro ordinazioni in modo rapido e, con grande sollievo di Cassie, la direttrice si allontanò.

Poco dopo, una cameriera dall’aspetto stressato, che era chiaramente del luogo, portò loro gli sformati e le patatine fritte.

Cassie non voleva perdere tempo col cibo, e rischiare un’altra chiacchierata, dato che il ristorante stava iniziando a svuotarsi. Non appena ebbero finito, si diresse al bancone per pagare.

Quando uscirono dal Café, tutti e tre si incamminarono verso la direzione da cui erano venuti. Si fermarono in un negozio di prodotti per animali, dove comprarono del cibo per i pesci di Dylan, che lui le aveva detto si chiamavano Arancia e Limone, e un sacchetto di sabbietta per il suo coniglio, Benjamin Bunny.

Mentre si dirigevano verso la fermata dell’autobus, Cassie sentì della musica, e notò che alcune persone si erano ammassate nella piazza.

“Cosa credi stia succedendo?” Madison aveva notato il gruppo, nello stesso momento in cui Cassie si era girata.

“Possiamo andare a vedere?” chiese Dylan.

Attraversarono la strada e scoprirono che si trattava di uno spettacolo improvvisato.

Nell’angolo nord della piazza c’era un gruppo composto da tre persone, che stavano suonando dal vivo. Nell’angolo opposto c’era un artista che creava animali coi palloncini. Si era già formata una fila di bambini e genitori.

Al centro c’era un mago, vestito elegantemente con un abito e un cilindro, che eseguiva dei trucchi.

“Oh, wow. Adoro i trucchi di magia”, sospirò Madison.

“Anche io”, convenne Dylan. “Mi piacerebbe studiarli. Voglio sapere come funzionano”.

Madison alzò gli occhi al cielo.

“Semplice. È magia!”.

Il mago concluse il suo trucco proprio quando lo raggiunsero, di fronte a sussulti e applausi. Poi, quando la folla si disperse, l’artista si girò verso di loro.

“Benvenuti. Grazie per essere qui in questo bellissimo pomeriggio. Che bella giornata! Ma dimmi, ragazzina, non hai freddo?”

L’uomo fece cenno a Madison di avvicinarsi.

“Freddo? Io? No”. La ragazzina fece un passo avanti, sorridendo parzialmente, divertita ma cauta.

Lui porse le mani vuote e si avvicinò. Poi le batté insieme vicino alla testa di Madison.

Lei sussultò. Quando l’uomo abbassò le mani, tra queste vi era un piccolo pupazzo di neve giocattolo.

“Come ha fatto?” gli chiese.

Lui le passò il giocattolo.

“È stato tutto il tempo sulla tua spalla, stava viaggiando con te”, spiegò l’uomo, e Madison iniziò a ridere, incredula e stupefatta.

“Ora, vediamo quanto sono veloci i vostri occhi. Ecco come funziona. Voi fate una scommessa, qualunque quantità vogliate, mentre io muovo le carte. Se riuscite a indovinare dove sia la regina, ve ne restituisco il doppio. Se sbagliate, andate via a mani vuote. Quindi che dite, volete provare?”

“Io! Posso avere dei soldi?”, chiese Dylan.

“Certo. Quanto vuoi perdere?” Cassie rovistò nella tasca della propria giacca.

“Voglio perdere cinque sterline, grazie. O vincerne dieci, ovvio”.

Cosciente del fatto che vi era una nuova folla di persone che si stava radunando intorno a loro, Cassie diede i soldi a Dylan e lui pagò.

“Questo dovrebbe essere facile per te, giovanotto, posso vedere che hai un occhio rapido. Ma ricorda, la regina è una donna scaltra, e ha vinto numerose battaglie.

“Guarda attentamente, mentre distribuisco quattro carte. Vedi, le metto a faccia in su, perché sia tutto alla luce del sole. È quasi fin troppo semplice. È come regalare soldi. La regina di cuori, il nove di fiori, il jack di quadri e l’asso di picche. Dopo tutto, proprio come dicono del matrimonio, si comincia con cuori, fiori e regali, ma verso la fine l’unica cosa utile sono le armi”.

Ci fu uno scoppio di risa dalla folla.

L’allusione del mago a un matrimonio in rovina portò Cassie a guardare nervosamente verso i bambini, ma Madison sembrò non aver capito la battuta, e l’attenzione di Dylan era tutta rivolta verso le carte.

“Ora le giro”.

Una alla volta, girò tutte le carte a faccia in giù.

“E ora, le muovo”.

Tempestivamente, ma non troppo velocemente, l’uomo mischiò le quattro carte. Fu complicato star dietro ai suoi movimenti, ma quando si fermò, Cassie era abbastanza sicura che la regina si trovasse all’estrema destra.

“Dov’è la nostra regina?” chiese il mago.

Dylan fece una pausa, poi indicò la carta sulla destra.

“È sicuro, signore?”

“Sono sicuro”. Dylan annuì.

“Ha una possibilità per cambiare idea”.

No, confermo la mia scelta. Deve essere lì”.

“Deve essere lì. Beh, vediamo se la regina è d’accordo, o se uno dei suoi compagni è riuscito invece a farla nascondere”.

L’uomo girò la carta e Dylan si lasciò sfuggire un lamento.

Era il jack di quadri.

“Diamine” disse.

“Il jack. Sempre pronto a difendere la sua regina. Leale fino alla fine. Ma la nostra regina di cuori, simbolo dell’amore, riesce a fregarci tutti”.

“Quindi dov’è la regina?”

“Esatto, dove si trova?”

Cassie aveva notato che mentre l’uomo mischiava le carte, ve n’era una che non aveva mai toccato. Quella all’estrema sinistra. Si trattava dell’asso di picche.

“Io credo si trovi lì”, tentò, indicando la carta.

“Ah, ecco una donna intelligente, che indica l’unica carta che sa benissimo non essere quella giusta. Ma sapete come si dice? I miracoli accadono”.

Con un gesto plateale, il mago girò la carta, ed ecco la regina.

Si udirono risa e applausi dalla folla in mezzo alla piazza, e Cassie sentì un’ondata di piacere mentre Madison e Dylan le battevano il cinque.

“È un peccato che non abbia scommesso, signora. Avrebbe vinto dei soldi ora, ma è così che funziona. A chi servono i soldi, quando si è stati scelti dall’amore?”

Cassie sentì che le sua guancia si stavano arrossando. ‘Se fosse davvero così!’ Si disse, speranzosa.

“Come ricordo, può avere la carta stessa”.

Il mago la mise dentro un sacchetto di carta e lo chiuse con un adesivo, prima di passarlo a Cassie, che lo infilò nella tasca laterale della propria borsa.

“Mi chiedo cosa sarebbe successo se avessi scelto quella carta”, commentò Dylan mentre si allontanavano.

“Sono sicura che sarebbe stato il Jack di quadri”, disse Cassie. È così che fa i soldi, cambiando le carte quando gli spettatori scommettono”.

“Le sue mani erano velocissime”, disse Dylan, scuotendo la testa.

“Devono avere un’abilità innata, e si allenano per anni”, suppose Cassie.

“Credo che sia proprio così”, convenne Dylan, proprio quando raggiunsero la fermata dell’autobus.

“Si tratta anche di un diversivo, ma non sono sicura di come lo mettano in atto, quando le quattro carte sono così vicine tra loro. Ma deve funzionare, in qualche modo”.

“Ok, proviamo. Cerca di ingannarmi con un diversivo, Cassie”, disse Madison.

“Ok, però ora sta arrivando l’autobus. Saliamo prima”.

Madison si girò per guardare, e mentre era distratta, Cassie le prese la mela candita dalla tasca della giacca.

“Ehi, cosa hai fatto? Ho sentito qualcosa. E non c’è nessun autobus”. Madison si voltò, vide Dylan scoppiare a ridere, si fermò per un momento mentre cercò di capire cosa fosse successo, e poi iniziò a ridacchiare lei stessa.

“Mi hai fregato!”

“Non è sempre così semplice. Sono stata fortunata”.

“Arriva l’autobus, Madison”, disse Dylan.

“Non guardo questa volta. Non puoi fregarmi due volte di seguito”. Ancora ridendo sguaiatamente, incrociò le braccia.

“E allora rimarrai qui”, le disse Dylan mentre l’elegante autobus di campagna sostava alla fermata.

Durante il breve percorso verso casa, i tre fecero del loro meglio per cercare di sviarsi l’uno con l’altro. Quando raggiunsero la loro fermata, Cassie aveva dolore agli addominali per il troppo ridere, e si sentiva piena di felicità per il successo che aveva avuto quella giornata.

Mentre aprivano la porta, il suo cellulare suonò. Era un messaggio di Ryan, che le diceva che avrebbe portato la pizza per cena, e se ci fosse qualche tipo di condimento che non le piacesse.

Lei scrisse in risposta “Sono di gusti facili, grazie”, poi si rese conto di come potesse essere frainteso quel messaggio proprio quando stava per inviarlo.

Si sentì arrossire, mentre cancellò quelle parole e le sostituì con altre, “Va benissimo qualunque condimento. Grazie”.

Un minuto dopo il suo telefono suonò nuovamente e Cassie lo afferrò, entusiasta per il messaggio di Ryan.

Ma il messaggio non era da parte sua. Lo aveva mandato Renee, una delle sue amiche di scuola, negli USA.

“Ehi, Cassie, qualcuno ti ha cercato stamattina. Una donna che chiamava dalla Francia. Ti stava cercando, ma non ha aggiunto altro. Posso darle il tuo numero?”

Cassie lesse nuovamente il messaggio e improvvisamente quel paesino non sembrò più così remoto e sicuro.

Con il processo contro il suo ex datore di lavoro alle porte, a Parigi, e il team della difesa che cercava ulteriori testimoni, si sentì terrorizzata e in trappola.




CAPITOLO SETTE


Mentre aiutava i bambini con la loro routine serale di doccia e pigiama, Cassie non riuscì a togliersi quel messaggio dalla mente. Cercò di convincere se stessa che gli avvocati di Pierre Dubois avrebbero potuto chiamarla direttamente, senza aver bisogno di rintracciarla per mezzo di una vecchia compagna di scuola, ma rimaneva il fatto che ci fosse qualcuno che la stava cercando.

Aveva un urgente bisogno di scoprire di chi si trattasse.

Dopo aver riordinato il bagno, rispose a Renee.

“Hai il numero di questa signora? Ti ha lasciato il suo nome?”

Lasciando il telefono in camera, Cassie si diresse verso la cucina e aiutò Madison a preparare il tavolo, aggiungendo tutti i condimenti per la pizza: sale e pepe, aglio tritato, tabasco e maionese.

“A Dylan piace la maionese”, spiegò Madison. “A me fa schifo”.

“Anche a me”, confessò Cassie, e il suo cuore sussultò, quando sentì la porta principale aprirsi.

Madison corse fuori dalla cucina, con Cassie dietro di lei.

“Arrivano le pizze!” urlò Ryan, passando a Madison la pila di scatole. “Sono contento di essere al calduccio. Si sta facendo veramente freddo là fuori, e anche buio”.

Ryan vide Cassie, e, proprio come lei aveva sperato, sul suo viso comparve quel sorriso malvagiamente attraente.

“Ciao Cassie. Stai benissimo. Vedo che ti si sono arrossate un po’ le guance con tutta l’aria salmastra che abbiamo qui. Non vedo l’ora di sentire della vostra giornata”.

Cassie gli sorrise a sua volta, grata per il fatto che lui avesse pensato che il suo rossore era dovuto all’aria fresca, anziché al fatto che aveva iniziato a sentirsi eccitata ed imbarazzata non appena era arrivato lui.

Mentre prendeva le scatole dalle sue mani, Cassie si disse che sarebbe stato meglio che la cotta per il suo datore di lavoro si calmasse.

Pochi minuti dopo, Ryan si unì a loro in cucina, e Cassie notò che aveva in mano un sacchetto di carta marrone.

“Ho preso regali per tutti”, annunciò.

“Cosa mi hai preso?” chiese Madison.

“Pazienza, tesoro. Sediamoci, prima”.

Quando i bambini furono seduti a tavola, aprì il sacchetto.

“Maddie, per te ho preso questo”.

Era una maglietta stretta e nera, con una scritta di brillantini rosa che era scritta capovolta.

“Questa è la mia maglietta per le verticali”, diceva il testo.

“Oh, è bellissima! Non vedo l’ora di indossarla in palestra”, disse Madison, sorridendo radiosa mentre girava la maglietta, per vedere le luci che la facevano brillare.

“Per te Dylan, questo”.

Il suo regalo era una maglia a maniche lunghe giallo fosforescente, per la bici.

“Bella, papà, grazie”.

“Spero che così tu sia più al sicuro, visto che al mattino è più buio ora. E questi sono per te, Cassie”.

Con enorme stupore della ragazza, Ryan tirò fuori dalla borsa un paio di guanti caldi ed eleganti. Gli occhi della ragazza si spalancarono quando si rese conto che erano quasi identici a quelli che aveva provato in paese.

“Oh, sono davvero stupendi. E mi saranno molto utili”.

Sconcertata, Cassie notò di essere nuovamente in balia della sua cotta, e stava immaginando se stessa con i guanti addosso, mentre sedeva sul terrazzo a bere un bicchiere di vino con lui.

“Spero che ti vadano bene. Ho fatto del mio meglio per immaginarmi le tue mani mentre li stavo comprando”, disse Ryan.

A cassie mancò il fiato per un momento, mentre si chiedeva se anche lui stesse pensando la stessa cosa che pensava lei.

“Quindi, vi siete divertiti oggi?” chiese Ryan.

“Tantissimo. C’era un mago in paese. Mi ha regalato un pupazzo di neve, e ha fregato Dylan, vincendo cinque sterline. Poi Cassie ha indovinato dove fosse la carta e l’ha vinta, ma non ha vinto soldi”.

“Che carta ha vinto?” Ryan chiese alla figlia.

“La regina di cuori. Il mago ha detto che vuol dire che presto troverà l’amore”.

Cassie bevve un sorso di succo d’arancia, perché non sapeva dove guardare e non voleva assolutamente incontrare lo sguardo di Ryan.

“Beh, credo che Cassie si meriti quella carta, e tutto quello che le porterà”, disse Ryan, e la ragazza quasi rovesciò il succo, mentre posava il bicchiere.

“E poi cosa avete fatto?” chiese.

“Abbiamo incominciato a parlare di diversivi, mentre andavamo alla fermata dell’autobus, e Cassie mi ha distratto e mi ha rubato la mela candita!”

Madison sputò quasi fuori le parole, e, anche se era troppo impegnato a mangiare la pizza per dire molto, Dylan annuì con entusiasmo.

“Anche noi ti abbiamo comprato qualcosa”, disse Cassie, e passò a Ryan gli anacardi, timidamente.

“I miei preferiti! Domani avrò una giornata piena, quindi li porterò con me, così posso mangiarli per pranzo. Che bel pensiero. Grazie per questo regalo premuroso”.

Mentre disse queste ultime parole, Ryan guardò Cassie direttamente negli occhi, e non abbassò il suo sguardo penetrante per molti secondi.

Quando ebbero finito le pizze - Cassie non mangiò molto, perché non aveva fame, ma ci pensarono gli altri a finire ogni singola fetta - la ragazza accompagnò i bambini in salotto per la loro ora di televisione, e dopo aver guardato tutti insieme un talent show, li mise a letto.

Madison era ancora su di giri per le avventure di quella giornata, e per il talent show, dove si erano esibiti due gruppi di ginnaste.

“Credo che da grande vorrò essere una ginnasta”, disse.

“Richiede un duro lavoro, ma se è il tuo sogno, dovresti provarci”, la consigliò Cassie.

“Non credo di riuscire a dormire”.

“Vuoi che parliamo ancora un po’? O preferisci che ti legga una storia?”

Cassie cercò di non essere impaziente al pensiero di Ryan seduto sul terrazzo con un bicchiere di vino, che la aspettava. O forse non la stava aspettando, e sarebbe andato a letto presto. In quel caso, avrebbe perso l’occasione per parlargli del furto commesso da Dylan.

Quel ricordo la scosse. A causa della felicità per quel regalo premuroso, e le chiacchierate a tavola durante la cena, si era dimenticata di quello spiacevole episodio. Era suo dovere dirlo a Ryan, anche se ciò avrebbe significato rovinare quella splendida giornata.

“Preferisco leggere un po’”.

Madison uscì da sotto le lenzuola, si avvicinò alla mensola e scelse un libro che aveva sicuramente letto già molte volte, dato che la copertina era piena di pieghe e le pagine avevano un sacco di orecchie.

“Questo libro parla di una ragazza qualsiasi che diventa una ballerina. Mi piace un sacco, è entusiasmante. Lo è ogni volta che lo leggo. Non pensi che sia strano?”

“No, per niente. Le storie migliori ti fanno sempre sentire in questo modo”, disse Cassie.

“Cassie, secondo te insegnano ginnastica in collegio?”

Di nuovo il collegio. La ragazza si prese un momento per rispondere.

“Sì, soprattutto per il fatto che i collegi di solito sono scuole più grandi. Mi verrebbe da pensare che abbiano un sacco di strutture per diversi sport”.

Madison parve soddisfatta da quella risposta, ma poi fece un’altra domanda.

“Si può restare in collegio durante le vacanze?”

“No, si torna a casa. Perché vorresti rimanere a scuola durante le vacanze?”

Cassie sperava che Madison rispondesse, ma la bambina si tirò il piumone su fino al mento e aprì il libro.

“Ero solo curiosa. Buonanotte. Mi spengo la luce da sola”.

“Vengo a controllarti più tardi”, promise Cassie, prima di chiudere la porta.

Corse in camera sua, afferrò il cappotto e indossò i suoi bellissimi guanti nuovi, poi si affrettò verso il balcone.

Con suo sollievo, vide che Ryan era ancora lì. Anzi, provò un brivido di felicità quando vide che l’aveva aspettata per versare il vino. Non appena la vide, si alzò in piedi, avvicinò l’altra sedia alla propria e sprimacciò il cuscino prima che lei si sedesse.

“Salute. Grazie mille per oggi. È la sensazione più bella del mondo vedere i bambini così felici”.

“Salute”.

Mentre i bicchieri si toccarono, Cassie ricordò che non era stata una giornata perfetta. C’era stato un incidente grave. Come glielo avrebbe detto? E se l’avesse criticata e le avesse detto che doveva gestire la situazione in modo diverso?

Sarebbe stato meglio dirglielo con calma, e cercare di introdurre l’argomento nel discorso. Sperò che Ryan parlasse ancora del divorzio, che sarebbe stato l’argomento perfetto perché lei potesse dire “Sai, credo che il divorzio abbia segnato Dylan più di quanto pensassimo, perché ha rubato dei dolcetti dal negozio, proprio dopo che Madison aveva parlato della madre”.

Parlarono per un po’ del tempo - l’indomani sarebbe dovuta essere una bella giornata - e degli impegni dei bambini. Ryan spiegò che lo scuolabus sarebbe passato a prenderli alla fermata alle sette e trenta del mattino, e che a quell’ora lui sarebbe già stato al lavoro; aggiunse che sarebbero stati i bambini stessi a dirle a che ora doveva passare a prenderli a scuola, e se dovevano andare a qualche attività.

“C’è una tabella dentro all’anta dell’armadio in camera mia, se vuoi dargli un’occhiata”, disse. “La aggiorno ogni qual volta ci sia una modifica negli orari”.

“Grazie mille. La controllerò se ne dovessi avere bisogno”.

“Sai...”, disse Ryan, e Cassie si irrigidì e scolò l’ultimo sorso di vino, perché il tono di voce dell’uomo era cambiato, diventando molto più serio. Era certa che avrebbe parlato del divorzio, e ciò voleva dire che era giunto il momento di introdurre il difficile argomento del furto di Dylan.

Lui riempì entrambi i bicchieri prima di continuare.

“Sai, ti ho pensato molto oggi. Non appena ho visto quei guanti mi sei venuta in mente, e mi sono reso conto di quanto mi sia piaciuta la nostra chiacchierata di ieri sera, qui fuori. I guanti erano in realtà il mio modo per dirti che mi piacerebbe che passassi ogni sera qui fuori con me”.

Per un attimo Cassie non seppe cosa dire. Non poteva credere a quello che Ryan aveva appena detto. Poi, quando assorbì quanto aveva sentito, si sentì piena di felicità.

“Con piacere. Mi è piaciuto un sacco il tempo trascorso insieme ieri sera”.

Voleva aggiungere altro, ma si fermò. Doveva stare molto attenta a esprimere le emozioni che le stavano crescendo dentro, perché Ryan poteva aver fatto quel commento solo per educazione.

“Ti vanno bene?” Poggiò la mano di Cassie sul proprio palmo e passò il pollice gentilmente sulle sue dita.

“Si, sono perfetti. E non sento assolutamente freddo”.

Il cuore della ragazza batteva talmente forte che lei si chiese se lui potesse sentirlo, mentre le accarezzava gentilmente il polso, prima di lasciare la presa.

“Ti ammiro davvero molto sai, ad aver fatto una cosa come quella di viaggiare all’estero. Hai deciso di farlo da sola? O con un’amica?”

“Da sola”, disse Cassie, felice che lui capisse quanto era stata dura.

“È davvero incredibile. Che ne pensa la tua famiglia?”

Cassie non voleva mentire, perciò fece del suo meglio per deviare il discorso.

“Mi hanno supportato tutti. Amici, famiglia, e il mio ex datore di lavoro. Alcuni amici mi hanno detto che avrei sofferto di nostalgia e sarei rientrata dopo poco tempo, ma non è successo”.

“E hai lasciato a casa qualcuno di speciale? Un fidanzato, magari?”

Cassie riuscì a malapena a respirare quando capì che cosa potesse implicare quella domanda. Che Ryan stesse accennando a qualcosa? O si trattava solo di una domanda generale, per conoscerla meglio? Doveva stare attenta, perché era così attratta da lui che avrebbe potuto facilmente dire qualcosa di inappropriato.

“Non ho un fidanzato. Uscivo con un ragazzo all’inizio dell’anno, negli USA, ma ci siamo lasciati ben prima che partissi”.

Non era vero. Aveva lasciato il suo ex violento solo qualche settimana prima di partire, e uno dei motivi principali per cui aveva deciso di partire era quello di poter andare tanto lontano da non poter essere seguita, e non avere la tentazione di perdonarlo.

Cassie non poteva raccontare la verità. In quel preciso momento, su quel terrazzo a guardare le onde che in lontananza si infrangevano sulla riva, voleva che Ryan pensasse che la sua relazione fosse acqua passata. Che lei fosse serena, senza strascichi, e pronta per una nuova avventura.

“Sono felice tu ti sia confidata. Sarebbe sbagliato da parte mia non assicurarmene”, disse Ryan a bassa voce. “E suppongo sia stata tu a lasciarlo, perché non riesco ad immaginare che sia andata diversamente”.

Cassie lo fissò, ipnotizzata dai suoi pallidi occhi blu, sentendosi come in un sogno.

“Sì, l’ho lasciato io. Le cose non stavano funzionando, e ho dovuto prendere una decisione difficile”.

Lui annuì.

“È questo che ho percepito in te dalla prima volta che abbiamo parlato. La tua forza interiore. Quell’abilità di sapere ciò che vuoi, e fare di tutto per ottenerlo. E nonostante ciò sei molto empatica, gentile e saggia”.

“Beh, non saprei riguardo a quest’ultima. La maggior parte delle volte non mi sento molto saggia”.

Ryan rise. “Questo è perché sei troppo impegnata a vivere la vita per essere introspettiva. Un’altra grande qualità”.

“Beh, credo che stando qui potrei imparare molto da qualcuno, in merito a ciò”, ribatté.

“La vita non è più divertente quando la si passa con qualcuno che la renda meritevole di essere vissuta?”.

Le parole di Ryan la punzecchiavano, ma il volto era serio, e lei si accorse di non riuscire a distogliere lo sguardo.

“Sì, certamente”, bisbigliò Cassie.

Non sembrava proprio essere una normale conversazione. Significava qualcosa di più. Doveva essere per forza così.

Ryan posò il bicchiere e le prese la mano, aiutandola ad alzarsi dal cuscino. Quando lei si girò per rientrare, il suo braccio la avvolse intorno alla vita per alcuni secondi, come per caso.

“Dormi bene”, disse Ryan, quando raggiunsero la porta della camera di Cassie.

La mano dell’uomo le sfiorò la parte bassa della schiena, mentre si piegava verso di lei, e per un momento gli occhi stupefatti di Cassie analizzarono la forma della sua bocca, salda e sensuale, circondata da un leggero tocco di barba.

Poi le labbra dell’uomo toccarono le sue per un momento, prima che lui si allontanasse e le dicesse, gentilmente “Buonanotte”.

Cassie rimase a guardare finché lui non ebbe chiuso la porta della sua camera e poi, sentendosi come se stesse galleggiando, controllò che la luce in camera di Madison fosse spenta e tornò nella sua stanza.

Con un sussulto, si rese conto di essersi dimenticata di dire a Ryan del furto.

Non ve ne era stata l’opportunità. La serata non era andata in quella direzione. A dire il vero era andata in una direzione totalmente opposta, talmente inaspettata da averla lasciata meravigliata, speranzosa e trepidante. Sentiva che con quel bacio si era aperta una porta, e oltre la soglia, aveva notato qualcosa che avrebbe potuto cambiare il suo intero mondo.

Lo aveva inteso come un bacio amichevole? O significava qualcosa di più? Lei non ne era certa, ma riteneva di sì. L’incertezza la faceva sentire nervosa ed eccitata, ma in maniera positiva.

Una volta tornata in camera, Cassie controllò di nuovo il telefono, e vide che Renee le aveva risposto.

“La donna ha detto che chiamava da una cabina telefonica, quindi nessun numero. Se dovesse richiamare le chiederò il nome”.

Mentre leggeva il messaggio, Cassie ebbe un’idea improvvisa.

Quella donna misteriosa aveva chiamato da una cabina telefonica, aveva paura a lasciare i propri dettagli, e aveva contattato una vecchia amica di scuola di Cassie, che era la sua unica amica che ancora viveva nella loro città natale.

Il padre di Cassie si era trasferito dal paese in cui lei era cresciuta. Si era trasferito molte volte, cambiando lavoro e fidanzata e perdendo il telefono quasi ogni volta che usciva a bere. Lei aveva perso i contatti con lui da anni e non aveva intenzione di vederlo mai più. L’uomo stava invecchiando, aveva una salute instabile, e si era creato la vita che meritava. In ogni caso, ciò implicava che fosse praticamente impossibile contattarlo, se ad esempio un membro della famiglia decidesse di cercarlo. Nemmeno Cassie avrebbe saputo come contattare il proprio padre in quel momento.

C’era una possibilità, e le sembrava sempre più probabile ogni volta che ci pensava, che la persona che l’aveva cercata fosse sua sorella, Jacqui, che stava facendo del suo meglio per trovare Cassie. Un vecchio compagno di scuola sarebbe stata l’unica possibilità di rintracciarla, per qualcuno senza presenza sui social media, e Jacqui non lo era. Cassie l’aveva cercata molte volte, facendo una ricerca ogni volta che ne aveva il tempo, sperando che il suo lavoro da detective potesse scovare qualche indizio sulla posizione di sua sorella.

La ragazza si sentì la pelle d’oca al pensiero che la persona che l’aveva cercata fosse proprio sua sorella.

Il fatto che la stesse cercando non implicava che Jacqui fosse in una bella situazione, ma quello Cassie non l’aveva mai creduto. Se Jacqui fosse stata bene, e si fosse sistemata, con un lavoro stabile e un appartamento, l’avrebbe contattata molto tempo prima.

Quando Cassie pensava a Jacqui, vedeva sempre incertezza, precarietà. Si immaginava una vita che traballava in fragile equilibrio - tra soldi e povertà, droghe e riabilitazione, fidanzati e molestatori, chi poteva conoscerne i dettagli? Con una vita fortemente instabile e incerta, sarebbe stato difficile per Jacqui contattare la famiglia che aveva lasciato molti anni prima. Forse le sue circostanze non glielo permettevano, o forse era imbarazzata per la propria situazione. Magari trascorreva mesi in mezzo a una strada, o fuori dalla circolazione, fatta di qualunque cosa, o ad elemosinare per il cibo, chi poteva saperlo?

Cassie decise che doveva avere fede, e accettare l’idea che quella donna fosse proprio Jacqui che cercava di mettersi in contatto con lei.

Velocemente, conscia del fatto che Ryan potesse spegnere il Wi-Fi in qualunque istante, rispose a Renee.




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